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ideale di organizzazione della vita educativa, aperto alle molteplici vie del possibile (principio di ragione), ma

anche su coordinate che appartengono alla realtà. Questa aderenza alla realtà e alla ragione suppongono

coscienza storica, cioè la consapevolezza dell’unità tra passato , presente, futuro, ma che non si risolva: in un

ambito limitato del presente, o nell’esaurirsi di considerazioni astratte del passato, o ipotizzare utopicamente il

futuro. Oltremodo, ci si orienti al futuro come compito da assolvere, partendo però dal presente

(quest’ultimo,baluardo del passato) muovendosi grazie a concrete possibilità d’azione. 2) “Un

antidogmaticismo” dell’esperienza educativa, perseguibile con un modello pedagogico che pratichi il metodo

“trascendentale- dialettico e fenomenologico”. A) l’approccio “trascendentale” mira ad assegnare un respiro

teleologico ( condizione del divenire universale, come dipendente da una volontà divina), al modello pedagogico

conferendogli una più comprensiva apertura alla molteplicità delle sfere della vita educativa. La tensione

trascendentale garantisce pertanto apertura, integralità e pluralismo al modello pedagogico ( proprio perché si

identifica con la coscienza critica dell’universalità dell’esperienza educativa che si fa garante della totalità di

significati a cui si ispira). B) il metodo “ dialettico” ha il compito di demolire quegli edifici speculativi a

carattere dogmatico che intendono risolvere, attraverso tesi a carattere “normativo”(cari alle metafisiche teiste)

o “sintesi assolute” (care alle metafisiche laiche), la natura problematica dell’esperienza educativa che è in

continuo divenire. C) l’indagine “fenomenologica”, tende a garantire la massima apertura al modello

pedagogico, rivolgendosi agli aspetti “soggettvi ed oggettivi, psicologici, sociali, storici e

culturali”dell’esperienza educativa. Il problematicismo è immerso nel dibattito e nella ricerca pedagogica della

seconda metà del Novecento, e da un lato rivendica un rapporto di “interazione-autonomia” nei confronti dei

modelli pedagogici egemoni, dall’altro (respinge ogni sconfinamento della pedagogia nell’ambito tecnico-

applicativo delle metodologie) rivendicando un proprio orizzonte teoretico che le assicuri a pari tempo dignità

scientifica e riconoscimento culturale. Emerge con forza l’avversione del problematicismo nei confronti dei

modelli (idealismo e spiritualismo) che hanno egemonizzato, nel nostro secolo il panorama filosofico italiano

( in sella a un principio metafisico (l’idealismo) e ontologico (lo spiritualismo).

PROBLEMATICISMO E CONFUTAZIONI EPISTEMOLOGICHE

Secondo la teoria “empirica/induttiva”, è logicamente possibile pervenire a conclusioni universali partendo

dall’analisi di una somma finita di casi particolari, invece, secondo la teoria “razionalistica/deduttiva”, la scienza

non si costruisce muovendo dai fatti per poi giungere alle teorie, ma parte dalle teorie e dal loro controllo

mediante i fatti. Il problematicismo si muove su questo sentiero interpretativo, cogliendo soprattutto la

controversia ( tutta razionalistica) tra Popper e Feyerabend. Popper , partendo dalla critica del procedimento

induttivo, contesta la possibilità di una conclusione universale che parte dall’analisi di casi particolari che la

confermino, poiché basta un solo caso ad essa contrario a dimostrarne la falsità. E’ quindi il criterio di

“falsificabilità” il solo che può essere applicato alle teorie scientifiche: “non si può muovere dai fatti alla

formulazione delle teorie, ma deduttivamente dalle teorie al loro controllo mediante i fatti”. Se questo controllo

da risultati positivi, la teoria è assunta provvisoriamente come vera, conservando comunque un carattere

ipotetico e congetturale. Il principio di falsificazione di Popper, mantiene, però, in se un residuo di

“normatività”, poiché il suo determinismo metodologico, si propone come unico criterio di interpretazione

dell’esperienza. Sia per Bertin, che per Popper “l’esperienza” è l’elemento di controllo della teoria: ha il compito

di problematizzare (Bertin) e confutare (Popper) ogni forma di impostazione sussistente della ragione. Il

problematicismo di Bertin si avvicina in più punti alla metodologia scientifica popperiana per il suo respiro

“deduttivista” e per l’uso del “principio di falsificazione” . Per Feyerabend, la scienza ha bisogno di utilizzare

una pluralità di ipotesi, di modelli interpretativi e di controllo, e non dell’utilizzo di qualunque “teoria del

metodo”che rinchiude entro un certo numero finito di criteri interpretativi, e di norme, le ipotesi scientifiche .

Feyerabend, si proietta per un “razionalismo relativista”: “ A può essere uguale ad A nel sistema in cui A viene

inquadrato, e può non esserlo dal punto di vista degli altri possibili sistemi”. I fatti, non risultano così il banco di

prova delle teorie, dal momento che possono essere analizzati in modo diverso a secondo della criteriologia con

cui li si interpreta. Lakatos, scrive ed ammette: i criteri della razionalità oggi disponibili, comprese le regole

della logica, avrebbero ostacolato il progresso delle scienze. Feyerabend mette in guardia, quindi, da una

razionalità costituita (da univoche categorie speculative e scientifiche) che privilegiano concettualmente criteri e

regole che bloccano l’indagine teorica e le procedure scientifiche.

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LE CIFRE EPISTEMICHE DELLA PEDAGOGIA

La pedagogia ha ottenuto una propria autonomia grazie ad una costante autocritica “ decostruttiva e costruttiva”.

Questa autocritica ha investito le due dimensioni della ricerca pedagogica: quella teorica e quella prassica.

L’alfabeto teorico della pedagogia, poggia su 6 precise categorie, relative al: 1) Oggetto della pedagogia- che

riguarda la riflessione sulla formazione dell’uomo e della donna nel loro contesto storico,culturale,sociale; che

tende alla crescita “ intellettuale, di autonomia cognitiva ed affettiva, di emancipazione etico-sociale”. 2) Il

linguaggio della pedagogia- si nutre del linguaggio della filosofia e di quello delle scienze applicate, della storia

e dell’ideologia, riorganizzandoli e rendendoli funzionali a secondo le necessità ed ai contesti di intervento. 3)

La logica ermeneutica- che è il criterio descrittivo ed interpretativo della pedagogia. Si formalizza nella dialettica

“teoria-prassi-teoria”, questa triplice esigenza di fondazione teorica, di traduzione empirica, e di riformulazione

teorica, fa della pedagogia, una scienza distante da modelli di natura panteorica o panempirica, attenta alla

pluralità dei punti di vista, aperta al continuo interscambio con saperi differenti. 4) Il Dispositivo investigativo-

l’indagine pedagogica, richiede un largo ventaglio di metodi di ricerca: dalla ricerca teorica alla ricerca

comparata, dalla ricerca storica a quella sperimentale alla ricerca clinica. Il principio euristico - apre la

pedagogia alla razionalità, antidogmaticità e possibilità , e non solo, anche al trascendentale e all’utopia. La

dimensione utopica, rende la pedagogia una scienza in cammino verso una destinazione mai certa e mai

definitiva.

