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consentire un “dialogo” tra il bacino, la testa e la colonna vertebrale che rappresentano le tre

parti dell’asse centrale del corpo umano. Questo dialogo rimanda simbolicamente all’equilibrio fra

le facoltà istintive proprie del bacino e le facoltà superiori tradizionalmente situate nella testa.

La colonna vertebrale è la struttura portante del nostro organismo che connette le energie

● razionali con quelle viscerali.

Eugenio Barba, nella sua antropologia teatrale, ha studiato i modi di usare la colonna vertebrale

● nelle diverse culture: la forma a S indiana, la chiusura delle spalle giapponese, la spinta verso la

pancia in Spagna, la spinta verso l’alto in Brasile e l’accovacciamento rituale in Africa.

Lo sviluppo della colonna vertebrale passa da:

● Una conformazione a C fino a circa 3 mesi dalla nascita;

● 3 – 6 mesi: curva cervicale e testa eretta;

● 9 – 18 mesi; curva lombare e posizione eretta;

● S rovesciata: la colonna vertebrale, nella sua conformazione definitiva, può reggere fino a 16

● volte il nostro peso.

Sono individuabili diverse disfunzioni posizionali della colonna vertebrale: cifosi, lordosi,

■ scoliosi.

Una patologia che abbia causato una malformazione ossea non è correggibile. I vizi posturali sono

■ invece correggibili.

Tutte le tradizioni, partendo dalle più antiche, fanno riferimento ad una sorta di albero della vita

● situato nel nostro corpo, che rimanda alla basilare opposizione tra il nostro peso che ci spinge

verso il basso e la colonna vertebrale che ci spinge verso l’alto e ci mantiene eretti.

La consapevolezza attraverso il movimento di Moshe Feldenkrais

Moshe Feldenkrais (1904 – 1984) negli anni Quaranta iniziò casualmente i suoi studi sul movimento.

● Feldenkrais propone una visione olistica (= globale) del corpo e osserva come, nel corso del processo

● di crescita, il soggetto assuma una serie di posture sbagliate che riducono la sua fluidità nei movimenti.

Il Metodo Feldenkrais prevede due distinte applicazioni:

● Consapevolezza attraverso il movimento – Essa consiste in momenti di esperienza di gruppo in

■ cui i partecipanti, guidati dal conduttore, sperimentano sequenze di movimenti che imitano

l’atteggiamento esplorativo proprio dell’apprendimento motorio dei bambini.

Attraverso l’armonizzazione di ogni azione al proprio ritmo personale si cerca di stimolare

18 l’abbandono spontaneo degli schemi motori stereotipati, spesso inadeguati, a cui si ricorre per motivi

di difesa.

Integrazione funzionale – L’attività viene svolta attraverso lezioni individuali che hanno come fine

■ quello di aumentare la consapevolezza sugli schemi di movimento posti in essere dal

soggetto.

L’insegnante, attraverso dei tocchi leggeri, cerca di far assumere all’allievo nuove posizioni per

sollecitare le parti più contratte del suo corpo, responsabili di schemi motori inadeguati, ad

abbandonare le tensioni difensive a favore di modalità più naturali ed adeguate.

Dal Metodo Mézières all’antiginnastica di Thérèse Bertherat

Françoise Mézières, fisioterapista parigina, pubblicò nel 1949 un opuscolo nel quale illustrava le

■ osservazioni da lei compiute, apertamente in contrasto con quelle della ginnastica medica.

Il metodo da lei proposto risente della sua visione olistica del corpo (cioè del corpo

■ considerato come sistema complesso che deve essere considerato nella sua globalità).

Inizialmente accolto con sospetto, il suo metodo ha finito per riscontrare un notevole successo presso

■ gli educatori corporei.

Il metodo Mézières ha avuto importanti sviluppi grazie al lavoro di Thérèse Bertherat a cui si deve

■ la fondazione dell’antiginnastica.

Bertherat considera l’apparato muscolare umano come diviso in cinque catene muscolari:

■ la catena posteriore, che comprende tutti i muscoli che partono dalla nuca, scendono

1. lungo il dorso, attraversano la parte posteriore delle gambe e raggiungono le piante dei

piedi;

due catene muscolari delle braccia;

2. la catena anteriore del collo;

3. la catena interiore composta dal diaframma e dal muscolo che lega la colonna vertebrale

4. al femore.

Le catene muscolari sono tra loro interdipendenti e ciò è particolarmente importante in riferimento

■ alla catena posteriore, quella principale che costituzionalmente è sempre troppo corta e forte.

Secondo Bertherat, questa situazione deriva dalla nostra condizione di bipedi imperfetti che risente

■ ancora della predominanza della catena muscolare dorsale dell’era rettiliana del nostro

cervello.

19 Mac Lean, neuroscienziato, considera l’attuale configurazione encefalica dell’uomo come

■ derivante dalla sovrapposizione, avvenuta nel corso dell’evoluzione, di tre tipi diversi di

cervello che danno luogo ad un cervello tripartito:

cervello rettiliano, situato nella parte più interna, a cui sono riconducibili le sequenze

1. comportamentali altamente ritualizzate. Esso attiene alla funzione di sopravvivenza. A livello

di sviluppo individuale è attivo nella primissima infanzia. A livello invece di evoluzione della

specie, compare con l’uomo dell’era arcaica primaria e dell’inizio dell’era secondaria.

Cervello limbico (detto del piacere) che compare nel primo anno di vita del bambino e

2. che aggiunge al suo comportamento le componenti affettive­emotive ed è in grado di

ricevere le informazioni viscerali e somatiche.

Cervello neo­corticale che ingloba i due precedenti. E’ l’ultimo a svilupparsi nella

3. sequenza di evoluzione della specie. Riguarda le facoltà riservate esclusivamente alla specie

umana, quali la facoltà logico­matematica e il pensiero astratto.

Bertherat riflette sui miti estetici attuali che propongono come bello un corpo dotato di lunghe gambe,

■ riflesso di un tentativo di allontanarci il più possibile da quel suolo che ci richiama l’era rettiliana.

La ricerca sviluppata da Mézières prima e Bertherat poi, contrasta con questo tentativo di fuga verso

■ l’alto.

