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tempi di conoscenza non predefiniti dall'esterno ma autoregolati dalle competenze possedute

individualmente e dal moltiplicarsi delle opzioni derivanti da un esperienza condivisa tra i pari e con

l'adulto..

Il confronto sul linguaggio utilizzato, sul vocabolario che individualmente e nel gruppo si utilizza

per descrivere ciò che si osserva, è una sorta di indicatore relativo ad alcuni elementi importanti:

- Il linguaggio racconta le aspettative degli educatori rispetto alle potenzialità del bambino e alla

corrispondenza tra aspettative e cornice progettuale che si traduce in esperienze organizzate

- La coerenza del linguaggio utilizzato nel gruppo evidenzia il livello di coesione o distanza non solo

nell'interpretazione del ruolo ma anche nei riferimenti teorici che sono stati fatti propri nell'elaborazione

del progetto.

- La ricchezza del vocabolario che viene utilizzato misura anche la ricchezza dello sguardo e il livello

d'interesse rispetto a ciò che viene osservato.

- La capacità di rappresentazione anche critica delle esperienze condivise può dare al coordinatore un

indicazione importante sulle possibilità di mettere in discussione alcuni ambiti del progetto, limitando il

rischio di una frustrazione professionale eccessiva ma interpretandolo in termini costruttivi.

- Il linguaggio veicola significati segnalando punti di forza e di debolezza delle rappresentazioni delle

pratiche e della conseguente riflessione, consente al coordinatore di individuare su quali ambiti sia

necessaria un azione di potenziamento delle competenze in termini formativi e di aggiornamento.

Alimentare la capacità riflessiva di un gruppo di lavoro in ambito educativo può significare per il

coordinatore, rileggere insieme l'esperienza documentata, sostenendo un elaborazione nuova e diversa

dalle esperienze rappresentate, inducendo perturbazioni che possono sollecitare l'apertura di nuovi punti

di vista, capaci di mettere in discussione consuetudini forti ma incapaci di rispondere a esigenze nuove e

diverse che bambini e famiglie possono portare all'interno dei servizi. La valutazione va interpretata

prima di tutto come valutazione dell'adeguatezza della proposta . Si assiste talvolta a una frettolosa

valutazione. La valutazione sistematica dell'esperienza realizzata all'interno del progetto consente di poter

valutare progressivamente la congruenza delle ipotesi di lavoro con il livello di partecipazione dei

bambini e il loro interesse, intervenendo con azioni di ri-orientamento o confermando contenuti e

modalità previste. La valutazione finale di un progetto si compone pertanto di una lettura complessiva

sulla significatività delle esperienze proposte per il gruppo di bambini coinvolti e di valutazioni

individuali. La valutazione deve fare riferimento anche a quanto il progetto ha saputo motivare gli adulti

che lo hanno attuato. É una buona qualità dei progetti la flessibilità (anche per gli educatori) e la capacità

di rimodellamento.

La relazione con le famiglie: come condividere l'esperienza attraverso strumenti e

linguaggi diversi per la documentazione.

Il coordinatore possiede la responsabilità di presidiare la coerenza complessiva della

comunicazione verso le famiglie e dell'efficacia degli strumenti utilizzati rispetto agli obiettivi, il

riferimento alla documentazione nella relazione con le famiglie può essere affrontato rispetto ad almeno

due diversi livelli:

1. La documentazione che supporta le azioni informative e di promozione del servizio, rivolta quindi

all'utenza potenziale, ovvero tutte le famiglie con bambini in età 0-3 e alle coppie in attesa

2. La documentazione che sostiene la condivisione del progetto educativo e lo scambio continuo sulle

esperienze, anche per il sostegno alla genitorialità.

Nel primo caso si riconduce alle funzioni del coordinatore la responsabilità di predisporre e

aggiornare il materiale informativo sulla rete dei servizi e sul complessivo progetto educativo attuato nei

servizi, individuando procedure efficaci a far giungere alle famiglie le informazioni sugli aspetti relativi

all'offerta diversificata dei servizi, alle modalità di accesso, al sistema di compartecipazione.

Nel secondo punto è fondamentale il ruolo del coordinatore rispetto al presidio sulla qualità della

documentazione rivolta alle famiglie e sulla scelta degli strumenti documentali.

É necessario che sia promossa dal coordinatore una riflessione rispetto a quale tipologia di

documentazione viene utilizzata nel rapporto con le famiglie, con quali obiettivi e quali sono i tempi e le

modalità per la condivisione del progetto attraverso l'utilizzo dei vari strumenti di documentazione: I

pannelli documentali presenti nel servizio hanno l'obiettivo di raccontare alle famiglie l'organizzazione

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del contesto educativo che li accoglie, di sostenere la comprensione del progetto e quindi la sua

condivisione. Attraverso i pannelli è possibile raccontare alle famiglie le esperienze che i bambini

condividono nel servizio e sollecitare la loro curiosità verso un approfondimento sul significato e il valore

di ciò che i bambini sperimentano al nido. La documentazione scritta e fotografica viene utilizzata nelle

diverse occasioni di incontro con le famiglie, è definita in via preliminare attraverso la scelta degli

strumenti di documentazione adottati nei servizi, rispetto ai quali il coordinatore promuove un confronto

permanente, soprattutto nel contesto del gruppo di coordinamento ma anche attraverso un monitoraggio

periodico delle osservazioni prodotte dal personale per valutare l'adeguatezza. Il materiale video richiede

un attenzione anche maggiore poiché è uno strumento potente dal punto di vista comunicativo, ma anche

insidioso; richiede competenza tecnica e una buona capacità di selezionare le immagini coerenti con i

significati che si intendono veicolare. Infine il diario, che accompagna ogni bambino in uscita dai servizi,

con l'obiettivo di restituire alla famiglia il percorso evolutivo e il valore delle esperienze realizzate.

La documentazione finalizzata agli aspetti di organizzazione, gestione e controllo di

gestione

La documentazione della quale il coordinatore ha la responsabilità riguarda prevalentemente la

predisposizione di atti e allegati tecnico-amministrativi e gestionali. Nella programmazione annuale la

definizione del quadro organizzativo del sistema dei servizi richiede l'elaborazione di una serie di

documenti che costituiscono gli allegati alla delibera di organizzazione. Questa documentazione

costituisce la base alla quale fanno riferimento tutte le successive procedure. Un aspetto che richiede di

essere opportunamente documentato riguarda il lavoro finalizzato all'integrazione tra le diverse forme di

gestione dei servizi. La relazione con i servizi privati si attua nel tempo con azioni che dovrebbero

rispecchiare non solo l'esercizio del controllo sul mantenimento dei requisiti, azioni documentate tramite

l'adozione di schede di valutazione ma anche tramite un accompagnamento nell'elaborazione

qualitativamente alta del progetto e della sua documentazione da condividere nell'ambito del

coordinamento generale dei servizi.

Infine l'impegno richiesto del controllo di gestione, ovvero il presidio sui costi del servizio,

richiede l'adozione di strumenti documentali e di sintesi in grado di rappresentare, il costo-bambino nelle

diverse tipologie di servizio attivato. La relazione con il settore finanziario è centrale per garantire la

disponibilità della documentazione relativa al bilancio annuale di previsione e dei dati di consuntivo.

Cap.5: IL COORDINATORE PEDAGOGICO TRA GRUPPO EDUCATIVO E FAMIGLIE

(Lilia Bottigli)

Il coordinatore pedagogico ha da subito svolto la funzione di tutoraggio, accompagnamento nella

riflessione sull'agire il ruolo professionale dei singoli educatori e dei gruppi di lavoro. “Tutore del gruppo

educativo, il coordinatore pedagogico lo rappresenta, rappresenta il servizio che il gruppo conduce perchè

è soprattutto suo il compito di far emergere, far leggere prima di tutto alle famiglie, la cultura dell'infanzia

che quel servizio sottende e promuove. Ruolo intermedio, in continua interazione con l'altro dentro

l'organizzazione complessa che presiede e presidia i servizi educativi dell'infanzia, intreccia competenze

gestionali per l'organizzazione del servizio e del lavoro con le capacità relazionali di offrire e offrirsi

come luogo stabile che contiene (difficoltà, ansie, paure.. di educatori) e sostiene (la riflessione, il

confronto..) favorendo l'accesso a informazioni e conoscenze e gestendo la dinamica del gruppo di lavoro.

