PATOLOGIA GENERALE
Studio della natura della malattia e dei cambiamenti omeostatici che provoca. Deviazione dalla
condizione di benessere (omeostasi).
L’omeostasi è una condizione dinamica e per questo si parla di equilibrio omeostatico. Esso può
essere modificato da fattori endogeni o esogeni, entrambi di natura chimica o fisica.
Stato morboso: condizione patologica stazionaria e non evolutiva, spesso asintomatica e che può
precedere altre patologie. Esempio: agenesia renale, miopia.
deviazione semplice dalla norma di uno o più parametri. E’ una condizione
Fenomeno morboso:
priva di sintomi e di evoluzione. Esempio: abrasione.
Processo morboso: processo patologico evolutivo ma transitorio. Più stati morbosi concorrono per
causare tali condizione. Esempio: processo infiammatorio.
EZIOLOGIA
Divisione in cause estrinseche ed intrinseche. Sono estrinseche i fattori chimici, fisici e biologici,
mentre appartengono al gruppo delle intrinseche cause di natura genetica o vari tipi di
predisposizione.
Sono fenomeni fisici le radiazioni, la temperatura e l’elettricità.
Radiazioni.
Propagazione ondulatoria nello spazio ed azione variabile in base all’energia. Possono essere
corpuscolari o elettromagnetiche.
Sono corpuscolari le radiazioni alfa (atomi di elio He con elevato potere ionizzante e scarsa
penetrazione) e le radiazioni beta (elettroni con poca massa, scarso potere ionizzante e alta
penetrazione).
Le radiazioni elettromagnetiche sono invece composte da fotoni e rispondono alla Legge di Plank
(E= hV) dove h è la costanze di Plank. Minore è la loro lunghezza d’onda, maggiore è la loro
attività biologica.
L’azione della radiazione dipende dalla loro energia. La misura è l’elettronvolt (eV).
Energia > 10 eV = radiazioni ionizzanti (alfa, beta, gamma, raggi X)
Energia < 10 eV = radiazioni eccitanti (infrarossi, luminose, ultraviolette)
I raggi X sono le uniche radiazioni artificiali.
-
La radiazione ionizzante espelle e da orbitali periferici, provocando urti. Gli effetti diretti si
esercitano su strutture sensibili cellulari, mentre gli effetti indiretti coinvolgono principalmente
l’acqua e la sua ionizzazione, con formazione di radicali liberi e conseguente danno
macromolecolare. Gli effetti diretti provocano mutazioni, denaturazione delle proteine, rottura delle
membrane. Tutti questi fenomeni hanno come conclusione la morte.
Radiazioni sulla cute: eritema, edemi che evolvono in bolle, escare (necrosi superficiale) che
evolvono in ulcere e successivamente in epiteliomi spinocellulari. Radiodermatiti.
Radiazioni su organi emopoietici: leucopenie e anemie, blocco della crescita ormonale,
ipogenerazione piastrinica e linfocitaria.
Radiazioni su gonadi: sterilità temporanea o permanente su ambo i sessi.
Le radiazioni eccitanti producono effetti quali mutazioni (dimeri di timina), denaturazione di
proteine e perossidazione di acidi grassi. Gli ultravioletti provocano eritema, ipercheratosi,
iperpigmentazione, congiuntivite e tumori cutanei.
Temperatura.
ossia lesioni della cute dovuta all’applicazione di uno stimolo termico su una determinata
Ustioni,
zona del corpo. Divise in gradi dal primo al quarto.
I grado: lesione semplice da stimolo termico. Iperemia, arrossamento e conseguente eritema.
II grado: stimolo più intenso e duraturo, formazione di flittene (bolle). Aumento della secrezione di
liquidi e separazione di epitelio e derma. La rottura del flittene porta alla desquamazione
dell’epidermide e infine alla riparazione dell’epitelio danneggiato.
III grado: necrosi dei tessuti colpiti. Lesione reversibile con cicatrice. Si forma escara e
dissecazione del tessuto necrotico esposto all’aria. Colpisce gli annessi cutanei.
IV grado: carbonizzazione e trasformazione dei tessuti nelle loro componenti chimiche
fondamentali (Idrogeno H, Ossigeno O, Carbonio C e Azoto N).
Stato di shock primario e secondario come manifestazioni di disagio immediate o tardive.
L’anemia può essere causata da emolisi tossiemica e da povera o del tutto assente rigenerazione.
Il cuore smette di battere alla temperatura di 27°C. La morte avviene spesso durante il sonno.
si dividono anch’esse in gradi dal primo al quarto.
Le ferite da congelamento
I grado: lesione ischemica o gelone.
II grado: trombosi e difetti di circolazione. Piede da trincea.
III grado: necrosi non solo superficiale.
IV grado: necrosi dei tessuti correlati a gangrena.
