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Parlare del corpo, parlare dal corpo: una riflessione in forma di premessa

Oggi si parla di corpo in qualsiasi contesto, ma questo era già presente con Platone e Cartesio che però era così indisciplinato da essere escluso dal linguaggio scientifico universale. In scienza il corpo era oggetto in quanto cadavere per la medicina, animale per la religione, robot per l’economia e pulsione per la sessualità. Vi è un altro modo di parlare di corpo capace di comportare giocoforza una revisione degli stili.

La pedagogia del corpo

La pedagogia del corpo si sforza di fare una sintesi delle molteplicità di teorie ed esperienze a meditazione corporea (educative, artistiche, salutistiche, mediche,...) per indicare un modo diverso, incorporato, di affrontare le relazioni educative e di cura. Non si educa solo con la parola. Si è partiti dalla psicoanalisi per la "questione del corpo" dove vi è la fondamentale importanza delle esperienze corporee nelle prime fasi dello sviluppo infantile. Ma i corpi di cui parla Freud sono immobili sul lettino del terapeuta.

Si aggiungono le interpretazioni di Piaget che, nel suo modello di sviluppo, movimento e azione sono centrali nei primi anni di vita: ambiente esterno risulta essere co-costruito dall’implicazione del corpo e del suo movimento. Definisce quindi l’aspetto psicomotorio. Nasce poi la psicomotricità in Francia da educatori fisici e sportivi insoddisfatti della visione meccanicistica e igienista del loro lavoro. La psicomotricità oggi si riconosce per il suo agire sul "vissuto del corpo" e ha permesso al bambino di vivere il suo corpo e di conoscere mediante esso.

Anche l’educazione fisica ha rivisitato la propria azione trasformandosi in flessibilità/trasversalità degli apprendimenti motori in quanto considerate le componenti simboliche, emotive, affettive e relazionali del corpo. Molte sono oggi le ricerche e i metodi che si sono affacciati a questa disciplina. La dimensione biografico-narrativa proietta il corpo a conoscere oltre i suoi confini disciplinari. L’apprendimento avviene attraverso la percezione e l’azione motoria sulla realtà dove l’esperienza viene interiorizzata a seguito di una "partecipazione interessata" (vedere-sentire-ricevere-capire).

Pedagogia attiva e il corpo

Le scuole si basano sull’apprendimento di tipo simbolico. Negli anni ’70 si viene a formare la "pedagogia attiva" che supera l’idea di insegnamento-apprendimento in modo astratto. Dalla lezione si passa alla situazione tramite quello che Freinet definisce "brancolamento sperimentale". Un’altra scuola legata al fare del corpo è quella di Don Milani di Barbania: eliminò ogni ostacolo corporeo (cattedre, pulpiti) creando aule circolari. Il passaggio poi, dall’attività pratica alla sua rappresentazione non è semplice, perché non si risolve nella sola verbalizzazione. Pensare non consiste dire ciò che si è fatto. Il "pensare per storie" è di tipo costruttivista che porta alla necessità di creare contesti, importante è dunque la predisposizione di questi.

Riflessione sull’educazione e sulla cura attraverso il corpo in una prospettiva capace di disporsi all’ascolto. Importante è la biograficità nella pedagogia del corpo. Non bisogna rinunciare alla parola, ma chiedersi come dare "corpo al pensiero". Una psicosomaticacultura come la nostra si trova spesso dinnanzi al concetto di somatopsichica (dal corpo all’psiche). Il nostro corpo non è mai neutro e la conoscenza di se e dell’altro sono inscindibili. Dietro ogni soggetto vi è un corpo sessuato che lo qualifica e racconta. Il corpo non si sviluppa nel vuoto, è un corpo sociale connotato a seconda del genere. Perché i saperi siano incorporati hanno bisogno di corpo che sia anche agito, vivo nella relazione.

Corpi in evoluzione: la nascita bio-culturale della corporeità in più specie umane

Le competenze mentali sono incarnate in un corpo fisico con una storia di sviluppo ed evolutiva: la mente non è solo nella testa. La considerazione di una dimensione anche corporea è una svolta in campo anche evoluzionistico.

Cosa avevamo di particolare fin dall’inizio? Il corpo: dai ritrovamenti si ha una forma corporea nuova, slanciata, allungata che permette di favorire l’articolazione della parola. La nostra specie ha allungato il periodo di crescita perché i bambini/cuccioli vengono al mondo più immaturi delle altre specie e ciò comporta maggiori cure e protezione.

