Estratto del documento

Lezione 002

Lingua ufficiale d'Italia

Che l'italiano sia la lingua ufficiale d'Italia:

  • È detto nello Statuto autonomico della Provincia di Bolzano
  • È detto sia nella Costituzione che nella legge 1999/482
  • È detto espressamente nella Costituzione
  • È detto nello Statuto autonomico della Provincia di Bolzano e nella legge 1999/482

Variazione diafasica

La variazione diafasica:

  • Indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa, in relazione allo spazio
  • Indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa attraverso il tempo
  • Indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa, dalla funzione del messaggio e dal contesto
  • Indica la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa e dall'appartenenza dei parlanti a diversi strati sociali

'Slavia veneta'

La 'Slavia veneta' è:

  • Una regione di lingua slovena in Veneto
  • Una regione della ex-Iugoslavia in cui si parlava veneto
  • Una regione di lingua slovena in Friuli (provincia di Udine)
  • Una regione della Slovenia dove si parla veneto

Legge n° 482 del 15 dicembre 1999

La legge n° 482 del 15 dicembre 1999, riconosce come lingue di minoranze:

  • Albanese, greco, sloveno, croato, tedesco, sardo, francoprovenzale, friulano, ladino, catalano, francese
  • Sardo, francoprovenzale, friulano, ladino, catalano, francese
  • Albanese, greco, sloveno, croato, tedesco, francese

Varietà di lingua

Una «varietà» di lingua è individuata:

  • Dalla presenza di specifici tratti linguistici correlabili con fattori extralinguistici
  • Dalla presenza di una grande variabilità di tratti linguistici al suo interno
  • Dalla presenza di specifici tratti linguistici
  • Dalla presenza di specifici tratti linguistici correlabili con l'area geografica e la classe sociale del parlante

Assi di variazione in linguistica

Quanti e quali sono gli assi di variazione in linguistica?

La lingua varia attraverso il tempo, lo spazio, la stratificazione sociale, la funzione d'uso o il contesto. Queste dimensioni di variazione, dette assi di variazione, sono state definite dai linguisti attraverso dei termini specifici. Si parla così di:

  • Variazione diacronica (o storica), per indicare la variazione lungo l'asse del tempo (per es., l'italiano antico, l'italiano del Cinquecento, l'italiano contemporaneo, ecc.);
  • Variazione diatopica (o geografica), per esprimere il variare della lingua in relazione allo spazio (per es., il dialetto veneto, il dialetto napoletano, l'italiano settentrionale, l'italiano centrale, ecc.);
  • Variazione diastratica (o sociale), per indicare le variazioni della lingua condizionate dall'appartenenza dei parlanti a diversi strati o gruppi sociali (per es., l'italiano popolare o dei semicolti, l'italiano delle classi istruite, la lingua dei giovani, la lingua degli adulti, ecc.);
  • Variazione diafasica (o situazionale), per indicare la variazione della lingua condizionata dalla situazione comunicativa, dalla funzione del messaggio e dal contesto globale o particolare (per es., il registro basso e informale e quello alto e formale, il linguaggio burocratico, linguaggio tecnico-scientifico, ecc.).
  • Un quinto asse di variazione, che si colloca trasversalmente ai precedenti, riguarda il mezzo o canale attraverso cui avviene la comunicazione. Si parla così anche di variazione diamesica, per indicare la variazione condizionata dal mezzo fisico (scritto-orale) con cui viene realizzato il messaggio linguistico.

Parlanti «bilingui» in Italia

Che cosa si intende per parlanti «bilingui» in Italia?

Sono coloro che, accanto all'italiano, parlano un dialetto o una lingua minoritaria ufficialmente riconosciuta: friulano, sardo, ladino, francese, catalano, francoprovenzale, occitano, dialetti tedeschi, sloveno, albanese, greco, croato.