Mentre la ginnastica medica ritiene che i problemi posturali siano da ricondurre alla mancanza

■ di forza di uno o più muscoli che vanno quindi potenziati, i sostenitori dell’antiginnastica sostengono

che non solo è inutile svolgere un’azione correttiva lavorando su un solo muscolo, ma che addirittura

l’accrescimento squilibrato della forza muscolare può essere il primo responsabile del male che si

vuole curare.

Per Bertherat, l’equilibrio posturale non si raggiunge potenziando i singoli muscoli, ma richiede un

■ progetto globale che abbia come obiettivo quello di decontrarre l’intero apparato muscolare

e, in primo luogo, la catena muscolare posteriore.

Durante una seduta di antiginnastica, l’insegnante invita gli allievi ad assumere posizioni piuttosto

■ insolite attraverso le quali essi possono rendersi conto delle loro tensioni muscolari. Gli esercizi

servono per produrre, con calma e dolcezza, il riequilibrio di tutte le catene muscolari.

L’euritmica pedagogica di Rudolf Steiner

Rudolf Steiner (1861 – 1925) fondatore dell’antroposofia, che considera l’uomo come

20 costituito da diversi livelli oltre quello fisico, in particolare dal livello etereo, astrale,

spirituale, ecc.

Il destino dell’uomo è inscritto dentro il ciclo di morte e rinascita che prosegue fino alla realizzazione

■ finale che segna la fusione con lo spirito puro.

Il movimento antroposofico ha avuto uno sviluppo anche in campo educativo attraverso la

■ creazione di scuole steineriane (scuole private attive anche in Italia) che si caratterizzano

principalmente per:

durata del percorso scolastico: 13 anni;

○ discipline del corpo e della mente considerate egualmente importanti;

○ divieto di bocciare;

○ maestro unico;

○ educazione basata sul fare e sullo sviluppo dell’espressione sia artistica che manuale.

Nelle scuole steineriane, l’educazione fisica è sostituita da una disciplina chiamata euritmia,

■ che assomiglia alla danza e che tende ad associare il corpo, la musica e le parole con lo scopo

di tradurre, attraverso il movimento, i principi armonici delle manifestazioni naturali

universali.

Il corpo acquatico: lo watsu di Harold Dull

La parola “watsu” deriva da “water” (= acqua) + “shiatsu” (= tecnica di massaggio orientale).

○ Harold Dull considera l’acqua calda come il mezzo ideale per liberare il corpo dalle tensioni e

○ per consentire al soggetto di accedere gradualmente a stati di rilassamento via via sempre più

profondi.

Watsu è una via per l’ascolto e la comunicazione.

○ Esso si pratica in coppia: vi sono momenti in cui un soggetto si rilassa abbandonandosi ai dolci

○ movimenti impressi al suo corpo dal partner e momenti in cui è lo stesso soggetto che, con il proprio

movimento, consente che l’acqua massaggi il corpo dell’altro.

In questa reciprocità di coppia, avviene per entrambi i soggetti coinvolti un processo di

○ rebonding (= riunificazione) attraverso il quale si apprende che, come afferma Dull, “c’è

altrettanta gioia nel dare che nel ricevere”. Watsu si definisce quindi co­terapia.

La relazione tra lo watswer (= l’educatore, il terapista) e chi riceve è regolata dal principio

○ fondamentale dello zen­shiatsu dell’essere e non fare: viene attivato un legame molto forte, che

21 può richiamare quello tra madre e figlio (watsu è una pratica spesso usata nei corsi pre­parto), ma

libero da qualsiasi richiesta affettiva e da forme di dipendenza.

In watsu si agisce principalmente sulla colonna vertebrale.

○ Watsu è una pratica flessibile adatta a tutti e a tutte le età.

La danza come arte del movimento in Rudolf Laban

Rudolf Laban (1879­1958) può essere considerato il padre della moderna danza educativa e

○ terapeutica, che parte dall’osservazione dei movimenti naturali del corpo.

Laban, nel 1903, iniziò ad interessarsi della dinamica e dell’espressione corporea e si dedicò a

○ mettere a punto una danza pura, libera dall’artificiosità dei codici accademici, che fosse un

inno alla natura espresso attraverso il corpo.

Dopo che in Germania venne ricercato dalla Gestapo, approdò in Inghilterra dove il suo pensiero si

○ aprì a una prospettiva educativa.

La sua idea riguardava una danza per tutti, una danza intesa come fonte di benessere

○ spirituale.

La danza moderna da lui proposta utilizza un fluire del movimento che coinvolge tutte le

○ articolazioni del corpo e si distingue nettamente dalla danza tradizionale che è prevalentemente una

danza di passi.

Laban credeva che dominando il movimento, l’essere umano potesse padroneggiare la propria

○ energia vitale, che è contemporaneamente fisica e mentale, muscolare ed emozionale.

Laban riteneva che in ogni azione umana fosse presente un effort della persona che la compie,

○ cioè la sua intenzione, l’impulso interiore che produce il movimento.

Laban distingue lo spazio personale, costituito dall’ambito spaziale compreso nel raggio d’azione

○ normale delle nostre membra nella loro massima estensione, e lo spazio generale.

Laban si occupò dell’eucinetica (= teoria dell’espressione) e di coreutica (= teoria dello

○ spazio, armonia dello spazio).

I suoi studi lo portarono ad elaborare un sistema di scrittura della danza (detto Labanotation),

○ esatto come quello di scrittura della musica.

In Inghilterra Laban si occupò anche della formazione degli insegnanti e il suo metodo si diffuse nelle

○ scuole. Nacque così la danza di carattere educativo e terapeutico che si diffuse in tutta Europa.

22

L’organicità del corpo di Jerzy Grotowski

Grotowski è considerato uno dei grandi protagonisti del teatro del Novecento.

■ Nel 1970 abbandonò l’attività professionistica teatrale e si dedicò fino alla morte ad un lavoro volto

■ a eliminare il velo invisibile che separa gli attori dagli spettatori, affinché questi ultimi fossero coinvolti

in una forma di de­condizionamento espressivo.

Nel suo libro “Per un teatro povero”, Grotowski propone un teatro essenziale, che usa

■ poche risorse, in grado di sottolineare l’importanza della risorsa irrinunciabile, quella di un

corpo vivo presente sulla scena (corpo teatrante).

