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Parziale di Istituzioni di diritto romano I

Appunti di Istituzioni di diritto romano basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Maganzini dell’università degli Studi di Milano - Unimi, della facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea in giurisprudenza . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Istituzioni di diritto romano docente Prof. L. Maganzani

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ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO I

IL DIGESTO

Pubblicato con le Istitutiones nel 533, ne rimangono solo alcuni frammenti, complessivamente

definiti Lettera Bononiensis o Vulgata, e uno scritto fiorentino, Littera Florentina, scritta in modo

molto chiaro e semplice perché Giustiniano stesso vietò le abbreviazioni, tipiche della scrittura

amanuense, poiché TUTTI DOVEVANO ESSERE IN GRADO DI LEGGERLO.

Il testo del Corpus era in latino ma fu tradotto anche in greco, tanto che Basilio il Macedone nel IX

sec scrisse “ta basilikata" in cui riassunse e tradusse in greco il Corpus, basandosi sui testi dei

maestri, che avevano tradotto il testo in greco o ne avevano tratto riassunti e parafrasi per i propri

studenti greci.

Anche presso i barbari il diritto romano era diffuso, perché lì vigeva il PRINCIPIO DI

PERSONALITA’, cioè ciascuno applicava il diritto della propria nazione e, siccome vedevano con

ammirazione al diritto romano, lo presero come esempio anche nell’erogare proprie leggi INFATTI

circolavano sia i primi 9 libri del Codex che le Institutiones che il Digesto, tanto il diritto romano

confluì nella Lex Wisigotarum e nella lex Burghundiarum INOLTRE in questo periodo viene meno il

tipo di scuola “classica” e si inizia a studiare nelle cattedrali e nei monasteri = L’INSEGNAMENTO

E LO STUDIO SONO IN MANO ALLA CHIESA che divide lo studio in TRIVIO (grammatica,

retorica e dialettica) e QUADRIVIO (aritmetica, geometria, musica e astronomia) = NON ESISTE

PIU’ L’INSEGNAMENTO SPECIFICO DEL DIRITTO, che tornerà solo con IRNERIO nell’XI sec,

un maestro d’arti liberali di Bologna, che deciderà di insegnare SOLO diritto e recupera alcuni testi

del Corpus (Insitutiones, Codex e Digesto, ma non le Novellae perché non le ritiene originali), che

era caduto in disuso quando i barbari a Roma sterminarono i maggiorenti romani nel VI sec e

dunque nessuno era più in grado di leggerlo = nascono le università di Pavia e Bologna e,

essendo uniche in tutta l’EU, vi sono anche molti stranieri E sono gli studenti a comandare

l’università (il rettore è uno studente) e a mettere alla prova gli insegnanti perché la materia di

studio, i testi erano molto difficili e i professori dovevano essere il più competenti possibile = in

questo ambiente nasce la Lettera Vulgata INFATTI gli studenti crearono un centro di copiatura

all’interno dell’università, composto da copisti pagati, affinché alla fine del proprio corso lo studente

potesse avere una propria copia del testo = siccome gli studenti scrivevano sul testo le proprie

glosse (pag 402), gli insegnanti, nel XIV sec, scrivevano libri (pag 400) che già erano dotati di

glosse, che vennero poi applicate anche nei tribunali = la Vulgata contiene manoscritti man mano

glossati.

METODO DI COMPILAZIONE DEL DIGESTO (PAG 52)

Teorie:

1. la prima è quella di BLUHME che si basa su due osservazioni:

a) i frammenti sono divisi di regola in 3 gruppi, detti masse (sabiniana, edittale e papinianea) più

un piccolo gruppo di opere, Appendix, che raccoglie testi il cui spoglio incominciò in

un’avanzata fase dei lavori, quando i primi libri erano già stati completati;

b) in ogni gruppo la sequenza dei testi tratti dalle diverse opere è pressoché costante, sebbene il

sistema non fosse rigido e ammettesse spostamenti fuori massa.

