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Patologia generale: lo studio di una malattia cause fattori effetti e le forme di malattie più semplici ferite ustioni

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Esame di Elementi di patologia generale docente Prof. M. Cipolleschi

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L'epitelio ghiandolare Presenta una radiosensibilità Modesta.

L'epitelio di rivestimento e l'osso adulto presentano una sxarsa radiosensibilità.

Anche i tessuti più resistenti vanno incontro a radiazioni patologiche. Generalmente in

questi tessuti le alterazioni si possono riparare con del tessuto fibroso, del collagene.

Questo compromette la funzione di alcuni organi importanti, come i polmoni, per cui

viene ridotta la funzione respiratoria.

Tra gli effetti non tumorali delle radiazioni ionizzanti possiamo avere:

- la cataratta;

- la fibrosi a livello del polmone e del miocardio, con compromissione della funzione

cardiaca;

- processi infiammazioni a carico del rene e del midollo spinale;

- malformazioni congenite

- sterilità.

Oltre a queste alterazioni possiamo anche avere formazioni di stenosi a livello

esofageo e a livello intestinale, questo perché gli epiteli di rivestimento, in particolar

modo quelli della mucosa intestinale, sono molto sensibili all'effetto delle radiazioni

ionizzanti. L'epitelio dunque si sfalda, va incontro a necrosi e la riparazione avviene

con formazione di tessuto cicatriziale che riduce il lume esofageo/intestinale con

compromissione della funzione digestiva/di assorbimento.

Altro organo importante per gli effetti delle radiazioni è il midollo emopoietico.

Il midollo emopoietico, oltre alla comparsa di formazioni leucemiche, va incontro ad

una riduzione cellulare (ipoplasia, xhe è lo s#iluppo anormale, inxompleto o ridotto, di

un organo o tessuto), una riduzione dei globuli bianchi (leucopenia) e una riduzione del

numero delle piastrine (trombocitopenia).

Le porpore sono emorragie più grandi, provocate sempre dalla mancanza di piastrine,

che si presentano sia a livello della cute, sia a livello delle mucose.

I tumori associati alle radiazioni ionizzanti sono tumori cerebrali e tumori tiroidei. I

tumori tiroidei sono legati all'esposizione a esplosioni nucleari, oppure in passato

erano associate alla terapia svolta in quei soggetti in cui non avveniva l'evoluzione del

timo. In certi individui in cui questa evoluzione fisiologica non si verificava, si

procedeva all'irradiazione nella zona del collo, ma a distanza di tempo veniva fuori il

tumore alla tiroide.

Nei minatori sono molto frequenti i tumori polmonari.

L'angiosarcoma è un tumore connettivale maligno, molto raro, che compariva con

estrema frequenza in individui che avevano subito indagini diagnostiche sul fegato,

indagini che prevedevano l'impiego di un mezzo di contrasto, il diossido di torio.

Le leucemie sono anche queste provocate da esposizione a esplosioni nucleari.

All'inizio del secolo scorso non si conosceva l'effetto cancerogeno delle radiazioni

ionizzanti, per cui i radiologi svolgevano la loro attività lavorativa senza alcuna

precauzione.

Un altro tipo di tumore è l'osteosarcoma, che si ritrovava, sempre agli inizi del secolo

scorso, nelle donne addette alla pittura dei quadranti degli orologi. Queste donne

dipingevano i quadranti degli orologi utilizzando una miscela contenente radio,

introducevano in questa miscela il pennello e prima di dipingere il quadrante lo

passavano sulle labbra. Dunque introducevano quotidianamente una certa quantità di

radio che si fissava alle ossa e provocava a distanza di tempo la comparsa di questo

tumore maligno.

Altri tumori sono quelli della mammmella, provocati anche in questo caso

dall'esposizione a esplosioni nucleari, oppure a radiazioni usate a scopo terapeutico o

a scopo diagnostico.

Quando si parla di patologia legata alle condizioni atmosferiche non si parla delle

condizioni climatiche. Questa patologia interessa un numero sempre maggiore di

individui perché sono sempre di più le persone che per scopo lavorativo o sportivo

salgono in montagna.

La pressione atmosferica a livello del mare è di 760 millimetri di Mercurio. Questa

pressione aumenta con l'aumentare della profondità e diminuisce con l'aumentare

dell'altitudine. Stiamo per considerare dunque l'effetto delle alte pressioni

atmosferiche.

