CORSO DI PATOLOGIA GENERALE
(MED/04)
CFU: 2 (20 ORE)
DOCENTE: VIOLETTA BORELLI
I SEMESTRE, A.S. 2015/2016
APPUNTI DI ORIATO ELEONORA
INTRO
La PATOLOGIA GENERALE viene rappresentata come il tronco dell’albero della
medicina.
Essa, infatti, è lo SCOPO delle scienze di
base, e FORNISCE LA BASE SCIENTIFICA
della medicina clinica.
PATOLOGIA CELLULARE
DEFINIZIONE DI STATO DI SALUTE
Claude Bernard (1813-1878), “Le milieu
intérieur” (L’ambiente interiore)
Ogni organismo è costantemente soggetto a
perturbazioni di varia natura.
Walter Cannon, nel 1933, definisce
l’OMEOSTASI come ciò che ci permette
di mantenere costanti le condizioni di
salute umana nonostante le
perturbazioni esterne.
“Un sistema omeostatico è un sistema aperto che mantiene la sua struttura e le
sue funzioni attraverso una molteplicità di equilibri dinamici, rigorosamente
controllati da meccanismi regolatori interdipendenti”
OMEOSTASI CELLULARE: insieme di organismi che hanno come scopo quello di
mantenere i parametri delle funzioni cellulari fondamentali a livello ottimale,
nonostante le perturbazioni.
RECETTORE: sensore afferente. Invia il messaggio al centro di controllo che verifica
le condizioni, mediante confronto, e attiva dei meccanismi effettori che ripristinano
le condizioni ottimali.
Esso deve poter comunicare con le altre cellule in quanto inserito in un organismo
pluricellulare per consentire la perpetuazione e realizzazione dello stesso
nell’ambiente.
Proprio per questo prevede sistemi di comunicazione intercellulare quali, ad
esempio, comunicazione neurone-fibra muscolare e ormoni).
RISPOSTA CELLULARE DELLA CELLULA
-SECREZIONE
Cellule con granulazioni inserite in cellule indotte a degranulare mediante luce,
pressione, ecc. (es. bolle cutanee a seguito di un’insolazione)
-MOVIMENTO
Locomozione, endocitosi, fagocitosi. (es. movimento delle cellule tumorali e
formazione di neoplasie / es. infiammazione: uscita dei linfociti dai vasi e adesione
alle pareti
-METABOLISMO
Cicli metabolici, sintesi proteica, produzione di ligandi
-CICLO CELLULARE
Crescita, differenziazione, morte.
Solo se viene mantenuta l’omeostasi a livello cellulare si può mantenere anche
quella tessutale e sistemica.
Per far fronte alle variazioni ambientali, è utile la variabilità cellulare. I valori di un
certo parametro, però, possono variare all’interno di un dato intervallo stabilito.
MECCANISMI OMEOSTATICI RIDONDANTI: più meccanismi controllano uno stesso
fenomeno affinché l’organismo non ceda al perire di uno, e gli altri non
sopperiscano.
PIÙ LIVELLI:
A
*PRIONI non c’è più la forma corretta: PRECIPITATI
Per aumentare di 1°C acqua (o tessuti) basta un’unica chilocaloria. Per aumentare
1 litro di ossigeno sono necessarie 4.8 Kcal. Se non ci fosse liberazione di calore,
tutta la T (temperatura) in °C salirebbe in modo esagerato, superando il DELTA
(intervallo di variazione, uguale a 5°C) e diventando tossica per l’organismo.
Quando la temperatura si alza, i neuroni della parte anteriore dell’IPOTALAMO
(centro termo litico anteriore) percepiscono l’innalzamento e mettono in moto
processi effettori per abbassarla (meccanismi di dissipazione).
Quando la temperatura si riduce, i neuroni dalla parte opposta (inferiore e laterale)
percepiscono l’abbassamento e mettono in moto processi effettori per innalzarla
(meccanismi conservativi e produttivi).