Secondo Bluhme i compilatori si divisero in tre gruppi, ciascuno con una massa, e spogliano i testi

uno ad uno, si confrontavano con il Codex e ciò che veniva estrapolato veniva posto sotto una

rubrica, che bisognava mutuare dal codice o dall’Editto o dallo stesso testo, dopo di che si poteva

modificare, tagliare o modernizzare il testo INFINE, dopo che tutto ciò fu fatto per tutte le masse, si

ebbero le Pandette, che vennero confrontate e modificate qualora ci fossero ripetizioni o

contraddizioni e vi si aggiungessero i supplementi del caso. Ciò che era rimasto senza

collocazione venne poi posto in coda alla prima;

2. HOFMANN: tesi del Predigesto = troppo pochi 3 anni per crearlo = esistevano opere già

sistemate;

3. VERRI e MANTOVANI smentiscono Hofmann = troppa regolarità;

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4. HONORE’ = la commissione si divise in tre gruppi, in base alle masse, e poi in due sottogruppi

ciascuna con un commissario e mezza massa da analizzare, intanto gli 11 avvocati giravano

tra i gruppi per dare consulenza;

5. Smentito da OSLER: i suoi calcoli sono basati su ipotesi = non sono attendibili;

6. MANTOVANI: prima vennero consultati le opere che trattavano temi autorevoli, il resto fu

organizzato per temi omogenei, poi ci si dedicò alle opere più specialistiche = FU UNA

LETTURA PILOTATA.

LE INTERPOLAZIONI (PAG 57)

Si tratta di tutte le alterazioni dei testi giurisprudenziali classici compiute dai compilatori

giustinianei, sia al fine di adeguare il contenuto ai tempi sia al fine di eliminare contraddizioni,

parole superflue o ripetizioni.

Un approccio storico, cioè cercare di capire quali e dove fossero le varie interpolazioni, lo si ebbe

solo a partire dall’800/900, quando il diritto romano cessò di essere considerato come diritto

vigente e furono inaugurate le codificazioni nazionali MA tra gli studiosi si diffuse la tendenza ad

appiattire il diritto romano riducendolo all’età classica la multiformità della realtà descritta dai

giuristi e il diritto da loro impersonato = testi che portarono l’attenzione sulle interpolazioni o sulle

glosse post-classiche:

A. Index interpolationum (1929-1935): documenta la ricerca interpolazionistica;

B. Indice delle parole, frasi e costrutti ritenuti indizio di interpolazione nei testi giuridici romani

(1927 G. Citati): elenco alfabetico di tutte le parole considerate indici di sospetto;

Metodi più corretti di ricerca delle interpolazioni rispetto a quello linguistico:

1. Confronti testuali;

2. Metodo poligenetico: si basa sulla collocazione di un frammento nell’opera originaria,

rilevabile dall’inscriptio = se un istituto classico è diventato desueto in epoca giustinianea, così

è molto facile da individuare, perché ci saranno delle incongruenze (ex. Mancipatio e fiducia);

3. Basilici: compilazione bizantina del IX sec ricca di scolii;

4. Criteri storici.

LA TRADIZIONE MANOSCRITTA DEL DIGESTO (PAG 61)

Il testo del Digesto ci è pervenuto attraverso un manoscritto in pergamena, la c.d. littera Florentina

(VI sec), e una serie di frammenti detti complessivamente Vulgata o lettera Bononiensis (XI sec),

copiati a partire dalla rinascita della scuola di Bologna.

La prima notizia dell’esistenza della Florentina ci perviene da una citazione di Rogerio nel XII, in

merito ad un frammento del Digesto e facendo riferimento ad una lezione contenuta in una littera

vetus. A Pisa, dove si trovava originariamente il manoscritto, viene considerato una reliquia e

perciò nel 1406 viene portata a Firenze come bottino di guerra e viene collocata nel Guardaroba

del Palazzo Vecchio, fino al 1786 quando viene spostata nella biblioteca Laurenziana, dov’è

tutt’ora conservata.

Originariamente si trattava di un testo in due volumi, ma venne sfascicolato per la copiatura,

contenente anche delle traduzioni latine dei testi greci, aggiunte nel XIV sec.

Testo:

a. la scrittura è di tipo onciale, cioè continua e tondeggiante, B-R, per il modo in cui sono scritte

queste due lettere; 4

ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO I

b. il testo è suddiviso in due colonne da 44-45 linee ciascuna;

c. la prima lettera di ogni colonna è sempre più grande (tecnica in voga dal 300 al 700, ma poi

caduta in disuso);

d. Il manoscritto è diviso in 101 fascicoli numerati con numeri romani posti sul recto (pagina di dx)

della prima carta nell’angolo inferiore interno;

e. Le abbreviazioni sono inesistenti (= volere di Giustiniano);

f. : indicano la fine del frammento;

g. :: isolano una legge;

h. Alla fine di ogni frammento ci sono frasi ornamentali (ex la famosa Pulchra quasi stella che

chiude il manoscritto o Feliciter) dette COLOPHON, dal greco cima, compimento;

i. I nomi dei giuristi, i numeri dei libri, i colophon, i titoli e le R di rubrica sono tutti in rosso;

Dove e come è stata scritta la Fiorentina?

