Aspettative, mete, obiettivi
Il trattamento individuale dei casi richiede che si tenga conto delle condizioni soggettive del caso, di quelle ambientali e delle aspettative della famiglia e degli insegnanti. Schopler divide le mete educative in:
Aspettative a lungo termine
Sono aspettative influenzate dalla speranza e dal desiderio di miglioramenti notevoli soprattutto finché il figlio è piccolo. Le aspettative non devono essere né troppo positive né troppo negative, ma moderate e circostanziate, per evitare disillusioni, continuo senso di fallimento per i genitori e gli insegnanti e una insofferente resistenza dell’allievo al lavoro apprenditivo.
Aspettative intermedie
Sono riferite a un periodo che può estendersi dai 3 ai 12 mesi e le ritroviamo nel programma educativo individualizzato (programma di insegnamento e gestione di comportamenti difficili).
Obiettivi educativi immediati
Sono oggetto di lavoro di singole e ravvicinate unità didattiche. Gli obiettivi vengono poi riordinati lungo una sequenza che va da abilità preliminari a quelle di livello emergente, dunque dal facile al difficile.
Cooperazione con la famiglia
I genitori innanzitutto sono un’importantissima fonte da cui ricavare informazioni sullo sviluppo e sul comportamento del bambino; inoltre svolgono il ruolo di agenti attivi nello sviluppo del figlio. Essi infatti passano col bambino più tempo di qualunque altro adulto, hanno molte responsabilità e per questo necessitano di una formazione specifica.
I progressi più soddisfacenti inoltre si hanno dall’attiva collaborazione tra genitori e professionisti. Vivendo col bambino fin dalla nascita, i genitori, meglio di chiunque altro, conoscono i bisogni del proprio figlio; sono i maggiori esperti del figlio. Tuttavia, dato i problemi di adattamento e apprendimento che il soggetto autistico esprime, i genitori finiscono per dipendere dagli specialisti. Per questo è fondamentale una integrazione cooperativa tra l’insegnamento scolastico e quello familiare; quindi una stretta collaborazione tra professionisti e genitori.
Il genitore quindi deve fungere da co-terapeuta. Nasce così l’esigenza di un’azione di formazione dei membri familiari (parent training). Dunque alla famiglia si richiede uno sforzo verso una serie di condizioni:
- Condivisione delle strategie d’azione preventiva, gestionale ed educativa del soggetto
- Cooperazione con gli specialisti e con le altre figure terapeutiche, scolastiche o assistenziali
- Assunzione dell’adattamento nella situazione familiare quale obiettivo primario
- Assunzione di tecniche di educazione speciale
- Dimostrazione agli insegnanti di modalità educative in famiglia
- Regolari consultazioni con la scuola
Ambienti speciali e strutturati
Occorre che genitori e insegnanti pianifichino le modalità delle lezioni e delle azioni educative con particolare riguardo a spazio, tempo e durata. Lo spazio sia a casa che a scuola deve essere libero da impedimenti, ma anche da elementi distraenti. Inoltre, ogni ambiente deve essere riconoscibile e associabile alle attività da compiere.
Il tempo riservato alle specifiche attività deve essere organizzato per brevi sessioni seguite da ricompense o attività gradevoli. La durata va da un minimo di 10 minuti a un massimo di un’ora, in relazione alla difficoltà del compito e alle condizioni dell’allievo. Quindi dobbiamo adattare l’ambiente al soggetto autistico. Esistono ambienti scolastici speciali, ovvero classi di 4 o 5 alunni autistici dette auti-classi.
Queste classi sono formate da 4 o 5 angoli; ogni angolo è formato da una postazione in cui ci sta un bambino. Al centro della classe c’è un tavolo comune. Nella prima parte della mattinata i bambini accedono alla loro postazione ad angolo, in modo da ritrovare tutte le loro cose così come le avevano lasciate; ciò favorisce l’adattamento. Successivamente vengono portati nel tavolo centrale dove si incontrano con gli altri compagni e quindi può progressivamente uscire dall’aula speciale e inserirsi in attività con altri alunni, dapprima per tempi brevi o per attività particolari fino a estendersi alla totalità del lavoro scolastico.
Materiali selezionati e riconoscibili
I materiali da impiegare nelle varie attività educative a casa e a scuola devono essere:
- Semplici, non distraenti, privi di dettagli irrilevanti
- Comuni, familiari, noti e riconoscibili
- Sicuri, non pericolosi o tossici
- Facili da usare
- Appropriati all’età e alle competenze del soggetto
Il bambino deve poter vedere chiaramente quali materiali usare prima, dove sistemarli e dove riporli una volta terminato il compito; quindi vanno previsti i relativi contenitori e la giusta dose di materiale utile per quel compito. Essenziale è il supporto visivo, quindi oggetti colorati, simboli...
Indicazioni procedurali
Tra il livello della riuscita e quello del fallimento, l’educatore individua un terzo livello, quello emergente. Il programma educativo si concentra proprio su queste abilità emergenti. Una seduta di apprendimento si presenta così programmata:
- Predisposizione dell’ambiente
- Presentazione del materiale
- Consegna, richiesta, stimolo istruzionale
- Facilitazione
- Attivazione di rinforzi
- Registrazione dei comportamenti (risposte, risultati)
In riferimento a ciò Schopler fornisce le seguenti indicazioni interventive o procedurali:
- Valutazione e diagnosi del caso
- Stesura di un progetto educativo fortemente individualizzato (progetto psicoeducativo)
- Consulenza alla famiglia e alle case-famiglia
- Consulenza nel posto di lavoro e nelle altre sedi di vita
- Sollecitare i punti forti
- Favorire l’apprendimento per imitazione
- Partire dalle abilità preliminari e sollecitare le abilità emergenti
- Adattamento dell’ambiente per ridurre le crisi adattive attraverso l’impiego di marcatori (immagini, simboli...) che forniscono un supporto di stimolazioni visive per agevolare la consapevolezza di dove si è, cosa si deve fare, con chi ecc...