Il coordinatore deve saper leggere l'altro, cercare di farlo esprimere autonomamente; deve essere un

professionista competente nelle relazioni che sa ascoltare, va incontro agli altri con umiltà, sa interrogarsi,

sa problematizzare. Esperto in relazioni, deve essere in grado di riconoscere nel gruppo di lavoro la

distintività di ognuno, i talenti e le risorse, i limiti e le difficoltà, far emergere, far riconoscere, far

interagire. Anche per questo il coordinatore pedagogico deve avere ed offrire riferimenti teorici plurimi

che permettano una più ampia lettura delle situazioni.

Il coordinatore pedagogico, primo riferimento per la qualità delle relazioni con le famiglie, ne è

spesso anche il mediatore. Per entrare davvero in interazione con il sistema delle relazioni familiari,

occorre comprendere il senso di ogni famiglia, funzionale a un determinato insieme di condizioni

psicologiche, sociali e culturali delle persone che la compongono e al contesto in cui vivono.

Spesso, i gruppi educativi si sentono emotivamente stretti tra due poli, istituzioni e famiglie, di

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frequente vissuti come un “nemico” bifronte funzionale a sostenere la dinamica della scissione

buono/cattivo che conduce il gruppo ad attribuire all'esterno a se le difficoltà e gli insuccessi della

gestione del servizio e delle relazioni educative. In questa dinamica, il ruolo intermedio del coordinatore

pedagogico può interrompere il flusso delle reciproche rivalità e agire come i prismi di Newton, per

scomporre, ricomporre e fare incontrare i diversi punti di vista. In questo modo il coordinatore

pedagogico può emergere come punto di vista terzo, esterno ma non estraneo, a sostegno delle

trasformazioni in area intermedia di significati condivisi che permette a soggetti diversi di stabilire

relazioni e stringere alleanze. Il coordinatore pedagogico assume, in questa dinamica, il ruolo di “custode

di confine”(assumendo la rappresentazione di ogni sistema) e, insieme paradossalmente, di primo

valicatore (attivando continue possibilità per contaminazione e aperture di senso).

Il concetto di clima rimanda a un approccio interattivo derivato dagli scambi comunicativi tra le

persone che lo condividono e, insieme a quello di fiducia, delinea per la coordinatrice l'importante

funzione di sostegno nell'apertura degli uni verso gli altri in forma autentica, fuori dal gioco delle parti,

intriso di atteggiamenti difensivi in cui spesso si esauriscono le relazioni sociali. La coordinatrice si pone

come garante della libera espressione di ognuno che è prima di tutto espressione delle relazioni emotive

immediate degli uni verso gli altri, ma anche di ognuno verso se stesso. Il clima che la coordinatrice

ricerca è quello in cui si fa prevalere la sicurezza affettiva in cui si promuove l'affermazione di ognuno e

si accettano le differenze individuali e di ruolo. Avere fiducia implica riconoscere all'altro affidabilità e

responsabilità, porre i presupposti migliori per far emergere nuove soluzioni ma soprattutto nuove

direzioni al confronto sul progetto educativo di ogni contesto. Nelle situazioni di conflitto tra servizio e

famiglia, il coordinatore pedagogico può riconoscere e far allontanare, le educatrici ma anche i genitori,

dagli atteggiamenti difensivi.

Affinché il coordinatore pedagogico possa svolgere a pieno il proprio ruolo, è necessario che i

genitori sappiano del suo far parte, del servizio educativo, che ne avvertano la presenza significativa fin

dal primo momento di presentazione del servizio e che la significatività percepita si rinnovi nel tempo.

Per il coordinatore è necessario partecipare, soprattutto nelle fasi iniziali di programmazione e

progettazione, all'accoglienza, osservare le fasi dell'ambientamento dei bambini (e delle famiglie) e,

periodicamente co-partecipare ad alcuni incontri tra educatori e genitori, condividere la progettazione

della documentazione. La reciproca frequentazione può favorire al coordinatore di essere riconosciuto

dalle famiglie nella posizione di esterno ma non di estraneo. Consente inoltre di nutrire la funzione

“ponte” che stabilisce il rapporto tra due contesti educativi separati e diversi, così come l'aspettativa, da

parte delle famiglie, di consulenza e dialogo rispetto a quei bisogni complessi, a volte anche confusi e

difficili da comunicare agli educatori.

Per essere efficace, l'intervento del coordinatore pedagogico con il gruppo educativo e con le

famiglie, si deve inserire in un giogo di matrioske in cui ogni bambola, uguale e diversa insieme, contiene

ed è contenuta in uno scambio di misure e rapporti che sembrano rappresentare l'infinita possibilità di

inclusione nella coerenza e che possono richiamare la “madre-ambiente” di Winnicot. Il

“matrioskamento” può garantire il necessario contenimento, la reciprocità e le necessarie possibilità di

riflessione e mediazione anche al coordinatore pedagogico che non può essere un tuttologo allo sbaraglio,

pur dovendo intrecciare competenze psico-socio-pedagogiche e gestionali-amministrative nella

complessità del servizio educativo dell'infanzia, che rende difficile, tracciarne le linee di confine.

Il coordinatore pedagogico non può farsi carico della definizione delle regole ne delle sanzioni che

derivano dalla loro violazione. All'interno di un sistema che assume come prioritarie le finalità educative

dei servizi dell'infanzia, può invece svolgere una funzione formale e formalizzata, di consulenza per la

definizione di assetti organizzativi e procedurali che favoriscono la realizzazione del progetto pedagogico.

Cap.6: IL COORDINATORE PEDAGOGICO E LA CONTINUITA’ EDUCATIVA

( Barbara Biagioni)

Sembra ormai essere patrimonio comune sia l'idea di sviluppo della persona come processo

progressivo che persiste per tutta la vita, sia il considerare quale motore di questo processo l'interazione e

la relazione con più partner, compreso il contesto storico-culturale. Se funzione rilevante hanno gli

attributi psicologici di ogni persona, altrettanto importanti sembrano essere le determinanti culturali,

all'interno delle quali i tratti distintivi di ciascuno si esplicitano e attivamente compartecipano alla

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conferma/innovazione, continuità/discontinuità delle regole e degli stili, nonché degli atteggiamenti

comportamentali di una società. In questa prospettiva, i processi di crescita, comunicazione, formazione e

in-formazione, si dispongono lungo un continuum, caratterizzato da circolarità, in cui tutto concorre a

determinare la qualità del contesto di crescita. Prendendo spunto dall'analisi di Gregory Bateson, qualsiasi

sistema biologico, comprese le persone, è considerato sistema autocorrettivo, fondamentalmente

conservativo. Il sistema autocorrettivo dell'essere vivente uomo, integrato con quello culturale esclusivo

della nostra specie, tende si a conservarsi nel suo equilibrio, a mantenere la propria visione del mondo e

della realtà, ma è altrettanto capace di accogliere in se il cambiamento e adattarsi ad esso in modo attivo,

partecipato, innovativo.

La logica della continuità richiede l'utilizzo di strategie educative non sbilanciate a vantaggio di

una sola delle componenti in gioco. Parlare di continuità implica promuovere la ricerca di un

atteggiamento che consenta al bambino di provare a costruire elementi di raccordo tra la conservazione

degli equilibri e il cambiamento, a legare l'ordinario e lo straordinario, a valorizzare la quotidianità, quale

substrato necessario per affrontare ciò che ci è sconosciuto. La continuità educativa è da considerarsi la

scelta di un atteggiamento pedagogico teso a costruire eventi educativi attenti ai diversi bisogni di tutti i

suoi fruitori, attraverso l'organizzazione di un contesto che orienti e sostenga lo sviluppo della personalità

mediante regole negoziate e comuni: orientarsi verso la reciprocità educativa, la comune ricerca-azione,

in cui ciascun sistema-persona assume valore se parte integrante di una situazione dinamica di

condivisione delle esperienze, di vissuti in gruppo.

Cap.7: IL COORDINATORE E LA FORMAZIONE IN SERVIZIO DEL PERSONALE (Erminia

Ficorilli)

Possiamo considerare la formazione in servizio del personale educativo come una delle più

produttive forme di investimento. La formazione in servizio assume una qualità che la porta oltre la

predisposizione di occasioni formative per farsi funzione stabile, saldamente incardinata nel sistema

educativo; la comunità che educa è una comunità costantemente ancorata al presente, consapevole e

responsabile della propria storia e proiettata nel futuro, comunità che non può cristallizzarsi nella forma,

che si confronta con la complessità dell'esperienza. Nidi e scuole d'infanzia appaiono come gruppi con

storia, portatori di identità culturale e organizzativa. Sono espressione e al tempo stesso veicolo di una

rete di significati e valori correlati all'idea di crescita e di futuro della comunità di cui sono parte. Il

gruppo di lavoro, condividendo l'orizzonte culturale e i valori che lo impregnano, contribuisce in modo

implicito ed esplicito a tessere la storia del singolo servizio, storia che tende a sedimentarsi in una forma

narrativa e in un linguaggio originale.

