PEDAGOGIA GENERALE
L’attuale sapere-discorso pedagogico, è il risultato di una lunga riflessione, che si sviluppa nei secoli attraverso
l’intreccio di correnti di pensiero diverse, ciascuna delle quali ha influenzato i vari modelli di “educazione-
istruzione- formazione”, quindi ,i relativi modelli di scuola. Importante il dibattito che si sviluppa a partire dalla
seconda metà del 900, intriso nella riflessione che porta al chiedersi del perché di tanta assurdità e crudeltà, su
quel “naufragio della ragione”, ove gli avvenimenti della seconda guerra mondiale, della shoah , le immagini
apocalittiche di Hiroschima e Nagasaki, lasceranno un segno indelebile nel corso della storia e nella memoria. In
questo clima, vengono avviati progetti e programmi di ricostruzione materiale, culturale e morale, l’educazione
rappresenta un fattore strategico per la progettazione di un mondo nuovo, all’insegna della solidarietà e
convivenza pacifica e democratica. Si aprono le questioni sui diritti umani, e si scoprono nel frattanto ampie
fasce di popolazione analfabeta, mobilitandosi organismi internazionali (in particolare l’UNESCO). La
pedagogia , in quanto scienza della formazione, è coinvolta in questo processo critico- ricostruttivo, iniziando,
un lento e difficile percorso di riflessione, ricercando la propria autonomia scientifica, ridefinendo i propri
rapporti con la filosofia e con le altre scienze. Tale percorso ruota intorno a 3 coordinate concettuali: “ideologia-
scienza- utopia”.
Per quant riguarda la PEDAGOGIA E IDEOLOGIA (anni del dissenso e della contestazione). Gli anni 50 e
60, costituiscono la fase di ricerca “decostruttiva e ricostruiva”, che porta al ridisegno della posizione
pedagogica. In questi anni , negli Stati Uniti, nasce un diffuso dissenso nei confronti delle regole, dagli aspetti
politici a quelli economico – sociali delle istituzioni capitalistiche e borghesi. Tale dissenso si ispira ai manifesti
di critica e di trasformazione sociale promossi dalle avanguardie artistico-letterarie di quegli anni , ed i giovani
americani esprimono il senso di profonda sfiducia, nei confronti di ogni forma di partecipazione sociale e per le
istituzioni politiche ( questa è la beat generation). I beat, si oppongono all’omologazione indotta dalla società
americana, approfondendo la propria interiorità, ed auto-emarginandosi. Fanno ricorso a filosofie orientali , al
buddismo, allo zen, da una parte, e l’uso di droghe dall’altra, l’esperienza esistenziale ed artistica raffigura la
beat generation a cui si ispireranno le contestazioni del decennio successivo. Queste ultime segnano una nuova
fase di dissenso e contestazione, più impegnata ed attiva, a livello sociale e politico rispetto al decennio beat.
Alcune frange giovanili gli “hippies”, manifestano il proprio dissenso verso il sistema, adottando uno stile di vita
comunitario e di fratellanza pacifica, ispirandosi agli “ideali anarchici e libertari”. Questi nuovi contestatori per
dare voce alle proprie idee, adottano forme creative e trasgressive d’abbigliamento, cariche di simboli pacifisti.
La musica occupa qui un ruolo importante, e l’impegno politico prende forma nel concerto. La contestazione
giovanile, assume un rilievo inaspettato col “movimento studentesco”, partito dall’Università di Berkeley,
diffusosi velocemente in tutti gli Stati Uniti e in Europa occidentale. I giovani “attivisti”, iniziano ad agitarsi
contro il rischio della guerra nucleare, contro l’indifferenza dei poteri istituzionali. I temi trattati e denunciati
dagli studenti, riguardavano “la campagna per il disarmo nucleare, la battaglia per i diritti civili delle minoranze
etniche, contestazioni della guerra nel Vietnam e la difesa dell’ambiente”. Il movimento giovanile si trovò
spesso ad affiancare il “movimento nero” guidato dal pastore battista Martin Luther King , che rivendicava il
diritto dei neri, a tali manifestazioni si affiancarono quelle dure e rabbiose del gruppo rivoluzionario delle
“pantere nere” guidato da Malcolm Little noto come Malcolm X. I 2 leader, seppur scegliendo due strade diverse
,da quella della non violenza a quella opposta, portarono all’evidenza di milioni di persone oppresse e
discriminate. Malcolm X fu assassinato nel 65 e Martin Luther King nel 68. Nel mondo cattolico,prima con Papa
Giovanni XXIII (Giuseppe Roncalli), alla sua morte, poi, Paolo VI ( Montini ), il Concilio Vaticano II, e le
encicliche “Nostra Aetate- Mater Magistra e Pacem in Terris”, segnano l’apertura della Chiesa al dialogo (1962-
65). Alle soglie del 68 e nel decennio successivo, la contestazione cerca i propri riferimenti teorici oltre che negli
scritti di Che Guevara e di Mao Tse Tung, negli autori della cosiddetta “scuola di Francoforte” ( Adorno-
Horkheimer - Marcuse- Habermas) e nella loro riproposizione dell’opera di Marx. Il movimento si diffonde in
Europa, condannando la famiglia e la scuola . La famiglia è criticata in quanto istituzione autoritaria ed
espressione di una società e cultura patriarcale e maschilista, la scuola come luogo di costruzione del consenso
della cultura dominante. Questo movimento contribuì a mobilitare il dibattito sul rapporto tra “ideologia e
educazione. La contestazione degli anni 60 e 70, investiva in pieno la pedagogia, l’educazione e la scuola,
denunciando quel carattere ideologico, capitalista e borghese.
