Il corpo e la pedagogia
Purtroppo al giorno d'oggi si esaltano solo gli aspetti igienici e salutisti del corpo. Noi abitiamo il nostro corpo. I nostri organi, il sangue e tutto il resto segnalano una vita che non si esaurisce con la fisiologia, ma che si unisce all'aspetto psicologico, affettivo. Nell'antichità Platone e Cartesio decisero di relegarlo a semplice contenitore dell'anima, relegandolo per la scienza solo a oggetto. Nelle scuole e nelle università ci vorrebbe una formazione corporea capace di mettere in gioco concretamente le emozioni in tutti i sensi.
La pedagogia del corpo
La pedagogia del corpo è un'attitudine segnata dalla scoperta, dall'apertura ai sensi, alla messa in gioco di pensieri-corpo-emozione nella relazione. Vuole rivisitare quei luoghi abituali dell'educazione e della cura, dove il corpo è spesso assente. L'obiettivo è mostrare vie pedagogiche in cui il corpo venga usato in modo fluido. I primi 5 capitoli hanno un itinerario conoscitivo, mentre il 6 e 7 capitolo del libro mostrano ai vari professionisti come esprimere le loro potenzialità nei vari ambiti. I saperi devono essere più che mai incarnati. Educare significa impegnarsi per dare corpo ai pensieri e mobilizzare i discorsi.
Parte prima
Capitolo 1: Il corpo in gioco
La natura psicomotoria del bambino
- Il bambino cresce nel vuoto dentro di noi.
- Quando nasce viene a conoscenza, riempiendosi, del benessere e del malessere associandoli a determinate parti del corpo.
- Inizialmente tutto ciò che vede il lattante è sé stesso.
- Attraverso l'osservazione e l'imitazione impara a riconoscere e esprimere sé stesso.
- Ha una sensibilità quasi telepatica.
- È animato quasi magicamente il corpo, dall'attività del sistema sensorio globale.
- L'adulto vede che il bambino sta compiendo i primi passi nella danza comunicativa, l'adulto tende a mettersi in gioco con tutto il corpo.
- Reagisce all'adulto con dei movimenti e delle contrazioni muscolari.
- Come dice Stearn, con l'imitazione, perché l'adulto finisce per restituirgli l'imitazione di certe emozioni e non di altre.
- La forma che le emozioni hanno preso dentro di noi dipende dal dialogo tonico-corporeo instaurato con i genitori fin dai primi giorni di vita.
- È con la sintonizzazione corporea che tutti abbiamo imparato differenti stati interiori e modi diversi di comunicarli.
- In tutto ritroviamo un'immagine del corpo.
- Tutto serve a rimpiazzare la perdita del piacere originario.
- Non è solo con il movimento che si ristabilisce la comunicazione anche perché i fondamenti sono la relazione, il piacere e l'illusione.
- “Un bambino aggressivo accoglietelo, ricevetelo, parlategli e vedrete il suo gesto cambiare”.
- La ginnastica permette anche di integrare la forza che prima sfociava in fuga o violenza.
- Tissie: è partito dal fatto che l'uomo sia una riserva di energie e di forza. La ginnastica medica sviluppa il controllo di sé e sollecita a livello cerebrale l'incontro tra movimento e pensiero.
- Julien de Ajuriaguerra: pensa che la rieducazione delle abilità come calcolo, lettura e scrittura sia un processo che deve rimediare a un deficit d'ordine del sistema muscolare. Con il rilassamento si insegna al bambino a trasferire tali conoscenze percettive in queste capacità.
- Nel 1961 a Parigi in un ospedale si instaura il primo diploma di rieducatore della psicomotricità. È riconosciuto dalla facoltà di medicina.
- Tra gli anni '70/'80 la psicomotricità mette in discussione di poter modificare la psiche attraverso semplici esercizi. Compare un vivo interesse per gli aspetti simbolici e inconsci del movimento. Il concetto di anormalità lascia posto a quello del bambino che soffre.
- Alcuni difetti come la catatonia diventano conflitti del corpo con il mondo.
- Il termine psicomotricità fa la sua comparsa negli anni '60 ed è rivolto alla crescita del bambino fino ai 6-8 anni.
- La teoria e la pratica psicomotoria la incontra chiunque oggi si trova a operare a livello non verbale con l'infanzia.
- Nei suoi primi anni di vita il bambino vive la globalità dell'essere, unito all'azione e alimentato dai muscoli. E prova piacere quasi esclusivamente dal movimento.
- Il bambino è un corpo.
- È importante concentrarsi come lo psicomotricista, su quello che eventualmente il bambino sa fare e non su quello che non sa fare.
- Bisogna favorire l'esperienza apprenditiva.
- Nell'educatore psicomotorio che si mette in gioco con lui, il bambino trova la sua immagine mentre gioca.
