Risposte aperte paniere di
MOTIVAZIONE E CRESCITA PERSONALE
Scienze della comunicazione
Prof: Vagli Matteo
Generato il: 05/05/2017
Lezione 2
La psicologia del benessere:
La crescita personale deve essere orientata al benessere della persona. Ma come definiamo il benessere di
una persona? Inizialmente è stata avanzata l’ipotesi che vi fossero indicatori oggettivi (salute, reddito, etc.) in
grado di definire il livello di benessere di ogni individuo. Naturalmente, però, questi indicatori oggettivi non
sono sufficienti per definire il benessere individuale, poiché si tratta di un costrutto fortemente soggettivo, per
questo si è giunti a parlare di benessere soggettivo (self well-being) che viene spesso correlato alla felicità.
La prospettiva della Psicologia Positiva è quella che da maggior risalto alle esperienze di benessere. La
psicologia positiva si articola su 3 livelli con l’obiettivo di elaborare una visione della «buona vita».
Cerca di (1) evidenziare comportamenti ed interventi volti a favorire il benessere, (2) identificando quali
contesti favoriscano il benessere ed (3) individuando le strategie più efficaci per migliorare la vita delle persone
La felicità:
La felicità si realizza in un processo di reciproca influenza tra il benessere individuale (prospettiva edonistica)
e quello collettivo (prospettiva eudaimonica).
La felicità è il risultato del raggiungimento degli obiettivi strettamente personali. La prospettiva edonistica
individua quindi la felicità come un costrutto comprendente i piaceri fisici e quelli mentali.
La prospettiva eudaimonica invece si differenzia dalla precedente (edonistica) in quanto ha una visione della
felicità non semplicemente come il raggiungimento della soddisfazione individuale, ma comprende anche un
processo di sviluppo verso l’integrazione con il mondo circostante (Nussbaum e Sen, 1993).
I tre elementi che caratterizzano la felicità sono: Soggettività, Temporale, Transitoria
• Soggettiva Non è detto che ciò che rende felice una persona, renda felice anche altri
• Temporale Ciò che ci rende felici in alcuni momenti, può non avere lo stesso effetto in momenti successivi
• Transitoria Gli effetti non mantengono nel tempo la medesima intensità
Lezione 3
La psicologia positiva:
La psicologia positiva è la scienza e le applicazioni che si riferiscono allo studio dei punti di forza psicologici e
delle emozioni positive.
Questa prospettiva attua un cambiamento netto con il passato (la psicologia classica). La concentrazione è su
ciò che funziona bene negli individui, gli obiettivi sono la prevenzione ed il potenziamento, l’attenzione è rivolta
al processo di vita ed alle sue caratteristiche dinamiche. Si passa quindi da un focus centrato sulla patologia
ad uno centrato sulla salute delle persone.
Viene quindi dato maggior risalto alle esperienze di benessere, all’appagamento rispetto al passato, alla
speranza ed all’ottimismo, alle esperienze ottimali ed alla capacità di far fronte agli eventi.
Si analizzano e valorizzano i tratti positivi come il coraggio, la perseveranza, la determinazione, la resilienza,
la spiritualità, il talento, la responsabilità, l’altruismo e molti altri. 1
La psicologia positiva si articola su 3 livelli con l’obiettivo di elaborare una visione della «buona vita»
Cerca di evidenziare comportamenti ed interventi volti a favorire il benessere, identificando quali contesti
favoriscano il benessere ed individuando le strategie più efficaci per migliorare la vita delle persone.
Lezione 4
L'Undoing Hypothesis (emozioni positive):
Sostiene che le emozioni positive siano in grado di neutralizzare gli effetti di emozioni negative future.
Ciò significa che le emozioni positive fungono da «corazza» per il futuro. Più emozioni positive proviamo, più
saremo in grado di far fronte agli eventi negativi futuri.
La Broaden and build theory (emozioni positive):
Sostiene che le emozioni positive amplino le potenzialità cognitive delle persone, aumentano le azioni di
repertorio e costruiscono risorse future per la sopravvivenza e l'adattamento.