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DIBATTITO SULL’IDEOLOGIA
Agli inizi dell’800 il termine “ideologia” è stato oggetto di vaste tematizzazioni all’interno di ambiti disciplinari
diversi. E’ “ideologia” ogni sistema di idee sul mondo , in cui l’essere umano pensa e conosce la realtà. Il
problema è quello si saper accettare la “pluralità” di punti di vista (quindi di ideologie) evitando che una sola di
queste ( l’ideologia della classe dominante) si imponga come l’unica visione giusta ed attendibile del mondo.
Marx (1818 – 1883) ed Engels (1820 - 1895), attribuiscono all’educazione un ruolo chiave,questa, vista come
elemento della “struttura materiale” di una società in un determinato momento storico. La struttura materiale di
una società è intesa come totalità, che comprende: le pratiche di potere, conoscenze, pensiero, organizzazione del
lavoro, e l’educazione è fortemente condizionata dai discorsi ideologici dei meccanismi di dominio.Un autore
molto letto in quegli anni fu •Gyorgy Lukacs (1885- 1971), il quale riconosce il legame necessario fra lotta di
classe e coscienza degli oppressi. Lukacs individua nel metodo “dialettico” lo strumento per comprendere la
realtà e trasformarla. La dialettica è necessaria per la comprensione storica dei fatti. Secondo Lukacs, la lotta di
classe, richiede “l’educazione delle classi oppresse”, per cui non esiste rivoluzione senza educazione.Secondo
•Max Horkheimer (1895-1973) e Theodor W. Adorno (1903-1969), la società, penetra, impadronendosi della
vita inconscia degli individui, privando di individualità, indipendenza ed autonomia. •Freud, descrive il
processo di crescita del bambino come un percorso attraverso il quale l’Io razionale del soggetto prende il
controllo pian piano sugli istinti ed affetti, attraverso un itinerario pieno di conflitti. L’uomo razionale, paga, con
un auto-controllo sociale la propria condizione,condizione di costante sottomissione a norme e a regole che
determinano in lui un latente disagio. L’educazione per Freud, ha un compito per la sopravvivenza della
società,ossia, quello di reprimere e sublimare (cioè trasformare i propri impulsi istintuali) , l’energia lipidica, per
scopi sociali, culturali ed etici.Rispetto a queste analisi, •Reich (1897-1957) interviene con una critica,
denunciando il carattere violento della società e dell’educazione, che riproducono il sistema di potere. Per Reich
è necessario contrastare l’azione repressiva delle forze egemoni, ed in opposizione a questa forma repressiva che
l’educazione svolge, è possibile avviare una riappropriazione del desiderio ( centrata sulla liberazione e
potenziamento della dimensione estetica –Marcuse-).Negli anni 70, •Louis Althusser (1918-1990), argomenta i
meccanismi della riproduzione ideologica, e secondo l’autore, sono distribuiti in una pluralità di apparati
ideologici dello Stato (familiare , religioso, scolastico, politico, giuridico, sindacale, culturale,
dell’informazione).L’apparato ideologico di Stato a cui le società capitalistiche attribuiscono un ruolo centrale è
la scuola.Negli stessi anni le indicazioni di Althusser vengono ulteriormente approfondite in ambito sociologico
da •Bourdieu e Passeron, i quali intravedono nella scuola non solo lo strumento di insegnamento dei contenuti
della cultura delle classi egemoni, ma anche di emarginazione nei confronti di coloro che appartengono ai ceti
più deboli. La scuola anziché intervenire per migliorare le condizioni svantaggiate di partenza, non fa che
rinforzarle , inducendo lo studente ad autoconvincersi che le disuguaglianze culturali e sociali sono legate al
naturale possesso o no di specifiche doti. •Georges Lapassade, si colloca all’interno dello stesso clima di
dissenso nei confronti dei dispositivi pedagogici oppressivi, e ricerca modelli pedagogici alternativi. Nel 1964,
fonda il “gruppo di pedagogia istituzionale” e lancia l’idea “dell’autogestione pedagogica”in opposizione ad un
sistema che non può essere messo in discussione. Coloro che si formano, hanno così la possibilità di intervenire