Alcuni parametri di qualità della formazione in servizio

La formazione in servizio risulterà tanto più efficace quanto più si presenterà con le seguenti qualità:

-Diversificata: Articolata in una serie di occasioni e percorsi

-Organica e coerente: coordinata negli obiettivi e nei contenuti inserita in un quadro di valori in grado di

tenere uniti aspetti educativi e organizzativi, attivando connessioni e rispondere ai bisogni di crescita.

-Continua: Formazione intesa come manutenzione culturale.

-Partecipata: Capace di collocarsi nell'area del desiderio, della passione educativa, della speranza,

motivazione.

-Trasversale: Ispirata a una logica di rete tesa sempre a tessere fili e intrecciare nodi.

-Graduale: Che tenga conto dei tempi necessari all'elaborazione dell'esperienza e della fatica che

comporta il crescere dal di dentro.

-Innovativa: situata nel tempo e nello spazio, rivolta al futuro ma impregnata della memoria del passato.

-Provocatoria: Capace di indurre nel percorso professionale la curiosità e la sfida.

-Diffusa: Capace di permeare ogni momento dell'esperienza professionale in un circolo virtuoso che vede

ricorsivamente legati esperienza e riflessione sull'esperienza.

Coordinatore e formazione in servizio del personale

Il coordinamento pedagogico può essere visto come una struttura organizzativa che occupa

all'interno del sistema dei servizi educativi di un ente, una posizione nodale. Il coordinatore pedagogico

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appare come una figura cardine capace di fare da cerniera tra i molti soggetti a diverso titolo coinvolti

nella vita dei servizi all'infanzia. All'interno di questa rete di relazioni il coordinatore porta attenzione e

azione all'interno di più campi relazionali; ciononostante il coordinatore dovrà tenere presente la

complessità dell'insieme in cui agisce.

Il concetto di perturbazione dei sistemi umani descrive efficacemente tutte le pratiche associate

alla dimensione formativa i cui esiti, seppure attesi e progettati in forma partecipata, non possono mai

esser dati per scontati. L' input formativo, se efficace, produce una riorganizzazione di tutto il sistema

innescando un processo di cambiamento il cui corso non può essere previsto nel particolare. La teoria dei

sistemi complessi afferma che i processi di cambiamento seguono un evoluzione imprevedibile,

contingente, non decidibile se non facendo andare il sistema.

Coordinatore e formazione in servizio: campi di attenzione nella relazione con il personale

educativo

Il coordinatore rappresenta quell‘elemento del sistema al quale istituzionalmente è affidata parte

delle responsabilità inerente la qualità dell'offerta formativa. Il coordinatore mette in campo le proprie

risorse professionali rivolgendo azione e attenzione a quelli che ritiene essere, in coerenza e in accordo

con le finalità dell'ente di cui è parte, i vertici della qualità educativa. Si impone come uno dei più

significativi il nodo della formazione in servizio del personale educativo dei servizi dell'infanzia.

Il coordinatore avrà quindi cura di svolgere le seguenti azioni:

-introdurre stimoli che presentino un grado ottimale di divergenza dalle strutture di significato condivise e

consolidate nel gruppo, dando luogo a una restituzione originale all'interno del proprio sistema di principi.

-Saper raccogliere gli esiti casuali dei processi di formazione. Può essere interessante prendere in prestito

il concetto di spandrel, richiamato da Serrelli a partire dall'utilizzo in campo biologico che ne fanno

Stephen Jay Gould e Richard Lewontin. Gli spandrel , termine derivante dallo strumento di misurazione

consistente della spanna, sono spazi bidimensionali che avanzano come le superfici verticali tra gli scalini

di una scalinata, o gli spazi triangolari tra una serie di archi. Spesso tali spazi vengono usati da artisti e

architetti, tanto da farli sembrare li apposta per quello ma ciò non toglie il loro carattere di effetto

collaterale di una scelta architettonica. Quando portiamo un intervento formativo in un gruppo di lavoro,

dobbiamo essere consapevoli che se l'input è adeguato alla capacità di elaborazione del sistema, esso si

tradurrà in una perturbazione che indurrà l'intero sistema a modificare il proprio equilibrio. Quanto di

casuale può emergere nelle fasi di riorganizzazione del sistema, può costituire un inaspettata risorsa

preziosa.

-Porsi in un atteggiamento di ascolto, consapevoli che, perché gli elementi di novità assumano qualità di

informazione, vi è la necessità che qualcuno li ritagli dallo sfondo. É importante che il coordinatore

mantenga viva la capacità di lasciarsi sorprendere dal nuovo che emerge, talvolta inatteso, dai processi

formativi.

-Valorizzare gli apporti individuali, all'interno di un contesto connotato da un clima relazionale che

favorisca i processi meta-cognitivi e contaminazione tra punti di vista, anche quando questi si presentano

sotto forma di pregiudizi

-Sapere dare senso agli eventi mancati poiché ciò che non è detto, fatto ecc.. può avere senso in un

contesto.

-Promuovere la stabilità come processo: Stabilità non come stasi ma come un insieme di processi

mediante i quali, il soggetto, attivamente, tende a mantenere uno stato di cambiamento che garantisca il

persistere di alcune costanti necessarie.

Si tratta di sostenere il consolidamento di funzioni ritenute pregnanti per la comunità educativa.

Esse rimandano a funzioni emotive adulte quali la capacità di essere in contatto con l'esperienza e di

tollerare il dubbio e la confusione che talora questo contatto produce, la capacità di governare la

conflittualità sempre presente nei gruppi di lavoro, la capacità di guardare da più punti di vista. Il clima di

fiducia e sicurezza rende possibile l'esperienza di dipendenza dalla quale prendono le mosse i processi di

autonomia. 17

Cap. 8: IL COORDINAMENTO PEDAGOGICO DEL COMUNE DI FIRENZE: UN MODELLO

STRUTTURATO PER AREE DI RESPONSABILITA’

( Mariangela Molinari e Patrizia Butelli)

La normativa regionale

Il regolamento Esecutivo della L.R. Toscana 32/02 approvata con Decreto n.47/R del presidente

della Regione prevede l'attivazione da parte dei Comuni del coordinamento pedagogico. In particolare,

l'art. 10 dice: “ I comuni curano il coordinamento pedagogico e organizzativo della rete dei servizi

educativi comunali per la prima infanzia. Le strutture proposte al coordinamento pedagogico e

organizzativo promuovono l'elaborazione e la verifica del progetto educativo e organizzativo dei vari

servizi, il loro reciproco raccordo e il loro inserimento nella rete delle opportunità educative offerte ai

bambini e alle famiglie.”

Il Regolamento Regionale, quindi, individua le funzioni che il coordinamento pedagogico deve

svolgere, lasciando ai comuni le modalità per definire ruoli, competenze, accessi e qualifiche

professionali. La realtà toscana è dunque caratterizzata da modelli di coordinamento pedagogico variegati

e legati alle storie delle diverse realtà territoriali. Anche il contratto collettivo del comparto degli enti

locali, mentre prevede le funzioni dell'educatore di asilo nido e del personale ausiliario, non comprende, e

non definisce, quelle del coordinatore pedagogico.

L'esperienza del Comune di Firenze: dal modello “elettivo” al coordinamento per “aree

funzionali”.

Ripercorrendo la storia e le vicende del nido fiorentino in questi ultimi 25-30 anni, possiamo

affermare che numerose sono state le tappe, i passaggi, i cambiamenti che hanno portato all'attuale

configurazione del coordinamento pedagogico. L'azione educativa del coordinamento pedagogico deve

essere rivolta a tutti i servizi della rete per far si che la cultura, le competenze, le riflessioni sulle

esperienze maturate in oltre 30 anni di vita dei nostri servizi diventino patrimonio e ricchezza per tutti:

deve essere finalizzata a garantire omogeneità dei parametri educativi e organizzativi con l'applicazione

delle Linee guida; deve essere protesa al rispetto dell'agire e del fare pedagogico e alla ricerca continua di

sempre più specifici parametri di qualità.

