Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

CAP 3. L’IMMAGINE DEL BAMBINO E LE SUE IMPLICAZIONI IN EDUCAZIONE

E’ importante comprendere che esiste ora una nuova immagine dell’infanzia e si riconosce

un’identità Infantile. Per educare i bambini, infatti, bisogna conoscere le loro competenze e potenzialità

per lo sviluppo e la crescita. Bisogna prendere consapevolezza che il bambino è: competente, attivo,

interattivo e protagonista della sua crescita. Le competenze e le potenzialità del bambino sono state

comprese attraverso l’osservazione dei bambini nei nidi e attraverso i lavori di ricerca. Questa nuova

consapevolezza delle competenze e dell’identità del bambino apre le porte a una nuova prospettiva

educativa e in particolare alla responsabilità dell’educatore. Le responsabilità dell’educatore riguardano:

- Il rapporto educativo tra adulti e bambini;

- Lo scambio tra educatori e genitori riguardo i modelli educativi;

- Lo scambio tra educatori e genitori riguardo alle rappresentazioni e le idee sul bambino.

Fino a non poco tempo fa, il bambino era considerato come un essere incompiuto, un piccolo

adulto che doveva essere immediatamente educato e reso completo! Questo comportava l’idea che

tutti i bambini dovessero diventare uguali. In realtà questo è un grande errore. Dunque, per educare il

bambino, più che fornire delle certezze o delle norme, bisogna dare stimoli, offrire opportunità che il

bambino può raccogliere, libero di scegliere secondo la sua natura. In realtà è importante pensare che la

diversità è bella ed è ricchezza; importante è anche l’imprevedibilità.

E’ importantissimo il CONTESTO: questo deve essere ricco di stimoli e dare molteplici

opportunità, deve permettere di fare esperienze e si realizza:

- Nel gioco libero in cui gli adulti possono inserirsi e partecipare nel gioco spontaneo del bambino e

portare il loro contributo;

- In situazioni più strutturate dove la presenza dell’educatore è più stabile.

L’importanza della MEMORIA: va sempre tenuto conto che il bambino proviene da una storia, dunque è

importante che la storia del bambino sia documentata (ad es. nel nido è importante documentare

l’ambientamento del bambino, le attività; cioè sono importanti i processi che hanno portato a certi

risultati e non soltanto i risultati). Un es. di documentazione sono i diari dei bambini, gli album

fotografici etc...

Gli interlocutori delle educatrici del nido sono sia i bambini che i genitori. Lo sviluppo dei bambini

riguarda sia i bambini che gli adulti che gli ruotano intorno (sia i genitori che le educatrici); è necessario

uno scambio continuo e reciproco tra i diversi contesti (casa e nido). Spesso, i genitori hanno delle idee

riduttive del loro bambino e lo presentano alle maestre attraverso pregiudizi che si sono fatti nel tempo,

quasi che il bambino sia così...e che loro non abbiano responsabilità in merito. L’educatrice che parla

con i genitori, invece delle capacità del bambino, di quello che realmente fa al nido, rimanda al genitore

l’immagine reale del bambino, aiuta il genitore a trovare una nuova identità genitoriale: più

consapevole, più responsabile, più forte. Dunque, il servizio educativo per l’infanzia permette ai genitori

di modificare l’immagine del bambino e di trovare una nuova identità nel ruolo genitoriale.

Essere genitori non è un ruolo naturale: non si diventa genitori per il solo fatto di avere un figlio

ma si diventa genitori ogni giorno. Il ruolo di genitori è un ruolo così impegnativo da fare a volte

dimenticare al genitore stesso di essere prima di tutto una persona: un genitore efficace è proprio colui

che si permette di essere una persona. I genitori sono presenti all’asilo nido anche ad es. nei gruppi di

genitori. Il nido diventa così un’occasione importante di confronto su esperienze e temi della

genitorialità. Nei gruppi è possibile parlare dei dubbi sull’educazione, è possibile acquisire nuovi livelli di

consapevolezza sulle proprie potenzialità. La cura e l’educazione dei bambini non è più una questione

privata ma sociale.

