Educare al nido: Metodi di lavoro nei servizi per l'infanzia
Parte prima: Politiche educative e servizi per l'infanzia
Cap 1. Nascita dell'asilo nido
Lo Stato Italiano si è storicamente disinteressato alle istituzioni per l'infanzia, la cui gestione è stata sempre delegata ai privati (specialmente gli ordini religiosi se ne sono occupati). Nel 1850, a Milano: il primo ricovero per lattanti voluto da alcuni filantropi per i bambini abbandonati (il fenomeno dell’"esposizione").
Il primo intervento pubblico è stato fatto dal regime fascista nel 1925: ONMI - Opera Nazionale Maternità ed Infanzia - che si pone come obbiettivo il potenziamento della famiglia e della natalità tramite l’esclusione della donna dal mondo lavorativo e l’esaltazione del “misticismo della maternità” (le donne prolifiche). Norme igieniche: per avere bambini sani e forti (eugenetica); scuole di puericultura (insegnare le norme igieniche alle donne); asili nido in fabbrica (con finalità assistenziali e sanitarie).
Dopo la guerra, le donne di sinistra si battono per gli interessi dei bambini e ottengono la Legge 860 del 1950: il diritto per le donne di non essere licenziate in gravidanza, durante il congedo del parto e fino a 1 anno del bambino; Camere di allattamento nelle fabbriche con almeno 30 donne di età non superiore a 50 anni oppure Asili nido nelle adiacenze delle fabbriche con funzione assistenziale di allattamento, alimentazione e custodia per i bambini sotto 3 anni.
Seconda metà degli anni ’50: miracolo economico e sviluppo industriale (urbanizzazione); emigrazione dal Sud al Nord (le donne seguono i mariti trasferiti al Nord); famiglia nucleare; le donne vanno a lavorare in fabbrica (Milano soprattutto); aumenta il lavoro femminile; le donne chiedono dei Servizi di cura per i bambini (Scuole materne). Nel 1962 - primo governo centrosinistra: piano di costruzione di scuole materne (costruire edifici). Nel 1968 - la Legge 444 - nasce la Scuola materna statale.
Anni ’60: gestione sociale nelle scuole materne a Bologna con Bruno Ciari (pedagogo proveniente dalla Toscana) - la gestione del nido viene affidata alle educatrici, all’amministrazione comunale, ai quartieri, che, secondo Ciari, dovrebbero gestire non solo aspetti gestionali amministrativi ma anche aspetti educativi. Dopo il ’68 prendono più piede i laici e le forze di sinistra. Nel 1971, per via del movimento delle donne (contestazione studentesca + lotte sindacali delle operaie) nascono due Leggi per le donne e i bambini:
- La Legge 1204 per la Tutela della maternità: congedo retribuito al 100% del salario per 5 mesi di puerperio (donne che hanno partorito) + assenza per 6 mesi nel primo anno e assenze per malattia del bambino nei primi tre anni (non retribuite);
- La Legge 1044 - Legge Quadro: Istituzione degli Asili Nido per tutti i bambini, figli di madri lavoratrici e no che prevede la costruzione di 3800 asili nido (ne vengono costruiti solo 2000). È una Legge che prevede il decentramento: finanziamento sarà realizzato dallo Stato (Ministero della Sanità - INPS); la sua programmazione affidata alle Regioni; la gestione affidata ai Comuni e alle famiglie; la finalità: l’assistenza e custodia dei bambini. È soprattutto un servizio per le madri, per permetterle di andare al lavoro.
1970 → Legge sul divorzio; 1974 referendum sul divorzio (vince il divorzio); 1975 → Legge sulla parità tra i coniugi (viene abolito il capofamiglia); 1978 → Legge sulla libertà di abortire; 1983 → Legge sugli Asili Nido: diventano servizi a domanda individuale; le famiglie devono contribuire economicamente con una retta mensile. Si crea una contrapposizione tra: le Scuole materne statali gratuite e gli Asili nido a pagamento.
1989 → Legge 40: Lo Stato non è obbligato a dare contributi economici ai Nidi, quindi si è creata la seguente situazione: I Nidi si sono sviluppati al Centro e nel Settentrione e non nel Meridione (perché i costi sono alti). Le conseguenze: accolgono bambini appartenenti alle classi sociali più abbienti; scarsa diffusione dei nidi; lunghe liste di attesa.