L’EPISTEMOLOGIA,OVVERO LE “IDEE” STELLARI NEL FIRMAMENTO DELLA PEDAGOGIA

Utilizzeremo la metafora del gioco degli scacchi per approfondire l’analisi dell’alfabeto teorico della pedagogia,

per capire meglio la natura e le funzioni diverse delle componenti che costituiscono il sapere pedagogico. LE

PEDINE: nella nostra metafora rappresentano (gli oggetti): cioè la molteplicità delle teorie sui ¹“soggetti”, ²“sui

tempi”, ³“sui luoghi” della formazione. ¹“ I soggetti della formazione”, sono caratterizzati, ognuno, da profonde

differenze: ( tutte da rispettare, difendere e valorizzare)- differenze di genere, legate alla specificità dell’essere

uomo e dell’essere donna, differenze che attendono di essere liberate da stereotipi e pregiudizi per poter essere

valorizzate.- differenze individuali, biologiche e psicologiche, che fanno di ciascun individuo unico ed

irripetibile. Differenze individuali nei modi di interagire con gli altri, con l’ambiente; differenze nell’elaborare le

informazioni e nell’organizzare le conoscenze; differenze legate a situazioni di deficit o iperdotazione . –

differenze sociali, disuguaglianze dovute a condizioni di precarietà economica, di sottosviluppo e di povertà

culturale. Svantaggio e deprivazione, incidono profondamente sullo sviluppo del pensiero e della personalità.

Tali disuguaglianze, spingono la progettualità pedagogica ad impegnarsi, cercando di compensare i fattori di

svantaggio e ottimizzare le risorse esistenti, e di portare avanti l’ideale di emancipazione e della liberazione. –

differenze etniche, linguistiche e culturali, legate alla molteplicità e varietà delle forme del vivere, tali differenze

rappresentano un ‘inestimabile valore intellettuale ed etico-sociale. Esse , spesso, si traducono in

discriminazione e gerarchizzazione. Per cui le differenze legate alla razza, genere e cultura, vanno salvaguardate

ed esaltate, quelle legate invece all’ingiustizia, abuso, dominio, vanno denunciate e respinte. La pedagogia si

muove per la promozione della convivenza, della democrazia, e della solidarietà. Per tale motivo si parla di

“decentramento cognitivo”, cioè un pensiero nomade, capace di confrontarsi con i punti di vista e bisogni

diversi. ² “ Le età della formazione”- la vita si caratterizza per il suo continuo processo di apprendimento, tale

apprendimento, che concerne l’acquisizione di conoscenze, abilità di natura mentale e culturale, è fondamentale

per la sopravvivenza biologica dell’uomo: “per vivere occorre imparare a vivere”. Le più recenti ricerche in

campo neurologico e biologico, hanno dimostrato che il sistema celebrale, opportunamente sollecitato e

motivato, è sempre recettivo ed assetato di conoscenze. Ciò permette di interpretare l’istruzione, l’educazione e

la formazione, come le principali risorse per il potenziamento ed il mantenimento dell’efficienza cognitiva ed

emotiva, in ogni fase dell’età umana. Naturalmente i percorsi formativi saranno diversi : -per “l’infanzia e la

giovinezza”,( in questo caso si parlerà di formazione di base) con le scuole dell’obbligo primarie e secondarie,

successivamente, superiore ed universitaria. - per “l’età adulta e l’età anziana”,sono legati percorsi di

formazione continua e processi d’istruzione ricorrente attraverso ( stage residenziali, workshop, training,

laboratori di ricerca, attività culturali e di tempo libero, ecc.). ³ “ Luoghi della formazione”: - “la famiglia” è il

luogo di socializzazione primario, ove si trasmettono comportamenti e valori. Svolge una funzione

fondamentale nel garantire sicurezza e nel motivare all’autonomia. – “ la scuola” ,è l’ambiente dell’istruzione ,

dove si orienta l’individuo alla costruzione delle strutture mentali e dei processi cognitivi. La scuola ,quindi,

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consente la trasformazione del “pensiero empirico” in “pensiero riflessivo”, dalla “conoscenza spontanea” in

“conoscenza scientifica”. – “ le istituzioni e associazioni culturali e del tempo libero”, musei , biblioteche,

campi-gioco, palestre, teatri, che possono assumere la funzione di “aule didattiche decentrate”, opportunamente

legate alla scuola, le permettono di ampliare il suo raggio di azione. – “ il sistema dei media culturali”, l’insieme

degli strumenti culturali della comunicazione sociale che diffondono informazioni e conoscenze, essi si

distinguono in “media tradizionali”: ( cinema, televisione, radio , telefono,ecc.). E “media elettronici

computerizzati”, che contraddistinguono la società contemporanea. ALFIERI: rappresentano la “pluralità dei

linguaggi” con cui la pedagogia legge ed interpreta la complessità dei fatti educativi. A) Il “linguaggio analitico-

descrittivo”: è un linguaggio esplicativo volto a fornire chiarificazioni sul “soggetto della formazione”, sulla sua

struttura biologica, sugli stadi del suo sviluppo mentale, sui condizionamenti di natura sociale e culturale che

influenzano e determinano la sua identità. B) Il “linguaggio narrativo”, è un linguaggio interpretativo oltre che

esplicativo, attento alla ricostruzione dei processi di apprendimento dei soggetti in formazione. C) Il “linguaggio

retorico-persuasivo”, è un linguaggio argomentativo, “critico-dialettico” relativo ai fini e valori.. Mira ad

individuare direzioni teleologiche attorno alle quali raccogliere consenso. D) Il “linguaggio della quotidianità e

del senso comune”, è un linguaggio che vede la compresenza di elementi di natura scientifica ed elementi di

natura filosofica, frasi, concetti, ed approcci tipici del senso comune. E) Il “linguaggio dell’analogia e della

metafora”, per quanto concerne il discorso pedagogico, si pensi alle metafore classiche “della coltivazione e

della cura”, del giardino e del giardiniere ( Froebel), alla metafora del “trar fuori” della maieutica socratica. LE

