Patologia
Lo stato di salute
È una condizione fisiologica di difficile definizione perché la sensazione soggettiva di benessere fisico e psichico è continuamente sottoposta ad una serie di oscillazioni. Venne successivamente coniato il termine omeostasi che indica l’insieme dei meccanismi messi in atto da ogni essere vivente per mantenere a livello ottimale le funzioni espletate dalle cellule, dai tessuti, dagli organi e dagli apparati che lo costituiscono. Sotto il termine di adattamento si intende la capacità che hanno le cellule di modulare alcune loro funzioni sotto l’influenza di stimoli di vario tipo, capaci di turbare la condizione dell’originario equilibrio fisiologico. (Esempio di adattamento è l’aumento delle dimensioni della muscolatura /ipertrofia/ di un determinato distretto).
Una definizione sufficientemente corretta è: persistente integrità delle funzioni omeostatiche e di adattamento, svelata con l’analisi di determinati parametri, obbiettivamente valutabili, il cui livello deve essere mantenuto ad un valore costante.
Manifestazioni patologiche morbose
Le manifestazioni patologiche, dette anche malattie, sono intese come deviazioni dello stato di salute e non sono tutte della stessa intensità:
- Il fenomeno morboso: rappresenta la più semplice deviazione dalla norma di un carattere morfologico, biochimico o funzionale di un tessuto o di un organo, la quale può essere presente senza provocare la comparsa di una sintomatologia di rilievo (es. abrasione, arrossamento della cute).
- Il processo morboso: risulta dall’associazione di più fenomeni morbosi quindi indice di maggior gravità (es. infiammazione che comporta la vasodilatazione, l’iperemia e la febbre).
- Lo stato morboso: rappresenta una ben definita manifestazione patologica stazionaria, spesso priva di alcuna influenza sull’intero organismo (es. mancanza congenita di un rene seguita da ipertrofia compensatoria, miopia e presenza di cicatrici).
- La malattia: è all'apice delle manifestazioni patologiche. È una condizione dinamica, evolutiva, che si manifesta con l’alterazione anatomica e/o funzionale di uno o più organi.
La malattia evolve verso uno dei tre seguenti eventi:
- Guarigione: eliminazione o neutralizzazione della causa che ha indotto la comparsa e nella reintegrazione dello stato di normalità.
- Cronicizzazione: quando la causa non è eliminata o lo è solo parzialmente, comportando l’instaurarsi di un diverso rapporto tra capacità reattive dell’organismo e aggressività dell’agente patogeno.
- Morte: si verifica quando la reazione dell’organismo diventa insufficiente a controbattere tutti gli effetti dannosi provocati dall’agente eziologico.
La malattia provoca quasi sempre la comparsa di fenomeni soggettivi (avvertiti dal paziente) ed obiettivi (individuabili dalla visita medica) che vanno sotto il nome di diagnosi; il riscontro e l’analisi critica di questi consente al medico di fare la diagnosi, cioè di individuare la malattia e di formulare una prognosi, sulla base dell’esperienza, cioè di predirne la durata e l’esito e di prescrivere l’idonea terapia.
Patologia ambientale e nutrizionale
Assorbimento di radiazioni
Col termine radiazioni si intende il flusso di energia nello spazio sotto forma di onde o sotto forma di particelle dotate di energia cinetica. Le radiazioni possono essere distinte in:
- Naturali: quando vengono emesse dall’atomo in conseguenza delle variazioni energetiche che spontaneamente si verificano a causa della sua naturale instabilità.
- Artificiali: cioè prodotte tecnologicamente dall’uomo.
Sulla base di alcune loro caratteristiche vengono distinte in radiazioni elettromagnetiche e radiazioni corpuscolare.
Radiazioni elettromagnetiche
Si propagano nello spazio sotto forma di fotoni cioè di quanti di energia.
Radiazioni corpuscolare
Sono così definite perché sono dotate di massa, per cui si propagano sotto forma di fasci di particelle atomiche e subatomiche.
Energia delle radiazioni
L’energia delle radiazioni elettromagnetiche e corpuscolate si misura in elettronvolt (eV). 1 eV corrisponde all’energia che un elettrone acquisisce attraversando una differenza di potenziale di un Volt.
