ALTERAZIONI DELL’EMOSTASI
I disturbi dell’emostasi possono essere suddivisi in due categorie:
1- Malattie da aumentata attività emostatica = TROMBOSI
2- Malattie da ridotta attività emostatica = MALATTIE EMORRAGICHE
TROMBOSI
Processo patologico che dà luogo alla formazione di una massa semisolida aderente alla
parete vascolare almeno in un punto, detta trombo, formata dai costituenti del sangue
all’interno del sistema vascolare, quando l’individuo è in vita. Rappresenta in gran
parte l’estensione patologica dei processi emostatici normali (schema 1).
Spesso i termini trombosi e coagulazione del sangue vengono usati come sinonimi, ma in
realtà si devono fare delle distinzioni fra i due processi e quindi fra trombo e coagulo. Infatti,
con il termine “coagulazione del sangue” ci si riferisce all’attivazione della cascata della
coagulazione che porta alla formazione di trombina e quindi alla trasformazione del
fibrinogeno solubile in un polimero insolubile di fibrina. Con il termine di trombosi, invece, si
intende un processo caratterizzato da una serie di eventi che coinvolgono la parete dei vasi
sanguigni, le piastrine, senza l’adesione e conseguente attivazione delle quali non si forma il
trombo, ed il sistema della coagulazione. Il trombo si forma a partire dai normali costituenti
del sangue anche in condizioni di flusso sanguigno normale, mentre il coagulo si forma quando
il sangue si trova in condizioni di “stasi” più o meno intensa: il massimo della stasi si verifica
quando il sangue viene messo in provetta, oppure quando la circolazione sanguigna si
interrompe dopo la morte (coagulo post-mortem) o quando il sangue fuoriesce dai vasi
(accumuli extravascolari di sangue); ma una stasi si può verificare secondariamente anche a
monte o a valle di una formazione trombotica, la quale quindi si espande con la attivazione del
processo della coagulazione che può aggiungere al trombo iniziale una “coda” o una “testa”
formata da fibrina che intrappola i globuli rossi.
Il trombo è friabile, con superficie irregolare e struttura disomogenea, mentre il coagulo ha
superficie liscia e levigata e consistenza elastica.
La trombosi può essere vista come una estensione patologica del normale meccanismo
emostatico, che viene attivato quando si verifica un danno endoteliale e porta alla formazione
del tappo emostatico in seguito alla attivazione delle piastrine e del sistema della coagulazione.
I meccanismi coinvolti nella formazione del tappo emostatico e del trombo arterioso sono
essenzialmente gli stessi: sono entrambi composti da aggregati di piastrine adese all’endotelio
leso e da polimeri di fibrina che serve a stabilizzare la massa piastrinica. Il tappo emostatico
viene poi rimosso attraverso i vari meccanismi che controllano la coagulazione del sangue,
soprattutto attraverso l’attivazione del sistema fibrinolitico. Alterazioni locali e generali che
riguardano il flusso sanguigno ed i componenti ematici dell’emostasi impediscono la normale
dissoluzione del coagulo e si verifica quindi la formazione del trombo.
Più di un secolo fa Virchow stabiliva che tre principali fattori sono coinvolti nella patogenesi
dei trombi = Triade di Virchow (1856):
- Fattori meccanici legati ad alterazioni del flusso sanguigno
- Alterazioni dell’endotelio vasale
- Alterazioni dei componenti ematici dell’emostasi
Ancora oggi questa triade rimane valida e negli ultimi anni è stata riconosciuta l’importanza
preminente delle alterazioni dell’endotelio vasale.
