PEDAGOGIA GENERALE
IL MOVIMENTO PER L’EDUCAZIONE NUOVA
La prima parte del ‘900 fu caratterizzata dal movimento in favore dell’educazione nuova che pone
al centro il fanciullo, dunque una concezione dell’infanzia attiva e portatrice di una propria
originalità, a differenza della pedagogia tradizionale che aveva posto al centro del suo programma il
maestro. Cambiava quindi il ruolo dell’educatore, che adesso è chiamato a sbarrare tutto quello che
poteva ostacolare il fanciullo e promuovere tutto ciò che lo avrebbe reso un vero fanciullo per poi
diventare uomo. La pedagogia dell’educazione nuova si basava su 4 principi fondamentali:
1) Promuovere la crescita fisica, intellettiva, affettiva e sessuale del fanciullo, rispettando i suoi
ritmi di sviluppo;
2) Richiamo ai suoi interessi e bisogni e la necessità di predisporre dei piani di lavoro e di sviluppo
personalizzati;
3) Rapporto tra scuola e vita, in cui la scuola non era più concepita come un luogo distaccato;
4) Considerare l’intelligenza non solo sul piano teorico ma anche sul piano pratico, inserendo nella
scuola attività manuali facendo si che la cultura scientifica fosse al pari della cultura umanistica.
CECIL REDDIE
La nuova realtà educativa si deve alle prime esperienze contemporanee inglesi, francesi e tedesche.
Il punto di partenza fu la scuola-convitto aperta da Cecil Reddie. Egli si sforzò di applicare al
collegio le regole della vita sociale e di autogoverno democratico. Il collegio doveva funzionare
come uno Stato in miniatura, con il direttore e i professori che rappresentano il governo, il popolo
gli allievi, i prefetti o capitani i migliori alunni. A livello scolastico Reddie introdusse lavori
manuali, materie scientifiche, pratiche anti-mnemoniche (per far usare il ragionamento piuttosto che
la memoria) ed esercizi fisici. Il collegio di Reddie rappresentò un modello a cui si ispirarono altre
scuole. Già 3 anni dopo, nel 1892, un suo collaboratore si separò per dar vita alla scuola nuova di
Bedales. L’esperienza di Reddie ispirò scuole nuove anche in Germania e Francia. La prima tedesca
fu fondata da Herman Lietz per fanciulli dai 7 ai 12 anni. Mentre in Francia nacque l’ecole des
Roches di Edmond Demolins. JOHN DEWEY
Mentre l’educazione nuova muoveva verso i giovani borghesi, anche nella scuola primaria e
dell’infanzia vi furono delle innovazioni. Nel 1896 Dewey diede vita ad una scuola sperimentale
annessa all’università, che funzionò per pochi anni, ma che divenne celebre grazie alla sua notorietà
e alle sue novità. Nel 1907 la Montessori inaugurò la sua prima casa dei bambini a Roma, mentre in
Belgio Decroly apriva la sua scuola “de l’Ermitage”. A Brescia le sorelle Agazzi diedero vita alla
loro scuola materna. Sono tutte esperienze diverse ma accomunate dai principi di autoeducazione,
dell’interesse e del lavoro. La “University Laboratory School” fondata da John Dewey nel 1896,
spianò la strada alle scuole del futuro. Secondo il pedagogista, lo scopo della scuola non poteva
essere più quello di dare solo insegnamenti teorici, ma doveva introdurre i fanciulli alla vita sociale
attraverso attività didattiche. Inoltre la scuola era vista come una grande famiglia in cui gli allievi
erano distribuiti in piccoli gruppi collaborando con gli insegnanti. Con Dewey l’educazione
coincide con i processi di socializzazione e la vera educazione avviene tramite lo stimolo esercitato
sul ragazzo da parte della situazione sociale in cui si trova. Dall’educazione si passa all’esperienza
da cui nasce il connubio tra individuo e società. Quest’esperienza si presenta come natura e storia,
ma esperienza significa anche che l’uomo può interagire con la natura. In Dewey c’è dunque la
continuità tra il contesto biologico-sociale-culturale, perciò l’uomo si sviluppa attraverso un
processo di adattamento personale. Inoltre l’esperienza ci pone continuamente a contatto con
nuovi problemi da risolvere. L’apprendimento consiste nella capacità di organizzare i dati, fare
delle ipotesi e verificare le soluzioni; questo attraverso le 5 fasi del pensiero riflessivo:
1) Comincia quando l’uomo si trova in una situazione ricca di interrogativi;
2) Riordinare tutte le nostre informazioni;
3) Formulare un’ipotesi;
4) Ragionare per verificare la validità dell’ipotesi;
5) Convalidare o meno l’ipotesi.