Teorie:

1. MOMMSEN: 12 amanuensi e due correttori (il primo corresse dal 1al 18esimo libro e l’altro i

restanti 32) tutti greci. La sua deduzione sulla loro nazionalità parte da alcuni indizi: 1. Errori

derivanti dall’abitudine di scrivere in greco; 2. La scritta greca “ Con buona fortuna a chi scrive

queso libro”. Ritiene invece che i correttori fossero due per tre ragioni: 1. Hanno scritture

diverse; 2. I primo 18 libri sono numerati con lettere greche, gli altri con numeri latini; 3. Gli

aggettivi numerali in esimus sono scritti fino al 18esimo libro titolo V con la n, aggiunta dal

correttore quando lo scriba l’aveva dimenticata, dal 18 esimo titolo V senza la n e dal 32 vi

sono entrambe le forme con rare correzioni della n. Tuttavia Mommsen non sa dire se sia stata

copiata in Italia o a Costantinopoli;

2. KANTAROVICZ: ritiene che ci fossero 13 amanuensi di cui uno solo greco, che i due correttori

fossero greci e che il fosse stata copiata in Italia;

3. LOWE: ritiene che fosse stata scritta a Costantinopoli dal momento che utilizza nuovi metodi di

indagine, non linguistici, ma codicologici e paleografici INFATTI si propose di stabilire se fosse

esistito un centro copiatura bizantino in grado di realizzare un’opera come la Florentina, che

analizzò insieme ad altri frammenti con caratteristiche simili. Concluse che la sede di copiatura

fosse stata Costantinopoli e che gli scribi erano greci sebbene non ignari della pratica scrittoria

latina, grazie ad alcuni indizi: 1. Il colophon “con buona fortuna a chi scrive questo libro; 2. La

pratica greca di indicare l’omissione di un passo e l’inserzione corrispondente a margine con

alcuni segni specifici; 3. L’utilizzo di > per indicare una citazione; 4. La divisione sillabica greca

per andare a capo. TUTTAVIA, pur concordando con Mommsen sulla nazionalità degli scribi e

dei correttori, non concorda sulla data di copiatura, secondo lui dello stesso anno della

pubblicazione del Digesto, mentre Mommsen la collocava qualche qualche generazione dopo

(recentemente è stato scoperto da Stolte che fu copiata non oltre il 557 in base alla sua

divisione tipica del curriculum di studi rispettato fino a quell’anno);

4. CAVALLO E MAGISTRALE: sostengono che sia scorretto escludere totalmente altri centri di

copiatura solo in base alle considerazioni di Lowe, dal momento che quella tecnica scrittoria si

era diffusa anche in altre zone (ex Egitto), che comunque vi è modo di credere che almeno

uno dei correttori fosse latino e che la Fiorentina si trovasse in Italia già dalla tarda età;

Quando è stata scritta la Fiorentina?

1. NORR: sostiene che fosse stata redatta dagli stessi compilatori del Digesto durante la scrittura

del testo INFATTI dei manoscritti della Vulgata nessuno è completo come la Fiorentina (ex

inscirptiones) e che la divisione in paragrafi della scuola bolognese fosse stata introdotta solo

nel XII sec;

2. MOR: la divisione della scuola di Bologna fu poi sistemata da Azzone;

Su cosa si basa la Vulgata?

Secondo alcuni studiosi del 16º secolo come Torelli o Augustin, la Vulgata derivava direttamente o

indirettamente dalla Fiorentina e che dunque le varianti non fossero altro che fortunati errori dei

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ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO I

copisti, secondo altri che derivasse da manoscritto diverso, secondo altre ancora ci sono alcune

parti della Vulgata derivassero dalla Fiorentina. Infatti bisogna riconoscere che la Vulgata presenta

varianti migliori rispetto alla Fiorentina e inoltre che l'ordine di successione degli ultimi frammenti

del Digesto nella Vulgata ricalca quella della Fiorentina diretta sbagliato perché in epoca antica il

legatore aveva erroneamente posto gli ultimi due fogli in modo invertito.

