PRINCIPI DI DIAGNOSTICA
Patologia clinica
BIOMARKERS
Un biomarcatore, in generale, è un indicatore che dà delle informazioni sulle condizioni di un soggetto
Non è necessariamente di tipo clinico
Può essere:
- indicatore di una patologia, quindi un marcatore diagnostico
può indicare anche la gravità
- indicatore dello stato di salute di un soggetto (temperatura corporea, pressione, battito cardiaco)
- indicatore di quanto una terapia sta funzionando
Forniscono delle informazioni di tipo non necessariamente clinico, ma anche di tipo fisiologico: danno informazioni sullo
stato di salute di un soggetto
I biomarcatori sono usati in diversi campi scientifici, possono essere applicati a diversi ambiti della medicina
Un biomarcatore deve avere delle caratteristiche precise
Esempi livello di glicemia nel sangue
⇾ utilizzato per la diagnosi e il monitoraggio del diabete, quindi sia a livello diagnostico che terapeutico
è anche un obiettivo clinico da raggiungere, il trattamento è corretto se riesce ad abbassare
consente di verificare la progressione e la funzionalità di una terapia
indagini strumentali come la risonanza magnetica, la TC e la radiografia
⇾ esempio: la risonanza magnetica può dare informazioni sulla progressione della sclerosi multipla
sostanze biologiche come gli enzimi che possono trovarsi nel sangue o in campioni tissutali, sono spesso
⇾ utilizzati per la diagnosi
cambiamenti genetici a livello del DNA
⇾
Scopi dell’utilizzo dei biomarcatori
1- Vengono utilizzati per migliorare il più possibile il trattamento clinico di un paziente
consentono di misurare la sua condizione e la sua risposta a un trattamento, servono degli strumenti che danno delle
risposte di tipo quantitativo
Se la risposta non può essere misurata direttamente, i biomarkers possono essere una via alternativa per misurare un
risultato clinico sono degli end points surrogati
⇾
consentono una misura indiretta, sono un’alternativa all’utilizzo di diagnosi strumentali che spesso sono invasive
esempio: per l’osteoporosi viene effettuata la misurazione dei marcatori di riassorbimento osseo evita la visualizzazione
dello stato del paziente mediante tecniche come la MOC (ha dei rischi e non può essere fatta total-body)
Vantaggi rispetto alla diagnosi strumentale dell’utilizzo di biomarker come end points surrogati:
- possono essere in grado fare misure più facilmente, più precocemente o più frequentemente mantenendo però
un’elevata precisione
- sono meno invasivi e richiedono una minor quantità di campione
- sono meno influenzati da altri trattamenti
La diagnosi strumentale è utile per fare la diagnosi, mentre non dà delle informazioni così sensibili per verificare la
risposta a una terapia da parte di un paziente
Vengono ricercati dei marcatori sierici che sono sensibili anche a cambiamenti minimi, sono utili per monitorare una
terapia
La terapia per il diabete viene monitorata in base al livello di glicemia del paziente
si verifica l’effetto della patologia (aumento di glucosio nel sangue) tramite una misura indiretta, basta un semplice
esame del sangue sono dei controlli sul paziente che possono essere fatti in periodi ravvicinati
⇾
La diagnosi strumentale dà delle informazioni sulla presenza o meno di una condizione (esempio: vedo una frattura),
il paziente viene poi monitorato con esami del sangue (ricerca di marcatori di riassorbimento osseo)
Esempio: trattamento dell’infezione da HIV e manifestazione conclamata in AIDS
è difficile valutare quanto la malattia progredisce o regredisce in seguito al trattamento, ora viene utilizzato il livello dei
linfociti T CD4+ come end point surrogato
Consente una valutazione indiretta dell’efficacia del trattamento o dello stato di remissione della patologia, è un modo
quantitativo per verificare quanto la terapia è efficace
2- Sviluppo di trattamenti individuali medicina personalizzata
⇾
Esiste un minimo di variabilità delle risposte dei pazienti nei confronti delle terapie, conoscendo queste differenze è
possibile calibrare meglio la terapia in dosaggi e tempistiche
La ricerca di biomarker aiuta a:
- migliorare la predizione del rischio di sviluppare una malattia
- capire come una malattia potrebbe progredire una volta che è stata diagnosticata
- capire come un individuo risponde a un trattamento
Consentono di prendere delle decisioni più sicure ed efficaci in merito a un trattamento poiché forniscono informazioni
fini e specifiche relative allo stato del paziente
