Appunti Balbi parte storica
Cos'è il diritto ecclesiastico?
Generalmente si intende per diritto ecclesiastico quell'insieme di norme legate al fenomeno religioso che curano i rapporti fra potere spirituale e potere temporale (a differenza del diritto canonico che è invece il diritto specifico della Chiesa cattolica). Normalmente viene definito una scienza di mezzo in quanto è strettamente connesso alle varie branche del diritto: al diritto civile (matrimonio); al diritto internazionale (rapporti Stato-Chiesa); al diritto penale nella tutela inerente alle offese alla divinità; al diritto costituzionale; al diritto tributario (8x1000).
Il nostro è uno stato laico. Nonostante l’art. 7, co. 2, Cost, richiami direttamente i Patti Lateranensi introducendo nel nostro ordinamento elementi non propriamente laici, la laicità dello Stato italiano è stata riconosciuta dalla Corte Costituzionale come elemento implicito del nostro ordinamento.
Evoluzione dei rapporti Stato-Chiesa
In epoca romana il cristianesimo fu fortemente osteggiato nonostante fosse tipico dei romani mostrare un'ampia tolleranza verso i nuovi culti. Ad esempio, con lex Iulia maiestatis si prevedeva la morte per chi andasse contro il popolo romano e le sue tradizioni. Ciò in quanto i cristiani si rifiutavano di venerare altre divinità e soprattutto di venerare l'imperatore. Agli Ebrei non fu riservato lo stesso trattamento in quanto il fenomeno ebraico aveva una portata circoscritta e non destava preoccupazione negli imperatori, a differenza della religione cristiana che era fortemente attraente per la popolazione.
La prima apertura verso i cristiani si ebbe nel 311 d.C. con l'editto di Nicomedia. Poi, nel 313, con l'editto di Milano (editto di Costantino) si dichiarò che la religione cristiana fosse permessa purché non contraria all'ordine pubblico e si restituirono ai cristiani i beni confiscati. Infine, nel 380 con l'editto di Tessalonica la religione cristiana divenne religione ufficiale dell'impero e le altre religioni vennero bandite.
Si inizia a diffondere una forte intolleranza verso le altre fedi religiose che sfociò in un vero e proprio odio teologico. Sant'Agostino infatti nella sua "Civitate Dei" condanna lo Stato ateo in quanto a suo avviso lo Stato deve necessariamente essere cristiano e gli altri credi vanno messi al bando. Egli distingueva il mondo in due nuclei: la città di Dio e la città terrena e condannava tutti i regni che non fossero governati da una forte religiosità.
Periodo di Bisanzio e cesaropapismo
Nell’epoca di Bisanzio, che va da Giustiniano (500 d.C.) fino alla caduta dell’impero (1453), i rapporti con la Chiesa si ispirarono al c.d. cesaropapismo in base al quale l'imperatore risultava essere anche capo della Chiesa. In particolare, Giustiniano nella mondo "Si regge sul sacerdozio e l’impero" del 535 (documento più importante del cesaropapato), asseriva che Dio ha dato all'uomo due doni: l'imperatore ed il Papa, e che compito dell'imperatore fosse quello di controllare la virtù dei sacerdoti; l'imperatore sta a cuore l’onestà dei sacerdoti e che la Chiesa si comporti in un determinato modo, è necessario che ne abbia il controllo. In pratica, dunque, la Chiesa viene vista come uno strumento nelle mani dell’imperatore.
Con il cesaropapismo, la Chiesa diventa un’organizzazione nelle mani dello Stato. Tuttavia, è bene sottolineare che mentre la Chiesa di Bisanzio (di Costantinopoli) era, data la vicinanza, più soggetta agli ordini dell’imperatore, la chiesa di Roma trovandosi lontana dall’imperatore, acquistò sempre più forza agli occhi dei credenti. Questo fu un importante vantaggio per la chiesa di Roma e per il Papa.
Il Medioevo e la concezione teocratica
Arriviamo a questo punto al Medioevo. V’è da considerare che in questo periodo, viene ad esserci una perfetta armonia tra le norme canoniche e quelle statali, di modo che, in caso di conflitto, la norma canonica finiva sempre per prevalere tutte le volte in cui si andava a toccare la salvezza delle anime. Si parla al riguardo di "ordinatio ad unicum" in quanto vi era una coincidenza del diritto canonico e del diritto statale nel senso che le norme di entrambi i ordinamenti dovevano essere rispettati come unico corpo di leggi. Si tratta, quindi, di un momento di piena confessionalità dello Stato in cui il cittadino era spinto ad ubbidire alla Chiesa cattolica.
- Il diritto di patronato, il quale spetta al cittadino che avesse finanziato la costruzione o il mantenimento di una parrocchia e che gli conferiva alcuni privilegi come la legittimazione ad esservi seppellito.
- La sanzione della scomunica, che di fatto determinava estromissione di un individuo dalla società.