La patologia dovuta ad elevata pressione atmosferica interessa le persone che si

immergono a scopo sportivo (sommozzatori) e i lavoratori che lavorano nei cosiddetti

laboratori dei cassoni, strutture che vengono appoggiate sul fondo del mare e servono

per la costruzione di gallerie sottomarine o dei piloni dei ponti. Per poter lavorare in

ambiente subacqueo, questi lavoratori hanno bisogno di una struttura che permetta

loro di respirare. Man mano che l'individuo si immerge aumenta la pressione

atmosferica, e conseguentemente aumenta anche la pressione parziale dei gas

presenti nell'aria. Secondo la legge di Henry, l'aumento della pressione parziale di un

gas provoca l'aumento della solubilità di questo in un liquido. Quindi, man mano che

aumenta la pressione atmosferica, aumenta anche la pressione parziale del gas, e una

quantità sempre maggiore di questo gas si scioglierà nei liquidi.

Il problema principale è rappresentato dall'azoto, non tanto nella fase di discesa ma

durante la fase di risalita. Durante la risalita si riduce la pressione atmosferica, si

riduce la pressione parziale del gas e si riduce la solubilità, per cui il gas ritorna nella

fase gassosa. Se la risalita avviene in maniera lenta e graduale, questo passaggio

dalla fase liquida alla fase gassosa dell'azoto non crea problemi. Se però la risalita

avviene in maniera brusca, questo passaggio avviene in maniera tumultuosa con

formazione di bolle più o meno grandi. Queste bolle possono ostruire vasi di piccolo,

medio o grosso calibro, e determinare quella condizione che prende il nome di embolia

gassosa.

Quando un individuo va in montagna si riduce la pressione atmosferica e

conseguentemente si riduce la pressione parziale dei gas presenti nell'aria. In questo

caso, a creare maggiori problemi è l'ossigeno. Si verrà a creare una condizione

cosiddetta di ipossia, cioè ai tessuti arriva meno ossigeno. Conosciamo quattro tipi di

ipossia:

1. Ipossia ipossica, in cui ai tessuti arriva poco ossigeno perché poco ossigeno è

disponibile a livello alveolare, quindi anche se l'emoglobina è in quantità sufficiente,

quando arriva a livello alveolare trova poco ossigeno, ne carica poco e quindi ne porta

poco ai tessuti. Le condizioni che possono determinare un'ipossia di tipo ipossico sono

le seguenti:

- riduzione della disponibilità di ossigeno nell'aria della montagna;

- quando l'individuo si trova in un ambiente povero di ossigeno, ma ricco di anidride

carbonica o monossido di carbonio. Il monossido di carbonio presenta un'affinità

altissima per l'emoglobina, molto più alta rispetto a quella dell'ossigeno, per cui il

legame tra il monossido di carbonio e l'ossigeno è molto stabile;

- condizioni in cui la ventilazione polmonare (e quindi la funzione polmonare) è

insufficiente. Questo può essere dovuto a malformazioni della gabbia toracica,

condizioni in cui la colonna vertebrale è spostata in posizione anterolaterale o

posteriore; condizioni in cui l'individuo non respira in maniera adeguata perché ha

delle fratture costali;

- quando è compromessa la funzione respiratoria. Nella poliomelite, per esempio,

abbiamo una paralisi muscolare flaccida, nel tetano abbiamo una paralisi spastica.

Altro esempio è la meastemia gravis, una malattia in cui vengono prodotti anticorpi

rivolti verso costituenti dell'organismo (non rivolti al noself, ma al self);

- condizioni che interferiscono con il centro respiratorio, quindi tutta la patologia che si

può sviluppare a livello endocranico (tumori, traumi etc);

- malattie a carico dei bronchi o dei polmoni (bronchiti, efisema, asma);

- malattia delle membrane ialine del neonato. E' una condizione che si riscontra più

frequentemente nei neonati prematuri, dovuti alla ridotta produzione della sostanza

sulfattante. Si tratta di una lipoproteina molto importante a livello della nascita,

perché permette al momento del primo atto respiratorio l'apertura degli alveoli

polmonari, consentendo al bambino di respirare in maniera autonoma. Se la sostanza

è scarsa o manca gli alveoli non si aprono. C'è dunque una reazione infiammatoria

seguita dalla formazione di cellule necrotiche costituite da fibrina, che compromettono

ancora di più gli scambi tra l'aria e il sangue;

