Paniere domande chiuse Psicologia della salute
Le cinque componenti individuate da Leventhal e colleghi (2012) che compongono la
rappresentazione cognitiva della malattia sono:
identità; rappresentazione emotiva; autoregolazione; automonitoriaggio; pianificazione futura
definizione; valori; motivazioni; obiettivi; credenze
definizione; percezione presente; percezione passata; prospettive future
identità; cause; conseguenze; decorso temporale; curabilità/controllabilità
Tra le tecniche che facilitano la conduzione del colloquio, la tecnica che consiste nel
"generalizzare" consiste in:
Se il paziente risponde in modo vago, confuso o a monosillabi, l'intervistatore deve rivolgere delle
domande chiuse per ottenere un racconto più esauriente
Si suggerisce al paziente una possibile risposta
Se il paziente non è chiaro nel descrivere la sua storia patologica, il medico suggerisce una serie di
sintomi possibili per vedere se il paziente li ha o non li ha avuti
Se il paziente tende a proporre un evento recente e unico che non permette di comprendere se
rientra in un quadro sintomatologico più ampio
Il paziente confuso o demente
Può essere frustrante per il personale sanitario perché sembra che non voglia mai seguire le terapie
prescritte, sebbene continui a lamentarsi dei sintomi che lo hanno indotto al consulto.
È tra i pazienti più difficili perché vi sono dei confini molto labili nello spettro tra bisogno, abuso e
pericolo. È necessario che il medico sia consapevole che ci possono essere dei rischi sia per il
medico che per il paziente stesso.
Può essere irascibile, manipolatorio e richiedente. A volte è difficile da individuare, ma i segnali
identificativi della tipologia riguardano, ad esempio, un continuo bisogno di dosi sempre più elevate
di oppiacei quando i sintomi dichiarati sono sproporzionati rispetto agli indici fisiologici.
Interagire con questa tipologia di pazienti è molto faticoso poiché essi continuano a ripetere le
stesse domande e le stesse storie e a volte possono essere difficili da trattare se diventano agitati,
evenienza frequente quando hanno paura o sono convinti di aver perso il controllo della situazione.
Il paziente terminale con dolore cronico
È indubitabilmente un paziente difficile, che al tempo stesso può essere molto richiedente. I casi
estremi sono rappresentati dagli ipocondriaci che si precipitano al pronto soccorso ogni volta che
provano un minimo dolore, convinti che si tratti di un sintomo di una grave malattia.
Può essere frustrante per il personale sanitario perché sembra che non voglia mai seguire le terapie
prescritte, sebbene continui a lamentarsi dei sintomi che lo hanno indotto al consulto.
È tra i pazienti più difficili perché vi sono dei confini molto labili nello spettro tra bisogno, abuso e
pericolo. È necessario che il medico sia consapevole che ci possono essere dei rischi sia per il
medico che per il paziente stesso.
Tende ad avere conoscenze approfondite su alcuni argomenti medici e pretende di saperne
altrettanto o più del medico stesso. Ama portare con sé articoli di riviste divulgative o trovati su
Internet inerenti a tematiche mediche per «permettere al medico o all'infermiere di acquisire una
competenza comparabile alla sua».
Tra le reazioni del medico alla malattia e al paziente possiamo riscontrare
la negazione
l'ansia
tutte le affermazioni sono corrette
la depressione
Tra le reazioni delmedico alla malattia e al paziente possiamo riscontrare, l'ansia consiste in:
Per evitare di affrontare i conflitti emotivi interni, alcuni medici utilizzano il meccanismo della
proiezione, attribuendo ad altri i propri sentimenti, impulsi e pensieri inaccettabili e riescono in
questo modo a controllare l'emozione.
L'inesorabilità del decorso di una malattia e la consapevolezza dell'impossibilità di un intervento
adeguato possono deprimere il medico e indurlo a distorsioni sia di pensiero che di giudizio.