La TERMOGENESI, tuttavia, non è l’unica fonte di calore. Per neonati e animali che
vanno in letargo tale fonte è non contrazionale.
TESSUTO ADIPOSO BRUNO, nelle cui cellule viene lasciato che l’energia si dissipi
sottoforma di calore mediante proteina UCP che permette il libero passaggio di ioni
attraverso la membrana.
che
SOLUZIONI
Alcuni organismi (protozoi) hanno un vacuolo contrattile che si svuota solo quando
è pieno.
Le piante hanno la parete cellulare rigida, oltre che la membrana, che permettono
loro di raccogliere molta acqua senza scoppiare.
Gli ANIMALI hanno TATTICHE DIVERSE…
DANNO CELLULARE
I meccanismi di riparazione sono tantissimi e sono altamente conservati
evolutivamente e altamente specifici (VARIABILITA’)
Nel caso uno dei geni NER funzionasse, ci sarebbe uno stadio di sensibilità
maggiore alle radiazioni UV, e quindi una facilitazione alla formazione di NEOPLASIE
TUMORALI, ma non si potrebbe ancora parlare di Xeroderma Pigmentoso.
DANNO CELLULARE
Ogni cellula è in grado, a suo modo, di mantenere l’omeostasi.
Essa è limitata ad un ambito abbastanza ristretto di strutture e funzioni da:
I neuroni, ad esempio, non sono molto in grado di adattarsi, perciò superano molto
facilmente il punto di non ritorno in caso di danno.
APOPTOSI (meccanismo attivo) NECROSI (meccanismo passivo)
Morte silente Segnale alle altre cellule
*nell’ immagine illustrativa della necrosi, le figure a. e b. sono ottenute mediante
microscopia ottica a trasmissione, mentre la figura c. è ottenuta con microscopia
ottica a scansione e permette di visualizzare chiaramente i fori sulla membrana che
si creano nella fase di rigonfiamento e apertura dei naturali pori di membrana della
cellula.
BERSAGLI CELLULARI
- MITOCONDRI
- MEMBRANE (che rivestono tutti gli organelli oltre alla membrana cellulare)
RISPOSTE CELLULARI AL DANNO
La risposta di una cellula a stimoli dannosi dipende da:
- Dal tipo di stimolo
- Dalla sua durata
- Dalla sua intensità
Le conseguenze del danno cellulare dipendono da:
- Dal tipo cellulare
- Dal suo stato
- Dall’adattabilità della cellula daneggiata
STRUMENTI DI DANNO
- RADICALI LIBERI
- VARIAZIONE DI IONI (es. Calcio intracellulare)
MITOCONDRI
- Sito di produzione dell’ATP fosforilazione ossidativa (produzione di radicali
liberi)
- Deposito del calcio
Motivo per cui è uno dei bersagli cellulari più importanti
DANNO arresto produzione ATP
Il PTPC è UN
COMPLESSO:
- Localizzato nei siti
di contatto con la
membrana interna
ed esterna
- Formato da un
complesso di tre
unità, che esiste in
due
conformazioni;
aperta (stress) o
chiusa (riposo).
Questo complesso esiste
come un’entità stabile
nella cellula in condizioni
fisiologiche e potrebbe
quindi avere delle
funzioni definite, come ad esempio stabilire un punto di contatto tra le due membrane
mitocondriali.
Questo punto di contatto potrebbe essere un centro multifunzionale di reclutamento
per altre proteine, assemblandole in complessi con funzioni specifiche.
CALCIO INTRACELLULARE
Questa condizione è mantenuta soprattutto da pompe di membrana ATP-asi
dipendenti.
Posso esserci picchi di calcio intracellulare solo in seguito ad una interazione ligando-
recettore (trasmissione di un messaggio in cui il Calcio funge da secondo messaggero)
Il CALCIO può essere responsabile di molti danni in quanto esso è il PRINCIPALE
ATTIVATORE dei meccanismi della cellula.