- insufficienza di scambi gassosi. Questo si può verificare ad esempio quando la parete

alveolare è inspessita, quindi quando aumenta la distanza tra l'aria e il sangue, ad

esmepio in condizioni di fibrosi polmonare (ispessimento della parete alveolare

conseguentemente a stimoli negativi o infiammatori, che determina la formazione di

uno spazio maggiore tra aria e sangue). Lo stesso avviene in presenza di tumori, che

sovvertono completamente la struttura del parenchima polmonare, quindi nella zona

in cui si è sviluppata la massa tumorale gli scambi non avvengono

2. Ipossia anemica: la quantità di ossigeno che viene fornita all'organismo è normale,

ma c'è poca emoglobina, per cui a livello tissutale verrà trasportato poco ossigeno.

Questo è quello che si verifica in tutte le anemie, oppure quando l'individuo è

intossicato di monossido di carbonio.

3. Ipossia ischemica, detta anche ischemia: in questo caso l'ossigenazione è normale,

è normale la funzione respiratoria, è normale l'ambiente in cui l'individuo si trova, sono

normali i livelli di emoglobina, ma il sangue non arriva ai tessuti. Questa condizione

può essere determinata:

- da un'insufficienza della pompa cardiaca;

- da un'ostruzione locale, dovuta a un embolo o ad un trombo;

- quando c'è un ostacolo tra il sangue e il tessuto, quindi quando aumenta lo spazio

che compromette gli scambi tra sangue e tessuti, come quando il tessuto è edematoso

(pieno di liquido).

4. Ipossia istotossica: l'ossigeno è normale, l'emoglobina è normale, la quantità di

sangue che arriva è normale, ma le cellule non riescono a utilizzare in modo adeguato

l'ossigeno perché è compromessa la catena respiratoria. Questo si verifica per

esmepio negli avvelenamenti da cianuro o da arsenico.

Quando un individuo si trova in un ambiente ipossico mette in funzione una serie di

meccanismi di compenso. Questi meccanismi sono rappresentati innanzi tutto da un

aumento della profondità e della frequenza degli atti respiratori. Abbiamo dunque una

iperpnea (aumento della frequenza degli atti respiratori) e una polipnea (aumento del

numero degli atti respiratori in un minuto).

Un altro meccanismo di compenso è rappresentato dalla tachicardia, quindi

dall'aumento del numero di battiti in un minuto, per cui in un minuto una quantità

maggiore di emoglobina si presenterà a livello alveolare per caricarsi di ossigeno e

portarlo nei tessuti.

Se i meccanismi di compenso si esauriscono si entra nella cosiddetta ipossia

patologica. L'iperpnea e la polipnea si trasformano nella tachipnea, che è un respiro

irregolare, insufficiente per la respirazione.

Dalla tachipnea si passa alla dispnea, che è una vera e propria fame d'aria, un respiro

affannoso. In queste condizioni l'emoglobina non può essere ossigenata, e quindi

rimarrà legata all'anidride carbonica. Questo sarà responsabile di un altro segno

evidente, la cianosi, ossia la colorazione bluastra della cute e delle mucose.

L'evoluzione può andare verso la perdita di coscienza e il coma.

L'adattamento alle alte altitudini prende il nome di acclimatazione. Quando una

persona vive in montagna, a lungo andare l'ipossia determina una stimolazione nei

confronti del rene a produrre eritropoietina, una sostanza che agisce a livello midollare

aumentando la produzione di globuli rossi. Questo determina un ispessimento del

sangue, un aumento della viscosità che sarà responsabile di un sovraccarico di lavoro

per il cuore. L'aumento di globuli rossi nel sangue prende il nome di poliglobulia.

Le cause di poliglobulia possono essere molteplici; in questo caso si parla di

poliglobulia da altitudine. Il ventricolo sinistro va incontro a ipertonia, quindi aumenta

di volume in quanto al cuore viene chiesto di lavorare di più.

L'esempio più evidente di acclimatazione è quello offerto dalla popolazione peruviana

che vive sulle Ande. Queste persone vivono a 3000-4000 metri di altezza e si spostano

per lavorare nelle miniere fino ai 5000 metri. Nel corso dell'evoluzione, questi individui

hanno acquisito un fenotipo particolare. Questi individui sono generalmente piccoli,

con un grosso torace e un grosso cuore. Questo per ottenere un rapporto migliore tra

la piccola massa corporea e la capacità ventilatoria, che deve essere molto elevata.