Secondo Dewey la società che consente lo sviluppo dell’uomo è la democrazia, poiché favorisce la
libertà dell’individuo. In essa gli individui collaborano per perseguire fini comuni. Una vera
democrazia vuole uomini che fin da bambini siano stati educati a collaborare e non abbiano
frequentato le scuole tradizionali. Quindi per Dewey la scuola è un’occasione di sviluppo e di
miglioramento dell’uomo. LO SCOUTISMO
Gli anni di fine secolo coincisero con il sorgere dei primi movimenti giovanili, che furono
inizialmente espressione dei ceti borghesi che rivendicavano una vita diversa e che aspiravano ad
una concezione non conformista dei rapporti sociali, della cultura e dell’arte. Spesso infatti si
trovarono in sintonia con le avanguardie artistiche. Nel 1906 Gustav Wyneken creò una libera
comunità educativa il cui scopo era quello dell’educazione alla libertà, concepita come autonomia
personale. Fu in questo clima di attenzione verso i giovani che nacque, nel 1907, lo scoutismo. Il
suo promotore fu Robert Powell. Al centro dello scoutismo vi è l’esperienza della scoperta. Gli
scout indossano cappelli, fazzolettini colorati, divise di foggia coloniale e partono alla scoperta di
luoghi sconosciuti. Vi sono 3 livelli di età:
- Lupetti: bambini tra gli 8 e 11 anni;
- Scouts: tra i 12 e 16 anni;
- Rovers: dai 17 anni in poi.
L’esplorazione e la scoperta si devono misurare con la Legge Scout che si divide in 3 principi:
1) La necessità dell’ordine sociale;
2) L’aspirazione verso la giustizia, e nei gruppi cattolici verso la carità;
3) L’impegno alla coerenza personale.
In Italia la prima associazione scoutistica fu fondata nel 1910 da Mario Mazza.
EDOUARD CLAPAREDE
Nel 1912 Claparede fondò l’istituto “Jean Jacques Rousseau” a Ginevra. Il motto scelto per
l’istituto fu: “il maestro vada a scuola dal fanciullo”, per sottolineare la centralità del bambino.
Egli elaborò la teoria dell’intelligenza, che per lui è la capacità di risolvere nuovi problemi con il
pensiero. Inoltre elabora 3 leggi:
- La legge del bisogno: ogni bisogno provoca reazioni atte a soddisfarlo;
- La legge dell’interesse: è la relazione tra bisogno ed oggetto ed è alla base dei nostri
comportamenti;
- La legge del brancolamento: quando in una situazione nuova non è possibile associare nulla di
quello che conosciamo.
Su questa base psicologica Claparede elaborò la teoria dell’educazione funzionale concepita come
adattamento allo sviluppo dei bisogni-interessi del fanciullo, quindi non era importante che il
bambino imparasse, ma che avesse il tempo di sviluppare le proprie capacità. Infatti Claparede
lamentava che la scuola abbreviasse il periodo dell’infanzia, bruciando le tappe che avrebbero
dovuto essere rispettate. Mentre nella scuola tradizionale gli allievi dovevano seguire le stelle
lezioni e gli stessi programmi d’insegnamento, nella scuola su misura tutto era predisposto in modo
da soddisfare le varie esigenze. Quindi la scuola deve porsi al servizio dell’alunno, mentre il
maestro doveva stimolare i suoi interessi.
ADOLPHE FERRIERE
Il prestigio di cui avevano goduto gli ambienti ginevrini in quel periodo, fu anche merito delle
nuove concezioni educative di Ferriere. Egli era più propenso all’esperienza piuttosto che
all’esperimento, e si rifaceva alla teoria dello slancio vitale di Bergson, ovvero la volontà di
accrescere le possibilità di vita. Per scuola attiva Ferriere intendeva la scuola nella quale i fanciulli
erano protagonisti e si basava sull&rsq