Teorie del secolo scorso;

1. SAVIGNY: ritenne l’esistenza, nella scuola di Bologna, di un manoscritto, una littera vetus,

diverso dalla Fiorentina, da cui derivava la Vulgata, che non era altro che una correzione della

Fiorentina stessa (= spiega così le migliorie della vulgata). Questo manoscritto sarebbe poi

divenuto il testo ufficiale della scuola insieme alla Gossa di Accursio, e poi caduto in disuso

con l'affermarsi della Vulgata;

2. MOMMSEN: fa derivare i codici della Vulgata da un testo perduto, c.d. Codex Secundus (S),

un manoscritto completo in tre volumi copiato dalla Fiorentina, arricchito da glosse e richiami

alle Istituzioni e corretto sulla base di un codice perduto diverso dalla Fiorentina TUTTAVIA il

fatto che abbia tralasciato gran parte dei manoscritti bolognesi, fondandosi essenzialmente

Sulla Fiorentina E solo sui codici più antichi della Vulgata, fu una grande manchevolezza

anche per l'incertezza delle promesse circa S derivante da F;

3. MIQUEL: l'origine di S, sarebbe da individuarsi nel monastero di Montecassino nella 1070

inoltre i più antichi codici la vulgata deriverebbe da S attraverso due appografi (S1 e S2);

4. KANTAROVICZ: ritiene che le emendazioni di S siano da attribuirsi ad Irnerio. Ovviamente ciò

porta ad un'automatica connessione tra la scuola bolognese E la riscoperta del Digesto;

5. MOR: fa derivare S non da F ma da un archetipo corretto sulla base di F ben prima dell’epoca

irniana DUNQUE retrodata la conoscenza del Digesto ad un'epoca precedente a quella

bolognese, rivalutando la scuola di Pavia;

6. PESCANI: la F E il codice da cui trasse origine la vulgata risalirebbe ad un comune archetipo

da cui sarebbero stati copiati sotto dettatura nel VI-VII sec;

7. RADDING: ritiene che la rinascita del Digesto sia da collocarsi nella scuola di Pavia, che

avrebbe apportato alla Fiorentina quelle modifiche presenti nella Vulgata.

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ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO I

I DIGESTA GIUSTINIANEI (DA PAG 15)

Contengono:

1. IUS CIVILE: lo ius civile ha varie fonti:

- in origine coincideva con i MORES, la cui conoscenza ed interpretazione era affidata ai

sacerdoti (casta essenzialmente divisa in auguri, che determinavano la volontà degli dei in

questioni politiche, feziali, cioè si occupano che i riti del diritto internazionale fossero fatti

correttamente e i pontefici, che conoscevano i riti del diritto privato ed erano patrizi ), che erano

di fatto giuristi, fino al IV sec a.C. INFATTI inizialmente Roma era piccola e si fondava su

un’economia agricola DUNQUE vi erano solo istituti giuridici semplici e accessibili solo ai

cittadini> i mores erano tramandati oralmente, tranne che una parte che fu scritta nella LEGGE

DELLE 12 TAVOLE del 451-450 a.C riguardante varie parti del diritto INOLTRE si tramanda che

la giurisprudenza nacque nel 304 a.C quando Gneo Flavio pubblicò il formulario delle azioni

giuridiche, fino a quel momento segreto per tutti meno che per i sacerdoti = nasce la dottrina

giuridica, iurisprudentia, che consisteva nell’attività dei giuristi di rispondere, cavere e agere,

secondo l’idea Ciceroniana, cioè rispondere riguardo ad un problema giuridico, preparare degli

schemi giuridici volti al raggiungimento di un risultato pratico (ex. Contratti, testamenti…) e

nell’assistenza delle parti nella formulazione della presa giuridica in giudizio. > Inoltre in questo

periodo nascono dei nuovi generi letterari, che creano uno schema unitario di trattazione degli

argomenti e all’interno di ciascuno le elaborazioni dei predecessori diventano un punto di

riferimento per i posteriori e su ciò si basa l’interpretatio, cioè un’attività di sviluppo e

adattamento del diritto alle mutate esigenza che ha la funzione di consigliare i magistrati e, nel

principato, di aiutare il princeps nella creazione delle costituzioni OVVIAMENTE divenne poi una

mera opera di sistematizzazione, interpretazione e coordinamento delle varie branche del diritto;

- LEGES ROGATAE, cioè deliberazioni di contenuto normativo (eccezionale) prese dal popolo,

raccolto nei comitia centuriata, a cui si accostarono i comitia tributa, su proposta del magistrato

(i comizi non si riunivano se non convocati) e confermate dall’auctoritas del senato > dopo

Augusto cessarono di esistere i comizi;

- Dal 286 a.C. con la Lex Hortensia furono introdotti i PLEBISCITI, cioè deliberazioni della plebe

riunita in concilia plebis tribuna, equiparati alle leges rogatae (inizialmente erano una

rivendicazione della plebe nei confronti del patriziato);

- LEGES DATAE emanate NON dal popolo ma dai magistrati da esso delegati, ad ex per regolare

l’ordinamento amministrativo della città;