Cap 4. I GENITORI NELL’ASILO NIDO la società entra nella gestione del nido. La gestione del nido è

L’esperienza della gestione sociale:

fatta da parte di: educatrici, genitori, amministrazione (comune), società (quartieri). Il nido diviene così

molto vicino alle esigenze delle persone poiché la scuola non può essere separata dalla società ma ne

deve fare parte. La prima esperienza di gestione sociale del nido si è avuta nel 1971 con Bruno Ciari in

Emilia Romagna. E’ stata un’esperienza di democrazia dentro i nidi. Ciari era un seguace di Gramsci e di

Dewey e il suo intento era di formare le nuove generazione allo spirito critico. La “gestione sociale” della

scuola viene vista come un aspetto importante dell’rinnovamento della società, il cui carattere

democratico trovava delle garanzie nella ampia partecipazione. La gestione sociale, portando dentro il

nido i quartieri e l’amministrazione comunale, cioè persone occupate in politica, portava la novità di far

entrare nella gestione del nido maschi (e quindi padri). La partecipazione, inizialmente, resta però

piuttosto formale. Ma la reale partecipazione dei genitori nei nidi, insieme alle educatrici, anche su

aspetti educativi è incominciata dalla metà degli anni ‘80 (1985).

Prospettiva sistemica dello sviluppo si esprime con la teoria di Bronfenbrenner (1986)- teoria

ecologica dello sviluppo: buoni rapporti tra educatori e genitori porteranno a un buon successo

scolastico, a un buon sviluppo intellettivo e socio-emotivo anche in futuro.

Il basso livello di nascite rende importante il bisogno di sostegno psicologico e pedagogico per i

genitori. Il fenomeno del figlio unico è dovuto alle difficoltà economiche; alla iperrazionalizzazione (si

rimanda negli anni il secondo) e al peso psicologico dell’idea del secondo figlio. Piuttosto che la scelta di

non avere un secondo figlio si tratta della consapevolezza della rinuncia (si arriva al punto, rimandando,

che non è più il tempo giusto). Gli italiani non vogliono rinunciare ai figli ma vogliono limitarne il numero

anche per la difficoltà di essere buoni genitori. La nascita di un bambino pone molteplici problemi e la

maggior parte dei genitori sente di non essere all’altezza e di avere bisogno di aiuto. Si rivolgono così

alla cultura scientifica (a riviste specializzate) o a professionisti (pediatri, educatori, insegnanti). Gli

specialisti dell’infanzia, però, non vedono di buon occhio le richieste dei genitori considerandole segno

di debolezza e di delega, mentre rivelano solo il desiderio di essere buoni genitori.

L’asilo nido può diventare una risposta all’educazione familiare, attraverso l’educazione dei

genitori: si è visto che la partecipazione dei genitori migliora le relazioni con i bambini. Sono così previsti

sia momenti collettivi (assemblee), di piccoli gruppi, che momenti individuali di rapporto tra le educatrici

e i singoli genitori. L’educatrice ha il compito di rassicurare i genitori sulle loro capacità di educare il

bambino, costruire con loro un rapporto di fiducia, aiutarli a superare i sensi di colpa e a costruire una

competenza riflessiva.

Sarà importante curare già il momento dell’iscrizione in cui bisognerà curare il materiale

informativo e prevedere una visita dei genitori al nido perché i genitori possano vedere gli spazi e le

attività. Sarà prevista un’assemblea in cui saranno date le spiegazioni e, poco prima dell’inizio della

frequenza, saranno fatti dei colloqui individuali (educatrice-genitori) in appositi salottini per poter

parlare del proprio bambino e poter preparare l’ambientamento iniziale. Dovranno essere previsti degli

scambi, in modo da poter proseguire a casa attività fatte a scuola in un’ottica di integrazione (es. far

rileggere a casa, la sera, la stessa storia letta al nido). Inoltre, i genitori potranno essere coinvolti in

attività di laboratorio in orario serale per la preparazione di feste, recite etc...Particolare attenzione

dovrà essere data agli scambi con i genitori nel momento dell’entrata del mattino e in quello dell’uscita

pomeridiana, quando il genitore si aspetta un piccolo resoconto dell’attività e del comportamento del

bambino nella giornata. Un altro modo di coinvolgere i genitori è nell’attività di documentazione con

fotografie etc..che li rende partecipi dell’attività fatta in classe.