Metodo utilizzato nei trattamenti chemioterapici: prima di ogni ciclo vengono fatti degli esami del sangue, in base al
livello del biomarcatore tumorale viene calibrata la terapia
In patologie complesse nelle quali non vi è un marcatore sistemico (come la sclerosi multipla), si fa la risonanza
magnetica per valutare lo stato del singolo paziente, monitorazione che avviene a intervalli più lunghi
Nuovi biomarcatori vengono applicati nel campo della medicina personalizzata
consentono una caratterizzazione a 360° del singolo paziente
Mondo degli omics:
- genomica analisi dei cambiamenti di espressione di un gene
⇾
- proteomica analisi dei cambiamenti dei livelli di una proteina
⇾
- metabolomica analisi delle differenze di alcune molecole che giocano un ruolo fondamentale nella funzione cellulare
⇾
Array di biomarcatori a livelli diversi di produzione di una molecola: livello genetico, trascrizione, traduzione, secrezione e
interazione a livello metabolico
Consentono un’ampia visione del singolo paziente
Non esiste un singolo gold standard, esiste un pannello di biomarcatori che completano il quadro
Sviluppo
Il campo della ricerca oncologica è stato il primo ad adottare i biomarcatori, sono fondamentali nelle patologie
multifattoriali
I biomarcatori sono usati nei trials farmacologici fase II: verifica dell’efficacia
⇾
Nelle fasi finali dello sviluppo di un farmaco vengono usati dei biomarcatori legati alla progressione o meno della
patologia, ma solo un numero limitato possono essere usati come end point clinici durante la fase III di sperimentazione
(conferma dell’efficacia del farmaco)
Il livello di colesterolo totale non è tanto un indicatore del rischio cardiovascolare, è un’informazione troppo generica per
correlarsi al rischio, per questo non è un buon marcatore invece il rapporto VLDL/HLDL dà un’informazione più
⇾
specifica
Prima di introdurre un nuovo biomarcatore nella clinica è necessario dimostrare che è correlato a uno stato clinico
specifico del paziente
Nonostante i trials, ci sono una minima quota di pazienti che non rispondono a una terapia e non si capisce il perché, ma è
necessario trovare una spiegazione esempio: espressione o meno di un recettore, metabolismo del paziente non
⇾
permette l’azione desiderata del farmaco
è utile identificare questi pazienti utilizzando dei biomarkers
I trial clinici per l’introduzione di nuovi farmaci sono spesso molto lunghi: dalla prima definizione della molecola,
sperimentazione in vivo fino alla sperimentazione sull’uomo possono passare anche anni
servono delle risposte specifiche per consentire il passaggio da una fase all’altra, i biomarcatori se sono precisi consentono
una velocizzazione della progressione degli studi risposta quantitativa sulla risposta al farmaco
⇾
Richiesta al comitato etico per la sperimentazione, il numero dei pazienti da arruolare è funzione della variabilità attesa
più è elevata la variabilità attesa, più il numero dei pazienti sarà grande
ma se vi sono dei marcatori, il numero della variabilità attesa è minore, quindi il numero delle persone che parteciperanno
alla sperimentazione diminuisce (più accettabile per il comitato etico)
L’utilizzo dei biomarcatori consente di caratterizzare meglio i pazienti e di studiare in modo più preciso una malattia,
attesa di una risposta precisa e focalizzata
Alcuni pazienti possono essere esclusi a causa della probabilità minore del beneficio atteso o del rischio di sviluppare
effetti avversi
Biomarcatore deve avere una serie di requisiti
- punto di vista tecnico
- regolatorio, legislativo
- etico, deve essere migliore di quello utilizzato in precedenza
Punto di vista tecnico
⇾ deve essere accurato e quindi deve poter discriminare in modo preciso le situazioni positive dalle negative
deve essere sensibile, deve avere una soglia di detection più bassa possibile, è necessario discriminare rumore di fondo
deve essere specifico, non devono esserci falsi positivi o falsi negativi
deve avere un buon rapporto costo-efficacia, deve essere sostenibile dal punto di vista economico
deve essere di facile esecuzione dal punto di vista tecnico e strumentale, deve essere applicabile in tutti i laboratori
I marker prognostici danno informazioni sul grado di evoluzione della malattia
è necessario quantificare se è effettivamente e quanto in grado di dare delle informazioni sull’aggravamento della
patologia
Il superamento della soglia di una determinata misura corrisponde a un determinato rischio
è importante quantificare la capacità predittiva del biomarcatore