A basse temperature (inferiori ai 27°C) avviene la cristallizzazione dell’acqua cellulare e la rottura
delle membrane. Questo porta a una variazione del pH e del comportamento dei componenti
proteici. Il congelamento coinvolge principalmente una o più parti del corpo. L’assideramento è
invece un fenomeno globale. Le zone più esposte al congelamento sono invece le zone distali.
La riduzione della temperatura, inoltre, comporta motilità dei fagociti e riduzione del movimento
cigliare bronchiale.
Elettricità.
Corpo interposto tra due conduttori elettrici o corpo posto tra conduttore e la terra. I suoi parametri
sono differenza di carica, quantità di corrente e resistenza del conduttore.
Gli effetti patologici dipendono da tensione, intensità e resistenza dell’organismo, la quale non è
omogenea o costante. La corrente può essere continua o alternata.
–
Effetti corrente continua polo positivo: lesioni da acidi, necrosi coagulativa, escara secca.
polo negativo: dissociazione dell’acqua e formazione di cationi, necrosi coagulativa.
– L’organismo offre resistenze variabili a
Effetti corrente alternata cause dei suoi vari costituenti.
L’effetto nocivo è strettamente legato al percorso compiuto dalla scarica.
La folgorazione è una scarica elettrica di grande tensione e intensità che provoca lezioni, perdita di
coscienza e eventualmente morte. AGENTI CHIMICI
Le tappe principali del contatto con agenti chimici sono esposizione, assorbimento, distribuzione,
integrazione e relativi effetti tossici.
Le principali porte di ingresso sono l’apparato respiratorio, l’apparato digerente e l’apparato
tegumentario.
La distribuzione può anche fallire ed evolversi in escrezione, che può essere anche immediata.
Altrimenti, l’agente viene trasformato in una biomolecola di natura più o meno tossica.
Eliminazione attraverso le urine, le feci e la bile.
Inquinamento spazi aperti: principalmente combustibili fossili generati da auto e fabbriche.
Materiale corpuscolato e anidride solforosa (SO ). Smog composto principalmente a ozono.
2
Provoca tosse, dispnea e infiammazione polmonare. Sono tutte sostanze idrosolubili.
Inquinamento spazi chiusi: favorito da isolamento termico e poca ventilazione. Le fonti da agenti
inquinanti sono fumo da tabacco e scorie allergeniche. Importante il monossido di carbonio, che
non si separa dall’emoglobina una volta stretto il legame. Radon, gas radioattivo prodotto dal
decadimento dell’uranio. Fibre di asbesto composte da amianto che possono provocare asbestosi e
mesotelioma pleurico. Bioaerosol, ossia diffusione mediante aerosol di microrganismi che possono
provocare polmoniti. Allergeni.
Tutti i tessuti possono dare reazioni di fibrosi, ipersensibilità e ipertossicità. Gli effetti cronici
comprendono decadimento del sistema nervoso e sterilità. Non sono note tutte le modalità di
infezione. SISTEMA IMMUNITARIO
Il sistema immunitario o immune è costituito da un complesso insieme di cellule e molecole che
nei confronti dell’organismo,
svolgono una funzione di difesa detta difesa immunitaria
proteggendolo da agenti infettivi e non infettivi. Le sue componenti principali sono gli organi
linfatici e i leucociti.
Abbiamo due tipologie principali di risposta immunitaria.
1. Risposta immunitaria innata;
2. Risposta immunitaria acquisita. a. Umorale (linfociti B, anticorpi)
–
b. Cellulo mediata (linfociti T)
Il sistema immunitario deve essere in grado di distinguere tra Self e non Self.
RISPOSTA IMMUNITARIA INNATA
E’ aspecifica, sempre uguale, sempre operativa. Riconosce strutture semplici e previene l’infezione.
E’ costituita da quattro livelli: –
1. Anatomica/Meccanica cute, mucose. Importante la cheratina, che non può essere digerita
dai microrganismi.
pH, temperatura, fattori solubili. L’ambiente acido
2. Fisiologica - impedisce la proliferazione
batterica. La lisozima scinde la parete batterica. Il complemento lisa microrganismi e facilita
la fagocitosi. –
3. Endocitaria fagocitosi.
–
4. Infiammatoria complesso della risposta infiammatoria.
Leucociti polimorfonucleati (PMN): hanno origine nel midollo osseo e sono provvisti di una
membrana cellulare adesiva.
Monociti: hanno origine nel midollo osseo. Si possono trasformare in macrofagi.
Cellule NK: se stimolate da citochine (IL2 e IL12), sviluppano grandi capacità antivirali e
antitumorali.
Macrofagi: risiedono nei tessuti e hanno capacità fagocitarie.
Cellule accessorie: cellule di Langerhans.
