APPUNTI
PATOLOGIA GENERALE
TEPALL - II ANN O
Patologia generale ......................................................................................... 3
Glossario ..................................................................................................................
4
Agenti estrinseci di malattia ........................................................................... 6
Cause fisiche ............................................................................................................
6
Cause chimiche .........................................................................................................
7
Cause biologiche .....................................................................................................
11
Radiazioni ..............................................................................................................
11
Lesioni cellulari ............................................................................................. 16
Necrosi ..................................................................................................................
16
Apoptosi .................................................................................................................
18
Infiammazione ............................................................................................. 20
Infiammazione acuta ...............................................................................................
22
Infiammazione cronica ............................................................................................
25
Mediatori ...............................................................................................................
27
Processi di guarigione .............................................................................................
28
Anomalie della crescita e del differenziamento cellulare ............................. 30
Anomalie della crescita ...........................................................................................
30
Anomalie del differenziamento ................................................................................
31
Tumore ......................................................................................................... 33
Tumori benigni ........................................................................................................
33
Tumori maligni ........................................................................................................
33
Biologia della crescita tumorale ...............................................................................
35
PATOLOGIA GENERALE
La patologia generale è una disciplina che connette le discipline di base con quelle che sono
le discipline più specialistiche o la patologia sistemica. Tratta quelle che sono le
caratteristiche generali delle alterazioni dello stato di salute di un individuo, dalle semplici
infiammazioni ai tumori.
Il termine patologia deriva dal greco e significa “ragionare sulla malattia”. E’ lo studio delle
cause e dei meccanismi delle malattie. Risponde a due fondamentali domande, attraverso due
specifiche branche:
- eziologia: risponde alla domanda “perché avviene e l’alterazione?”. Studia le cause di
malattia . Si distingue i due branche principali che riguardano i fattori estrinseci
(=esterni. patologia ambientale, patologia infettiva) ed intriseci (=interni. patologia
genetica) all’organismo.
- Patogenesi: risponde alla domanda “come avviene l’alterazione?”. Studia i meccanismi alla
base dell’alterazione, che possono essere molecolari o biochimici. Include una parte di
patologia cellulare, poiché è noto fin dall’antichità che l’alterazione parte solitamente da
una sola cellula per poi espandersi al resto del tessuto/organo, di patologa molecolare e di
patologia sperimentale, che studia come storicamente certi meccanismi siano stati messi
in evidenza partendo da modelli sperimentali più semplici in laboratori opera poi traslarli
fino all’uomo.
Un tempo lo studio della patologia generale era principalmente eziologico ma in tempi più
recenti, grazie allo sviluppo della genetica, ha preso piede lo studio dei meccanismi alla base
dell’alterazione e quindi la patogenesi.
Già nell’antichità si avevano dei concetti primitivi di malattia, si sapeva che ci si ammalava
per delle cause: la perdita dell’anima, un castigo divino, una stregoneria e la
contaminazione da parte di un agente esterno. Quest’ultima è valida ancora oggi, se
pensiamo all’importanza di virus e batteri come causa di malattia.
Il termine morboso, in patologia, è sinonimo di patologico.
GLOSSARIO
LESIONE e FENOMENO MORBOSO: sono le prime alterazioni dello stato di salute di un
individuo, che possono essere estremamente rapide e transitorie, tanto da non essere
nemmeno percepite. Un esempio di fenomeno morboso è un estremo pallore.
DECORSO DELLA LESIONE acuto e cronico sono gli accettavi più frequentemente
utilizzati. Hanno una connotazione prettamente temporale.
- ACUTO: “insorge in maniera violenta molto rapidamente”. L’esito dell’alterazione è
violento.
- CRONICO: “perdura molto a lungo nel tempo”. È un’alterazione che può insorgere in u
dato periodo della vita dell’individuo ed accompagnarlo anche per il resto della vita.
La maggior parte delle patologie croniche che conosciamo, insorgono in una fase
avanzata della vita.
NB: invecchiamento = “progressivo deterioramento delle funzioni vitali dato da usura. Non è una
condizione patologica”. Il fatto che con l’invecchiamento si instaurino condizioni patologiche croniche
non può far definire l’invecchiamento una malattia, sono due fenomeni ben distinti.
