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Trattato di pedagogia generale

Prima parte: la metapedagogia

La natura del sapere pedagogico

Cap. 1 - Il sapere pedagogico

La pedagogia è l'unitarietà fra un approccio più teorico (come la penso) e un approccio più pratico (come metto in campo l'attività educativa). Il rapporto tra un pensiero di senso comune, in cui tutti si ritrovano, e un pensiero formale disciplinato.

In campo educativo tutti si sentono in dovere di dire qualcosa in ambito pedagogico/formativo, quindi di conseguenza non prendiamo mai in considerazione la singola opinione. La pedagogia è definita come la scienza che studia l'educazione e la formazione dell’uomo e della donna. Presenta caratteristiche sulle problematiche tra educatore ed educando, con finalità di indagare sugli aspetti dell'educazione e sull'utilità di essa.

L'oggetto è la trattazione della pedagogia in due diversi modi:

  • Come disciplina → come un termine che ha a che fare con le norme che regolano l'attività (disciplina).
  • Come fondamenta → forma di sapere non solo pratico ma ordinato come oggetto (unità di teoria prassi: insegnamento & apprendimento).

Il pensiero di senso comune vs il pensiero formale e disciplinato pone in relazione un approccio teorico e pratico. La pedagogia fa fronte ai problemi della pratica educativa e si fonda su basi di unitarietà di teoria e prassi. Il modo in cui pensiamo l'educazione influenza l'atteggiamento e la pratica educativa stessa.

La pedagogia si imposta secondo un taglio critico e problematicista (chiarire i problemi ed argomentare le ipotesi). Il taglio critico privilegia il nesso tra disciplinare (identità della pedagogia) e interdisciplinare (scienze dell'educazione, biologia, psicologia, sociologia).

Le matrici tecniche:

  • Problematicismo (profilo critico): riflessioni che servono per trovare il taglio critico.
  • Pragmatismo (filosofia della prassi): atteggiamento attivo verso i problemi educativi.
  • Filosofia analitica (taglio logico-argomentativo): metodo di chiarificazione concettuale del discorso pedagogico e dei suoi diversi livelli.

La struttura della materia:

  • Metapedagogia (natura): che cos'è la pedagogia? Il sapere di senso comune vs disciplina scientifico.
  • Epistemologia pedagogica: (struttura) com'è organizzata la pedagogia? Concetto di educazione e formazione del processo formativo e interpretazione pedagogica.
  • Pedagogia normativa: (logica pragmatica), come funziona la pedagogia? La pedagogia come guida per affrontare i problemi educativi, modello della progettazione educativa, finalità e metodologie.

Ipotesi di lavoro → abito della ragione, ovvero abituarsi a pensare in modo razionale e critico. Per John Dewey, l'educazione consiste nella formazione di abiti mentali con cui intendiamo: Atteggiamento, Modo di pensare, Disposizioni durature capaci di dar stabilità ed efficacia al pensare/all'agire.

Il sapere pedagogico

La pedagogia da sapere di senso comune a scienza. L'educazione è un valore fondamentale della società, ma è intrecciato con le comuni attività sociali, pertanto si tende ad aver scarsa consapevolezza di questo settore/ambito di esperienza. Il flusso comunicativo che si instaura dà luogo al processo di trasmissione culturale (trasmissione di valori, atteggiamenti, modi di fare che avviene in maniera inconsapevole e permette il continuo della società e si apprende fin dalla nascita) che assicura la riproduzione e l'innovazione di strutture sociali e culturali.

Ad esempio un gruppo di italiani sono diversi da un gruppo di tedeschi e li riconosciamo. Quella cosa che mi consente di riconoscerlo rappresenta quella riproduzione di quelle strutture sociali e culturali che rientrano nel sistema italiano acquisite nel tempo attraverso l'interazione sociale. Come si sono formate queste caratteristiche? Si possono togliere? La cultura è un fenomeno relazionale: si realizza, si riproduce e si innova (modifica) in un processo di trasmissione culturale che implica l'apprendimento sociale. La trasformazione culturale ha un forte carattere biologico: il bambino apprende in modo spontaneo, c'è quindi scarsa consapevolezza dell'educazione informale, è una funzione naturale.