La figura del coordinatore pedagogico è nata come incarico elettivo, cioè come rappresentanza

diretta del personale dei servizi (per titoli), e come tale, fin dal suo sorgere, è risultata condizionata e

limitata sia nell'espressione del ruolo che nella professionalità specifica. La strutturazione di tale

coordinamento ha fatto si che il team dei coordinatori fosse impegnato sia direttamente sul versante dei

servizi assegnati che in altre attività essenziali per la specificità e la missione del coordinamento

pedagogico. Tali funzioni assorbivano in maniera rilevante il tempo lavoro del coordinatore,

determinando una più limitata presenza nei servizi. e quindi stato necessario individuare e definire un

nuovo modello di coordinatore pedagogico. L'ampliamento negli anni dei servizi e delle tipologie, la

collaborazione e l'integrazione con il privato sociale, il monitoraggio costante per la rivelazione dei vari

livelli di qualità raggiunti, il sostegno della progettazione e nella programmazione educativa e nei progetti

di miglioramento delle singole unità, richiedevano sempre più la presenza attiva del coordinatore dei

servizi. Uno dei maggiori obiettivi della riorganizzazione è stato quello di individuare un modello di

coordinamento pedagogico in grado di garantire la centralità del lavoro nei e per i servizi. Nel 2004 oltre

ad approvare il nuovo progetto del coordinamento pedagogico, si è provveduto anche ad ampliare l'unità

operativa pedagogica. Il nuovo coordinatore è stato riprogettato, articolato per aree funzionali, e definito

nella sua composizione. Il nuovo modello ha come punto di forza l'area dei servizi, perché proprio

partendo dai servizi, migliorando la loro qualità grazie anche al contributo e al sostegno delle altre due

aree collaterali, che si potenzia l'attività e l'efficacia educativa di tutta la rete dei servizi alla prima

infanzia cittadina. Attraverso un percorso di formazione mirato, il nuovo team di coordinamento

pedagogico ha acquisito e rafforzato gli strumenti propri del ruolo, ha affinato la capacità di lavorare

come gruppo integrato e coeso e si pone come obiettivo il miglioramento educativo di tutti i servizi. É un

unità organizzativa unica che lavora per progetti. Ogni progetto è affidato a un team di lavoro coordinato

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da un capo progetto, definito in base alle competenze specifiche di area e rispetto all'obiettivo che si vuole

raggiungere. Tutti i coordinatori pedagogici lavorano nel rispetto del loro ambito di competenza, con i

servizi, sui servizi e per i servizi. Questo nuovo modello fa si che il coordinamento pedagogico sia un

unica unità organizzativa che lavora sui servizi della rete e sui progetti di innovazione, sperimentazione e

formazione. É attraverso la formazione comune, il lavoro per progetti e gli incontri dell'èquipe di

coordinamento che avviene l'integrazione tra le diverse aree. Il coordinamento pedagogico ha dunque

oggi un ruolo di sostegno, monitoraggio, verifica e valutazione del progetto educativo dei servizi, di

promozione di percorsi di continuità educativa verticale ed orizzontale, favorendo scambio e confronto tra

servizi, territorio e famiglie utenti. Svolge la propria funzione anche promuovendo l'innovazione e la

progettazione. Garantisce inoltre l'aggiornamento e la formazione del personale.

Il coordinamento nella percezione dei servizi

La definizione del nuovo modello di coordinamento pedagogico è il risultato di una riflessione su

un modello più rispondente alla complessità della rete dei servizi del comune di Firenze. Riflessione

condivisa con tutto il personale, avvalendosi anche dei risultati dell'indagine rivolta a tutti gli operatori

dei servizi realizzata nel 2003, tramite un questionario e finalizzata a conoscere la loro opinione sul ruolo

del coordinatore pedagogico. Le domande del questionario erano relative ai seguenti temi:

-percezione e conoscenza del ruolo del coordinatore

-opportunità offerte dal ruolo

-competenze richieste dal ruolo

-percezione e conoscenza del modello organizzativo.

Hanno fatto seguito incontri con una rappresentanza del personale educativo e non, per

approfondire e condividere con questi la conoscenza del ruolo del coordinatore e delle sue funzioni. La

condivisione del ruolo del coordinatore ha messo principalmente l'accento sulla funzione del coordinatore

quale facilitatore e conduttore del gruppo di lavoro, della sua specifica funzione di rilevatore delle

esigenze di sviluppo professionale del personale, per favorirne la crescita e il miglioramento, quale

supervisione delle attività per facilitarne il raggiungimento degli obiettivi educativi e il miglioramento

della qualità interna. Gli incontri hanno anche evidenziato gli aspetti di complessità propri del ruolo.

L'attenzione a confrontarsi sulle scelte organizzative adottate è costante. Anche nell'ultima rilevazione del

novembre 2007, relativa alla soddisfazione degli operatori dei servizi dell'infanzia del comune di Firenze,

un area di indagine ha riguardato il coordinamento pedagogico.

La formazione e la condivisione del progetto pedagogico attraverso il percorso delle Linee

guida e dei loro Approfondimenti.

La formazione ha sempre accompagnato lo svolgimento del lavoro del coordinatore pedagogico

nelle diverse fasi che si sono succedute nel tempo. A partire dalla definizione del coordinamento per aree

funzionali avviato con il progetto del nuovo coordinamento pedagogico nel 2004, la formazione ha mirato

sia a sviluppare le competenze specifiche del coordinatore di area, sia a far emergere le modalità di

integrazione tra le aree. Il percorso che ha determinato il consolidamento, l'integrazione e la coesione, è

stato quello intrapreso con la definizione delle linee guida dei servizi educativi che rappresentano la

cornice di riferimento di carattere pedagogico per tutti i servizi alla prima infanzia presenti nel territorio

cittadino. Il percorso si è articolato in incontri collettivi di tutto il coordinamento e in incontri in

sottogruppi. Il documento finale Linee Guida per i servizi educativi alla prima infanzia, parte dalla

definizione di un servizio educativo come sistema di relazioni, affrontando nei vari capitoli tutte le

tematiche che caratterizzano il lavoro educativo, dalle relazione con i bambini e con le famiglie accolti e

sostenuti in maniera attenta alle loro specificità, dall'ambientamento al contesto, dalle diverse

professionalità del gruppo di lavoro alla continuità educativa, al ruolo essenziale del coordinamento

pedagogico. Percorso che ha trovato negli Approfondimenti delle linee guida ulteriori strumenti per

assicurare omogeneità di indirizzo e un elevata qualità della rete dei servizi pubblici, privati e accreditati.

Tre sono state le tematiche approfondite fino ad oggi: Ambientamento, Documentazione, Bambini e

Natura. 19

Le prospettive: verso lo 0-6, il nuovo progetto di continuità

Assumere un progetto educativo oggi nell'ottica dell'integrazione 0-6 significa collegare le varie e

differenti esperienze formative, i vari saperi e le specifiche modalità educative che si sono sviluppate nel

corso degli anni, nei nidi e nelle scuole dell'infanzia e che hanno determinato il percorso della realtà

fiorentina. Muovendosi nell'ottica di una continuità, vi è la necessità di armonizzare i progetti e i metodi

educativi, raggiungere una condivisione su argomenti e aspetti specifici della crescita nelle varie fasi dello

sviluppo 0-6 per rivolgersi unicamente alla globalità dei bambini. Quest'ultimi sono considerati soggetti

portatori di diritti e bisogni e quindi soggetti/persone su cui posare grande attenzione, osservazione e

ascolto da parte del personale preposto alla loro crescita, educazione e sviluppo. I diversi obiettivi

psicopedagogici, le differenti modalità organizzative degli spazi e dei tempi nonché le metodologie

d'intervento dovranno convergere in momenti di raccordo strutturati di programmazione congiunta e di

formazione unitaria.; nasce il progetto del coordinamento pedagogico unico per i servizi 0-6. I punti

qualificanti del progetto sono rappresentati dall'istituzione dell'ordinamento professionale del profilo

dell'Istruttore Direttivo Coordinatore Pedagogico e dalla selezione di nuovi assunti tramite modalità

concorsuali, prevedendo requisiti specifici, rendendo stabile la figura del coordinatore pedagogico. Il

coordinamento pedagogico 0-6 sarà strutturato per aree, articolato nell'area Coordinamento diretto dei

servizi, nell'area Formazione/Aggiornamento e nell'area Progettazione/Innovazione. La nuova struttura

permetterà una stabilità di figure, un riconoscimento specifico alla professionalità del coordinatore

pedagogico e una valorizzazione delle risorse. Il coordinamento pedagogico dovrà valorizzare la

specificità e la peculiarità dei due servizi nido d'infanzia e scuola d'infanzia, tenendo conto delle diversità

giuridiche e normative che disciplinano la gestione di questi servizi nel comune di Firenze.

