Scaricato da www.sunhope.it 1.0 I T UMORI
I tumori o neoplasie rappresentano l’insieme di una popolazione
cellulare somatica avente spesso un’origine monoclonale, vale a
dire costituita dalla progenie di una singola cellula somatica, che ha
subito una serie di peculiari trasformazioni e modificazioni
1
genetiche alle quali si da il nome di trasformazione neoplastica ;
questa è caratterizzata dall’acquisizione della capacità di
proliferazione autonoma e illimitata conseguente alla perdita
della dipendenza cellulare dai meccanismi che controllano la
moltiplicazione e la differenziazione. Si differenzia da una crescita
2
fisiologica in quanto l’iperplasia e l’ipertrofia cessano
allorquando cessa lo stimolo che le determina. L’accrescimento
neoplastico è, spesso, irreversibile.
Secondo il Bizzozzero le cellule dell’organismo sono divise in:
Labili: vita limitata la cui sostituzione è assicurata dalla
proliferazione degli elementi precursori. Sono replicatori continui.
Sono cellule dell’epidermide, dell’epitelio endodermico,
dell’epitelio di transizione, dell’endometrio, le cellule germinali
delle gonadi, i tessuti emopoietici.
Stabili: vita molto lunga ma che possono, in casi opportuni,
replicare al fine di conservare il funzionamento del
tessuto/organo cui appartengono. Sono replicatori discontinui.
Sono cellule epatiche, renali, ghiandolari esocrine e endocrine,
del cristallino e del connettivo.
Perenni: non si riproducono mai e sono sostituite da cellule non
dello stesso tipo. Sono non replicatori. Cellule nervose retiniche,
neuroni e muscolari striate.
Tutte queste popolazioni cellulari, in genere, possono subire
trasformazione neoplastica. Questa può essere benigna
(mantengono il loro fenotipo e la loro funzione, non recidivanti) o
maligna (fenotipo alterato e funzione persa, recidivanti). In caso di
trasformazione neoplastica maligna si può parlare di metaplasia,
nel caso in cui le cellule assumono peculiarità nuove rispetto alle
cellule d’origine (come l’espressione di antigeni embrionali), di
displasia (variazione delle dimensioni, aspetto e organizzazione
delle cellule differenziate di un tessuto) e di anaplasia (nel caso di
una mancata o inefficace differenziazione – in questo caso,
maggiore è il livello di anaplasia, più la prognosi è sfavorevole). La
metaplasia, displasia e l’anaplasia danno una serie di disturbi più o
1 Serie di mecanismi che determinano l’attivazione continua del MPF (Mitosi Promoting Factor).
2 In tutte le forme di replicazione non neoplastica, questa cessa al cessare dello stimolo riprouttivo o con la ricostruzione
completa del tessuto danneggiato; la capacità moltiplicativa, inotre, è seguita dalla possibilità di differenziare, assente
nelle neoplasie. 1
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meno gravi che coinvolgono le funzioni fisiologiche dei tessuti – gli
organi possono perdere del tutto la capacità di funzionare -; ciò
comporta la . Importante indice prognostico per i tumori
CACHESSIA
sono le lesioni precancerose, legate al livello di meta/dis/ana-
plasia (epitelio pavimentoso pluristratificato che va incontro a
cheratinizzazione: ipercheratosi).
1.1 C LASSIFICAZIONE
Secondo la classificazione istogenetica, i tumori possono essere
epiteliali e connettivali, a loro volta divisi in benigni e maligni. I
tumori epiteliali di rivestimento benigni sono detti
papillomi/polipi, quelli maligni sono detti epiteliomi/carcinomi.
Quelli epiteliali ghiandolari sono rispettivamente adenomi e
adenocarcinomi. I tumori del connettivo benigni presentano il
suffisso –oma (fibroso – fibroma, muscolare liscio – leiomioma,
muscolare striato – rabdomioma, mucoso - mixoma), mentre quelli
maligni hanno il suffisso –sarcoma (fibrosarcoma, leiomiosarcoma,
rabdomiosarcoma, mixosarcoma).
I tumori del tessuto emopoietico sono, in generale, le leucemie;
quelli del sistema reticolo-endoteliale sono i reticolosarcomi –
sono sempre maligni.
I tumori di origine nervosa benigni sono –oma, mentre quelli
maligni sono –blastoma (meningioma – meningioblastoma) ove
glia, meningi ed ependima sono gli unici tessuti capaci di attiva
proliferazione.
I tumori di origine embrionale in genere sono i teratomi.
I tumori del sistema melanoforo, infine, sono nevi quelli benigni e
melanomi quelli maligni.