Lezione 003

Lingua nei Promessi Sposi di Manzoni

Alessandro Manzoni, nella versione definitiva dei I promessi sposi adottò:

  • La lingua coeva della classe colta della città di Firenze
  • La lingua coeva della classe colta della città di Milano
  • Il fiorentino vivo del secolo XVI, sul modello di Machiavelli
  • Il fiorentino del Trecento, sul modello di Bembo

Regressione della dialettofonia

La maggiore regressione della dialettofonia si ebbe:

  • Nel secondo dopoguerra (anni Cinquanta e Sessanta del Novecento)
  • Durante il regime fascista
  • Subito dopo l'Unità d'Italia, nel 1861
  • Subito dopo l'Unità d'Italia, nel 1945

Vocabolario degli Accademici della Crusca

La lingua proposta dal Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612) corrisponde:

  • Al fiorentino del Quattrocento
  • Al fiorentino del Cinquecento
  • Al fiorentino del Trecento
  • Al fiorentino del Seicento

Base dell'italiano moderno

La base dell'italiano moderno è:

  • Nel fiorentino del Cinquecento
  • Nel fiorentino moderno
  • Nel fiorentino del secolo XVI
  • Nel fiorentino del secolo XIV

Tesi di Pietro Bembo

La tesi proposta da Pietro Bembo prevedeva l'adozione:

  • Del fiorentino del secolo XVI
  • Della lingua in uso presso la corte papale
  • Di una lingua modellata sul greco e sul latino
  • Del fiorentino del Trecento

Il fiorentino trecentesco e la 'Questione della lingua'

Quando e in che modo si afferma il fiorentino trecentesco durante la 'Questione della lingua'?

All'inizio del Cinquecento si appannò l'entusiasmo per il latino e si sviluppò in Italia un acceso dibattito intorno ai modelli della lingua letteraria volgare. Prevalse la tesi arcaizzante del veneziano Pietro Bembo (Prose della volgar lingua, 1525), che prevedeva l'adozione della lingua degli autori dell'«aureo» Trecento, cioè il fiorentino di Petrarca e di Boccaccio e, in subordine, di Dante. La prospettiva bembiana non era tuttavia solo linguistica, ma anche – e soprattutto – estetica, dal momento che le opere di Petrarca e Boccaccio venivano additate pure come modelli stilistici e retorici. Bembo trasferiva così il concetto umanistico di «imitazione dei classici» dal dominio della letteratura greco-latina a quello della letteratura volgare, romanza. Altri intellettuali coevi (Niccolò Machiavelli) proponevano come modello linguistico il fiorentino moderno (cioè del sec. XVI). Altri (Baldesar Castiglione, Gian Giorgio Trissino) ancora suggerivano di attenersi alla lingua in uso presso importanti centri culturali italiani (in particolare la corte papale): è la cosiddetta tesi cortigiana. Rispetto a queste, la soluzione del Bembo aveva il vantaggio di indicare dei modelli di grande prestigio (Petrarca, Boccaccio), e per questo si inseriva meglio di ogni altra nel classicismo del tempo. La tesi bembiana venne di lì a poco adottata da Lionardo Salviati, che fu il principale ispiratore del Vocabolario degli Accademici della Crusca, il primo grande vocabolario italiano che, pubblicato per la prima volta nel 1612 e varie volte nei secoli successivi, divenne un importantissimo punto di riferimento per i letterati italiani. Il Salviati ampliò però il canone di Bembo, inserendo accanto ai tre grandi del Trecento, una serie di autori minori. Il suo modello non era il fiorentino dei «classici», ma in genere il fiorentino del Trecento.