Grotowski afferma che: “I nostri sensi sono ricoperti da una membrana, che ci divide dalla

■ percezione diretta. Ci sono due muri: uno dentro di noi, che blocca l’energia, e uno fuori di noi,

che blocca la percezione diretta. I due blocchi si fondono in un blocco unico che può essere

superato attraverso l’azione organica su se stessi. Il superamento del blocco produce sintonia.”

La parola “teatro” deriva dal greco “luogo degli sguardi”. I giochi dei bambini sono una specie

■ di proto­teatro.

Il teatro è legato all’educazione nel senso che ciò che educa veramente è uno sguardo

■ autorevole che fa capire al soggetto che esiste.

Nel teatro è presente il tema dello sguardo, cioè del vedere e dell’essere visto.

■ Secondo Grotowski, l’uomo può capire solo attraverso il fare. Invece di chiedersi: “Cosa ho

■ sentito in quel momento?”, occorre chiedersi: “Cosa ho fatto in quel momento?” e le emozioni, grazie

alla memoria del corpo, emergeranno da sole.

Le ricerche condotte da Grotowski sull’organicità del corpo, cioè di un corpo preso dal teatro per

■ essere giocato sul palcoscenico della vita, hanno prodotto un progetto pedagogico.

Le linee di tale progetto sono, ad esempio, riconoscibili nei seminari corporei di Maia Cornacchia in

■ cui vengono proposte attività volte, in particolare, ad esercitare l’ascolto.

Quando ci si mette in ascolto si riesce a scoprire un potenziale inesplorato che riguarda anche i

■ gesti più quotidiani.

L’ascolto attento è in grado di affinare tutti i sensi, pertanto ci si ritrova a guardare con le

■ orecchie, ad ascoltare il silenzio, ad aspettare senza aspettare e a mettere in pratica le proprie

intuizioni.

La voce come produzione corporea in Roy Hart e Demetrio Stratos

23 I due autori psicomotricisti, Lapierre e Acouturier, hanno interpretato il grido nel suo valore

■ simbolico e hanno distinto:

Il grido di richiamo, che esprime il desiderio di essere riconosciuto come oggetto;

○ Il grido di affermazione, che esprime il desiderio di essere riconosciuto come

○ soggetto.

e riconosciuto l’importanza di una pratica educativa che consenta di sperimentare il grido come

esercizio che permette “che la voce possa ritrovare le sue modalità affettive e profonde che

rinviano all’implicazione tonico­emozionale del corpo”.

Roy Hart (1926 – 1975) ha fondato, alla fine degli anni Sessanta, il Roy Hart International Center nel

○ quale gli allievi possono cantare seguendo e ri­conoscendo la loro voce, il suo movimento, le

sue risonanze profonde ed accedere così al piacere del suono percepito in tutto il corpo.

Attraverso gli esercizi proposti da Hart, si sperimenta l’esistenza nel corpo di risuonatori (Roy Hart

○ ne individua tre: risuonatore cranico, toracico e addominale) che amplificano la portata sonora

dell’aria emessa.

Presso tutti i popoli, la voce evoca l’immagine della vita e la proposta di Hart è un invito a ritrovare

○ questa consapevolezza.

Anche il cantante e musicista di origine greca Demetrio Stratos (1945 – 1979) riteneva che la

○ voce fosse un gesto antropologico.

Egli studiò la voce come strumento e fu in grado di manipolare la voce stessa, evidenziandone la

○ corporeità.

Egli affermava che: “Tutto il corpo passa dalla lingua, poiché esso è totalmente preso nella

○ vibrazione che è”.

Demetrio Stratos fu in grado di ripristinare le funzioni dell’apparato fono­articolatore ormai perse a

○ causa del primato riconosciuto al logos (= parola).

Le strade aperte grazie allo studio di Demetrio Stratos conducono a una specie di psicomotricità

○ vocale che si colloca nelle pratiche pedagogiche del corpo.

La vocalità scoperta da Stratos costituisce un linguaggio non verbale composto da suoni e

○ rumori attraverso cui si manifesta la vibrazione psicocorporea.

La bioenergetica di Alexander Lowen

Il movimento della bioenergetica è stato inaugurato da Wilhelm Reich (1897 – 1957). Egli considerava

24 ogni organismo vivente come governato da una energia cosmica biologica chiamata orgone,

caratterizzata dall’alternarsi ritmico di espansione (percepita a livello psichico come piacere) e di

contrazione (dispiacere). Questa pulsazione si manifesta sia nelle emozioni che nei movimenti organici

e trova la sua espressione più completa nell’orgasmo.

La repressione delle pulsioni sessuali imposta dalla cultura, primariamente attraverso l’educazione,

○ sarebbe, secondo Reich, la causa di un innaturale accumulo di energia e dell’insorgenza di una

armatura o corazza, cioè di un irrigidimento muscolare che segnala la risposta difensiva del

corpo.

L’armatura prende forma nell’infanzia ed in sé non è cosa negativa, perché è indispensabile per

○ l’adattamento all’ambiente.

Spesso però essa assume una forma nevrotica, eccessiva che necessita di essere alleviata.

○ Reich ha ideato un intervento terapeutico in grado di agire sulla tensione muscolare avente lo scopo

○ di liberare l’energia bloccata.

Gli studi di Reich vennero in seguito sviluppati da Alexander Lowen (1910 – 2008) che riprese e

○ sviluppò il concetto di armatura caratteriale, articolandolo in cinque caratteri prevalenti:

schizoide, orale, psicopatico, masochista, rigido.

Il contributo di Lowen alla teoria di Reich diede luogo alla bioenergetica, forma di terapia che

○ combina corpo e mente, considerati funzionalmente identici.

Il lavoro della bioenergetica si avvale di manipolazioni e di esercizi sulla respirazione che hanno lo

○ scopo di provocare nel soggetto uno stato vibratorio involontario dei muscoli che permette

l’affiorare di tensioni profonde.

Lo stato vibratorio deve essere protratto finché tali tensioni non siano scaricate attraverso i muscoli.

○ In bioenergetica viene precisata la differenza tra:

○ Tono = espressione dell’energia;

○ Tensione = sequestro del tono, equivalente somatico (= a livello corporeo) di un conflitto

○ psichico.

