CASTORIA
• 14.11.07……………………………………………………………………………………..pag 2
• 21.11.07……………………………………………………………………………………..pag 9
• 28.11.07……………………………………………………………………………………..pag 18
• 04.12.07……………………………………………………………………………………..pag 25
• 05.12.07……………………………………………………………………………………..pag 30
• 10.12.07……………………………………………………………………………………..pag 36
• 21.02.08…………………………………………………………………………………..…pag 39
• 22.02.08……………………………….…………………………………………………….pag 44
• 25.02.08……………………………………………………………………………………..pag 48
• 28.02.08…………………………………………………………………………..…………pag 52
• 26.03.08……………………………………………………………………………………..pag 57
• 28.03.08……………………………………………...……….……………………………..pag 62
• 31.03.08……………………………………………………………………………………..pag 67
• 03.04.08…………………………………………………………………………..…………pag 72
• 04.04.08 ………………………………………………………………………….…………pag 85
MIGLIACCIO
• 20.02.08……………………………………………….…………………………………….pag 90
• 27.02.08 non c’è (malattie d’accumolo)
• 05.0308………………………………………………….………………...………………...pag95
• 12.03.08……………………………………………………………………………………..pag
107
• 19.03.08………………………………………………………………………………..……pag116
• 02.04.08…………………………………………………………………………………..…pag
120
• 09.04.08……………………………………………………………………………………..pag
125
• 16.04.08……………………………………………………………………………………..pag
131 1
• 23.04.08……………………………………………………………………………………..pag
137
• 30.04.08 non c’è (mineralcorticoidi e gonadi)
• 05.05.08 non c’è (fisiopatologia deglio ormoni sessuali)
• 07.05.08……………………………………………………………………………..………pag
140
• 13.05.08……………………………………………………………………….…………….pag
146 ALTUCCI
• 03.03.08 non c’è (neoplasie)
• 05.03.08 non c’è (neoplasie)
• 06.03.08…………………………………………………………………..…………………pag
151
• 10.03.08………………………………………………………………………………..……pag
156
• 13.03.08……………………………………………………………………………………..pag
174
• 17.03.08 non c’è (anemie)
• 07.04.08 non c’è (leucemie)
• 10.04.08 non c’è (cancerogenesi chimica)
• 11.04.08 non c’è (marcatori tumorali)
• 14.04.08 non c’è (cenni sulla fisiopatologia dell’apparato respiratorio)
• 12.05.08 non c’è (cenni sulla fisiopatologia dell’apparato urinario)
14.11.07 patologia generale APOPTOSI E DANNO CELLULARE
Risposta al danno: maniera in cui il nostro organismo e le nostre cellule vanno incontro ad i danni che
possono essere di natura diversa: chimici, fisici, endogeni (per esempio, malattie autoimmuni), o
esogene (virus batteri e parassiti).
La risposta di una cellula al danno si può risolvere con: 2
– Morte cellulare , che può essere casuale o programmata;
– Risposta di tipo infiammatorio .
Lo studio della patologia generale è lo studio dei meccanismi generali che regolano la risposta al
danno, inoltre, definisce l’aspetto eziologico (ossia la causa della malattia) e, ancora, i meccanismi
patogenetici ( che sono principalmente meccanismi molecolari) con cui la malattia e la risposta al
danno si manifestano (ossia il modo in cui quella cellula si trasforma e risponde al danno) una volta ci si
focalizzava più sugli aspetti macroscopici e anatomopatologici.
Quando una cellula subisce un danno possiamo avere all’interno di questa cellula due tipi di risposta: una risposta di tipo
adattativo e una risposta di tipo non adattativo, che porterà, poi, la cellula alla morte, che, a sua volta, si può svolgere in diverse
maniere.
Per risposte adattative intendiamo quelle risposte che la cellula adotta, in determinate circostanze, mantenendo la propria vitalità.
Es.: andando tutti i giorni in palestra si esercitano continuamente le cellule muscolari; in questo caso si parla di risposta adattativa,
che, consiste in un ipertrofia (aumento del volume cellulare) delle cellule muscolari.
*esistono delle cellule che sono dette stabili, delle cellule perenni e delle cellule che proliferano continuamente.