Importanza della valutazione statistica: potere predittivo positivo o negativo
Il tutto deve essere calibrato in base alle caratteristiche del paziente
Punto di vista regolatorio
⇾ esistono una serie di registri (FDA, EMA) ai quali bisogna fare affidamento prima di introdurre in commercio o nella
pratica clinica un farmaco o un nuovo biomarcatore
a livello della comunità europea esistono diverse legislazioni specifiche per i diversi stati
validare i biomarcatori può essere un complesso complesso e costoso
Un biomarcatore valido è una molecola o una sostanza che deve essere misurata con un test analitico valido e applicabile
con delle performance stabilite variabilità, cosa ci aspettiamo
⇾
è necessario avere un solido background scientifico (caratteristiche biologiche ideali) dal quale ricavare il cosiddetto
end-point surrogato
Misura quantitativa con un test applicabile nel modo più semplice possibile, deve essere riproducibile in modo tale da
poter ridurre la variabilità e permettere un’interpretazione univoca dei risultati
Misura indiretta ma quantitativa dello stato del paziente
Classificazione dei biomarkers
Tipo 0 descrivono la naturale evoluzione di una patologia
⇾ sintomi classici: molto generali e poco quantitativi
Tipo 1 indicazioni sull’efficacia o meno di una terapia
⇾ misura indiretta di come si sta evolvendo la patologia e degli effetti della terapia
Tipo 2 end-point surrogati
⇾ aumento della specificità e precisione, sostituiscono in modo completo un parametro clinico
correlazione diretta con un parametro clinico
A seconda della caratteristica sulla quale basiamo un biomarcatore, ne esistono diversi tipi:
- basati sullo stato della patologia e la sua progressione
danno maggiori indicazioni
markers di detection
⇾ markers di prediction
⇾
associati all’efficacia di un trattamento, mi aspetto che il paziente risponda al trattamento in un determinato modo
markers di diagnosi
⇾ markers di prognosi
⇾ come evolve la malattia
- basati sulla molecola specifica
come markers di DNA, RNA, proteine, enzimi, carboidrati
- basati su altri criteri
imaging, markers di patologia come livelli ormonali e metabolici
I marker possono essere presenti in liquidi biologici e venire rilevati grazie a:
- laboratory tests come l’ELISA e i vari -omics
- misurazioni dello stato fisiologico del paziente come la pressione, il ritmo
cardiaco, …
- misurazioni elettrofisiologiche come l’ECG e l’EEG
- esami istologici (biopsia) e citologici (pap-test)
- imaging (PET, TC, RMN)
Variano a seconda dell’obiettivo clinico (diagnostico, di monitoraggio o prognostico)
E’ necessario definire un end-point clinico
come si sente il paziente, le sue funzionalità e la sopravvivenza
I biomarcatori farmacodinamici permettono la valutazione della
risposta a un farmaco
ad esempio i markers tumorali non sono diagnostici, ma vengono
utilizzati per valutare la risposta di un paziente alla terapia
Gli end-point surrogati sono dei biomarcatori correlati direttamente
a uno stato clinico, sostituiscono gli end-point clinici
Predicono i benefici clinici o i potenziali danni basati su evidenze epidemiologiche, patofisiologiche, terapeutiche, …
Ad esempio: in caso di osteoporosi, i marcatori di rimodellamento osseo valutati nel sangue sono strettamente correlati
allo stato di densità ossea dell’intero sistema scheletrico
livelli di glicemia nel sangue e diabete
Legame diretto e univo, l’end-point surrogato è un sostituto della valutazione clinica
Correlazione tra i biomarcatori I marcatori farmacodinamici rappresentano un sottoinsieme di biomarcatori
sono sensibili al trattamento con la terapia e indicano quanto essa è efficace
Al loro interno si trovano gli end-point surrogati
sono ancora più precisi perché correlano direttamente con lo stato clinico
(sottoinsieme dei biomarcatori e dei marcatori farmacodinamici)
END-POINT SURROGATO
Parametro clinico o di laboratorio che può essere utilizzato in trial come sostituito dell’end-point clinico del paziente
I cambiamenti indotti da una terapia a livello di un end-point surrogato, riflettono i cambiamenti a livello dell’end-point
clinico
Esempio: riduzione della glicemia, riduzione della proliferazione neoplastica
Un biomarker è un endpoint surrogato se è in grado di predire dei benefici o dei danni clinici basati su evidenze
epidemiologiche, terapeutiche o patofisiologiche
La relazione fra biomarker e stato clinico può essere:
- inaffidabile
correlazione poco favorevole, troppo variabili e per questo non possono essere degli end-point surrogati