1.2 V ALUTAZIONE DEL TUMORE
La valutazione del tumore si avvale della gradazione e della
stadiazione.
La gradazione comporta la valutazione del grado di differenziazione
del tumore dallo stadio I (ben differenziato) allo stadio IV (molto
poco differenziato o indifferenziato); X= no requisito minimo per
giudizio.
La stadiazione si effettua col sistema TNM: valuta lo sviluppo del
tumore considerando:
T=estensione tumore primitivo;
N=stato dei linfonodi regionali e/o juxtaregionali;
M=metastasi 2
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Ad ogni lettera si aggiungono numeri da 1 a 4 in base al
coinvolgimento progressivo, valido per T ed N; per M si usa solo l’1
(presenza di metastasi a distanza).
T0=metastasi senza tumore primitivo; Tis=solo carcinoma in
situ; TX=no requisiti minimi per giudizio.
N0=no linfonodi regionali; N1-3=regionali,N4=juxtaregionali;
NX= no requisiti minimi per giudizio;
M0= no metastai; MX=no requisiti minimi per giudizio; M1=si
metastasi: PULmonary, OSSeous, BRAin, SKIn, HEPatic,
LYNphonodes.
L= invasione linfatica (0, 1, 2, X);
V=invasione venosa (0, 1, 2, X);
R=residuo tumorale (0, 1, 2, X).
1.3 A
SPETTI MORFOLOGICI DELLE CELLULE TUMORALI
L’esame microscopico valuta la localizzazione, i limiti, la massa, la
forma, il colore, la consistenza e la presenza di costituenti abnormi
in un tumore. L’esame microscopico valuta la morfologia delle
singole cellule e la loro organizzazione nei tessuti, alterazione di
forma e volume cellulare, disorganizzazione architettonica dei
tessuti mediante microscopio ottico; organizzazione subcellulare
(organelli, citoplasma, Golgi, RER, mitocondri, nucleo etc.) con il
microscopio elettronico.
Il tumore differisce dalla morfologia del suo tessuto per le
caratteristiche delle singole cellule e per l’organizzazione del
tessuto, per come è delimitato, ed anche per l’irrorazione.
Le cellule tumorali tendono ad avere una crescita disordinata per la
perduta capacità di organizzarsi in un tessuto ordinato. Alla base di
questo meccanismo vi è la presenza di varie proteine di
membrana, complessi giunzionali e strutture specializzazate,
come ciglia e microvilli, che, tramite recettori espressi su altre
cellule, regolano il legame con le altre cellule.
Un altro fattore importante è lo sviluppo dello stroma vascolo-
connettivale contemporaneamente alla crescita del tumore. Le
cellule tumorali sono nutrite mediante diffusione e possono
organizzarsi in cordoni (intorno ad un vaso), e noduli (non intorno
ad un vaso – spesso il centro è necrotico). L’accrescimento di un
tumore è legato alla distanza rispetto ai vasi.
1.3.1 Alterazioni specifiche
Volume: in genere diminuito (con eccezioni – cellule giganti di
Stenberg nel linfoma di Hodgkin). 3
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Forma: molto irregolare – si parla di polimorfismo cellulare –
le mutazioni che possono generare un tumore molto spesso
coinvolgono enzimi che regolano lo stato di attività di chinasi e
fosfatasi citoplasmatica; da questo dipende lo stato di proteine
citoplasmatiche quali l’actina, la vinculina, la talina, la p36,
molto importanti per il citoscheletro.
Rapporto nucleo/citoplasma: molto alto, spesso nei tumori molto
proliferanti, indice di una aumentata sintesi di DNA e aumentata
trascrizione.
Nucleo/Nucleolo: sono alterati per forma e dimensioni; possono
essere polinucleici e/o polinucleolici, spesso ipercolorabili.
Membrana: numerose alterazioni, invaginazioni e protusioni; può
presentare alterazioni della polarità e delle sue funzioni,
diminuzione [prot. Membrana] e alterata mobilità.
Citoplasma: RE generalmente diminuito e aumento dei ribosomi
e polisomi liberi, indice di aumentata trascrizione; diminuzione o
assenza di perossisomi; lisosomi giganti e bizzarri, centrioli
abnormi o in molte coppie.
Mitocondri: in genere diminuiti con una forma bizzarra e matrice
disomogenea, creste abnormi e presenza di gocciole lipidiche.