DISTRIBUZIONE TOPOGRAFICA DELLE LESIONI questi termini possono essere
comunemente associati alle diagnosi, e quindi riscontrabili nelle cartelle dei pazienti per
definire in maniera più specifica la diagnosi effettuata dal medico
- FOCALE: interessa un punto specifico dell’organismo
- DIFFUSA: se interessa un area un po’ più ambia del solo punto focale
- DISSEMINATA: rappresentata da più punti focali su tutto l’organismo
- SISTEMICA: se interessa un intero sistema/apparato
- GENERALIZZATA: interessa tutto l’organimo
PROCESSO MORBOSO o PATOLGOICO: più articolato e complesso. Si compone di più
meccanismi che si alternano e si succedono per dar luogo all’alterazione. Un esempio di
processo morboso è l’infiammazione.
STATO MORBOSO: è rappresentato da una alterazione patologica che ha una dinamica più
lenta, comunque compatibile con l’esistenza. Una agenzia renale (=asportazioen di un rene)
rappresenta un ostato morboso perché l’individuo vive con un solo rene, ma è compatibile
con l’esistenza. Un disturbo della vista è uno stato morboso, sebbene vi sia più dinamicità e
possa miglioare/peggiorare.
MALATTIA: evidenza clinica di un processo morboso che produce quasi sempre fenomeni soggettivi ed
obiettivi.
SINTOMO: è il fenomeno soggettivo, ciò che riferisce il paziente. I fenomeni
soggettivi possono essere alterati anche da una percezione psicologia, non essendo
dunque completamente affidabili.
SEGNO: è il fenomeno oggettivo, obiettivamente rilevato dal medico tramite indagini
specifiche. Il segno verifica i dati soggettivi che il paziente riferisce.
DIAGNOSI: etichetta della condizione morbosa, elaborata dal medico e basata sui segni
e sui sintomi di malattia.
PROGNOSI: durata ed esito della condizione morbosa verso la guarigione
Graficamente, i termini potrebbero essere rappresentati come una piramide che ha alla base
la lesione e all’apice la malattia.
AGENTI ESTRINSECI DI MAL ATTIA
In patologia distinguiamo le cause di malattie estrinseca in tre grandi patologie: cause
chimiche, fisiche e biologiche. La maggior parte delle malattie che conosciamo provengono
da cause note che caratterizzano l’ambiente esterno.
CAUSE FISICHE
Sono cause fisiche di malattia basse/alte temperature (=calore e raffreddamento),
radiazioni, traumi meccanici, variazioni di pressione atmosferica, corrente elettrica,
cambiamenti gravitazionali e ultrasuoni
- TRASFERIMENTO DI ENERGIA TERMICA: due forme di alterazione, dettate o
dalle alte temperature (=colpo di sole e colpo di calore) o dalle basse temperature
(=congelamento e assideramento). In generale, le patologie da trasferimento di
energia termica possono essere localizzate o generalizzate.
USTIONI: La cute è la parte più esposta alle variazioni di energia termica. Quando
abbiamo un’esposizione della cute ad energia termica, sia per le alte che per le basse
temperature, parliamo di ustioni. Le ustioni superficiali si dividono in primo grado
(interessa l’epidermide, lo strato più esterno. Bulbi piliferi e ghiandole non sono
interessati. Effetto generalizzato è dato dalla vasodilatazione. Produce una necrosi
focale dell’epidermide). Se l’energia termica applicata aumenta si verificano
ustioni di grado superiore ovvero di secondo grado (interessamento del tessuto più
esteso, si approfonda all’interno del derma, ma comunque non interessa gli annessi
cutanei. La manifestazione patologica è data dal’infiammazione, quindi abbiamo un
processo patologico in atto. La necrosi del tessuto si estende alla parte superficiale
del derma. Se il trasferimento di energia termica è più profondo, identifichiamo un
terzo grado: la lesione è più estesa e coinvolge completamente gli annessi cutanei e
li distrugge, la necrosi si estende al derma profondo. E’ una necrosi propriamente
detta, una morte del tessuto a cui si associa infiammazione più importante.