Anni ’90: I nidi non sono aumentati numericamente ma sono migliorati in qualità → finalità educative (anche sulla base di nuove conoscenze sul bambino per gli studi sulla socializzazione del bambino degli anni ’80: il bambino ha bisogno di stare con gli altri bambini). I genitori sono riconosciuti come nuovi attori del progetto educativo (importanza della presenza al nido dei genitori). Scelta del nido si fa non solo per assistenza ma anche per educazione (a Reggio Emilia - Loris Malaguti) Ben presto, i nuovi bisogni sociali richiedono una trasformazione: al Nido dovranno affiancarsi altri servizi più flessibili (per orari etc..).
Cap 2. Asili nido e nuovi servizi per l'infanzia
Negli anni ‘70 e ‘80 si sviluppano i Nidi pubblici e negli anni ‘90 nasce l’offerta privata, prevalentemente in convenzione con i Comuni. Sono i Servizi integrativi quelli più flessibili rispetto al Nido: Spazio gioco (bambini fino a 3 anni: opportunità di socializzazione per 2-3 ore, per 1-3 volte alla settimana); Centro dei bambini e delle famiglie (bambini fino a 3 anni: opportunità di gioco e di socializzazione e confronto anche per i gruppi di genitori per 2-3 ore per 1-2 volte alla settimana).
1997 → Legge 285 (per l’infanzia e per l’adolescenza): Incoraggia lo sviluppo dell’offerta integrativa privata, la potenzia e la sviluppa. Successivamente, si sviluppa il servizio domiciliare: si tratta di nidi di massimo 5 bambini, con orario solo la mattina: o a casa di uno dei bambini (Nido familiare) o a casa di uno degli educatori (Nido domiciliare). Il Nido aziendale: varia ricettività, con utenza derivata dalla comunità locale altre che dalle famiglie che lavorano nell’azienda (il sedio non necessariamente dentro l’azienda).
Nel 2000 è stata fatta una riguardante l’ultimo decennio e si è trovato che: i nidi erano aumentati del 38%; i nidi accoglievano ora il 7,4% dei bambini (dal 5,8 di 10 anni prima); erano stati fatti 732 servizi integrativi al nido (spazi gioco, centri dei bambini e delle famiglie e nidi domiciliari) che coinvolgevano >1% dei bambini 0-3 anni. C’è una grande disomogeneità territoriale (i servizi crescono e si sviluppano sempre nelle aree più avvantaggiate) e i nidi hanno liste d’attesa lunghe (anche se i nidi sono aumentati la richiesta è aumentata: più c’è l’offerta e più c’è la richiesta). I servizi integrativi non sembrano avere liste d’attesa. I nidi e i servizi integrativi nascono per la maggior parte dall'iniziativa dei soggetti privati: i privati gestiscono 33,5% dei nidi e 69,1% dei servizi integrativi. La presenza dei servizi integrativi non ha ridotto la lista di attesa perché i nidi e i servizi integrativi si rivolgono ad esigenze diverse. Importante è il calendario di apertura nell’anno e l’orario nella giornata: la differenziazione è utile perché le esigenze delle famiglie sono diverse. La domanda resta insoddisfatta: dei richiedenti 1:4 non riesce ad entrare al nido (cioè il 25% dei bambini non entra al nido). Ormai è risaputa la valenza educativa del nido ed è riconosciuta anche all’estero. Vista la differente distribuzione dei servizi in Italia, è interessante notare che i servizi mancano (sono meno) proprio lì dove ci sono più bambini (al Sud) e anche più bisogni (perché i bambini sono meno abbienti). Ancora oggi è vigente in Italia la Legge 1044.
Diversità di offerta, qualità e possibilità di scelta: Dalla sua istituzione non c’è stato un aumento sostanziale degli asili nido e i nidi sono ancora insufficienti. La Legge 285 ha istituito i servizi integrativi. Le Leggi finanziarie del 2002-2003 hanno istituito fondi per asili nido e per micro-nidi nei luoghi di lavoro. Si mira sempre di più alla qualità dei nidi che dipende dalla formazione delle educatrici.
