Premessa
La qualità del nido e dei servizi per l'infanzia è andata assumendo sempre maggior importanza nel dibattito pedagogico. In questo quadro si pone anche l'attenzione per la struttura del coordinamento pedagogico e per la figura del coordinatore, considerati uno dei principali indicatori di qualità del nido e dei servizi per l'infanzia concepiti come sistema. La regione Toscana e l'istituto degli Innocenti si sono distinti per aver presentato la pubblicazione del primo "Manuale degli Indicatori". In quel lavoro viene evidenziata come determinante l'istituzione del coordinamento pedagogico, fondamentale per consentire ai servizi educativi di avere una loro continuità di esperienza e compiere un salto di qualità.
La presenza di questa struttura di tipo tecnico favorisce in maniera consistente la prospettiva dell'integrazione dei servizi per l'infanzia e di quelli educativi più in generale, unitamente al miglioramento della loro qualità d'efficienza. La definizione delle funzioni del coordinatore appare incerta e difficile poiché si fonda su competenze diversificate che si riferiscono ad aspetti fondamentali della vita del nido. Il suo impegno si profonde in direzione degli educatori, dei bambini, delle loro famiglie e degli amministratori comunali. Il ruolo del coordinatore diventa essenziale nel render chiaro che la qualità del rapporto con il bambino dipenderà anche dalla relazione che si riuscirà ad avere con i suoi genitori. Dovrà essere sua cura promuovere l'attivazione di strategie di rapporto individuale e di piccolo gruppo che consentano realmente la partecipazione delle famiglie. Il coordinatore deve stimolare e favorire la capacità progettuale dei gruppi di lavoro degli operatori, così come deve avere larga parte nell'aggiornamento professionale. Ne deriva una professionalità dai caratteri complessi e variegati.
Identità e funzioni del coordinatore pedagogico
E. Catarsi
La figura del coordinatore pedagogico manca ancora oggi di un’identità chiara e definita a causa della disattenzione del legislatore nazionale mai intervenuto in materia. Tale assenza istituzionale ha impedito di portare a sintesi le molte esperienze che sono state realizzate nel corso dell'ultimo trentennio, in primo luogo in Emilia-Romagna si è iniziato un lavoro di individuazione dei compiti e funzioni inerenti lo specifico ruolo professionale.
La mancanza di una legge nazionale ha favorito il crescere di una grande eterogeneità di esperienze e la nascita di figure diverse di coordinatore, frutto delle diverse realtà regionali. La presenza di una struttura di coordinamento pedagogico costituisce il primo degli indicatori della qualità di un sistema di servizi per l'infanzia. Il coordinatore pedagogico costituisce elemento essenziale nel processo che porta il nido d'infanzia da istituzione di tipo assistenziale a servizio di carattere educativo, in special modo per il suo apporto alla gestione e formazione in servizio del personale. Le prime figure di coordinatori pedagogici sono nate verso la metà degli anni '70 sulla scorta di nuove esigenze poste dalla nascita di asili nido.
Appartiene alla straordinaria stagione dei coordinatori d'eccezione le esperienze di Loris Malaguzzi a Reggio Emilia, Bruno Ciari a Bologna, Sergio Neri a Modena, Duilio Santarini a Forlì. Il loro insegnamento influenza positivamente le scelte dei comuni più attenti che cominciano ad avvalersi della nuova figura del coordinatore al quale viene assegnato il compito di riqualificazione dei servizi per l'infanzia attraverso la formazione degli educatori e il loro coordinamento sul territorio. Gli anni '70 costituiscono un periodo significativo nella storia dei servizi per l'infanzia in quanto si cerca di delineare e attuare progetti adatti per bambini più piccoli. Il dibattito che si sviluppa sui servizi per l'infanzia è sia politico che pedagogico poiché riguarda la diffusione del nido sul territorio ma anche le problematiche più tecniche quali quelle relative al ruolo e ai compiti dell'educatore, il coinvolgimento delle famiglie ecc.
