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COOPERAZIONE CON LA FAMIGLIA

È fondamentale la correlazione con la famiglia. L’educatore è chiamato,dopo i primi contatti e

l’instaurazione di una adeguata accoglienza,a richiedere notizie sul soggetto autistico

attraverso un colloquio con i genitori.

La relazione con la famiglia si spinge nel territorio delle aspettative genitoriali,essenziali

per la necessaria continuità del trattamento educativo in favore del soggetto autistico.

EDUCATORI SPECIALIZZATI

Agli agenti del training (terapisti,genitori,insegnanti,educatori) si richiedono COMPETENZE

SPECIALISTICHE, fondate sul piano teorico e distillate dall’esperienza.

Alla preparazione specialistica e intensa occorre associare una forte dedizione personale al

caso. È dunque richiesta una FORMAZIONE SPECIFICA SULL’AUTISMO,oltre a delle

COMPETENZE PERSONALI che Peeters racchiude nel PROFILO DEL PROFESSIONISTA:

( libro pag 122-123 )

UN INSEGNAMENTO SPECIALE

Il modello di trattamento indicato da Peeters si estende all’intera giornata e per tutta la vita

del soggetto affetto da autismo.

Peeters indica tre ambiti di lavoro per l’educatore e per il soggetto autistico che sono la

comunicazione,la comprensione e l’immaginazione.

L’azione educativa e didattica osserva una serie di accorgimenti:

1. semplificare il CAOS: l’autistico soffre le situazioni nuove,gli eventi scolastici,le feste,gli

imprevisti… nelle quali ha difficoltà a cogliere il significato. L’educatore quindi ha il compito

di mostrare il significato delle situazioni e semplificare il caos.

2. la comunicazione aumentativa: la persona autistica può possedere la volontà di

comunicare ma non i mezzi adeguati, pertanto deve essere supportata per aiutare la

parola.

L’informazione procede dal concreto verso l’astratto:

PAROLA OGGETTO IMMAGINE

 

o viceversa,dall’astratto al concreto:

IMMAGINE OGGETTO PAROLA

 

3. il supporto visuale: gli autistici sono pensatori visuali, ovvero pensano per immagini che

trovano nel loro ambiente di vita. Quindi un pallone viene mostrato ad esempio per

comunicargli il momento del gioco, il bavaglio per l’ora del pranzo…

4. la prevedibilità: ogni attività deve essere chiara e inequivocabile dall’inizio alla fine in

modo tale da non provocare nel soggetto autistico stati di nervosismo,ansia e crisi.

5. il materiale prevedibile e chiaro: il materiale deve essere ordinato in modo che parli

da solo e soddisfi il principio di prevedibilità. Il materiale deve mostrare le sue parti,il

proprio funzionamento,l’inizio e il termine del lavoro,l’esattezza e l’erroneità dell’esercizio.

6. partire dalla comunicazione visiva: ha senso iniziare l’insegnamento della

comunicazione da un livello pre-verbale,condotto cioè mediante immagini di gesti,di

disegni,foto…

Molto utili sono i gesti che parlano da soli come spingere,chiamare,allontanare…

7. simbolizzazione e concettualizzazione: entrambi i processi appaiono ritardati o

disturbati. Tutto ciò impedisce al soggetto autistico di dare ordine al caos,di comprendere

la realtà,lo stato mentale proprio e degli altri, di immaginare…

per questo bisogna incrementare le competenze mentali inerenti la simbolizzazione e la

concettualizzazione.

8. l’integrazione e la protezione: ci sono condizioni in cui bisogna misurarsi innanzitutto

con il problema della PROTEZIONE dell’autistico e porre l’INTEGRAZIONE come meta e

non come punto di partenza. L’integrazione resta il polo di attrazione delle politiche sociali

e scolastiche, ma in questo caso è più importante la protezione, la quale si esercita

attraverso interventi intenzionali sull’ambiente,sulle persone e sulle procedure educative.

9. il lavoro: il soggetto autistico ha costantemente bisogno di essere impegnato in attività

reali che devono essere: lavori semplici e operativi; lavori che producano opere,

manufatti…; lavori che non richiedano pensiero astratto(scelte,ipotesi,immaginazione…);

lavori che possano prevedere supporti visivi.

L’attività lavorativa se svolta nell’osservanza delle precauzioni consente al soggetto

autistico di avere successi e di potenziare la propria autostima.

10. la preparazione della vita adulta: intorno agli 11-12 anni inizia un percorso formativo

in prospettiva della vita adulta e dell’inserimento in ambienti esterni alla famiglia e alla

scuola.