Cap. 9: LE COMPETENZE AMMINISTRATIVE E ORGANIZZATIVE DEL COORDINATORE

PEDAGOGICO (Perla Giagnioni)

Premessa

Il comune di Prato nel 2001 istituì il coordinamento pedagogico e organizzativo. Il regolamento

per i servizi educativi dell'infanzia, puntualizza espressamente che il coordinamento pedagogico assicura

le funzioni di direzione organizzativa-gestionale e di coordinamento pedagogico-organizzativo. Prima

dell'attivazione del coordinamento, fu organizzato un corso dedicato alle coordinatrici, tenuto da Nice

Terzi e Rossella Vaccaro che si concluse con un documento in cui veniva delineato un nuovo

coordinamento pedagogico e organizzativo. É significativo il preliminare del documento, nel quale si

legano gli aspetti organizzativi, pedagogici e relazionali: “La competenza tecnica specifica sembra

definirsi nel fatto che sia gli aspetti organizzativi, che quelli pedagogici e quelli relazionali, devono essere

composti in un progetto gestionale coerente del servizio educativo per l'infanzia. É per questo che il

mestiere di coordinatore sembra trovare la sua unità.”

Occorre evidenziare l'importanza di intervenire, sulla definizione dei criteri e delle proprietà che

regolano gli interventi organizzativi, finanziari e di gestione del personale scolastico, perché fortemente

intrecciati a quelli educativo-pedagogici. Infatti si afferma che “si ritiene irrinunciabile una rigorosa

continuità tra gli obiettivi educativi individuati e gli strumenti di cui i servizi sono dotati, in modo che i

secondi discendano coerentemente dai primi e non viceversa.”

Il coordinamento pedagogico e organizzativo rappresenta uno snodo da una parte tra le strutture

educative e l'amministrazione comunale, dall'altra tra le educatrici e le famiglie. É utile evidenziare la

differenza tra “organizzativo” e “amministrativo”. Il termine organizzazione indica un gruppo di persone

formalmente e reciprocamente unite per raggiungere uno o più obiettivi e compiti comuni. Il termine

amministrazione indica una specifica attività aziendale consistente nella rilevazione ordinata di

informazioni, per lo più di natura economica, sui fatti della gestione aziendale, al fine di costruire la

memoria dell'azienda. Il coordinamento pedagogico si posiziona nell'accezione di “organizzativo” e

“gestionale”.

Il legame tra “organizzativo” e “pedagogico”

L'aspetto pedagogico e organizzativo sono strettamente connessi e intrecciati, perchè l'azione

educativa si può sostanziare solo all'interno di un complesso sistema che diventa il contenitore dei

20

processi. L'organizzazione è la modalità con cui viene dato seguito alle scelte pedagogiche,

l'organizzazione (risorse, tempi, spazi), sono determinanti rispetto alle scelte pedagogiche che si possono

assumere. Dario Ragazzini, nel suo libro Tempi di scuola e tempi di vita, parla di “organizzazione del

tempo quale condizione materiale per la didattica”, dove, per argomentare quanto l'organizzazione del

tempo-scuola sia intrecciata al pensiero pedagogico, pone l'accento sull'uso che il regime fascista nel

1923 fece dei programmi scritti come guida didattica da Giuseppe Lombardo Radice. Questi programmi

avevano spunti, temi e suggestioni interessanti e innovativi, ma la riforma Gentile li trasformò in

programmi prescrittivi anche se nelle premessa venivano dichiarati come indicativi. Il testo dei

programmi, sviluppato materia per materia, anno per anno, indica gli argomenti da insegnare, i metodi per

insegnarli, gli strumenti da usare, gli esercizi da fare, la scansione cronologica didattica. Questa minuta

progettazione, venne proposta come prospetto orario ufficiale del lavoro del maestro. La recente manovra

economica-finanziaria del 2008 opera un cambiamento della scuola senza indicare quali ne siano i

presupposti pedagogici; la manovra ha deciso il tempo scuola senza connetterlo a programmi e contenuti.

Ma sappiamo che l'organizzazione dei tempi di scuola denota sempre più una scelta politica. La politica

prefigura una scuola che offre tempi corti, affannati e frammentati e, al massimo, tempi riempiti per

rispondere alle esigenze delle famiglie, senza contemplare tempi distesi di qualità a favore dei bambini.

Qualità pedagogica e organizzativa

La principale finalità di un coordinamento pedagogico è la promozione e il sostegno della qualità

pedagogica e organizzativa dei servizi educativi all'infanzia, contribuendo allo sviluppo della cultura

dell'infanzia all'interno della comunità locale. Le scelte organizzative sono espressione della funzione

progettuale di area e di rete, tesa all'ampliamento qualitativo e quantitativo dei servizi educativi

dell'infanzia.

Come si esplica nella pratica la competenza organizzativa?

Propongo di seguito alcuni esempi di competenza organizzativa nello svolgere di alcuni compiti

diretti o trasversali. Essenziale per il coordinatore pedagogico è avere una visione d'insieme del sistema in

cui si trova ad operare e presidiare le azioni messe in campo.

Per il compito “diretto”

Gestire, coordinare e sostenere i processi pedagogici e organizzativi di asili nido e scuole

dell'infanzia, dal punto di vista più strettamente organizzativo, comporta: coordinare l'organizzazione del

lavoro del team, sostenendoli nelle decisioni relative a tempi, azioni, materiali, strategie educative. Deve

essere competente nel saper prevedere, coniugare, raccordare, rimodulare, scandire, raccogliere, ascoltare,

convincere, presidiare, veicolare, scegliere e agire nei tempi e modi adeguati, fare snodo tra le esigenze

del plesso e degli uffici.

Per i compiti “trasversali”

Formazione e aggiornamento del personale. Occorre rilevare i bisogni sia delle persone che

dell'ente, coniugandoli quando sono molto diversi; elaborare un progetto di formazione, decidere il tipo di

didattica d'aula, stilare il piano finanziario e verificare il budget a disposizione, stilare il calendario,

coordinando le esigenze del servizio, orari, docenti; reperire ambienti, strutture, strumenti per il buon

andamento; attivare le procedure di incarico e comunicazione, gestire l'aula con la rilevazione delle

presenze-assenze, la preparazione, stampa e consegna dei materiali-dispense, la documentazione, la

predisposizione e consegna degli attestati. Verificare infine che il progetto sia coerente con le finalità e i

bisogni manifestati, e che raggiunga gli obiettivi prefissati.

Integrazione disabili

Il primo passo è incaricare un insegnante aggiuntivo alla sezione, occorre poi conoscere le leggi,

le loro modifiche, gestire gli incontri tra i vari attori che hanno in carico il bambino, stilare calendari,

comunicarli. Per elaborare il PEI, non basta delegare una insegnante aggiuntiva, occorre coordinare il

lavoro collegiale del team, aggiornare le competenze di insegnanti poiché ogni caso è diverso, fare il

calendario degli incontri e delle osservazioni, elaborare progetti adeguati e sostenere il team nella

realizzazione.

Laboratori in ambito curricolare.

Le azioni organizzative in questo ambito prevedono di raccogliere le esigenze delle scuole,

21

mettendole a confronto con le esigenze educative generali, trovare le risposte, valutate in primis per la

validità pedagogica. Contattare esperti, animatori, e concordare con loro obiettivi, contenuti, tempi di

realizzazione, verifica e compenso. Occorrono persone che abbiano competenze sia laboratoriali che

relazionali, adatte ai bambini. Bisogna usare cautela nell'accogliere novità, senza essere troppo prudenti e

conservatori. Un attenzione particolare deve essere data alla verifica, con momenti di confronto e

riflessione.

Servizi educativi integrativi

La realizzazione dei servizi integrativi per l'infanzia, prevede una prima fase di individuazione dei

bisogni, delle risorse sia in personale, sia di struttura, sia finanziarie. Compito del coordinatore

pedagogico è connettere e intrecciare le diverse esigenze e risorse, per proporre un percorso fattibile dove

siano indicati i tempi, i modi, i luoghi, fondi necessari alla realizzazione dei servizi educativi, offrendo

anche soluzioni alternative in previsione di una non percorribilità del percorso.