Negli anni successivi, responsabili amministrativi e coordinatori pedagogici lavorano in maniera collaborativa per riorganizzare i servizi esistenti e per aprirne di nuovi, seguendo una linea tesa a creare servizi di buona qualità per bambini da zero a tre anni. Il coordinatore pedagogico inizia a fare la propria apparizione nell'organico degli enti locali con le funzioni di “gestione dell'organizzazione interna e del singolo servizio.” Negli anni in cui i nidi cominciano a diffondersi sul territorio nazionale, i coordinatori svolgono un ruolo fondamentale nel dare legittimità alla nuova istituzione, sensibilizzando le famiglie e l'opinione pubblica ai bisogni dell'infanzia e promuovendo un'idea di nido di qualità. Dopo diversi anni si è assistito alla stabilizzazione di quei posti e all'affiancamento dei primi coordinatori da parte di altre persone che sono state chiamate a far parte dei coordinamenti e dei servizi per la prima infanzia. Queste figure sono costituite da laureati in pedagogia o psicologia oppure semplici educatori distaccati dai servizi e formano le prime équipes di coordinamento.
Il sistema integrato dei servizi per l'infanzia
Nel corso della seconda metà degli anni '80 il paese ha cominciato a vivere un periodo di grandi trasformazioni, appare di particolare rilevanza quella relativa al calo della natalità. Questo ha prodotto mutamenti anche nell'immaginario sociale per quanto riguarda la concezione dei figli e la loro presenza nella famiglia. Il divorzio è da considerare un altro elemento di mutamento poiché ha contribuito a variare i tempi della durata della famiglia e a connotarla di diversi caratteri psicologici rispetto al passato. Elemento di grande rilevanza è poi stato dato dall'incremento dell'istruzione che ha contribuito a modificare il ruolo e l'immagine della donna. Lo sviluppo di questi fenomeni ha caratterizzato anche l'evoluzione dell'atteggiamento della coppia nei confronti della procreazione. Dall'interazione di questi elementi si è avuta la forma attuale di famiglia con rinnovati bisogni sociali a cui dare risposta.
Ciò ha comportato anche la necessità di pensare a servizi diversi dai nidi tradizionali, la cui rigidità gestionale non consentiva più di dare risposte efficaci ai nuovi bisogni di cura delle famiglie. La necessità di provvedere all'apertura di nuovi servizi per l'infanzia nasce anche da altre ragioni tra cui la necessità di aumentare posti a disposizione dei bambini. In particolare le donne maturano la percezione dell'importanza dei servizi per l'infanzia grazie anche al loro livello d'istruzione. In questo contesto viene rilanciato anche l'interesse per la figura del coordinatore pedagogico visto che la gestione delle “nuove tipologie” pone l'esigenza di nuove soluzioni di tipo pedagogico. Il compito di coordinamento diviene più complesso.
Pubblico e privato nella gestione dei servizi
La riflessione sul ruolo del coordinatore è inoltre andata complicandosi ulteriormente in quanto si è aperto un nuovo spazio per soggetti, quali le cooperative sociali, che hanno una maggiore possibilità di utilizzare in maniera flessibile le risorse umane di cui dispongono. Il privato sociale è facilitato, rispetto all'ufficio dell'ente pubblico, nell'organizzazione del personale e quindi ne può anche derivare una maggiore economicità di gestione, assicurando comunque un livello qualitativamente alto dell'intervento. Questo quadro rinnovato apre nuove possibilità al rapporto convenzionale e collaborativo tra ente pubblico e privato sociale nella gestione dei servizi alla persona. Il ruolo dell'ente locale deve essere quello di indirizzo e controllo e che anche gli interventi del privato sociale potranno essere espletati in maniera qualificata ove anche l'ente locale mantenga una propria responsabilità gestionale e stimoli in questo modo il confronto e un sano spirito di emulazione.
La presenza dell'ente pubblico infatti costituisce uno stimolo costante perché anche il privato mantenga un'attenzione puntuale per gli aspetti qualitativi. Il rapporto tra pubblico e privato sociale è di integrazione e questo processo implica nuove responsabilità per le strutture di coordinamento in quanto si pongono nuove necessità relative all'identificazione dei requisiti che le cooperative e i privati in generale devono avere per essere autorizzati all'apertura dei servizi per l'infanzia. Appare sempre più evidente la necessità dei comuni di poter disporre di tecnici qualificati per esercitare realmente le funzioni di indirizzo e di controllo.