- IUS GENTIUM nasce dopo la prima guerra punica del 264-241 a.C. con l’esigenza, a seguito

dell’espansione dei commerci e delle attività artigianali… di regolare i rapporti tra cives e

peregrini e si basa su: a. Principi comuni ai popoli del Mediterraneo; b. norme consuetudinarie

che vanno a fissarsi nei rapporti commerciali sulla base di buona fede, obbligatorietà, lealtà…>

tutto era fondato sul principio di BONA FIDES, tanto che inizialmente non erano neanche

previste delle punizioni, essendo un principio inviolabile; c. Istituti giuridici romani che vengono

adattati anche ai peregrini; d. Rare ricezioni di istituti stranieri. > viene inoltre istituito un praetor

peregrinus che regolasse i conflitti tra peregrini e cives o tra peregrini, sulla base della buona

fede > accezione di ius gentium: due teorie: Ulpiano e Gaio;

- SENATO-CONSULTI che, dopo l’età repubblicana quando erano solo pareri politici, ma di poco

conto normativo, assumono gradualmente funzione normativa in ambito sia civilistico che

penalistico = inizialmente l’emissione di un senato-consulto su sollecitazione di un console, poi

su proposta imperiale attraverso un’oratio, che veniva quasi sempre soddisfatta (oratio principis

in senatu habita). 7

ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO I

Il concetto di ius civile fu un’espressione in espansione e cangiante INFATTI, se prima era limitata

al diritto delle 12 tavole, si espanse poi a tutte queste fonti, INOLTRE assumeva diversa accezione

in base a quale espressione gli veniva contrapposta, CIOE’ ad ex il binomio ius civile-ius gentium

indicava il diritto applicabile ai soli cives in contrapposizione a quello per i peregrini.

2. IUS HONORARIUM: insieme di regole giuridiche scaturite dall’attività giurisprudenziale dei

pretori e degli altri titolari di iurisdictio (pretori urbano e peregrino, governatori provinciali e,

limitatamente, gli edili curuli), attraverso la pubblicazione dei loro edicta e dell’esercizio del loro

imperium qualora ci fossero lacune e miravano ad una migliore applicazione dello ius civile

attraverso mezzi processuali, processi per fomulas, diversi dalle leges actiones, che erano

ESCLUSIVAMENTE per i cives romani:

A. LEGIS ACTIONEM: già previste dai mores, erano esclusivamente per i cittadini e prevedevano

schemi fissi a cui corrispondevano formule fisse:

- Legis actio per sacramentum in rem/ in personam: esercitata, ad ex, dal pater familias per

l’affermazione dei propri poteri sui sottoposti = si riferisce alle obbligazione nei confronti di

persone o cose e diritti reali ed è legata al giuramento, ovvero le sue parti pronunciavano un

giuramento e il giudice decideva quale fosse giusto e quale non e chi avesse pronunciato un

giuramento ingiusto doveva pagare una certa somma prestabilita (dichiarativa)*;

- Legis actio per manus iniectio: esercitata contro chi già fosse stato condannato o avesse

confessato il proprio debito in tribunale, dal debitore che poteva attaccare tutti i beni del

convenuto e, nei casi più estremi, venderlo come schiavo al dirà del Tevere a meno che non si

presentasse la figura del vindex, cioè un garante o comunque qualcuno che si accollasse il

debito (esecutiva);

- Legis actio per actio per iudicis arbitrive postulationem: per la divisione delle eredità o per i

vincoli derivanti da sponsio (dichiarativa);

- “ “ per condictionem: introdotta dalle lex Silvia e Calpurnia per i crediti di una certa somma e di

cosa determinata (dichiarativa);

- “ “ per pignoris cutionem: potere di pignoramento sui beni del debitore (esecutiva);

B. PROCESSI FORMULARI (PER FORMULAS) PAG 123 ARANGIO): nascono con

l’internazionalizzazione di Roma e all’inizio erano solo per i pretori peregrini ed erano fondati

sui principi di fiducia, lealtà…, non sui mores, quindi sull’imperium del magistrato, cioè sul suo

potere di amministrazione della giustizia = il fulcro del giudizio era un programma, formula, già

preparato dal pretore, concordato dalle due parti = il magistrato consegnava e annotava

pretesa e difesa (actio) e poi il giudice decideva, ma non poteva non attenersi alla formula

prestabilita > legge Aebutia 130 a.C., si pensa che introdusse la possibilità per i cittadini di

scegliere quale dei due processi utilizzare, Lex Iulia iudiciorum privatorum 17 a.C, abolì

definitivamente le legis actiones;