Emozioni positive e benessere:
Salovey (2000) ha dimostrato come le emozioni abbiamo una forte incidenza sul benessere delle persone. In
particolare, le emozioni positive concorrono al potenziamento del sistema immunitario e aiutano a mettere in
atto comportamenti sani ed adattivi.
Le emozioni positive ampliano il nostro repertorio cognitivo, allargano l’orizzonte mentale delle persone.
Quando proviamo emozioni positive, mostriamo modalità di pensiero diverse, flessibili, più efficaci e creative
(Isen, 2000)
Le caratteristiche delle persone positive:
Le persone positive sono quelle persone caratterizzate da una spiccata propensione al pensiero positivo.
Numerose ricerche (Myers e Diener 1996, Diener Seligman 2002) hanno dimostrato che queste persone hanno
alcune caratteristiche in comune: alta autostima, buone relazioni sociali, ottimismo.
L’autostima è uno dei costrutti fondamentali in psicologia positiva. Persone con alta autostima, specialmente
nelle culture con una forte spinta all’individualismo, sviluppano più facilmente il pensiero positivo.
Le persone positive traggono piacere dal frequentare altre persone Sono
(buone relazioni sociali).
tendenzialmente estroversi e si trovano a proprio agio nella gestione delle relazioni sociali.
Peterson (2000) ha individuato nell’ottimismo una caratteristica peculiare delle persone positive.
L’ottimismo, infatti, permette loro di perseverare, aumentando la probabilità di successo.
Lezione 5
Le differenti strategie di coping:
Dall’inglese ‘to cope’, il termine coping riguarda le capacità di un soggetto di far fronte agli eventi stressanti.
Inoltre, si distingue tra 3 principali strategie:
Coping centrato sulle emozioni
o
È il più indicato quando l’evento stressante non si può modificare. Si tratta di una strategia rivolta alla
modificazione delle reazioni emotive di fronte all’evento stressante.
Coping centrato sul problema
o
È il più indicato quando si può intervenire sull’evento stressante, modificandolo. È infatti una strategia di coping
orientata alla modificazione della causa di stress. 2
Coping centrato sull’evitamento
o
Si tratta di evitare la situazione stressante.
Però, rispondere passivamente al problema cercando di evitarlo (non pensarci, allontanarsi, etc.), nonostante
sembri inizialmente una strategia funzionale, nel lungo termine risulta essere estremamente disfunzionale.
Lo stress:
Lo stress è una risposta relativamente aspecifica dell’organismo ad uno stimolo ritenuto minaccioso
per la sopravvivenza e l’integrità psicofisica. Tali stimoli minacciosi vengono definiti stressors.
(stressors)
Sono agenti stressanti che, sulla base della percezione individuale, possono generare stress nella persona.
Lo stress si può suddividere in eustress (è lo stress positivo), che è la forma adattiva dello stress, è ciò che ci
permette di essere pronti, reattivi. Quando però lo stress è eccessivo, ecco che si parla di distress, la forma
patologica che riduce le capacità di difesa dell’organismo.
Lo stress è legato alle nostre prestazioni, ma attenzione è dannoso sia quando si manifesta ad alta intensità
(generando stress, ansia, infelicità) ma anche quando si manifesta a bassissima o nulla intensità (generando
noia, apatia e tristezza). Lo stress va quindi controllato e gestito per trovarne il giusto equilibrio e proporzione.
La valutazione dello stress si ottiene con la scala di Holmes e Rahe.
Lezione 6
L'ottimismo:
L’ottimismo è un costrutto soggettivo che racchiude aspetti emotivi, affettivi, cognitivi e di valutazione e che
dipende da ciò che noi valutiamo come desiderabile.
È l’aspettativa che si verifichino accadimenti positivi anziché negativi (Scheier & Carver, 1985). In Genere gli
eventi stressanti vengono visti come sfide e opportunità di crescita e la modalità di affrontare i problemi
(coping) è orientata alla loro risoluzione e non all’evitamento. È alimentato dalla reale conoscenza dei propri
limiti e delle proprie potenzialità.
