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Patologia e immunologia

Infiammazione (flogosi)

Risposta dei tessuti connettivi vascolarizzati ad un danno tessutale, quale che sia la causa eziologica che lo ha determinato.

Caratteri generali dell'infiammazione

Reazione dinamica al danno tessutale; risposta a carattere prevalentemente difensivo; risposta che si configura come generica e aspecifica. È presente negli organismi viventi dotati di un sistema circolatorio organizzato; è una reazione a carattere prevalentemente locale. La risposta infiammatoria può determinare la comparsa di manifestazioni sistemiche; può acquisire le vesti di un vero fenomeno patologico.

Classificazione dell'infiammazione

  • Angioflogosi: Vasta partecipazione vasale in cui prevalgono fenomeni vascolari ed essudativi.
  • Acuta: Notevole coinvolgimento di neutrofili, linfociti e monociti. La risoluzione avviene in brevi periodi con ripristino totale della funzione.
  • Cronica: Risposta di durata nettamente maggiore da settimane a mesi ed anni, caratterizzata dalla prevalenza dell'accumulo di linfociti e macrofagi. Possono manifestarsi "ab initio" o essere "evolutive". Remissione con cicatrizzazione con danno irreversibile della funzione.
  • Istoflogosi: Prevalenza della risposta cellulare.

Cause dell'infiammazione

  • Agenti chimici
  • Traumi meccanici
  • Agenti fisici
  • Microrganismi patogeni
  • Neoplasie maligne
  • Complessi antigene/anticorpo
  • Condizioni che determinano ischemia

Fasi dell'infiammazione acuta

Riconoscimento dello stimolo flocogeno:

  • Fase 1: Mediata dalla secrezione di neuropeptidi che inducono una risposta vasomotoria.
  • Fase 2: Intervento dei macrofagi attivati e secrezione di IL-1 e TNF-a.

Reclutamento: Marginazione dei fagociti PMN all'endotelio e successiva extravasazione ad opera di citochine pro-infiammatorie.

Rimozione: Digestione intracellulare di batteri e detriti cellulari.

Risoluzione: Inibizione da parte di IL-4 e IL-10 dell'attività di citochine e chemochine proinfiammatorie. Modulazione dell'attività angiogenetica. Fattori di crescita (EGF, IGF-1 PDGF) stimolano la proliferazione di fibroblasti e matrice extracellulare.

Le alterazioni vascolari nella reazione infiammatoria acuta

  • Modificazioni vascolari: Alterazione del calibro vasale.
  • Modificazione degli scambi sangue-interstizio: Modificazioni del microcircolo e della permeabilità vasale.
  • Fuoriuscita dei leucociti dal microcircolo per raggiungere l'area lesionata.

Essudato

Un liquido infiammatorio extravascolare con elevata concentrazione proteica, 5-6%, contenente detriti cellulari e con peso specifico superiore a 1,020. Può essere:

  • Sieroso: Ricco di mucopolisaccaridi, scarse cellule ematiche.
  • Fibrinoso: Ricco di coaguli di fibrina. Presente in gravi forme infiammatorie. La fuoriuscita del fibrinogeno.
  • Catarrale: Notevole viscosità per presenza di nucleoproteine provenienti da lisi cellulare.
  • Purulento: Liquido molto viscoso, grande quantità di neutrofili, integri o lisati. Parte sierosa ricca di proteine plasmatiche, nucleoproteine.
  • Emorragico: Alterazione profonda dell'endotelio.

Infiammazione cronica

Persistenza dello stimolo flogogeno che causa un prolungamento dell'infiammazione acuta. Sequenza di episodi flogistici subentranti (più infezioni acute). Processo cronico a lento sviluppo (ab initio).

Ruolo dei macrofagi

Sono attivati da citochine, dalle cellule T attivate o da stimoli non immunologici. Le principali cellule coinvolte nell'infiammazione cronica sono i macrofagi resistenti e macrofagi attivati, quelli attivati si trasformano morfologicamente e funzionalmente in cellule epiteloidi, cellule giganti multinucleate.

Granuloma tubercolare

Formazione: fuoriuscita dai vasi capillari dei neutrofili che fagocitano i bacilli. Dopo 24h compaiono i monociti macrofagi. In minima parte i micobatteri possono replicare all'interno dei macrofagi. Cellule fagocitiche si trasformano in cellule epiteloidi, che si fondono formando cellule multinucleate giganti di Langhans. Dopo due settimane si ha l'inalazione dei bacilli con formazione di strato fibroblasti che delimita il granuloma. Esso è quasi privo di vasi sanguigni e porta alla necrosi delle cellule fagocitarie. La necrosi centrale del tubercolo si estende e lo coinvolge interamente: necrosi caseosa -> dovuta alla lisi da parte di enzimi contenuti nei granulociti neutrofili, porta alla diffusione dell'infezione nell'organismo.

Tubercolosi

La TB è una malattia infettiva causata da M. Tuberculosis.