L’EDUCAZIONE DELLA COMUNICAZIONE E DEL LINGUAGGIO:

Vengono tracciati i richiami più significativi:

 Valorizzare la comunicazione spontanea,intenzionale,sociale

 Sostenere la comunicazione concreta,inerente eventi,oggetti o figure

 Sostenere la comunicazione sincronizzata,inerente il presente e l’immediato

 Favorire l’adattamento della comunicazione all’interlocutore

 Sostenere la comunicazione con le immagini

 Nella comunicazione distinguere le principali variabili linguistiche:

forma,funzioni,contesti e semantica

La forma riguarda gli strumenti,le modalità o i codici mediante i quali la comunicazione ha

luogo:

 Comunicazione tramite oggetti(es. mostrare le scarpe per dire di uscire)

 Comunicazione motorio - gestuale

 Comunicazione per immagini

 Comunicazione attraverso la scrittura

 Comunicazione attraverso il linguaggio dei segni(LIS)

 Comunicazione verbale

Si tratta allora di insegnare al bambino la pluralità delle forme della comunicazione.

Le funzioni riguardano l’intenzionalità della comunicazione,lo scopo e il senso. Peeters

individua 5 funzioni principali della comunicazione,sulle quali esercitare la funzione educativa:

 Chiedere qualcosa

 Rifiutare,opporsi

 Fare osservazioni

 Fornire informazioni

 Chiedere informazioni

 Esprimere emozioni,sentimenti,bisogni di relazione…

I contesti riguardano il senso proprio della comunicazione. Il bambino autistico è centrato sui

dettagli e per questo fa difficoltà a collocare un evento nel proprio contesto.

L’azione didattica si orienta a lavorare su due fronti:

 Dalle immagini ai significati

 Da immagini o oggetti alla loro rilettura in contesti diversi

Molto utili sono le carte di comunicazione ovvero dei cartoncini con sopra foto o disegni

che aiutano il bambino ad esercitarsi a riconoscere e verbalizzare le situazioni.

Queste carte servono anche all’educatore per dare consegne,chiedere,informare…

La semantica attiene alla sfera dei significati.

INDICAZIONI PROCEDURALI

(libro pag.131)

TRATTI TEORICI COMUNI

LA PROSPETTIVA E LA CONTINUITA’

Dall’autismo non c’è guarigione e i soggetti autistici hanno bisogno di aiuto per tutta la vita e

in ogni ambiente di vita. Per questo il TEACCH realizza un programma di servizi volti in

orizzontale(in tutti gli ambiti di vita del soggetto) e in verticale(lungo l’intera estensione

della vita dell’autistico) e progetta cooperazione tra le figure che operano in favore del

paziente: famiglia,terapeuti,educatori…

GLI OBIETTIVI PRIMARI:

 Migliorare abilità comunicative di qualsiasi tipo

 Migliorare autonomia complessiva del soggetto

 Migliorare qualità della vita

IL MODELLO GENERALISTA

Prospettiva educativa e terapica di tipo globale,orientata ai problemi dei singoli casi,nella loro

interezza e in considerazione dello sviluppo che li attende.

L’insieme dei servizi che il TEACCH propone a sostegno di questi soggetti e delle loro famiglie

sono centrati sull’integralità dell’intervento.

Educatori,docenti,terapisti e genitori realizzano per tanto uno staff di operatori generalisti.

VALUTAZIONE E CONTROLLO

In relazione all’assessment viene elaborato il PROFILO PSICO EDUCATIVO(PEP) che rileva lo

stato delle principali aree funzionali:

 Funzioni indenni

 Funzioni in via di sviluppo

 Funzioni in scarso o nullo sviluppo

L’azione diagnostico-valutativa fa proprio un approccio globale o multidimensionale e

ecologico.

La valutazione ha lo scopo di accompagnare il percorso formativo ed esistenziale del

soggetto autistico.

L’INDIVIDUALIZZAZIONE

Bisogna sviluppare un intervento educativo aderente alla singolarità della situazione e alle

diversità individuali tra autistici.

LA TECNOLOGIA PLURALE

Il TEACCH sollecita il ricorso a una pluralità di forme educative o procedure anche di segno

contrastivo.

LA RITUALITA’

Le attività sono pensate con elevata ritualità; in modo tale da non generare ansia ne

disillusione nel soggetto.

I GENITORI CO-TERAPEUTI

I genitori fungono da co-terapeuti quindi è fondamentale la loro formazione. Essi infatti sono i

primi educatori del soggetto autistico e inoltre sono anche preziosi raccoglitori di informazioni.