Il riconoscimento dei patogeni avviene tramite PRM (molecole circolanti) e PRR (recettori di
membrana posti sui fagociti).
1. Sistema del complemento.
Forma più primitiva di difesa innata. Complesso di circa 30 proteine attivato dal legame tra antigene
e anticorpo. Tramite un sistema a cascata porta alla formazione del MAC (Complesso di Attacco
alla Membrana), che dissolve la parete batterica.
Le funzioni del complemento sono principalmente tre: indurre la fagocitosi, produrre componenti
biologicamente attivi e danneggiare la membrana tramite il MAC.
Tre possibili vie di attivazione del complemento: via classica, alternativa e lectinica.
VIA CLASSICA –
Si attiva tramite il legame anticorpo patogeno.
C1q Porta alla auto-attivazione di C1r.
Taglia C1s.
C1r Taglia C2 e C4.
C1s C4a Mediatore peptidico di infiammazione (debole)
C4 Lega C2 perché C1s la
C4b QUI INIZIA LA VIA DELLA
tagli LECTINA
Precursore della chinina
C2a vasoattiva C2
C2 (**)
C2b Taglia C3 e C5
C3a Mediatore peptidico di infiammazione (intermedio)
QUI
INIZIA LA VIA
ALTERNATIVA C3 Molte molecole opsonizzazione della membrana batterica.
C3b Lega C3 perché C2b la tagli.
(*) C5b Lega C6 e C7.
C5 Aderisce alla membrana tramite C7.
Complesso C8 si lega al complesso e penetra nella membrana.
C5/6/7 10-16 molecole di C9 intervengono, formando le pareti del
Complesso poro aperto da C8.
MAC Il MAC è completo.
Vengono messi in atto cambiamenti omeostatici che portano alla morte e disgregazione della
cellula batterica.
*La via alternativa inizia con un clivaggio spontaneo di C3.
** La via della lectina inizia con la MBL, omologa a C1q, che si lega al mannosio presenti sulle
superfici batteriche. MBL interagisce poi con MASP 1 e MASP2 che, omologhe a C1r e C1s,
attivano C2 e C4.
C3a, C4a e C5a si legano a specifici recettori per produrre una risposta infiammatoria locale. Una
concentrazione elevata di tali composti può provocare uno shock anafilattico. Per questo motivo,
tali porzioni del complemento sono definite anafilotossine.
Le loro funzioni sono promuovere la contrazione liscia, aumentare la permeabilità vascolare e
favorire l’adesione molecolare.
neutrofili, aumenta la loro adesione all’endotelio, favorisce la chemotassi e
In più, C5a attiva i
attiva il monocita. –
Recettori del complemento Rimuovono dal circolo i componenti del complemento e potenziano
la risposta immunitaria innata e adattiva.
–
Regolatori del complemento Evitano che il complemento si attivi impropriamente. I regolatori
della via classica sono C1 esterasi, Fattore J e Proteina legante il C4.
Organi linfatici.
I leucociti si sviluppano negli organi linfatici PRIMARI, ossia il midollo osseo e il timo (linfociti
T). Gli organi linfatici SECONDARI presentano invece una struttura reticolare che intrappola gli
agenti patogeni e favorisce l’azione delle cellule leucocitaria. Sono organi linfatici secondari il
sangue, le placche di Peyer, i linfonodi, le tonsille.
Esistono anche degli organi linfatici terziari, ossia i tessuti linfatici associati alla pelle.
1. Organi linfatici primari:
Forniscono la sede in cui i linfociti si differenziano e passano attraverso un processo di selezione
dove vengono eliminate le cellule immature o quelle che riconoscono complessi maggiori di
istocompatibilità (MCH) autologhi. I linfociti T maturano nel timo, mentre i linfociti B nel midollo
osseo.
Timo.
Organo riccamente vascolarizzato formato da due lobi posto alla base del collo. Molto sviluppato
nel neonato, durante la vita regredisce. Ogni lobo è avvolto da una capsula che lo divide in
numerosi lobuli. In ogni lobulo riconosciamo una corticale e una midollare.
La corticale è formata da cellule reticolari. Ha due funzioni principale: fungere da impalcatura per
il parenchima e nutrire i linfociti T immaturi (nurse cells). Ogni nurse cells si occupa di circa 40
linfociti, che hanno un aspetto tondo e riccamente basofilo.
Nella midollare si localizzano linfociti T maturi, cellule epiteliali e corpuscoli di Hassall (funzione
non nota).
2. Organi linfatici secondari:
Catturano l’antigene e forniscono la sede in cui i linfociti possono interagire con esso, andando
incontro alla proliferazione e alla differenziazione in cellule effettrici.
Linfonodi.
Piccoli organi ovoidali circondati da una capsula. Si distingue una zona periferica, o corteccia, e una
centrale, o midollo.