TORRI: Ovvero, la logica della pedagogia, costruita sulla procedura (teoria – prassi- teoria). La teoria, è la

condizione primaria della pedagogia; la prassi è controllo analitico e metodologico, essa è anche “intervento

trasformativo”, infatti, la teoria dopo aver attraversato la prassi, torna su se stessa per elaborare modelli più

maturi. I CAVALLI: Nella nostra metafora rappresentano il “modello investigativo”, cioè il metodo della

“ricerca” che gode della massima libertà esplorativa convergendo verso una pluralità di settori di ricerca: 1)

“ricerca storica”, che tende ad individuare i paradigmi concettuali fondamentali che la pedagogia ha assunto nel

tempo; e la “storia delle istituzioni” (in particolare quelle scolastiche) e delle metodologie di insegnamento ed

apprendimento. L’approccio storico si è poi dilatato anche su altre istituzioni formative ( la famiglia, ma anche le

sedi extrascolastiche), orientando la ricerca verso una pluralità di “soggetti dell’educazione” utilizzando fonti

storiografiche (iconografiche, documenti privati, diari, epistolari, arredi, materiali scolastici, ecc.), che

forniscono informazioni sui metodi dell’educazione. 2) “ricerca teorica”, si tratta di studi, riflessioni, e

approfondimenti, sulla natura costitutiva e fondante della pedagogia e sulla sua stessa ragione di esistenza. 3)

“ricerca sperimentale”, la messa a punto di metodi di misurazione e valutazione degli apprendimenti; la

sperimentazione di particolari metodologie di insegnamento o individuali o di gruppo. 4) “ricerca comparata”,

pone a confronto modelli di organizzazione pedagogica diversi, al fine di sollecitare revisioni, arricchimenti e

riformulazioni. 5) “la ricerca clinica”, allarga l’analisi ai vissuti emotivo-affettivi, processi di socializzazione,

modalità degli scambi interpersonali, che condizionano profondamente le dinamiche dell’apprendimento.

REGINA: Nel gioco degli scacchi, è il pezzo che può agire in tutte le direzioni e nella nostra metafora

impersona il “principio euristico”: la capacità di ipotizzare soluzioni inedite ( intuitive, creative). Il principio

euristico della pedagogia, interviene a problematizzare, interconnettere e ricomporre le antinomie strutturali della

pedagogia: a partire dalla “teoria” e dalla “prassi”, dai “fini” e dai “mezzi”, dalla “realtà” e “dall’utopia”.

L’utopia va in direzione del cambiamento nel modo di vivere e pensare la natura, quindi in direzione della

razionalità, apertura al possibile e al futuro, superando antiche logiche di sopraffazione e sfruttamento. IL RE:

rappresenta la posta in gioco della partita, nella nostra metafora è “ il paradigma di legittimazione”, ovvero

l’identità della pedagogia quale scienza della formazione, tale identità pedagogica è costituita da un sapere:

“complesso” (l’oggetto della pedagogia), “plurale” ( relativo ai linguaggi utilizzati), “dialettico-contestativo”

( caratterizza la logica ermeneutica della pedagogia), “generativo-trasformativo” ( caratterizza il principio

euristico della pedagogia, in quanto sapere costitutivamente utopico, volto alla trasformazione, volto alla

trasformazione, al cambiamento e alla ricerca di comportamenti e di valori più sani).

COMPLESSITA’ E PEDAGOGIA DELLA RAGIONE

Il 900 è stato contrassegnato da 3 grandi rivoluzioni scientifiche, legate ai nomi di Darwin, Freud e Tylor. Con

Darwin, si assiste allo spiazzamento dalla sua posizione di centralità nell’universo della specie umana. L’uomo

e la donna appaiono strettamente legati agli altri esseri viventi, mettendo così in discussione la gerarchizzazione

tra le specie viventi, e scoprendo una comune rete di appartenenza vitale. Con Freud, è la ragione a perdere la

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sua centralità, con la scoperta di altre dimensioni della soggettività (legate alle pulsioni, al desiderio, ai sogni,

all’inconscio) che con la ragione concorrono alla costituzione dell’identità. La teorizzazione freudiana ha

influenzato non solo l’interpretazione della “patologia mentale”( attraverso la ridefinizione dei confini tra

normalità ed anormalità), ma anche quella “dell’eros, del corpo, del desiderio” riscattandole dalla loro posizione

marginale, dovuta all’influenza della razionalità monocentrica. La ricerca delle latenze, del rimosso, fanno

emergere l’inquietante ambiguità e pluralità del soggetto.

Con Tylor, è l’uomo bianco a perdere la sua centralità . Tutto ciò comporta il riconoscimento di pari opportunità

e uguaglianza per tutti gli uomini, indipendentemente dal colore della pelle. Il pensiero dell’occidente si spinge

così a scoprire ed accogliere le molteplici realtà, relativizzando i propri criteri di valutazione del “vero” del

“bello” del “buono” ed approfondendo e ridefinendo il concetto di “democrazia”. Questo decentramento operato

dalla: “rivoluzione evoluzionista, psicoanalitica ed etno-antropologica”, coinvolge non solo le concezioni di vita

e di pensiero,modelli scientifici, realizzazioni artistiche, ma anche la scrittura poetica e narrativa, il teatro, il

cinema, la musica, le forme d’abbigliamento. La ragione, in vista di ciò, (dalla sua forma chiusa e autocentrica)

si apre alla “differenza e complessità”, costituendosi come ragione plurale , critica e problematica.

PERCORSI E TAPPE DELLA COMPLESSITA’

A partire dalla fine dell’Ottocento, con la scoperta del “carattere imprevedibile” della stabilità futura del sistema

solare ( Henri Poincarè), ma soprattutto nel corso del 900, con le grandi rivoluzioni delle scienze fisiche, il

paradigma meccanicistico della scienza moderna entra in crisi, poiché la prevedibilità e il controllo del decorso

dei sistemi fisici, (a livello infinitamente piccolo e infinitamente grande) si rileva impossibile. L’impossibilità di

pervenire a conoscenze stabili e prevedibili, segna anche la storia delle scienze evolutive contemporanee, dove

viene riconosciuta l’inadeguatezza di un approccio scientifico, meccanicistico e quantitativo e si afferma la

necessità di un approccio più attento alle “dimensioni sistemiche” degli organismi viventi. L’affermarsi dell’idea

di una realtà “complessa” e “reticolare”, spinge a modelli e concetti conoscitivi che formano una trama

interconnessa e non gerarchizzata.