Formazione del trombo
Molti stimoli lesivi possono produrre danni alla continuità dell’endotelio vascolare
determinando l’adesione delle piastrine, con conseguente attivazione, reazione di rilascio del
contenuto dei granuli ed aggregazione (schema 2). Si forma così il trombo bianco, che
costituisce la parte iniziale del trombo, formato solo di piastrine. Nel contempo, localmente
viene attivato anche il meccanismo della coagulazione (la via intrinseca con attivazione del
Sistema Plasmatico Attivabile da Contatto per la presenza di cariche negative nel sotto-
endotelio, la via estrinseca per esposizione del fattore tessutale sotto-endoteliale e per
espressione del TF da parte dell’endotelio peri-lesionale) perciò, insieme con le piastrine, si
troveranno polimeri di fibrina che stabilizzano ulteriormente il trombo bianco. C’è da notare
(vedi sotto) che nelle arterie, dove l’azione di dilavamento della corrente sanguigna è
particolarmente intensa, e dove la produzione dell’attivatore del plasminogeno di tipo tessutale
(tPA) è molto alta per la forte “trazione” esercitata sull’endotelio dalla velocità di scorrimento
del sangue, il trombo può rimanere “bianco”, cioè con sola o prevalente componente
piastrinica. Quando il reticolo di fibrina è particolarmente stabile e abbondante riuscirà a
trattenere globuli rossi e leucociti, formando uno strato rosso (trombo rosso) sovrapposto al
trombo bianco. L’alternanza di strati bianchi (prevalenza di piastrine) e di strati rossi
(prevalenza di globuli rossi e fibrina) dà luogo al trombo variegato (detto così per la presenza
di strie alternanti di due colori, chiamate strie di Zahn, in onore dell’anatomo patologo che le
ha descritte per la prima volta). La parte terminale di un grosso trombo si presenta di solito
omogeneamente rossa. La formazione di trombo bianco, rosso o variegato dipende dalla
localizzazione e dal flusso sanguigno: nelle arterie, dove il flusso è rapido, si verifica una
diluizione dei fattori della coagulazione. La coagulazione del sangue è in questo caso
“sfavorita” ed il trombo che si forma è costituito prevalentemente da piastrine (trombo
bianco). Nelle vene, invece, dove il flusso è lento, si ha un accumulo dei fattori della
coagulazione con formazione di fibrina che intrappola i globuli rossi (trombo rosso).
I trombi si possono sviluppare in qualsiasi punto del sistema cardiovascolare: all’interno delle
cavità cardiache, sulle cuspidi valvolari, nelle arterie, nelle vene e nei vasi del microcircolo.
Tutti i trombi sono adesi in modo solido alla parete cardiaca o dei vasi e presentano forme e
dimensioni variabili: da piccole masse vagamente sferiche a strutture allungate in cui si
possono distinguere una “testa”, nel punto di origine del trombo, ben adesa alla parete, un
“corpo” ed una “coda” libera nel lume del vaso o lassamente attaccata. Nella circolazione
arteriosa la coda si forma in senso retrogrado, mentre nelle vene si forma nella stessa direzione
del flusso e tende a frammentarsi dando origine ad un embolo.
Trombi arteriosi (schema 3)
- Generalmente si formano su una superficie endoteliale lesa, spesso su lesioni di tipo
aterosclerotico ulcerate (si ricorda a questo proposito che la formazione di trombi arteriosi su
placche aterosclerotiche “complicate” costituisce la più importante causa di morte nella nostra
società).
- Si presentano come masse compatte, bianche (con prevalente o esclusiva componente
piastrinica) e tendono a rimanere parietali. Quando si formano nel cuore o nell’aorta sono di
tipo variegato, formati da strati alternati chiari di piastrine e strati più scuri, contenenti fibrina
→
e globuli rossi strie di Zahn, visibili anche all’esame macroscopico. Nelle arterie di piccolo
calibro le strie non sono evidenti ed i trombi si presentano all’esame macroscopico di un
colore grigiastro, ma l’esame microscopico dimostra che anche questi trombi sono formati da
zone rosse e zone bianche irregolari e scarsamente definite.
- I trombi arteriosi delle cavità cardiache e dell’aorta sono molto aderenti alla struttura
sottostante, occupano solo una parte del lume vascolare (che in questi compartimenti è molto
ampio) e sono detti perciò trombi murali.
- I trombi arteriosi possono aumentare di volume fino a riempire tutto il lume vascolare: si
parla in questo caso di trombi occlusivi.
Trombi venosi (flebotrombosi) (schema 3)
- Si formano nei comparti venosi dove la stasi ematica è più accentuata (dilatazioni varicose
degli arti inferiori, dove viene perduta la continenza delle valvole venose, cisterne venose della
pianta dei piedi).
- Tendono sempre a diventare occlusivi e si estendono lungo la parete, creando un lungo
stampo nel lume del vaso, in direzione del cuore.
- Poiché questi trombi si formano in un ambiente di stasi sanguigna, contengono più globuli
rossi imbrigliati ed assomigliano ad un coagulo: sono quindi definiti trombi rossi o da stasi.
- Si formano spesso a livello delle valvole delle vene, dove si producono vortici e dove il
sangue ristagna con maggiore facilità.