PSA utilizzato per la diagnosi del carcinoma prostatico, ma non varia in risposta a una terapia, quindi non può essere
utilizzato per il monitoraggio
- fotografia precisa della condizione clinica
il pieno effetto della terapia è osservabile mediante una valutazione del marker
end-point surrogato per ora non ne esiste solo uno così preciso, necessario analizzare un pannello di biomarcatori
⇾
diversi
- il trattamento farmacologico o chirurgico non è necessariamente correlato a uno stato clinico rilevabile con un
biomarcatore
la terapia ha un effetto indipendente su marker ed endpoint
il biomarcatore è solo parzialmente un end-point surrogato
esempio: in un paziente diabetico, la glicemia è altamente variabile, per questo si valuta ad esempio l’emoglobina glicata
nel tempo
- nelle malattia multifattoriali o nelle patologie in cui si targetta solo un suo specifico aspetto di una patologia
la terapia ha effetto favorevole sul marker ma non ha effetto o ha effetto sfavorevole sulla malattia o sullo stato di
benessere
biomarker ha poco uso pratico come end-point surrogato
Caratteristiche di un biomarcatore ideale
- deve avere un’alta sensibilità, specificità, accuratezza e alto potere predittivo
- deve essere sicuro e semplice da misurare
- deve tenere conto delle diverse caratteristiche del paziente
- deve essere modificabile con il trattamento
- deve avere un buon rapporto costo-beneficio
- deve essere consistente per le varie etnie e sessi
I biomarkers possono essere utilizzati
nei trials clinici e quindi per lo sviluppo di nuovi farmaci
⇾ per test di screening
⇾ deve permettere di discriminare tra lo stato sano e la malattia asintomatica
devono consentire di dare una fotografia della situazione dell’organo/apparato
per fare valutazioni sul rischio
⇾ soglia tra la condizione patologia e la condizione sana, pone determinato rischio
per monitorare la terapia o per selezionarle una addizionale
⇾ soprattutto per effettuare diagnosi: stadio e grado di severità della patologia,
⇾ selezione della terapia iniziale e monitoraggio di un’eventuale recidiva
Una volta fatta la diagnosi basata sulla valutazione della patologia in termini di gravità e stadio, viene scelta la terapia e il
trattamento
Vengono utilizzati dei marcatori a macropannelli come gli omics
Classi di biomarker utilizzati in trials si basano su due caratteristiche:
- sicurezza
safety biomarker
deve essere sicuro, è necessario che non sia tossico per il paziente (deve essere biocompatibile)
Deve essere valutata la tossicità:
⇾ a livello renale
⇾ a livello epatico
creatinina ematica, azoto ureico
⇾ a livello ematologico
ematocromo citometrico
⇾ a livello di sicurezza ossea
calcio sierico e livelli di fosfato inorganico
alcuni farmaci vanno a indebolire il tessuto osseo, rischio accettabile di fronte a potenziale grande beneficio
⇾ valutazione della sicurezza a livello del metabolismo
glucosio nel sangue, trigliceridi, colesterolo totale, LDL, HDL
⇾ altri biomarcatori di sicurezza
livelli di immunoglobuline sieriche, di proteina C reattiva, fibrinogeno
TSH, tiroxina, testosterone, insulina
lattato de-idrogenasi LDH, creatinin-chinasi CK, troponina cardiaca
- efficacia
efficacy biomarker
danno indicazioni sullo stato clinico del paziente e permettono valutazioni sull’efficacia del trattamento
sono quantitativi
quanto più la variazione è alta, tanto più il biomarcatore è sensibile nel dare informazioni sull’efficacia del trattamento
usati per dimostrare un cambiamento dello stato clinico di un paziente in una buona percentuale dei soggetti
A seconda dell’obiettivo, i biomarcatori di efficacia possono essere:
farmacodinamici
⇾ valutano la funzionalità di un farmaco
predittivi
⇾ stratifica la popolazione dei pazienti in responder e non-responder per un determinato trattamento
selezione solo dei teorici responder, pazienti che avrebbero benefici
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Appunti Biotecnologie nella diagnostica di laboratorio e fondamenti di statistica
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Esercitazione Biotecnologie nella diagnostica di laboratorio e fondamenti di statistica
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Modulo di biotecnologie nella diagnostica di laboratorio (esercitazioni in aula)
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Prof. Capitanio biotecnologie mediche (esame di biotecnologie in diagnostica di laboratorio e fondamenti di statist…