LA TEORIA SISTEMICA, UN MODELLO SCIENTIFICO META-DISCIPLINARE E TRASVERSALE

Il biologo Ludwig Von Bertalanffy (1901-1972), formula negli anni 40, la sua teoria generale dei sistemi,

mettendo a punto un nuovo paradigma. Il concetto di “sistema”, in questa nuova prospettiva, esce da una

struttura gerarchica ordinata e stabile. La “struttura” si presenta così come una “configurazione di relazioni” a

carattere probabilistico: essa si realizza nel tempo attraverso l’incrocio imprevedibile e irreversibile di una

molteplicità di variabili contingenti. Il pensiero sistemico si è poi incrociato con alcune idee nuove della

cibernetica. A partire dagli anni 50, intorno agli studi di cibernetica, si creò un ampio movimento culturale,

formato da matematici, ingegneri,studiosi di neuroscienze, attorno a loro anche studiosi di scienze umane. Il

serrato dibattito contribuì alla messa a punto delle più attuali concezioni sistemiche della vita, della mente, della

natura. L’attuale teoria dei sistemi ( già individuata dai cibernetici) distingue lo “schema di organizzazione di un

sistema” dalla “struttura fisica di un sistema ”. L’identità di ogni sistema è caratterizzata da un preciso “schema”

dove all’inteno di questo si visualizza l’organizzazione delle “relazioni” fra le componenti (dimensione

qualitativa). Ogni sistema, inoltre è caratterizzato da una “struttura” che corrisponde all’insieme delle sue

componenti fisiche (dimensione quantitativa). Tale struttura interagendo continuamente con l’ambiente, è aperta

al cambiamento. “ Lo schema di organizzazione” che caratterizza tutti i sistemi viventi è “ lo schema di rete”. I

sistemi viventi ( dallo studio del biologo cileno Humberto Maturana) sono sistemi autopoietici, ossia capaci di

autoriprodursi. A livello del suo “schema di organizzazione”, il sistema vivente può dirsi “chiuso” e

“autonomo”. Il suo ordine ed il suo comportamento non è determinato da influssi ambientali ma deriva da

processi autonomi di auto-organizzazione. A livello della sua “struttura fisica”, il sistema vivente è invece

“aperto”, poiché esso interagisce continuamente con l’ambiente, scambiando con esso materia ed energia. Grazie

alla coerente integrazione di “chiusura e apertura” all’ambiente, ciascun sistema ha modo di conservare la

propria “unità identitaria”. Maturana, insieme a Francisco Varala, ha approfondito il problema, notando, come

nel corso dell’ontogenesi ( cioè sviluppo dell’individuo dall’uovo fecondato, allo stato adulto) ciascun sistema

vivente, venendo a contatto con gli altri sistemi, va incontro a “perturbazioni”, ossia sollecitazioni che lo

spingono ad innescare cambiamenti strutturali necessari per la conservazione dell’autopoiesi. Per cui la visione

che l’ambiente esercita sul sistema , muta considerevolmente. Il concetto di “auto-organizzazione”, riceve nuovi

arricchimenti, grazie agli studi più recenti di Ilya Prigogine, James Lovelock e Lynn Margulis. Prigogine,

sostiene che diversamente da quanto affermato dalla scienza classica, la stabilità dell’organismo non si identifica

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con il suo equilibrio né con la sua invariabilità, ma la struttura è coinvolta in un flusso continuo di cambiamenti

metabolici che ne garantiscono la “stabilità”. Quindi la stabilità dell’organismo, in questo caso, coincide con uno

stato di lontananza dall’equilibrio. L’auto-organizzazione del vivente, in tale prospettiva, è il frutto del non

equilibrio, derivante da processi chimici non lineari che producono situazioni di instabilità e imprevedibilità del

comportamento del sistema.

BISOGNO DI UN NUOVO MODO DI CONOSCERE

Maturana e Varala formulano nel 1969, una teoria secondo la quale “i sistemi viventi, sono sistemi cognitivi, e il

vivere è un processo di cognizione”. La “mente” non è una sostanza (materia)come il cervello, ma un processo

che attraversa tutte le forme di organizzazione autopoietica della materia, e quindi non è vincolata al possesso di

un sistema nervoso.Negli stessi anni, Lovelock sostiene che la terra è un sistema auto-organizzantesi, e pertanto

va concepito come un “sistema vivente”. “L’ipotesi di Gaia”(così definita dal nome della dea greca della terra),

ha contribuito a superare il modello antropocentrico della natura, avviando il dibattito in direzione di una nuova

cosmologia. La natura in tale prospettiva, è dominata, da fenomeni non lineari non solo presenti negli esseri

viventi ma anche nel mondo inanimato. Il meteorologo Edward Lorenz ha mostrato, come per tali fenomeni

non-lineari fosse impossibile alcuna previsione matematica a lungo termine, benché la minima variazione nello

stato iniziale del sistema produce nel tempo, evidenti e profonde conseguenze su larga scala (effetto

farfalla).Tutto ciò apre una serie di ricerche in campo matematico, rilevando l’impossibilità di poter prevedere i

valori precisi di tutte le variabili di un sistema non-lineare, notando invece la possibilità di previsione degli

aspetti qualitativi del comportamento del sistema.

NUOVA RAZIONALITA’TRA VINCOLI E POSSIBILITA’

Le ripercussioni che queste rivoluzioni concettuali hanno determinato, sono state di straordinaria rilevanza,

poiché viene messa in discussione, l’idea della assolutezza della verità scientifica e della ragione unica e stabile,

monocentrica. Con la reinterpretazione della “legge scientifica”, si perderà il carattere statico e astorico della

prescrittività in direzione,invece, della “possibilità”. Ad esempio, durante lo svolgersi del processo evolutivo ,

le possibilità sono relative ad un processo sempre mutevole e spesso imprevedibile, un percorso che non deriva

da un insieme di leggi “a- priori”, ma dipende dal particolare contesto di appartenenza (ossia variabili

storiche,biologiche, antropologiche) del soggetto, e contemporaneamente delle scelte effettuate. Un ultimo

elemento, infine, il “caso” che accentua la complessità degli eventi e delle possibilità . Viene meno in tal modo,

la visione meccanicistica e finalistica dei processi naturali, e si avrà il decollo verso un pensiero

multidimensionale e verso la ragione plurale, che dovrà superare l’errore commesso dal “pensiero formalizzante

e quantificatore” : ossia, quello di aver creduto che “ciò che non fosse qualificabile e formalizzabile non

esistesse”. La strada non è quella di soppiantare il pensiero formalizzante, ma di saperlo ricondurre all’apertura

con altri approcci conoscitivi. Allo stesso modo, viene meno l’idea di poter giudicare teorie o concezioni

scientifiche in base a punti di vista assoluti e gerarchizzanti. Al contrario, si avverte la necessità di considerare le

molteplici e contraddittorie visioni del mondo, come un unica rete di interazioni costruttive.