Lezione 004

Componenti della lingua in cui l'italiano regionale è debitore al dialetto

Le componenti della lingua in cui l'italiano regionale si mostra maggiormente debitore nei confronti del dialetto sono:

  • La fonologia e il lessico
  • La fonologia e la sintassi
  • La fonetica e la sintassi
  • La fonetica e la fonologia

Regressione della pratica del dialetto

Nella seconda metà del Novecento, la pratica del dialetto:

  • È regredita soprattutto nell'Italia nord-orientale
  • È regredita soprattutto nel Nord-Ovest
  • Rimane forte nel Nord-Ovest e nel Meridione
  • È regredita soprattutto nelle zone economicamente più arretrate

Uso scritto dei dialetti

L'uso scritto dei dialetti:

  • È venuto meno con la nascita di una letteratura dialettale riflessa
  • Era diffuso nel Medioevo ed è continuato fino all'unità d'Italia e anche oltre
  • Era diffuso nel Medioevo, ma è regredito a partire dal Cinquecento
  • È rimasto vivo soprattutto a Roma fino alla seconda metà dell'Ottocento

Valore del termine 'dialetto' dal XVI secolo in poi

Dal XVI secolo in poi, il termine 'dialetto' assunse un valore:

  • Nettamente peggiorativo
  • Sostanzialmente uguale a quello dei secoli precedenti
  • Discriminatorio e riferito solo alle fasce di parlanti analfabeti
  • Nettamente migliorativo

Motivi per scrivere in dialetto dal '500 al '900

Per quale motivo – dal '500 al '900 – alcuni autori scelsero di scrivere in dialetto?

  • Per ragioni espressive
  • Perché era l'unica lingua a loro disposizione
  • Per ragioni di prestigio
  • Per poter meglio comunicare alle masse analfabete

I dialetti e la loro subordinazione

I dialetti:

  • Sono subordinati alle lingue nazionali per ragioni storico-sociali o culturali
  • Non possiedono quella precisa struttura grammaticale che predispone la lingua all'espressione scritta
  • Sono subordinati a una varietà linguistica qualitativamente superiore, l'italiano standard
  • Sono costituzionalmente inferiori alle lingue nazionali

Italiano «regionale»

Quali sono i tratti principali dell'italiano «regionale»?

La categoria di italiano regionale fu elaborata da Giovan Battista Pellegrini (1960) in riferimento alla nuova realtà linguistica cristallizzatasi nell'Italia unita dopo l'espansione dell'italiano, in particolar modo alla situazione linguistica che era venuta a crearsi nel secondo dopoguerra, con il rapido passaggio di molti parlanti dal dialetto alla lingua nazionale. L'emergere di diversi italiani regionali è stato il risultato del processo di unificazione linguistica del Paese, che ha portato molti dialettofoni ad abbandonare il proprio idioma materno, trasferendo tuttavia molti tratti di questo sulla lingua di recente acquisizione, l'italiano. Le componenti della lingua in cui l'italiano regionale si mostra maggiormente debitore nei confronti del dialetto sono la fonologia (in particolare l'intonazione) e il lessico. In alcuni casi, tuttavia, l'interferenza può concernere anche aspetti della morfo-sintassi. Tali fatti rientrano tra i normali effetti del contatto linguistico, cioè di quel processo di interazione che si innesca quando, nella competenza del parlante, entrano in contatto due o più lingue. Infatti, un parlante, imparando una nuova lingua, vi trasporta le sue abitudini linguistiche, soprattutto fonologiche, e vi introduce molti termini della sua lingua natia. Per ciò che concerne la fonologia, ci limitiamo a fornire due esempi. Nell'italiano settentrionale, soprattutto in quello del Nord-Est (Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia), le consonanti doppie (o geminate) dell'italiano tendono a essere pronunciate come scempie: fiamma  [fiama], gatto  [gato]. Nell'italiano centro-meridionale i fonemi /b/ e /g/ dell'italiano sono sempre doppi in posizione intervocalica: rubare  [rubbare]; agile  [aggile], ecc. Per ciò che concerne il lessico, i diversi italiani regionali si differenziano per la presenza cospicua di regionalismi, cioè di forme di origine geografica ristretta che non sono diffuse su tutto il territorio regionale, ma circolano a livello regionale o locale. Si distinguono due tipi di regionalismi: significati locali di parole che esistono anche in italiano (per es. nel Veneto balconi col valore di 'imposte'); voci locali che hanno un equivalente in italiano. La classificazione degli italiani regionali ricalca grosso modo quella dei dialetti sottostanti. De Mauro (1963) distingue quattro varietà maggiori (settentrionale, toscana, romana e meridionale), a loro volta articolate al loro interno in sottovarietà, e varietà minori (tra cui quella sarda).