Documentazione educativa.

Prima occorre progettare il percorso educativo e inserire le fasi della documentazione nello stesso.

Bisogna decidere per chi e cosa documentare, quindi è necessario organizzare le fasi successive, avendo

cura di decidere quali materiali potranno servire, come raccoglierli, selezionarli. Progettare la

documentazione significa anche individuare le risorse necessarie.

Vivere la carta del servizio.

Occorre presidiare il sistema pubblico-privato per sostenere e innalzare la qualità di tutti i nidi del

territorio. Sono necessari tempi per monitoraggi e sopralluoghi, verifiche e valutazioni, incontri di

approfondimento su tematiche inerenti la qualità richiesta dalla Carta del Servizio. Organizzare un

calendario di incontri e sopralluoghi molto complesso che tenga conto di diverse esigenze e

problematiche.

L'aspetto organizzativo dei compiti trasversali prevede anche di intrecciare le normative con gli

obiettivi pedagogici e la disponibilità di risorse finanziarie: un buon piano di azione avrà successo se nel

piano finanziario è stato previsto tutto il necessario nella giusta misura ed è stata trovata la copertura

finanziaria.

Competenze amministrative.

Il coordinatore pedagogico svolge anche compiti amministrativi per i quali ha bisogno di acquisire

competenze adeguate. Alcuni passaggi delle procedure amministrative delle organizzazioni, possono

essere affidati al coordinatore che necessariamente deve conoscere l'intero processo. Il coordinatore

pedagogico deve essere in grado di redigere un piano finanziario e stilare un crono-programma. Nel dare

l'autorizzazione all'apertura di un nuovo servizio educativo, il coordinatore deve conoscere le normative

di riferimento, il percorso autorizzato in modo da raccordarsi con gli altri tecnici che concorrono al parere

ed essere in grado di elaborare gli atti necessari nei tempi previsti.

Riflessioni conclusive.

Nel campo educativo, la collegialità è fondamentale per ricercare e mantenere la coerenza

educativa a tutti i livelli di scelte politiche e dirigenziali, di sistema, di ufficio, di plesso. La collegialità è

faticosa ma molto più produttiva, anche se sembra allungare i tempi dell'azione. Il coordinamento

pedagogico ha il compito di sviluppare la consapevolezza che ogni azione avrà risvolti su altri partners,

per cui occorre accrescere la visione complessiva, esercitare prudenza e attenta valutazione delle ricadute

possibili a breve, medio e lungo termine a tutti i livelli di sistema. É necessario raggiungere in modo

collegiale un compromesso tra richieste esterne e necessità interne, al fine di non rallentare né affrettare i

percorsi.

Cap.10: IL COORDINATORE TRA PUBBLICO E PRIVATO (Mara Mattesini)

Il ruolo del coordinatore è cambiato

Come il ruolo del coordinatore è stato negli anni 70-80 centrale per la nascita e lo sviluppo del

progetto di infanzia fortemente voluto dai Comuni del nostro paese, ma anche per il costituirsi di un idea

più generale di servizi alla persona e di rapporto tra i cittadini e l'ente locale, così oggi questa figura

22

riveste un ruolo fondamentale non solo per la realizzazione dei nuovi concernenti lo sviluppo di tali

servizi, ma anche per il conseguimento di obiettivi più generali ed estesi, concernenti tutto il sistema del

sociale e il ruolo stesso del comune in una società ormai cambiata.

Pubblico e privato nel nuovo welfare

Il primo dato del mutamento è rappresento dal fatto che sono cambiati i comuni e il ruolo dei

servizi comunali dell'infanzia, che nelle politiche locali hanno sempre avuto una rilevanza strategica. Gli

anni tra il 1990 e il 2000 sono quelli che hanno segnato il cambiamento, questo percorso di innovazione si

apre e si chiude con due leggi cruciali: la legge n.142 del 1990 relativa alla riforma delle autonomie

locali, che rappresenta un punto di non ritorno nell'assetto istituzionale del nostro paese; e la legge n. 328

del 2000 (legge Turco) che riforma in Italia il sociale e lo allinea agli indirizzi della normativa europea. Il

concetto che sta alla base del cambiamento è che tutti hanno diritto ad avere servizi in quantità sufficiente

e di buona qualità e che questo diritto può essere soddisfatto solo attraverso il concorso di pubblico e di

privato. Questo avviene per due motivi fondamentali:

-Per una questione di risorse: le risorse pubbliche da sole, non potranno mai essere sufficienti per dare

il bisogno; occorre affiancare alle risorse pubbliche quelle del privato. Quest'ultime,

risposta a tutto

costituite dall'aggiunta di finanziamento ulteriore, e dalle economie che il privato è per sua natura in

grado di conseguire, senza discapito per la qualità nella gestione dei servizi.

-Per una questione di qualità dei servizi: In un ottica di estensione dei servizi alla generalità degli utenti,

il privato, nelle sue molteplici articolazioni, può recepire, attraverso le innumerevoli sue diramazioni e

connessioni, istanze e bisogni laddove il pubblico per sua natura non può arrivare e può essere capace di

dare risposte più rapide e diversificate, con un indice di flessibilità e personalizzazione più elevato. Se

pubblico e privato debbono affiancarsi e integrarsi tra loro, questo non significa che abbiano identici

ruoli: al privato infatti è assegnata la funzione di gestire i servizi, al pubblico la funzione di governare il

sistema. I Comuni assumono un ruolo decisamente più rilevante: perchè governare vuol dire

programmare, scegliere le priorità, dare regole, operare perchè i servizi siano sufficienti e accessibili a

tutti ed essere garanti della buona qualità non solo dei propri servizi ma dell'intero sistema. La tipologia

dei dipendenti dei comuni cambia e cambia anche il loro numero. Se la gestione è funzione preminente

del privato, allora una serie di figure professionali non servono più nel pubblico ma sarà il privato a

prevederle e ad assumerle.

Le forme di gestione diverse dalla diretta comunale

La quasi totalità dei comuni che, tra gli anni 70 e gli anni 90 avevano attivato proprie scuole e

nidi, hanno mantenuto una propria gestione diretta, anche se spesso in misura quantitativamente ridotta

rispetto all'inizio. Ma, soprattutto, laddove si è scelto di aumentare significativamente il numero dei posti,

accanto alla modalità della gestione diretta tramite propri dipendenti, i comuni hanno attivato forme

differenti di gestione.

A) L'istituzione. É una delle forme fondamentali previste dalla legge vigente per la gestione dei servizi

privi di rilevanza economica. É lo strumento più vicino alla gestione diretta di cui un ente locale si può

avvalere per meglio perseguire obiettivi di efficienza-efficacia, e per questo è dotato di autonomia

gestionale, anche se non ha personalità giuridica e dipende per molti aspetti dall'ente locale da cui

promana. L'ente le conferisce il capitale di dotazione, approva gli atti fondamentali, esercita la vigilanza,

verifica i risultati di gestione e provvede alla copertura degli eventuali costi sociali.

B) L'azienda speciale. É una delle forme previste dalla normativa per la gestione dei servizi privi di

rilevanza economica. L'azienda speciale ha una notevole autonomia, ha personalità giuridica e dunque

una maggiore possibilità di avvalersi di strumenti del diritto privato, con indubbi vantaggi sul piano della

flessibilità e dei costi del servizio a parità di qualità.

C) La gestione in house. Più di tutte si avvale delle opportunità offerte dal mercato per la gestione dei

servizi e che è potenzialmente praticabile anche per i servizi dell'infanzia, ma che finora è stata adottata

quasi esclusivamente per altre tipologie di servizi. Può essere utilizzata oggi, sia per la gestione dei

servizi privi di rilevanza economica che per quelli di rilevanza economica. Si presta dunque ad un

eventuale gestione unitaria di tutti i servizi sociali di un comune e questo può rappresentare un indubbio

vantaggio dal punto di vista dell'ottimizzazione dei costi.

23

D )L'appalto. É la modalità attraverso cui il comune, tramite una pubblica selezione, affida a un privato la

gestione di un proprio servizio. L'ente locale resta infatti a tutti gli effetti titolare del servizio, che

mantiene per intero la sua natura pubblica. Le prime esperienze risalgono agli inizi degli anni 80.