Dunque il nido diventa un luogo di educazione familiare in quanto fa uscire le famiglie dal loro

isolamento e dal loro piccolo guscio. In particolare è rilevante il lavoro dei gruppi di 15-18 genitori che si

vedono settimanalmente, per 12-15 incontri, coordinati da una educatrice esperta che farà l’animatrice

(la facilitatrice della comunicazione del gruppo), secondo la prospettiva Rogersiana. L’educatrice è però

anche un’esperta, e ciò rassicura molto i genitori che si sentiranno valorizzati nelle loro capacità e

diverranno capaci di riflettere e di acquisire consapevolezza dei propri stili educativi per arrivare a un

cambiamento. I genitori dovranno ritrovare in sé il proprio sapere, un sapere “pratico”, importante e

complementare a quello “scientifico”.

Cap 5. LA PROFESSIONALITA’ DELL’EDUCATRICE

Ormai la professionalità dell’educatrice è considerata centrale nel nostro paese. Mentre un

tempo non si teneva conto delle valenze educative ma soltanto di quelle assistenziali e di custodia (si

trattava di una specie di vice-mamma che lavorava traendo conoscenze dal suo istinto femminile), oggi è

riconosciuto un ruolo fondamentale alle competenze educative, in quanto il nido non è più per i bambini

soltanto un luogo di cura ma anche un luogo di apprendimenti. Dunque, oggi, viene data importanza alla

cultura scientifica oltre che al sapere pratico. Ecco le competenze di una educatrice:

- Competenze culturali e psico-pedagogiche (che dovrà acquisire attraverso una formazione

universitaria);

- Competenze tecnico-professionali (competenze di psicolinguistica, di educazione alla lettura per i

bambini etc..) anche attraverso i tirocini;

- Competenze metodologiche e didattiche (programmazione, verifica e valutazione, osservazione e

documentazione);

- Competenze relazionali (la personalità dell’educatrice è importante ma essa sarà aiutata a sviluppare

una sensibilità personale dal tirocinio all’interno degli asili nido): l’educatrice si deve assumere

pienamente la responsabilità della relazione d’aiuto mantenendo la giusta distanza; deve essere

incoraggiante, avere sempre una visione positiva per poter sviluppare nel bambino l’autostima e la

voglia di partecipare, sdrammatizzando gli errori e sottolineando gli aspetti positivi dei bambini; dovrà

conoscere le tecniche della comunicazione non verbale (come annuire, sedersi di fronte al bambino, toni

di voce rassicuranti) e della comunicazione verbale: ripresa ad eco o risposta a specchio

(“rispecchiamento verbale” che stimola il bambino ad esprimersi continuamente tramite la

rielaborazione di quanto ha detto, ridandogli ripetutamente la parola) e (in

la riesposizione dei contenuti

forma di completamento della frasi nelle sua riesposizione, e in forma di

espansione- parafrasi-

riesposizione del contenuto con altre parole) che fanno sentire l’altro ascoltato e incoraggiato a

continuare il suo racconto; deve avere la capacità di ascolto empatico che rassicura il bambino e lo

stimola verso l’autonomia;

- Competenze “riflessive” attraverso le quali deve comprendere le dinamiche del gruppo di lavoro in cui

vive e deve saper riflettere e fermarsi a pensare al lavoro fatto (es. il momento della documentazione è

un momento importantissimo per riflettere sul lavoro svolto, di “pensare” il bambino di cui si sta

facendo il diario; molto importante è anche l’osservazione per poter cogliere la personalità di ogni

bambino).

La formazione delle educatrici deve dunque essere particolarmente curata non solo a un livello

teorico ma anche attraverso il tirocinio (che permette di coniugare sapere teorico con saper fare

pratico) e attraverso occasioni di aggiornamento continuo durante il lavoro che permette di qualificare

continuamente la professionalità delle educatrici, arricchendola di una riflessione costante che darà

risposte significative ai bisogni dei bambini e favorirà il loro sviluppo complessivo.

