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Pedagogia generale

E' un modo di pensare fatto di conoscenze precise ma devono innervare la capacità di analisi, curiosità, mettersi in relazione. "Nessun educatore o insegnante può pensare di limitarsi ad applicare metodi prefissati o procedure codificate" → educatore come artista.

Metafore dell'educazione

Le metafore permettono di illuminare l'oggetto in un certo modo, ci permettono di argomentare per via analogica. Possono assumere significati e valori diversi a seconda della persona.

  • Teeteto, ostetrica: richiama Socrate nel che discute del tema della conoscenza, Socrate per primo si paragona a un’ostetrica; rimanda al “tirare fuori” qualcosa (possibilità di crescere, conoscenza) con la maieutica socratica provocando l’educando con delle domande senza risposte ideali. L’educatore fa maturare ciò che c’è di prezioso dentro di noi, non crea ma aiuta, non può generare sapienza. Il ruolo dell’educatore è quindi attivo (domande).
  • Pianta: per crescere ha bisogno di qualcuno che la coltivi → possibilità di raddrizzarla, di correzione. Rimanda all’ortopedia, la retta educazione. Il seme ha già dentro il suo progetto di crescita che va solo lasciato sviluppare. Al massimo l’agricoltore deve predisporre l’ambiente circostante per lo sviluppo. L’idea è un “lasciare che venga fuori”, con attesa e contemplazione.
  • Vaso: “mettere dentro”, richiama l’idea che il bambino sia una tabula rasa da riempire. I vasi non sono tutti uguali, ognuno ha la sua forma, cultura → sempre relazione fra recipiente e ciò che viene versato: entrambi modificano il contenuto. Ciò che viene insegnato si relaziona con le nostre idee, pensieri già presenti. Si richiama il concetto di mente assorbente di Maria Montessori.
  • Argilla: rimanda al dare vita e dare forma (dipende da ciò che io intendo farla diventare), artigiano che pensa in anticipo, sa cosa creare e dà vita oltre che forma, es. Pinocchio. L’argilla non sa e si lascia lavorare.

Educare come forma di agire, è una categoria di azione = azioni, comportamenti, atti compiuti non spontanei, ma in relazione a un pensiero che li precede, all’intenzionalità o a una lettura retrospettiva dell’azione stessa. L’educazione è qualcosa che gli uomini fanno. Agire sulla base dell’intenzionalità significa progettare l’azione sulla base di un pensiero precedente (es. bimbo sta per gattonare, gli metto davanti oggetti a distanza, andando a sollecitare l’azione). Una proposta educativa porta a un certo esito, azione e si riflette su ciò originando una prima teoria educativa = lettura retrospettiva.

L’educazione è un campo semantico complesso, categoria molto ampia, temi correlati tra loro ma diversificazione. L’uomo, non solo adulto, educa in differenti contesti di vita. C’è però una specificità propria del professionista dell’educazione.

I falsi sinonimi di educazione

Sviluppo vs educazione

Processo naturale inevitabile, non può essere fermato; l’educazione può invece accadere o meno, occasionale, dipende da azioni, esperienze e incontri, da eventi storici concreti = diventa contestuale. Incide sullo sviluppo.

  • Rapporto natura/cultura: sviluppo è predeterminato dalla sua dotazione biologica (nativisti); è plasmato da coloro che stanno attorno al soggetto, uomo come tabula rasa in cui il contesto ambientale orienta lo sviluppo (empiristi).

Qual è il grado di libertà se lo sviluppo è predeterminato? Qual è il potere mio e dell’altro in ambito educativo? Nel corso del '900 questo dibattito è stato arricchito da nuovi argomenti. Il processo di crescita non è un mero susseguirsi di fasi che si succedono in modo automatico col procedere dell’età (→ fattori innati), ma varia in relazione a interazioni sociali con i coetanei e alla cultura (→ fattori acquisiti) = insieme delle 2 prospettive. Ciò porta a pensare che i due tipi di fattori siano connessi. I pedagogisti mantengono una posizione equilibrata, ritenendo che lo sviluppo sia influenzato da fattori che interagiscono in modo unico e irripetibile per ogni soggetto:

  • Fattori ereditari, capacità soggettive.
  • Influenza del contesto socio-culturale.
  • Esperienze di vita, incidono sulla crescita soggettiva.
  • Interventi esplicitamente educativi.