Anziché affrontare la propria condizione emotiva cercando un sostegno nei familiari e negli amici, è
frequente che, per combattere la percezione della propria inefficacia, il medico reagisca lavorando
di più e in modo più diligente.
una condizione che può essere presente sia nel medico che nel paziente; essa può essere realistica,
come nel caso della paura di contrarre un'infezione, fare una diagnosi errata, danneggiare
involontariamente il paziente, o anche di essere oggetto di una denuncia. Nella pratica clinica, il
medico può utilizzare diversi accorgimenti per tutelarsi, ma esprimere le proprie paure e
preoccupazioni può non essere facile per chi è stato formato con il preciso obiettivo di essere in
grado di controllare le patologie e di risolvere i problemi legati a esse
Non è facile interagire con chi utilizza la negazione poiché queste persone tendono a interpretare e a
giustificare in modo apparentemente razionale i comportamenti propri e altrui; è tuttavia possibile
dar loro un sostegno attraverso la condivisione delle proprie esperienze, arricchite dagli aspetti
emotivi tanto temuti da chi usa la negazione in modo massiccio.
Tra le reazioni del medico alla malattia e al paziente che possiamo riscontrare, la depressione
consiste in:
Non è facile interagire con chi utilizza la negazione poiché queste persone tendono a interpretare e a
giustificare in modo apparentemente razionale i comportamenti propri e altrui; è tuttavia possibile
dar loro un sostegno attraverso la condivisione delle proprie esperienze, arricchite dagli aspetti
emotivi tanto temuti da chi usa la negazione in modo massiccio.
una condizione che può essere presente sia nel medico che nel paziente; essa può essere realistica,
come nel caso della paura di contrarre un'infezione, fare una diagnosi errata, danneggiare
involontariamente il paziente, o anche di essere oggetto di una denuncia. Nella pratica clinica, il
medico può utilizzare diversi accorgimenti per tutelarsi, ma esprimere le proprie paure e
preoccupazioni può non essere facile per chi è stato formato con il preciso obiettivo di essere in
grado di controllare le patologie e di risolvere i problemi legati a esse
L'inesorabilità del decorso di una malattia e la consapevolezza dell'impossibilità di un intervento
adeguato possono deprimere il medico e indurlo a distorsioni sia di pensiero che di giudizio.
Anziché affrontare la propria condizione emotiva cercando un sostegno nei familiari e negli amici, è
frequente che, per combattere la percezione della propria inefficacia, il medico reagisca lavorando
di più e in modo più diligente.
Per evitare di affrontare i conflitti emotivi interni, alcuni medici utilizzano il meccanismo della
proiezione, attribuendo ad altri i propri sentimenti, impulsi e pensieri inaccettabili e riescono in
questo modo a controllare l'emozione.
Tra le reazioni del medico alla malattia e al paziente possiamo riscontrare, la negazione consiste in:
Non è facile interagire con chi utilizza la negazione poiché queste persone tendono a interpretare e a
giustificare in modo apparentemente razionale i comportamenti propri e altrui; è tuttavia possibile
dar loro un sostegno attraverso la condivisione delle proprie esperienze, arricchite dagli aspetti
emotivi tanto temuti da chi usa la negazione in modo massiccio.
L'inesorabilità del decorso di una malattia e la consapevolezza dell'impossibilità di un intervento
adeguato possono deprimere il medico e indurlo a distorsioni sia di pensiero che di giudizio.
Anziché affrontare la propria condizione emotiva cercando un sostegno nei familiari e negli amici, è
frequente che, per combattere la percezione della propria inefficacia, il medico reagisca lavorando
di più e in modo più diligente.
una condizione che può essere presente sia nel medico che nel paziente; essa può essere realistica,
come nel caso della paura di contrarre un'infezione, fare una diagnosi errata, danneggiare
involontariamente il paziente, o anche di essere oggetto di una denuncia. Nella pratica clinica, il
medico può utilizzare diversi accorgimenti per tutelarsi, ma esprimere le proprie paure e
preoccupazioni può non essere facile per chi è stato formato con il preciso obiettivo di essere in
grado di controllare le patologie e di risolvere i problemi legati a esse
Per evitare di affrontare i conflitti emotivi interni, alcuni medici utilizzano il meccanismo della
proiezione, attribuendo ad altri i propri sentimenti, impulsi e pensieri inaccettabili e riescono in
questo modo a controllare l'emozione.
Tra le reazioni del medico alla malattia e al paziente possiamo riscontrare, la proiezione consiste in:
L'inesorabilità del decorso di una malattia e la consapevolezza dell'impossibilità di un intervento
adeguato possono deprimere il medico e indurlo a distorsioni sia di pensiero che di giudizio.
