Pedagogia del corpo - Ivano Gamelli
Pedagogia del corpo è disciplina che risulta inedita perché la teoria educativa ha guardato le discipline del corpo e del movimento enfatizzando gli aspetti solo igienici e salutistici. Il corpo, per essere osservato, non si presta a venir separato/messo a distanza. Noi abitiamo il nostro corpo: dobbiamo fare sempre i conti con il vissuto e la soggettività. Il corpo è abitato (sangue, ossa, organi..) e la corporeità è di natura complessa. Già Platone e Cartesio avevano separato l’anima/mente dal corpo. La pedagogia del corpo vuole rivisitare criticamente gli abituali scenari dell’educazione/cura dove il corpo risulta assente: educare alla presenza, all’esserci. Il mio benessere non può essere sganciato da quello di altri individui, dal mio pianeta stesso. La pedagogia del corpo trasferisce in vari ambiti formativi i principi dell'educazione corporea: psicomotricità, yoga, teatro, danza… Ob: mostrare vie pedagogiche per bambini e adulti dove la ricerca sul corpo si sposa con le strategie formative (in particolare alla metodologia autobiografica).
Parte prima - teorie e contesti
Il corpo in gioco. La natura psicomotoria del bambino
Tra terra e cielo
L’embrione ha una forma di una struttura piena. Dopo 1 settimana si crea al suo interno un vuoto. L’embrione si divide, poi, in una zona semisferica piena e una superiore cava, detta cieloma (cavità del cielo): sulla linea di confine delle due prende l’abbozzo il vero embrione. Questa cavità che racchiude il cielo, non comunica con l’esterno perché l’embrione si nutre dal sangue della madre, non respira. Il bimbo cresce nel grembo materno mentre attorno a lui l’acqua diminuisce e l’esistenza del mondo esterno diventa sempre più evidente, ma il cieloma è sempre lì che si è dilatato accumulando pressione interna negativa. Quando l’acqua avrà esaurito il suo compito, la madre avrà nutrito il figlio, il sangue lo avrà reso vivo, il cielo all’esterno si farà sentire e premerà perché finalmente il piccolo esca all’aria. Il bambino nasce e vive grazie all’aria che respira, ma si scorderà di quel vuoto che ha richiamato l’aria nei suoi polmoni.
Corpo a corpo
Già prima di nascere il bambino è un essere che esiste nel desiderio della madre, atteso e sognato. Nascendo il bambino scopre le dimensioni del malessere e del benessere che vengono associati a determinate parti del corpo. Dato che ogni mamma parla al suo bambino, il suo sviluppo emotivo è profondamente legato al riflesso di sé che coglie sul volto della madre. Anche se piccolo, il bambino impara a riconoscere e esprimere le proprie emozioni, comunicandole attraverso la globalità del proprio corpo e recepite dalla madre (sensibilità quasi telepatica). Quello del bambino è un universo magico, animato dall’attività del sistema sensorio globale riconducibili a categorie come l’equilibrio, il tono, la posizione... Il bambino reagisce all’adulto che gli parla e che fa alcuni movimenti, e quando potrà parlare (inizio con lallazione) a sua volta continuerà a riproporre gli stessi gesti. Le radici delle emozioni sono nel corpo e sono legate al dialogo tonico, al gioco espressivo e comunicativo sotteso all’alternanza di contrazioni e decontrazioni muscolari. Il carattere di ciascuno di noi dipenderebbe da come le qualità dinamiche sono state introiettate (come siamo stati coccolati, cullati, accuditi…). Una piena sintonizzazione corporea produce importanti risultati sull’apprendimento soprattutto se lo si considera con una rappresentazione stratificata, dove nulla si perde e le nuove esperienze si sovrappongono.
Psicomotricità: una breve storia
Alla fine del 19 secolo il medico francese Philippe Tissié tratta un caso di instabilità mentale con una nuova disciplina chiamata ginnastica medica. Il malato è un giovane con idee ossessive, collerico e rifiutante la compagnia, che però cammina molto. Il medico lo sottopone all’esecuzione di esercizi elementari di coordinazione, flessione, equilibrio, corsa, boxe...; ad intervalli regolari lo costringe a docce fredde. I progressi sono rapidi: non ha più paura e la possessione deambulatoria è rara in quanto la ginnastica gli ha fatto integrare la forza che prima usava nella fuga. Tissié elaborò questa terapia partendo dalla visione dell’uomo come riserva di forza e di energia. Nello stato normale la forza è distribuita in base ai bisogni, mentre sotto impulso si usa in una sola direzione. La volontà costituita con la ginnastica medica è per Tissié l’agente curativo perché mette ordine nell’orientamento dell’energia.