La pedagogia popolare

Gli adulti che agiscono da educatori presentano credenze e abiti mentali non sempre consapevoli (Bruner). Le credenze si riferiscono al funzionamento della mente dei soggetti e al processo di apprendimento, costituendo un sapere di senso comune, spesso disorganico ma sempre in grado di influenzare e guidare le pratiche.

Anche coloro che dovrebbero essere insegnanti ed educatori presentano delle credenze che gli studenti apprendono solo nel loro modo (→ sapere disorganico ←), ma queste credenze influenzano/agiscono in base al loro vissuto. Infatti, essi insegnano come a loro è stato insegnato e ritengono che quella modalità sia la migliore. Il problema di fondo è che la pedagogia non è riconosciuta come scienza, ma ha subito una sottomissione (dipende) da una materia umanistica più importante come la filosofia.

Per passare quindi da una Pedagogia di senso comune (informale, della strada) ad una Pedagogia formale (come scienza) abbiamo bisogno di due condizioni:

  • Sociali: (educazione come problema autonomo) → Formare degli insegnanti/educatori professionisti.
  • Interne: (evoluzione intrinseca), ovvero il passaggio da pedagogia precettistica (si fa così per alcuni per altri no), ad una pedagogia normativa per arrivare infine ad una riflessione teorica, ovvero una riflessione che guida l'azione, analizza la situazione, prevede delle situazioni e agisce in base a quei risultati (anche se quello che farò sarà sbagliato almeno ci sono arrivato per ragionamento e non per tentativi).

Questo passaggio lo possiamo vedere anche attraverso la storia:

  • L'istituzione educativa è la Famiglia e l'educazione è informale. La trasmissione culturale avviene durante la socializzazione.
  • Sottosistema specializzato nell'educazione formale: la Scuola. Abbiamo una pedagogia precettistica in cui il precettore guida l'educando per meglio agire, e l'apprendimento avviene attraverso l'osservazione e sperimentazione.
  • Crisi educativa causata dal cambiamento sociale. Emerge la questione della formazione professionale degli educatori, la pedagogia è riflessione sistematica sull'educazione. Abbiamo una riflessione normativa dell'azione educativa per fissare scopi concreti e principi metodologici dell'educazione (sapere pragmatico senza come e perché, pratico reale e fatto di dogmi) e anche una riflessione teorica che indaga le finalità educative, pone un ideale educativo ma non ci dice come fare le cose.

Attenzione: con l'emergere e l’affermarsi della pedagogia come disciplina formale, essa non provoca la scomparsa della pedagogia popolare. Il senso comune educativo continua a predominare e a guidare l'agire. Tutti ritengono di poter dire la loro sulle questioni educative per il semplice motivo di aver fatto esperienze e riflessioni in merito, e quindi pensano di poter educare senza aver avuto una determinata istruzione (pedagogia dell'uomo della strada).

La cultura pedagogica dei professionisti continua ad agire aderendo ad un metodo che non è detto che vada bene per chiunque. Gli educatori agiranno sempre su due binari paralleli:

  • Sulle credenze di senso comune.
  • Sulla pedagogia generale.

Un educatore ispirato alla pedagogia formale non tenterà di cancellare delle credenze, ma proverà a modificarle e cercare di fare/agire in maniera critica razionale.

Filosofia e scienza dell’educazione

Si mette in contrapposizione chi pensa a livello teoretico e i problemi della pratica educativa a livello pragmatico, ossia chi agisce. Possiamo anche vederla come la pedagogia (unica) vs le scienze dell'educazione (psicologia, biologia, sociologia). A livello di approccio problematicista, sarebbe corretto notare i pregi e i limiti delle due, messe in contrapposizione, per arrivare a recuperare i migliori aspetti di entrambe.

Quindi si può giungere a dire che è necessario una conciliazione tra le parti, l'unione di un pensiero teoretico e dell'agire pratico. Il problema odierno è l'autonomia della pedagogia e unitarietà in educazione.

Per risolvere questo problema:

  1. La prima soluzione potrebbe essere quella di creare un rapporto adeguato tra filosofia e scienza dell’educazione. Questa conciliazione deve essere un risultato di tipo dialettico, ovvero non ci devono essere predominanze: non si può partire dalla teoria per poi raggiungere la pratica (includerebbe una predominanza teorica su quella pratica) e così il contrario.
  2. La seconda soluzione prevede all'interno di essa due possibilità:
    1. Divisione del lavoro in cui la filosofia dell'educazione si occupa della teoria e la scienza dell'educazione si occupa dei mezzi.
    2. Conciliazione: Unione delle due senza che ci sia predominanza l'una sull'altra.

