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PATOLOGIA E FISIOPATOLOGIA DELL’ANIMALE (unità 1)

PATOLOGIA GENERALE

La patologia generale è la scienza della malattia e quindi degli aspetti di base con cui si possono

instaurare delle malattie (studia la natura, l’evoluzione e l’esito della malattia). Viene anche definita

la scienza del come (meccanismi di base con cui si instaura una malattia meccanismi

patogenetici alla base della condizione patologica) e del perché ( le cause, chi è il responsabile della

malattia eziologia: agenti eziologici causali di una determinata patologia).

MALATTIA: alterazione strutturale e/o funzionale di cellule, tessuti e/o organi capace di

ripercuotersi sull’economia generale dell’organismo

MALATTIA GENETICA: malattia legata al corredo cromosomico proprio e dei propri antenati

MALATTIA CONGENITA: malattia che è presenta al momento della nascita ma che non è

necessariamente ereditaria e quindi legata al corredo genetico (es. malattie provocate da problemi

durante la gravidanza come patogeni che attraversano la placenta, ma anche sostanze

chimico/tossiche agenti teratogeni che possono causare delle malformazioni congenite di vario

tipo e varia gravità).

OMEOSTASI: è un equilibrio dinamico, in cui l’organismo è in contatto continuo con l’ambiente,

regolato da sistemi di controllo intra ed extracellulare che permettono il mantenimento dell’integrità

biochimica, funzionale e strutturale a livello cellulare, tissutale e dell’intero organismo.

SALUTE: stato di completo benessere (Fisico, mentale e sociale) e non la semplice assenza dello

stato di malattia o di infermità. È l’adattamento perfetto e continuo di un organismo all’ambiente.

CAUSE DI PATOLOGIA

La causa è definita agente eziologico, fattore causale o noxa. È un fattore capace di indurre un

effetto patologico, provocare quindi un danno morfo-funzionale di cellule, tessuto e/o organi. Una

determinata azione patologica può essere causata da un singolo fattore/causa, pur essendo questa

una condizione non molto spesso frequente. Solitamente infatti non è una singola causa a

determinare una malattia. Quindi le cause si possono definire ad EFFETTO ASPECIFICO (lo stesso

effetto è determinato da più cause, più comune nell’ambito della patologia macroscopica, ed è

quell’elemento che complica la diagnosi perché non sempre si può determinare con certezza la

causa) o ad EFFETTO SPECIFICO (un determinato effetto è dato da una singola causa, più visibile

a livello virale come ad esempio corpi inclusi della rabbia).

Si può anche definire le cause:

- CAUSA SUFFICIENTE: capace da sola di determinare una malattia come per esempio una ferita

da taglio è in grado di determinare un danno visibile e quantificabile;

-CAUSA INSUFFICENTE: incapace di determinare la malattia se non insieme ad altre come per

esempio il virus dell’herpes labiale si riattiva solamente in caso di condizioni di abbassamento delle

difese immunitarie dovute ad esempio da stress. O ad esempio il giglio che è una pianta tossica per

il gatto per la presenza di enzimi appartenenti al suo genoma, ma che per altre specie è indifferente.

Sicuramente quando sono necessarie più cause per avere un effetto ci sarà la CAUSA

ESSENZIALE senza la quale non si manifesterebbe l’effetto (virus, pianta tossica ...) e poi le

CAUSE FAVORENTI O CONCAUSE che sono quelle che coprono quelle essenziali e quindi

permettono alla causa essenziale di esplicarsi. Le cause favorenti o concause si sono fattori

estrinseci sono detti COADIUVANTI (come ad esempio condizioni ambientali), altrimenti, se

intrinseci, vengono detti PREDISPONENTI (assetto del patrimonio genetico distingue ogni 1

organismo e ne rende uno più predisposto dell’altro ad avere determinate patologie come ad

esempio allergie).

CAUSE INTRINSECHE o ENDOGENE

Sono quelle cause come ad esempio mutazioni genetiche, alla base anche delle malattie ereditarie.

Queste sono divise in:

- Malattie ereditarie: alterazioni di geni, di cromosomi, che sono alterazioni stabili del patrimonio

genetico, quindi una mutazione del patrimonio genetico trasmessa dai genitori alla prole

- Predisposizione: fattori ereditati geneticamente che possono provocare l’insorgenza di malattia.

C’è ad esempio chi si ammala più facilmente e chi, invece, non si ammala mai determinato

dall’assetto genetico che condiziona l’efficienza del sistema immunitario, dei sistema

neuroendocrino a difendere l’organismo da aggressioni esterne. .