N.B. La precedente distinzione è fondamentale, come già detto, anche per la psicomotricità.

La relazione corporea di “simpatia” di Jean Ambrosi

Negli anni Settanta, anni della protesta e della scoperta del corpo, le tecniche della bioenergetica

○ ebbero larga diffusione.

25 I principi della bioenergetica vennero ripresi e rivisti da numerosi autori tra cui Jean Ambrosi

○ secondo il quale non bisogna rompere le difese, ma consentire all’individuo di accedervi per

conoscerle.

Ambrosi afferma: “Il sistema difensivo ha un carattere assolutamente obbligatorio e

○ condiziona la sopravvivenza della persona. La cittadella formata dalle difese individuali è

assolutamente necessaria. Ciò che è pericoloso è rinchiudersi in essa senza aver costruito

idonee aperture. In altre parole, occorre imparare ad allentare il proprio sistema difensivo,

senza però rinunciarvi.”

Ambrosi, in pieno accordo con Reich e Lowen, ritiene che ciascuno localizza le sue tensioni in forme

○ particolari o in particolari parti del corpo.

A differenza di Reich e Lowen, Ambrosi ritiene che tali tensioni non possano essere

○ semplicemente scaricate, ma piuttosto occorra che il soggetto le comprenda e le esprima

attraverso la riflessione e l’espressione verbale.

PARTE SECONDA – NUOVE PROSPETTIVE ED ESPERIENZE

“Il nostro pensiero non è se non un gioco molto raffinato della vista, dell’udito, del tatto; le forme

logiche sono leggi fisiologiche delle percezioni dei sensi” Nietzsche

Educare in tutti i sensi

I nostri primissimi apprendimenti sono passati attraverso il corpo di nostra madre.

■ Successivamente, sullo sfondo sensoriale legato alla nostra vista, udito, tatto gusto e odorato,

■ si è sviluppata l’avventura del pensiero.

L’attenzione al corpo nella formazione trae origine dalla volontà di non rimuovere questa

■ consapevolezza.

Gli studiosi in campo educativo hanno quindi cercato di recuperare e restituire una dimensione

■ più viva e completa ad un corpo ridotto a segmenti dall’anatomia.

L’educazione in tutti i sensi è qualcosa di più e di diverso rispetto alla semplice somma delle

■ risorse dei singoli organi. Essa sottolinea come il nostro percepire con ciascuno dei cinque

sensi si allarga in un gioco di insieme che coinvolge e intreccia ogni altro senso.

Fondamentale è quindi la consapevolezza che ogni senso è implicato nelle relazioni educative.

26

Una questione di pelle

Il senso del tatto è il primo a svilupparsi nell’embrione umano.

■ Riguarda tutta la superficie cutanea e la pelle, che è il più esteso apparato del nostro corpo,

■ costituisce la zona di confine tra il dentro e il fuori.

Osservando gli animali, si nota l’istinto naturale della madre a leccare i propri cuccioli. Tale

■ operazione è definita grooming, costituisce la risposta a bisogni comunicativi ed affettivi profondi e

svolge una funzione rilassante. E’ probabile che il cucciolo che non viene leccato possa morire.

Le forti e prolungate contrazioni dell’utero durante il travaglio del parto della donna, che producono

■ forti stimolazioni alla pelle del neonato, sembrano avere somiglianza col grooming.

Esempio evidente di una manifestazione di grooming tra gli esseri umani, è rappresentato dal

■ bonding (= attaccare, incollare, cementare), cioè dal processo di formazione del legame tra

genitore e figlio, che ha inizio con il contatto pelle­a­pelle tra il corpo della madre e quello del

neonato nelle due ore successive al parto (integrare leggendo appunti sul parto sul

quaderno).

E’ una pratica importante, da tempo rispettata soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo. In questi paesi i

■ neonati vengono tenuti a lungo a contatto col corpo della madre e ciò sembra faciliti nei piccoli

l’interiorizzazione di un rapporto più disteso con le proprie emozioni e con la propria sessualità.

Gli studi antropologici hanno spesso messo in luce circostanze in cui è evidente la concordanza tra

■ contatto e ritmo. Ad esempio, si nota che sia le scimmie che, nella specie umana, le madri, mostrano

un’evidente tendenza a tenere i figli sul lato sinistro del loro corpo, dove meglio si percepisce il ritmo

del cuore.

In epoca recente, si è assistito ad una rivalutazione delle pratiche che coinvolgono il tatto. Il

■ massaggio, tecnica che serve a stimolare riflessi superficiali e profondi, è uno degli esempi più

significativi di questa riscoperta.

Sia nella cultura orientale che in quella egizia e araba, attraverso la pressione sulla pelle di

■ alcune zone del corpo si mirava ad influenzare altre zone anche lontane dalle prime.

Questi saperi antichi sono stati ripresi in epoche più recenti e ciò ha consentito lo sviluppo di tecniche

■ quali la riflessologia occidentale. In questo ambito ricordiamo il lavoro di William Fitzgerald che,

nel 1910, tracciò una mappa nella quale fa corrispondere a particolari organi alcuni precisi

punti delle mani e dei piedi. Tutto ciò, in base al principio basilare dell’olonomia, secondo cui

l’intero è contenuto in ciascuna delle parti che lo compongono.

27 Le osservazioni proposte evidenziano come il benessere dell’uomo sia anche una questione di

■ pelle.

Ciò è però dimenticato nei contesti educativi nei quali è presente il tabù del contatto fisico e in

■ cui il tatto è poco usato per conoscere.

Frequenze sonore inascoltate

Prima dell’avvento della scrittura, la comunicazione orale poneva l’udito al vertice della gerarchia dei

■ sensi.

In seguito allo sviluppo della stampa, il primato fu conquistato dalla vista.

■ La percezione uditiva impone all’ascolto e alla narrazione di operare con armonia e chiarezza.

■ A Patrick Tomatis si deve un’originale teoria audiologica che egli elaborò partendo dalla sua

■ esperienza nella cura della sordità dei traumatizzati della Grande Guerra.

Egli si rese conto che voce e linguaggio dipendono strettamente dall’udito.

■ Il metodo Tomatis affronta i disturbi dell’attenzione, dell’apprendimento e della

■ comunicazione facendo ascoltare al “paziente” la voce, registrata e privata delle frequenze gravi, della

madre, oppure la musica di Mozart (vicina a quella materna perché ricca di frequenze acute)

attraverso un apparecchio chiamato “orecchio elettronico”.