RICADUTE PEDAGOGICHE. COMPLESSITA’, RAGIONE PROBLEMATICA, EDUCAZIONE

ALLA COMPLESSITA’

Il progressivo abbandono di sicurezze assiomatiche (cioè evidente di per se, che non ha bisogno di

dimostrazioni) e autocentrante, la conquista di più modelli di ragione, il dibattito sulla complessità, hanno

portato la pedagogia a rivedere le sue strutture portanti: “il suo statuto disciplinare e la sua progettualità

operativa”. A) “Lo statuto formale”: la morfologia epistemica della pedagogia (i suoi saperi, il suo linguaggio,la

sua logica, il suo criterio metodologico, il suo dispositivo euristico), ha attenzionato e fatti propri quei tratti di

“complessità”, che ha caratterizzato l’attuale dibattito scientifico e filosofico. La pedagogia ha acquisito, così, il

carattere “inquieto”, “problematico”, “mobile” e “incompiuto” del suo statuto teorico. La “pluralità” è il

contrassegno più appropriato per definire il carattere di “una pedagogia della complessità”. 1) “Una pluralità di

emergenze”: istanze ,bisogni, problemi dell’infanzia, il disagio giovanile e l’emarginazione degli anziani,

l’ampliarsi dei conflitti etnici e religiosi. 2) “Una pluralità di paradigmi e di interpretazioni”: codici, modelli di

ricerca, aperti anche alla riformulazione, per i propri percorsi investigativi. 3) “Una pluralità di scienze”: con cui

la pedagogia sente la necessità di intrecciarsi per riformulare il proprio statuto, la propria progettualità e le

proprie metodologie. B) “La progettualità operativa” : educare alla ragione problematica e complessa significa

sviluppare “una conoscenza della conoscenza”: ossia una conoscenza se stessa mentre conosce ed agisce, cioè,

mentre costruisce le proprie strutture e i propri domini cognitivi. Riflettendo sulla genesi concettuale dei propri

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presupposti epistemologici e sui vincoli storico-culturali che influenzano il modo di analizzare, descrivere,

interpretare il mondo (un’azione di autoriflessività). Nella prospettiva di una educazione alla complessità, la

pedagogia ridisegna la propria progettualità sulla base della : possibilità e utopia, cognitività e affettività,storicità

e socialità,pluralità e differenza, ragione e creatività, un progetto pedagogico che mira a mettere fuori gioco

modelli di pensiero e di comportamento autocentranti e rigidi, autoritari e dogmatici.

PER UNA PEDAGOGIA DELL’IMPEGNO

I 3 segni di riconoscimento della pedagogia della ragione sono: “ superamento, interdisciplinarità, impegno”. 1)

L’istanza di superamento della pedagogia, si avvarrà di un modello rivolto al futuro che implica “fedeltà alla

ragione” e “aderenza alla realtà”. 2) La scelta interdisciplinare, sottrarrebbe la pedagogia alla sua antica

sudditanza a dottrine speculative astratte ( evasive rispetto alla realtà), aprendola non solo al versante teoretico

ma anche a quello metodologico e applicativo. 3) L’impegno etico-sociale si avvale di un modello educativo

basato sulla disponibilità, cooperazione, solidarietà e impegno etico-sociale, partecipazione; un modello che

sappia agire nella storia, e che sappia esaltare il valore della persona. La “persona-valore”, simboleggia una

umanità che si impegna nella vita civile, politica e culturale per non farsi alienare e spersonalizzare dalla morsa

del lavoro , quest’ultimo ormai proiettato verso il binomio produzione-consumo, tipico di una società capitalista.

L’EDUCAZIONE ALLA “SINGOLARITA’” TRA SERIETA’ E LIEVITA’

“L’individualità”, contrassegna la singolarità della persona ed il suo potenziale. L’individualità è importante in

una società che tende all’omologazione, culturale, sociale, comportamentale, utile contro i pericoli della

manipolazione della persona. La globalizzazione, in direzione di modelli omologanti, sta sempre più riducendo

le cifre della “singolarità”. “Libertà e scelta”, sono le condizioni della singolarità, ovviamente nel rispetto degli

altri uomini. Per cui si parla di una pedagogia legata al versante epistemologico e fenomenologico (sul piano

dell’esperienza) di una singolarità (culturale, affettiva, creativa, multidimensionale,valoriale, integrale) capace di

opporsi all’appiattimento e omologazione delle conoscenze e dei comportamenti sociali. 1) “ Il versante

epistemologico”, che dà valore scientifico alla singolarità, puntando sulla dimensione “soggettiva” , la

singolarità risulta così una sicura zattera di salvataggio contro un naufragio verso la mondanità omologante.2) “Il

versante fenomenologico”, la prospettiva pedagogica pone l’uomo e la donna di fronte alla propria singolarità e

alla propria solitudine. Questo percorso, quindi, non è perseguibile collettivamente, ma singolarmente, verso un

orizzonte tutto personale. La pedagogia del “serio” alimenta in questa prospettiva, l’avventura del singolo nei

paesaggi della “cultura e dei valori”, e che è capace di illuminare e conseguentemente allontanare dal :

conformismo intellettuale, l’intolleranza e la falsificazione etica, il cattivo gusto e la mutilazione estetica, lo

sfruttamento e la discriminazione economico-sociale . Ma ciò che offre il serio alla “singolarità” ( la solitudine,

la distanza, la rinuncia, il rischio proprio dello spirito libero) , potrebbe tramutarsi in “iperindividualità”, se non

fosse orientata esistenzialmente dal “lieve”. Il lieve assicura ali dionisiache e demoniache, smorzando il serio

dalla spirito di pesantezza e gravità che inonda l’individuo. Per cui , in sede fenomenologia, “serietà e lievità”

sono chiamate dialetticamente e costantemente a confrontarsi.