2.0 M I
ETASTASI E NVASIVITÀ
Una caratteristica fondamentale delle cellule tumorali maligne è lo
sviluppo di capacità tali da penetrare nei tessuti limitrofi dapprima
con un processo di infiltrazione e poi con distruzione del tessuto
normale con sostituzione con nuovo tessuto neoplastico. Esistono
diversi fattori legati a questo fenomeno e sono:
Modificazione adesività cellulare: molti tumori perdono
l’adesività omotipica. Esistono diversi tipi di giunzioni (strette,
impermeabili e permeabili) che sono coinvolti in questo processo,
così come per la negativizzazione della membrana, dovuta ad
un aumento dei gruppi carbossili e acido sialico e gruppi
fosfolipidici. Le cellule esprimono molecole di adesione (CAM)
in grado di formare legami stabili. Le CAM sono divise in diverse
superfamiglie: 2+
Integrine: Ca dipendenti; sono molecole d’adesione della
matrice extracellulare e sono interessate nei processi flogosi e
riparazione. 2+
Caderine: Ca dipendenti, omofiliche. 2+
IG: riconoscimento self/non-self; sono Ca indipendenti e
sono omofiliche e eterofiliche. 4
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Selectine: E per Endotelio, P per Piastrine e L per Linfociti;di
queste la più importante è la L perché riconosce una molecola
detta addressina, deputata all’arresto e allo stazionamento
dei linfociti circolanti nei punti di infezione/flogosi.
Per superfamiglia s’intende una serie di geni aventi in comune molte
omologie, perché derivanti da un gene ancestrale, capaci di codificare per
prodotti funzionalmente diversi ma simili.
2.1 C F M
ARATTERISTICHE DEL ENOTIPO ETASTATICO
Spesso le cellule tumorali possono aumentare, modificare o
diminuire la produzione di queste CAM distaccandosi da esso.
Produzione sostanze attive sulle membrane basali, sulla matrice
extracellulare e sulle cellule normali: le cellule tumorali che si
sono, ormai, distaccate, superano la membrana basale ed
invadono la matrice extracellulare; la prima fase di questo
processo è sicuramente la produzione di enzimi proteolitici che
degradano vari costituenti come il collageno, la fibronectina e i
proteoglicani. Il più importante processo è il rilascio
dell’attivatore del Plasminogeno (PA), che è una
serinoproteasi e il plasminogeno è trasformato in plasmina che
è un potente agente fibrinolitico simile alla tripsina; producono,
inoltre, metalloproteasi e collagenasi e jaluronidasi.
Locomozione: il movimento è di natura contrattile; la cellula che
si muove emette una estroflessione di una lamella motoria dal
cui margine si espandono i cosiddetti lamellopodi che si orientano
in varie direzioni.
Perdita della inibizione da contatto: perdita dell’inibizione della
crescita da densità. Le cellule tutte producono fattori che
hanno molte similitudini con i fattori di crescita e secernono
questi fattori con meccanismo autocrino, favorendo a
proliferazione cellulare; spesso sono gli oncogeni che
determinano la sintesi di questi fattori; legato a ciò vi è anche la
sieroindipendenza: la crescita continua, anche se a rilento, in
situazioni di diminuita concentrazione sierica.
Produzione di sostanze che inducono la formazione di stroma
vascolo-connettivale nel contesto della lesione tumorale: la
crescita tumorale deve sempre e comunque essere basata sulla
presenza di uno stroma vascolo-connettivale adatto a sostenerla,
sennò le cellule muoiono. La disorganizzazione con cui questo
cresce è proprio uno dei fattori di protezione più importanti. Il
tumore attraversa dapprima una fase vascolare, nel corso della
quale la nutrizione delle cellule tumorali avviene per diffusione
5
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(fase di crescita del carcinoma in situ, max 1mm di diametro e
senza vasi).
Nel contesto tumorale è probabile che si verifichi la presenza di
3
un fenotipo angiogenetico che può secernere :
FGF.
TGF-α.
TGF-β.
Angiogenina.
Eparina.
TNF-β e IL-1.
HGF.
EGF.
PDGF.
VEGF.
IGF-I e IGF-II.
Questo fenotipo da vita alla fase vascolare con la produzione di
un nuovo stroma vascolo-connettivale che offrirà il supporto
adatto alle cellule tumorali.
Questo processo è la base per le metastasi e tutte queste
proprietà fanno parte del fenotipo metastatico. Le cellule
effettuano un autotrapianto “colonizzando” altri tessuti, dando vita
ad una nuova neoformazione. La mortalità dei pazienti
metastatizzati è legata alla potenzialità metastatica del tumore
primitivo. Spesso è un evento precoce.