Coordinamento pedagogico e cultura organizzativistica
La presenza della struttura di coordinamento pedagogico è stata da sempre indicata come essenziale al fine di promuovere la qualità del nido. La presenza di questa struttura di tipo tecnico favorisce la presenza all'interno del gruppo del personale di quella tensione intellettuale che è alla base dello “star bene” degli operatori e quindi dell'efficienza del servizio. Compito fondamentale del coordinatore è quello di favorire il gruppo di lavoro dei singoli asili nido. È pertanto utile che il coordinatore approfondisca la conoscenza delle tecniche di comunicazione, in modo da favorire una corretta interazione degli adulti all'interno del gruppo di lavoro. Il buon funzionamento di quest'ultimo è alla base di una reale qualificazione dell'asilo nido poiché si fonda in primo luogo sul superamento di una concezione individualistico-privatistica dell'educazione e risponde in secondo luogo all'esigenza di rendere veramente democratica la conduzione della struttura formativa.
Vengono ancora più valorizzate le specifiche competenze di cui i singoli educatori sono portatori, che così possono essere messe a disposizione dei colleghi poiché il “collettivo” o gruppo di lavoro, deve poter operare in maniera collegiale e collaborativa. Laura Restuccia Saitta: “lavorare in collettivo comporta la disponibilità al confronto con l'altro, il rientro delle proiezioni, la maggiore consapevolezza di sé e dei propri modelli culturali, il superamento dei pregiudizi ideologici e delle loro convinzioni”.
La complessità di lavorare in un gruppo può far scattare “meccanismi di difesa” a livello inconscio che spesso rendono apprensivo il soggetto. Mettere in discussione i propri convincimenti non è molto facile e molto più difficile è superarli, abbandonando le certezze e le sicurezze a cui, di solito, si è fatto riferimento. Si possono avere atteggiamenti di rifiuto del collettivo, che possono avere alla base motivazioni di tipo intellettualistico, culturale e psicologico. Nel primo caso il collettivo viene dichiarato uno strumento opprimente, che ostacola l'esplicitarsi della propria spontanea originalità e della propria specifica individualità. L'altro meccanismo di difesa che si può sviluppare è quello di ritenere di non avere nulla da imparare da altri ritenuti culturalmente inferiori. Infine il rifiuto di tipo psicologico si riscontra quando si addossa esclusivamente agli altri la responsabilità di non voler confrontarsi o dialogare.
Diversi quindi sono gli ostacoli che possono influenzare negativamente il collettivo. Anche per questo la figura del coordinatore diventa essenziale poiché egli è determinante nell'attivazione del gruppo in virtù della sua conduzione e della sua funzione di leadership. Laura Restuccia Saitta afferma che: “la posizione di colui che coordina il gruppo si può definire centrale per cui si richiede una competenza non solo pedagogica ma anche una capacità di gestire i gruppi di lavoro sul piano dei contenuti, delle relazioni, delle comunicazioni interpersonali che si elaborano nei collettivi. Compito del coordinatore è anche quello di stimolare la riflessività degli educatori in modo che riescano a categorizzare il più possibile le loro esperienze, promuovendola al rango di pratica professionale. La figura del nuovo coordinatore è indispensabile per guidare e sostenere il gruppo nelle scelte al fine di migliorare il progetto educativo del servizio. Il nuovo coordinatore non corrisponde più solo all'immagine di colui che prende decisioni ma corrisponde all'immagine del “facilitatore” che rende il collettivo più responsabile e orientato al lavoro cooperativo. Tale risultato tra l'altro appare essenziale ai fini della qualificazione del rapporto virtuoso che deve essere promosso tra qualità del nido e contenimento dei costi.
Il progetto educativo e la documentazione
La funzione più caratterizzante del coordinatore pare però essere quella di stimolare e favorire la capacità progettuale dei gruppi di lavoro degli operatori, messi in condizione di elaborare “il progetto educativo”, quel documento che orienta la complessiva esperienza del nido. Pare essenziale che il coordinatore collabori con gli educatori alla costruzione dei significati educativi impliciti nell'esperienza quotidiana che i bambini vivono al nido. Ogni educatore ha la responsabilità di interrogarsi sul significato che hanno le sue azioni nei confronti dei bambini, dei colleghi e delle famiglie. Un educatore che riflette e si pone delle domande sul suo operato, non lascia nulla al caso e si pone il problema della propria responsabilità educativa.