Questo metodo considera lo schema corporeo di un individuo come direttamente collegato

■ all’apparato vestibolare (l’organo dell’equilibrio), per cui la capacità di cogliere ampie

frequenze può indurre un buon equilibrio psicofisico.

“L’orecchio che connette” di Tomatis evidenzia come: “Un’interazione linguistica sia potente come una

■ manipolazione fisica, una carezza o un pugno e può provocare cambiamenti nella pressione del sangue,

nel metabolismo, ecc.” (Laura Formenti).

L’educazione ritmica presenta innegabili potenzialità per migliorare le generali condizioni

■ psicomotorie del bambino.

In questo ambito si registrano però diverse interpretazioni che si collocano tra:

■ L’interpretazione di chi ritiene che al ritmo si educhi favorendo le manifestazioni

○ spontanee e indisciplinate del bambino;

L’interpretazione di chi ritiene che l’educazione al ritmo deve avvenire costringendo il

○ bambino ad adattare le proprie azioni a ritmi esterni preordinati.

I bambini cantano prima di parlare e adeguati processi rieducativi sono riusciti a far

28 conquistare la parola attraverso il canto a bambini che presentavano gravi compromissioni di

questa abilità.

La musica deve essere ripensata come mezzo educativo diffuso e non solo come disciplina artistica

■ specifica.

L’occhio specchio dell’anima e porta del corpo

Il processo visivo è il risultato di un’evoluzione che procede per tappe e che porta il soggetto,

○ che alla nascita percepisce solo macchie di luce, alla visione stereoscopica (in tre dimensioni) che

permette di apprezzare profondità, distanza e ampiezza di qualunque oggetto osservato.

La percezione visiva copre il 70% delle nostre sensazioni e l’area cerebrale che essa occupa è la più

○ estesa tra tutti gli organi di senso.

Lo schema corporeo fa continuo riferimento alla percezione visiva, l’influenza reciproca è

○ elevatissima.

Il neonato è in grado di vedere solo macchie di luce e di colore e forme indistinte.

○ Attraverso la relazione con chi si prende cura di lui, egli comincia ad attribuire maggior valore alle

○ sensazioni visive che sono collegate alle sue necessità vitali.

Gradualmente, attraverso l’uso di tutti i sensi, il bambino interpreta e percepisce gli oggetti esterni.

○ La facoltà di interpretare le sensazioni visive, di rielaborarle velocemente e automaticamente, si

○ acquista attraverso un processo le cui fasi sono collegate a quelle dello sviluppo motorio.

Infatti il rotolare, lo strisciare, l’andare a gattoni e il camminare coinvolgono molte abilità di

○ coordinazione, tra le quali quella occhio­mano.

Il collegamento tra i difetti di vista e i difetti posturali è stato evidenziato agli inizi del Novecento

○ dall’oculista americano William Bates che ha ideato una tecnica (che mette insieme la dimensione

corporea e quella rappresentativa) per ridurre i deficit visivi.

Relax

Gli educatori corporei si riferiscono ad un corpo in grado di mettersi in ascolto, un corpo

○ presente e rallentato (l’aggettivo “rallentato” riferito al corpo è da intendersi come capace di

porsi in relazione, senza dover necessariamente fare qualcosa).

Si conosce attraverso il corpo quando si è rilassati, quando, cioè, si è disponibili a prendere e a

○ perdere il tempo.

29 Il rilassamento, esperienza alla quale si può educarsi ed educare, permette un contatto diretto col

○ corpo ed innesca, quindi, ogni percorso di educazione corporea.

Per percepire le sensazioni interne del corpo è indispensabile ridurre al minimo le tensioni.

○ Il rilassamento non è una condizione semplice da raggiungere.

○ Nel tempo si sono sviluppati molti approcci teorici e pratici e numerosi metodi centrati sul rilassamento

○ corporeo.

Le tecniche di rilassamento possono prevedere due diversi approcci:

○ Approccio secondo il metodo globale: il soggetto viene condotto a sperimentare il

■ rilassamento diffuso, conseguenza psicologica della riduzione del grado di tensione

muscolare, attraverso comandi verbali o l’ascolto di musiche che sono funzionali alla

presa di coscienza graduale e unitaria del corpo;

Approccio secondo il metodo segmentario o analitico: lo stato di rilassamento viene

■ indotto attraverso la contrazione volontaria, mantenuta per alcuni secondi, di alcuni gruppi

muscolari, seguita dalla loro decontrazione.

Nella scelta tra le diverse tecniche di rilassamento, bisogna ricordare che:

○ proposte troppo brevi e frettolose possono rivelarsi inefficaci;

■ tecniche che prevedono tempi troppo dilatati di rilassamento possono provocare,

■ soprattutto nei bambini, l’insorgere di paure improvvise, di manifestazioni angosciose o

di abreazioni autogene (comparsa di sintomi fisici come formicolii, senso di oppressione al

torace, ecc.) dovute alla scarica per via nervosa di eccessive tensioni accumulate.

A Oriente del corpo

“Se tutti facessimo un po’ di silenzio forse qualcosa potremmo capire” Federico Fellini

Andare (e formare) di fretta

Lo scrittore Milan Kundera evidenzia come “C’è un legame fra lentezza e memoria, fra

■ velocità e oblio. Il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; il grado

di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio”.

Il rapporto con la dimensione del tempo è oggi caratterizzato dal diffuso lamentarsi di non avere

■ tempo, del sentirsi sempre indaffarati, dell’andare di fretta, tutte situazioni ormai abituali

nella nostra esistenza.

Anche nella scuola si è andata sempre più affermando un forma di istruzione specializzata,

30 segnata dal tecnicismo didattico che non lascia più energie e tempo da dedicare alla cura e

allo sviluppo di un autentico interesse per la relazione educativa.

Sebbene sia innegabile l’importanza e l’utilità delle nuove tecnologie informatiche, è altrettanto

■ innegabile che l’incremento esponenziale nel loro utilizzo ha affievolito la nostra percezione

della realtà attraverso le emozioni e il corpo.

