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Proprietà delle successioni

Si dice che una successione an è limitata superiormente se an ≤ M per qualunque n.

Si dice che una successione an è limitata inferiormente se an ≥ L per qualunque n.

Si dice che una successione an è limitata se esiste un numero reale K tale che –K ≤ an ≤ K per qualunque n.

In particolare, una successione si dice positiva se è limitata inferiormente da 0, ovvero an ≥ 0 per qualunque n; mentre si dice negativa quando la successione è limitata superiormente da 0, ovvero an ≤ 0 per qualunque n.

Monotonia e convergenza delle successioni

Si dice che una successione an è monotòna se verifica una delle seguenti condizioni:

  • Strettamente crescente: an+1 > an per qualunque n.
  • Crescente: an+1 ≥ an per qualunque n.
  • Strettamente decrescente: an+1 < an per qualunque n.
  • Decrescente: an+1 ≤ an per qualunque n.

Una successione si dice oscillante se an+1 * an < 0 per qualunque n.

Teorema delle successioni monotòne

Se una successione an è monotòna è anche convergente, cioè ammette un limite, e se oltre ad essere monotòna è anche limitata allora il limite è finito.

N.B. Non è vero il contrario perché esistono successioni che non sono monotòne né limitate, ma sono comunque convergenti ad un limite finito.

Esempi

  1. {1, 1/2, 1/3, ...} an = 1/n è strettamente monotòna decrescente, inoltre an è limitata, ovvero: –1 ≤ an ≤ 1. La successione è convergente ed ha un limite finito infatti limn→+∞ an = 0.

  2. {2, 3/2, 4/3, 5/4, ...} an = n/(n+1) è strettamente monotòna decrescente e limitata –2 ≤ an ≤ 2, infatti limn→+∞ an = 1.

Controesempi

  1. {–1, 1/2, –1/3, 1/4, ...} an = (–1)n/n è oscillante e dunque non è né monotòna né limitata, ma è comunque convergente ad un limite finito, infatti: limn→+∞ an = 0.

  2. {(–1)n, –1, 1, –1, ...} an = (–1)n è oscillante non monotòna che però non è convergente, infatti non ammette limite.

Limite notevole

Modello di crescita di una popolazione

Il modello matematico si costruisce supponendo che l’aumento della popolazione dipenda solo dal numero iniziale di individui e dall’intervallo di tempo trascorso.

Se al tempo finale t2 il numero degli individui è p2; se al tempo iniziale t1 il numero degli individui è p1 allora avremo:

p2 – p1 = K * p1 * (t2 – t1) se K = 1 (costante di proporzionalità) otteniamo

p2 – p1 = p1 * (t2 – t1) che è uguale a

p2 = p1 + p1 * (t2 – t1)

Dunque il modello matematico è:

p2 = p1 * [1 + (t2 – t1)]

Graficamente sulla retta reale ho: si divide l’intervallo di tempo [0,1] in n parti uguali misuranti ciascuna 1/n

Avremo quindi che:

  • p1/n = p0 * (1 + 1/n)
  • p2/n = p0 * (1 + 1/n)2 = [p0 * (1 + 1/n)] * (1 + 1/n)
  • p3/n = p0 * (1 + 1/n)3 = [p0 * (1 + 1/n)2] * (1 + 1/n)

Generalizzando alla fine del teorema si ha:

pn/n = p0 * (1 + 1/n)n

Più piccolo è l’intervallo di tempo, cioè più grande è n, il modello è tanto più rappresentativo della realtà.

Dunque per n → +∞ si ha:

limn→+∞ (1 + 1/n)n = e

Numero di Nepero

La successione facilmente si verifica che è strettamente monotòna crescente e inoltre si può verificare che è anche limitata.

Per il Teorema delle successioni monotòne, la successione ha un limite ed essendo anche limitata questo limite è finito ed è rappresentato dal Numero di Nepero = e ≈ 2,7182....

In definitiva:

  • N = 1, 10, 50, 100, 1000, 100000
  • Valori di an = (1 + 1/n)n: 2, 2,5937..., 2,6915..., 2,7048..., 2,7169..., 2,7182...

Inoltre se limn→+∞ (1 + 1/n)n = e, allora limn→+∞ an = +∞.

Limiti delle funzioni

Sia y = f(x) una funzione non definita in un punto xo.

Esempio: y = sin(x)/x non è definita nel punto xo, cioè l'origine.

È comunque interessante conoscere il comportamento della funzione nell’intorno del punto xo.

Graficamente ho: Un’idea è quella di considerare una successione xn e la successione che si ottiene per yn = f(xn).

Se la successione yn tende a un limite l (yn → l) quando la successione xn tende a xo (xn → xo) e se l non cambia cambiando la successione (xn → xo) allora si dice che l è il limite della funzione f(x) per (x → xo).

Si scrive: limx→xo f(x) = l

Dunque la scrittura precedente equivale a dire che:

∀x → xo, x ≠ xo, yn → l.

Naturalmente la definizione di limite l di una funzione f(x) per x→xo può essere data direttamente in termini di disuguaglianze. In questo, al posto del simbolo γ (minimo indice) si adopera il simbolo δ (delta) che indica l’ampiezza di un intorno di xo.

Dunque la frase limx→xo f(x) = l equivale a dire, in termini di disuguaglianze che:

∀ε>0, ∃δ>0 : ∀x, 0<|x-xo|<δ ⇒ |f(x) - l|<ε

In conclusione:

  • Definizione: ∀x → xo, x ≠ xo, yn → l.
  • Teorema: ∀ε>0, ∃δ>0 : ∀x, 0<|x-xo|<δ ⇒ |f(x) - l|<ε.

Da ricordare bene per l’interrogazione.

Interpretazione del grafico del Teorema: |f(x) - l|<ε equivale a dire che |f(x) - l|<ε per x compreso nell’intorno di xo. Cambiando ε cambia δ, ovvero il delta δ si ricava in seguito alla scelta di ε perché δ dipende da ε.

Si ragiona in modo analogo per i limiti ±∞ per x → xo e i limiti l ± ∞ per x → ±∞.

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Scienze matematiche e informatiche MAT/05 Analisi matematica

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