A seconda di come scegliamo di agire possiamo avere tre sintesi diverse:

  • Filosofia dell'educazione (teoria vs prassi).
  • Scienza dell'educazione (punti di vista specifici, frammentarietà).
  • Unità tra filosofia dell'educazione e scienza dell'educazione → pedagogia come scienza autonoma.

Ovviamente noi puntiamo al punto 3, ossia al riconoscimento della pedagogia come scienza autonoma. Il problema di fondo è conciliare teoria e prassi, ovvero conciliare le teorie della filosofia e i metodi delle scienze dell'educazione.

La pedagogia come scienza dell'educazione

Per superare i limiti della filosofia dell'educazione e scienze dell'educazione, la pedagogia deve diventare scienza autonoma ovvero deve soddisfare le condizioni scientifiche → avere proprio oggetto, una questione di cui occuparsi e una propria metodologia di ricerca. In qualità di insegnanti ed educatori non è così facile, non è come fare un esperimento scientifico, ma è una cosa molto più soggettiva. Proporre una pratica formativa per ottenere uno scopo non è possibile, perché non esistono le parità di condizioni (nessuno è uguale), al massimo possiamo essere "simili" ma l'unitarietà e l'omogeneità è impossibile!

Se devo riconoscere la pedagogia generale come scienza autonoma devo essere consapevole della varietà: Al modello epistemologico della pedagogia, occorre integrare un sapere critico - razionale con uno pratico - attivo quindi una conciliazione tra sapere riflessivo ed un sapere attivo (senza di esso ogni teoria/riflessione non ha nessun modo di esistere).

Il sapere critico - razionale della pedagogia → una teoria deve essere sottoposta alla prova dei fatti. La scienza è un'attività razionale volta a risolvere dei problemi, e procede per congetture e confutazioni, affronta i problemi con delle ipotesi audaci e cerca di confutare con severi controlli empirici. Quindi con il principio di verificazione, una teoria è scientifica quando contiene riferimenti e fatti che permettono di verificarla.

La fisica è un'attività razionale volta a risolvere i problemi e ciò che è scientifico rappresenta quell'attività funzionale che aiuta la vita degli uomini a risolvere i problemi dell'uomo. Affronta i problemi con delle ipotesi spregiudicate → cerca di abbattere la critica stravolgendo le ipotesi. Attraverso il principio di falsificabilità, solo le ipotesi che possono essere falsificate sono scientifiche. La scienza diventa così sapere critico, soggetta al tribunale della ragione e dell'esperienza e non dei dogmi. Il principio di falsificabilità è stato introdotto da Popper: solo le ipotesi che possono essere falsificate sono scientifiche perciò dal momento che non posso metterla in negativo, l'ipotesi non è valida.

Quindi in conclusione possiamo dire che ogni legge o ipotesi che posso fare è valida qui ed ora, ma non sarà mai valida per sempre; il mio sapere/metodo di pedagogia è valido in modo relativo, non è valido e immutabile.

Il sapere attivo invece è stato introdotto da Dewey: la concezione contemplativa costituisce una visione parziale che riproduce fin dalla nascita della Grecia, la divisione tra chi pensa e chi agisce materialmente. Intende abbandonare la concezione dello spettatore, che rimane passivo nei confronti dei problemi pratici, per approcciare quella dell'attore, ossia quella del pedagogista che ha un approccio attivo nei problemi della pratica educativa. Il pragmatismo è la conoscenza di un atteggiamento attivo volto a trasformare il mondo. L'esperienza è l'interazione fra organismo e ambiente: s'instaura una connessione tra il fare e il subire. L'uomo agisce attivamente nell'ambiente e osserva e/o subisce le conseguenze della propria azione sviluppando così nuovi apprendimenti. Lo strumentalismo è il pensiero secondo il che è uno strumento per risolvere i problemi. Il sapere pedagogico implica l'unità di teoria e prassi (tramite pragmatismo e intervento).