[Le malattie ereditarie (presenti fin dalla nascita o manifestatesi in seguito) vanno distinte da quelle

malattie congenite che (pure presenti alla nascita) non riconoscono una “mutazione” nella loro

eziologia.]

CAUSE ESTRINSECHE o ESOGENE

Sono quelle cause ad esempio agenti patogeni e virus, ma possiamo anche osservare come causa lo

stress, che ricorrerà sempre perché può essere sia causa di malattia (mancato adattamento), ma

anche causato dalla malattia (ogni malattia si accompagna una situazione di stress chiamato disease

stress). Lo stress non è però sempre una condizione negativa. Esistono due tipologia di stress:

STRESS BUONO o EUSTRESS (consentono all’organismo di affrontare al meglio la situazione) e

STRESS CATTIVO o DISTRESS (stress che perdura in maniera cronica e causa problematiche

all’organismo.

Cause estrinseche che provocano teratogenesi e quindi malattie congenite:

Cause biologiche: Patogeni come batteri funghi protozoi e prioni;

Cause chimiche: Intossicazioni veleni abusi di farmaci alcolici o droghe;

Cause fisiche: traumi, radiazioni (anche a scopo diagnostico come RX, TAC);

Cause alimentari: sussistenza minima per la sopravvivenza.

RISPOSTA DI UN ORGANISMO AD UNA NOXA PATOGENA

Un organismo di fronte ad una noxa/causa patogena può essere definito in quattro modi:

- RECETTIVO: subisce le conseguenze della causa patogena subisce le conseguenze, ad esempio

per differenze di corredo enzimatico, ma anche alla presenza di determinati recettori assenti in

un’altra specie;

- REFRATTARIO: un soggetto che non subisce nessuna conseguenza;

- RESISTENTE: meccanismi di difesa (immunità aspecifica, barriere) che può essere più o meno

efficiente da soggetto a soggetto (i soggetti possono essere tutti recettivi, ma non tutti si ammalano

allo stesso modo);

- REATTIVO: il soggetto presenta un’efficiente risposta immunitaria specifica dovuta

principalmente a due situazioni: l’individuo ha già incontrato il patogeno oppure è stata eseguita

una vaccinazione. 2

MANIFESTAZIONI MORBOSE

- FENOMENO MORBOSO: Deviazione più semplice dalla norma di carattere morfologico

biochimico o funzionale di una cellula, di un tessuto e/o di un organo;

- PROCESSO MORBOSO: Condizione in cui si verifica l’associazione di più fenomeni morbosi

che solitamente compaiono con regolare successione con caratteristiche che contraddistinguono

l’evento patologico. Un esempio è il processo infiammatorio, anche utile all’organismo (rubor,

dolor, calor e tumor).

- STATO MORBOSO: Condizione patologica stazionaria localizzata ben definita e localizzata,

spesso asintomatica. C’è una deviazione dalla norma all’interno dell’organismo ma a cui

l’organismo, in realtà, riesce ad adattarsi ed a trovare un equilibrio. Diverso dalla condizione di

malattia che è una condizione dinamica, evolutiva, in cui tutto l’organismo viene coinvolto con

l’alterazione dell’omeostasi. Un esempio di stato morboso è ad esempio l’amputazione di un arto

oppure asportazione di un organo come di un rene che determinano l’adattamento dell’animale.

La malattia può essere transitoria (temporanea), quando si riesce a ritornare alle condizioni

omeostatiche originali, oppure persistente, condizione che può portare al raggiungimento di un

nuovo stato stazionario oppure, quando le alterazioni dell’omeostasi superano la capacità dei

sistemi di ripristino, può portare alla morte.

L’esito dei processi patologici può essere: la guarigione, la cronicizzazione o la morte.

CAUSE INTRINSECHE

Sono fattori endogeni, insiti nell’organismo. Possono essere alterazioni del patrimonio genetico e

quindi provocare malattie ereditarie oppure predisposizioni e quindi fattori ereditati geneticamente

che favoriscono l’insorgenza di malattie.

La predisposizione ereditaria è l’insieme delle caratteristiche di un individuo determinate

geneticamente, che lo rendono un “terreno adatto” per lo sviluppo di una determinata malattia. Il

fenotipo di ogni individuo dipende dal proprio patrimonio genetico ma anche dall’influenza

dell’ambiente e quindi dell’influsso che l’ambiente esterno ha sull’individuo stesso.

