Esofago e sintomi esofagei
L'esofago prende origine dall'ipofaringe e si porta nel mediastino posteriore (dietro la trachea); prende rapporti con l'arco aortico e l'albero bronchiale, fino ad appropinquarsi nell'addome. Poiché si trova nel mediastino, può essere soggetto a sindromi compressive (da linfoadenopatie, timomi, teratomi, gozzi cervico – mediastinici).
Sintomi principali
- Disfagia (trattata nell'argomento successivo);
- Rigurgito, ovvero l'emissione di materiale che non raggiunge la cavità gastrica. Può essere causato da patologie visibili (come i diverticoli) o da patologie rilevabili solo mediante esami strumentali. Tra i processi patologici più frequenti troviamo la stenosi esofagea serrata, o la mancata apertura del LES (da acalasia, ad esempio): si tratta dunque per lo più di processi funzionali. Queste patologie portano a megaesofago, ovvero una dilatazione del lume esofageo associata ad alterazione del trofismo di parete. Altra causa di rigurgito è la presenza di qualsiasi difetto di transito.
- Singhiozzo, per stimolazione del nervo frenico a causa di processi compressivi, infiltrativi, espansivi, irritativi.
- Dolore retrosternale. È un sintomo subdolo che può nascondere una patologia cardiovascolare (da cui bisogna sempre fare diagnosi differenziale). Una delle cause più frequenti è la pericardite, un processo flogistico del pericardio che può essere acuto, subacuto o cronico, batterico o meno, persino uremico. Nella pericardite la cavità virtuale tra pericardio e miocardio si dilata. Può essere associata spesso alla presenza di versamento sieroso che, come nell'emopericardio (post – traumatico, post – infettivo, post – iatrogeno), può determinare la compromissione della contrattilità cardiaca, tamponamento e shock cardiogeno. Le cause di shock cardiogeno possono essere primitive (come nel caso delle aritmie) o secondarie. Tra queste ultime annoveriamo l'embolia polmonare, la cui prognosi dipende dall'entità del blocco e dalla presenza o meno di recidive. Può essere secondaria a TVP; se è lieve, il paziente può avere una semplice sindrome tussigena, o simulare una broncopolmonite, passando misconosciuta. Il gold standard è dato dall'angioTC. La prevenzione post – chirurgica dell'embolia polmonare prevede la somministrazione di eparina e la precoce mobilitazione del paziente. Altre cause di dolore retrosternale possono essere la pirosi (da esofagite da reflusso) e lo SED.
- Scialorrea, ovvero l'eccessiva produzione ed emissione di saliva. È un sintomo riflesso che, se associato a disfagia, può far pensare ad una causa esofagea; può comunque anche essere causata da patologie flogistiche, patologie neurovegetative e neurologiche, stimoli alimentari.
- Disturbi respiratori. Tra le cause più frequenti troviamo l'infiltrazione da parte di una neoplasia maligna e le polmoniti ab ingestis (da rigurgito acido; può provocare morte per asfissia se è massivo).
- Calo ponderale, a causa della concomitante malnutrizione dovuta ad una incapacità della deglutizione. Nell'anamnesi ci si deve sempre chiedere "il paziente vuole mangiare, ma non può, oppure non vuole mangiare?". Per esempio, nel carcinoma esofageo, il paziente ha fame ed ha la volontà di mangiare, ma non riesce a deglutire, per cui diventerà cachettico.
Diagnosi strumentale di esofagopatie
- Ecoendoscopia. Utile per studiare le pareti e l'eventuale infiltrazione neoplastica. Se associata alla TC, la sua efficacia aumenta notevolmente perché si possono studiare anche le infiltrazioni extraparietali.
- Rx toracica
- Ecografia
- pHmetria
- Manometria
Disfagia
Per disfagia si intende una disfunzione dell'apparato digerente, consistente nella difficoltà a deglutire, ed al corretto transito del bolo nelle vie digestive superiori. Può verificarsi per gli alimenti:
- Solidi
- Liquidi
- Semiliquidi
- Misti
In base alla sede, possiamo suddividerla in alta o bassa. Può essere classificata in:
- Funzionale (prevalentemente per i liquidi). Alcune cause importanti sono: diabete mellito, ipotiroidismo, ipertiroidismo, amiloidosi. Prima si esegue una Rx; se è negativa si prosegue con l'endoscopia.
- Organica (prevalentemente per i solidi).
- Mista (sia per i liquidi che per i solidi).
Se la disfagia è prevalentemente per i solidi, ci sarà un rapido calo ponderale, ma se invece riguarda sia alimenti liquidi che solidi, il calo ponderale sarà più lento. La prima patologia a cui pensare è una neoplasia maligna esofagea, per cui è opportuno studiare i fattori di rischio (fumo, alcol, assunzione frequente di cibi caldi che irritano cronicamente la mucosa, etc).
Nel caso in cui la disfagia sia prevalentemente per gli alimenti solidi, bisogna valutare un'eventuale presenza di difficoltà nella masticazione (ad esempio, edentulia o difetti della dentizione, che non permettono la corretta formazione del bolo alimentare); in questi casi, basterà correggere il difetto con delle cure dentarie o somministrando una dieta semiliquida. Se il problema dovesse risolversi, allora non bisognerà effettuare ulteriori indagini. Ma se, nonostante i trattamenti, il difetto rimane, o se non c’è... (testo tronco)