Nel 130 d.C Adriano diede l’ordine di riordinare e fissare il contenuto degli edicta dei pretori e degli

edili curuli, dando vita al cosiddetto edictum perpetuum, a cui i pretori dovevano attenersi

smettendo, dunque, di essere fonte del diritto = vi erano inseriti come strumenti: (P. 26)

1. AZIONI CIVILI: in cui il pretore si limitava a riportare le situazioni giuridiche fondate sullo ius

civile, di cui nell’editto il pretore riportava le formule = tali azioni potevano essere in personam,

cioè esercitabili contro una persona, l’oportere, che non mettesse in pratica un suo dovere (ex.

Petitio hereditatis, reivindicatio, vidicatio usufructus, la cui provenienza delle formule è la

trasposizione della legis actio per sacramento in rem ) o in rem > vi erano anche le formule di

quei giudizi relativi ai rapporti sorti nella pratica commerciale e fondati sulla buona fede, di cui il

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ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO I

pretore dava la formula ma non dava indicazioni sul loro esercizio > esempio ne sono i iudici in

bona fidei, cioè dei giudizi relativi a situazioni in cui il giudice doveva condannare

considerando che la situazione era già stata provata (≠ formule in factum);

2. AZIONI PRETORIE: si riferiscono a quelle azioni processuali che il pretore compiva a

prescindere da quelle civili, cioè quelle che compiva in nome del suo imperium quando c’erano

lacune e che andavano a costituire una sorta di sistema giuridico parallelo a quello dello ius

civile, il cosiddetto ius honorarium che lo doveva adiuvare, supplere e corrigere = sono azioni

che inseriva nel suo editto qualora mancassero in quello precedente:

A. Formule in factum (P. 130 Arangio) : vengono date fuori da qualsiasi riferimento a rapporti

tutelati dal diritto civile (cioè per pretese che lo ius civile non tutela) MA invitando il magistrato

a condannare o assolvere secondo che siano provate o meno certe circostanze > possono

essere concesse caso per caso, ma il più delle volte vengono poste nell’editto con delle

clausole, seguite da formule tipiche e, col il passare del tempo vengono poste allo stesso

livello di quelle già previste dal diritto (ex deposito);

B. formule fittizie (P. 30): ex. actio Publiciana, concessa dal pretore a chi, avendo acquisito una

res mancipi per tradito e ne sia poi stato privato da un terzo, ne richieda la rivendicazione IN

TEORIA l’acquirente non sarebbe padrone della cosa e non sarebbe legittimato a richiederla,

ma il pretore FINGE che sia che sia diventato padrone per usucapione e che quindi gli si

debba restituire il bene con assoluzione del convenuto o obbligo di risarcimento = è una

modifica di un’azione civile;

C. Azioni adiectiae (di trasposizione): ex schiavi o filii familias che stipulano contratto;

3. EXCEPTIONES: clausole edittali nell’interesse del convenuto, a diretta contrapposizione di

un’azione per toglierle efficacia > ex. Riconosciuto un diritto soggettivo vantato dall’attore, il

convenuto viene comunque assolto MA il pretore le utilizzò principalmente per far valere

esigenze del sentimento giuridico in contrasto con lo ius civile e non protette da altre norme;

4. DENEGATIO ACTIONIS;

5. CAUTIONES / STIPULATIONES PRETORIAE: il pretore sollecitava a concludere una

stipulato, un accordo, con conseguenze qualora una delle due parti non accetti, cioè l’altro

aveva l’usufrutto dei beni di colui che si era rifiutato (missio in bona o in possessionem,

quest’ultima veniva usata anche in altri casi, come ad ex se non si presentava un convenuto

(chiamato in giudizio) né si presentava un vindex);

6. INTERDICTA; ordini di fare o non fare (restitutori, esibitori o proibitori) che il pretore emana in

conformità a moduli del suo editto e su istanza dell’interessato o di qualunque cittadino MA il

destinatario poteva sentirsene colpito SOLO se veramente riteneva di essere nel torto MA in

caso contrario inziava un processo regolare.