Radiazioni non ionizzanti e loro effetti biologici
Le radiazioni non ionizzanti fanno parte dello spettro elettromagnetico con l’esclusione dei raggi X e dei raggi gamma, sono tutte fornite di energia inferiore a 10 eV. In termini generali si può dire che in caso di sovraesposizione:
- Le onde radio provocano effetti biologici generali e non del tutto ancora definiti.
- Le microonde e le radiazioni infrarosse provocano un surriscaldamento dei tessuti per cui sono definite anche radiazioni termiche.
- Le radiazioni visibili e le radiazioni ultraviolette sono definite eccitanti perché a livello anatomico l’energia di esse propagata è in grado soltanto di indurre lo spostamento di uno o più elettroni da un’orbita ad un’altra più esterna.
Le microonde si differenziano teoricamente dalle onde radio per la maggiore frequenza. L’effetto biologico da esse indotto è il surriscaldamento.
Le radiazioni infrarosse hanno frequenze superiori a quelle delle microonde ed inducono sui tessuti un effetto termico che può risultare dannoso per i tessuti oculari e in caso di sovraesposizione può provocare ustioni.
Le radiazioni luminose, le più penetranti sono quelle rosse. La super esposizione ripetuta dalle radiazioni luminose può indurre la comparsa di lesioni irreversibili solo nei tessuti oculari, in particolare il cristallino e la retina.
Le radiazioni ultraviolette possono essere considerate le radiazioni eccitanti per eccellenza in quanto inducono uno stato di eccitazione dell’atomo.
Le radiazioni ionizzanti e i loro effetti biologici
Sono emesse naturalmente dai radioisotopi, cioè da atomi che generano radiazioni, si tratta di radiazioni con grande contenuto energetico e, conseguentemente capaci di rompere i legami atomici della materia con cui collidono. Ciò provoca la formazione di una coppia di ioni: uno è un elettrone espulso, che è in genere negativo e l’altro atomo privo di un elettrone che è uno ione positivo (ionizzazione primaria). Se l’elettrone che è stato espulso dall’atomo ha assorbito una quantità di energia superiore a quella sufficiente per la sua espulsione, esso durante il suo percorso extraorbitario la cede ad uno o altri atomi (ionizzazione secondaria).
Patologie da corrente elettrica
Per corrente elettrica si intende il flusso ordinato di cariche elettriche attraverso il vuoto o la materia: i corpi che consentono il passaggio di c.e. sono detti conduttori, quelli che invece impediscono il passaggio di essa sono detti isolanti o coibenti.
Si distinguono varie forme di c.e. di cui le più importanti ai fini di questa trattazione sono:
- c.e. Continua: corrente unidirezionale con intensità costante e con minime oscillazioni.
- c.e. Alternata: corrente non unidirezionale la cui intensità varia nel tempo in modo da far assumere alternativamente valori positivi e negativi.
- c.e. Faradica o indotta: che è ottenibile con apparecchi di induzione ed è caratterizzata da variazioni di polarità discontinue e da bassa intensità.
I parametri più importanti della c.e. sono l’intensità e la lesione.
Intensità: si definisce la quantità di corrente che nell’unità di tempo attraversa un qualunque conduttore (ampere) A.
Lesione: si definisce voltaggio o il prodotto dell’intensità per la resistenza; quest’ultima va indicata il grado di conduttività del mezzo attraversato (Volt) V. N.B. non è tanto il voltaggio che induce danno, ma l’amperaggio, come è dimostrato dal fatto che anche correnti di basso voltaggio possono risultare pericolose, quando la resistenza offerta dal corpo è molto bassa, come avviene quando esso è bagnato.
Le lesioni prodotte da corrente continua sono di minore gravità in confronto a quelle prodotte dalla corrente alternata perché l'intensità della corrente continua generalmente è bassa. La corrente continua, opportunamente dosata, viene usata in chirurgia con l'elettrobisturi e con la elettrocoagulazione.
Le lesioni prodotte dalla corrente alternata sono responsabili del maggior numero di incidenti professionali e domestici da elettricità a causa del suo diffusissimo impiego ed i danni da essa prodotti sono sempre maggiori di quelli da corrente continua. Quando il corpo è attraversato da una corrente alternata a bassa frequenza, si verificano alternativamente a livello cellulare fenomeni di polarizzazione e depolarizzazione delle membrane che risultano particolarmente evidenti nella muscolatura striata e nel miocardio. Si possono inoltre manifestare scosse muscolari violente, fibrillazione ventricolare e spasmo della muscolatura bronchiale che possono causare la morte.
