PATOLOGIA GENERALE:
IPERTROFIE ED IPERPLASIE:
A livello di organi e tessuti è possibile assistere alla modificazione delle cellule costituenti, mediante due
fenomeni:
Ipertrofia:
Aumento del volume cellulare che costituiscono tessuti ed organi. E’ da sempre definita come “
l’incremento della materia strutturalmente e funzionalmente valida” , non è quindi possibile identificare
l’ipertrofia come aumento volumetrico tissutale in seguito all’incremento di sostanze come acqua (edemi),
sangue (stasi), glucosio (glicogenosi)… In tutti questi casi l’ipertrofia viene definita pseudoipertrofia.
L’ipertrofia può essere sia fisiologica che patologica e viene spesso stimolata da un aumento della domanda
funzionale o da specifici ormoni, che inducono nella cellula meccanismi volti a rispondere tali stimoli, come
un incremento della sintesi proteica. La condizione ipertrofica riscontrata nelle cellule in risposta a nuove
richieste funzionali viene definita adattativa ed è esemplificata dall’aumento della muscolatura striata
cardiaca e scheletrica, probabilmente in quanto non in grado di rispondere ad un aumento delle risposte
metaboliche con una divisione cellulare che in linea generale permette una migliore divisione del lavoro:
Muscolatura scheletrica: l’incremento della richiesta funzionale in seguito ad un intenso sforzo
fisico provoca a livello delle cellule muscolari scheletriche un aumento volumetrico in seguito
all’incremento della sintesi proteica di miofibrille, quindi dei sarcomeri, ed altre proteine contrattili.
Questo aumento della sintesi proteica permette di adeguare le capacità funzionali della cellula alla
domanda di lavoro esterna.
Ipertrofia cardiaca: può verificarsi sia in condizioni fisiologiche, in seguito ad accrescimento post
natale (eutrofia) od ad una intensa attività fisica, sia in condizioni patologiche. L’ipertrofia
fisiologica risulta essere di tipo Eccentrico, ovvero uniforme, in quanto l’aumento di sarcomeri che
si verifica riguarda contemporaneamente setto interatriale e parete ventricolare, a cui segue un
compensatorio aumento delle camere cardiache. L’ipertrofia patologica è invece di tipo
Concentrico, in quanto interessa sì il setto intraventricolare e la parete ventricolare, ma provoca
una contemporanea diminuzione del volume delle camere cardiache. Tale anormalità osservabile
nell’istologia cardiaca è comunque fondamentale al fine di alleviare stress biomeccanici dovuti
spesso a sovraccarico emodinamico cronico (causato da ipertensione ricorrente, anomalie valvolari,
infarto del miocardio…), aumentando la forza della pompa cardiaca e diminuendone la tensione a
livello della parete ventricolare. Come si vedrà più avanti, nell’ipertrofia non variano inoltre solo le
dimensioni ma anche il fenotipo dei singoli miociti in quanto, ad esempio, in seguito a sovraccarico
vengono riespressi geni attivi solo nelle prime fasi di sviluppo.Quando l’aumento della massa
muscolare non è più in grado di reggere il carico funzionale richiesto, si instaura uno scompenso
cardiaco, durante il quale si osserva una condizione generica di degenerazione degli elementi
contrattili miofibrillari. Nelle condizioni terminali le cellule possono morire per necrosi od apoptosi.
Oltre a riguardare l’intera cellula, l’ipertrofia può riguardare piccoli compartimenti di una cellula ed in
particolare organuli come ad esempio il reticolo endoplasmatico liscio la cui sintesi aumenta a livello
epatico sotto lo specifico stimolo da parte della somministrazione di xenobiotici. Come detto prima i
principali stimoli alla base dell’ipertrofia tissutale sono:
Stimoli ormonali:
- Ipertrofia della mammella in fase di allattamento stimolata dalla secrezione di estrogeni e prolattina,
risulta essere una ipertrofia fisiologica.
- Crescita dell’utero durante la gravidanza, risulta essere stimolata da estrogeni che agiscono su recettori
localizzati sulle cellule muscolari lisce. Una volta avvenuta tale interazione gli ormoni interagiscono col DNA
nucleare, stimolando sintesi proteica ed accrescimento cellulare.
-nei pazienti che hanno una carenza di iodio in cui si verifica una mancata azione di retroattività negativa
esercitata dagli ormoni tiroidei nei confronti della ghiandola ipofisiaria. Ciò provoca un accumulo, a livello
della tiroide, dell’ormone ipofisiario TSH (ormone tireotropo), con conseguente ipertrofia della tiroide,
tipico sintomo del gozzo.
Stimoli meccanici:
- Ipertrofia della muscolatura scheletrica.