- L'osservazione e l'ascolto del bambino da parte dell'adulto avvengono sempre dentro una logica di potere, in cui è l'adulto che impone le sue modalità di scambio.
- Educare un fanciullo significa inevitabilmente forzarlo.
- Bisogna entrare in contatto con il bambino per orientarne la formazione.
- L'educatore ascolta ed educa.
- Con la guida di un adulto preparato, il bambino ripercorre le tappe dell'esperienza ludica infantile.
- Secondo Lapierre e Aucouturier avviene grazie alla strutturazione del setting psicomotorio in 3 luoghi principali:
- Il luogo del gioco sensomotorio
- Del gioco simbolico
- Luogo del gioco di rappresentazione
- Cartacci le ha poi divise in altre 6 aree:
- Area del gioco tonico-emozionale (manipolazioni e giochi del bambino da parte della madre).
- Area del gioco presimbolico: sedimenti delle sensazioni vissute che contribuiscono a costruire l'esperienza di sé del bambino.
- Area del gioco sensomotorio: contribuisce ad assicurare al bambino la percezione di non essere solo corpo, ma anche di avere un corpo.
- Area del gioco simbolico: è destinata alla funzione del far finta di..., personaggi, relazioni, fantasie vengono messe in scena attraverso l'azione.
- Area del gioco del coordinamento: centrato sull'abilità. Quindi sulle funzioni proprie della coordinazione più fine.
- Area del gioco di rappresentazione più astratta: troviamo la tendenza del bambino a rappresentare contenuti reali o immagini, in assenza di azione. Come disegnare o costruire.
- Le forme che assume il gioco infantile sono rivelatrici di altrettante forme di esperienza di sé del bambino. Le ripetizioni che il bambino fa durante il gioco rappresentano il tentativo di superare l'angoscia relativa al superamento dell'azione e al trauma ad esso collegato. Anche di esperienze di vita. Lo psicomotricista deve trasformare il vissuto emozionale ad esso collegato.
- Il bambino ripete compulsivamente nel tentativo di trovare una via, degli apprendimenti utili, per superare l'angoscia ad esso collegata.
- L'oggetto psicomotorio: è dunque tale perché non strutturato, e per questa ragione preferito al giocattolo, anche per la flessibilità di significati che può assumere in un contesto o in un bambino piuttosto che un altro.
- L'oggetto costituisce un mediatore fondamentale della relazione del bambino con sé stesso. È anche un'occasione di apertura disponibile alla narrazione che il bambino nell'uso degli oggetti sostituisce giocando.
- E nuove tecnologie sono una parte fondamentale dell'essere del bambino. Un'alleanza tra naturalità e virtualità.
- Laboratorio corpo-studente: far disegnare ai bambini all'interno di una trama narrativa. I bambini quindi potevano interagire e danzare letteralmente sui loro disegni. Un'opportunità per un incontro fisico altrimenti impossibile.
- La fantasmagoria corporea: nel momento in cui il neonato viene gettato nel mondo, dopo il periodo di pace fusionale con il corpo della madre, ne sente la nostalgia e da questo ne scaturiscono una serie di fantasmi a esso connessi. Si crea un vuoto, una percezione dell'ambivalenza costitutiva dell'essere umano costretto a vivere nell'oscillazione, mai risolta del tutto, tra essere autonomo e fusionale.
- La pratica psicomotoria si pone al livello simbolico dell'immaginario proprio per lavorare consapevolmente su tali fantasmi inconsci che ispirano il comportamento.
- La finalità dei fantasmi d'azione del bambino è appropriarsi dell'oggetto in base ai propri desideri e al proprio piacere.
- Sono creazioni simboliche per assicurarsi di fronte alle angosce di perdita accettabili, e allo stesso tempo, per integrare la realtà e vivere il piacere di essere sé stessi.
- Si cerca di rimettersi assieme, di ripristinare l'unità perduta.
- Analisi corporea di André Lapierre: cerca di risalire all'origine dei suoi comportamenti, vale a dire al ruolo e al significato assunto dalle figure parentali. Analisi degli oggetti, legati alla vita e al vissuto. Sedute non sono individuali. Analisi corporea si fonda sul dire corporeo (gesti, mimica...) e il gioco libero. L'analista corporeo è implicato con il SUO corpo nella relazione terapeutica. Egli deve farne un uso chiaro, esente il più possibile da proiezioni personali. Non deve essere il suo corpo, ma un'immagine disponibile al transfert. Sposandosi all'interno del gruppo, egli ne condivide lo spazio in comune ed è accessibile in qualsiasi momento, persino a sorpresa.
- La libertà è un fantasma, un mito. Ognuno la rivendica ma nessuno vuole accettarla poiché il prezzo da pagare sarebbe la solitudine. La sola libertà che possiamo conquistare è quella di scegliere le nostre dipendenze.