E) La concessione. Mentre con l'appalto il comune affida all'esterno la gestione del servizio ma ne resta

pienamente titolare, con la concessione il servizio resta, sì, pubblico, ma il comune trasferisce i propri

diritti e poteri al privato che li esercita in luogo del pubblico e per suo conto. Il comune non è

responsabile in prima persona della qualità della gestione ma esercita sul privato titolare della

concessione, il controllo della corretta ottemperanza delle condizioni poste dalla gara, oltre ad esercitare

le funzioni proprie dei comuni nei confronti di tutti i privati gestori di servizi per l'infanzia, sulla base di

quanto previsto dalle normative nazionali e regionali. Le diverse forme attualmente praticate di

concessione di servizi dell'infanzia da parte dei comuni:

-concessione dell'intera gestione del servizio, comprensiva della parte educativa, pulizie, mensa, con

messa a disposizione da parte dei comuni dell'immobile, arredi e attrezzature.

-concessione di un immobile per l'apertura di un nido privato, con o senza interventi sulla struttura da

parte del privato.

-costruzione e gestione di un nido comunale da parte di un privato, di solito nella forma del project

financing.

La gestione associata dei servizi dell'infanzia

La gestione congiunta tra più enti locali: consente di ottimizzare i costi, assicurare la qualità delle

prestazioni anche nei territori di quei comuni che, per il loro ridotto dimensionamento, non potrebbero

disporre di uffici e strutture in grado di far fronte alle necessità progettuali, gestionali e di controllo

implicate nell'erogazione di servizi complessi come quelli rivolte alle persone. La legge vigente prevede

varie tipologie di gestione associata: -convenzione, -consorzio, -unione dei comuni, -esercizio associato di

funzione e servizi da parte dei comuni, -accordo di programma.

Il rapporto con il privato per la gestione dei servizi pubblici

Le funzioni più importanti richieste al coordinatore de servizi dell'infanzia:

A) Le gare. É fondamentale che il coordinatore sappia come si conduce una gara per l'acquisizione di

tutto quello che serve oltre al personale e quali sono gli aspetti cruciali da presidiare, sia che la gara venga

svolta dall'ufficio cui fanno capo i servizi dell'infanzia, sia che venga svolta da altri uffici del comune. É

in ogni caso molto importante che partecipi alla predisposizione dei contenuti delle gare e faccia parte

della commissione di valutazione delle offerte, perché nei servizi alla persona tutti i diversi fattori che

compongono il prezzo, incidono sulla qualità del risultato finale.

B) Punti critici da presidiare in materia di gare.

Un importante punto critico è rappresentato dal fatto che varie amministrazioni adoperando lo

strumento dell'appalto in modo improprio: procedono all'esternalizzazione non dell'organizzazione

complessiva del servizio o della prestazione, ma di parti di essi e affiancano al loro personale dipendente

quello del privato, con l'obiettivo di sfuggire ai vincoli previsti dalla legge in materia di assunzioni da

parte del pubblico. Vere e proprie intermediazioni di manodopera vietate dalla legge e che generano danni

pesanti sul piano della qualità della gestione. In primo luogo perchè in un sistema in cui sono

interconnesse tra loro le attività dei diversi operatori, sarà difficile distinguere in caso di risultati

gestionali negativi, la responsabilità. In secondo luogo perchè le difficoltà obiettive legate al dover far

lavorare in contemporanea operatori con trattamenti contrattuali diversi tra loro possono generare tensioni

e disservizi con ricadute negative.

Infine vi è la questione della corretta individuazione del contraente. Dato per assunto che gli

affidamenti dei servizi non possono avvenire con il criterio del minor prezzo, va evidenziato che se

analizziamo le modalità con cui hanno operato i comuni in questo campo, possiamo vedere che vi sono

comportamenti diversi tra loro. Attualmente vi sono disposizioni normative tra loro diverse, a seconda

delle regioni e dei comuni in cui si opera, ma vi sono punti su cui converge tutta la normativa nazionale e

locale, da cui non è consentito derogare ne da parte dei regolamenti comunali o altri atti di giunta o di

consiglio ne tantomeno da parte di eventuali atti dirigenziali. Vediamo quali sono questi punti:

24

1) Vi è una stretta correlazione tra tipologia di contraente e natura del servizio che si va ad appaltare.

2) Vi sono due distinte tipologie di servizi sociali:

a) servizi a elevata complessità organizzativa e bisognosi di professionalità specialistiche di livello

medio-alto.

b) Servizi più leggeri di natura integrativa e complementare e/o saltuaria, che non richiedono elevate

specializzazioni professionali e hanno modesti livelli di complessità organizzativa.

3) Per la gestione dei servizi ad elevata complessità occorre utilizzare un soggetto che abbia capacità

imprenditoriali, in grado di assicurare una gestione adeguata di un servizio complesso, mentre per i

servizi di modesta complessità che non richiedono grosse capacità imprenditoriali, possono essere

utilizzate le associazioni, che operano con finalità a carattere sociale.

C) Come presidiare la qualità degli affidamenti esterni.

Tutta la normativa vigente, dalla legge n.328 del 2000 e dal DPCM del 30 marzo 2001 in poi, è

coerentemente orientata ad assicurare la qualità delle prestazioni. I punti in cui si incardina questo

orientamento sono:

-L’obbligo di adottare procedure pubbliche per l'individuazione del contraente

-L'obbligo di procedere all'appalto dell'intero servizio

-L'aggiudicazione tramite il criterio dell'offerta economica più vantaggiosa, con divieto del metodo del

massimo ribasso.

-La previsione di procedure ristrette e negoziate che consentano al comune di far emergere specifiche

esigenze

-L'adozione di forme di controllo dei risultati

-L'obbligo di applicazione dei contratti per il personale.

-Altri elementi di qualità come la formazione, la limitazione del turn over, la conoscenza da parte della

ditta delle caratteristiche del territorio.

Numerosi comuni hanno ritenuto di far fronte ad alcuni aspetti critici propri dell'esternalizzazione

dei servizi, prevedendo negli appositi regolamenti una serie di ulteriori aspetti qualitativi che dovrebbero

essere generalizzati:

1-La durata degli appalti dovrebbe essere almeno triennale in modo da garantire continuità agli utenti

2-Presidiare bene che, in caso di aggiudicazione a ditta diversa da quella precedente, sia offerta al

personale di chi fino a quel momento ha gestito il servizio la possibilità di essere assunto dalla nuova ditta

3-Far presente alle ditte i loro progetti in appositi schemi forniti dall'ente, nei quali siano ben indicati gli

elementi che verranno considerati per l'attribuzione del punteggio.

4-esplicitare nel bando di gara gli indicatori attraverso i quali si valuterà una volta aggiudicato il servizio,

il raggiungimento degli obiettivi.

5-Chiedere alle ditte di presentare una documentazione dell'esperienza fatta che sia comprensiva della

valutazione delle prestazioni da parte dei precedenti committenti e assegnare a queste valutazioni un

punteggio differenziato.

6-Prevedere, a nostra volta, forme di rilevazione del gradimento degli utenti da includere nella

valutazione finale che il comune rilascerà alla ditta.

7-Fare bene attenzione che l'offerta non sia eccessivamente bassa, esiste infatti un costo soglia del

servizio, sotto la quale non si può scendere.

Il ruolo del coordinatore verso i servizi dell'infanzia privati.

L'ambito davvero innovativo e strategico sul quale i comuni e i coordinatori sono chiamati a

intervenire, è quello che concerne il rapporto con il privato che gestisce propri autonomi servizi. Le

funzioni sono quelle del governo del sistema dei servizi che, riguarda tutti i servizi e, oltre a quelli

pubblici, anche i servizi privati. Le operazioni più innovative su cui si incardina questa funzione e che

investono da vicino il ruolo del coordinatore sono:

-L'autorizzazione al funzionamento dei servizi privati

-Il loro accreditamento

-L'erogazione di titoli per l'acquisizione dei servizi sociali

Ne tratta la legge n.328 del 2000 (legge Turco) che riforma profondamente il welfare del nostro

25

paese. La legge definisce le linee generali valide per tutto il paese e assegna alle regioni il compito di

emanare una specifica normativa in materia e ai comuni la funzione di assegnare concretamente

autorizzazione e accreditamento.

A) L'autorizzazione: consiste nel riconoscimento del possesso dei requisiti strutturati e organizzativi

necessari per svolgere una determinata attività in campo sociale.