I radicali liberi (ROS) sono molecole con un elettrone spaiato il cui unico scopo è quindi
legarsi ad un altro elettrone.
Lo STRESS OSSIDATIVO è responsabile di: malattie cardiovascolari, neurodegenerative,
degenerazioni da tumori, ecc..
Nella FOSFORILAZIONE OSSIDATIVA l’ossigeno viene ridotto ad acqua (fornendogli 4
elettroni).
Cambia il gradiente di concentrazione che attiva la pompa che permette la
produzione di ATP
A volte il mitocondrio sbaglia, nella fretta di produrre ATP (necessario al funzionamento
della cellula), e fornisce un numero di elettroni sbagliato, producendo, così, radicali
liberi.
Durante i processi di fosforilazione ossidativa, il 4-5%dell’ossigeno non viene
completamente ridotto ad H2O, ma forma prodotti intermedi dell’O2 altamente
reattivi.
La produzione di radicali liberi non è una prerogativa della fosforilazione ossidativa:
- Citocromo P450, b5 induzione farmaco metabolica (farmaci, alcol)
- A volte li produciamo apposta i globuli bianchi percepiscono un danno,
escono verso il danno e producono RADICALI LIBERI per uccidere l’organismo
esterno DIFESA ANTIMICROBICA Quando superiamo questa condizione
difensiva si verifica lo STRESS OSSIDATIVO
- Produzione di radicali liberi in prossimità delle membrane nella
PEROSSIDAZIONE dei LIPIDI: il radicale ruba un elettrone alla coda idrofobica,
che diventa un radicale libero catena
Uno dei siti più sensibili al danno causato dai ROS è la membrana plasmatica,in
particolare il bersaglio è al livello degli acidi grassi poliinsaturi.
Il radicale idrossilico •OH sottrae un atomo di idrogeno ad un acido grasso
poliinsaturo, iniziando così una catena di reazioni di per ossidazione lipidica
- Produzione di radicali liberi per danneggiamento delle proteine
Fonti di produzione dei radicali:
- Fumo
- Radiazioni ultraviolette
- Radiazioni ionizzanti
- Xeno biotici
- Chemioterapici
Esito: compromissione dell’attività cellulare (neoplasie, invecchiamento, malattie
cardiovascolari)
SISTEMI DI PROTEZIONE DAI RADICALI LIBERI
ESOGENI:
- Vitamina C
- Vitamina E
ENDOGENI presenti già all’interno degli organelli più soggetti a produzione di
radicali, come i mitocondri
- CATALASI: (ossido-reduttasi) localizzata nei perossisomi, inattiva il perossido di
idrogeno H2O2. Questa reazione è detta GLUTATIONE PEROSSIDASI, contiene un
gruppo eme.
GLUTATIONE (GSH) - Tripeptide (Glu-Cys-Gly)endogeno
idrofilo a basso PM
- Cofattore della glutatione-
perossidasi (GPx)
- Consente alla GPx di svolgere il
suo ruolo antiossidante
- Il rapporto intracellulare tra
glutatione ossidato (GSSG) e
ridotto (GSH) riflette lo stato
ossidativo della cellula e quindi la
sua capacità di detossificare i ROS.
•Azione disintossicante
•Attività immunitaria
•Attività protettiva nei riguardi del SNC
E’ presente in alimenti quali: cocomero, avocado, asparagi, pompelmo, patate, fragole,
pomodori, arance, spinaci.
- ANIONE SUPEROSSIDO: arma dei globuli bianchi per i microorganismi
trasforma il materiale tossico in acqua ossigenata
Il GLUTATIONE si sacrifica per lui per donare all’acqua ossigenata l’elettrone che gli
manca il glutatione si consuma l’enzima glutatione reduttasi riporta il
glutatione ossidato allo stato di glutatione ridotto (NADP+ NADPH2) MA costa
energia (non in ATP) e non sempre la cellula ce la fa perché perde volume/equilibrio
ionico, ossia il suo potere riducente non riesce a ridurlo produzione di radicali
liberi
Nei globuli bianchi più che nelle altre cellule i lisosomi sono altamente specializzati
necessità di distruggere i materiali tossici.
