PATOLOGIA FORESTALE
Sommario
Introduzione ...................................................................................................................................................... 3
Diagnosi ......................................................................................................................................................... 7
Laboratorio.................................................................................................................................................... 8
Parassita di quarantena .............................................................................................................................. 12
Cancri corticali ................................................................................................................................................. 14
Cryphonectria parasitica - Cancro corticale del castagno ......................................................................... 14
Cancri rameali ................................................................................................................................................. 15
Nectria ditissima – Cancro del faggio ......................................................................................................... 15
Ceratocystis platani - Cancro del platano ................................................................................................. 16
Geosmithia morbida – Cancro rameale del noce
....................................................................................... 17
Hymenoscyphus fraxineus (Chalara fraxinea) - Disseccamento del frassino ........................................... 18
Marcimi delle radici di sostegno .................................................................................................................... 19
Heterobasidion annosum - Marciume radicale e carie del legno .............................................................. 19
Armillaria sp. - Marciume radicale e carie del legno da Armillaria sp. ..................................................... 21
Phytophthora spp. - Mal dell'Inchiostro del Castagno .............................................................................. 21
Carie del legno ................................................................................................................................................ 23
Carie bianca fibrosa: digestione sequenziale ............................................................................................. 26
Carie bianca “non fibrosa”: digestione simultanea ................................................................................... 27
Carie bruna o cubica ................................................................................................................................... 28
Carie soffice ................................................................................................................................................. 29
Tracheomicosi ................................................................................................................................................. 31
Verticillium sp.; Fusarium sp. - Tracheoverticillosi e Tracheofusariosi .................................................... 31
Ceratocystis ulmi - Grafiosi dell’olmo ....................................................................................................... 32
Ruggini ............................................................................................................................................................. 33
Melampsorella caryophyllacearum - Ruggine dell’Abete bianco ............................................................. 34
Cronartium flaccidum - Ruggine vescicolosa dei pini a due aghi .............................................................. 35
Cronartium ribicola - Ruggine vescicolosa dei pini a cinque aghi ............................................................. 35
Melampsora pinitorqua - Ruggine curvatrice dei pini a due aghi ............................................................ 36
Cronartium quercuum ................................................................................................................................. 36
Chrysomixa rhododendri ............................................................................................................................ 36
Chrysomixa abietis ...................................................................................................................................... 36
Gymnosporangium juniperi-virginianae - Ruggine del ginepro ................................................................ 36
Malattie della chioma delle conifere ............................................................................................................. 37
Arrossamento degli aghi di pino - Ascomicete Lophodermium seditiosum.............................................. 37
Disseccamento dei germogli di pino - Deuteromicete Sphaeropsis sapinea (Diplodia pinea) ................ 38
Phacidium infestans .................................................................................................................................... 38
Malattie della chioma delle latifoglie ............................................................................................................ 39
Mal bianco o Oidio - Uncinula sp., Microsphaera sp., ecc. ........................................................................ 39
Antracnosi del noce - Gnomonia juglandis ................................................................................................ 40
Cilindrosporiosi del ciliegio - Cylindrosporium padi .................................................................................. 40
Corineo del ciliegio - Coryneum bejierinkii ................................................................................................ 40
Croste nere dell’acero - Rhytisma acerinum .............................................................................................. 40
Antracnosi dell’ippocastano - Guignardia aesculi ..................................................................................... 40
2
Introduzione
Il Bosco è sano se gli alberi sono “malati”.
Un albero è un ecosistema dinamico, in cui convivono al proprio interno popolazioni molto diverse di specie
di funghi (ma anche animali ecc.) che permettono alla pianta di crescere normalmente. Grazie a questa
ricca microflora l’albero riesce ad assorbire acqua e nutrienti.
Fra la microflora presente all’interno degli alberi vi sono i parassiti che non sono dannosi per la pianta.
Questi funghi producono dei metaboliti che sono utili per la pianta in quanto fungono da fungicidi. Il
parassita di per sé, quindi, non è un problema per la pianta. Quando poi la pianta inizia a deperire per
motivi di tipo ecologico, metabolico, o a causa nostra che piantiamo l’albero in un posto sbagliato, allora a
questo punto i parassiti ne approfittano, provocando dei disequilibri nell’albero. C’è da dire inoltre che i
parassiti sono degli spazzini, ossia vanno ad eliminare gli alberi con un genotipo meno adatto a quel
momento. In tutti gli alberi arriverà un momento in cui i parassiti, che vivono al loro interno, vivranno
eccessivamente a spese della componente di sostegno dell’albero.
I parassiti, dunque, normalmente convivono con gli alberi. È quando il parassita si moltiplica in modo
anomalo, consumando tutta l’energia dell’albero, che la pianta va in sofferenza. Quando il parassita prende
troppo di quello che dovrebbe prendere lo definiamo patogeno, ossia agente di malattia dell’albero.
