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Schwa est-il un phonème du français?

Lo schwa può essere definito come una costruzione metalinguistica che ha più pronunce [ə] [œ] [Ø] e che a volte è del tutto assente. Vi è una tesi contro il valore fonemico dello schwa e una a suo favore.

Tesi contro il valore fonemico dello schwa

Contro il suo valore fonemico, poiché è l’unico fono del francese che può scomparire, e per questo non può creare coppie minime, e ha un numero non indifferente di varianti, alcuni lo considerano come un elemento fonetico senza un reale valore, non cambia il significato delle parole.

Altri sostengono che la sua assenza cambi le parole a livello semantico, tuttavia hanno pochi esempi (pelage/plage, dehors/dors, le hêtre/l’être). Molti definiscono [ə] come un aiuto per evitare di pronunciare troppe consonanti di seguito.

Inoltre, lo schwa differisce dalle altre vocali ad esempio perché non può mai essere accentuato (salvo casi come bois-le). Con parole come grenouille e crever, lo schwa non cade ma ci aiuta, siamo obbligati a pronunciarlo per unire le consonanti.

Tesi a favore del valore fonemico dello schwa

La tesi fonemica si fonda in primo luogo sul fatto che, se in alcune parole può comparire e scomparire, in altre l’assenza dello schwa è esclusa (grenouille, tremblerons). Inoltre, esistono delle alternanze (achève, achevez) in cui la e muta atona si alterna con la /ɛ/ tonica, ciò proverebbe che hanno lo stesso statuto fonologico.

Infine, bisogna ricordare che né /ʃv/ né /pt/ sono attacchi sillabici in francese, ciò porta a dare uno statuto fonologico allo schwa ad esempio in cheval e petit a cui si può applicare una regola di sincope facoltativa che spiega le forme fonetiche [ʃval] e [pti].

Les nasales sont-elles phonémiques?

Per alcuni, la regola è la nasalità e l’eccezione è la denasalizzazione, altri credono che la regola sia la non nasalità e che solo in certi contesti le vocali orali diventano nasali. Il problema è puramente fonologico (psicologico) ed è indipendente dalla trascrizione fonetica.

Secondo la prima tesi, le vocali nasali si denasalizzano a seconda del contesto: [bõ] diventa [bɔn] davanti a vocale e al femminile. La seconda tesi sostiene che le vocali orali si nasalizzano in caso di vocale più consonante nasale a fine parola: bon [bõ] e in caso di vocale seguita da consonante nasale seguita da una consonante non nasale: monter [mõte]. In questi due contesti, le consonanti nasali scompaiono.

Se la seconda consonante è nasale, ad esempio in femme o donner, la vocale non si nasalizza. Fanno eccezione: bien, rien, on, en, non che mantengono quasi sempre le vocali nasali.

Le H aspiré

Le parole che iniziano per H non hanno un comportamento univoco: possiamo parlare di H muta (l’heure), che permette di fare l’elisione e la liaison, e H aspirata (le héro), che non consente di fare l’elisione né la liaison. Le hasard e le héro sono entrambi termini che iniziano per H aspirata, il primo è un arabismo, il secondo ha un fondo germanico.

Vi sono due teorie: secondo la prima bisogna imparare a memoria determinate parole perché si tratta di una caratteristica che riguarda alcune classi di parole (appunto arabismi, parole a fondo germanico e parole che, a causa di una moda del Rinascimento, si pronunciavano con h aspirata) e non di una regola che influisce sui fonemi.

La seconda sostiene che c’è un fonema zero, una consonante non espressa, che non consente la liaison né l’elisione. La prima spiegazione è debole, la seconda teoria è unificante, tuttavia è poco intuitiva. Oggi l’h aspirata si può ancora sentire in Belgio, in Canada sporadicamente e in Africa, in cui viene pronunciata ogni qualvolta sia scritta (ad esempio in hauteur ma anche in dehors).

Théories de la liaison

È errato dire che ogni volta che una parola che termina per consonante è seguita da una che inizia per vocale si ha liaison. Difatti, ad esempio, ‘’Pierre et Anne’’ non fa liaison, fa parte delle liaison impossibili. La liaison si fa all’interno di un sintagma, ad esempio ‘’les enfants ont une voiture’’ rispettivamente sintagma nominale e sintagma verbale.