- La trombosi venosa (flebotrombosi) interessa quasi sempre (90% dei casi) le vene degli
arti inferiori
- Tromboflebite: pur essendo composti prevalentemente da coagulo (fibrina + globuli rossi),
la componente piastrinica del trombo rilascia spesso grandi quantità di mediatori chimici
dell’infiammazione e fattori di crescita. Anche nel processo della coagulazione originano
mediatori chimici dell’infiammazione (sistema delle chinine, fibrinopeptide B). Quando la
componente infiammatoria associata al trombo assume dimensioni morfo-funzionali
clinicamente apprezzabili (con dolore, arrossamento e tumefazione dell’arto sede di trombosi
venosa), si parla più propriamente di tromboflebite.
Vegetazioni
Un trombo che si sviluppa su una valvola cardiaca viene definito “vegetazione”. Tali
formazioni, che si protendono come un cespuglio dalla superficie della valvola all’interno delle
cavità cardiache, possono raggiungere la lunghezza di 2-3 cm; le loro diramazioni sono molto
friabili e possono distaccarsi ed embolizzare. Le vegetazioni si sviluppano più facilmente sui
lembi delle valvole del cuore sinistro, dove la forza di contrazione ed il conseguente micro-
trauma meccanico sono più intensi che nel cuore destro, con maggiore tendenza alla dis-
endotelizzazione delle superfici valvolari in seguito ai vortici che si creano nelle fasi di
apertura e chiusura (soprattutto nei casi di insufficienza e stenosi valvolare). Le vegetazioni
valvolari sono spesso espressione di una endocardite infettiva. Questo termine identifica la
crescita di un micro-organismo su una superficie endoteliale, solitamente una valvola,
all’interno del cuore. I microrganismi (mediante l’azione delle esotossine e delle endotossine)
determinano lesione e perdita del rivestimento endoteliale ed innesco della formazione del
trombo vegetante. Sono molti i microrganismi gram-positivi (soprattutto della famiglia degli
Streptococchi) e gram-negativi che possono dare endocardite. In particolare lo Streptococcus
Viridans è causa di endocardite infettiva, ma sembra che tale microrganismo, più che
determinare lesione dell’endotelio valvolare, tenda a svilupparsi su aree di lesione endoteliale
preesistente. In questi casi, i trombi e le loro vegetazioni sono impregnati di microrganismi e
possono originare “emboli settici” con episodi di settico-piemia diffusa a vari organi. Le
vegetazioni cardiache possono conseguire anche a “endocarditi sterili”: tale situazione si
verifica in pazienti affetti da tumori maligni (endocardite marantica: si ricorda a questo
proposito lo stato trombofilico secondario tipicamente associato alla presenza di tumori
maligni) e in soggetti portatori di Lupus Eritematoso Sistemico (LES). In questo ultimo caso i
trombi vegetanti (endocardite di Libman-Sacks) possono svilupparsi a livello di lesioni
endoteliali endocardiche determinate dalla deposizione di complessi antigene-anticorpo,
tipicamente abbondanti nell’ albero circolatorio di questi pazienti e causa di vasculiti da
deposizione di complessi immuni in una grande quantità di organi.
1- ALTERAZIONI DEL NORMALE FLUSSO SANGUIGNO
Il flusso del sangue nei vasi segue le leggi del flusso laminare. [Il sangue tende a scorrere in strati
cilindrici concentrici: quelli più interni (dove si dispongono i globuli rossi e, un po’ più perifericamente, le
piastrine) sono più veloci di quelli periferici e più vicini alle pareti. Le piastrine, quindi, non raggiungono la
parete endoteliale e questo spiega perché normalmente le cellule non aderiscono all’endotelio e non formano
aggregati.]
Il flusso laminare viene alterato in determinate condizioni (schema 4):
- riduzione della velocità del flusso (stasi ematica)
- variazione della regolarità del flusso (turbolenza)
a) Stasi ematica. E’ importante soprattutto per il compartimento venoso. Il rallentamento del
flusso sanguigno è il maggiore responsabile di trombosi venosa a causa a) di un maggiore
contatto sull’endotelio dei fattori della coagulazione e delle piastrine: infatti, la modificazione
del flusso laminare avvicina le pisstrine all’endotelio, favorendone l’adesione; inoltre, è
presente un ostacolo alla diluizione e quindi all’allontanamento dei fattori della coagulazione
attivati e viene ritardato l’afflusso di inibitori della coagulazione; b) di una sofferenza ipossica
dell’endotelio (legata ad una maggiore estrazione di ossigeno nei capillari congesti, con ridotto
afflusso di sangue fresco), la quale induce l’endotelio ad esporre sulla propria superficie il
fattore tessutale, riduce al contempo la presenza di trombomodulina e determina rigonfiamento
e retrazione delle cellule endoteliali con esposizione del sotto-endotelio; c) di un minore
rilascio di attivatore tessutale del plasminogeno (tPA). In altre parole, la stasi induce uno
sbilanciamento della bilancia emostatica endoteliale in senso pro-trombogeno. La riduzione del
flusso sanguigno può dipendere da cause generali o da cause locali.