Lezione 005

Lingua del Principato di Monaco

Nel Principato di Monaco – indipendentemente dalla lingua nazionale – che lingua parla la maggioranza della popolazione autoctona?

  • Il monegasco (varietà ligure occidentale)
  • Il francese
  • Il piemontese
  • L'italiano

Caratteri non condivisi dai dialetti italiani settentrionali

Quale tra i seguenti caratteri non è condiviso da tutti i dialetti italiani settentrionali?

  • La perdita dell'opposizione di lunghezza consonantica
  • La presenza di una doppia serie di pronomi soggetto
  • L'indebolimento delle consonanti occlusive
  • La presenza di vocali anteriori arrotondate

Linea immaginaria Massa-Senigallia

Lungo una linea immaginaria che congiunge Massa a Senigallia:

  • Dialetti settentrionali si incontrano con il toscano a est e con i dialetti centro-meridionali a ovest
  • I dialetti settentrionali si incontrano con il toscano a ovest e con i dialetti centro-meridionali a est
  • Il toscano si incontra con i dialetti settentrionali a ovest e con i dialetti centro-meridionali a est
  • I dialetti settentrionali si incontrano con i dialetti centro-meridionali

Aree dialettali in Italia

In Italia, è possibile individuare:

  • Tre aree dialettali principali: dialetti italiani settentrionali, toscani, centro-meridionali
  • Tre aree dialettali principali: dialetti italiani settentrionali, centro-meridionali, meridionali estremi
  • Tre aree dialettali principali: dialetti italiani settentrionali, gallo-italici, toscani, centro-meridionali
  • Quattro aree dialettali principali: dialetti italiani settentrionali, toscani, centro-meridionali, insulari

Isole linguistiche 'altoitaliane'

Per isole linguistiche 'altoitaliane' (o 'gallo-italiche') si intendono:

  • Delle aree di alcune regioni meridionali (Sicilia, Basilicata e Campania) in cui si parlavano varietà di tipo settentrionale
  • Delle aree dell'Italia settentrionale in cui si parlavano varietà di tipo gallo-italico
  • Delle aree delle isole (Sicilia e Sardegna) in cui si parlavano varietà di tipo settentrionale
  • Delle aree della Sardegna e della Corsica in cui si parlavano varietà di tipo toscano

Classificazione dei dialetti italiani

Come sono classificati i dialetti italiani?

È possibile individuare tre aree principali, all'interno delle quali si riscontrano ulteriori elementi di differenziazione:

  • Dialetti italiani settentrionali (o alto-italiani), comprendenti al loro interno il gruppo dei dialetti gallo-italici (piemontese, ligure, lombardo, trentino occidentale, emiliano, romagnolo, marghigiano settentrionale a nord di Senigallia) e il gruppo veneto (veneto, trentino orientale, parlate di Pordenone, Grado e Trieste);
  • Dialetti toscani, comprendenti le varietà parlate in Toscana, con l'eccezione di Massa, appartenente al tipo settentrionale;
  • Dialetti centro-meridionali, comprendenti al loro interno tre aree:
    • L'area mediana (o meridionale mediana), comprendente il marchigiano centrale, l'umbro e il laziale (con l'eccezione del Lazio meridionale, di tipo meridionale), e il dialetto del capoluogo dell'Abruzzo, l'Aquila;
    • L'area meridionale (o meridionale intermedia), comprendente il dialetto laziale meridionale, il marchigiano meridionale (parlato nell'area tra i fiumi Aso e Tronto, inclusa Ascoli Piceno), l'abruzzese-molisano (con l'eccezione dell'aquilano, di tipo mediano), il pugliese (con l'eccezione della Penisola salentina), il campano, il lucano, il calabrese settentrionale;
    • L'area meridionale estrema, comprendente le varietà della Penisola salentina, della Calabria centro-meridionale, della Sicilia.