Peterson (2000) ha individuato nell’ottimismo una caratteristica peculiare delle persone positive. L’ottimismo,
infatti, permette loro di perseverare, aumentando la probabilità di successo.
Lezione 8
L'autoefficacia:
È la convinzione nelle proprie capacità di generare gli effetti desiderati mediante le proprie azioni (Bandura
1995). La percezione di autoefficacia non è una qualità fissa ed immodificabile di ogni persona, ma può variare
per il tipo di compito, per il contesto di riferimento e può essere acquisita nel tempo.
Come sviluppare autoefficacia:
Principalmente, la percezione di auto-efficacia si sviluppa attraverso:
Esperienza diretta
o
È la migliore modalità per sviluppare autoefficacia.
In questa prima modalità, il soggetto sperimenta di essere in grado di agire sull’ambiente. Fa esperienza di
autoefficacia direttamente, si scopre capace di agire e modificare il contesto di riferimento. Fa esperienza di
autoefficacia il bambino che impara ad andare in bici da solo, ad esempio.
Persuasione verbale
o
La persona viene convinta da altri di essere in grado di agire in maniera efficace sull’ambiente, tuttavia tale
convinzione decade se, una volta messo in atto il comportamento, il soggetto si rende conto di non essere
effettivamente in grado di agire efficacemente (ad esempio, si pensi all’effetto di certe frasi motivanti ma poco
realistiche).
Esperienza vicaria
o 3
La persona si convince di essere in grado di agire efficacemente sull’ambiente attraverso l’osservazione del
comportamento altrui. Naturalmente, più il modello è percepito come simile dalla persona in questione, più
l’esperienza vicaria sarà in grado di sviluppare auto-efficacia. Ovviamente dipende fortemente dalle
caratteristiche di chi esegue il compito.
Lezione 9
Passione, resilienza e fede:
La Passione è una forte inclinazione verso un’attività che una persona gradisce, reputa importante e nella
quale investe una notevole quantità di tempo e di energie (Vallerand, 2009). La passione ha un forte legame
con la motivazione intrinseca.
La Resilienza riguarda la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici. Non solo alla capacità
di resistere a tali eventi, ma anche alla capacità di riorganizzare positivamente la propria vita in seguito agli
eventi traumatici.
La resilienza gioca un ruolo notevole nell’effettivo superamento delle difficoltà e facilità l’adattamento. Nel fare
questo presuppone un utilizzo efficace delle strategie di coping e può dar vita al fenomeno della crescita post
traumatica.
La Fede è un sistema di informazioni al quale gli individui possono attingere nella ricerca di
(e credenze)
complesse opportunità di azione nonché nella costruzione della propria identità ed esistenza.
(e di risposte),
(Delle Fave & Massimini, 1991).
Diversi studi hanno trovato correlazione tra fede e benessere in quanto questa è connessa al “sense of
coherence” (sensazione, anche durante i momenti di difficoltà, che gli accadimenti abbiano un senso ed una
coerenza interna).
Lezione 10
L'intelligenza emotiva:
È la capacità di monitorare le proprie emozioni e quelle altrui al fine di raggiungere gli obiettivi desiderati.
(Goleman, 1995). Sempre Goleman sostiene che sia composta da 5 dimensioni: Consapevolezza di sé,
Padronanza di sé, Motivazione, Empatia, Abilità Sociale.
Consapevolezza di sé
Vale a dire essere consapevoli di sé significa conoscere noi stessi e sapersi relazionare con le nostre emozioni.
Padronanza di sé
Essere padroni di noi stessi significa saper controllare le nostre emozioni e saperle utilizzare in maniera
finalizzata.
Motivazione
Il «perché» più profondo, ciò che ci guida quotidianamente. Lo sappiamo riconoscere? Siamo in grado di
definire quale sia i reali motivo per cui agiamo?
Empatia
L’empatia è la capacità di entrare in relazione con l’altro in maniera profonda. Non significa provare la stessa
emozione che sta provando l’altro, ma riconoscerla e condividerla, senza farsi travolgere.