I dati relativi al calendario di funzionamento dei Nidi e dei Servizi integrativi sono i seguenti: i Nidi sono aperti più di 10 mesi all’anno, con un orario giornaliero di 8-12 ore, aperti per 5 giorni la settimana. Gli Spazi gioco sono aperti per più di 9 mesi all’anno, per 6 ore al giorno, 5 giorni la settimana. I centri per bambini e le famiglie sono aperti 8 mesi all’anno, 4 ore al giorno, non tutti i giorni della settimana (solo 2-3 giorni). I servizi domiciliari sono aperti per 10 mesi all’anno, con un orario giornaliero di 5 ore, di solito, la mattina, 5 giorni la settimana.
Cap 3. L'immagine del bambino e le sue implicazioni in educazione
È importante comprendere che esiste ora una nuova immagine dell’infanzia e si riconosce un’identità infantile. Per educare i bambini, infatti, bisogna conoscere le loro competenze e potenzialità per lo sviluppo e la crescita. Bisogna prendere consapevolezza che il bambino è: competente, attivo, interattivo e protagonista della sua crescita. Le competenze e le potenzialità del bambino sono state comprese attraverso l’osservazione dei bambini nei nidi e attraverso i lavori di ricerca. Questa nuova consapevolezza delle competenze e dell’identità del bambino apre le porte a una nuova prospettiva educativa e in particolare alla responsabilità dell’educatore.
- Il rapporto educativo tra adulti e bambini;
- Lo scambio tra educatori e genitori riguardo i modelli educativi;
- Lo scambio tra educatori e genitori riguardo alle rappresentazioni e le idee sul bambino.
Fino a non poco tempo fa, il bambino era considerato come un essere incompiuto, un piccolo adulto che doveva essere immediatamente educato e reso completo! Questo comportava l’idea che tutti i bambini dovessero diventare uguali. In realtà questo è un grande errore. Dunque, per educare il bambino, più che fornire delle certezze o delle norme, bisogna dare stimoli, offrire opportunità che il bambino può raccogliere, libero di scegliere secondo la sua natura. In realtà è importante pensare che la diversità è bella ed è ricchezza; importante è anche l’imprevedibilità.
È importantissimo il contesto: questo deve essere ricco di stimoli e dare molteplici opportunità, deve permettere di fare esperienze e si realizza:
- Nel gioco libero in cui gli adulti possono inserirsi e partecipare nel gioco spontaneo del bambino e portare il loro contributo;
- In situazioni più strutturate dove la presenza dell’educatore è più stabile.
L’importanza della memoria: va sempre tenuto conto che il bambino proviene da una storia, dunque è importante che la storia del bambino sia documentata (ad es. nel nido è importante documentare l’ambientamento del bambino, le attività; cioè sono importanti i processi che hanno portato a certi risultati e non soltanto i risultati). Un es. di documentazione sono i diari dei bambini, gli album fotografici etc...
Gli interlocutori delle educatrici del nido sono sia i bambini che i genitori. Lo sviluppo dei bambini riguarda sia i bambini che gli adulti che gli ruotano intorno (sia i genitori che le educatrici); è necessario uno scambio continuo e reciproco tra i diversi contesti (casa e nido). Spesso, i genitori hanno delle idee riduttive del loro bambino e lo presentano alle maestre attraverso pregiudizi che si sono fatti nel tempo, quasi che il bambino sia così...e che loro non abbiano responsabilità in merito. L’educatrice che parla con i genitori, invece delle capacità del bambino, di quello che realmente fa al nido, rimanda al genitore l’immagine reale del bambino, aiuta il genitore a trovare una nuova identità genitoriale: più consapevole, più responsabile, più forte. Dunque, il servizio educativo per l’infanzia permette ai genitori di modificare l’immagine del bambino e di trovare una nuova identità nel ruolo genitoriale.