All'interno di questo quadro occupano una posizione particolare i dialetti della Toscana (ivi compresa la varietà popolare di Firenze, detta vernacolo), che, per le ragioni storiche, risultano strutturalmente molto simili all'italiano. Profondamente toscanizzate appaiono poi la varietà di Roma, il romanesco, e le parlate di alcune fasce delle Marche e dell'Umbria contigue alla Toscana, che hanno subito l'influsso linguistico della vicina regione. Non possiede un dialetto la provincia di Bolzano, dove gli italiani sono di recente immigrazione (periodo fascista).

Caratteristiche dei dialetti centro-meridionali

Quali sono le caratteristiche principali dei dialetti centro-meridionali?

Il gruppo dialettale centro-meridionale presenta tre varietà: a) mediane; b) meridionali; c) meridionali estreme. Tutte le varietà mantengono dal latino l'opposizione tra consonanti lunghe e brevi, come in toscano e in sardo, opposizione che come si è detto è andata perduta nel resto d'Italia e in tutta la rimanente Romània. I fenomeni seguenti, che interessano gran parte del dominio centro-meridionale, sono invece innovativi:

  • Le assimilazioni consonantiche progressive -ND- > nn e -MB- > mm del tipo monno per mondo, quanno per quando e jamma (jamm , amma, gamma) per gamba, ritenute spesso un effetto del substrato osco-umbro;
  • La metafonesi, cioè il fenomeno per cui il timbro delle vocali toniche medie (/e/, /o/) o basse (/e/, /o/) subisce un'alterazione per influsso delle vocali finali -i e -u latine originarie: nap. pil 'pelo/-i', munn 'mondo', pjett 'petto/-i', djend 'denti', ecc.
  • La sonorizzazione delle consonanti occlusive sorde (/k/, /p/, /t/) dopo /n/: banco, monte, campo, ecc.
  • L'uso di tenere per avere non ausiliare (il tipo tengo famiglia);
  • Il possessivo enclitico, cioè posposto e privo d'accento, con i nomi di parentela: màtrema 'mia madre', sòrata 'tua sorella'.

Lezione 006

Ramo della linguistica che si occupa della variazione sociale

Come si chiama il ramo della linguistica che si occupa specificamente della variazione interna della lingua in relazione alla categoria sociale del parlante?

  • Dialettologia
  • Linguistica diastratica
  • Psicolinguistica
  • Sociolinguistica

Definizione di 'varietà di lingua'

Una «varietà di lingua»:

  • È un insieme di tratti linguistici di un sistema linguistico che co-occorre con un certo insieme di tratti sociali o situazionali
  • È un insieme di tratti sociali o situazionali di un sistema linguistico che co-occorre con un certo insieme di tratti sociali linguistici
  • È un insieme di tratti linguistici di un sistema linguistico all'interno del repertorio linguistico di una comunità
  • È un insieme di t
Anteprima
Vedrai una selezione di 17 pagine su 80
Paniere linguistica italiana Pag. 1 Paniere linguistica italiana Pag. 2
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 6
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 11
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 16
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 21
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 26
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 31
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 36
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 41
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 46
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 51
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 56
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 61
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 66
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 71
Anteprima di 17 pagg. su 80.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Paniere linguistica italiana Pag. 76
1 su 80
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sunny_2009 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Giola Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community