Ada Cigali afferma che essere responsabili significa ri-significare, interrogarsi sul significato che le nostre azioni quotidiane hanno con i colleghi, i bambini e i genitori. Questo tipo di atteggiamento, attento a dare significato a tutti gli elementi costitutivi del servizio, partendo dai bambini fino ad arrivare agli spazi e ai materiali, è il senso del progetto. Ancora la Cigali afferma: “ogni progetto, sia su un singolo bambino che su un gruppo, sugli educatori ecc.., prende sempre le mosse da una domanda, quindi da una ricerca di significato”.
Progettare significa avere un pensiero progettuale curioso, in quanto si pone domande, e proprio per questo pone l'obbligo di osservare la realtà nella quale ci troviamo a vivere, per trovarvi spunti ulteriori. Il pensiero progettuale viene definito coinvolgente poiché nasce da più menti e ne prevede il coinvolgimento, coinvolgendo più punti di vista. Un progetto ha infine bisogno di consapevolezza che garantisce la possibilità di una verifica del progetto e non lascia nulla al caso. La realizzazione di qualsiasi progetto necessita di osservazioni scritte che facciano riflettere e lascino memoria del progetto elaborato. La competenza pedagogica del coordinatore dovrà poi favorire e stimolare la capacità di rileggere i prodotti dell'attività educativa, sollecitando il gruppo di lavoro a documentare le proprie attività ed esperienze in modo che possano diventare patrimonio comune. Un'attenzione puntuale per la documentazione è poi importante come gratificazione delle educatrici.
Il coordinatore e l'educazione familiare
La produzione di materiale documentario concorre ad alimentare il carattere sociale del nido e a promuovere il suo continuo rapporto con la comunità locale; serve anche a risaldare la relazione tra educatrici e genitori. Ecco allora che il coordinatore pedagogico può svolgere una funzione determinante nella programmazione delle diverse tipologie relazionali, che prevedono momenti collettivi e di piccolo gruppo ma anche occasioni di incontro individuale tra educatrici e genitori. Dunque il nido si presenta oggi come un'opportunità formativa anche per i genitori. Ma il nido e i nuovi servizi per l'infanzia possono oggi fare un salto qualitativo ulteriore ponendosi l'obiettivo di favorire la diffusione di una nuova cultura genitoriale. Infatti, specialmente i nuovi servizi mirano in gran parte a dare risposta anche al bisogno di supporto psicologico espresso da parte dei genitori.
Il coordinatore e la formazione in servizio del personale
Fattore molto importante riguarda l'impegno del coordinatore sul piano dell'aggiornamento del personale, strumento essenziale per promuovere la reale qualificazione dell'asilo nido e dei servizi per l'infanzia. Ciò avviene se gli interventi formativi vengono organizzati con caratteri e orientamenti assai diversi dai tradizionali, alimentando al contrario una prospettiva diversa, di vera e propria “formazione in servizio”. La formazione in servizio deve certo sostanziarsi in un solido ancoraggio alla teoria e ai risultati delle ricerche più recenti nei diversi campi del sapere e della psicologia dello sviluppo, ma al contempo deve porsi l'obiettivo di una loro utilizzazione nella quotidianità didattica. Questo comporta anche l'adozione di nuove modalità organizzative che non possono più basarsi solo sulla lezione frontale, che può caratterizzare il momento iniziale dell'intervento formativo.
Anche il ruolo dell'“esperto” esterno viene a modificarsi: non più tanto e solo docente quanto, e più produttivamente, consulente di esperienze che intendono contribuire alla diffusione dell'innovazione pedagogica e organizzativa. È evidente quindi l'estrema utilità di una riflessione sulle modalità della formazione in servizio, per definirle le caratteristiche ottimali. Risulta dunque importante l'aggiornamento e la necessità di una continuità temporale di esso.
Appare anche opportuno che le esperienze di formazione in servizio siano condotte nella prospettiva della ricerca-azione che consente di coinvolgere direttamente gli educatori e favorisce l'aggiornamento delle loro competenze. Le sue caratteristiche rendono la ricerca azione particolarmente adatta al cont...
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