- VARIAZIONI DELLA PRESSIONE ATMOSFERICA: si parla di iperbaropatie e
ipobaropatie. Coinvolgono principalmente l’apparato respiratorio
IPERBAROPATIA: aumento la pressione atmosferica, correla con il quadro
patologico della embolia gassosa. Quando ci si immerge in acqua, la pressione
atmosferica si somma alla pressione correlata a quanto ci immergiamo in
profondità: nella fase di riemersione, l’ossigeno presente nell’aria che respiriamo si
scioglie nel sangue all’aumentare della pressione atmosferica e pertanto, se la
risalita non avviene in modo corretto, si formano delle vere e proprie bolle di azoto.
L’unico rimedio è l’utilizzo delle camere iperbariche, nelle quali l’individuo viene
riportato ad una determinata pressione atmosferica per ristabilire l’equilibrio dei
gas disciolti nel sangue.
IPOBAROPATIA: diminuzione della pressione atmosferica, correla con il
quadro patologico della ipossia ipossica. Quando si sale in alta montagna, alle alte
altitudini, l’ossigeno è più rarefatto e si percepisce un forte senso di affaticamento
perché il corpo va in deficit di ossigeno che può influire su tutti gli organi
dell’organismo.
CAUSE CHIMICHE
Sono cause chimiche di malattia contatti con acidi e basi forti, sostanze tossiche e veleni
(per inalazione, contatto o ingestione. Include i farmaci, che hanno funzione terapeutica a
determinate dosi, ma tossiche a concentrazioni eccessive), sostanze estranee all’organismo
(= xenobiotici, sostanza che non rientra nei processi metabolici e biochimici standard,
andando quindi ad accumularsi nell’organismo. Subiranno successivamente dei processi di
biotrasformazione per favorirne l’espulsione, sebbene in alcuni casi permangano diventando
causa di malattia), carenza di ossigeno (=ipossia, per le cellule è causa importante di
malattia).
Una causa crescente tra e cause chimiche è attribuita all’alimentazione. In parte correla con
gli xenobiotici, perché attraverso l’alimentazione possiamo introdurre sostanze indesiderate
e non nutritive, ma esistono quadri patologici significativi che correlano con la scarsa
alimentazione (=anoressia) e l’eccessiva alimentazione (=bulimia).
Il danno chimico dipende principalmente dalla dose, dalla quantità/concentrazione di
sostanza chimica assunta dal’individuo più o meno volontariamente. In funzione della dose
possiamo avere un danno:
- diffuso: può essere dettato da variazioni del pH, da una solubilizzazione dei componenti
cellulari o da un processo di denaturazione delle proteine.
- selettivo: come nel caso del veleno del serpente, di un serpente o ragno i cui si ha una
lesione biochimica specifica, il tossivo induce un’alterazione che va a toccare un preciso
meccanismo biochimico del nostro organismo. Hanno un bersaglio specifico all’interno
dell’organismo. E’ oggetto di studio della farmacologia, perché la maggior parte delle
sostanze che provoca danno selettivo ha origine animale, vegetale o chimica(=farmaci).
- ALTERAZIONI DEL pH: è il caso di acidi e basi forti, che a contatto con la cute
provocano una solubilizzazione delle componenti cellulari ed una denaturazione di tipo
proteico. L’alterazione è di tipo diffuso e può essere lieve, media o elevata:
- lieve: acidi riducono processi ossidativi e attivano gli enzimi lisosomiali
basi i mitocondri vanno incontro a un processo di rigonfiamento
- media: acidi maggiore attivazione degli enzimi lisosomiali con autolisi cellulare
basi: il processo di rigonfiamento si estende dai mitocondri a tutti gli altri
organuli cellulari
- elevata: acidi provocano necrosi, denaturazione delle proteine che vanno incontro
a un processo di disfacimento, complessivamente si ha la formazione delle
escare secche(=croste)
basi provocano comunque necrosi (anche se di natura differente) idrolisi
delle proteine, si ha formazione di escare molli.