– Per cellule che proliferano continuamente si intendono, ad esempio, quelle degli epiteli intestinali o degli epiteli bronchiali,
che duplicano continuamente attraverso il ciclo cellulare (mitosi). In caso di insulto, queste cellule risponderanno con un
aumento del loro numero (iperplasia).
– Nel caso delle cellule muscolari, che non possono duplicare, essendo cellule ben differenziate (stabili) che non vanno in
ciclo, l’unica cosa che possono fare è aumentare di volume.
– Ancora, le cellule perenni sono le cellule del SN, i cardiomiociti, quindi, in caso di danno a queste cellule la risposta cellulare
sarà un ipertrofia. *
Poi, ancora, si può avere l’atrofia, ad esempio, delle cellule della ghiandola mammaria dopo l’allattamento, cioè la cellula si
rimpicciolisce perché vengono sottratti i nutrienti degli ormoni che sono responsabili dei processi di adattamento, oppure, sempre
la ghiandola mammaria durante la menopausa va incontro ad atrofia in quanto si abbassano i livelli di quegli ormoni responsabili
della proliferazione e del differenziamento. Un'altra risposta di tipo adattativo è la metaplasia che è una risposta, più che altro, di
tipo differenziativo, infatti, vuol dire, ad esempio, che una cellula che normalmente è di tipo cilindrico diventa di tipo pavimentoso
(come accade, ad esempio, agli epiteli bronchiali dei fumatori: la nicotina trasforma le cellule dell’epitelio bronchiale da un
fenotipo all’altro). Talvolta, con il persistere nel tempo di una metaplasma, può insorgere un processo neoplastico e, quindi, un
tumore.
La risposta al danno può essere anche di tipo non adattativo, per esempio, se la cellula ha una riduzione dell’apporto di ossigeno
(ipossia) o dell’apporto sanguigno (ischemia)o un insulto chimico o fisico. In questo caso, in relazione all’entità e al tipo di
insulto, si ha una risposta non adattativa che è definita in patologia generale come danno cellulare, che può essere reversibile o
irreversibile. Esiste un punto critico all’interno della cellula al di là del quale il danno diventa irreversibile.
La stessa ipertrofia può essere una risposta di tipo non adattativi. E’ questo il caso dell’infarto del miocardio, dove, il processo
ischemico provoca, nell’area colpita, un’ipertrofia (ad esempio, del setto interventricolare, che porta, praticamente sempre, a
scompenso cardiaco.
I meccanismi di morte cellulare più conosciuti sono necrosi e apoptosi.
La necrosi è una morte casuale della cellula (che la cellula non decide di per sé). E’caratterizzata, dal punto di vista morfologico,
da:
1. degradazione casuale del DNA,
2. dilatazione e rottura della membrana cellulare,
3. vacualizzazione del citoplasma
4. soprattutto, rigonfiamento mitocondriale.
Questo tipo di morte cellulare avviene con la rottura degli organelli cellulare e non ha un aspetto biochimico particolare che la
definisce e la caratterizza.
Se, invece, parliamo di apoptosi, parliamo di una morte che viene detta anche geneticamente programmata. Questo tipo di morte è
caratterizzata da cambiamenti morfologici specifici che consistono in:
1. frammentazione del nucleo in tanti corpi apoptotici che sono poi rivestiti da una membrana;
2. DNA laddering, ossia, quel processo che porta durante l’apoptosi alla frammentazione del DNA attraverso l’azione di alcune
precise DNAasi che lo rompono in punti ben determinati, così da avere frazioni di cellula precise, tutte dello stesso peso (e
per questo si parla di una rottura non casuale del DNA). 3
3. condensazione della cromatina,
4. formazione di bolle sulla membrana cellulare
5. frammentazione di questa cellula in tanti corpi apoptotici.
Il processo apoptotico è regolato da alcune proteine specifiche (programmato geneticamente). Dal punto di vista biochimico è
caratterizzato dall’attivazione delle caspasi (enzimi che clivano le proteine intracellulari).