Essere genitori non è un ruolo naturale: non si diventa genitori per il solo fatto di avere un figlio ma si diventa genitori ogni giorno. Il ruolo di genitori è un ruolo così impegnativo da fare a volte dimenticare al genitore stesso di essere prima di tutto una persona: un genitore efficace è proprio colui che si permette di essere una persona. I genitori sono presenti all’asilo nido anche ad es. nei gruppi di genitori. Il nido diventa così un’occasione importante di confronto su esperienze e temi della genitorialità. Nei gruppi è possibile parlare dei dubbi sull’educazione, è possibile acquisire nuovi livelli di consapevolezza sulle proprie potenzialità. La cura e l’educazione dei bambini non è più una questione privata ma sociale.
Cap 4. I genitori nell'asilo nido
L'esperienza della gestione sociale
La società entra nella gestione del nido. La gestione del nido è fatta da parte di: educatrici, genitori, amministrazione (comune), società (quartieri). Il nido diviene così molto vicino alle esigenze delle persone poiché la scuola non può essere separata dalla società ma ne deve fare parte. La prima esperienza di gestione sociale del nido si è avuta nel 1971 con Bruno Ciari in Emilia Romagna. È stata un’esperienza di democrazia dentro i nidi. Ciari era un seguace di Gramsci e di Dewey e il suo intento era di formare le nuove generazioni allo spirito critico. La “gestione sociale” della scuola viene vista come un aspetto importante del rinnovamento della società, il cui carattere democratico trovava delle garanzie nell'ampia partecipazione. La gestione sociale, portando dentro il nido i quartieri e l’amministrazione comunale, cioè persone occupate in politica, portava la novità di far entrare nella gestione del nido maschi (e quindi padri). La partecipazione, inizialmente, resta però piuttosto formale. Ma la reale partecipazione dei genitori nei nidi, insieme alle educatrici, anche su aspetti educativi è incominciata dalla metà degli anni ‘80 (1985).
Prospettiva sistemica dello sviluppo si esprime con la teoria di Bronfenbrenner (1986) - teoria ecologica dello sviluppo: buoni rapporti tra educatori e genitori porteranno a un buon successo scolastico, a un buon sviluppo intellettivo e socio-emotivo anche in futuro.
Il basso livello di nascite rende importante il bisogno di sostegno psicologico e pedagogico per i genitori. Il fenomeno del figlio unico è dovuto alle difficoltà economiche; alla iperrazionalizzazione (si rimanda negli anni il secondo) e al peso psicologico dell’idea del secondo figlio. Piuttosto che la scelta di non avere un secondo figlio si tratta della consapevolezza della rinuncia (si arriva al punto, rimandando, che non è più il tempo giusto). Gli italiani non vogliono rinunciare ai figli ma vogliono limitarne il numero anche per la difficoltà di essere buoni genitori. La nascita di un bambino pone molteplici problemi e la maggior parte dei genitori sente di non essere all’altezza e di avere bisogno di aiuto. Si rivolgono così alla cultura scientifica (a riviste specializzate) o a professionisti (pediatri, educatori, insegnanti). Gli specialisti dell’infanzia, però, non vedono di buon occhio le richieste dei genitori considerandole segno di debolezza e di delega, mentre rivelano solo il desiderio di essere buoni genitori.
L’asilo nido può diventare una risposta all’educazione familiare, attraverso l’educazione dei genitori: si è visto che la partecipazione dei genitori migliora le relazioni con i bambini. Sono così previsti sia momenti collettivi (assemblee), di piccoli gruppi, che momenti individuali di rapporto tra le educatrici e i singoli genitori. L’educatrice ha il compito di rassicurare i genitori sulle loro capacità di educare il bambino, costruire con loro un rapporto di fiducia, aiutarli a superare i sensi di colpa e a costruire una competenza riflessiva.
Sarà importante curare già il momento dell’iscrizione in cui bisognerà curare il materiale informativo e prevedere una visita dei genitori al nido perché i genitori possano vedere gli spazi e le attività. Sarà prevista un’assemblea in cui saranno date le spiegazioni e, poco prima dell’inizio della frequenza, saranno fatti dei colloqui individuali (educatrice-genitori) in appositi salottini per poter parlare del proprio bambino e poter preparare l’ambientamento iniziale. Dovranno essere previsti degli scambi, in modo da poter proseguire a casa attività fatte a scuola in un’ottica di integrazione.
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