Anziché affrontare la propria condizione emotiva cercando un sostegno nei familiari e negli amici, è
frequente che, per combattere la percezione della propria inefficacia, il medico reagisca lavorando
di più e in modo più diligente.
Per evitare di affrontare i conflitti emotivi interni, alcuni medici utilizzano il meccanismo della
proiezione, attribuendo ad altri i propri sentimenti, impulsi e pensieri inaccettabili e riescono in
questo modo a controllare l'emozione.
una condizione che può essere presente sia nel medico che nel paziente; essa può essere realistica,
come nel caso della paura di contrarre un'infezione, fare una diagnosi errata, danneggiare
involontariamente il paziente, o anche di essere oggetto di una denuncia. Nella pratica clinica, il
medico può utilizzare diversi accorgimenti per tutelarsi, ma esprimere le proprie paure e
preoccupazioni può non essere facile per chi è stato formato con il preciso obiettivo di essere in
grado di controllare le patologie e di risolvere i problemi legati a esse
Non è facile interagire con chi utilizza la negazione poiché queste persone tendono a interpretare e a
giustificare in modo apparentemente razionale i comportamenti propri e altrui; è tuttavia possibile
dar loro un sostegno attraverso la condivisione delle proprie esperienze, arricchite dagli aspetti
emotivi tanto temuti da chi usa la negazione in modo massiccio.
Tra le tecniche che facilitano la conduzione del colloquio, la tecnica che consiste nello "specificare"
consiste in:
Se il paziente non è chiaro nel descrivere la sua storia patologica, il medico suggerisce una serie di
sintomi possibili per vedere se il paziente li ha o non li ha avuti
Se il paziente tende a proporre un evento recente e unico che non permette di comprendere se
rientra in un quadro sintomatologico più ampio
Se il paziente risponde in modo vago, confuso o a monosillabi, l'intervistatore deve rivolgere delle
domande chiuse per ottenere un racconto più esauriente
Si suggerisce al paziente una possibile risposta
Tra le tecniche che facilitano la conduzione del colloquio, la tecnica che consiste nel "verificare i
sintomi" consiste in:
Se il paziente risponde in modo vago, confuso o a monosillabi, l'intervistatore deve rivolgere delle
domande chiuse per ottenere un racconto più esauriente
Se il paziente non è chiaro nel descrivere la sua storia patologica, il medico suggerisce una serie di
sintomi possibili per vedere se il paziente li ha o non li ha avuti
Se il paziente risponde in modo vago, confuso o a monosillabi, l'intervistatore deve rivolgere delle
domande chiuse per ottenere un racconto più esauriente
Se il paziente tende a proporre un evento recente e unico che non permette di comprendere se
rientra in un quadro sintomatologico più ampio
Il paziente psicosomatico
È tra i pazienti più difficili perché vi sono dei confini molto labili nello spettro tra bisogno, abuso e
pericolo. È necessario che il medico sia consapevole che ci possono essere dei rischi sia per il
medico che per il paziente stesso.
È problematico in quanto i sintomi che lamenta sono reali, ma difficilmente diagnosticabili,
nonostante il paziente sia sottoposto a svariati approfondimenti diagnostici.
Interagire con questa tipologia di pazienti è molto faticoso poiché essi continuano a ripetere le
stesse domande e le stesse storie e a volte possono essere difficili da trattare se diventano agitati,
evenienza frequente quando hanno paura o sono convinti di aver perso il controllo della situazione.
Alcuni soggetti sanno di essere un paziente............ e lo comunicano direttamente, mentre altri si
presentano con una varietà di sintomi, tra cui affaticamento, mancanza di energia, insonnia durante
la notte e stanchezza durante il giorno, mancanza di interesse e anedonia.