  • Primaria: Inizia quando i micobatteri raggiungono gli alveoli polmonari, dove attaccano e si replicano all'interno dei macrofagi alveolari. Si forma il "complesso primario", un piccolo focolaio di infezione tubercolare nei polmoni associato a rigonfiamento dei linfonodi dell'ilo polmonare.
  • Secondaria: Dovuta o ad una TB primaria non controllata o ad una reinfezione esterna. Porta alla formazione di granulomi secondari nell'apice del polmone o fegato rene ecc. Si hanno cavità che si rompono versando il contenuto nel parenchima polmonare: il sangue diffonderà l'infezione nell'organismo (tubercolosi miliare secondaria) il polmone espelle il micobatterio nell'ambiente.

Granuloma lebbra

Colpisce la pelle e i nervi periferici causata da Mycobacterium leprae (BH). Dopo essere penetrati nel derma, i BH si moltiplicano all'interno delle cellule del sistema monocito-macrofagico: se i macrofagi riescono a distruggere i BH, l'infezione abortisce; se non riescono a contenere l'infezione, la malattia si evolve. I BH attaccano gli istiociti del derma e le cellule di Schwann dei nervi periferici. Se essa è sufficiente ad arginare l'infezione, la malattia viene delimitata in una o poche lesioni nelle quali i BH sono rarissimi (forma tubercoloide); all'estremo opposto, se non c'è nessuna risposta, i BH si disseminano a tutto l'organismo (forma lepromatosa).

Sarcoidosi

Malattia di Besnier Boeck Schaumann granulomatosa cronica, multisistemica, interessa polmoni, linfonodi ilari, e parenchima.

Processi riparativi

Rigenerazione: Ripristina il tessuto leso, si verifica nei tessuti ad alto potenziale replicativo. Riparazione: Ricostruisce parzialmente il tessuto leso. Alla riparazione contribuiscono: cellule labili/stabili sane circostanti la lesione, e la componente connettivale del parenchima (fibroblasti).

Mediatori chimici dell'infiammazione

Molecole che, in corso di infiammazione acuta, regolano eventi di rilievo. La maggior parte dei mediatori esprime la propria attività biologica specifici recettori legandosi a sulle cellule bersaglio, può stimolare il rilascio di altri mediatori chimici da parte delle cellule bersaglio, possono avere come bersaglio uno o pochi tipi di cellule, oppure agire su molte cellule diverse, ha una emivita breve, quasi tutti i mediatori sono potenzialmente dannosi.

Mediatori di natura proteica

Sintetizzati dal fegato e rilasciati nel plasma. Esistono in circolo sotto forma di precursori inattivi che vengono attivati in corso di reazione infiammatoria.

Amine vasoattive

  • Istamina: Potente azione vasodilatatrice. Mediatore principale delle prime fasi dell'infiammazione acuta. Agisce sulle cellule endoteliali del microcircolo. Il suo rilascio può essere determinato da una serie di stimoli: Lesioni traumatiche, azioni di fattori del complemento, interazione di porzioni Fc di IgE, interleuchine IL-1 e IL-8.

I recettori dell'istamina

Classe di recettori accoppiati a proteine G che hanno l'istamina come ligando endogeno. Sono conosciuti quattro tipi diversi di recettori dell'istamina, si trovano in regioni diverse con effetti diversi. Le proteine G eterotrimeriche consistono di tre subunità α, β, γ. L'associazione del trimero con il recettore determina la dissociazione del trimero dalla proteina G in α e βγ. α si differisce in: αq, αo, αs.

H1: Cervello, muscolo liscio bronchi e vasi, tratto gastrointestinale, cellule endoteliali, linfociti, neutrofili, eosinofili. Sono accoppiati a proteine G ed agiscono con un aumento del calcio intracellulare tramite attivazione della fosfolipasi C. La loro attivazione da parte dell'istamina provoca l'aumento del calcio che attiva la nitrossido-sintasi con la formazione del nitrossido (NO) che funziona da mediatore con formazione di cGMP e conseguente vasodilatazione. I loro effetti sono: contrazione della muscolatura liscia bronchiale, vasodilatazione, aumento della permeabilità capillare, mantenimento dello stato di veglia, stimolazione del vomito.

H2 e H3 sono accoppiati a proteine G con conseguente attivazione dell'adenilato-ciclasi, formazione di cAMP, attivazione di protein-chinasi A ed aumento del calcio intracitoplasmatico.

  • H2: Si trovano in: parete gastrica, sistema immunitario, cardiovascolare, SNC. Effetto: aumento della secrezione acida dello stomaco di pepsina e fattore intrinseco, e vasodilatazione.
  • H3: Autorecettori presinaptici nel SNC. Effetti: controllo di biosintesi e rilascio di istamina e neurotrasmettitori. Correlati alla riduzione dell'influsso di Ca attraverso i canali di tipo N.

H4: Tutte le cellule emopoietiche. Immunomodulazione: modula in senso di attivazione.

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Scienze mediche MED/04 Patologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilary.br1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia e immunologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Di Jeso Bruno.
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