Abilità Sociale
È la capacità di stare insieme agli altri riconoscendo le dinamiche sociali principali e gestendole di conseguenza.
Lezione 11
Le basi teoriche dei gruppi: 4
La base teorica dei gruppi stabilisce che: un gruppo esiste quando due o più individui definiscono sé stessi
come membri e quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno un’altra persona. (Brown, 2000)
Aspetti Strutturali dei gruppi
Nell’arco della propria vita, ognuno partecipa, inevitabilmente, a gruppi primari e gruppi secondari.
Primari: Caratterizzati da stretta associazione e cooperazione tra un numero ristretto di membri, con forte
indipendenza, sono più stabili nel tempo.
Secondari: L’appartenenza a tali gruppi è giustificata da un orientamento verso uno scopo specifico. Il numero
di membri è variabile e la strutturazione è elevata, caratterizzata da ruoli predefiniti e rigidi.
Aspetti Temporali dei gruppi
Oltre agli aspetti strutturali il gruppo può essere letto in un’ottica temporale,
(gruppi primari e secondari),
attraverso le sue fasi di sviluppo (5) (Moreland e Levine 1982): Non è detto che ogni gruppo arrivi in fondo o
vi arrivi attraverso ogni stadio elencato.
Fasi di sviluppo di un Gruppo
1.Fase di esplorazione: le persone cercano un gruppo che soddisfi i propri bisogni
2.Fase di socializzazione: le persone si conoscono e da newcomer (nuovi entrati) divengono fullmember
(membro a pieno titolo)
3. Fase di mantenimento: definizione di ruoli specializzati per i fullmember
4. Fase di risocializzazione: in caso di conflitto e di nascita di membri marginali, si può avere la persuasione
reciproca o l’uscita
5. Fase del ricordo: in caso di uscita, il membro marginale diviene ex membro
Lezione 12
Le principali dinamiche di gruppo:
Le principali dinamiche tipiche del gruppo sono (5): Deindividuazione, Facilitazione Sociale, Inerzia Sociale,
Responsabilità diffusa, Deresponsabilizzazione.
Deindividuazione
o
Il termine deindividuazione (Festinger, 1952) indica quei casi in cui le persone si riconoscono solo nell’identità
di gruppo ed il loro comportamento è guidato unicamente dalle norme del gruppo in questione.
Un esempio classico degli effetti della deindividuazione è l’esperimento del carcere di Stanford (Zimbardo,
1971) dove, solo per il fatto di indossare divise che indicavano l’appartenenza ad un gruppo, le persone
cominciarono a comportarsi secondo le norme del gruppo di appartenenza. Nonostante gli studenti non fossero
persone psicologicamente disturbate, la situazione degenerò rapidamente: le guardie tormentavano ed
umiliavano i prigionieri, adottando comportamenti sadici e vessatori. Mentre i prigionieri inizialmente si
ribellarono, ma poi divennero passivi e docili, mostrando sintomi di disintegrazione individuale e di gruppo.
Facilitazione Sociale
o
Può capitare che la presenza di altre persone ci porti a migliorare la nostra prestazione, ma accade anche che
tale presenza ci porti ad eseguire prestazioni peggiori rispetto al proprio standard. Come mai?
Zajonc (1965) definì questo effetto come effetto di facilitazione sociale. In presenza di altre persone, le risposte
facilmente accessibili diverrebbero più probabili, mentre quelle scarsamente accessibili avrebbero meno
probabilità di essere portate a termine efficacemente.
Ciò significa che, tendenzialmente, in presenza di altri siamo portati ad eseguire meglio azioni per noi abituali,
ma rischiamo di eseguire peggio azioni per le quali non ci sentiamo abbastanza sicuri.
Questo succede per Il timore della valutazione è dovuto al fatto che noi costruiamo la nostra autostima anche
in base a ciò che gli altri pensano di noi. Una valutazione negativa diverrebbe quindi fortemente destabilizzante
per il proprio sé.
L’effetto di distrazione invece è relativo al fatto che, in presenza di altri, siamo portati a controllare quello che
fanno e ciò porta a perdere la concentrazione sulla propria attività. 5
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