*il processo di attivazione delle caspasi è l’aspetto più importante dell’apoptosi*
Esistono ancora altri tipi di morte cellulare come l’autofagia, caratteristico, ad esempio, di quelle persone che presentano
neoplasie. In caso di tumore, i pazienti vengono sottoposti a terapie antineoplastiche, molto spesso aggressive (chemioterapie ed
antagonisti steroidei [donne con tumore al seno]), la cellula mangia sé stessa. Il processo è caratterizzato da
1. condensazione della cromatina
2. attivazione di alcuni enzimi lisosomiali.
Questo processo è caspasi-indipendente.
Inoltre un altro tipo di morte cellulare è la cosiddetta catastrofe mitotica. Durante le varie fasi del ciclo cellulare esistono 4 punti
di controllo (check point)
1. nella fase G1-S
2. nella fase G2-M
3. durante la fase S
4.
5. durante la fase M, ossia quando la cellula si deve duplicare in due cellule figlie.
In questo punto, se vi sono delle aberrazioni di cui la cellula si rende conto e che non le permettono la normale divisione, si può
avere un processo di morte cellulare che viene appunto definita catastrofe mitotica (descritto solo negli ultimi anni). Questo
processo, biochimicamente, è caratterizzato da un anormale attivazione del complesso ciclina b/CDK1 (che regola la fase M del
ciclo cellulare).
Infine, altro processo di morte cellulare è la morte per invecchiamento cellulare, caratterizzato da: granulazioni citoplasmatiche
e, dal punto di vista biochimico, dall’aumento dell’enzima
β-galattosidasi. I processi che inducono la morte per invecchiamento cellulare sono, per esempio, la produzione di specie reattive
all’ossigeno (ROS) [composti piuttosto instabili che molto spesso attivano delle proteine intracellulari, come, per esempio, le
proteine della famiglia ras, che sono degli oncogeni e dei trasduttori del segnale e sono delle piccole proteine che legano il GTP
che, quando vengono attivate all’interno della cellula, possono dare sia la trasformazione neoplastica sia l’invecchiamento
cellulare].
Cause che inducono il danno cellulare
– può essere dovuto all’ipossia (diminuzione dell’apporto di ossigeno alle cellule).Le patologie umane più eclatanti in cui si
verificano questi casi di ipossia sono le anemie, in cui, questi fenomeni ipossici sono dovuti al fatto che l’ossigeno non può
essere trasportato bene ai tessuti.
– agenti fisici : radiazioni, raggi UV, alte e basse temperature (che possono portare a congelamenti, assideramenti o possono
portare a delle ustioni) ,
– agenti chimici : farmaci, che, se assunti in maniera non corretta, possono dare origine a delle malattie iatrogene (dovute
proprio al fatto che si somministrano per lungo tempo dei farmaci che accumulandosi possono dare origine ad un danno
cellulare specialmente a livello del fegato e del rene perché proprio da questi organi vengono metabolizzate la maggior parte
delle sostanze chimiche [soprattutto a livello della cellula epatica]).
– agli agenti microbiologici (batteri, virus, micoplasmi, parassiti) che possono dare malattia.
– reazioni autoimmuni in cui l’organismo sintetizza autoanticorpi diretti contro costituenti della stessa cellula e abbiamo
quindi un danno cellulare.
– alle malattie genetiche
– a squilibri nutrizionali, carenze di vitamine, diete povere di proteine..
I meccanismi del danno cellulare dipendono, innanzitutto, dal tipo di danno, dalla sua durata e dalla sua gravità; es.: un laccio
emostatico legato all’arto inferiore, tenuto a riposo, non provoca danno, anche se viene tenuto per 10-15 minuti, in quanto,
l’azione è volontaria e non si sta effettuando uno sforzo fisico. Quindi la risposta al danno dipende dall’entità del danno che, a sua
volta, dipende, soprattutto, dalla sede (un conto è avere un danno ad un arto o diverso è invece avere un danno al SN o ai
cardiomiociti: l’attività del sistema nervoso non è controllata dalla volontà, le cellule del sistema nervoso devono funzionare
continuamente, così come i cardiomiociti).
*La durata è importante perché, ad esempio, sottoponendo il cuore ad un processo ischemico, si comincia a vedere il danno, da un
punto di vista morfologico, solo se l’ischemia si è protratta per un certo tempo. Un’ischemia transitoria è sicuramente indice di
una disfunzione circolatoria
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