- VELENI O TOSSINE: caratteristiche importanti che ci consentono di classificare il
danno selettivo da sostanze chimiche, oltre alla dose, sono il tempo d’azione (=tossico
può avere effetto immediato o ritardato), tipo di effetto (=acuto o cronico), vie di
somministrazione (=parenterale, per os, percutanea o inalatoria). Ciascun individuo,
inoltre, presenta dei meccanismi di difesa propri che gli consentono di manifestare
effetti diventi a parità di condizioni.
DOSE LIMITE 50 (=DL50) è la quantità di tossico in mg/kg che provoca la morte
del 50% degli animali da laboratorio. E’ il punto centrale della curva dose-risposta.
DESTINO DELLO XENOBIOTICO: Introdotto nell’organismo può essere
convertito in un metabolita stabile (=detossificazione) e quindi eliminato
attraverso le vie classiche, oppure in un metabolita reattivo (=attivazione), che per
detossificazione insufficiente(=sovraccarico) o alterata(=diffetti enzimatici
caratteristici dell’organismo) si accumula, causando danni ai tessuti (=necrosi),
danno al dna (=mutazioni e neoplasie) oppure essere coniugato con proprietà
antigieniche (=risposta autoimmune).
BIOTRASFORMAZIONE: sono reazioni enzimatiche che trasformano le sostanze
che non hanno caratteristiche di alimento (=sostanze che non rientrano nel ciclo di Krebbs)
in composti più polari, quindi più solubili in acqua e più adatti ad essere allontanati
dall’organismo attraverso le vie classiche come feci o urine. Possono essere:
- reazioni di fase I: idrolisi, riduzione o ossidazione, che danno luogo al metabolita
primario che potrebbe già essere eliminabile
- reazioni di fase II: se il metabolita è particolarmente complesso potrebbe andare
incontro a coniugazione (=aggiunta di gruppi funzionali) dando luogo ad un
metabolita secondario più idrosolubile.
Non è detto che tutti i tossici seguano il processo, esistono tossici che non hanno le
reazioni di fase I e subiscono direttamente le reazioni di fase II. Dipende dalla
natura del composto chimico originario.
Originariamente si pensava fossero prevalentemente reazioni di detossificazione
(=diminuire l’attività biologica), ma con il passare del tempo si è scoperto che
alcune biotrasformazioni provocano l’involontaria attivazione delle sostanze
tossiche, che rende i composti meno propensi all’eliminazione causandone la
permanenza nell’organismo. La biotrasformazione avviene per l’80/85% nel fegato, ed
è lì che solitamente si riscontrano i danni maggiori. Tutte le sostanze di nuova sintesi
che vengono introdotte, a prescindere dall’uso a cui sono destinate, son quindi
oggetto di grande attenzione da parte dei farmacologi, in quanto tali studi hanno una
rilevanza significativa per la tutela della salute umana.
CONIUGAZIONE CON ACIDO CLUCORONICO: la 2-Naftilamina è un
composto chimico che una volta era molto usato in diversi settori lavorativi
(plastici, gomme, coloranti…). Le persone professionalmente esposte in modo
cronico (>10/15 anni x 8h), manifestavano tumori alla vescica: si è scoperto che la
2-Naftilamina viene sottoposta ad una reazione di fase I tramite enzima P-450 e
trasformata a livello epatico in N-idrossi-2-naftilamina, un potente cancerogeno
noto, per poi essere sottoposta a reazione di fase II ed essere coniugata con acido
glucoronico che lo rende più polare e più idrosolubile per la detossificazione
tramite le vie urinarie. Purtroppo, nelle vie urinare degli organismi superiori esiste
un enzima, la glucoronidasi, che rimuove l’acido glucoronico: la presenza di questo
enzima riconvertiva il composto da un prodotto facile da espellere al precedente
metabolita primario N-idrossi-2-naftilamina che si accumulava nella vescica
provocando neoplasie. Lo studio di questa reazione ha rivoluzionato la concezione
delle sostanze chimiche e l’approccio al loro studio: l’enzima è presente negli
organismi superiori, quindi non si sarebbe mai potuto scoprire dagli animali da
laboratorio! (non siamo grandi ratti!). Non sempre è facile avere modelli sperimentali
efficaci…
Le biotrasformazioni interessano prevalentemente le sostanze di natura organica, ma
s
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