PARTE SECONDA: ELEMENTI METODOLOGICI DEL LAVORO NELL’ASILO NIDO

CAP 6. LA PROGRAMMAZIONE DEI SERVIZI

Nella programmazione dei servizi bisogna comprendere l’importanza di una struttura direzionale

organizzativo-gestionale che deve avere competenze psicopedagogiche indispensabili. E’ importante la

rete integrata di servizi e sistemi in cui ad es. i servizi integrativi al nido hanno in comune la direzione e

come forma privata la gestione.

Si deve partire dai bisogni reali della comunità locale attraverso indagini conoscitive delle

famiglie residenti nella zona. E’ importante prospettare un ventaglio di offerte (es. nido + servizi

integrativi). L’integrazione riguarda non solo la diversificazione dei servizi ma anche: i percorsi di

integrazione; le figure professionali; nido -servizi integrativi -scuola dell’infanzia -scuola -politiche sociali

di sostegno all’infanzia e alla famiglia; educatori -insegnanti -operatori sociali, secondo la Legge 328 del

2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema di interventi e servizi sociali).

Per i costi è necessaria la razionalizzazione delle spese. I costi sono fondamentalmente di 2 tipi:

- approntamento e preparazione della struttura (per risparmiare è possibile anche ristrutturare immobili

oppure, quando non è necessario un utilizzo a tempo pieno, è possibile la coesistenza di più servizi nello

stesso immobile ad es. un nido e un centro giochi);

- costi del personale (lo standard dovrebbe essere 1 educatore ogni 6 bambini. E’ importante la

razionalizzazione dei turni, sia dei turni delle educatrici, che degli orari di frequenza dei bambini).

E’ importante che ci sia un’offerta differenziata e cioè plurima che permette:

- alle famiglie di orientarsi meglio;

- di utilizzare le risorse disponibili nel modo più razionale.

modalità di accesso e di utilizzo: l’importanza di informare (anche nei

La promozione dei servizi-

comuni ci devono essere persone in grado di informare in modo corretto sull’offerta dei servizi per i

bambini); la possibilità di visitare direttamente i servizi, fermo restando che l’obiettivo è quello di

raggiungere tutti i bambini e tutte le famiglie. Le graduatorie prediligono i bambini con disagio fisico e

sociale e i bambini delle famiglie che hanno difficoltà nei tempi di lavoro (però tutti i bambini

dovrebbero avere posto al nido, ad es. anche se mamma è casalinga). E’ importante che l’offerta sia

diversificata, ma stabile e continuativa (come orari, programmazione annuale e personale educativo).

è molto legata alla qualità del nido. Questa è garantita da:

La professionalità degli educatori:

formazione universitaria; aggiornamento continuo in servizio; dimensione collegiale del lavoro

educativo (lavoro di gruppo con un coordinatore organizzativo e pedagogico); importanza del lavoro con

i genitori (con ruolo attivo e valorizzato). Saranno importanti gli incontri settimanali nei piccoli gruppi di

lavoro (di ognuno dei servizi per l’infanzia) e gli incontri mensili con il coordinatore psico-pedagogico.

- La regolazione del sistema integrato dei servizi e il controllo dell’iniziativa

L’iniziativa privata

privata: dall’inizio degli anni ‘90 esistono diversi attori (pubblici e privati) nei servizi per l’infanzia. Esiste

cioè un rapporto reciproco tra pubblico (comune) e privato (cooperative sociali di educatori che possono

essere convenzionate con il comune) nella gestione dei servizi. Nei servizi gestiti dalle cooperative sociali

è necessario comunque che sia garantita: la professionalità degli educatori; la continuità nel tempo degli

stessi educatori. Il controllo delle iniziative private deve essere fatto dal pubblico (dai comuni) riguardo

sia alla struttura fisica del servizio, sia alla qualità del servizio. A questo proposito sono importanti:

viene ottenuta l’autorizzazione a svolgere un determinato servizio in quanto viene

l’autorizzazione-

raggiunta una soglia di garanzia generale per i cittadini; è qualcosa di più

l’accreditamento-

dell’autorizzazione, è una sorta di certificazione di uno standard alto di qualità ai fini dell’inserimento

dell’offerta nel sistema pubblico e che permette di avere dei finanziamenti pubblici.