Vediamo ora le patologie legate alle alte e basse temperature

Patologie legate alle alte temperature

Alcune patologie legate alle alte temperature sono il colpo di calore, il colpo di sole e

le ustioni.

Il colpo di calore si sviluppa in un individuo che si trova in un ambiente caldo e

soprattutto saturo di umidità. Questo perché negli ambienti umidi viene meno il

principale meccanismo di termodispersione, che è l'evaporazione del sudore. In un

ambiente di questo tipo l'individuo suda, ma il sudore non evapora.

Il colpo di calore si può paradossalmente verificare anche quando la temperatura

esterna è molto bassa, intorno allo 0 o sotto lo 0. Sono situazioni particolari, per

esempio un individuo che va a correre, e quindi svolge un'intensa attività fisica, con

una tuta impermeabile. IN questo caso si viene a creare una cappa d'umido che può

portare ad un colpo di calore anche se la temperatura esterna è molto bassa.

Il colpo di sole è legato all'azione diretta locale della reazione solare in una

determinata regione corporea, principalmente a livello della testa, in particolare della

nuca. Questa è un'altra condizione patologica in cui l'età è un fattore favorente. I

bambini, infatti, sono molto più soggetti al colpo di sole rispetto all'individuo adulto,

ecco perché è sempre meglio mettere il cappellino sulla testa del bimbo.

L'ustione si può definire come un trauma determinato dal trasferimento di energia

termica ai tessuti. Il calore a livello cellulare determina alterazioni enzimatiche,

denaturazoine delle proteine, danno di membrana e in generale ha un effetto

necrotizzante per le cellule. In questo caso sono molto importanti l'intensità dello

stimolo e la sua durata: le conseguenze sono molto più serie con temperature più alte

rispetto a temperature più basse.

Ci sono dei parametri che influiscono sulla gravità delle ustioni. Essi sono:

1. La profondità e il grado dell'ustione. In base a questo si distinguono ustioni di primo,

secondo, terzo e quarto grado: le ustioni di primo e secondo grado, per quanto

riguarda la profondità, vengono indicate come ustioni a spessore parziale, perché

interessano l'epidermide e generalmente parte del derma; le ustioni di terzo e quarto

grado, per quanto riguarda la profondità, sono ustioni a spessore totale, perché

interessano epidermide e derma.

- l'ustione di primo grado prende il nome di ustione eritematosa. E' caratterizzato

dall'eritema, cioè dall'arrossamento della cute. Questo tipo di ustione interessa solo

l'epidermide, può essere abbastanza dolorosa e guarisce senza cicatrizzazione.

L'esmepio tipico dell'ustione di primo grado è l'ustione solare.

- ll'ustione di secondo grado viene anche detta ustione bollosa. Essa interessa

l'epidermide e parte del derma. Il danno è in questo caso più evidente, perché possono

essere danneggiati anche i vasi. Dai vasi danneggiati fuoriesce plasma che si

accumula formando delle bolle, che prendono il nome di flittene. Le ustioni bollose

sono molto dolorose perché viene innescata una reazione infiammatoria con dei

recettori aldogeni. Non sempre hanno una guarigione senza cicatrizzazione.

- l'ustione di terzo grado è anche detta necrotica o escarotica. E' una delle ustioni a

spessore totale, perché interessa l'epidermide, il derma e si spinge anche fino al

sottocutaneo. Sono rappresentate da lesioni di colore bianco o nerastro, la cute è

asciutta completamente. Possono essere anche non dolenti, perché se leterminazioni

nervose vengono distrutte durante il processo di ustione il dolore non si sente.

- nell'ustione di quarto grado c'è la caldonizzazione del tessuto, per questo non sono

dolenti.