* Un’azione è detta in rei, perché si può far valere nei confronti di chiunque, qualunque persona

della società abbia posto in essere un’atto lesivo contro un mio diritto nei confronti di una cosa

INVECE l’azione in personam vuol dire agire nei confronti di una certa persona perché ha un

debito nei miei confronti, sulla base di un contratto (sponsio, tipica dei cives, mutuo, cioè una parte

consegna all’altra una quantità di qualcosa, ma poi deve essere riconsegnata) o di un atto illecito

(1. furto, punito, se commesso da uno schiavo, con lancio dalla rupe tarpea, MA se il furto viene

colto il flagrante, bisogna pagare 4 volte il valore della cosa, altrimenti due volte , 2. iniuria, cioè

colpire l’integrità fisica di una persona libera, dalla più semplice a quella peggiore, tutelata con

amputazioni o con pene pecuniarie fisse, 3. dal IV sec con la legge Aquilia, c’è il danno dato con

iniuria, nel senso di danno fisico provocato a cosa altrui ingiustamente (ex mulo seminario) che

determina l’obbligo di risarcire il danno). 9

ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO I

3. IURISPRUDENTIA : il primo giurista nei Digesta è Alfredo Varo MA la giurisprudenza laica

nasce in un momento secondario, infatti prima c’è la giurisprudenza dei pontefici, c’era lo ius

sacrum, che mirava a mantenere il favore degli dei E DUNQUE i pontefici avevano anche la

conoscenza dello ius civile perché conoscevano quei riti che avevano anche effetto giuridico CIOE’

NON contava la volontà del soggetto, ma la forma del rito (ex matrimonio) = questi riti furono poi

ripresi dai cristiani e sono tutt’ora molto rigidi E nella stessa Roma non si perde il culto del rito, lo si

cambia ma il nucleo rimane sempre lo stesso (ex. Mancipatio che diventa coempitio = GUARDA

SOTTO)

Nel Digesto vengono presentati i più grandi giuristi dall’origine fino al II sec, attraverso le parole

di un testo di Pomponio, tratto dal suo Liber Singularis Enchiridii, in cui si traccia un profilo

storico dell’ordinamento romano fino all’età Adriana > Pomponio, dopo aver ricordato Publio

Papirio, (ultimo pontefice-giurista dei primi anni della repubblica e primo giurista a SCRIVERE 18

libri di diritto civile, sul cui ordine si baseranno poi tutti, affinché fosse più semplice consultare i

testi = classifica per genere) che raccolse le leggi dei re, Appio Claudio, tra i decemviri che

stilarono le XII tavole e Sempronio, (console nel 304) definito da tutti sofos, ricorda Tiberio

Coruncanio, (pontefice max della plebe) che per primo introdusse l’uso di dare responsi in

pubblico, privando la giurisprudenza del suo carattere segreto MA solo con i Tripertita di Sesto Elio

che la giurisprudenza inizia a comporre opere letterarie TESTO PAG 36

A. TIBERIO CORUNCANIO;

B. PUBLIO PAPIRIO;

C. APPIO CLAUDIO;

D. SESTO ELIO + FRATELLI PUBLIO ELIO E PUBLIO ATTILIO;

Cita poi tra i giuristi “coloro che fondarono il diritto civile, forse per il contenuto più vario o il fatto

che cessano la tradizione orale:

E. PUBLIO MUCIO SCEVOLA (console: opera sulla compravendita);

F. GIUNIO BRUTO (pretore: autore di libri sul diritto civile);

G. MANIO MANILIO (console: autore sul diritto civile e di responsa);

H. QUINTO MUCIO SCEVOLA (console);

I. AQUILIO GALLO;

J. SERVIO SULPICIO RUFO = di lui non abbiamo nulla nei Digesta giustinianei, ma in quelli di

Alfredo Varo, suo allievo e consul suffectus (nel caso che uno dei due consoli eletti

abbandonasse l’incarico prima della sua scadenza, si procedeva alla nomina di un sostituto, il

consul suffectus).

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TESTO P40 49 e 47

Augusto lascia ai giuristi il diritto di continuare a fare i giuristi, ma si osserva la tendenza ad

assegnare loro cariche, anche a quelli in contrasto con il potere imperiale, come ad esempio

Labeone, studioso di moltissimi campi, che viene lasciato studiare purché non si interessi di

politica, dal momento che aveva rifiutato la carica di console sostituto (anche se di fatto i consoli

non avevano potere perché era lui stesso ad avere il potere assoluto, l’unico onore che avevano

era di dare nome all’anno, dopo venivano sostituiti dai consoli suffectus) o Capitone, che, invece,

accetta il consolato = si formano da loro due scholae/sectae: Proculiani (da Proculo), da

Labeone e dei Sabiniani (da Sabino), da Capitone MA bisogna intendere scuole come un circoli

intellettuali con idee simili e che si confrontano (ci sono però molti circoli, come quello della figlia di

Augusto, Giulia, che verrà poi mandata in esilio perenne su un’isola con l’accusa di adulterio)