È il fungo, già presente nel terreno, che decide in quale apice radicale andare. La pianta diventa uno
substrato nutritivo per i funghi. La vigoria, il livello energetico, è la capacità degli alberi di sopportare la
pressione di microrganismi al loro interno, che vivono della stessa energia che l’albero produce. Se noi
guardassimo a livello evolutivo le piante, in genere man mano che si arriva alle angiosperme, queste sono le
piante che riescono a produrre più energia perché queste sono piante che devono soddisfare non solo le
loro esigenze ma anche alimentare tutta quella ricca microflora che vive al loro interno. L’albero, man
mano che evolve, si arricchisce di un ricco sistema di microrganismi che gli permettono di sopravvivere. In
un albero quindi è normale che ci siano dei parassiti; l’importante è che non diventino patogeni cioè che
non mangino di più di quello che l’albero produce. Quando si disequilibrano questi rapporti allora questi
parassiti mangiano di più di quanto l’albero riesce a produrre in eccesso e cominciano a creare uno stato di
sofferenza nell’albero, sofferenza che continua finché lo vediamo anche con i nostri occhi. La misuriamo in
termini di danno produttivo, come decremento di produzione legnosa. Oppure come alterazione del legno
già prodotto che inizia a marcire. Allora questa la consideriamo una malattia grave per il nostro reddito in
quanto ci procurano un danno economico.
Parliamo di malattie di alberi se questi alberi sono una fonte di reddito (il nocciolo per esempio). Abbiamo
sempre un approccio di tipo economico, mai di tipo ecologico. Da un punto di vista ecologico è la presenza
di queste malattie che fanno sì che l’albero cada a terra per poi formare humus utile per nutrire le altre
piante. Questa è la selezione naturale descritta da Darwin, ossia la competizione per lo spazio e l’energia da
cui qualsiasi essere vivente basa la sua sopravvivenza. Avviene poi una selezione naturale anche fra i funghi:
l’apice che produce essudati radicali di buona qualità è oggetto di attenzione di tutti i funghi micorrizici e
c’è una forte competizione e alla fine vince il migliore.
Il forestale deve sempre interfacciarsi con il mercato che è quest’ultimo che guida certe regole. Alla fine il
nostro obiettivo finale è quello di far crescere alberi strutturalmente sani, affinché noi possiamo vendere
legno di buona qualità. Dobbiamo trovare un equilibrio perfetto fra un “mi piacerebbe fare” e un “devo
fare”. Per questo noi tagliamo gli alberi quando sono ancora molto giovani, prima della fine del turno,
prima che arrivino le malattie. 3
Esternamente o internamente, in qualche organo ipogeo o epigeo, sono sempre presenti colonie di
microrganismi che con l’albero possono avere un rapporto:
Mutualistico = con la componente vegetale o con le altre componenti. Entrambi gli organismi
traggono vantaggio dalla convivenza.
Parassitario = simbiosi unidirezionali, ossia il parassita prende senza dare nulla in cambio. Uno solo
degli organismi trae vantaggio a carico dell’altro.
Saprofitario = vivono non solo di alberi morti, ma anche di componenti di alberi morti. Possiamo
trovarli anche nel suolo che vanno a degradare la parte morta che la trasforma in humus.
La diffusione epidemica di certi parassiti è il vero problema dal punto di vista fitosanitario in quanto vanno
a colpire su larga scala e molto spesso sono in funzione di errori di tipo gestionale. Dobbiamo saper gestire
un’epidemia prima di averla. La diffusione invece su piccola scala, ossia le endemie, non sono un problema
grave.
Endemia: presenza limitata e circoscritta di una malattia. Si può limitare attraverso una buona
gestione per abbassare la soglia del danno.
Epidemia: diffusione di una malattia su un vasto territorio in forma tale da compromettere la
sopravvivenza dell’intera popolazione.
Molto spesso i parassiti che vivono a spese dell’albero si nutrono dell’amido, perciò conoscendo come è
strutturato all’interno una pianta possiamo sapere dove potrebbero essere i parassiti. L’amido in un albero
si trova nei raggi parenchimatici che sono dei veri e propri depositi di energia. I raggi parenchimatici
fungono da vie per il movimento di sostanze nutritive dal floema allo xilema e di acqua dallo xilema al
floema. Fungono inoltre anche da centri di accumulo di sostanze nutritive quali amido, proteine e lipidi, e
possono sintetizzare anche alcuni metaboliti secondari. Da questo deposito di energia deriva la capacità di
un albero a sopravvivere a delle lesioni che deve affrontare a causa di un danno di natura abiotica, biotica o
artificiale. Generalmente le radici sono molto più ricche di amido perché è lo stock che l’albero spera di non
dover mai usare. Più l’albero riesce a vivere secondo le sue capacità e più produce energia di scorta che gli
permette di superare anomalie che non aveva previsto. È la scorta di energia che fa la differenza, che
permette di costruire tessuti nuovi, che permette per esempio a un platano di chiudere una ferita da
potatura nel giro di qualche settimana. Quando l’albero vive nel luogo e nel momento più adeguato vive
con esubero di energia.