Il 30% dell’energia mitocondriale prodotta viene utilizzata per il mantenimento
dell’EQUILIBRIO IONICO (per il mantenimento di una forma molto piccola) ATPasi
DANNO ISCHEMICO ED IPOSSICO (O ANOSSICO)
ANOSSIA: perdita totale della capacità del sangue di trasportare l’ossigeno
IPOSSIA: perdita parziale della capacità del sangue di trasportare l’ossigeno
Cause:
- Insufficienza cardio-respiratoria
- Anemia: gruppo eme con Fe per iglobare O2 non funziona correttamente o ha
una forma sbagliata (tonda o falciforme e non globulare)
- Avvelenamento da CO, monossido di carbonio si lega in maniera stabile al
sangue (a differenza di O2 il cui legame è temporaneo per il tempo del
trasporto)
- Altitudine mutazione dei globuli rossi per sopportare l’ipossia
ISCHEMIA: perdita dell’irrorazione sanguigna
Es. blocco del flusso arterioso o ridotto drenaggio venoso
DANNO ISCHEMICO
Fino ad un certo punto (per un periodo di tempo variabile dal tipo cellulare) il danno
può essere riparato e la cellula può tornare ad uno stato di normalità se i substrati
metabolici vengono nuovamente resi disponibili dal ripristino della circolazione
sanguigna → DANNO ISCHEMICO REVERSIBILE.
Ma se l’ischemia si prolunga, le strutture cellulari continuano a deteriorarsi, per
l’inesorabile progressione dei meccanismi di danno
Con il passare del tempo la glicolisi e fosforilazione ossidativa risultano
irreparabilmente danneggiate
→deplezione di ATP e incapacità di generare composti ad alta energia qualora ne
venga fornita l’opportunità segnano il
→PUNTO DI NON RITORNO, raggiunto il quale la riperfusione non può più
permettere il recupero.
Si parla di DANNO ISCHEMICO IRREVERSIBILE.
*gli enzimi lisosomiali funzionano anche una volta usciti perché il precedente
passaggio al metabolismo anaerobio aveva fatto cadere il pH intracellulare,
rendendolo ottimale per tali enzimi.
Ad uscire sono anche DNA e ISTONI
INNESCO DEL PROCESSO INFIAMMATORIO: meccanismo omeostatico per
eliminare il danno e per iniziare il processo di guarigione
Le MOLECOLE che inviano il segnale di danno sono le ALLARMINE
Inoltre, il processo infiammatorio ha una grandissima importanza diagnostica
diagnosi mediante pannello enzimatico (enzimi specifici per ogni organo)
DANNO MIOCARDICO
Ad esempio, se il danno è miocardico, il miocardiocita libera l’enzima LDH, lattico
deidrogenasi, in grado di catalizzare la reazione di produzione di acido lattico a partire
dal piruvato.
Ma allo stesso tempo
libera tantissimi altri
marcatori importanti.
TROPONINE
Troponina C: lega
il calcio
Stessa isoforma nel
muscolo scheletrico e
cardiaco
Troponina T lega
la tropomiosina
Troponina I inibisce la contrazione
I marcatori perfetti per il miocardio sono, quindi, le isoforme I e T della troponina, in
quanto:
- SPECIFICHE TISSUTALI
- FORTEMENTE RILASCIATE
- DOPO 2 GIORNI CONCENTRAZIONE ANCORA ABBASTANZA VISIBILE
DANNO EPATICO ENZIMA AMINOTRANSFERASI
DANNO INIZIALE: ALT plasma = AST
plasma
FASE PIU’ ELEVATA: AST>ALT
uscita anche dell’AST mitocondriale
IRREVERSIBILITA’
Due sono i fenomeni che caratterizzano l’irreversibilità:
- DANNO MITOCONDRIALE IRREVERSIBILE: Incapacità di reversibilizzare la
disfunzione mitocondriale causata dalla deplezione di ATP.