Dewey: La pedagogia si occupa di risolvere i problemi della pratica educativa, l'uomo è l'unico essere che si subisce e cambia il mondo modificandolo. L'oggetto della pedagogia è la risoluzione dei problemi della pratica educativa. Con il pragmatismo e il sapere critico razionale troviamo l'unitarietà di prassi. Secondo Popper, l'educatore è come un attore coinvolto attivamente, e lo fa con il concetto di esperienza. L'approccio della filosofia educativa e della scienza dell'educazione non vanno bene poiché sono parziali ed astratte. Vogliamo una pedagogia come scienza dell'educazione, con un approccio critico/razionale sempre falsificabile e costante attraverso un approccio attivo perché vogliamo entrare nei problemi della pratica educativa e provare a risolverli.

Cap. 2 - I fondamenti della pedagogia come scienza

Il razionalismo critico: Banfi

Banfi → ricerca del senso unitario del conoscere, rifiuto degli aspetti particolari. Con trascendentale indichiamo ciò che non è riconducibile all'esperienza, ma la rende possibile. L'idea del conoscere rappresenta un principio “trascendentale” di unificazione e di coordinamento dell'esperienza.

Soggetto (IO) VS Oggetto (MONDO)

  • Soggetto: Persona che interpreta la realtà
  • Oggetto: La realtà stessa

Per il razionalismo critico, il conoscere è la sintesi trascendentale di soggetto. Il soggetto è tale solo in relazione all'oggetto. Il conoscere ha una matrice teorica e la teoria vuole coordinare l'esperienza. Il concetto di Banfi è astratto, ma lo si vede nella pratica. Secondo lui, si parte dal pensiero trascendentale:

  • Il sistema della ragione è fondato sull'unità ideale di razione scientifica & razione filosofica.
  • La ragione scientifica e le categorie scientifiche (concetti fondamentali) forniscono significati specifici all'esperienza. Il sistema della ragione è la base per la costituzione della scienza (scienza giuridica).
  • La ragione filosofica: l'idea trascendentale è un principio per pensare l'esperienza.

Soggetto ed Oggetto rimangono in tensione antidogmatica, senza prevalere l'uno sull'altro. Per Banfi, il conoscere è la sintesi trascendentale di soggetto e oggetto, conosco quando faccio una sintesi che per Banfi parte dall'astratto che ricade sulla pratica e l'esperienza ha una funzione positiva. In sintesi: il sistema della ragione trova compimento nell'unità di ragione scientifica e filosofica. Quindi il razionalismo critico richiede l'integrazione fra la filosofica dell'educazione e la scienza dell'educazione. Per Banfi la base è il sistema della ragione che fornisce una struttura categoriale ai concetti che sono indipendenti dall’esperienza. Occorre per Banfi processo di allontanamento dalla situazione reale codificata dalla legge → abbiamo bisogno di questo perché ci ispiriamo a un modello adeguato dove le leggi puniscono questo tipo di situazioni. Questo è il percorso proposto di Banfi.

Il problematicismo pedagogico: Bertin

Bertin → principio regolativo dell'educazione. L'educazione consiste nei processi di formazione della personalità secondo il contrasto tra potenziamento dell'io e il potenziamento degli altri (Mondo).

La filosofia dell'educazione fornisce modelli educativi, mentre la pedagogia sceglie il modello educativo da attivare in rapporto ad una situazione particolare. Bertin individua due momenti:

  • Momento teorico: il pedagogista ragiona sul metodo da scegliere.
  • Momento pragmatico: diviso in altri due momenti:
    • Dogmatico: ti affidi alle regole.
    • Pratico: scegli il modo in base alla realtà.

Il modello educativo (spartano vs ateniese, fascista vs democratico) rappresenta la connessione tra le finalità educative e la pratica. Per Bertin il modello educativo assicura la relazione tra prassi (analisi) e prassi (organizza la pratica educativa) e ha valenza normativa (fornisce le indicazioni, le regole). Il principio regolativo dell'educazione → processo di formazione della personalità del soggetto che hai di fronte, segue un contrasto di potenziamento tra l'Io e il mondo (→ elementi reali). La scelta dei modelli da scegliere è molto difficile, soprattutto per il problema dei tanti soggetti che abbiamo di fronte (gruppi di bambini) che può andar bene a qualcuno ma non tutti. Ogni modello ha pregi e limiti, che non si adattano a tutti.

Quello che voglio raggiungere nella finalità teorica fa in modo che nella pratica mette in campo delle azioni specifiche per arrivare all'obiettivo finale usando.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher R.Frigerio1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Fioretti Silvia.
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