Sono fondamentali gli stimoli che riceviamo, soprattutto all’inizio della vita. L’uomo può anche essere definito animal educandum, cioè uomo che deve necessariamente essere educato. Se non ricevesse un accompagnamento da parte di un adulto non riuscirebbe nemmeno a diventare pienamente uomo. L’uomo è un essere educabile, la vicinanza di un altro ci permette di svilupparci = educabilità → educazione permanente, è un processo che lo accompagna per tutta la vita (è sempre un essere educabile, l’educazione avviene lungo tutto il corso di vita). La storia dei cosiddetti bambini selvaggi, cioè bambini che sono riusciti a crescere senza altri uomini attorno, ma magari grazie a qualche animale che li ha allevati, dimostra che senza rapporti sociali e stimoli culturali un bambino cresce come menomato in molte delle capacità tipicamente umane. Es. Victor, il bambino selvaggio, studiato da Jean Itard (1797).

Sviluppo: continuità nel cambiamento, non è un processo lineare (ci sono soste, involuzioni, ma tende all’alto).

  • Rousseau: i vari stadi della crescita corrispondono a realtà distinte collegate fra loro, dalle quali consegue un certo equilibrio o gradi di perfezione adeguato all’età (es. nell’infanzia vi è l’esplorazione del mondo, nell’adolescenza la costruzione dell’identità…). È possibile riconoscere nelle diverse età dei caratteri prevalenti che le contraddistinguono e che consentono di suddividere l’arco esistenziale in periodi dal carattere omogeneo.
  • Debesse: non stadi, ma tappe. Ogni periodo dello sviluppo è dominato da particolari attività. Lo sforzo dell’educatore deve vertere su quelle attività, intorno alle quali si organizza il complesso del comportamento di un periodo determinato. Bisogna capire ciò che è opportuno per il bambino e agire in quel momento. È precisamente questa la tappa durante la quale esse debbono essere esercitate perché l’effetto conseguito sia il massimo possibile.
  • Montessori: periodi sensitivi o sensibili fase dello sviluppo → obiettivi di crescita di quella fase → azioni che gli permettono di svilupparsi (stimolate dall’educatore).

Educazione

Insieme di azioni, intenzionalità, processo. È una categoria di azioni che gli uomini compiono. Ogni azione educativa presuppone un’idea di cosa essa sia e di come la si debba realizzare, ma il vero punto di partenza della pedagogia sono le azioni educative. Parlando di azioni, e non di eventi, ciò implica la presenza nell’educazione di qualche forma di volontà, di coscienza (intenzionalità): in genere l’educazione non avviene per caso. È anche un processo, ossia un complesso di azioni, scopi, motivazioni, mezzi scelti e attori, il tutto disteso entro un certo arco temporale. Quindi l’educazione non può essere considerata solo come il suo risultato.

Derivazione etimologica:

  • Deriva da educere (ex-ducere) ossia “tirar fuori” (da Socrate e la maieutica) = puerocentrismo.
  • Educare (edere) ossia nutrire, allevare, curare = adultocentrismo.

Vico nota le diverse implicazioni di questi termini che riportano alla differenza tra dimensione fisica e spirituale dell’essere umano: al corpo spetterebbe di essere nutrito, allevato (educare); l’anima dovrebbe essere tratta fuori dal suo stato di naturale animalità, perché possa entrare in una dimensione superiore e così acquisire uno stato pienamente umano, che le altre creature non hanno.

L'educatore quando agisce lo fa secondo un’antropologia di riferimento, in relazione alla propria idea di persona. Educare come educere rimanda all’idea che l’educazione sia un’opera di liberazione del soggetto da vincoli che ne tarpano la natura e le reali potenzialità, natura che deve essere preservata. L’educatore deve consentire all’individuo la naturale espansione, fornendogli le occasioni grazie a cui le sue capacità possano esercitarsi ed accrescersi. Educare come educare rimanda all’idea del nutrire, che è un mettere dentro. Il presupposto è la natura limitata del soggetto umano, che ha bisogno di un intervento esterno di qualcuno che gli trasmetta competenze che ancora non ha. In questo caso l’azione dell’educatore non è contemplativa, ma direttiva. Dunque educere rappresenta il polo delle posizioni puerocentriche, educare quello delle posizioni adultocentriche.