Effetti della corrente faradica: la corrente faradica a bassa frequenza viene adoperata in terapia per ottenere stimolazione dei muscoli e dei nervi in quanto determina essenzialmente un effetto biologico. Ad elevata frequenza essa diventa responsabile di conseguenze simili a quelle indotte da corrente continua.
La folgorazione si verifica quando l'uomo è colpito da un fulmine, cioè da una scarica elettrica ad alta frequenza, che si produce tra due punti della stessa formazione nuvolosa o tra una nube ed il suolo, sempre dovuta a differenza di potenziale. Effetti indiretti causati dall'effetto termico provocano fortissimi spostamenti d'aria. La morte interviene per fibrillazione cardiaca o per spasmo laringeo.
Patologie da variazioni della pressione atmosferica
La pressione atmosferica risulta dalla somma delle pressioni parziali esercitate dai gas presenti nell'aria, è di 760 mmHg (millimetri di mercurio) a livello del mare e diminuisce progressivamente con l'aumento dell'altitudine.
Ipobaropatie: quando l'uomo raggiunge rapidamente elevate altitudini, si viene a trovare in un ambiente a ridotta pressione atmosferica, che comporta, a livello degli alveoli polmonari, una sensibile riduzione delle pressioni parziali dei gas presenti nell'aria inspirata. Mentre la ridotta pressione parziale dell'azoto è priva di effetti, quella dell'ossigeno fa sì che si riducano la percentuale di saturazione dell'emoglobina e la tensione dell'ossigeno nel sangue arterioso con la conseguenza che questo gas viene ceduto in quantità inferiore al normale ai tessuti, i quali vanno incontro a ipossia ipossica. La reazione omeostatica compensatoria dell'organismo all'ipossia è immediata quando la PO2 alveolare si abbassa fino a 50 mmHg. Si ha dapprima aumento della frequenza e della profondità degli atti respiratori (iperventilazione) e successivamente un aumento della frequenza cardiaca (tachicardia).
Iperbarotie: l'uomo si trova esposto ad un aumentata pressione atmosferica quando si immerge in profondità nelle acque del mare o dei laghi. L'aumento della pressione provoca l'incremento della solubilità nel sangue dei gas presenti nell'aria inspirata. La presenza nel sangue di una maggiore quantità di azoto disciolto provoca di per sé il manifestarsi di patologie a causa della sua inerzia, ma costituisce un grosso fattore di rischio se l'emersione avviene rapidamente. In queste condizioni, infatti, con la riduzione brusca della pressione che si verifica durante la risalita verso la superficie, l'azoto disciolto nel sangue ritorna allo stato aeriforme e forma piccole bolle di gas, che vengono trasportate nel sangue. Si manifesta così una condizione patologica detta embolia gassosa, che mette a repentaglio la vita del soggetto colpito per il fatto che le bollicine di azoto confluiscono, facendo formare bolle di maggiore dimensione. Per impedire la comparsa dell'embolia è sufficiente far avvenire l'emersione molto lentamente in modo che la riduzione della pressione si verifichi gradualmente. La terapia dei soggetti con embolia gassosa viene effettuata nelle camere iperbariche, dove il paziente è sottoposto ad un aumento della pressione ambientale che fa solubilizzare l'azoto presente nel sangue allo stato aeriforme.
Agenti chimici quali causa di malattia
Gli agenti chimici possono essere causa di danno per l’organismo sia penetrando in esso per ingestione, inalazione o iniezione, sia venendo a contatto con i tessuti di rivestimento. Dipende dalla quantità (dose) e dalla durata del contatto.
Danno di tipo diffuso
Il danno di tipo diffuso si verifica in conseguenza di proprietà comuni a molti composti chimici quali quelle di provocare:
- Variazioni di pH
- Solubilizzazione di costituenti cellulari
- Denaturazione di proteine
Danno di tipo selettivo
Il danno di tipo selettivo si verifica quando gli agenti chimici alterano uno specifico costituente cellulare inducendo riduzione o perdita della funzione. Gli agenti chimici responsabili di tale danno sono detti veleni tossici.
Il danno di uso da agenti chimici variazioni di pH. Le cellule sono molto sensibili alle variazioni di pH. Quando queste sono di lieve entità i sistemi tampone entrano in azione e nella maggior parte dei casi riportano il pH ai valori fisiologici.
Acidi forti: diluendosi coi liquidi dell’organismo, generano calore e determinano, [continua...]