Nei primi decenni del 1900 l’ospizio parigino della Salpêtrière era diretto da Jean Martin Charcot (uno dei padri della moderna psichiatria) che usava l’ipnosi per studiare i sintomi e teorizzò la complicità tra il movimento e la sua rappresentazione (faceva percepire al malato un movimento tramite tutti i sensi e ad occhi chiusi per poi chiedere di riprodurre il gesto con l’arto simmetrico sano. L’intenzione era quella di ottenere con la ripetizione dei miglioramenti). Un secolo dopo Bernard Aucouturier tratta la produzione aggressiva esteriorizzata a partire dall’accettazione dell’aggressività nei bambini, inserendola in uno spazio ludico organizzato, usando il corpo, i gesti e la voce come legge, per promuovere una gestualità simbolica. Nel 1961 la psicomotricità viene riconosciuta, in Francia a Parigi, con un diploma e viene inserita nelle ‘scuole speciali’.
Tra gli anni 60 e gli 80 la psicomotricità mette in discussione la convinzione di poter modificare la psiche attraverso dei semplici esercizi per privilegiare ciò che si gioca tra il bambino e l’adulto. Dall’esercizio l’attenzione si sposta al processo, e il concetto di anormalità sfuma per lasciare il posto a quello di bambino che soffre. Il gioco libero è espressione corporea.
La psicomotricità naturale del bambino
Il termine psicomotricità comparare in Italia negli anni ‘60 per designare un campo d’intervento rivolto principalmente alla crescita e all’apprendimento del bambino dalla nascita fino agli 8 anni d’età (inizio dell’età scolastica). Nonostante le resistenze, si vengono a creare nuove sensibilità e atteggiamenti nella coscienza degli educatori diventando una condizione indispensabile per chiunque si trovi oggi a dover operare a livello non verbale nei vari ambiti educativi. La psicomotricità è un’esperienza naturale, forma originale del bambino di stare al mondo, di rappresentarlo e di conoscerlo. Nei primi anni il bambino vive la globalità dell’essere, che egli sostiene quasi esclusivamente attraverso il piacere del movimento. Il bambino è un corpo: sente e conosce sperimentandosi all’interno di polarità e contrasti rintracciabili in ogni gioco che mette in scena.
Con la psicomotricità s’inaugura una nuova attenzione alla crescita e allo sviluppo del bambino all’insegna del corpo vissuto: enfatizzazione educativa dell’empatia materna, del dialogo corporeo pre-verbale, si definisce per la sua non–direttività e il suo non–giudizio; ci si concentra su ciò che il bambino sa fare piuttosto che su ciò in cui è carente (su ciò che c’è di positivo nel soggetto). Il bambino trova nell’educatore psicomotorio un partner simbolico in grado di restituirgli la sua immagine mentre gioca, rispondendo in modo asimmetrico, analogico e metaforico. La psicomotricità a livello globale costringe ad una nuova interpretazione del processo di formazione. La funzione dell’osservazione e dell’ascolto è quella di entrare in contatto con il mondo del bambino in modo da orientare efficacemente la formazione (non è una formazione asimmetrica, quindi forzata inevitabilmente). La psicomotricità necessita una formazione precisa dell’adulto ed esige una messa in discussione dei modelli educativi. Il setting psicomotorio chiede all’educatore di operare a livello del corpo affinché il bambino possa percorrere tutte le tappe che dal piacere-dispiacere senso motorio iniziale conducono all’autonomia propria del pensiero operatorio di Piaget.