Cap 7. L’AMBIENTAMENTO DEI BAMBINI

Si parla di ambientamento per indicare il periodo delicato dell’inizio della frequenza dell’asilo

nido da parte di un bambino. Nel tempo, si è lasciato il termine di inserimento, che sottolineava il ruolo

dell’adulto attivo nell’inserire il bambino, e si è passato a quello di ambientamento che sottolinea invece

il ruolo attivo del bambino. Ricordiamo gli studi di Spitz e di Bowlby che avevano sottolineato i traumi

dei bambini nella situazione di separazione forzata dalla madre (deprivazione delle cure materne- teoria

dell’attaccamento di Bowlby). Queste teorie sono alla base di posizioni estremiste di pediatri e psichiatri

che spesso sconsigliano il nido per il rischio della deprivazione precoce. In realtà, gli studi dei due autori

riguardano condizioni di deprivazione totale (ospedalizzazione, brefotrofi) e non di deprivazione parziale

e, dunque, attualmente si tende ad essere meno drastici.

Rudholf Schaffer, negli anni ‘70 e ’80, diceva che oltre alla diade madre-bambino (importante per

l’acquisizione dei schemi di interazione che permettono al b. di entrare in un rapporto cooperativo con

gli altri), per lo sviluppo affettivo, linguistico e cognitivo del bambino, sono importanti anche altri

rapporti del bambino, sia a livello familiare (fratelli, nonni) che a livello di coetanei. La socializzazione è

importante per lo sviluppo del bambino.

anche per i bambini è importante la promiscuità è cioè avere una

Il bambino competente:

molteplicità di rapporti in contesti plurimi (contestato il carattere monotropico dell’attaccamento).

Bowlby ha contribuito alla crescita qualitativa dei nidi sostenendo che per la crescita del b. non sono

importanti solo gli stimoli intellettuali ma anche le relazioni affettive. All’interno dell’asilo, inizialmente,

si è pensato all’importanza di un’unica figura di riferimento abbinata a un inserimento molto prolungato

che prevedeva per mesi la presenza di un genitore. Successivamente, si è passati al sistema di

riferimento in cui il bambino viene inserito in piccoli gruppi in cui la stessa educatrice fa da riferimento

solo per le prime settimane con una presenza molto più limitata dei genitori. In questo contesto, viene

data una grande importanza alla routine, come elemento stabilizzante e contenitivo per il bambino

(entrata, pranzo, cambio, sonno, uscita).

Ieri (10 anni fa) Oggi

-Inserimento; -Ambientamento;

-Inserimento individualizzato che prevede la -Inserimento in piccolo gruppo;

presenza della madre per lunghi tempi; -Importanza della routine;

-Tempi corti di presenza della madre.

-Educatrice come figura di riferimento; -Educatrice che fa da guida solo all’inizio;

-Nido come sistema di riferimento (relazioni con i

coetanei, con l’ambiente, le esperienze etc.).

-Si sottovalutano le competenze dei bambini; -Il bambino diventa competente;

-Lavoro individuale dell’educatrice di riferimento; -Collegialità del lavoro di cura;

-Importanza di essere un gruppo di lavoro anche

con la supervisione.

il rapporto con i genitori è molto importante.

Assemblea e colloquio con i genitori:

L’organizzazione del processo di ambientamento: a maggio- le iscrizioni; a giugno- la lista dei nomi dei

bambini; la prima Assemblea con i genitori dei nuovi iscritti; a settembre- l’inserimento preceduto dal

primo colloquio individuale con i genitori. La prima assemblea è un importante momento di

rassicurazione dei genitori in quanto vengono date informazioni sulla vita, il progetto e l’organizzazione

del nido; viene inoltre fatta fare una visita guidata del servizio. Viene comunicato il calendario degli

incontri (colloqui individuali).