- DANNO DI MEMBRANA: Profonde alterazioni della funzione della membrana
plasmatica e lisosomiale.
Cause che determinano il punto di non ritorno:
1)influsso di ioni ca2+
2)attivazione fosfolipasi ca2+-dip.
3)attivazione proteinasi ca2+-dip.
4)degradazione proteine citoscheletro
5)2-4inducono lesioni alla plasma membrana
6)apertura Mt-ptp(ROS) mitocondriale
7)permeabilizzazione lisosomale (ROS)
DANNO MITOCONDRIALE IRREVERSIBILE
Il danno si esprime con la formazione di canali ad alta conducibilità
(PTPC=MITOCHONDRIAL PERMEABILITY TRANSITION COMPLEX) nella membrana
mitocondriale interna. Questi pori non selettivi diventano permanenti se lo stimolo
iniziale persiste, precludendo il mantenimento della forza proton-motrice (o potenziale
di membrana).
Poiché il mantenimento del potenziale di membrana è critico per la fosforilazione
ossidativa mitocondriale, una irreversibile MPTP→ morte cellulare assicurata.
Conseguenze dell’apertura del poro mitocondriale
Le conseguenze di una prolungata apertura del poro Mitocondriale sono catastrofiche:
•Dissipazione potenziale di membrana mitocondriale;
•Il conseguente blocco della catena respiratoria porta alla produzione di ROS;
•Distruzione della membrana mitocondriale esterna (apoptosi!).
L’autodistruzione del mitocondrio in seguito all’apertura del poro mitocondriale, è
seguita dalla morte dell’intera
cellula.
Il potenziale di membrana
mitocondriale ∆ψm (mantenuto
grazie all’impermeabilità della
membrana mitocondriale interna ai
protoni) viene dissipato e con esso
la capacità della cellula di
sintetizzare ATP.
Interno ripiegato in creste rigonfiamento rottura della membrana
DANNO DI MEMBRANA
Meccanismi biochimici possono contribuire a tale danno di membrana:
↑Ca2+cyt associato alla deplezione di ATP
- ↑captazione di Ca2+da parte dei
mitocondri→attivazione fosfolipasi
mitocondriali→accumulo di acidi grassi
liberi→alterazioni della membrana
mitocondriale interna ed esterna→
Disfunzione mitocondriale
- →attivazione fosfolipasi
endogene→degradazione fosfolipidi.
- →attivazione proteasi →danno agli
elementi citoscheletrici →(soprattutto
nelle cellule del miocardio) distacco
della membrana cellulare dal
citoscheletro, (che la ancora all’interno
→ miocardio) distacco della membrana
cellulare dal citoscheletro, (che la
ancora all’interno della cellula)
→membrana più suscettibile a
stiramenti e rotture.
Prodotti derivati dalla rottura dei lipidi
Prodotti catabolici si accumulano nella cellula ischemica come risultato della
degradazione dei fosfolipidi di membrana (acidi grassi liberi, lipidi modificati e
fosfolipidi intermedi) e possono inserirsi nella membrana o scambiarsi con i PL di
membrana →alterazioni elettrofisiologiche o di permeabilità.
Specie reattive dell’ossigeno possono danneggiare le membrane cellulari e altri
costituenti cellulari. Presenti in bassi livelli nel miocardio durante l’ischemia, ma
aumentano dopo il ripristino del flusso sanguigno.
Il rilascio di calcio attiva anche la calpaina, enzima proteico responsabile della
permeabilità lisosomiale escono tutti gli e
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