sulle istituzioni interne alla classe e di procedere alla determinazione degli obiettivi , delle strutture , delle
tecniche della propria formazione. Ciò vuol dire che l’allievo diventa un creatore di istituzioni. Con le vicende
contestative del “Maggio rosso parigino” si avrà una evoluzione politica del pensiero di Lapassade, vedendo la
necessità nella pedagogia istituzionale l’analisi ed il ridisegno istituzionale, ed allievi ed insegnanti rimangono
sottomessi a regolamenti e programmi, che determinano il loro lavoro quotidiano. Lapassade abbandona l’idea
originaria dell’autogestione, intravedendo la necessità di un profondo rinnovamento sociale, politico e
culturale.In quegli stessi anni •Ivan Illich (1925-1997), critico nei confronti delle istituzioni educative, formula
una proposta radicale e provocatoria, e prospetta una “ricostruzione del sistema formativo” che dovrà mirare a 3
obiettivi: 1) estendere la durata dell’insegnamento, che da una parte, verrà ridotto a 2-3 ore giornaliere, dall’altra
verrà protratto per tutta la vita; 2) Coinvolgere luoghi di sapere molteplici “servizi di consultazione, circoli
culturali, agenzie di consulenza per educatori ed educandi”; 3) Promuovere una società educativa che riporti
l’uomo ad un rapporto autentico con le risorse della terra, con gli animali, rapporti di convivenza pacifica e
paritaria con gli altri.Nel dibattito di quegl’anni, • Michel Foucault, portò avanti una tematica di interesse
pedagogico, basata sul rapporto tra “ potere e sapere” La sua ricerca è di tipo storico, descrivendo le diverse
visioni del mondo (Episteme) che determinano il cammino ed il lavoro scientifico in ciascuna epoca storica. Egli
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vede nel potere non una azione repressiva ma attiva, il potere infatti, produce degli specifici parametri di verità
diffondendole attraverso le istituzioni, con cui l’uomo si assoggetta a precise regolamentazioni di ordine morale.
Secondo Foucault, il potere sottopone ad un regime di controllo. Le procedure di controllo si differenziano in: 1)
procedure di “esclusione”; 2)procedure di “controllo interne al discorso”; 3) “restrizione” sui soggetti parlanti .Il
nesso tra potere e lingua è stato al centro del dibattito negli anni 60 e 70, poiché gli incapaci di esprimersi delle
aree disagiate, non vengono messi in condizione dalla scuola, a pari livello della classe media. La lingua tuttavia,
da strumento di esclusione può diventare strumento di “liberazione” e di “emancipazione” . • Paulo Freire
(1921-1997 educatore brasiliano), partendo dalla realtà latinoamericana degli anni 60, vede nei processi di
“alfabetizzazione”, lo strumento di liberazione per le masse popolari nei confronti dell’ideologia
dell’imperialismo occidentale. In questa direzione egli propone una “pedagogia degli oppressi”, fornendo così
una alfabetizzazione alle classi più deboli come strumento di presa di coscienza. Il metodo di Freire ebbe in
pochi anni molto successo, anche grazie al “partito populista” , appena asceso al potere nel nord-est del Brasile
nel 62, che gli affidava la riforma della scuola. Il colpo di Stato che stroncò il partito populista nel 64, la
repressione contro Freire ed il suo metodo da parte delle classi dominanti ora al potere, lo resero prigioniero
politico, ciononostante approfondì il proprio metodo, poi diffuso presso le popolazioni rurali del Cile.• Don
Lorenzo Milani, nella piccola scuola di Barbiana, promuove l’affinamento e la padronanza della lingua, come
via privilegiata di un’educazione democratica. Negli stessi anni un gruppo di insegnanti si aggrega al
“movimento di cooperazione educativa (MCE sorto nel 58)”, aprendo un vivace dibattito su un rinnovato
rapporto tra insegnanti ed allievi, e sul superamento della funzione classista e autoritaria della scuola.In questo
clima conflittuale, in Italia, •Angelo Broccoli, muovendosi dalla nota tesi marxiana che vede l’ideologia
borghese delle classi dominanti come monopolio dell’educazione ,che occulta e manipola processi storici di
