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PATOGENESI

L’enzima G6PDH catalizza la reazione di deidrogenazione del G6P a F6P con produzione di

NADPH(H+)

La G6PDH è espressa in tutti i tessuti ma il suo deficit si manifesta essenzialmente negli eritrocicti.

Le unità riducenti prodotte sono indispensabili nelle reazioni di riduzione del glutatione

Il glutatione è una molecola antiossidante che previene l’ossidazione dell’Hb e la

conseguente denaturazione. L’ossidazione dei gruppi –SH dell’Hb porta alla

denaturazione della proteina che precipita (corpi di Heinz), i precipitati danneggiano

⇒ ⇒

la membrana cellulare emolisi, dimuiscono la plasticità sequestro splenico

L’insufficiente attività enzimatica si traduce in

una minore capacità delle emazie di resistere al

danno ossidativo con accorciamento della loro

emivita.

Sono state descritte centinaia di mutazioni alleliche di cui la

maggior parte non produce alcuna manifestazione clinica I

.

difetti molecolari consistono essenzialmente in mutazioni

puntiformi della sequenza codificante, che comportano

sostituzioni aminoacidiche; non sono note mutazioni di tipo

null. Quelle più comuni sono:

le varianti mediterranee attività<10% (forma grave),

le varianti africane A (forma lieve),

Mahidol (forma moderata)

Canton (forma grave) nel sud-est asiatico.

DECORSO CLINICO E DIAGNOSI:

La sintomatologia clinica dipende dal tipo di mutazione. La maggior parte delle persone

affette è asintomatica, anche se alcuni pazienti presentano ittero neonatale e anemia

emolitica acuta, dopo infezione o ingestione di farmaci ossidanti (compresi alcuni farmaci

antimalarici) o di fave (favismo) emolisi acuta autolimitantesi in seguito a stress

ossidativo.

INFEZIONI: epatiti virali, polmonite, febbre tifoide.

La crisi emolitica si manifesta improvvisamente a 12-48 ore dall’ingestione dei farmaci o dei

cibi indicati, possono insorgere tachicardia, astenia, respiro difficoltoso, pallore abnorme,

ittero, febbre, urine di colore scuro, dolori muscolari, perdita di conoscenza. Terapia: riposo

assoluto, idratazione, ospedalizzazione ed eventuale emotrasfusione.

DIAGNOSI: al di fuori delle crisi emolitiche questi individui sono ematologicamente

normali. L’emolisi è sia intra- che extravascolare

emazie con corpi di Heinz, reticolocitosi spiccatissima

dosaggio dell’attività enzimatica della G6PDH rispetto ad altri enzimi (piruvato

chinasi o esochinasi)

iperbilirubinemia indiretta

EMOGLOBINURIA PAROSSISTICA NOTTURNA

EZIOLOGIA: mutazione del gene per il glicosilfosfatidilinositolo glicano A (PIGA)

essenziale per il corretto ancoraggio di alcune proteine alla membrana cellulare

mediante glicosilfosfatidilinositolo. Non è ereditaria.

PATOGENESI

Il glicosilfosfaditilinositolo è un fosfolipide che ancora alcune proteine alla membrana cellulare

La mutazione somatica del gene PIGA colpisce le cellule staminali

pluripotenti: la progenie clonale (eritrociti, piastrine, leucociti)

presenta deficit di tutte le proteine che sono ancorate mediante

GPI, tra queste alcune inattivano il complemento sensibilità alla

lisi mediata dal complemento.

DECORSO CLINICO E DIAGNOSI:

Nel 25% dei casi si ha emolisi intravascolare che si presenta in forma parossistica e

notturna. La maggior parte dei casi presenta emolisi cronica senza che si manifesti

una drammatica emoglobinuria. Sono manifestazioni cliniche le frequenti trombosi

venose delle vene epatiche, portali e cerebrali che sono fatali nel 50% dei casi. La

sopravvivenza media è di 10 anni. Talora evolve in altre alterazioni delle cellule

staminali: anemia aplastica, leucemia acuta.

ANEMIE IMMUNOEMOLITICHE

Dovute alla presenza di Ab nel siero capaci di legarsi alla membrana eritrocitaria che

determina un accorciamento della vita media delle emazie in circolo con conseguente

emolisi, immediata o ritardata.