L’EDUCAZIONE TRA ARTE E SCIENZA, DEMOCRAZIA E CREATIVITA’

Per garantire la difesa della “singolarità” ( e con essa la possibilità di sperimentare “serietà e lievità”), occorre

mettere in campo un “progetto complesso” che deve tessere insieme “arte e scienza” per realizzare democrazia e

creatività: Per attuarsi tale progetto, occorre: 1) “un educazione alle scienze e alla filosofia” che valorizza lo

spirito investigativo, esplorativo e rielaborativo. 2) “un educazione alle arti”, che valorizza la capacità analogica

e trasformativa e la permanente apertura alla fantasia e all’immaginazione. 3) “un educazione alla democrazia”

che mira alla parità nella diversità. 4) “un educazione alla creatività”, la promozione dell’intelligenza

individuale, nella sua capacità di affrontare e risolvere con originalità i molteplici problemi.

LA FORMAZIONE PER TUTTI E PER TUTTA LA VITA

La formazione è intesa come processo che riesce a promuovere la costruzione della singolarità, e si muove su 2

piani nel senso “dell’essere formati” e del “formarsi”. L’essere formati, necessita di un intervento esterno

(istituzioni). Il formarsi, inteso, come possibilità del soggetto che , appropriandosi della cultura, rielaborandola e

trasformandola, si fa protagonista della propria autoformazione. Il concetto di formazione viene arricchito con il

termine “processo” (inteso come processo formativo), per evidenziare la sua dinamicità. Il processo formativo

deve garantire una formazione “multidimensionale e unitaria della persona”, ed un “processo di

crescita”individuale. Oggi si mira alla multidimensionalità e unitarietà della persona, e si richiede una

formazione che si estende nell’intero corso della vita, e che sia un diritto inalienabile di tutti i cittadini.

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OLTRE LA LOGICA DELLA SCISSIONE. DALLA RAGIONE GERARCHICA ALLA RAGIONE

PLURALE

Uno dei caratteri del Logos occidentale è “l’arbitrarietà” (senza alcun fondamento scientifico), essa interviene

creando una scissione (in generale) tra “uomo e natura”. Tale scissione legittima nel contempo sia una “logica

dualistica” che una “logica gerarchica”, prendendo in considerazione l’uomo come essere superiore rispetto alla

natura, giustificando così ogni sorta di dominio e violenza nei confronti di altri esseri viventi percepiti come

inferiori. Si legittima la “centralità- superiorità” di un certo tipo di uomo “l’uomo bianco occidentale” rispetto ad

altri uomini, considerati inferiori e sottoposti a forme di schiavitù e sfruttamento. Di conseguenza, la ricerca

pedagogica, è tenuta a promuovere lo sviluppo di una ragione “plurale, flessibile, multiculturale” ( in

opposizione ai modelli autocentranti, rigidi, dogmatici). La pedagogia prende in esame, per ricostruire la

genealogia della logica gerarchica, 6 modelli che rappresentano la cultura monocentrica ed indiscutibile. 1)

“L’antropocentrismo”, ossia un modello monoculturale, che pone l’uomo al centro dell’universo e fine ultimo

dell’evoluzione della specie, mentre la natura ha lo scopo di essere dominata e sfruttata. 2) “ Il glottocentrismo”,

ha fatto si che il “linguaggio orale” e la sua traduzione grafica “la scrittura”, fossero privilegiati come strumenti

fondamentali della comunicazione umana, ponendo in secondo piano il “linguaggio del corpo” che storicamente

l’uomo ha utilizzato per esprimersi. 3) “ Il logocentrismo”, che esclude ogni modello divergente, emarginando

altri pensieri e ragioni e non solo, anche la dimensione dell’eros e dell’affettività, l’inconscio, i sogni , le

pulsioni e i desideri. La razionalità della nuova pedagogia, deve invece mirare all’autocritica, ed aprirsi alla

pluralità dei modi di percepire e di pensare, rendendo produttivo lo scambio tra pensiero ed emozione, logica e

fantasia, logos ed eros. 4) “L’etnocentrismo” che ha compiuto a livello storico un opera gerarchizzante, a danno

di culture altre, cercandole di uniformare al proprio modello di pensiero e comportamento. Il compito della

pedagogia è quello di trasformare il diritto alla differenza in educazione alla differenza, al fine di preservare e

liberare le culture sottomesse, lasciando così emergere l’originalità delle loro espressioni. 5-6) “L’adulto

centrismo e la scuola centrismo”, la pedagogia , qui, è impegnata ad una progettazione formativa, rispettosa di

tutte le età della vita (infanzia, giovinezza, età adulta , vecchiaia), nonché rispettosa ed attenta alla pluralità dei

luoghi della formazione ( “formali”: la scuola; “non formali”: la famiglia, gli enti locali, la Chiesa; “informali”:

la cultura di mercato, i mass-media) che sono i tre attori del sistema formativo. Un impegno nel segno dell’

“educazione per tutti e per tutta la vita”.

I TRE ATTORI DEL SISTEMA FORMATIVO

“Il sistema formale”(la scuola): La nostra scuola ha si raggiunto il traguardo della “scolarizzazione di massa”

( anche se troviamo problemi legati all’edilizia, servizi psicopedagogici, mense, apparecchiature didattiche) ma

accumula pesanti ritardi in quanto a “qualità d’istruzione” a causa: degli elevati tassi di “diserzione\dispersione”

e dei crescenti tassi di “analfabetismo linguistico” e “logico formale” ( di cui sono portatori gli allievi dei ceti

più poveri del paese). Inoltre, il diffondersi degli “alfabeti elettronici e computerizzati” avviano ad una cultura in

frantumi ed omologante. “Il sistema non formale” ( la famiglia, le agenzie extrascolastiche, enti locali,

associazionismo): Questa potenziale “macchina” formativa è tenuta a motore spento e non valorizzata dalle

politiche formative dei governi di casa nostra, anche se la loro energia, pulsa sotto la forma del volontariato e

della solidarietà. “ Il sistema informale” ( il mercato self-service dei consumi culturali ): ricco di messaggi e di

linguaggio effimero, instabile “non intenzionalmente educativo” poiché subalterno alle leggi della

domanda\offerta. IL SISTEMA FORMATIVO IN UNA SOCIETA’ IN CAMBIAMENTO

Cambiamenti di ordine economico- sociale –etico –culturale – del nuovo millennio hanno anche investito

l’ambito formativo (scolastico ed extrascolastico), ciò ha determinato 5 trend di cambiamento socio-culturale: I°