- Ipertrofia della muscolatura cardiaca.
-Ipertrofia della muscolatura liscia: che riguarda principalmente organi cavi a monte di una stenosi
-Ipertrofia renale: in caso di nefrectomia totale o parziale, il rene controlaterale rimasto funzionante può
subire un incremento volumetrico che si manifesta principalmente come ipertrofia, sebbene si possa
osservare una iperplasia a livello dei tubuli contorti dove vi sono molte cellule in divisione mitotica.
-Ipertrofia epatica: in seguito alla somministrazione di xenobiotici, a livello epatico è possibile osservare
condizioni di incremento del volume cellulare in seguito all’aumento del reticolo endoplasmatico, sebbene
talvolta si verifichino eventi di iperplasia con aumento del numero di epatociti in pochi giorni. Dopo la
sospensione dell’utilizzo di xenobiotici le cellule si riducono drasticamente in seguito ad apoptosi.
Iperplasia rigenerativa:
Un ulteriore importante aspetto che riguarda la risposta delle cellule epatiche a stimoli funzionali è quella
che si verifica in presenza di morte cellulare degli epatociti in seguito a traumi, agenti tossici e virus
soprattutto dell’epatite. In queste condizioni infatti gli epatociti morti in seguito allo stimolo lesivo vengono
sostituiti da epatociti derivanti per divisione di cellule epatiche preesistenti, fino al ripristino della normale
massa epatica. Tale iperplasia avviene contemporaneamente ad una ipertrofia degli epatociti non lesionati
e, sebbene riporti l’organo ad avere il peso, volume e numero di cellule di un fegato normale, essa non
risulta essere morfogenetica, ovvero non ripristina la forma anatomica dell’organo. Per questo motivo si
parla più di iperplasia compensatoria o rigenerativa.
Altri due importanti esempi di iperplasia rigenerativa avvengono a livello dell’epidermide e del midollo
osseo. Nel primo caso, in presenza di traumi ripetuti o sostanze irritanti, l’epidermide attiva una specifica
funzione di protezione a cui segue un aumento di spessore, con conseguente alterazione dei rapporti
quantitativi tra i differenti strati. Nel caso di iperplasia rigenerativa del midollo osseo, essa può verificarsi o
in seguito a condizioni di emorragie od imponenti emolisi oppure se vi è una diminuzione del legame tra
emoglobina ed ossigeno, ad esempio in presenza di elavate quote. In questo caso infatti si verifica un
aumento di produzione renale di eritropoietina, un ormone che induce a livello del midollo osseo un
incremento dell’ertirtopoiesi. Il conseguente aumento dell’immissione di eritrociti nel sangue permette un
maggiore trasporto di ossigeno ai tessuti.
Trasduzione del segnale nell’ipertrofia:
I meccanismi di trasduzione del segnale possono avviare una risposta ipertrofica, iperplastica o rigenerativa
e la loro entità dipende dal tipo di segnale che li ha innescati e dal citotipo in questione.
-Muscolo cardiaco: stimoli alla base dell’ipertrofia del muscolo cardiaco sono di natura meccanica, come lo
stiramento in seguito ad un aumento del carico pressorio o stimoli trofici come la presenza nell’ambiente
esterno di fattori di crescita e molecole vasoattive come Angiotensina II, endotelina I, IGF-1… rilasciate
generalmente da cellule cardiache non muscolari e dai cardiomiociti stessi. Come detto prima tali elementi
sono in grado di indurre nelle cellule cardiache importanti risposte genetiche, a partire da un importante
meccanismo di trasduzione del segnale che vede l’attivazione da parte di questi stimoli di recettori legati a
2+
proteine G, la cui attivazione esita nel rilascio di Ca intracellulare. Una volta nella cellula il calcio si lega ed
attiva la Calmodulina, un enzima che legandosi alla Calcineurina ne permette l’attivazione. Quest’ultimo
enzima, a sua volta attivato, attiva mediante defosforilazione la proteina NFAT in grado così di migrare nel
nucleo ed attivare assieme al fattore trascrizionale GATA-4 uno specifico programma genetico. Durante
questo processo vengono attivati geni normalmente attivi solo nel periodo di sviluppo embrionale. Ne è un
esempio il gene codificante per il fattore natriuretico atriale (ANF), un ormone in grado di diminuire la
volemia nonché la pressione sanguigna ed il sovraccarico emodinamico, agendo sui reni dove favorisce
l’escrezione di Sali nelle urine. Nel cuore dell’embrione tale fattore è espresso sia nell’atrio che nel
ventricolo mentre dopo la nascita rimane espresso solo nell’atrio. In presenza di sovraccarico emodinamico,
l’attivazione dei meccanismi prima citati permette la riattivazione dell’espressione di questo fattore anche
a livello del ventricolo. Variazioni avvengono anche a carico delle miofibrille contrattili, in cui la catena
pesante dell’ α- miosina viene sostituita da quella della β – miosina, con seguente diminuzione della attività
ATPasica ed una contrazione muscolare più lenta, più vantaggiosa da un punto di vista energetico. Viene
inoltre sintetizzata una isoforma α-actinica isoscheletrica, con conseguente decremento della velocità di
contrazione delle fibre ipertrofiche.