IL TEACCH A SCUOLA

Il TEACCH propone di costruire delle SCUOLE SPECIALI con ambienti strutturati,a misura

dell’esigenze dell’autistico(AUTI-CLASSE).

Al di là di tale prospettiva che difficilmente si concilia con le sedi scolastiche comuni si tratta

di progettare una scuola ospitale per allievi autistici,sulla base di queste indicazioni:

(libro pag 136).

L’APPROCCIO A.E.R.C.

ATTIVAZIONE EMOTIVA E RECIPROCITA’ CORPOREA

PROVENIENZE E COMPLESSITA’

A.E.R.C.= attivazione emotiva e reciprocità corporea

Zappella riconosce che il concetto di Autismo è oggi problematico,infatti non sempre è

possibile distinguere la natura della patologia.

Egli si chiede se l’AUTISMO è:

 una MALATTIA

 un QUADRO COMPORTAMENTALE comune ad altre situazioni.

Inoltre cerca di capire se i DISTURBI DI TIPO AUTISTICO sono di:

 ORIGINE ORGANICA(alterazioni del cervello)

 ORIGINE NEUROBIOLOGICA(alterazioni nella neurotrasmissione).

 ORIGINE PSICOGENA

Inoltre Zappella parla di bambini autistici che guariscono affetti da TIC COMPLESSI FAMILIARI

A ESORDIO PRECOCE.

OPZIONI: EDUCAZIONE E COMUNICAZIONE

L’A.E.R.C. ha una natura EDUCATIVA e si coordina da una parte con la scuola e dall’altra

con i genitori.

Si colloca tra i TRATTAMENTI EDUCATIVI e negli APPROCCI ECOLOGICI,orientati all’interezza

della persona e del suo contesto di vita.

L’A.E.R.C. riserva una maggiore priorità alla COMUNICAZIONE nei confronti della quale cerca

di consolidare le forme comunicative tra adulti e bambini.

In questo approccio ecologico tuttavia risultano centrali due ambiti del trattamento educativo

che sono il METODO ETODINAMICO e la MODIFICAZIONE DELLA HOLDING.

LA TRIADE EDUCATIVA

Fondamentali sono i GENITORI sui quali poggia l’attivazione della relazione e ai quali si

richiedono DEDIZIONE e CONOSCENZE SPECIFICHE.

Gli SPECIALISTI invece devono avere un’ampia conoscenza dello sviluppo umano e della

patologia autistica in particolare.

Il criterio di riferimento,dunque, per tutti coloro che adottano l’AERC è la TRAIDE EDUCATIVA

costituita da:

1. CAPACITA’ GENITORIALI

2. CAPACITA’ DEI BAMBINI

3. COMPETENZE METODOLOGICHE DEGLI OPERATORI

LA MATRICE ETODINAMICA DEI TINBERGEN. TRA PSICOANALISI ED ETOLOGIA

I coniugi Tinbergen collocano l’autismo tra i disturbi della sfera emotivo - affettiva

consolidatasi nei primi mesi di vita.

Si osservano un complesso di comportamenti tipici quali le BIZZARRIE,le STEREOTIPIE,i

NERVOSISMI… tra i quali svettano da un lato l’EVITAMENTO (spinta a ritrarsi dall’ambiente di

vita) e dall’altro l’AVVICINAMENTO (esplorazione).

Questi comportamenti sono particolarmente accentuati nei soggetti autistici.

La teoria psicogena dei Tinbergen individua taluni eventi autismogeni nelle esperienze

prenatali e postnatali connesse alla relazione genitoriale.

Gli autori inoltre discriminano il grado di gravità della sindrome distinguendo un autismo

debole da uno forte.

Il lavoro dei coniugi Tinbergen fornisce una chiave di interpretazione dello scenario autistico e

indica un trattamento etodinamico che riprende esperienze in ambito etologico.

Quella dei Tinbergen quindi è una modalità PSICOTERAPICA che privilegia la rivisitazione del

vissuto personale e duale con i genitori.

FONDAMENTI DELL’A.E.R.C.

La madre e la famiglia

La figura maggiormente coinvolta è quella materna, in quanto la prima relazione comunicativa

ed emozionale con la madre costituisce per il neonato una base indispensabile per il processo

di sviluppo affettivo e mentale, che gli consente da un lato di SCOPRIRE IL MONDO e

dall’altro di SENTIRSI ACCOLTO.