Cause generali:
- insufficienza cardiaca congestizia (insufficienza del cuore destro). Tale situazione si
verifica in tutte le situazioni di sbarramento al deflusso del sangue dal cuore destro con
conseguente insufficienza cardiaca destra (per es. embolia polmonare, enfisema, fibrosi
polmonare, insufficienza cardiaca sinistra, pneumotorace iperteso, emopericardio e
pericarditi essudative, ecc.), in cui il flusso sanguigno rallenta in modo significativo ed
il sangue rimane congestionato a monte dell’atrio destro.
- patologie che provocano iperviscosità del sangue, come ad esempio:
- policitemia (stasi nei piccoli vasi)
- anemia falciforme, dove i globuli rossi deformati causano occlusione vascolare
- ipergammaglobulinemia monoclonale e macroglobulinemia di Waldenstrom
Cause locali:
1- a livello delle vene degli arti inferiori (generalmente a livello delle valvole), in
particolari condizioni:
- vene varicose dilatate, dove si verifica una diminuzione della velocità del
flusso sanguigno a causa dell’aumento del calibro della vena stessa
- situazioni che determinano ostacolo al deflusso negli arti come ad esempio:
- prolungata immobilizzazione (post-operatoria; lunghi viaggi aerei)
- ridotta attività muscolare
- occlusione del drenaggio venoso
2- cuore e grandi vasi, come l’aorta. Anche nella circolazione arteriosa, infatti, si può
verificare rallentamento del flusso fino alla stasi ematica. Tale situazione è presente a
livello degli aneurismi arteriosi (situazione analoga a quella delle varici venose),
soprattutto quelli con morfologia sacculare. Il cuore stesso, in seguito ad un infarto,
può sviluppare un aneurisma paradosso: la componente riparativa fibrosa
conseguente alla necrosi del tessuto miocardio contrattile non è capace di contrazione,
anzi viene “stirata” ad ogni sistole cardiaca, fino a formare una estroflessione in
corrispondenza della zona riparata. Tale estroflessione viene riempita e stirata,
diventando tanto più evidente, quando il cuore si rimpiccolisce durante la sistole e
quindi, paradossalmente, si ingrandisce ogni volta che il cuore si riduce di dimensioni,
da cui il termine “paradosso”. Il sangue tende a ristagnare all’interno di tale aneurisma
cardiaco, come nei più comuni aneurismi sacculari dei vasi arteriosi. Altra situazione di
ristagno cardiaco è costituita dalle valvulopatie mitraliche (stenosi, insufficienza e
steno-insufficienza mitralica): in tali patologie, l’ impossibilità di deflusso del sangue
dall’ atrio sinistro nel ventricolo sinistro nella fase diastolica (stenosi mitralica) o il
rigurgito dal ventricolo sinistro nell’atrio sinistro nella fase sistolica (insufficienza
mitralica) o la combinazione dei due (steno-insufficienza mitralica) determinano
eccessiva dilatazione dell’atrio sinistro, che va incontro ad alterazione della conduzione
dello stimolo contrattile dal nodo seno-atriale a quello atrio-ventricolare, e delle
capacità contrattili del miocardio atriale, con conseguente “fibrillazione atriale”
(movimenti contrattivi asincroni e vermicolanti della muscolatura atriale, simili a quelli
di un sacchetto di plastica pieno di vermi). La fibrillazione atriale non determina
contrazioni efficaci dell’atrio sinistro, e quindi il sangue ristagna in tale cavità cardiaca.
Nell’atrio sinistro si forma un trombo che si ingrandisce fino a raggiungere quasi le
dimensioni dell’atrio stesso (trombo a palla). Tale trombo permette il flusso sanguigno
nello spazio che rimane tra il trombo e la parete atriale, ed il sangue con il suo flusso
“traumatizza” il trombo determinandone la frammentazione ed il processo di
embolizzazione. In patologia umana, infatti, la steno-insufficienza mitralica è
tristemente nota come “la malattia embolizzante per eccellenza”. E’ doveroso notare
che il trombo a palla atriale costituisce una eccezione alla definizione di “trombo”, i
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