Il primo colloquio: l’educatrice ascolta attentamente il genitore e lo stimola nella verbalizzazione.

L’oggetto del colloquio è il bambino. L’attitudine incoraggiante dell’educatrice si esprime tramite

l’utilizzo di alcune tecniche di natura rogersiana (“rispecchiamento verbale”- stimolazione

dell’interlocutore per farlo verbalizzare, conducendolo a parlare degli argomenti che interessano

l’educatrice; “riepilogo”- l’educatrice riassume sintetizzando le informazioni e il genitore si sente capito;

“estensione” – l’educatrice riconduce il genitore su un argomento precedentemente solo accennato;

“riflesso del sentimento”- si vuole evidenziare il sentimento che anima il genitore nel suo discorso; uso

delle pause- è importante rispettare le pause e comprendere che ne esistono di due tipi: pause di

ripensamento e pause perché non c’è niente altro da dire). Si dovrebbe evitare qualunque valutazione o

lode per non inibire o creare dipendenza.

Viene inoltre detto al quale deve avere durante la fase di ambientamento: non

genitore ruolo

deve avere un ruolo attivo (deve essere un osservatore partecipe); deve essere una presenza discreta,

non deve partecipare attivamente; deve intervenire solo su richiesta dei bambini con parole, sguardi e

gesti; non deve prendere iniziative con gli altri bambini. Il ruolo del genitore è quello di aiutare il figlio a

capire che nel nido la figura centrale è quella dell’educatrice. Nell’ambientamento, l’educatrice assume

una funzione di mediatore tra il bambino, il contesto e gli altri bambini. Nei momenti dell’entrata e

dell’uscita, l’educatrice dovrà rassicurare il genitore informandolo su ciò che il bambino ha vissuto

durante la giornata trascorsa (anche con materiale di documentazione).

Cap 8. L’organizzazione delle esperienze nel nido

gli educatori devono curare l’organizzazione delle esperienze con i

La centralità dell’ambiente:

bambini coltivando il piacere e il benessere. Importante è la contiguità (=vicinanza) del nido con le

abitazioni (da cui i bambini provengono) ma soprattutto con spazi esterni adeguati ad es. zone verdi.

Importanti ancora sono le vie di comunicazione per permettere l’accesso al nido dalle abitazioni e la

possibilità di parcheggi intorno per i genitori che devono accompagnare e riprendere i bambini. A volte, i

servizi integrativi si trovano, per ragioni economiche, in spazi che sono comuni ad altri servizi.

L’ambiente è un tema centrale nella programmazione dei servizi per l’infanzia. E’ molto

importante per la qualità. Lo spazio ha un ruolo fondamentale per la formazione del b., della sua

identità e per lo sviluppo delle sue potenzialità. I luoghi e gli oggetti infatti influenzano i comportamenti

e la vita di relazione del bambino. Il bambino riceve sicurezza da uno spazio raccolto che lo protegga da

situazioni di stress visivo o sonoro, che favorisca un rapporto ravvicinato con l’adulto. Spazi troppo

esagerati stimolano il controllo da parte dell’adulto e quindi riducono le possibilità di autonomia del

bambino. E’ importante differenziare gli spazi con arredi e materiali diversificati (spazi per movimento,

attività a tavolino, lettura, gioco simbolico, attività espressive etc). Lo spazio è un luogo familiare dove i

bambini e gli adulti si sentono in una realtà che gli appartiene. Sono necessari spazi per gli incontri con i

genitori (es. salottini appositi), quelli per i messaggi, quelli di socialità etc. Altri spazi sono quelli per il

lavoro di programmazione, per gli incontri e per preparare i materiali di lavoro dei bambini e i materiali

di documentazione per le famiglie.