La pedagogia dei luoghi psicomotori di Bernard Aucouturier
Parte fondamentale del lavoro dello psicomotricista è data dall’allestimento e la cura del luogo/setting dell’attività. La sala rivestita in legno o in moquette, dispone dei tradizionali attrezzi da palestra (spalliere, materassi, cavalletti...) in più sono presenti cuscini, tessuti colorati, parallelepipedi di gomma piuma, palloni, mattoni per costruzioni, plastilina. Nella sala si entra senza scarpe. Qui il bambino ripercorre le dimensioni qualificanti dell’esperienza ludica infantile. Questa esperienza avviene grazie alla delimitazione e alla strutturazione del setting psicomotorio in 3 luoghi principali: luogo del gioco senso motorio; luogo del gioco simbolico; luogo del gioco di rappresentazione. I piani di esperienza sono stati rielaborati da Cartacci in 6 aree:
- Area del gioco tonico-emozionale: interessa il tono muscolare e implica giochi di equilibrio-disequilibrio, rotolamenti, dondolii, scivolamenti e cadute. Il bambino ritrova le esperienze originarie, il primo dialogo fatto di contatti, manipolazioni e lo sperimenta in una continua dinamica di contrasti che stimolino il suo potere d’iniziativa.
- Area del gioco presimbolico: presenza di immagini interne che contribuiscono a costituire l’esperienza di sé del bambino. Compaiono oggetti sostitutivi dell’adulto, gli oggetti transazionali di Winnicott. Si privilegia la sensibilità visiva con le nozioni di presenza – assenza e le percezioni interne. Ci si nasconde, si costruisce e si distrugge.
- Area del gioco senso motorio: si afferma dai 2/3 anni grazie alla maturazione neurologica che fornisce al bambino la percezione di non essere solo corpo, ma di avere un corpo. Il bambino sa procurarsi piacere, tutto è occasione per sperimentare i propri confini corporei e la propria capacità di contenimento e abbandono. Il bambino salta, si tuffa, si arrampica.
- Area del gioco simbolico: destinata al gioco di finzione. Personaggi, relazioni e fantasie vengono inscenate attraverso l’azione della quotidianità fino alla realtà fantastica ed emozionale.
- Area del gioco di coordinamento: il bambino privilegia il ricorso a un uso efficace del movimento, delle abilità. Si accentua l’interesse verso la dimensione biomeccanica del corpo: cerca la misura, la competizione, il confronto.
- Area del gioco di rappresentazione astratta: tendenza del bambino a rappresentare contenuti reali o immaginari. Prende distanza dall’oggetto e accede ai processi di simbolizzazione e di astrazione attraverso manipolazione, disegno, costruire, scrivere.
Le forme che assume il gioco infantile sono rivelatrici di altrettante forme di esperienza del bambino. L’educatore deve mostrare di saper cogliere le ripetizioni significative che il bambino manifesta attraverso il gioco individuando gli schemi motori a esse collegate. L’educatore deve sapersi fare cassa di risonanza tonico-emozionale di fronte a questi schemi che il bambino ripete compulsivamente per riuscire a superare l’angoscia a essi legata.
Realtà e simbolo dell’oggetto psicomotorio
Nel setting psicomotorio un ruolo centrale è affidato agli oggetti a disposizione del bambino. L’oggetto psicomotorio è tale perché non strutturato (diverso dal giocattolo che invece è preciso), ha una flessibilità di significati che può assumere in diversi contesti. Ogni oggetto può rappresentare qualsiasi cosa a seconda della fantasia del momento. Alcuni significati sono comunque più frequenti e ricorrenti:
- Cerchi di diverse dimensioni: spazio chiuso nel quale è possibile entrare col proprio corpo, protegge o imprigiona.
- Palloni di diverso diametro, forma, materiale: il seno materno, il fratellino, la sorellina non avuta, perduta, desiderata.
- Corde di diverse lunghezze e colorate: il legame che unisce, il cordone ombelicale.
- Tubi di cartone: fucili, spade, proprio pene, rapporto col padre, potere.
- Cuscini: aggressione, seduzione.
- Tessuti di vari colori/dimensioni: placenta, avvolgimento materno, intimità, protezione, travestimento.
- Cartoni da imballaggio: la casa, la madre, rifugio, nascondiglio.
- Materassoni, spalliere, specchi: si offrono come ponti.
- Il corpo dell’educatore: può essere in prima persona oggetto di investimento simbolico dell’attività, come sostituto del padre, la legge, o della madre, l’affettività.
L’oggetto è un mediatore fondamentale della relazione del bambino con se stesso e con ciò che lo circonda, da ciò si può capire, osservare e interpretare la narrazione che il bambino costruisce giocando. Senza dubbio le nuove tecnologie digitali sono un dato imprescindibile della realtà: ma queste possono essere usate in modo positivo insieme al corpo (nonostante il pc renda passivi e immobili). Varie esperienze teatrali dove i disegni dei bambini sono stati presi, animati a computer e proiettati in un setting dove i bambini hanno giocato direttamente con le loro creazioni.