Viene smentita l’idea che l’autismo dipenda dall’atteggiamento materno,anzi con più

probabilità accade proprio il contrario, che la madre a seguito degli insuccessi nella

comunicazione con il proprio bambino si senta frustrata e depressa.

Viene così a mancare la guida della madre che attraverso il contatto corporeo,i gesti

consolatori,il sorriso e lo sguardo pone le basi per un adeguato sviluppo mentale e sociale.

È come se la madre fosse in uno stato di stress permanente,il suo allarme per la

sopravvivenza del figlio è elevato. Il bambino a sua volta è molto insicuro e alle risposte

critiche della madre tende a dare in cambio dei comportamenti della serie

autistica(ecolalie,stereotipie…).

La struttura familiare si altera nei ruoli e nei rapporti di potere,per cui si può arrivare a non

capire più quali sono i genitori e quali i figli; in quanto in alcune situazioni quotidiane a

comandare può essere proprio il figlio autistico.

LO SVILUPPO DELL’IO

Nell’indagine sulle dinamiche dell’io del bambino autistico Zappella si rifà alle 4 fasi dello

sviluppo relazionale individuate da Trevarten:

1. intersoggettività primaria: interazione diretta con l’adulto

2. intersoggettività secondaria: interazione mediata tra bambino-adulto-oggetto

3. interazione sociale: scoperta delle intenzioni e pensieri degli altri

4. gioco simbolico

e sulla base di queste Zappella ne individua altre sei che sono:

1. intersoggettività primaria

2. intersoggettività secondaria

3. spinta all’autonomia motoria

4. teoria della mente

5. gioco simbolico

6. capacità di narrazione

LA PRIMA HOLDING

La prima modalità holding prevede una serie di esperienze provocate e in qualche modo

forzate:

 il bambino è tenuto sulle ginocchia da un genitore

 attivazione del contatto faccia a faccia

 attivazione di prime forme comunicative pre-linguistiche

 attivazione di semplici comunicazioni linguistiche di riconoscimento,elogio…

 ecc…

Questa condizione suscitava uno stato di crisi nel soggetto autistico,dopodiché si faceva

intervenire il genitore con carezze,coccole ecc…

Questa esperienza di allontanamento e avvicinamento aveva l’obiettivo di consolidare le

capacità di autocontrollo e comunicazione tra bambino e genitori.

Gli elementi costitutivi di questa pratica sono:

 contatto corporeo e oculare

 flusso verbale dall’adulto al bambino

 dislivello di potere tra bambino e adulto,a favore del secondo

la HOLDING quindi si pone come strumento efficace per il chiarimento dei ruoli e dei rapporti

di potere tra le persone,ma anche per l’instaurarsi di una comunicazione diretta.

LA SVOLTA

Zappella e i suoi collaboratori sviluppano una modalità di trattamento come evoluzione della

holding psico-etologico-dinamica.

La nuova procedura si discosta dalla precedente(HOLDING),alla luce di alcune considerazioni:

 attenta osservazione clinica dei casi

 necessità di riservare maggiore rispetto al bambino in trattamento

 azioni terapico - educative di minore intensità e intrusività

 massimo coinvolgimento dei genitori

 incremento qualitativo e semantico delle forme comunicative

occorre innanzitutto che la famiglia sia messa in grado di ristrutturare la comunicazione con il

soggetto autistico.

Al genitore si richiede si graduare le proprie risposte al bambino. Vanno evitate le modalità

del genitore critico e del bambino adattato, facilitando l’emersione degli stati del

bambino libero e degli altri stati positivi.

“PRINCIPALIO STATI DELL’IO DI BERNE SONO:

 GENITORE CRITICO

 GENITORE PROTETTIVO

 BAMBINO ADATTATO

 BAMBINO LIBERO”

L’OSSERVAZIONE CLINICA

L’osservazione clinica appartiene a tutte le discipline e professioni cliniche. È necessaria una

formazione specialistica per terapeuti ed educatori e una formazione consapevole per

familiari.

La conoscenza dei sintomi primari(TRIADE AUTISTICA) e secondari è fondamentale. Quelli

principali sono:

(libro pag.146)

L’ATTIVAZIONE

Si tratta di una attivazione condotta dall’adulto,che si protrae nel motorio e nel percettivo, ma

che tende a rendersi significativa nell’interiorità del vissuto emozionale e affettivo del bambino

e, quindi, a tradursi in comunicazione.

Il terapista cerca di mettere in atto delle forme di stimolazione in relazione alla reattività del

bambino in trattamento,con lo scopo di sollecitare percezioni e risposte di vario tipo,quindi la

RECIPROCITA’.