Legati alle metastasi sembrano essere diversi geni quali , ,
RAS MOS
, , fes, . L’entità del processo metastatico è legato a
RAF SRC FMS
fattori quali il sesso, stato ormonale, sito d’impianto del tumore
primitivo, alimentazione, fumo, condizioni ambientali etc. La
presenza di cellule in circolo non è sinonimo di metastatizzazione
ma rappresenta solo una parte del processo.
2.2 Metastatizzazione, fasi del processo
La presenza di cellule con fenotipo metastatico (invasività e
angiogenesi) è fondamentale per l’intero processo di
metastatizzazione.
Le cellule possono diffondere mediante:
Contiguità: negli spazi vicini e nelle cavità celomatiche.
Vasi linfatici: è un fenomeno molto frequente e per la sua tipicità può
essere prevista la sede di una eventuale metastasi. Dato che il tumore
non ha vasi linfatici, le cellule tumorali si immettono nei linfatici dei
3 Questi fattori secreti dalle cellule metastatiche possono essere secreti allo stesso
modo dalle cellule tumorali 6
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tessuti limitrofi al tumore. Sottoforma di emboli sono trasportati ai
linfonodi regionali ove s’insidiano in essi a partire dai seni
sottocapsulari. Spesso l’arresto è momentaneo e le cellule tumorali si
dirigono nei linfatici efferenti e poi nel sistema venoso (metastasi
paradosse – non prevedibili) – carcinomi.
Vasi ematici: le cellule tumorali possono raggiungere i vasi ematici
mediante diffusione in capillari o, come si è visto prima, mediante i
linfatici. I tessuti ricchi in sostanza fondamentale o collagene
costituiscono un’ottima barriera per la loro infiltrazione. L’embolo
neoplastico ha, però, breve durata; le cellule si arrestano, infatti, nel
primo grande letto capillare che incontrano e possono dare in queste sedi
le metastasi – sarcomi.
Le metastasi possono essere di diverso tipo, a seconda del flusso sanguigno
che le trasporta:
Portale.
Vene cave.
Polmonare.
Il primo organo a notevole sviluppo vascolare che le cellule metastatiche
incontrano è molto spesso la sede preferenziale dello sviluppo delle
metastasi.
A scopo di stadiazione si usano distinguere le metastasi presenti in:
Linfonodi regionali: diffuse per via linfatica.
A distanza: diffuse per via ematica.
Le fasi di questo processo sono:
Distacco: è necessaria la presenza di cellule con fenotipo
metastatico per allontanarsi al tumore primitivo.
Invasione: le cellule con queste proprietà superano le
membrane basali e raggiungono la matrice extracellulare grazie
alla capacità di locomozione.
Arresto: processo spesso associato alla trombosi (anche solo
per poche ore), legato all’espressione di CAM specifiche. Spesso
le cellule si arrestano nel prim letto capillare grande che trovano,
ove il flusso sia molto lento (fegato o polmone). Qui le cellule nel
90% dei casi può morire per attacco da parte di linfociti, tossicità
(troppo O ) o per cattiva nutrizione.
2
Fuoriuscita dai vasi: in seguito all’aggancio le cellule emettono
pseudopodi che permettono loro di muoversi verso l’interno
dell’organo. Gli enzimi proteolitici aiutano nell’infiltrazione.
Nuova crescita: molte cellule metastatiche hanno una spiccata
specificità per l’organo bersaglio; se la situazione lo permette, le
cellule, mediante la produzione di fattori di crescita con
meccanismo autocrino possono comiciare a proliferare, prima
in una fase avascolare e poi in fase vascolare.
4 Quando le cellule tumorali aggrediscono il capillare dall’esterno per penetrare nel sistema circolatorio, questi subisce
un trauma, anche se piccolo, legato al passaggio della cellula tumorale. Il trama innesca i processi di coagulazione
favorendo la formazione di un trombo che ingloba le cellule tumoralie, successivamente, può staccarsi come embolo. 7
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A questa fase può seguire, poi, un’altra fase di metastatizzazione.
Diversi sono i fattori che possono regolare il successo del fenomeno
della metastatizzazione: lo stato dell’embolo (perché offre
protezione alle cellule), lo stato immunitario del soggetto,
l’organotropismo delle cellule metastatiche, processi infiammatori,
la diversità degli elementi costitutivi del connettivo, l’azione
favorente espletata da radiazioni, traumi, ormoni (Gh, ACTh,
glicocorticoidi). 3.0 I C C
L ICLO ELLULARE
Una cellula non può iniziare il processo di divisione se non ha
completato la duplicazione del DNA e non può dividersi se non ha
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