La MALATTIA EREDITARIA è quella malattia dovuta dall’alterazione del patrimonio genetico

mentre la MALATTIA CONGENITA è presente nell’individuo al momento della nascita. Non tutte

le malattie congenite sono ereditarie ma ci sono malattie congenite dovute a sostanze che sono

venute in contatto con il feto durante la gravidanza (via materna). La malattia ereditaria può non

essere evidente al momento della nascita, ma possono emergere più o meno tardivamente, quindi i

segni clinici possono non essere subito presenti alla nascita.

BASE DELLA GENETICA

Nella doppia elica del DNA sono presenti le coppie di basi che si accoppiano adenina-timina e

guanina-citosina. Ogni tripletta di basi codifica per un amminoacido, solitamente un gene poi

codifica per una determinata proteina. La sequenza di queste coppie di base azotate determina la

codifica di una determinata proteina. Qualora vengano alterazioni di un geni avviene l’alterazione

della proteina che viene codificata da quel determinato gene che può essere assente o mutata

portando alla mancanza di quelle funzioni che vengono svolte da quella proteina all’interno

dell’organismo. Ogni gene codifica per un determinato carattere ereditario, il gene si troverà in un

determinato locus genico posizionato sul cromosoma di quella specie. Se si tratta di cromosomi 3

omologhi (autosomi) sappiamo che sono diploidi che sono formati da una parte materna e una

paterna e porteranno una copie di quel determinato gene che si trova nel proprio locus genico.

Diverso è se uno o entrambi sono mutati si possono avere delle malattie genetiche ereditarie a

carattere autosomico recessivo o dominante. Cosa diversa è per alcuni tipi di malattia legate a

cromosomi sessuali (eterocromosomi). Sono malattie particolari che influiscono, per quanto

riguarda il maschio, sul corredo cromosomico X/Y che in questo caso, possedendo geni diversi, nel

caso colpisca il gene X non possederà un altro gene X non mutato che potrà svolgere la funzione

correttamente e sopire la mancanza insorgenza di una malattia.

Gli autosomi sono cromosomi con a disposizione coppie di geni uno di origine materna ed uno di

origine paterna. Gli alleli sono i geni che occupano lo stesso locus di due cromosomi omologhi.

Ogni gene ha due alleli di origine paterna e uno di origine paterna che saranno posizionati

rispettivamente sul cromosoma di origine materna e uno su quello di origine paterna. Se i due alleli

sono uguali, come per il colore degli occhi, l’individuo sarà omozigote per quel carattere. Nel caso

siano diversi l’individuo è eterozigote per quel carattere ereditario e manifesterà nel fenotipo il

carattere dominante, poiché il carattere dominante vince quello recessivo.

A complicare le cose in patologia è la presenza di situazioni in cui la dominanza non è assoluta,

come ad esempio in alcune malattie ereditarie. Ciò accade quando il gene alterato per quella

determinata malattia ereditaria non si manifesta ugualmente in tutti gli individui colpiti e quindi la

gravità della sintomatologia clinica e dell’espressione clinica della malattia è diversa. Ciò è dovuto

alla presenza di quei caratteri, cosiddetti caratteri inanti, in cui si distinguono penetranze ed

espressività. Si parla di penetranza quando si indica la percentuale di casi in cui il gene riesce a

manifestare il carattere. Alcuni soggetti, infatti, pur possedendo il gene mutato in realtà non

manifestano la malattia nella sua piena espressione clinica, ne sono però portatori e possono

trasmetterla alla progenie. Per espressività, invece, si intende il grado di lesione che la mutazione

del gene riesce a produrre, quindi più o meno grave.

Per quanto riguarda gli eterocromosomi nei mammiferi si differenziano XX (femmina) e XY

(maschio) e ciò determina l’insorgenza di talune malattie soprattutto nel sesso maschile perché

portano cromosomi sessuali differenti. Se infatti il gene mutato è sul cromosoma X riuscirà a

manifestarsi nella sua espressione della malattia perché non c’è un'altra copia dello stesso gene

sull’altro cromosoma che ovviamente porta geni diversi (Y) rispetto a quello mutati (X).

Il genotipo è la costituzione genetica di un individuo che determina anche l’insorgenza di patologie

ed un incidenza maggiore in soggetti predisposti che hanno nella loro storia genetica quella

determinata malattia.

Il fenotipo è l’insieme dei caratteri morfologici e funzionali di un individuo e sono il risultato del

genotipo e dei fattori ambientali.

TRASMISSIONE DEI CARATTERI EREDITARI: LEGGI DI MENDEL

Le tre leggi di Mendel sono alla base delle percentuali con cui i carattere si manifesta nella progenie

e la ricomparsa di un carattere nella popolazione.