Capitolo 2: Non solo per sport
Pensieri che rincorrono una palla
Lo sport tra antiche visioni e nuove emergenze
- Lo sport viene praticato soprattutto in età giovanile, come prolungamento nel tempo di quella naturale motricità.
- Il bambino non arriva a comprendere la realtà perché improvvisamente gli spunta la coscienza. Ma perché maneggiando oggetti sperimenta, esplora e analizza. Scopre la connessione tra gli oggetti, e il suo corpo nel mondo.
- Lo sport viene anche visto come uno di quei pochi luoghi al mondo protetto dai mali della società.
- Lo sport la maggior parte delle volte viene visto con l'obiettivo di un agonismo sempre più esasperato e precoce. Ma lo sport in linea di massima è un fatto educativo positivo: dipende principalmente dalle intenzioni, dalle modalità con cui esso si esprime.
- Può anche essere un potente occasione di rielaborazione pedagogica dell'aggressività adolescenziale, e per una didattica concentrata su una presa di coscienza del corpo come luogo percettivo.
La paura di giocare
- Parlando con i bambini ci si rende conto di come la capacità di giocare sia direttamente proporzionale alla capacità di relazionarsi in uno spazio e tempo determinati. Del gioco siamo protagonisti ma anche strumenti.
- L'ansia si può controllare riuscendo a capire come l'immagine che abbiamo di noi può cambiare dinamicamente e noi esistiamo durante il gioco e non siamo vuoti o soli ma giocatori a tutto tondo.
- Il gioco purtroppo si concentra nella nostra società quasi esclusivamente sul piano della competizione. Per salvarsi bisogna vincere. Il gioco è la valorizzazione di un sogno inconscio. Il movimento tutto nasconde un contenuto latente.
- Perché vogliamo allevare campioni? Per quale scopo? Fino a che punto la vita è sua? In realtà non capiremmo mai tutto (violenza stadi...) questo per una cosa che dovrebbe restare un gioco.
- È proibito perdere. La sconfitta al giorno d'oggi, è un peccato che non ha redenzione. Non capiremmo mai tutto questo per una cosa, soprattutto in adolescenza, che è anche un forte dispositivo pedagogico.
- L'esperienza sportiva infatti mobilita le emozioni positive, ma anche la paura prima della prova, e l'amaro sentimento della sconfitta, insegna a vivere.
L'aggressività necessaria
- Non dimentichiamo che il gioco deriva da forme originarie di comportamenti di guerra e caccia. La pulsione aggressiva infatti è presente prima dell'integrazione alla personalità.
- È ciò che il bambino ha bisogno di seguire per acquisire l'autonomia personale e l'affermazione di sé. È importante anche che l'adulto liberi da ogni pregiudizio moralistico la sua osservazione.
- Anche quando scoppia un litigio, non lo si osserva mai da un punto di vista di nuovi apprendimenti, nuove competenze, un'opportunità per l'educatore di cogliere il problema e restituirlo ai bambini piuttosto che sottrarlo, risolvendolo per loro.
- Meglio per i ragazzi eliminare la rabbia nello sport che stanno facendo piuttosto che nella prestazione. Il rito infatti favorisce l'espressione aggressiva, la controlla senza reprimerla, salvaguardandone le funzioni positive ma bloccandone gli effetti distruttivi.
- Lo sport agonistico non è comunque da praticare prima degli 8-9 anni. Ogni gioco contiene al suo interno un gioco più importante che è quello delle dinamiche relazionali con cui si misura la crescita educativa.
Oltre l'educazione fisica
- All'inizio la designazione fisica equivaleva in tutto a una ginnastica sportiva, riduceva il corpo a un insieme di parti funzionali da potenziare e addestrare.
- Anche nella didattica ha un valore diverso di tipo espressivo e conoscitivo. Sono innovative le esperienze del GREC (gruppo di ricerca delle esp.corporali di Tolosa) che reclama fondamentalmente:
- Una pedagogia delle didattiche aperte.
- Il riconoscimento dell'espressione corporea come linguaggio da esplorare ed apprendere.
- Un uso e un rapporto più ludici e mobili, meno predeterminati.
- La possibilità di valutare e valorizzare il contributo interdisciplinare e trasversale dell'educazione fisica all'acquisizione dei prerequisiti di abitabilità fondamentali quali il leggere e lo scrivere.
- L'educatore fisico e sportivo oggi non può infatti non confrontarsi direttamente o indirettamente, con le dimensioni simboliche, emotive e affettive del corpo. Non può non avvertire, al pari dei suoi giovani allievi, la coincidenza del sentire con il pensare.
- L'intelligenza, come diceva Gardner, è un fenomeno al plurale, una pluralità di esse, autonome, e presenti diverse in ogni individuo. Tra le intelligenze Gardner segnala anche quelle linguistiche, musicali, logico-matematiche, spaziale, intra personale, emotiva…
- Un modo diverso, sistemico, di guardare al corpo è veramente il punto fondamentale sul quale soffermarsi.
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