Nella storia sono state molte le definizioni di educazione:

  • Definizione di educazione: è il processo intenzionale attraverso cui qualcuno cerca di far raggiungere a qualcun altro una condizione o uno stato (personale, fisico, esistenziale, conoscitivo) ritenuti migliori di quelli di partenza. Il criterio che Felini ha seguito elaborando questa definizione è stato quello della maggiore formalità possibile, evitando elementi in riferimento a specifiche concezioni ideologiche. Quindi neutralizza la finalità, elemento che implica maggiormente l’assunzione di personali posizioni sull’educazione. La finalità che lui propone è quella che l’educatore agisca per il bene dell’educando, guidandolo verso una meta più avanzata.

Rileva tre implicazioni di questa definizione, che sono anche i presupposti dell’azione educativa: educabilità (uomo può cambiare e non è refrattario agli interventi esterni), relazione educativa (circolare: educatore-educando), intenzionalità (autocoscienza e intenzione di educatore ed educando di essere dentro una relazione educativa: vi partecipano). L’educazione può avvenire in modi e contesti diversi = agenzie o servizi educativi: insieme delle realtà che svolgono un’azione educativa (scuola, famiglia, centri per disabili, di recupero, di formazione personale…).

Istruzione

Processo organizzato e sistematico che ha come scopo lo sviluppo intellettuale e l’acquisizione di conoscenze e competenze. Tale processo implica la presenza di due soggetti: uno possiede già le conoscenze e competenze (=insegnamento), l’altro le deve acquisire (=apprendimento). Vi sono più concezioni di istruzione → scuola come trasmissione del sapere, apprendere ad apprendere, ma anche processo di rielaborazione.

Privilegiare le conoscenze è sensato se si ha in mente un sapere stabile nel tempo, in cui le nozioni non cambiano (maggior valore del sapere teorico). Se invece il sapere è considerato molto vasto, sfaccettato e mutevole, è inevitabile privilegiare le competenze, in modo che i soggetti si allenino ad acquisire ciò di cui hanno bisogno (maggior valore del sapere pratico). Da un lato vi è una società conservatrice, che reputa il sapere accumulato come il bene più prezioso da trasmettere; dall’altro vi è una società che ricerca il cambiamento e alleva le generazioni nella prospettiva di continuare a cambiare.

Istruire: costruire, ordinare, uno strato sopra l’altro, qualcosa che cresce. La scuola è divisa in gradi: istruzione elementare (primaria), secondaria e superiore. Si distingue l’istruzione materiale, concentrata sui contenuti da trasmettere, e l'istruzione formale, concentrata invece sul potenziamento delle capacità.

Herbart sviluppa il concetto dell’educatività dell’istruzione → l’insegnamento di qualsiasi contenuto, unitamente al modo con cui esso è effettuato, è inevitabilmente educativo. Necessariamente sviluppa certe attitudini, capacità, valori. Non esiste quindi un’istruzione neutra: ognuno fa riferimento alla propria antropologia educativa. L’istruzione è un sottoinsieme dell’educazione, che però comprende anche azioni non di tipo istruttivo. Sulla base di questa distinzione, si fonda l’analoga distinzione tra pedagogia, disciplina che studia l’educazione, e didattica, disciplina che studia i processi educativi definiti istruzione.