1. Legge della DOMINANZA (o legge dell'omogeneità di fenotipo): gli individui nati

dall'incrocio tra due individui omozigoti che differiscono per una coppia allelica, avranno il

fenotipo dato dall'allele dominante. Con significato più ampio rispetto al lavoro di Mendel,

può essere enunciata come legge dell'uniformità degli ibridi di prima generazione; 4

2. Legge della SEGREGAZIONE: durante la generazione della prole, gli alleli associati a uno

stesso gene si separano tra di loro, facendo sì che ad ognuno dei due gameti giunga solo uno

degli alleli stessi;

3. Legge dell'ASSORTIMENTO INDIPENDENTE: durante la formazione dei gameti, geni

diversi si distribuiscono l'uno indipendentemente dall'altro.

VARIAZIONI GENETICHE

CROSSING OVER:durante la mitosi e la meiosi avvengono scambi o crossing over e questi scambi

tra cromosomi aumentano ancora di più la variabilità genetica dell’individuo. Durante la meiosi

variazione

soprattutto avviene lo scambio di frammenti tra cromosomi omologhi. rispetto al

patrimonio genetico dei genitori.

MUTAZIONI:Diverse sono le mutazioni, sono delle modificazioni improvvise, stabili ed ereditabili

di un determinato carattere: variazione di uno o più geni, mutazioni cromosomiche e alcune volte

anche intere parti di genoma. Chiaramente in base all’estensione delle mutazioni, ciò indicherà la

gravita, quelle che comprendono parti del genoma sono quelle più gravi in assoluto.

 Le mutazioni possono essere spontanee quindi errori durante la moltiplicazione del materiale

genetico (mitosi). Ad esempio durante la moltiplicazione di cellule di tessuti stabili, di cellule che

non si rinnovano oppure anche a livello sanguigno nel quale, a livello del midollo osseo, c’è una

moltiplicazione cellulare continua e durante la moltiplicazione del materiale genetico le cellule

possono andare incontro ad errori e ad alterazioni. Fortunatamente l’organismo riesce a bloccare

questi errori ed anche ad eliminare quelle cellule che hanno subito errori gravi e che quindi

potrebbero causare problemi all’organismo stesso.

 Le mutazioni possono essere anche indotte quindi prodotte da agenti mutageni che agiscono sul

patrimonio genetico dell’individuo. Anche qui l’organismo ha meccanismi di difesa cellulari

possono consentire alla cellula di riparare l’errore, ad esempio proteina p53, detta guardiano del

genoma cellulare, che, quando insorge una mutazione, blocca la replicazione cellulare e attiva i

meccanismi enzimatici che consentono di riparare il danno del DNA oppure se il danno è troppo

esteso portano la cellula ad apoptosi (morte cellulare) che permette all’organismo di eliminare

cellule dannose.. Non sempre questi meccanismi sono efficaci e quindi ci sono mutazioni e

alterazioni nell’organismo che causano problematiche anche gravi:

-mutazioni somatiche (morte embrionale, mutazioni fetali);

-mutazioni gametiche (altera cellule germinali quindi trasmissioni ereditarie);

-mutazioni letali (incompatibili con la vita);

-mutazioni sub letali (morte prima della maturità sessuali);

-mutazioni disvitali (malattie ereditabili trasmissibili alla discendenza);

- mutazioni geniche (gene patologico modificazione chimica del DNA di un gene, più frequente.

Da ricordare che spesso le malattie genetiche non sono legate ad un solo gene).

Naturalmente per quanto i riguarda gli autosomi, ci troviamo di fronte a geni recessivi e geni

dominanti. Qualora fosse il gene dominante ad avere una mutazione, ci troveremo di fronte ad

un’espressione dei caratteri della malattia, mentre, se il gene fosse recessivo, l’individuo non

mostrerebbe i caratteri della malattia ma rimarrebbe comunque portatore di quest’ultima e la

trasmetterebbe alla prole. Bisogna ricordare però che alcuni geni sono semidominanti e quindi

hanno manifestazioni diverse da individuo ad individuo (vedi sopra). Alcune malattie, inoltre, come

ad esempio displasia anca e malformazioni di strutture del soggetto dopo la nascite come quelle

Caratteri

cardiache, in particolare nel cane, sono spesso portate da più geni poligenici, sono

caratteri patologici supportati contemporaneamente da più geni. 5

Se riguardano i geni degli eterocromosomi possono essere anche qua dominanti o recessivi. I più

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Scienze mediche MED/04 Patologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SofiaSe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia generale e fisiopatologia animale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Romanucci Mariarita.
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