Man mano che l’albero cresce cambia le sue esigenze. Il benessere di un albero è la chiave di lettura ancor
prima di studiare i singoli parassiti. Se noi progettiamo un bosco o un parco, identificando la specie che
meglio si adatta a quel posto, abbiamo già risolto la maggior parte dei problemi nel lungo periodo. Se
invece piantiamo una specie poco adatta a quel luogo sarà sempre stressato e l’energia che produce sarà la
stessa che l’albero consuma. Coltivare alberi che sanno produrre più energia di quella che le serve è la
chiava di lettura che ci permette di prevenire le malattie. In ambito forestale la prevenzione è l’unica
soluzione, quasi, per coltivare alberi sani. Quindi fare prevenzione vuol dire coltivare alberi con un sesto di
impianto adeguato in modo che un individuo non sia aduggiato all’altro.
Sapere come funziona un albero è importante per capire come far crescere un bosco sano. Ci vuole la
specie giusta nel posto giusto.
La situazione più innaturale, ma purtroppo più frequente dei nostri boschi, è quella di avere boschi
monospecifici, realizzati in un’epoca in cui avevamo bisogno di produrre molto legno. Nella maggior parte
dei casi sono questi i boschi che ci troviamo a gestire. Questa situazione, di bosco monospecifico, è la più
fragile. Il rischio massimo è l’epidemia e in un vivaio, per esempio, abbiamo tutte piante con la stessa
4
genetica, figlie della stessa pianta madre. Individui della stessa specie creano anastomosi radicale e in
questi popolamenti abbiamo più probabilità di trovare delle malattie.
Un albero non micorizzato è un albero anormale. È normale che esistano le simbiosi micorriziche, in quanto
sono alla base della salute di un albero. Sono associazioni fra un fungo, capaci di nutrire l’apice radicale cioè
l’albero, e l’apice radicale, capace di nutrire il fungo con gli essudati radicali, che sono state scoperte per
puro caso nel 1882.
Micorriza
Una micorriza è un’associazione fra un apice e un fungo. Il fungo assorbe acqua e nutrienti dal terreno e li
trasporta alla pianta attraverso le ife. Queste simbiosi nelle piante forestali si presentano come un manto
che ricoprono tutte le piante; non è così in tutte le specie perché nelle altre piante (non forestali) ci sono
delle endomicorrize, che si trovano dentro la pianta. Nelle piante forestali il fungo ha scelto di viverci fuori:
ci sono ife che coprono le radici formando il cosiddetto “mantello” e poi radici che esplorano il terreno. Il
mantello è sede di riserva di sostanze e quindi aumenta e diminuisce con il tempo in base alle necessità
della pianta e poi la pianta rilascia essudati radicali.
Se l’apice radicale non è micorrizzato, l’essudato radicale può essere fonte di alimentazione per
parassiti che vengono richiamati.
Se l’apice è micorrizzato la pianta non viene attaccata dai parassiti perché il fungo rilascia il
prodotto del metabolismo del fungo, le micotossine, che tiene lontani i parassiti.
L’apice se non è micorrizzato è molto suscettibile, e ce ne sono in ogni albero quando hanno per esempio
un ricambio, oppure quando una radice si è appena formata. Quando l’apice è vecchio il fungo si sposta
perché non ha più interesse a rimanere là. La normalità è avere gli apici micorrizzati e tanto più un albero
ha gli apici micorrizzati tanto più è protetto.
Inoltre, la presenza del fungo induce delle modificazioni di tipo ormonale nell’apice e quest’ultimo aumenta
tantissimo le dimensioni in termini di superficie assorbente. La presenza delle micorrize aumenta lo
spessore degli apici e questo è lo spessore del mantello.
Quando un albero fa tanta fotosintesi, grazie anche al fatto che è ben micorrizzato e quindi ha tanti
nutrienti, sfama tutte le sue parti e ciò che produce in più va ai funghi. Se l’albero produce tanto alla fine
anche il mantello accumulerà tanta energia, che non è in grado di immagazzinarla come fa l’albero. Il fungo
quindi produce il corpo fruttifero che gli serve per riprodursi e diffondersi. La maggior parte dei funghi che
in autunno troviamo in bosco sono i corpi fruttiferi, cioè le strutture di riproduzione sessuata che il fungo
produce grazie ad un esubero di energia che l’albero ha prodotto. Quindi il fungo a fine stagione vegetativa
fa qualcosa che potrebbe anche non fare, ossia la riproduzione sessuata.
Idealmente, se volessimo misurare la qualità di un bosco, basterebbe vedere quanti corpi fruttiferi
troviamo.
Dal mantello dei funghi simbionti crescono le ife formando dei cordoni che possono essere più o meno
complessi; queste riescono a potenziare le capacità di cattura e di trasporto di acqua e nutrienti. Ci sono
specie con cordoni con interno cavo in quanto l’interno muore. Assumono la forma di tubo che per
capillarità riescono a trasportare acqua e nutrienti verso l’apice.
Ci sono parassiti di pianta più attivi nell’eliminare o deprimere fortemente la presenza di genotipi e questo
compromette fortemente la stabilità dell’albero. Parassiti che eliminano completamente l’albero (carie dal
colletto
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