La fantasmatica corporea
Il concetto di fantasma nasce da Freud: la vita interiore umana è modellata e condizionata da una fantasmatica inconscia. C’è un trauma originario, dove il bambino alla nascita sperimenta il trauma legato ai contrasti (caldo-freddo; vicinanza-distanza) e da quel momento in poi il neonato deve confrontarsi con la nostalgia del piacere fusionale perduta. Da ciò nascono una serie di fantasmi. Aucouturier si focalizza sulla tematica dei fantasmi per declinarla in ambito psicomotorio: dato che il bambino si confronta con la sua vita intrapsichica prima di sviluppare il linguaggio verbale, i fantasmi hanno obbligatoriamente la natura del corpo. Con la pratica psicomotoria si lavora consapevolmente sui fantasmi inconsci che creano il movimento: i bambini non solo sfogano le loro tensioni, ma hanno la possibilità di vivere il ciclo fantasmatico completo integrandone diversi aspetti.
Si parla di fantasma d’azione, una forma di pensiero separato dalla realtà. Nasce dalla perdita ed è quindi carico di insoddisfazioni. La finalità di questo fantasma d’azione è quella di appropriarsi di un oggetto in base ai propri desideri per avere sicurezza affettiva, ma si ha anche il desiderio di staccarsi per conquistare identità ed indipendenza. Per lavorare sull’ambivalenza di questi desideri si devono tener presente alcune angosce arcaiche e il loro modo di manifestarsi:
- Angoscia di caduta, di essere lasciato cadere: si da la possibilità di far sperimentare al bambino la possibilità di cadere mentre si è contenuti nell’angoscia. I bambini devono essere rassicurati, e allora amano lasciarsi cadere dall’alto.
- Angoscia della dissoluzione, di perdere i propri limiti: il movimento svolge una funzione di contenimento, di contrasto alla dissoluzione della propria immagine corporea. (Es. Dell’addormentarsi di una parte del corpo, dà la sensazione al bambino di averlo perso)
- Angoscia di divorazione: collegata all’intensità fantasmatica raggiungibile durante la fase orale, è tematizzata da moltissime favole come quella dei tre porcellini. Amare, per il lattante, significa divorare la madre.
- Angoscia di castrazione
- Angoscia di esplosione, frattura, amputazione, distruzione: si affronta con il classico abbattimento della torre dei cuscini.
Tutti i giochi dei bambini simboleggiano fantasmi d’azione. Fantasmi motori si ritrovano ovunque nei giochi spontanei dei bambini, che sono elaborabili positivamente mettendo in gioco gli stessi processi sensorio - emozionali che hanno guidato l’insorgere della dinamica fantasmatica. Da adulto, si verifica nelle situazioni di “rilassamento” e si evidenzia il significato fantasmatico del gruppo come sostituto materno.
L’analisi corporea della relazione di André Lapierre
L’analisi corporea della relazione si propone una finalità terapeutica rivolta agli adulti: si prefigge di integrare il corpo in un processo analitico. Si osservano e decodificano i comportamenti corporei in grado di evidenziare le strategie poste in atto dal soggetto durante tutta la sua vita relazionale, capire l’origine dei suoi comportamenti e il significato assunto dalle figure parentali. 3 opzioni peculiari del metodo: uso degli oggetti che hanno valenza simbolica e in relazione ai vissuti; sedute sono di gruppo; analisi fondata sul “dire corporeo” dove è il corpo con gioco/movimento che parla.
L’analista corporeo è implicato col proprio corpo nella relazione terapeutica, prende parte attiva nei giochi e incarna il ruolo di potere. La sala dove si svolge questa seduta è simile a quella usata per i bambini. Il corpo dell’analista deve essere un’immagine disponibile al transfert dei partecipanti. Nel setting di analisi corporea la dimensione del contatto perde il senso tradizionale del tabù, sul modello della riflessività tattile si costruiscono le altre riflessività sensoriali e la riflessività del pensiero. Rimane la proibizione dell’arrivo all’atto sessuale. L’essenziale del lavoro di analisi corporea si compie a livello non verbale, nelle risonanze del corpo e nel ‘vissuto corporeo analogico’. Uno degli obiettivi dell’analisi è scoprire quali sono i bisogni profondi, deviati dalle difese.
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