natura sociale e politica, (tale occultamento si nutre della scienza e della filosofia, per impegnarle a produrre
concezioni a storiche della realtà), secondo Broccoli, seguendo l’insegnamento marxiano, occorre correggere
tale distorsione della verità, attraverso una doppia strategia: 1)una “Praxis politica” ossia l’impegno di riportare
la realtà alla sua giusta verità grazie ed insieme alla classe oppressa; 2) e la “critica dell’ideologia” avviando un
processo autocritico della pedagogia, in quanto quest’ultima legata all’ideologia borghese delle classi
dominanti.•Raffaele Laporta, sostiene invece che la pedagogia è lontana dell’essere identificata con l’ideologia,
ed entrambe presentano delle ragioni diverse di fondo: “ragioni strumentali” per l’ideologia legata al potere e al
dominio; “ragioni scientifiche” per la pedagogia legata, alla ricerca, alla liberazione e alla democrazia. Laporta
vede nella pedagogia come “scienza dell’educazione” , la possibilità di liberarsi dall’ideologia, rivolgendo la
propria riflessione su 2 direzioni: 1) la possibilità di prendere in esame le teorie e i risultati di tutte le scienze
positive dell’uomo, traendone fuori una teoria dell’educazione; 2) dall’altra, Laporta, critica la “filosofia della
prassi” di Broccoli che pur proponendo una critica nei confronti dell’ideologia, affonda però le sue radici in una
precisa ideologia,”quella marxiana-gramsciana”. Per Laporta solo l’ottica scientifica può trarre l’educazione
fuori dall’ideologia, egli approfondirà poi il concetto di ideologia, distinguendo l’ideologia intesa come aspetto
del pensare e dell’agire umano, da determinate ideologie che si tingono di violenza, autoritarismo,sopraffazione,
tale distinzione consente di non cadere nell’errore di considerare l’ideologia negativa in se.
PEDAGOGIA E SCIENZA
Nel secondo dopoguerra viene messo in discussione il rapporto totalizzante che aveva tenuto subordinata, per
tempo, la pedagogia alla filosofia. Nella prospettiva di svincolamento, la pedagogia, allarga il proprio interesse
verso altre correnti di pensiero, quello neopositivista che si va sviluppando in Europa, quello pragmatista che
proviene dagli Stati Uniti, e la nuova epistemologia. La corrente che in un primo momento sembrò meglio
interpretare le esigenze di rinnovamento fu quella dell’empirismo. Con •John Dewey (1859-1952), si ha la
realizzazione di una “pedagogia sperimentale”. Il metodo adottato da Dewey è lo stesso che la scienza utilizza
per risolvere i problemi, il “Metodo investigativo dell’intelligenza”. L’intelligenza si configura come momento
“dell’esperienza”, presentando un’azione prettamente operatoria, protesa al cambiamento e all’intervento ed
investigazione sulle cose. Quindi, se il “metodo dell’intelligenza”consente all’individuo di affrontare situazioni e
problematiche, l’educazione ha come principale obiettivo quello di sollecitare l’individuo ad acquisire un
“atteggiamento scientifico”, che gli fornisca tutti gli strumenti atti a fronteggiare bisogni, esigenze, per così,
avanzare progetti di una società che evolve e cambia, ma non solo, educare ad un pensiero, che sia capace poi di
realizzare una società giusta e democratica, aperta al confronto ed al dialogo.•Lamberto Borghi, fu uno dei
primi sostenitori della tesi di Dewey in Italia,• Carmela Metelli invece, distaccandosi nel corso degli anni dalla
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logica empirista tutta legata al pragmatismo deweyano, si avvicina ai modelli del neopositivismo, individuando
nel “modello logico” del neopositivismo (basato sulla verifica e sulla elaborazione di ipotesi e teorie che
spiegano e prevedono processi e problemi d’apprendimento), il riferimento teorico a cui agganciare la
pedagogia.• De Bartolomeis , conferma il valore pragmatico per la pedagogia, e per lui , “bisogna procedere ad
elaborare una teoria generale dell’educazione, che ne delinea, principi, valo
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