ANCHE inizialmente i due circoli forse erano in contrapposizione politica sono uno a favore del

princeps, l’altro più in contrasto, ma, poiché era una contrapposizione riguardante solo i fondatori,

questa coloritura si perse subito E Augusto inventa un metodo che rimarrà fino ad Adriano, per

controllare i giuristi, che comunque sono personaggi autorevoli = crea lo ius respondendi ex

autoritate principi (diritto di dare responsi sulla base dell’autorità del principe) cioè la sua

auctoritas darà importanza ai responsi dei giuristi che decide lui, gli altri saranno quindi “tagliati

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ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO I

fuori”= diventa di fatto un beneficium, e i nomi di chi ne godeva erano inseriti nei libri beneficiorum

> come dice lo stesso Pomponio, ciò fu poi eliminato da Adriano.

TESTO PAG 294 n43

TESTO PAG 42 48 50 51 52 53

Sabiniani = Capitone, enumerati da Pomponio:

1. Masurio Sabino;

2. Cassio Longino (era di una famiglia importantissima MA macchiata dal fatto che era stata di

Cassio uccisore di Cesare);

3. Celio Sabino;

4. Giavoleno Prisco;

5. Alburio Valente;

6. Tusciano;

7. Salvio Giuliano (predecessore di Pomponio e si dice che Adriano gli diede l’ordine di fissare il

contenuto dell’editto pretorio = i pretori non sono più fonte del diritto, ma devono solo

eseguire).

Proculiani = Labeone, enumerati da Pomponio:

1. Nerva (console nel 22);

2. Proculo (autore di epistola e responsa);

3. Pegaso (praefectus urbi: funzionario dell’imperatore, scelto da lui, che aveva tutti i poteri,

anche giurisdizionali, necessari a mantenere la pace. Era affiancato dal prefetti pretoriano, che

inizialmente era un comandante militare, ma poi ottiene poteri, anche giurisdizionali, per

risolvere questioni di contrasti di varia natura, e da quello dei vigili, in caso di incendi DUNQUE

il giurista è SOLO un funzionario, NON un magistrato);

4. Celso padre;

5. Celso figlio (autore di 39 libri del Digesto);

6. Nerazio Prisco.

LA MANCIPATIO

Nel diritto romano, la mancipatio era un negozio solenne, di origini molto antiche, traslativo dello

ius Quiritium (il nucleo più antico del diritto romano) e poi dello ius civile, su persone o cose che

proprio in quanto scambiabili necessariamente tramite questo atto vennero definiti res mancipi. La

capacità di porre in essere una mancipatio dapprima apparteneva ai soli cittadini romani sui iuris,

gli unici ad esercitare lo ius commercii, presto riconosciuto anche ai Latini.

Originariamente si svolgeva nel modo seguente: alla presenza di cinque testimoni, tutti cittadini

romani e puberi, e un pesatore pubblico (libripens), l'acquirente (mancipio accipiens), tenendo tra

le mani un pezzo di bronzo (l'aes rude, ma dapprima si usava il rame), che in epoca premonetaria

si utilizzava come corrispettivo, dichiarava solennemente che la cosa oggetto della mancipatio gli

apparteneva. Successivamente, posava sulla bilancia del pesatore il bronzo, che veniva pesato e

consegnato all'alienante (mancipio dans) quale prezzo dello scambio.

La struttura della mancipatio era quella di un atto nel quale si realizzava lo scambio immediato di

cosa contro un corrispettivo in metallo (aes), che il mancipio accipiens pagava al mancipio dans.

Con il trascorrere del tempo, le formalità richieste da questo atto divennero meramente simboliche

(si parlò, ad esempio, di mancipatio nummo uno, che avveniva cioè in cambio di una sola moneta),

sebbene si continuasse ad utilizzarle per il rispetto della tradizione tipico dei Romani in campo

giuridico. La mancipatio divenne dunque un negozio astratto di trasferimento del dominium ex iure

Quiritium sulle res mancipi, che poteva essere caratterizzato anche da una causa diversa dalla

vendita. Di tale evoluta forma di mancipatio parla il giurista romano Gaio nelle sue Istituzioni, ove

definisce l'atto quaedam imaginaria venditio, una sorta di vendita immaginaria, fittizia.

La mancipatio era inoltre un actus legitimus, ossia non poteva essere sottoposto né a condizione

né a termine. Scompare del tutto con Giustiniano. Nei testi classici accolti nella compilazione

giustinianea fu pertanto soppresso ogni riferimento alla mancipatio, per lo più sostituito con quello

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.gioffre di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Maganzani Lauretta.

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