Nel quotidiano si sperimenta la possibilità di fare più cose contemporaneamente (multitasking), spesso

■ i discorsi diventano superficiali ed approssimativi e ciò è particolarmente vero per le giovani

generazioni.

La scissione tra i ritmi del corpo e quelli del pensiero tende ad accentuarsi con il conseguente

■ aumento delle manifestazioni di disagio e di stress.

Lo sviluppo culturale e sociale ha investito anche la nostra vita biologica attraverso, ad esempio,

■ Il prolungamento della durata media della vita;

○ Le nuove possibilità legate alle ricerche sulla manipolazione genetica.

Nonostante i cambiamenti in atto, la velocizzazione e l’esteriorizzazione della vita sociale, l’uomo

■ continua a vivere in un corpo caratterizzato da processi biologici dal funzionamento

involontario e lento.

Il contrasto che si genera, giustifica l’urgenza e la ricerca di una formazione che sottolinei

■ l’importanza del rapporto profondo con se stessi e coi propri ritmi interiori.

In questo contesto si inscrivono le pratiche riconducibili alla psicologia clinica e a quella

■ neo­cognitivista e il diffondersi di pratiche psicofisiche che derivano da tradizioni millenarie.

L’importanza della memoria è sottolineata dal filosofo Gargani che afferma che, oltre alla nascita

■ biologica, noi viviamo una nuova nascita quando raccontiamo noi stessi, la nostra storia e il

nostro racconto detta il nuovo stile secondo il quale vogliamo essere compresi dagli altri.

L’importanza della memoria e del ricordo è sottolineata in modo chiaro dalla terminologia buddista

■ in cui le parole “memoria” e “ricordo” significano anche attenzione e consapevolezza del

proprio corpo.

La via orientale alla formazione

Il fenomeno della scoperta dell’Oriente, con le sue pratiche caratteristiche, è stato molto rilevante sia

○ in Europa che in America e ha influenzato sia i singoli individui che le avanguardie letterarie, teatrali,

artistiche, ecc.

31 La ragione di tale diffusione può essere sintetizzata nel fatto che l’antica sapienza orientale non

○ separa lo studio astratto dalla ricerca concreta del benessere psicocorporeo dell’uomo.

Il pensiero orientale predilige l’intuito, la consapevolezza immediata che si compenetra

○ nell’esperienza diretta.

Lo yoga costituisce l’esempio più rappresentativo di tali caratteristiche.

○ In Occidente, lo yoga ha assunto diversi significati, da semplice tecnica di riequilibrio delle funzioni

○ fisiche a percorso di realizzazione spirituale.

Quello che è certo è che i recenti studi neurofisiologici sulla fisiologia del corpo umano, hanno

○ confermato le antiche intuizioni degli yoghi (= coloro che praticano lo yoga), basate sul solo ascolto

del corpo.

Il filo dello yoga

Lo yoga non può essere considerato né una filosofia né una religione.

○ Nei testi antichi, esso è presentato come uno dei sei darshana (= “punti i vista” che ne sottolinea il

○ carattere soggettivo) considerati dal brahmanesimo, una delle correnti delll’induismo.

Il principale testo di riferimento dello yoga è lo Yogasutra (= il filo dello yoga) la cui compilazione

○ si colloca tra il II e il V secolo d.C. ad opera di un famoso matematico di nome Patanjali.

Nello Yogasutra la comprensione dell’esperienza umana viene inserita nel rapporto tra due principi:

○ Parusha (la consapevolezza che fa da “testimone”)

■ Prakriti (la sostanza, la materia) che è dotata di tre ritmi (vibrazioni) che governano:

■ L’attività;

● L’inerzia;

● L’armonia

Questi tre ritmi di prakriti, che coinvolgono sia il corpo che la mente, si manifestano e

si combinano incessantemente nella nostra vita determinando la molteplicità dei fenomeni fisici, biologici e

mentali che la caratterizzano.

La corretta dinamica del rapporto parusha­prakriti è descritta nei Veda e il suo

■ raggiungimento è l’obiettivo dello yoga, che ritiene che l’origine di ogni sofferenza umana sia la

confusione di parusha e prakriti.

Il processo che porta alla discriminazione tra consapevolezza (parusha) e azione (prakriti) ha inizio con

■ la presa di coscienza del corpo, che passa attraverso tre fasi:

32 asana: consapevolezza del corpo;

1. pranayama: consapevolezza del respiro;

2. dhyana: meditazione.

3.

Il corpo viene considerato dallo yoga come un microcosmo dal quale ricavare i contenuti

■ dell’esperienza umana per poterli osservare.

Lo yoga propone la via del corpo perché ritiene che tutto è nel corpo: il corpo stesso, la

■ respirazione, la meditazione sono tre momenti dello stesso processo.

Gamelli osserva che in noi sono presenti due regimi diversi. Uno è volontario (infatti ci

■ muoviamo, pensiamo, parliamo, ecc.), l’altro non è volontario. Qualcosa in noi agisce a nostra

insaputa, equilibra la nostra posizione nello spazio, coordina, corregge. Questo qualcosa è

intelligente e ha le sue radici nel corpo. Lo yoga propone la presa di coscienza del corpo

affinchè questa intelligenza involontaria possa manifestarsi nelle nostre azioni.

Il rapporto che lega respirazione e pensiero, evidenziato anche dallo yoga, trova ampia conferma nella

■ letteratura scientifica.

Lieberman sostiene, ad esempio, che la sintassi nelle lingue verbali si è formata ricalcando il

■ movimento respiratorio.

Nella meditazione si sperimenta lo spostamento dell’attenzione dal flusso dei pensieri alla

■ consapevolezza che li genera.

Volendo caratterizzare il tipo di attenzione che corrisponde alla meditazione, possiamo osservare che:

■ L’attenzione del bambino fino ai 6­7 anni è di tipo spontaneo, basata sull’efficacia

○ dello stimolo e non prevede affaticamento;

L’attenzione nell’adulto è cosciente e deliberata, comporta uno sforzo e non può

○ essere mantenuta a lungo.

Freud, nel 1908, introdusse un ulteriore tipo di attenzione che inizialmente è volontaria, ma che

■ successivamente si apre alla riflessione, alle libere associazioni, al pensiero creativo. Freud

chiama questo tipo di attenzione col termine “fluttuante”. Essa presenta sorprendenti analogie con

la condizione mentale propria della meditazione buddista.