CLASSIFICAZIONE:

DA ALLOANTICORPI:

malattia emolitica del neonato

reazione emolitica trasfusionale

DA AUTOANTICORPI

:

da anticorpi caldi (primaria e secondaria)

da anticorpi freddi (primaria e sacondaria)

da anticorpi bitermici (primaria e secondaria)

DA FARMACI

:

formazione di anticorpi anti-eritrocitari

adesione alla membrana eritrocitaria (legame ad alta affinità e

legame a bassa affinità)

adsorbimento proteico

I GRUPPI SANGUIGNI

Nell’uomo sono stati identificati 26 gruppi sanguigni che comprendono 228

antigeni. Esistono, inoltre, anche altri tipi di antigeni che non sono stati attribuiti

a nessun gruppo. Gli antigeni eritrocitari possono essere:

PROTEINE

GLICOPROTEINE

GLICOLIPIDI

La maggior parte degli antigeni sono sintetizzati dai GR stessi, mentre altri

vengono adsorbiti a livello di membrana dal plasma. Alcuni sono GR specifici, altri

sono espressi da tutte le cellule dell’organismo.

International Society of Blood Transfusion Terminology

Nel 1980 la ha fornito le linee guida per una

comune classificazione e nomenclatura dei gruppi sanguigni. Questi vengono classificati in sistemi,

collezioni e serie. Aggiornamento del 2001: 26 sistemi, 5 collezioni, e 2 serie.

SISTEMA: gruppo di antigeni geneticamente discreti codificati da un locus o da pochi loci strettamente

correlati (sistema ABO, sistema Rh, Sistema Kell, Sistema MS, …..)

COLLEZIONE: raggruppamenti di antigeni strettamente correlati tra loro (geneticamente,

biochimicamente, sierologicamente) ma che non sono geneticamente distinti da tutti gli altri

raggrupamenti

SERIE: serie 700 che comprende gli antigeni a bassa frequenza (< 1% della popolazione), serie 901 che

comprende gli antigeni ad alta frequenza (> 90%)

IL SISTEMA AB0

• identificato nel 1900 da Landsteiner: i GR di alcuni individui posi a contatto con il siero di

altri agglutinavano.

• da allora è rimasto il sistema più importante.

• sulla base della presenza o assenza di questi Ag sui GR si distinguono 4 gruppi: A, B, AB e 0.

Successivamente lo stesso Landsteiner identificò un altro AG del gruppo A dotato di minor

potere antigenico e lo identificò come A . Quindi, i gruppi sono 6.

2.

• I gruppi più frequenti sono il gruppo 0 ed il gruppo A: 39% e 43% della popolazione

rispettivamente. Il gruppo B costituisce il 12%, l’AB è il meno frequente, 3%.

• nel siero degli individui di gruppo A sono presenti agglutinine antiB, nel siero degli individui

di gruppo B sono presenti agglutinine antiA, nel siero degli individui AB non sono presenti

agglutinine, nel siero dei pazienti di gruppo 0 sono presenti entrambe le agglutinine.

• gli Ag sono presenti nei GR fin dalla nascita mentre le corrispondenti agglutinine sono

assenti al momento della nascita; la loro produzione inizia al momento della nascita ed al 6°

mese raggiungono livelli pari a quelli dell’adulto.

• le agglutinine antiA ed antiB sono Ab naturali in quanto compaiono naturalmente sotto

l’influenza di fattori ereditari e non sono la conseguenza di una reazione immunitaria.

• le isoagglutinine del sistema ABO sono in genere una miscela con prevalenza di IgM e in

minore quantità di IgG, attività termica a 37°C ed entrambe in grado di attivare il

complemento.

• ci sono tre alleli genici del sistema AB0 (A, B e 0) che sono ereditati mendelianamente. A e

B sono codominanti mentre l’allele 0 è recessivo:

A genotipo AA o A0

8Fenotipo B genotipo BB o B0

8Fenotipo AB genotipo AB

8Fenotipo 0 genotipo 00

8Fenotipo

• i geni A, B e 0 codificano per enzimi coinvolti nella sintesi di specifiche catene glicidiche

sulle componenti di membrana


PAGINE

29

PESO

1.13 MB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Docente: Teti Diana
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Teti Diana.

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