Trend, “L’allungamento dei cicli di vita”:Lati positivi : La ricerca tecnologica ha permesso di far lievitare la

qualità della vita determinando così un innalzamento dell’età media ; L’incremento e l’estensione dell’obbligo

scolastico in direzione anche di un educazione permanente. Lati negativi: Per contenere la spesa pubblica, lo

Stato ha progressivamente chiuso i rubinetti per i finanziamenti dei servizi sociali e formativi (assistenza,

salute,scuola, lavoro) a favore delle fasce deboli ( infanzia, vecchiaia, portatori di handicap, disoccupati ed

emarginati sociali). Azione delle politiche neoliberiste, che hanno preferito avviare un taglio alla spesa pubblica,

anziché sostenere lo sviluppo dei servizi collettivi. II° Trend, “ L’esplosione della cultura simbolica”: Oggi, si è

passati (frutto di una rivoluzione dei consumi culturali) da un sistema culturale di massa ( mass-media:

stampa,radio, televisione, cinema) ad un sistema culturale “personalizzato” a domanda individuale ( personal

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media: informatica, telematica, robotica). Lati positivi: si sta comodamente in poltrona nel fruire miliardi di

pagine di informazione, per cui si avrà un incremento delle “opportunità di autoistruzione”. Lati negativi: 1) il

consumo dei nuovi alfabeti pone il fruitore in situazione di “isolamento\solitudine” dal contesto sociale ( il

dialogo interpersonale con il robot, azzera la naturale voglia dell’uomo di dialogare, giocare, pensare con gli

altri). 2) Le gigantesche ed innumerevoli informazioni offerte come saperi frammentati, sbriciolati, ove vi è

difficile intravederne i nessi, lascia via libera a processi cognitivi deboli. 3) I nuovi visori (televideo, videotel,

pay Tv, ecc.) allontanano da un contatto diretto con la realtà. III° Trend, “L’alfabetizzazione debole”: un

informazione sotto forma di nube elettronica, che crea insidie già enunciate nel II° Trend : “

Isolamento\solitudine - Azzeramento della voglia di dialogare, giocare, pensare con gli altri- Le innumerevoli

informazioni sbriciolate che determinano processi cognitivi deboli- Un nuovo linguaggio informativo che mette

in cassa integrazione, tanto il linguaggio parlato che quello corporeo”. IV° Trend ,“ L’aumento del tempo

libero”: Senz’ombra di dubbio vi sono delle cifre positive che derivano dalla riduzione dei tempi giornalieri del

lavoro esecutivo, grazie all’utilizzo dei software, ma di contro, l’industria dei consumi sta facendo irruzione nei

territori del tempo libero per orientare ai consumi di massa, divenendone un fertile mercato di

produzione\guadagno, attraverso la speculazione del tempo libero ,dei gusti, degli interessi, sapientemente

condizionati dal messaggio martellante ed omologante del prodotto. V° Trend, “L’irruzione di una società

multiculturale”: l’Europa , come crocevia delle odierne migragrazioni (dal Sud come dall’Est). Le cifre positive,

sono quelle che allertano ( a fronte delle altre culture ) le coscienze del mondo della cultura e della scuola, le

forze politiche democratiche e progressiste, nel progettare e costruire “un sistema formativo europeo” (formale

“scuola”, informale “extrascuola”) che sia capace di integrare la “conoscenza-coscienza internazionale e

multiculturale”. Le cifre negative: la scuola deve ancora archiviare il suo modello educativo tradizionale, chiuso

ed isolante nei confronti “dell’interculturalità e della transculturalità”. Ed un’Europa refrattaria ai valori della

multiculturalità, potrebbe provocare la rinuncia alla proprie radici culturali delle culture-altre.

LA DISINTEGRAZIONE ISTITUZIONALE

Dopo accurate indagini nei paesi ad elevato sviluppo economico e socio-culturale, si è costatato , che “il sistema

formativo” accusa segni di “scollamento e rottura” fra sistemi formativi “formali (scuola)” e “informali

(extrascuola)” . La scuola espone una discontinuità all’interno dei suoi tradizionali gradi scolastici, e

discontinuità nei confronti delle agenzie intenzionalmente formative (famiglia, enti locali, associazionismo) e

non intenzionalmente formative ( mass media, offerte culturali a pagamento,ecc.). Questa discontinuità va

imputata al persistente comportamento della scuola come corpo culturale separato dalle istituzioni

extrascolastiche col risultato di accentuare la sua antica visione culturale totalizzante.

L’OMOLOGAZIONE CULTURALE

Provocata dai mass-media e personal-media. I personal media a loro volta hanno preso il sopravvento sui mass

media, con il trionfo di un sistema culturale a “domanda individuale”. Questo sistema pur agevolando “l’auto

istruzione” è ricco di alfabeti simbolici e cifrati (prefabbricati, surgelati, automatizzati) idonei ad innescare un

omologazione culturale.

PER UNA RETE SISTEMICA DELLE AGENZIE FORMATIVE

Per cercare di superare i lati negativi dei cambi culturali, occorre un’alleanza pedagogica tra le “agenzie

intenzionalmente formative” per arginare la crescente irruenza, invadenza, aggressività del “mercato formativo a

pagamento”. Sul piano “culturale” le agenzie devono ridisegnare il proprio modello pedagogico: “La scuola” è

chiamata soprattutto a connotare le proprie finalità “cognitive”; “ La famiglia” ha finalità etiche ed affettive;

“Enti locali” a fornire esperienze “espressivo-creative”; “Associazionismo laico o religioso” al fine di

“esperienze aggregative”; “ A tutto ciò si dovrebbe aggiungere la massima disponibilità didattica, dalle officine

d’istruzione, ossia biblioteche, mediateche, musei, ecc., ai laboratori di ricerca (teatrale, musicale, pittorica,

scientifica, tecnica,ecc.). La scuola pubblica, oltre alle alleanze con le altre agenzie extrascolastiche, deve mirare

ad essere competitiva nei confronti della scuola privata.

LE STAGIONI DELL’EDUCAZIONE

Come abbiamo detto, il cambiamento della società ha anche determinato “l’allungamento dei cicli della vita”, e

studiosi di sociologia, ipotizzano una prossima “riclassificazione dell’età generazionale”.