Altri geni ad essere espressi sono gli oncogeni come c-jun, egr-1 e c-fos, fattori di crescita e chinasi.
Iperplasia:
Aumento numerico delle cellule che costituiscono un tessuto, che avviene in maniera sincrona con
l’incremento volumetrico dell’organo interessato. Sebbene ipertrofia ed iperplasia siano processi
differenti, talvolta possono verificarsi insieme come a livello dell’utero, in cui stimoli estrogenici inducono
nelle cellule muscolari lisce sia un incremento volumetrico che un aumento della sintesi di DNA.
Altre volte invece si verificano a livello di specifici tessuti o solo ipertrofia o solo iperplasia. E’ il caso del
tessuto renale in cui, nonostante le cellule siano in grado di dividersi, subiscono una ipertrofia in presenza
di nefrectomia totale o parziale, mentre nelle cellule non in grado di dividersi si verificano solo fenomeni
ipertrofici. Anche l’iperplasia può avvenire in seguito a stimoli ormonali, come ad esempio si verifica a
livello della ghiandola mammaria durante la pubertà. Vi è inoltre una particolare forma di iperplasia,
definita iperplasia compensatoria, che si verifica soprattutto a livello epatico in seguito a danno esteso od
epatectomia.
Iperplasia compensatoria:
Fegato:
Un processo ipertrofico ed iperplastico si può verificare anche a livello epatico, in seguito a due stimoli
strettamente collegati, ovvero il danno cellulare persistente e lo stimolo funzionale. In caso infatti di lesioni
epatiche persistenti (che inducono la morte degli epatociti) o di asportazioni parziali di fegato, in seguito a
tumori benigni o metastatici, si ha una pressione del carico funzionale, volta ad una popolazione cellulare
che risulta essere la metà della popolazione cellulare normale. In questo caso a livello epatico si innesca un
fenomeno definito di ipertrofia compensatoria, che consiste microscopicamente alla divisione cellulare di
cellule epatiche preesistenti, fino al ristabilimento della massa epatica iniziale. In realtà, studiando il caso
dell’asportazione del lobo epatico sinistro in un roditore, si è osservato che l’aumento del carico funzionale
induce dapprima un aumento del volume delle cellule epatiche dei rimanenti lobi destro e caudato
(ipertrofia), seguito dalla loro divisione con un iniziale picco intorno alle 22-24 ore dall’epatectomia ed un
secondo picco intorno alle 48 ore successive (iperplasia). Tale incremento della divisione cellulare si verifica
fino al totale ristabilimento della massa epatica iniziale (sebbene non venga ristabilita la morfologia
iniziale).
Meccanismi di rigenerazione epatica:
Mentre successivamente ad una lieve lesione a livello epatico la guarigione avviene mediante formazione di
tessuto cicatriziale, in caso di epatectomia la risposta è una iperplasia compensatoria che riguarda tutte le
cellule epatiche (cellule dell’epitelio biliare, cellule di Kupffer, cellule endoteliali), sebbene si faccia sempre
riferimento agli epatociti. Tale accrescimento cellulare sino al raggiungimento di una normale massa
epatica si ha nei successivi 10-14 giorni e consiste in una crescita compensatoria per cui non avviene la
ricrescita dei lobi asportati durante l’intervento ma un aumento delle dimensioni dei lobi che rimangono
dopo l’intervento. Quasi tutti gli epatociti si replicano durante la rigenerazione epatica.