2. L'estensione della zona lesa. Sono più pericolose per la sopravvivenza ustioni di

secondo grado molto estese rispetto a ustioni di terzo grado localizzate. Per valutare

rapidametne la percentuale di superficie corporea interessata da un'ustione esiste una

regola molto semplice, la regola del nove. Questa regola consiste nel conferire il

numero 9, o un multiplo di nove, a diverse zone corporee, per cui avremo gli arti

superiori, che corrispondono ciascuno al 9%, gli arti superiori, che corrispondono

ciascuno al 18%, il tronco corrisponde al 36%, la testa corrisponde al 9%, i genitali

all'1%:

- ustioni che interessano oltre il 50% della superficie corporea sono potenzialmente

letali;

- ustioni che interessano oltre il 20% della superficie corporea non sono

potenzialmente letali, ma possono portare il paziente in quella condizione che prende

il nome di shock ipovolemico, cioè quella condizione in cui si viene a creare

un'ischemia generalizzata, nella quale tutti i tessuti dell'organismo non vengono

perfusi in maniera adeguata. Questa ridotta perfusione è determinata da una brusca

caduta della pressione arteriosa. La pressione è determinata fondamentalmente da

due parametri: la gittata cardiaca e le resistenze periferiche. La gittata cardiaca è a

sua volta influenzata dall'efficienza della pompa cardiaca e dal volume di sangue. Il

volume di sangue è detterminato non soltanto dalla massa del sangue, ma anche dalla

parte liquida, che influenza notevolmente la pressione sanguigna. Quando un

individuo ha riportato delle ustioni molto estese, attraverso la cute ustionata si ha

fuoriuscita di plasma, quindi la perdita di una grossa quantità di liquido che viene

sottratta al sangue. Avremo dunque una condizione di ipovolemia, ridotta pressione,

ridotta perfusione, con determinazione, come si diceva, dello shock ipovolemico.

3. La regione del corpo. Ci sono delle zone in cui le ustioni hanno una prognosi

peggiore, o vanno controllate con maggiore attenzione:

- le ustioni del volto;

- le regioni occipitali, per la grande facilità con cui in queste zone si possono sviluppare

le infezioni. Le infezioni sono un'aggravante molto seria delle ustioni.

Per quel che riguarda le ustioni sulle mani, molte volte le ustioni si riparano con

formazione di cicatrici retraenti che compromettono la motilità delle dita.

4. L'età del paziente. Nel bambino e nell'anziano le ustioni assumono una maggiore

gravità rispetto all'individuo adulto.

5. La natura dell'agente lesivo. Le ustioni possono essere provocate da una serie di

sorgenti, possono essere a fiamma, a contatto, a corrente, a sostanze chimiche. Di

queste le più pericolose sono quelle provocate dalle sostanze chimiche, perché la

sostanza chimica rimane all'interno del tessuto e a esercitare il proprio effetto caustico

(danneggiamento del tessuto)

6. La presenza di malattie o lesioni già esistenti nel paziente. Pere esempio, un

paziente cardiopatico o un soggetto diabetico avranno una prognosi maggiore rispetto

a un individuo in buona salute.

7. Presenza di lesioni interne dovute all'inalazione di agenti tossici. Questo accade per

individui che rimangono per esempio intrappolati dalle fiamme. Si deve andare a

verificare se ci sono dei danni provocati dall'inalazione di fumi tossici.

8. La prontezza e l'efficacia della terapia. La terapia dell'ustionato è volta a correggere

e prevenire tre condizioni:

- l'infezione. L'infezione è un'aggravante dell'ustione;

- la prevenzione dello shock ipovolemico. Quando un'ustione è abbastanza estesa il

paziente va reintegrato di liquidi per impedire che si verifichi la ricaduta della

pressione, necessaria per arrivare alla condizione di shock;

- il paziente grande ustionato sviluppa uno stato ipermetabolico, per cui attraverso le

ustioni libera una grande quantità di calore e una grande quantità di energia. Perde

calore, per cui l'ustionato non va mai tenuto al fresco, perché così si creerebbe

un'ulteriore dispersione di calore. Va coperto, tenuto in un ambiente caldo, e la cosa

migliore sarebbe avvolgerlo nell'alluminio, per impedire la perdita di calore e di

energia attraverso le lesioni cutanee. Deve anche essere alimentato in maniera

adeguata.

Le lesioni da basse temperature

Le lesioni da basse temperature, a parte il congelamento di primo grado, sono lesioni

che, almeno nelle nostre zone, si riscontrano molto raramente. Le lesioni di basse

temperature si distinguono in:

- assideramento, che è un fenomeno generale, che interessa l'intero organismo;

- congelamento, che invece è una manifestazione locale.

L'assideramento

Per l'assideramento possiamo riconoscere una serie di condizioni che sono legate al

progressivo abbassamento della temperatura corporea:


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kekkodis

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in fisioterapia (EMPOLI, FIRENZE, PISTOIA)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kekkodis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di patologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Cipolleschi Maria Grazia.

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