Tra le tecniche che facilitano la conduzione del colloquio, la tecnica che consiste nel "rispecchiare"
consiste in:
Se il paziente risponde in modo vago, confuso o a monosillabi, l'intervistatore deve rivolgere delle
domande chiuse per ottenere un racconto più esauriente
Se il paziente tende a proporre un evento recente e unico che non permette di comprendere se
rientra in un quadro sintomatologico più ampio
Se il paziente non è chiaro nel descrivere la sua storia patologica, il medico suggerisce una serie di
sintomi possibili per vedere se il paziente li ha o non li ha avuti
Si invita il paziente stesso a riflettere sulla sua condizione a partire da problematiche che lui stesso
ha introdotto oppure da espressioni o comportamenti che ha assunto (ad esempio «Mi è sembrato
turbato quando ha parlato di suo figlio»)
Tra le tecniche che facilitano la conduzione del colloquio, la tecnica che consiste nel "porre
domande guida" consiste in:
Si suggerisce al paziente una possibile risposta
Se il paziente non è chiaro nel descrivere la sua storia patologica, il medico suggerisce una serie di
sintomi possibili per vedere se il paziente li ha o non li ha avuti
Se il paziente tende a proporre un evento recente e unico che non permette di comprendere se
rientra in un quadro sintomatologico più ampio
Si invita il paziente stesso a riflettere sulla sua condizione a partire da problematiche che lui stesso
ha introdotto oppure da espressioni o comportamenti che ha assunto (ad esempio «Mi è sembrato
turbato quando ha parlato di suo figlio»)
Tra le tecniche che facilitano la conduzione del colloquio, la tecnica che consiste nel "chiarire"
consiste in:
Quando si vuole avere conferma di quanto ha detto il paziente, utilizzando ad esempio la parafrasi
(«Intende dire che non ha preso le pastiglie perché...»)
Riporta il paziente al discorso iniziale, evitando che divaghi
Se il paziente tende a proporre un evento recente e unico che non permette di comprendere se
rientra in un quadro sintomatologico più ampio
Si suggerisce al paziente una possibile risposta
!Kleinman (1988) ha distinto tra disease, illness, sickness. In particolare, il termine "illness":
indica il vissuto, l'esperienza soggettiva della malattia
intende la malattia in senso biomedico, quindi, una lesione organica o un'aggressione da agenti
esterni
include sia la malattia in senso biomedico, sia l'esperienza soggettiva della malattia
fa riferimento alla malattia come riconoscimento sociale
La sindrome di burnout:
ha gli stessi antecedenti e conseguenti dello stress.
un elevato livello di stress porta sicuramente a burnout
è caratterizzata da una relazione negativa con l'utenza.
è determinata anche da un basso livello iniziale di motivazione dell'operatore.
Secondo il modello di Golembiesky e Munzenrider le tre fasi del burnout sono:
1. Esaurimento emotivo, 2. Depersonalizzazione, 3. Scarsa realizzazione personale.
1. Scarsa realizzazione personale, 2. Depersonalizzazione, 3. Esaurimento emotivo.
1. Depersonalizzazione, 2. Scarsa realizzazione personale, 3. Esaurimento emotivo.
Nessuna delle precedenti risposte è corretta
Nel burnout, l'esaurimento emotivo consiste in:
un senso pervasivo di inadeguatezza professionale, che porta a un crollo dell'autostima
considerare gli utenti in un modo cinico e distaccato che impedisce all'operatore di rivolgere
un'adeguata attenzione ai loro bisogni
un sovraccarico emozionale che porta la persona a sentirsi svuotata e non più in grado di aiutare gli
altri
investimento negativo sull'utente, investimento caratterizzato da insensibilità e indifferenza
Nel burnout, la depersonalizzazione consiste in:
considerare gli utenti in un modo cinico e distaccato che impedisce all'operatore di rivolgere
un'adeguata attenzione ai loro bisogni
la percezione che le richieste provenienti dall'ambiente lavorativo siano eccessive rispetto alle
risorse che si hanno a disposizione per affrontarle.
un sovraccarico emozionale che porta la persona a sentirsi svuotata e non più in grado di aiutare gli
altri
un senso pervasivo di inadeguatezza professionale, che porta a un crollo dell'autostima
Nel burnout, la ridotta realizzazione personale consiste in:
un senso pervasivo di inadeguatezza professionale, che porta a un crollo dell'autostima
un sovraccarico emozionale che porta la persona a sentirsi svuotata e non più in grado di aiutare gli
altri
considerare gli utenti in un modo cinico e distaccato che impedisce all'operatore di rivolgere
un'adeguata attenzione ai loro bisogni
investimento negativo sull'utente, investimento caratterizzato da insensibilità e indifferenza
Il paziente depresso.
Interagire con questa tipologia di pazienti è molto faticoso poiché essi continuano a ripetere le
stesse domande e le stesse storie e a volte possono essere difficili da trattare se diventano agitati,
evenienza frequente quando hanno paura o sono convinti di aver perso il controllo della situazione.
È problematico in quanto
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