L’apprendimento dello yoga avviene tramite la trasmissione diretta da una persona all’altra: in

■ India gli allievi apprendono lo yoga vivendo col maestro.

La filosofa Luce Irigaray afferma che dallo yoga ha imparato a respirare e a capire la relazione tra

■ respirazione e gli atti, in particolare, la parola: “Le persone che respirano male non possono

33 smettere di parlare. Lo yoga mi ha insegnato a ritornare a una cultura della percezione sensibile.

Nella tradizione occidentale, l’educazione è assimilata all’apprendimento o alla lettura di

testi di autori che spesso sono morti. L’insegnante diventa un veicolo asettico e neutro della

cultura che trasmette. Invece imparare significa imparare partendo dall’esperienza di qualcuno

e insegnare significa trasmettere un’esperienza”.

Cambiare canale

E’ convinzione diffusa ritenere immutabile il nostro schema corporeo.

○ La lentezza che caratterizza la trasformazione strutturale degli apparati, da cui dipende il funzionamento

○ interno del nostro organismo, è ciò che rende difficile accorgersi dei suoi cambiamenti mentre essi

avvengono.

Spesso solo a causa di una malattia fisica o di una alterazione dell’equilibrio emotivo, il soggetto si

○ accorge dell’illusione di una visione immutabile della propria identità personale.

L’attenzione ai mutamenti del nostro essere, in cui convive una pluralità di sé, richiede la disponibilità

○ di molti linguaggi e la flessibilità per poter passare dall’uno all’altro. Infatti noi non solo parliamo, ma

vediamo, tocchiamo, sentiamo e ascoltiamo.

La corretta percezione di sé, da cui il lavoro educativo non può prescindere, è il risultato della

○ sovrapposizione di almeno due realtà:

Realtà fatta da un insieme di rappresentazioni, convinzioni e cognizioni

■ verbali;

Realtà fatta da rappresentazioni, convinzioni e cognizioni non verbali o

■ corporee.

Arnold Mindell sostiene, ad esempio, che molte delle difficoltà che si riscontrano nel

○ linguaggio sono dovute al fatto che la persona è bloccata e usa per esprimere se stessa uno

solo dei canali sopra evidenziati, spesso quello che le risulta meno congeniale.

Trovarsi nella situazione di essere bloccati in un canale che non è il proprio, secondo Mindell, provoca

○ un disagio paragonabile a quello che si prova nel dover comunicare in un pese straniero di cui non si

conosce la lingua.

Il problema più rilevante sta nel fatto che di questa situazione spesso il soggetto non è consapevole.

○ Da qui la necessità di imparare ad esprimersi secondo le modalità proprie di ciascun canale

comunicativo e a trasferire contenuti da un canale all’altro per aumentare le risorse a disposizione.

34

SAPERI E CONTESTI INCORPORATI

“In ogni gesto c’è la mia relazione col mondo, il mio modo di vederlo, sentirlo, la mia educazione, il

mio ambiente, la mia costituzione psicologica, il mio modo di offrirmi, tutta la mia biografia.”

Umberto Galimberti

A scuola con il corpo

La cattedra simbolicamente istituisce un potere, segna un confine, delimita una direzione dello

■ sguardo.

A scuola, l’osservazione è prevalentemente un fatto descrittivo e l’insegnante dovrebbe disporre di

■ strumenti e competenze utili a fare dell’allievo un soggetto estraneo a sé.

Nella scuola ci si riferisce quindi ad un processo osservativo letto in senso riduzionistico che

■ rispecchia un’idea del fare educazione centrata sul controllo e sull’oblio del sé.

Gli insegnanti finiscono per insegnare senza dire niente di se stessi, gli studenti rimangono ai

■ margini del processo formativo e le diverse discipline si spartiscono le singole parti dei loro

corpi: a chi la testa, a chi l’occhio, a chi le mani e a chi le gambe.

Negli anni Settanta abbiamo assistito al tentativo di modificare questo approccio. Esemplare in

■ tale senso è il testo “A scuola con il corpo” AA.VV. (= autori vari) che esprimeva l’esigenza di

una educazione attenta alla soggettività degli studenti.

E’ questa l’epoca in cui si assiste all’avvio dei laboratori nelle scuole e di una didattica che recepiva i

■ principi della pedagogia attiva, movimento sviluppatisi nella prima metà del Novecento.

Essenzialmente gli autori che rientrano nella pedagogia attiva promuovevano una scuola in cui

■ fosse possibile esercitare l’intelligenza attraverso la concreta esperienza della realtà e nella

quale realizzare esperienze sociali democratiche, non autoritarie né selettive.

Dalla pedagogia attiva derivano numerosi modelli educativi, da quello di Maria Montessori a quello

■ dello scoutismo di Powell.

In educazione, originariamente, il corpo si connette all’idea di cura. La cura educativa che

■ evoca un contesto caldo, accogliente, fatto di comunanza di emozioni e di corpi raccolti

attorno a un adulto contemporaneamente autorevole ed affettuoso.

Per Platone, l’insegnare ad aver cura di sé significa insegnare ad occupasi della polis: la

■ continuità tra dentro e fuori, fra corpo e mente, fra cura di sé e acquisizione del sapere assicura la

35 formazione del buon cittadino.

Michel Foucault in “Tecnologie del sé” sostiene che nel tempo si è assistito al passaggio di

■ un’idea di cura fondata su un modello educativo­pedagogico ad un modello di stampo

medico, riparativo, patologico.

Foucault sottolinea come oggi la cura del proprio corpo si riconduca sostanzialmente a due

■ modelli medici:

modello riconducibile al corpo­organismo, visto come aggregato di parti da preservare

1. e guarire o, al limite, da sostituire. L’immagine associabile a questo modello è

l’ospedale.

modello riconducibile ai concetti di salutismo, efficientismo, forma fisica. L’immagine

2. associabile è la palestra.

I precedenti modelli sono anche quelli considerati nella scuola in cui viene curata l’educazione alla

■ salute, alla sessualità, all’alimentazione, all’ambiente, ecc.