L’INFANZIA-L’itinerario dell’infanzia è stato, nei secoli manipolato, determinando così connotazioni d’identità

del: 1) bambino\adulto; 2) bambino\figlio-scolaro; 3) bambino\immagine. 1) bambino\adulto: Ovvero l’infanzia

negata (Medioevo). L’essere bambino nella sociocultura medievale ha significato già essere adulto e compagno

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degli adulti. A 7 anni l’infanzia riceveva la carta giuridica di adulto “capace di intendere e volere” (potendo

ricevere anche incriminazioni penali). In questo contesto, viene a mancare il sentimento per l’infanzia. 2)

bambino\figlio-scolaro: Ovvero l’infanzia istituzionalizzata. Con l’età moderna si va verso l’emancipazione dei

bambini, nascendo così la “preoccupazione educativa” da parte del nucleo familiare, che in una società

capitalizzata (inizio della rivoluzione industriale), cerca il riscatto sociale (classi subalterne) attraverso

l’affermazione dei figli. Non si parlerà più di famiglia “patriarcale”, ma di famiglia “nucleare” (biologica), ed i

genitori non metteranno al mondo i figli, per sistemarne poi, solo qualcuno (i primogeniti) disinteressandosi

degli altri. La famiglia comincia ad avvalersi della scuola, cercando di dare a tutti, una preparazione alla vita. La

famiglia e la scuola dell’età industriale invadono il regno infantile, sequestrando il bambino alla società degli

adulti e lo conformano all’identità di “bambino\figlio” e di “bambino\scolaro”, riconoscendolo in tale

prospettiva non ancora maturo per la vita, vestendolo nei panni dello scolaro (un’infanzia oggetto).

L’appartenenza o a questa famiglia o a questa scuola, fanno da cornice a questo dato periodo storico, creando

gerarchizzazioni che si riverseranno nella vita futura. 3) bambino\ immagine: Ovvero la scomparsa dell’infanzia

(Età Contemporanea) Nel ventesimo secolo,molte promesse nel voler preservare e salvaguardare l’infanzia, ma

al contrario si è andati in direzione della “scomparsa dell’infanzia” in quanto, questa, è stata gettata in un

“mondo non suo”, egemonizzato culturalmente dall’adulto e dal mondo dei media, che prepara il fanciullo ad un

mondo omologato, e schiavo dell’industria commerciale.

La ricomparsa dell’infanzia sarà possibile legittimando una triplice immagine di infanzia: 1) Il bambino sociale:

un’infanzia che entra nella storia e nella società e che abbia le sue giuste dimensioni in esse, non più manipolata

dagli adulti e dai mass-media. 2) Il bambino ecologico: La famiglia e la scuola dell’infanzia, sono chiamate a

concorrere alla formazione di un’infanzia aperta a più culture, a più alfabeti, a più valori, dotando il bambino di

proprie ali e gambe in maniera tale che possa “capire e decidere da solo”. 3) Il bambino omerico: un bambino

che sappia essere indirizzato alla propria realtà esistenziale “un’infanzia ritrovata”, che sappia poi pensare con la

propria testa ed esprimersi con il proprio cuore, punto finale della conoscenza e della creatività.

IL GIOCO PER PENSARE E INVENTARE CON LA PROPRIA TESTA

La famiglia e la scuola dell’infanzia devono garantire 7 diritti inalienabili: 1) La comunicazione: fornire un

ambiente stimolante per maturare sia linguaggi “verbali” e “non verbali” (gesti, suoni, immagini). 2) La

socializzazione: promuovere il valore delle “relazioni socio-affettive” e “scambi culturali” il gioco in questo

gioca un ruolo importante come momento di incontro e partecipazione. 3) L’autonomia: tramite il gioco, le

esperienze di coinvolgimento “cognitivo”ed “affettivo”si moltiplicano, tali esperienze conoscitive portano poi ad

una propria autonomia. 4) La costruzione: indirizzare verso un “sapere-creare” che si conquistano con i

linguaggi della “corporeità” della “manualità”, “dell’osservazione-azione diretta sulle cose”. 5) L’esplorazione:

questa porta ad una voglia conoscitiva, la conoscenza apre le porte del proprio agire e del proprio pensare. 6) Il

movimento: questo garantisce “competenze percettive” , padronanza e comprensione dei “linguaggi spazio-

temporali”. 7) La fantasia: strettamente legata con l’attività ludica, è promotrice della creatività, vitalità e gioia

esistenziale.

Il gioco risulta quindi la medicina pedagogica vincente per poter riconsegnare all’infanzia il doppio diritto al

“pensiero” e alla “creatività”. “Apprendere giocando”, in questa direzione, l’ingresso di nuove strategie

alternative di insegnamento\apprendimento a elevato coefficiente ludico, capaci di stimolare e motivare il

“piacere d’imparare” e “lo star bene a scuola”.

IL MONDO GIOVANILE: Oggi vi sono realtà sociali, culturali, territoriali, psicologiche, che determinano tanti

modi di essere “giovani”, tali realtà fanno avvertire sulla pelle dei giovani, il brivido di una società vuota di

futuro, segnando marginalità . Facendo un passo a ritroso (durante la stagione della I Repubblica), la democrazia

di casa nostra ha vacillato, sotto la violenza della “mafia”, “della criminalità organizzata” e del “terrorismo di

Stato” e della “corruzione” ( che ha avuto in tangentopoli la sua messa in causa). Nel frattanto, disoccupazione

giovanile, saccheggio edilizio dell’ambiente, mercato della droga, sono stati pesi gravanti per la società. Il

mondo giovanile ha avuto, lo si voglia o no, una caduta morale, distaccandosi dal sociale e dal civile e

percependo la propria marginalità, ed in alcuni casi emarginazione. L’industria culturale di massa, come

abbiamo visto, contribuisce ancor più alla estraniazione del giovane, fornendogli falsi modelli da seguire per puri

scopi di consumo-mercato La scuola in questo , nega, al giovane il passaggio alla “responsabilizzazione-

impegno nelle istituzioni pubbliche e non”, e non produce abbastanza armi, per dotare il giovane, di nuovi

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Pedagogia generale con analisi dei seguenti argomenti: la pedagogia ideologica (anni del dissenso e della contestazione), il dibattito sull’ideologia (Lukacs, Engels, Marx, Bordieu), le correnti di pensiero nate dal confronto tra pedagogia e scienza (neopositivismo, pragmatismo, epistemologia, ed empirismo), la complessità del pensiero nel cognitivismo, l’istanza critica e il bisogno di utopia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Spadafora Giuseppe.

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