Nei Centri per i bambini e i genitori i bambini partecipano al gioco e gli adulti hanno bisogno di

spazi appositi dove stare agevolmente o insieme ai bambini o in stanze separate tra loro per fare attività

tra adulti. I genitori possono condividere spazi per colloqui o incontri. Gli spazi per gli adulti non

dovranno essere separati da quelli dei bambini ma ci dovrà essere la possibilità di scambio.

il nido costituisce un’esperienza di relazione extrafamiliare regolare,

Le esperienze al nido:

continua e quotidiana. A determinare le caratteristiche e la qualità dell’esperienza contribuiscono: il tipo

di gruppo coinvolto; lo spazio e i materiali utilizzati; il ruolo degli educatori presenti. Esistono 3 tipi di

situazioni: la routine, il gioco libero, il gioco strutturato.

sono le situazioni che si ripetono quotidianamente, in maniera regolare come

Le routine:

l’entrata e l’uscita, i pasti, il cambio o la pulizia, il sonno e l’uscita. Esse costituiscono un vero e proprio

orientamento del bambino rispetto ai tempi della giornata. Sono momenti che devono essere molto

curati perché forniscono al bambino un contenimento. Si sa che i bambini padroneggiano questi

momenti in maniera molto diversa a seconda dell’età e del grado di autonomia raggiunto (es. iniziare a

mangiare in maniera autonoma, il controllo degli sfinteri, la capacità di addormentarsi da solo..). E’

necessario curare molto gli aspetti relazionali, aiutare il bambino che ancora non sa fare da solo

facendogli capire che anche se sbaglia imparerà, e imparerà anche dai suoi errori.

occupa molto tempo all’interno del nido. Si utilizzano ambienti ampi in cui il

Il gioco libero:

bambino può scegliere tra diversi giochi o attività o tra diversi compagni. L’adulto è disponibile a

interagire o su richiesta dei bambini o quando si crea troppa confusione.

richiede un ambiente più definito e organizzato per attività di piccolo gruppo

Il gioco strutturato:

o laboratori. I materiali sono selezionati in base al tipo di proposte e il gruppo è ridotto, si tratta di lavori

in piccoli gruppi. L’intervento dell’educatore è attivo, sia nel proporre l’attività, sia nel guidare i bambini

nel suo svolgimento. Bisogna fare comunque proposte aperte che lasciano spazio al contributo

personale del bambino.

Possibile organizzazione del tempo e del lavoro al nido (su 10 ore di apertura) in cui ogni

bambino partecipa in maniera variabile. Sono previste tre fasce orarie di uscita (ore 14,30-16,30-18,30).

L’organizzazione comunque deve essere flessibile e non rigida.

ORARIO ATTIVITA SPAZIO

7,30-9,30 -Entrata e ambientamento/gioco -Ingresso / salone;

libero;

-Scambio informale tra genitori e

educatrici;

9,00-9,30 -L’adulto organizza e coordina la -Sezione;

situazione (es. gioco dell’appello)

9,30-11,30 -Esperienze organizzate in piccolo -Sezione, spazi dedicati;

gruppo (es. a seconda dell’età dei

bambini);

11,30-12,00 -Cambio, pulizia personale, -In bagno, dentro o accanto a ogni

preparazione al pranzo (l’adulto offre sezione;

supporto al bambino con attenta cura

al rapporto individuale);

12,00-13,00 -Pranzo (l’adulto deve organizzare e -Sala da pranzo con i tavolini; ad ogni

coordinare la situazione mangiando tavolino c’è un piccolo gruppo con una

vicino ai bambini e aiutandoli quando educatrice;


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

15

PESO

184.18 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'infanzia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristina.luiza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Catarsi Enzo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Pedagogia della famiglia

Pedagogia della famiglia, Catarsi - Appunti
Appunto
Riassunto esame “Pedagogia della famiglia”, docente “Certini Rossella”, testo consigliato “Coppie e famiglie. Non è questione di natura” autore “Saraceno Chiara"
Appunto
Riassunto esame Pedagogia della famiglia, docente Certini, libro consigliato " La forza delle emozioni: per la cura di sé"  autore Franco Cambi
Appunto
Riassunto esame Pedagogia della Famiglia, prof. Catarsi, libro consigliato Coordinamento Pedagogico di Catarsi
Appunto