- Particolari regole riguardanti il matrimonio. In particolare, il Papa risolse una questione a lungo dibattuta e cioè se il vincolo matrimoniale si dovesse ritenere formato al momento della consensualità durante il rito cattolico ovvero solo dopo la consumazione; egli optò per la prima tesi pur non escludendo che in taluni casi il matrimonio potesse essere sciolto se per cause sopravvenute fosse divenuta impossibile la consumazione (es: matrimoni celebrati con soldati prima della loro partenza).
- L'imposta nota come decima (il cui fondamento veniva implicitamente ricavato dal Vangelo), sulla cui base la decima parte della propria rendita andava versata ai parroci per il loro sostentamento.
- Il privilegio del foro, grazie al quale gli ecclesiastici venivano giudicati dai tribunali canonici (si ricorreva ai suddetti tribunali anche in controversia fra un cittadino laico ed un ecclesiastico ovvero per alcune tipologie di reati, fra cui il reato di eresia, anche contro il singolo cittadino laico), le cui sentenze erano inappellabili ed immediatamente operative.
- Il tribunale dell'inquisizione (istituito da Gregorio IX nel 1231 e operante fino al 1800 ca.), allabase del quale era posto il principio di confessionalità dello Stato e l'intolleranza verso gli eretici.
Precisato il contesto storico di riferimento possiamo affermare che tra il 1100 e il 1200, si passa definitivamente ad una concezione teocratica, in cui lo Stato è sottoposto alla Chiesa. Il pilastro della concezione teocratica è lo spiccato potere temporale riconosciuto alla chiesa cattolica, noto come protestas directa in temporalibus (potestà diretta sulle cose temporali): si affermava che Cristo fosse signore tanto delle cose spirituali che di quelle temporali ed, essendo il Papa vicario di Cristo, egli conseguenzialmente doveva godere degli stessi poteri.
Un segno tangibile di questo cambiamento si ricava già dal fatto che il Papa non viene più definito "vicario di Pietro" ma "vicario di Cristo": ciò è importante in quanto Cristo per la Chiesa è il signore delle cose spirituali e temporali; dunque, affermare che il Papa è Vicario di Cristo significa affermare che è Signore anche delle cose non spirituali e che quindi è in grado di subordinare lo Stato alla Chiesa.
Inoltre, l’adozione di questa concezione è evidente da tre atti proclamati da Papa Innocenzo III:
- Nella decretale "per venerabilem" del 1202, egli intervenne sulla questione della legittimazione dei figli naturali di un Conte, e per legittimare questo suo intervento, affermò che essendo il Vicario di Cristo, ha il potere di intervenire anche su questi problemi.
- In un atto relativo alla consacrazione del Re di Germania come Imperatore, affermò che egli non poteva limitarsi ad un semplice incoronazione, perché suo compito era innanzitutto quello di valutare se il soggetto eletto come re fosse o meno degno di assumere tale carica.
- In un’epistola dei primi anni del 1200, infine, paragonò il Papato al Sole e lo Stato alla Luna, che dal Sole trae la sua luce.
Il culmine della teocrazia fu raggiunto nel 1302 con l'emanazione della bolla "Unam Sanctam" (1302) da parte di Bonifacio VIII. In essa il Papa reagiva alle ingerenze del re di Francia Filippo il Bello (il quale aveva espresso l'intenzione di imporre tasse al clero e aveva asserito che il suo potere derivasse direttamente da Dio), affermando espressamente la superiorità del Papa rispetto all’Imperatore (mentre negli scritti di Innocenzo III non c’è mai questa esplicitazione). In particolare, Bonifacio VIII dice che Dio ha affidato al Papa due spade, una per amministrare il potere spirituale, l'altra per le materie temporali. Evidentemente il Papa non può utilizzare entrambe le spade, pertanto affida la spada temporale all’Imperatore, il quale deve essere visto come un ministro, o meglio come un mandatario, del Papa. Per questo il Papa può intervenire in ogni momento sulle cose temporali.
Filippo il Bello reagì ricorrendo all'esercito, riuscì a catturare Bonifacio VIII (dando vita alla leggenda dello schiaffo di Anagni, che mostra la non invincibilità del Papa), che poi fu liberato su pressione del popolo. Tuttavia, dopo poco il Papa morì, segnando così l'inizio dello sgretolamento della concezione teocratica.
Il periodo post-Bonifacio VIII
Dopo la morte di Bonifacio VIII venne eletto Gregorio IX, il quale spostò la sede del Papato ad Avignone (1309). Ciò sancisce un accentramento di poteri nelle mani del Papa, il quale può decidere su tutto.
Nel 1377 la Sede del Papato torna a Roma ma il Papa dopo poco muore. Nel conclave sorge un contrasto tra la fazione Italiana, che vorrebbe far rimanere il Papa a Roma, e la fazione Francese che vorrebbe riportarlo ad Avignone. A seguito di un tumulto popolare, i cardinali francesi si spaventano ed eleggono un Papa Italiano (italiano Urbano VI), il quale decide che la Sede debba restare a Roma. Tuttavia, tornati in patria, i cardinali francesi affermano che l’elezione del Papa è illegittima e, riunendosi in conclave, eleggono un altro Papa.