- Strutturazione del materiale nello spazio, che sia riconoscibile, ritrovabile, supportato da immagini o simboli.
- Chiarificazione e semplificazione dei compiti proposti
- Visualizzazione dello schema delle attività giornaliere mediante l’orologio murale
- Ricorso a tecniche di insegnamento fondate sul rinforzo: S-organismo-ambiente-R. Es. mi dici 7 x 8, cioè 7 ripetuto 8 volte? Rinforzo. Quindi S + r = R (risposta). Il rinforzo lo posso mettere anche prima dello stimolo: R+s=R. Es. tu che sei brava mi dici quanto fa 7 x 8? Oppure dopo la risposta: S = R + r. Es. mi dici 7 x 8?. Si! 56. Ok! Bravo! Il rinforzo può essere positivo o negativo. Per l’autistico i rinforzi sono fondamentali soprattutto quelli di carattere visivo, ad esempio i premi o le punizioni.
- Consapevolezza dei limiti cognitivi
- Trattamento educativo globale, sull’intera personalità
- Centralità dei bisogni dei casi, rispetto alle tecniche educative
- Costante sollecitazione della motivazione
- Comunicazione facilitata dalla convergenza di oggetti, immagini, e parole scritte
Educazione dell’imitazione
Si tratta di una competenza che richiede alcune abilità:
- Saper osservare
- Saper ascoltare
- Saper associare figure, gesti, movimenti o oggetti simili
L’imitazione è una meta costantemente perseguita; all’inizio gli si insegnano due o tre azioni o suoni, poi gli si chiede di copiare alternando o variando le azioni o suoni.
Educazione della percezione
Bisogna educare il soggetto autistico alla percezione in quanto presenta un disturbo funzionale connesso alla capacità di porre attenzione agli stimoli sensoriali e di organizzarli.
Educazione motoria
È distinta per le abilità grosso motorie e quelle fino motorie. Le prime sono in genere sufficientemente sviluppate, tuttavia trovano scarso ordinamento con le funzioni cognitive. Le abilità fino motorie sono riferite alle prassie manuali (movimento di dita, polso, coordinazione delle due mani) e alla grafo-motricità (abilità connesse alla letto-scrittura). Quindi riguardano attività come afferrare, stringere, spostare, allacciare...
Educazione intellettiva
Comprende una serie di competenze di tipo logico:
- Riconoscimento di somiglianze e differenze
- Ordinamento di sequenze temporali e spaziali
- Riconoscimento delle qualità di oggetti (classificazione)
- Capacità di selezionare e associare oggetti per somiglianza
L’ambito comprende abilità quali:
- Organizzare l’attenzione visiva, discriminare i materiali, ignorare i dettagli irrilevanti
- Imitare ed esplorare nel gioco
- Ricerca per tentativi ed errori
- Capacità di auto correggersi
- Memoria delle attività di routine
- Coscienza delle relazioni casuali
- Riconoscimento di sequenze in azioni o compiti
Le prestazioni intellettive sono condizionate dalla tendenza del soggetto autistico al deficit di generalizzazione, che lo induce a compiere prestazioni ma a non estenderle a situazioni appena diverse. Quindi l’insegnamento deve essere più relazionato alla situazione specifica. Per questo l’azione educativa tende ad alcuni accorgimenti:
- Educare abilità ampie
- Ritrovare abilità in situazioni diverse
- Verbalizzare ogni attività, materiale...
- Ripetere prestazioni scolastiche a casa e viceversa
- Dare consegne verbali simili ma progressivamente diverse
Educazione del linguaggio
Dato che il linguaggio è una deficienza primaria in questi bambini, l’addestramento in tale area è di fondamentale importanza. Occorre elaborare un’adeguata programmazione di educazione linguistica che assuma mete e obiettivi adeguati ai livelli di sviluppo del soggetto. La strategia più adeguata è quella che sollecita l’apprendimento a partire dall’imitazione di suoni, parole, enunciati...
Molto importante è un lavoro che partendo dalle abilità preliminari avvia la simbolizzazione, quindi:
- Contatto oculare: il soggetto autistico sfugge al contatto oculare perché nel momento che gli sguardi si incrociano mi tira dentro. Quindi la mancanza di contatto oculare è una strategia di difesa.
- Comprensione di messaggi gestuali
- Imitazione di gesti
- Imitazione di suoni
- Abilità non verbali in genere
- Esplorazione visiva dell’ambiente
- Esplorazione orale di suoni
- Memoria visiva
È necessario che il lavoro educativo sul linguaggio conosca continuità tra scuola e famiglia. Se a scuola si usano i gesti, i segni... è necessario, per ottenere risultati migliori, che anche a casa i genitori li sappiano usare.
Educazione del comportamento
I comportamenti sono trattati come problematici perché comportano alcuni disturbi e disagi rischiosi per:
- Apprendimento scolastico
- Adattamento in casa
- Sicurezza personale e benessere
- Sicurezza e benessere altrui
Modalità educative più specifiche e orientate al trattamento dei comportamenti problematici sono quelle che attivano tecniche generali di rinforzo. Maggiormente utilizzate sono le tecniche di rinforzo positivo, punizione lieve e punizione grave. Molto importante è la registrazione su grafici dei comportamenti osservati in modo da renderli visibili al soggetto in trattamento, ma anche agli educatori.
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