Foucault in “Sorvegliare e punire” riflette sui meccanismi sociali che determinano i processi

■ comportamentali, evidenziando come la disciplina, intesa come procedimento tecnico fondato sulla

prassi materiale e agito attraverso un ordinamento di natura spazio­temporale, sia il loro fine ultimo.

Egli sottolinea come: “Il corpo umano tanto più è obbediente quanto più è utile. La disciplina

■ fabbrica corpi sottomessi, corpi “docili”, dissocia il potere del corpo.”

Riccardo Massa riflette sui capisaldi della scuola e si riferisce “all’arte delle ripartizioni dei tempi, dei

■ corpi e degli spazi, il controllo delle attività, la sorveglianza gerarchica, la sanzione normalizzatrice”

Tutti meccanismi che rendono la scuola “un dispositivo simile al carcere, all’esercito, alla fabbrica,

all’ospedale.”

Bagni si chiede: “Non è che a scuola un po’ si peggiora? Che, alla fine, gli studenti escono più

■ istruiti ma meno vivi di quando sono entrati?” e ciò principalmente a causa di un tempo scuola invaso

dalla scansione di pagine e capitoli, scambio ritmico dire­sentire­ridire.

Il significato di ciò che si impara

La scuola offre ai giovani una rappresentazione della conoscenza del mondo frammentata e divisa.

■ La divisione riguarda le categorie di corpo e mente, ragione ed emozione, conoscenza ed esperienza

■ dei sensi.

Se chiedessimo a un bambino “perché” impara l’italiano, la matematica, l’educazione artistica o

36 musicale, probabilmente ci risponderebbe: per imparare a leggere e a scrivere, per imparare a fare di

conto, per imparare a disegnare e a suonare, senza alcuna consapevolezza che tutti questi

apprendimenti servono per esprimersi, per comunicare, per conoscersi in forme diverse, ma

strettamente collegate tra loro.

Nella scuola è ancora molto evidente la tendenza a separare le cosiddette attività relazionali

■ dalle tradizionali attività curricolari ed occorre interrogarsi sull’opportunità di dilatare i tempi

dedicati ad attività volte alla conoscenza di sé (attualmente relegate alla fase d’avvio del percorso

scolastico caratterizzata da attività di accoglienza e inserimento dei nuovi alunni nella scuola).

E’ importante riflettere sul fatto che qualsiasi contenuto disciplinare acquista significato solo

■ all’interno di una relazione, perché la questione fondamentale dell’insegnare non è scegliere

quali informazioni trasmettere, ma come trasformare le informazioni in conoscenza.

Raffaele Simone individua tre fasi nella storia dell’acquisizione della conoscenza umana:

■ fase dominata dalla scrittura;

1. fase dominata dalla stampa;

2. fase dominata dall’ascolto o dalla visione non­alfabetica che attiva l’intelligenza

3. simultanea. Si tratta della fase a noi contemporanea e le giovani generazioni sanno molto

meno cose per averle lette rispetto alla generazione precedente.

Nella scuola si assiste, in questi ultimi tempi, alla realizzazione di nuove esperienze didattiche

■ improntate alla metodologia autobiografica in educazione, fondata sulla consapevolezza che

l’approccio autobiografico permette concrete occasioni di rivitalizzazione e di

contestualizzazione dei saperi e favorisce le condizioni che consentono agli studenti di

conoscere raccontandosi.

L’autobiografia a scuola ha come scopo:

■ creare occasioni per sviluppare nei giovani momenti di consapevolezza e autostima della

1. loro identità, favorendo l’espressione di interessi, propensioni e bisogni di apprendimento

personali;

abituare gli studenti a prendere la parola, ad ascoltarsi e ad ascoltare gli altri;

2. costruire una modalità di comunicazione circolare, scoprendo nel gruppo un’occasione di

3. rispecchiamento e di interscambiabilità della leadership;

sperimentare la possibilità di comunicare attraverso codici diversi.

4.

L’autobiografia è prima di tutto un genere letterario.

37 La nascita dell’autobiografia moderna avviene nel periodo che va dalle “Confessioni” di Sant’Agostino

■ al romanzo pedagogico di Rousseau.

Mentre Agostino scriveva con l’intento di affermare la verità senza reticenze, perché Dio sa

■ tutto e nulla può essergli nascosto, Rousseau prova anch’egli a dire la verità, ma si rivolge a

uomini corrotti nella loro originaria natura perfetta.

Tra la posizione di Agostino e quella di Rousseau è evidente il divario che intercorre tra due visioni

■ relative alla trasmissione delle conoscenze:

una visione interna (quella di Agostino) che ha la pretesa di una trasmissione

1. assolutamente valida;

una visione esterna (quella di Rousseau) che considera inevitabile fare i conti con i limiti

2. del soggetto che conosce.

L’approccio autobiografico in campo educativo rappresenta una modalità di accompagnamento

■ e di facilitazione cognitiva che chiama in causa le dimensioni dello sguardo e dell’ascolto.

Lo sguardo autobiografico sollecita alla scoperta di come, a forza di guardare (parlare, spiegare,

■ interrogare nel caso dell’insegnante), si tenda a dimenticare che si è guardati, col rischio di

creare una negativa univocità nella relazione.

L’esperienza autobiografica mette lo studente e l’insegnante faccia a faccia.

■ Le parole di sé su di sé dello studente costringono l’insegnante a cercare una postura

■ pedagogica, fatta di rispecchiamento e testimonianza, a dover parlare senza nascondersi dietro a

un sapere.

La cura dell’ambiente educativo, che non è considerata particolarmente importante nella prassi

■ trasmissiva tradizionale, assume valenza preponderante nella prospettiva autobiografica: le

possibilità narrative sono fortemente legate alle scelte procedurali.

Una metafora che ben si adatta a descrivere l’insegnante­autobiografo è quella del regista. Essa

■ rimanda al teatro che si configura come invito rivolto allo spettatore ad appendere quanto gli viene

mostrato sulla scena, ritrovandolo e replicandolo dentro di sé.

Il regista istantaneo. Educazione e improvvisazione

In ambito educativo, il termine “improvvisazione” è sinonimo di impreparazione,

■ estemporaneità, carenza progettuale.

L’espressione “lezione improvvisata” è in grado di scatenare opinioni diffuse di scarsa professionalità e

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher assuntarappi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia del corpo e della psicomotricità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Gamelli Ivano.

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