IL SETTING

(libro pag.147)

LA MEDIAZIONE EDUCATIVA PER EPERIRE IL MONDO

Bisogna consentire al bambino attività di esplorazione e cognizione motivate,vissute e sorrette

dal continuo dialogo con l’adulto.

Essenziale è l’educazione per tutta la vita. Il bambino autistico,infatti, portatore di un modo

proprio e singolare di rapportarsi con l’ambiente e di codificare i messaggi provenienti

dall’esterno, esprime un forte bisogno di questa MEDIAZIONE EDUCATIVA.

L’educatore deve guidare il bambino verso la più organizzata e ordinata comprensione della

realtà ,ponendosi come la mente più esperta.

LE MODALITA’ DEL TRATTAMENTO

(libro pag.148-149)

Oltre alle capacità creative l’AERC richiede all’educatore una solida preparazione teorica e

clinica,una conoscenza dei bisogni dei bambini e una opportuna cultura generalista.

L’educatore che utilizza l’AERC deve tener conto della TRIADE EDUCATIVA:

 Conoscenza

 Esperienza

 Intelligenza pedagogica

La ricerca di segni precoci che individuino uno stato autistico può portare a delle diagnosi

errate, ciò rende fondamentale sempre di più l’elaborazione di una diagnosi differenziale.

Prima di intraprendere un trattamento educativo e terapeutico l’AERC prevede una

valutazione multifattoriale che comprende quella MEDICA,PSICOLOGICA,PEDAGOGICA,rivolte

all’interezza della persona.

L’AERC E LA SCUOLA

L’AERC trova una giusta collocazione e cooperazione nella scuola dell’infanzia. Gli spazi,gli

arredi,i giochi,il materiale educativo,i programmi didattici,ben si prestano a rispondere a molte

esigenze senso-motorie del bambino autistico.

Durante l’orario scolastico al bambino possono essere proposte attività individuali che

favoriscano l’autonomia e l’apprendimento di abilità cognitive come giochi con la palla e con il

corpo,giochi con la voce…

Di fronte ad una crisi del bambino autistico a scuola(urla,si getta a terra,tira pugni…)

l’educatore prenderà improvvisamente per mano il bambino,lo farà correre,saltare lungo la

stanza..

Il bambino con disturbo autistico si troverà disorientato,incapace per alcuni secondi di reagire.

Proprio in questo momento è possibile proporre per tempi brevissimo un contatto

corporeo,oppure l’educatore griderà con lui e più di lui,lancerà oggetti con lui e poi lo

guarderà negli occhi,lo prenderà in braccio per pochi secondi,gli offrirà un oggetto.

Quindi accettare il copione di comportamenti negativi per poi gradualmente modificarlo verso

comportamenti più accettabili.

L’AERC E IL GIOCO

L’attività giocosa consente di esplorare e conoscere il proprio corpo, scoprire i propri limiti,

attivare ampie relazioni comunicative e sociali,potenziare la comprensione delle intenzioni

proprie e altrui(teoria della mente).

Il bambino autistico incontra notevoli ostacoli nel gioco spontaneo e organizzato e nei giochi

condivisi. Per questo ogni programma educativo non può trascurare la dimensione ludica.

Esistono 4 componenti fondamentali del gioco:

 I giocattoli

 Lo spazio di gioco

 Il tempo di gioco

 I compagni di gioco

Il gioco si modifica ed evolve:

1. gioco iniziale(intersoggettività primaria)

2. gioco senso motorio - esplorativo

3. gioco imitativo

4. gioco organizzato-costruttivo

5. gioco di finzione

6. giochi con le regole

Per un bambino autistico raggiungere questi modi di giocare risulta difficile ma non

impossibile. Infatti attraverso un approccio a valenza AERC si può favorire l’acquisizione di

abilità come la disponibilità,la reciprocità,l’esplorazione…

Insegnare a giocare a un bambino autistico può significare:

 migliorare alcune funzioni cognitive di base

 favorire il rapporto con l’altro

 favorire la comprensione di sé e dell’altro

 consentire forme di prevenzione al fine di ridurre il peso delle problematiche

comportamentali future e delle stereotipie

il gioco costituisce anche un utile percorso per completare la valutazione del bambino

autistico,pertanto saranno osservati(assenza o presenza) i seguenti comportamenti:


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tonia_la

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in educatore professionale (Facoltà di Economia, Ancona - Facoltà di Medicina e Chirurgia, Ancona)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tonia_la di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sperimentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Crispiani Piero.

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