La capsula presenta dei prolungamenti che insinuano nel linfonodo definiti trabecole. I vasi
sanguigni e linfatici seguono il decorso della capsula, costituendo seni sottocapsulari. I seni
fungono da filtro per il linfonodo.
avviene la maturazione e proliferazione dei linfociti B. E’ divisa in tre zone:
Nella corticale
follicolare, intermedia e capsulare.
Nella midollare il parenchima è organizzato in cordoni. In questa zona avviene la trasformazione
dei plasmablasti in plasmacellule e la secrezione di anticorpi.
Milza.
Organo formato da una polpa rossa e una polpa bianca. La polpa bianca è costituita da tessuto
linfoide che attiva in seguito alla circolazione di antigeni. Nella polpa rossa abbiamo la rimozione di
eritrociti anziani. EMOPOIESI
E’ il processo che porta alla formazione di cellule del sangue mature. Tutte le cellule mature
derivano da una cellula capostipite definita emocitoblasto, capace di differenziarsi poi nelle
differenti linee.
Le sedi di emopoiesi sono differenti nell’adulto e nel feto.
Feto: sacco vitellino, fegato, milza, timo, midollo osseo.
Adulto: midollo osseo (ossa piatte/ estremità ossa lunghe)
*
COMPLESSO MAGGIORE DI ISTOCOMPATIBILITA’ (MCH)
Complesso di geni localizzati sul cromosoma 6 altamente polimorfici che codificano una serie di
molecole presenti in tutti i tessuti il cui compito principale è quello di distinguere il Self dal non
Self. Gioca un ruolo fondamentale nell’accettazione o nel rigetto dei tessuti e organi trapiantati.
Un linfocita T si può attivare solo se l’antigene viene presentato dall’MCH.
Tre regioni che codificano tre classi: classe I per agenti endogeni, classe II per agenti esogeni e
classe III. Quest’ultima codifica il TNF, o fattore di necrosi tumorale.
– Tutte le cellule nucleate che presentano l’antigene ai linfociti T CD8 (citotossici)
Classe I – Macrofagi e linfociti B che presentano l’antigene ai linfociti T CD4 (helper)
Classe II
Tre caratteristiche fondamentali:
–
1. Poligenico costituito da numerosi geni.
–
2. Polimorfico numerosi alleli per ogni gene*
–
3. Codominante un cromosoma ereditato dal padre e uno dalla madre.
*Le molecole MCH non si modificano nel corso del tempo, ma possono differire completamente
rispetto alle molecole di un altro individuo della stessa specie.
Leucociti.
Si dividono in neutrofili, monociti e macrofagi. Sono cellule fagocitarie che inglobano e
distruggono agenti estranei e detriti; gli eosinofili e i basofili proteggono invece dai parassiti e sono
coinvolti nelle reazioni allergiche. LINFOCITI
Si dividono in B, T e Null (Natural Killer).
I linfociti T e B sono prodotti dal midollo osseo. In seguito, i loro percorsi si dividono.
Linfociti B.
Dopo una prima selezione nel midollo osseo, migrano verso gli organi linfatici secondari.
Esprimono sulla loro superficie un recettore specifico. Le molecole di membrana principali sono il
MHC di classe II e la CR1.
Quando vengono attivati si differenziano in plasmablasti e poi in plasmacellule.
l loro compito è secernere anticorpi.
Sono responsabili della risposta immunitaria umorale.
Linfociti T.
migrano verso il timo dove avviene una doppia selezione.
–
selezione negativa eliminazione dei infociti parzialmente reattivi verso il Self.
selezione positiva - i linfociti T vergini migrano verso gli organi linfatici secondari.
Si riconoscono due sottopopolazioni di linfociti T: T Helper (divisi in Th1 e Th2) e T Killer.
–
Linfocita Helper CD4 secerne citochine e facilità la risposta umorale e cellulo-mediata. Si attiva
solo tramite APC con MCH di classe II. Si dividono in Th1 e Th2, nonostante entrambi rilascino
fattori solubili o citochine.
Th1 è responsabile della risposta immunitaria cellulo-mediata. Sono cellule infiammatorie. Produce
IL2, Interferone gamma e fattore di necrosi tumorale (TNF). Attivano i macrofagi, le cellule T
citotossiche e possono aiutare i linfociti B a proliferare.
Th2 è responsabile della risposta immunitaria umorale. Sono cellule adiuvanti. Producono IL4 e
IL5. Il primo segnale di attivazione è dato dal legame Antigene/BCR; il secondo segnale di
attivazione è dato dal ligando della proteina CD40.
–
Linfocita Citotossico CD8 responsabili della risposta immunitaria cellulo-mediata. Si attivano
quando entrano in contatto con una APC con MCH di classe I. Secernono perforine e frammentine,
entrambe tossiche per
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.