Per poter consentire questo è stato inventato il maternalese (definito da Falk), cioè un linguaggio espressivo che va dalla gestualità a un proto-linguaggio sempre più articolato per mantenere il legame tra madre e figlio. Poi iniziarono le dispersioni e le varie specie di ominidi si incontrano. Le conformazioni anatomiche sono differenti e i nostri cugini sono gli uomini di Neanderthal. Dai resti rinvenuti, essi avevano il culto dei morti e della cura degli ammalati. Inoltre abbellivano il proprio corpo con oggetti simbolici: corpo come portatore di messaggi.

Vi è l’ipotesi che vi sia stato un accoppiamento tra Homo sapiens e uomo di Neanderthal per il ritrovamento di un bambino sapiens un po’ tarchiato. Resta da spiegare l’estinzione dell’uomo di Neanderthal confinato nella penisola iberica: forse per clima, adattamento, scontro, lingua. La mancanza di una corretta conformazione della laringe ha provocato forse la loro estinzione per difficoltà di comunicazione/relazione.

Successivamente si sviluppa anche un’intelligenza simbolica: pitture rupestri, sepolture rituali, opere d’arte intagliate, primi strumenti musicali, abbellimenti e monili, ripari più complessi. I dipinti, in particolare, nelle caverne sono i primi santuari dell’umanità, luoghi di narrazione mitologica. Sono state trovate addirittura impresse le impronte delle mani. Specie che immagina e interagisce attraverso il proprio corpo visto come fonte di unicità e spazio di possibilità inaspettate. Tutto sembra comunque avere un’unica origine nonostante il divario tra evoluzione fisica e evoluzione cognitiva.

Il supporto del corpo e la sua storia

Considerare il corpo alla luce della nozione di supporto, cioè qualsiasi luogo e materia di iscrizione. Tutti i segni visibili ci aiutano a identificare le cose e la nostra collocazione rispetto ad esse. Lo scritto prima al servizio della parola/oralità, ora ne è padrone. Il corpo è il suo stesso supporto, è il supporto delle sue azioni. Il corpo non è qualcosa che sta in un’altra cosa che è il mondo: il mondo non è una cosa ma un evento e il corpo è ciò che ha una storia. L’anima non è dentro il corpo. Il corpo è una soglia/piega del mondo caratterizzata da sensazione e movimento.

Per favorire la comprensione va osservato il corpo in azione: unico corpo concreto che siamo e abitiamo. Esso in movimento è un doppio (proiezione e cosalizzazione di sé). L’azione del corpo piega il mondo ai suoi fini. Ma agendo il corpo discrimina l’azione dal mezzo. Il nome dice di me e sta al posto di me, quindi l’azione del nome è doppia, è la mia piega sociale. Accade il doppio del doppio tra corpo e nominare il corpo. La voce è protesi perché è la possibilità di tradurre il mondo vissuto in mondo nominato. Comunque siamo abbagliati dal corpo saputo e il corpo è usato come protesi e anche il nominarlo non è cosciente della sua valenza. Del suo essere il prodotto e l’effetto di una storia di supporti è silenzio e oblio.

Il corpo è un cantastorie

Il corpo è un registratore di storia che dichiara se stesso e la propria storia a chiunque gli presti abbastanza attenzione. Il corpo dichiara la profondità della sua storia e ciò implica delle immediate conseguenze/ipotesi. Eventi che tracciano il corpo: l’età (tempo che passa), eventi traumatici (gravidanza, incidenti, operazioni..), segni che rimandano le abitudini di vita, le rughe d’espressione che non possono mentire perché sono tracce non volute, indelebili (se non con il botulino, cioè paralizzando una parte di vita presente), l’etnia di provenienza, status sociale, politico ed economico.

Reich evidenziava la relazione tra la struttura di personalità e la ricettività al paradigma nazista. Volle affrontare e risolvere il problema delle resistenze all’analisi che spesso ne decretavano il fallimento. Reich si affiancò alle teorie di Freud identificando l’Eros come corpo in azione e in relazione: sottrarre la psicoanalisi al mondo delle ipotesi e materializzarla nel corpo stesso dell’umanità e nel tessuto delle relazioni sociali tra le persone. Dimostrò che i trascorsi della storia individuale si iscrivono profondamente nei corpi, che la matrice delle esperienze pregresse entra con forza nella visione attuale del mondo.

Per lui bisogna soccorrere l’essere umano mediante l’osservazione di questa vita incarnata, superando però due dogmi: quello di non toccare il paziente e di non intervenire. Reich coinvolse il corpo nel processo di autocoscienza: comincia a proporre cambiamenti posturali e respiratori ottenendo risposte immediate. Se il semplice ampliamento della respirazione o scioglimento di una tensione muscolare portano l’emergere di ricordi rimossi, allora non è solo il cervello a rispondere.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Diana Artemide di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia del corpo e della psicomotricità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Gamelli Ivano.
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