Tuttavia, se al posto del SN mettiamo un pronome, la liaison diviene obbligatoria. Le teorie che cercano di spiegare questo fenomeno sono molteplici:

  • /lez/ è la forma base, poi, per troncamento, davanti a consonante diventa /le/.
  • /le/ è la forma base, poi, con un’aggiunta, davanti a vocale diventa /lez/.
  • Il francese ha due forme per l’articolo definito plurale /le/ e /lez/, il primo davanti a consonante, il secondo davanti a vocale. Quindi non c’è né troncamento né aggiunta, ma solamente due forme disponibili.
  • La liaison è una marca morfologica. Questa teoria deriva dal fatto che alcuni bambini spesso dicono, ad esempio, [nuRs] est venu e [zuRs] sont venus, si avanza l’ipotesi che abbiano in mente un qualcosa che faccia pensar loro che [nuRs] è singolare e [zuRs] è plurale.
  • Ci sono liaison morfologiche del tipo les ours, ma anche liaison differenti tipo tro[p] aimable. Per questo ultimo caso è importante il ruolo dell’ortografia: la forma scritta suggerisce delle liaison che sono generalmente facoltative.

Sono liaison facoltative: parole al plurale, ad esempio ils parlent encore; monosillabi, come sanS entrer e idiosincrasie come il est encore ici, troP aimable.

Les voyelles labiales

Le vocali labializzate sono [y] di tu, [Ø] di veux e [œ] di œfs, queste derivano rispettivamente dall’allungamento delle labbra nella pronuncia di [i], [e], [ɛ]. La capacità di distinguere /Ø-œ/ è molto debole, eccetto il Canada, la distinzione è trascurata nelle varianti del francese europeo; si preferisce la variante aperta /œ/ nel sud della Francia e quella chiusa /Ø/ in Svizzera e in Belgio; in Africa la stessa esistenza dei due foni è problematica.

Le /R/

/R/ è una famiglia di suoni, le rotiche, che si scrivono con una grafia simile. Vi è la vibrante-dentale [r,R], la prima ad esempio dell’italiano (punta della lingua), la seconda del francese; la devibrante alveolare [ʶ,ʿ]; la fricativa-post alveolare [ʁ, X] la prima si ottiene con una frizione, avvicino il dorso della lingua al palato e faccio passare l’aria, la seconda è dello spagnolo e l’approssimante retroflessa [ɻ,ʋ], la seconda è l’r moscia italiana.

Alcuni studiosi si chiedono se questi suoni esistano realmente o se non si tratti piuttosto di una costruzione. A ciò si aggiunge una complicazione perché in alcune lingue, come il serbo e il croato, la /R/ può essere una vocale. Con [R] facciamo riferimento alla fricativa dorsale sonora e con [X] alla fricativa dorsale sorda.

In Camerun R e L hanno ambivalenza arbitre/albitre oppure R può cadere o ancora può essere velarizzata: tu dors/tu doG. Per quanto riguarda l’apprendimento, possiamo dire che i bambini francesi stabilizzano i suoni fricativi più tardi: alcuni pronunciano [R]→[X], altri come [l, g, j, w, etc.].

La loi de distribution complémentaire

Chiamata anche legge di posizione, si tratta di una tendenza distribuzionale della lingua francese che fa alternare vocali chiuse e vocali aperte /e-ɛ/ /o-ɔ/ /Ø-œ/ a seconda della sillaba in cui si trovano senza (a parte alcuni casi ad esempio épée-épais) incidere a livello semantico.

Quando la sillaba fonologica (non grafica) è aperta, la vocale è chiusa, ad esempio ‘’vé.cu’’; quando invece la sillaba è chiusa, la vocale è aperta, ad esempio ‘’père’’ (fai trascrizione fonologica delle parole virgolettate).

Nel sud della Francia, vi sono delle eccezioni, ad esempio [ɔ] e [œ] si generalizzano nelle sillabe chiuse. A Parigi, la legge risente di un numero non indifferente di eccezioni, ad esempio rose [Roz] invece di [Rɔz]. Questa legge ha dato luogo a un dibattito che riguarda la sua validità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/04 Lingua e traduzione - lingua francese

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