Formazione

Tre accezioni diverse:

  • Dare una forma, plasmare, formare un soggetto maturo (educando informe che si adatta ai voleri dell’educatore). Forma come immagine ideale della piena maturità a cui il singolo soggetto si dovrebbe conformare per realizzare il proprio compimento. Critiche: soggetto inanimato e passivo, ruolo manipolatorio dell’educatore, assoggettamento a valori, modelli, non rispettosi della libertà e personalità dell’educando.
  • Bildung: idea di costruire, creare con l’obiettivo dello sviluppo integrale del soggetto (considera la persona in tutte le sue dimensioni, uomo come organismo complesso, ma con componenti interrelate). L’educazione intesa come cultura mira a rendere l’uomo sempre più uomo con la formazione = cultura che umanizza ed eleva, è la coltivazione di sé e dello spirito. Esso è contemporaneamente la cultura che forma e la formazione che si ottiene attraverso la cultura (rif. alla paideia greca: integra cultura e formazione). L’idea di educazione che emerge è l’acquisizione di una cultura approfondita, che può formare il soggetto dotato delle migliori qualità di sapere, saggezza, carattere.
  • Acquisizione di competenze utili a svolgere un ruolo, incarico professionale o sociale. È l’ambito dell’educazione prevalentemente rivolta agli adulti. È ciò che spesso viene anche indicato come training, formazione professionale con uno scopo ben preciso: si basa sulla necessità del mondo produttivo di predisporre di lavoratori capaci di svolgere le mansioni richieste. È una sottocategoria dell’educazione degli adulti, poiché ne esistono forme che non hanno uno scopo professionalizzante (es. corso di cucina per passione).

Addestramento

Letteralmente far diventare destri, cioè abili nello svolgimento di azioni specifiche. Prima veniva usato anche per identificare l’insegnamento professionale, oggi si usa solo nel caso degli animali e del contesto militare. Si applica in situazioni che non prevedono l’uso del pensiero, ma in cui si ritiene più utile solo un metodo di esercitazione meccanica, ripetitiva e imitativa, senza l’apporto di contributi autonomi. I militari pur essendo dotati di raziocinio, devono essere prima di tutto corpi obbedienti. Forme addestrative si trovano anche in contesti come i corsi di lingue.

Socializzazione

Può avere molti significati, le scienze umane ne parlano in modo diverso: la psicologia la descrive come il processo evolutivo attraverso cui gli individui sviluppano le competenze essenziali necessarie per costruire relazioni sociali; in pedagogia sono i processi che educano il bambino a interagire con gli altri in modo positivo → ruolo educatore che favorisce l’accrescimento di capacità di interazione = educazione alla socialità; la sociologia la vede come il processo attraverso cui un gruppo sociale cerca di far acquisire a nuove generazioni le proprie norme e valori (inculturazione) = dimensione di gruppo. In questo modo le società danno continuità a se stesse nel tempo, basandosi sulla condivisione di una base minima di principi comuni, che rispondono al bisogno di appartenenza dell’uomo e contribuiscono alla sua identità.

La socializzazione è un concetto più vasto dell’educazione, poiché comprende anche le forme di influenzamento che agiscono su un soggetto indipendentemente dall’azione educativa di chi le mette in atto o addirittura senza un soggetto educatore (es. pubblicità). Un’altra differenza è che la socializzazione si basa sui processi reali che avvengono in un certo contesto collettivo, così come sono, mentre la pedagogia anch’essa descrive i processi educativi, ma indica anche le finalità educative più meritevoli di essere perseguite, i modi migliori per educare un soggetto umano.

Categorizzazione

  • Educazione formale: esperienze formative che mandano ad una istituzione capace di rilasciare riconoscimenti della nostra carriera formativa (professionalità, progettazione, istituzionalità). Si serve di un personale addestrato al ruolo e di setting rigidi.
  • Educazione non formale: opportunità, possibilità informali, che non sono scuola e università, rispondono a bisogni specifici, non certificate. Richiede competenze ma non rientra in quella formale.
  • Educazione informale: avviene senza intenzionalità attraverso la libera relazione tra persone, usciamo dalle azioni progettate intenzionali, cambia le conoscenze, i valori e la nostra visione del mondo (es. social media, informarsi sull’attualità) → dalle cose quotidiane ai grandi eventi.

Un concetto analogo a quello di socializzazione è l’inculturazione: l’insieme di norme, valori, comportamenti di un gruppo è la sua cultura e l’inculturazione indica la trasmissione di tutto ciò e l’acquisizione da parte di un individuo. La relazione tra società e cultura è molto stretta, tant’è che trasferire cultura significa trasferire tutta la relativa struttura sociale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laura.crespi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Aglieri Michele.
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