Oggi tutte le regioni hanno legiferato in materia e i requisiti fondamentali previsti per

l'autorizzazione all'apertura dei servizi per la prima infanzia riguardano:

a) Le caratteristiche delle strutture, dell'area di ubicazione, compresi gli spazi esterni e gli arredi.

b) La presenza del coordinatore pedagogico.

c) La tipologia e i titoli di studio del personale

d) L'applicazione del personale dipendente dei contratti collettivi nazionali di settore

e) Il numero degli iscritti e il rapporto numerico tra personale e bambini

f) L'orario di massima di funzionamento e i moduli operativi

g) La partecipazione delle famiglie

h) Le modalità di accesso

B) Accreditamento.

Consiste nel riconoscimento a soggetti già autorizzati del possesso di una serie di requisiti

qualitativi ulteriori per la gestione dei servizi sociali ed è uno strumento fondamentale per assicurare ai

cittadini la qualità dei servizi, indipendentemente dal fatto che siano gestiti da soggetto pubblico o

privato. L'accreditamento rappresenta un fondamentale atto di governo del territorio posto in campo a

regioni e comuni. Va infine evidenziato che la funzione dell'accreditatore richiede un costante

investimento del soggetto pubblico accreditante per dotarsi di strumenti e professionalità che siano in

grado di assicurare:

- Processi partecipati di definizione e condivisione della qualità e dell'organizzazione dei servizi

- Forme di controllo che non siano meramente sanzionatorie ma anch'esse partecipate e capaci di

promuovere livelli sempre più alti e condivisi dei processi di erogazione.

Allo stato attuale, i punti che sono stati ritenuti cruciali da parte di regioni e comuni per la

concessione dell'accreditamento ai servizi per la prima infanzia sono:

- Esigenza di un progetto pedagogico comprensivo non solo delle finalità educative e della

programmazione delle attività, delle modalità organizzative e di funzionamento del servizio.

- Presenza della figura del coordinatore

- Attività di formazione periodica del personale

- Disponibilità a collaborare tra soggetti gestori pubblici e privati per la realizzazione del sistema

educativo integrato

- Presenza di specifici organismi per la partecipazione di famiglie e operatori

- Adozione di specifici strumenti e metodologie di valutazione del servizio

- Universalità dell'accesso e ammissione prioritaria di bambini con disabilità o svantaggi socio economici.

Buoni e voucher: che cosa sono, come funzionano.

La legge n.328 del 2000 prevede la possibilità di erogare agli utenti, titoli per l'acquisto dei servizi

sociali. I titoli hanno avuto declinazioni differenti tra loro: sono denominati buoni, voucher, o buoni-

servizio e si affiancano spesso ad altri interventi di carattere economico più tradizionali, come i sussidi o

gli “assegni di cura”.

I buoni: viene definito buono in senso stretto un contributo economico che viene erogato

direttamente alle famiglie perché queste possono utilizzarlo per l'acquisto di prestazioni e servizi destinati

e congiunti in condizioni di fragilità. La famiglia ha la massima libertà nello scegliere il soggetto che

deve prestare le cure, può decidere di utilizzare un qualsiasi soggetto di sua fiducia presente nel mercato,

indipendentemente dal fatto che sia accreditato o meno.

I voucher (o buoni servizio):

Il voucher è un contributo economico erogato a una famiglia o a un singolo per l'acquisto nel

mercato di un determinato servizio accreditato dal pubblico. Il voucher è caratterizzato dal fatto che

consente alle famiglie di scegliere nel mercato il prestatore che ritiene più consono alle sue esigenze.

26

I buoni lavoro: Buoni per prestazioni di lavoro accessorio. Introdotti dalla legge Biagi n.30 del 14

febbraio 2003, sono contributi di un valore predefinito a livello nazionale che oggi una famiglia (o ditta)

può acquistare per remunerare prestazioni occasionali in vari campi, tra cui quello dell'infanzia. Si tratta

di modalità estremamente flessibili che ha il vantaggio di non prevedere alcun adempimento burocratico

da parte degli acquirenti, perché il costo è di per se comprensivo dei versamenti di legge.

Il controllo

L'esercizio del controllo è un aspetto cruciale dello svolgimento del ruolo di governo da parte dei

comuni. Il primo elemento costitutivo del controllo sta nei contenuti del contratto: in esso devono essere

ben chiari la prestazione richiesta e tutti gli aspetti che possono determinare la qualità del risultato, così

come le modalità con le quali verrà esercitata la verifica da parte dei committenti.

Ma in un sistema misto pubblico-privato, la funzione del controllo non riguarda solo i soggetti che

gestiscono servizi pubblici presi in appalto o in concessione dal comune: investe anche i privati che

gestiscono autonomamente propri servizi dell'infanzia. Questi possono funzionare solo se in possesso di

autorizzazione da parte dei comuni. Inoltre, se vogliono ottenere anche finanziamenti o altri vantaggi dal

pubblico, devono ottenere l'accreditamento, che è una forma di certificazione nella quale è inclusa un

accezione ampia di qualità, riferita ai contenuti del processo educativo, all'organizzazione complessiva

del servizio e anche alla disponibilità a prendere parte attiva e responsabile ai processi di costruzione del

sistema integrato dei servizi. La funzione del controllo è vista come una funzione cruciale nell'esercizio

del ruolo di governo, senza la quale viene mancare il ruolo di garanzia che il pubblico deve assicurare ai

cittadini. Nei servizi dell'infanzia, il controllo efficace è quello che fa riferimento ai processi e ai percorsi

di erogazione delle prestazioni, entrare in contatto con chi deve essere controllato in questa fase. Il

presidio del processo deve avvenire in due modi tra loro interconnessi:

1-in primo luogo attraverso rilevazioni periodiche di indicatori importanti come i comportamenti, le

relazioni, l'organizzazione dell'ambiente, la partecipazione e il gradimento delle famiglie, ed effettuando

in questa fase le eventuali azioni correttive e sanzionatorie.

2-In secondo luogo attraverso azioni positive di sostegno a tutto il sistema dei servizi e alla competenza

professionale degli operatori su cui in varie realtà sono state realizzate importanti esperienze come

l'attivazione di centri comunali di documentazione e studio sull'infanzia, il rapporto stretto con il mondo

della ricerca, l'organizzazione di convegni e attività formative, iniziative permanenti di raccordo con altre

realtà ed esperienze di rete locale e nazionale.

Scenari futuri

Il ruolo del coordinatore non ha perso la sua importanza nella gestione dei servizi, si è anzi fatto

ancora più complesso e cruciale. Le aree di competenza nuova, definiscono un profilo professionale in cui

i diversi saperi sono strettamente connessi e interdipendenti tra loro e cui è affidato un compito di grande

rilevanza strategica. L'estensione dei servizi per l'infanzia fa parte dei grandi obiettivi che una società

evolutiva non può non perseguire.

Cap.11: COORDINAMENTO PEDAGOGICO E STRUMENTI DI VALUTAZIONE DELLA

QUALITA. L'ESPERIENZA DELLA COOPERATIVA “IL PICCOLO PRINCIPE”

(Jessica Magrini)

Il lavoro pluriennale di riflessione sui temi della qualità dei servizi per l'infanzia, ha condotto all'

individuazione di aspetti qualificanti la fisionomia organizzativa e pedagogica delle agenzie educative per

i piccolissimi. La qualità infatti è confronto tra individui e gruppi, come ricorda Anna Bondioli, che

hanno un interesse verso il servizio, una responsabilità nei suoi confronti. Ciascun attore sociale, nel caso

del nido, propone un proprio punto di vista, relativamente alla qualità. Non c'è qualità senza

partecipazione ed è riflessione sulla pratica. La qualità ha una natura plurale, si costruisce e in quanto

produttrice di cultura, ha una natura formativa. Quando è stato intrapreso il percorso che ha portato alla

certificazione di qualità della cooperativa secondo la norma UNI EN ISO 9001, questo ha significato

riflettere sull'organizzazione del lavoro sia interna che in termini di erogazione di un servizio, come per

esempio la gestione di un nido d'infanzia. Dotarsi di un sistema di qualità ha significato per la cooperativa

monitorare e ridefinire il lavoro svolto attraverso un organizzazione più attenta. Questa fase richiede

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Pedagogia della famiglia sul coordinamento pedagogico e servizi per l'infanzia, Curatore: Enzo Catarsi.
Casa editrice: Junior, 2010.
Gli appunti sono fatto in maniera chiara, molto dettagliata ed esauriente. Gli argomenti sono: progetto educativo e documentazione, continuità educativa, educazione familiare, qualità dei servizi educativi. Il voto del esame sostenuto con questo riassunto: 30.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'infanzia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristina.luiza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Catarsi Enzo.

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