Pochi minuti dopo l’epatectomia gli epatociti quiescenti diventano competenti e passano dalla fase G0 alla
fase G1 grazie ad una fase di innesco (o Priming) mediata soprattutto dalle citochine TNF ed IL-6, che
agiscono entro poche ore a livello degli epatociti, inducendone l’espressione di fattori di trascrizione già
presenti in queste cellule ma in forma inattiva, ovvero NF-kB e STAT3. Tali fattori di trascrizione sono
fondamentali al fine della rigenerazione cellulare in quanto in grado di attivare l’espressione di geni della
fase precoce c-fos, c-jun e c-myc oncogèni coinvoli nella progressione del ciclo cellulare e codificanti per
subunità funzionali di altri fattori di trascrizione, attivi nelle fasi successive. A questa primissima fase di
espressione genica ne segue una ritardata che comprende l’espressione di geni come Bcl-xl, antiapoptotico
e con funzione antiossidante , e geni codificanti per cicline, chinasi-ciclino dipendenti, proteine che
promuovono la maturazione dell’RNA ma soprattutto enzimi chiave per la sintesi di poliammine (circa 12-
14 h dall’epatectomia). Le poliammine sono infatti coinvolte, assieme a cicline e chinasi-ciclino dipendenti,
nella regolazione del ciclo cellulare in quanto l’aumento intracellulare delle poliammine che si verifica a
cavallo della fase G1/S è in grado di indurre l’uscita della cellula dalla fase G1 ed il suo ingresso nella fase S.
Una deplezione del contenuto di poliamine, in particolare in corrispondenza della fase G1, causa invece un
accumulo delle proteine inibitrici p21, p27 e p53 con conseguente arresto della crescita. Nelle successive
15-16 ore inizia un picco di sintesi di DNA che si traduce entro 30 ore in una prima divisione mitotica.
La proliferazione cellulare degli epatociti è inoltre promossa da specifici fattori di crescita in particolare
EGF, TGF-α e HGF, in grado di stimolare la sintesi di DNA. TGF-α viene prodotto dagli epatociti stessi ed ha
perciò una azione autocrina; EGF ha invece una azione paracrina in quanto, una volta secreto dai macrofagi
e piastrine, agisce nei confronti degli epatociti adiacenti; HGF, definito anche epatopoietina, viene secreto
dalle cellule di Ito e rilasciato nello spazio circostante dove interagisce con gli epatociti mediante un
recettore con attività tirosin-chinasica. La trasduzione del segnale che deriva dal legame di HGF col proprio
recettore tirosin-chinasico esita in un aumento di sintesi del DNA, fenomeno che attribuisce al fattore di
crescita HGF un elevatissimo potere mitogeno, anche in assenza di ogni altra citochina.
Vi sono inoltre altre sostanze definite comitogeni, presenti nel sangue o rilasciate dopo l’epatectomia, che
potenziano l’azione dei fattori di crescita, diminuendo l’attività degli enzimi inibitori. Sono comitogeni
noradrenalina, vasopressina, angiotensina III, glucagone ed estrogeni. La noradrenalina viene rilasciata
nell’arco di 12-48 ore dal danno, regola il rilascio del fattore di crescita EGF ed HGF potenziandone l’azione,
mentre riduce l’effetto di TGFβ, inibitore della mitosi cellulare. Anche il glucagone, che accede alle cellule
mediante la vena porta, ha un effetto permissivo nei confronti della rigenerazione.
Oltre a fattori che stimolano la rigenerazione epatica, ve ne sono alcuni che la inibiscono ed in particolare il
fattore TGFβ, una sostanza prodotta dalle cellule di ito che controlla principalmente l’azione di TGFα, EGF
ed HGF. Tale fattore inibitore non agisce direttamente sulla sintesi di DNA, ma a livello della ECM dove
stimola la sintesi di elementi cellulari e recettori in grado di favorire l’adesione degli epatociti alla Matrice
extracellulare stessa. E’ infatti il perfezionamento dell’interazione cellula/cellula e cellula/ ECM a bloccarne
la proliferazione cellulare.
Anche IL-6 agisce da inibitore del processo rigenerativo, grazie all’inibizione dell’espressione di uno dei
primi fattori trascrizionali coinvolti nel processo proliferativo degli epatociti ed al blocco dell’attivazione del
fattore di crescita HGF.
Il rapporto parenchima (ovvero la parte costituita da epatociti) e stroma (di derivazione connettivale)
risulta essere costante anche durante la rigenerazione epatica, e la matrice extracellulare preserva la
propria microarchitettura, al contrario di ciò che accade in caso di cirrosi epatica, in cui si assiste alla
formazione di tessuto cicatriziale.
REGRESSIONE DELLE IPERTROFIE:
L’Ipertrofia è un nuovo stato stazionario della cellula, legata a nuove esigenze di lavoro di un organo in
quanto con lo stato stesso di ipertrofia si generano basi strutturali necessari per far fronte a questo
aumento di necessità. L’ipertrofia non è tuttavia una condizione irreversibile in quanto, al cessare
dell’aumento di richiesta del lavoro, la cellula è in grado di regredire allo stato stazionario di base. A livello
epatico, ad esempio, al cessare del trattamento con xenobiotici si assiste ad una regressione dell’ipertrofia
che si manifesta principalmente a livello subcellulare dove si riduce la massa del SER, principale
responsabile dell’ipertrofia stes
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