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Patologie delle radici spinali Appunti scolastici Premium

Appunti di Neurologia del prof. Pinto sulle patologie delle radici spinali: il midollo spinale, Storia Naturale delle radicolopatie, Eziologia delle patologie radicolari, Neuromiopatia del paziente critico, Bolton, radicolopatie "tossiche", fasi cliniche.

Esame di Neurologia docente Prof. F. Pinto

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Le patologie del midollo spinale e delle radici sono noiose ma è importante conoscerle per la loro grande incidenza

complessiva: le patologie radicolari rappresentano infatti la prima causa di assenza dal lavoro.

Inoltre si tratta anche di un capitolo poco noto perché spesso si manda il paziente subito dall'ortopedico e non è corretto

perché il 90% delle ernie discali non ha un'indicazione chirurgica.

Spesso la distinzione tra danno midollare e danno radicolare non è così immediata; in generale il Pinto ci fornisce

questa regola pratica:

"quando c'è un livello la lesione è midollare,

quando c'è una distribuzione radicolare la lesione riguarda le radici".

In generale i sintomi sensitivi sono sempre più precoci di quelli motori e sono quelli più utili per orientarci.

Quando il paziente ci descrive i suoi sintomi, la cosa più importante da capire è in quale ambito di patologia ci

troviamo: poi starà agli esami di imaging definire più precisamente il processo patologico.

Ad esempio se un paziente riferisce dolore alla bassa schiena che si irradia alla faccia anteriore della coscia, devo capire

che si tratta di una radicolopatia: che poi sia dovuta precisamente alla radice L2 o L3, come spesso è, è secondario.

Ripassiamo brevemente i rapporti topografici: il midollo scorre nel canale vertebrale, le radici anteriori e posteriori nei

fori intervertebrali, i dischi intervertebrali separano i corpi vertebrali tra di loro;

la presenza di un robusto legamento fa sì che la patologia discale comporti di solito un'erniazione in direzione laterale,

quindi verso le radici e non verso il midollo.

Le vertebre inoltre sono mantenute ben distanziate tra di loro dall'insieme dei muscoli paravertebrali, che hanno il

compito di ammortizzare il carico, far sì che non ricada tutto sui dischi intervertebrali:

per questo una persona con muscoli paravertebrali molto robusti mantiene un corretto posizionamento delle vertebre e

difficilmente andrà incontro a patologie radicolari,

all'opposto un'artrosi vertebrale che ravvicina le vertebre fra di loro favorisce l'irritazione delle radici.

Ricordiamo anche che la colonna vertebrale non è un sistema uniforme in tutta la sua estensione:

i segmenti in lordosi (quello cervicale e quello lombare) sono più mobili e quindi più soggetti a patologia vertebrale, in

particolare quello cervicale anche perché deve sopportare il carico del cranio;

invece il segmento toracico è meno mobile e infatti meno spesso va incontro a patologie di questo tipo.

PATOLOGIE DELLE RADICI SPINALI

Epidemiologia:

sono frequentissime, infatti rappresentano la prima causa di assenza dal lavoro.

Sede più frequente: lombosciatalgie > ernie cervicali >>> ernie toraciche.

Sintomi più frequenti: sensitivi >> motori >> disautonomici.

Storia Naturale delle radicolopatie (in mancanza di intervento medico):

1) fase irritativa:

l'alterazione dei rapporti tra le vertebre e il disco sollecita le radici: si produce quindi edema (visibile alla RM) e

alterazione delle guaine mieliniche (rilevabile all'EMG come un rallentamento della conduzione).

Sintomatologia:

all'inizio lieve ipoestesia evidenziata solo dopo un carico protratto, ad esempio dopo prolungata stazione eretta;

poi parestesie con distribuzione radicolare;

infine compaiono disestesie dolorose, sempre con distribuzione radicolare, e di solito è questo il sintomo che induce il

paziente a rivolgersi al medico perché invece le iniziali alterazioni della sensibilità di solito non vengono avvertite.

2) fase lesionale:

se la patologia va avanti senza che si intervenga, l'infiammazione a carico delle radici comincia a produrre una perdita

di assoni. Quando sono andati persi almeno il 30-40% degli assoni delle radici compaiono l'anestesia ed i sintomi

motori e si riducono evidentemente i riflessi.

Sintomatologia: anestesia, deficit di forza, diminuzione dei riflessi con distribuzione radicolare.

Il medico deve stare molto attento all'esame dei riflessi nel paziente con patologie radicolari perché una diminuzione dei

riflessi significa che la patologia è in fase avanzata.

3) fase distruttiva:

a questo livello in realtà non si arriva mai perché si interviene prima, a parte nel caso di patologie tumorali in metastasi;

è un'estremizzazione che descriviamo per dare un'idea di qual è il punto di arrivo della patologia.

Alla fine gli assoni vengono completamente distrutti e quindi le radici non esistono più, né anteriore né posteriore,

perciò abbiamo anestesia, paralisi flaccida, areflessia in tutto il territorio di innervazione della radice.


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DETTAGLI
Esame: Neurologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - durata 6 anni)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neurologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Pinto Francesco.

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