La Chiesa, trovandosi con due Papi, indice un Concilio, il concilio di Pisa, durante il quale si elegge un nuovo Papa (Giovanni XXIII), ma nessuno degli altri vuole rinunciare al titolo per cui, per un breve arco di tempo, si è avuta la compresenza di tre pontefici (cd. scisma di occidente). Questa situazione favorì la diffusione di una nuova teoria, il cd conciliarismo (estremo), in base alla quale il Papa era ritenuto mero organo esecutivo mentre il Concilio assurgeva ad organo legislativo, spettandogli tutto il potere deliberante. Si attribuì, dunque, prevalenza al Concilio sul Papa.
Tale teoria fu alla base del Concilio di Costanza (1414), nel quale si affidò al Concilio la soluzione al problema dei tre Papi. In particolare, in tal sede vennero emanati due decreti:
- "Haec Santa Sinodus", in cui si affermava il ruolo deliberativo del Concilio, alle cui decisioni il Papa era obbligato a sottomettersi.
- "Frequens", in cui si stabilisce che il Concilio debba riunirsi periodicamente e "per sempre".
Il Concilio, in più, elesse un corpo elettorale formato da 30 membri (6 per nazione) che sceglierà il nuovo Papa, Martino V, ponendo fine allo scisma d’occidente. Il Papa approverà i due decreti "in favorem fidei" ma con la postilla "solo per tutto ciò che riguarda la fede".
Martino V convocherà il Concilio di Basilea (1431), spostato dal successore Eugenio IV a Ferrara. L’obiettivo del Concilio era quello di chiarire le prerogative del Papa. Durante il Concilio, però, sorgono contrasti con Papa Eugenio IV (contrario al conciliarismo), che lo scioglie. Il Concilio, però, si riunisce ancora ed elegge un “antipapa”, che però nessuno seguirà in quanto Eugenio IV era sostenuto dai Sovrani che volevano sottrarre potere al Concilio.
La bolla "Inter caetera" del 1493 dimostra il definitivo superamento del conciliarismo: con essa, infatti, il Papa (Alessandro VI) si fece addirittura arbitro fra Spagna e Portogallo in ordine alla divisione delle aree geografiche conquistate (risolse la questione tracciando una linea di demarcazione a 100 miglia dalle Azzorre, e stabilendo che la zona Orientale sarebbe appartenuta al Portogallo mentre quella occidentale alla Spagna). Possiamo quindi affermare che, in netta opposizione alla crisi che aveva segnato l'inizio del secolo, alla fine del 400 la figura del Papa aveva riguadagnato il suo originario splendore.
Il periodo di crisi e la riforma di Martin Lutero
Nel 1500, però, si ebbe un nuovo periodo di crisi con la comparsa di Martin Lutero, un monaco cattolico (“agostiniano”) il quale, in seguito ad una profonda crisi, riconsiderò tutti i dettami cattolici rielaborandoli in una dottrina significativamente diversa. La sua filosofia sostanzialmente prevedeva che la salvezza dell'uomo non fosse perseguibile attraverso il compimento di determinate opere ed azioni in vita, ma dipendesse unicamente da Dio, la cui decisione poteva da tali azioni essere soltanto minimamente influenzata.
Nel 1517 Lutero affisse sul castello di Rittenberg le sue 95 tesi e bruciò il corpus iuris canonici. In queste sue tesi, egli:
- Metteva in discussione le opere dei Fedeli e le indulgenze (pagamenti per avere meno anni di Purgatorio).
- Invitava a rileggere il Vangelo, superando le interpretazioni date dalle autorità cattoliche.
- Negava i sacramenti, lasciando in piedi nei fatti soltanto il Battesimo.
- Negava anche significato ai voti perpetui, sostenendo che dovessero essere a tempo.
Di fronte a questa netta rottura con la Chiesa di Roma, molti illustri uomini cercarono di ricomporre la situazione, come ad esempio Erasmo da Rotterdam. Nonostante ciò, il Protestantesimo prende piede, anche grazie ad un evento che si verifica in Baviera: vi fu una rivolta dei contadini, sostenuti dagli anabattisti, per ottenere il libero godimento dei terreni per la caccia. Essi chiedono a Lutero di sostenere la loro rivolta, ma egli sosterrà i Principi, incitandoli ad intervenire per reprimere tali sommosse. Secondo Lutero la Chiesa deve sottostare allo Stato, deve dedicarsi alle cose spirituali e deve affidarsi al concistorio. È il principe che deve estirpare l’eresia, con la “spada” e di tutto ciò che fa risponde solo davanti a Dio.
Il luteranesimo porterà al trionfo del particolarismo: nascono le città-stato. Ad esempio, a Ginevra, Calvino creerà una città-stato terribile, in cui si adopera il modello teocratico.
Il protestantesimo si diffuse a macchia d’olio, dapprima in Gran Bretagna (qui Enrico VIII, che voleva il divorzio dalla moglie, Caterina d’Aragona, ottenendo risposta negativa dal Papa Clemente VII, farà approvare l’“Act of Supremacy” ponendosi a capo della Chiesa Anglicana), poi in Danimarca, Norvegia e Svezia.
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Parte storica
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