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RISPOSTE ELENCATE IN ORDINE ALFABETICO

DOMANDE APERTE

PANIERE DI

MICROECONOMIA

DOCENTE: LAINO ANTONELLA

GENERATO IL: 17/05/2018

Definire e portare degli esempi di discriminazione dei prezzi di primo, secondo e terzo grado.

La vendita dello stesso prodotto su diversi mercati a prezzi differenti viene denominata discriminazione di prezzo. Un

produttore offre ad acquirenti differenti lo stesso bene o servizio applicando prezzi differenti. Nei mercati in regime di

monopolio è una pratica particolarmente diffusa. Ma affinché sia possibile la discriminazione di prezzo, i mercati non

debbano essere comunicanti tra loro e non esistano altri concorrenti. Nei mercati non comunicanti gli acquirenti non possano

rivendere, tra di loro, i beni o i servizi acquistati. Esistono tre tipologie di discriminazione di prezzo: di primo, di secondo e

di terzo grado.

Nella discriminazione di prezzo di primo grado il monopolista è in grado di stabilire prezzi

differenti per ciascuna unità di vendita del bene o servizio. Gli acquirenti non conoscono il

prezzo pagato dagli altri. Ciò consente al monopolista di appropriarsi dell'intera rendita del

consumatore. La discriminazione di primo grado è anche detta discriminazione di prezzo

perfetta.

Nella discriminazione di prezzo di secondo grado il monopolista stabilisce prezzi differenti per

diverse quantità dello stesso bene o servizio. Un esempio tipico di discriminazione di prezzo di

secondo grado è lo sconto applicato in caso di acquisto di grandi quantità di un bene. Questa è

una forma di discriminazione utilizzata anche in mercati non monopolistici che consente di

perseguire strategie marketing di fidelizzazione dei clienti principali.

Nella discriminazione di prezzo di terzo grado il produttore applica un prezzo differente per ogni

singolo mercato in cui il bene o servizio viene offerto. In ciascun mercato il prezzo del bene o

servizio è costante. Ciò che varia è il prezzo di vendita in base al mercato. A parità di costo

marginale (MC) su ciascun mercato cambia la domanda (D) e il ricavo marginale (MR). Di

conseguenza, l'equilibrio CM=RM determina prezzi di equilibrio diversi.

Definire e rappresentare graficamente la scatola di Edgeworth indicando il suo utilizzo e la sua funzionalità

La scatola di Edgeworth, detta anche scatola di Costruzione geometrica, è utilizzata per studiare problemi di distribuzione

in cui l’economia sia composta da due beni e due individui; in particolare

delle risorse tra agenti economici nel caso semplice

permette un’analisi grafica dell’ottimo paretiano e dell’equilibrio competitivo nell’ipotesi di un’economia di puro scambio in

cui due agenti (A e B), che hanno in dotazione determinate quantità di due beni differenti (X e Y), possono decidere se

consumarli o scambiarli. La scatola di Edgeworth è costituita da 4 lati che rappresentano le dotazioni totali dei due beni a

disposizione degli agenti, cosicché ogni punto all’interno del diagramma rappresentato nel grafico indica una diversa

distribuzione dei beni tra i due individui. All’interno del diagramma vengono tracciate le curve di indifferenza (IC) degli

agenti, ognuna delle quali rappresenta tutte le combinazioni dei due beni che assicurano loro

un dato livello di utilità. L’insieme dei punti in cui le curve risultano tangenti, come avviene,

, costituisce a sua volta un’altra curva detta curva dei contratti, che indica le

per es., in E 2

allocazioni ottime in senso paretiano: non ci si può muovere da tali punti per migliorare la

posizione di un individuo senza peggiorare quella dell’altro. Rispetto all’allocazione

corrispondente alla dotazione iniziale delle risorse (E ), cioè in un regime di autarchia, lo

1

scambio risulta conveniente se assicura un livello maggiore di utilità a entrambi gli agenti. La

parte della curva dei contratti compresa in questa area (tra i punti A e A nel grafico) è detta

1 2

nocciolo dell’economia di scambio, perché identifica tutte le allocazioni (all’interno della

scatola) sostenibili in un equilibrio economico, dati i prezzi relativi dei due beni.

Definire i caratteri del mercato di oligopolio e rappresentare graficamente un equilibrio di duopolio. Definire, inoltre,

il concetto di curva di reazione, spiegandone l'andamento

L’oligopolio è un mercato in cui è presente un piccolo numero di imprese e in cui l’accesso di nuovi concorrenti è ostacolato

da barriere all’entrata. Il bene prodotto dalle imprese del settore può essere differenziato o indifferenziato. Nel primo le

imprese offrono beni/servizi identici sono anche detti beni omogenei; nel secondo le poche imprese offrono beni/servizi

concorrenti ma non identici detti beni differenziati. Nei settori oligopolistici, potere monopolistico e redditività delle imprese

dipendono dalla loro modalità di interazione: se l’interazione è più cooperativa che competitiva, le imprese possono

determinare prezzi superiori al costo marginale e realizzare profitti elevati. Le imprese oligopolistiche sono price maker, ma

l’oligopolio è caratterizzato da

a differenza del monopolista, deve le reazioni dei concorrenti ai suoi comportamenti. Perciò

un comportamento strategico, tiene conto delle reazioni degli altri, e di interdipendenza reciproca, i profitti dipendono sia

dalle proprie strategie commerciali che da quelle dei concorrenti.

Il modello di Cournot è un modello economico in cui due imprese, duopolio cercano di massimizzare il proprio profitto

scegliendo la quantità di produzione.

L’equilibrio di Cournot Le curve di reazione delle due imprese ci mostrano il loro rispettivo

livello di produzione, dato quello del concorrente. In equilibrio, ognuna sceglie il proprio

livello di produzione in base alla curva di reazione; quindi le quantità di equilibrio devono

trovarsi all’intersezione delle due curve di reazione. Denominiamo la risultante combinazione

di produzione equilibrio di Cournot.

Nell’equilibrio di Cournot ogni duopolista produce la quantità che massimizza il profitto, dato

il livello di produzione del concorrente, per cui nessuno dei due ha un incentivo a cambiare il

proprio comportamento.

Dal punto di vista delle imprese, l’equilibrio di Cournot è migliore di quello perfettamente

concorrenziale, ma peggiore di quello collusivo.

Una curva di reazione è la rappresentazione sul diagramma cartesiano della quantità ottimale di produzione di un'impresa,

per ogni quantità di produzione dell'altra impresa. Le curve di reazione sono anche conosciute come funzioni di reazione o

curve della risposta ottimale. Nel seguente diagramma cartesiano sono rappresentate le curve di reazione delle imprese, la

curva di reazione dell'impresa A e la curva di reazione dell'impresa B. Per comprendere il processo dinamico di

aggiustamento verso l'equilibrio, analizziamo il diagramma a partire dalla situazione E1.

Nell'equilibrio iniziale E1 l'impresa B ha una produzione qB pari a 10. Essendo qB uguale

a 10, l'impresa A determina la quantità di produzione ottimale qA sulla propria curva di

reazione, fissando la propria produzione qA a 2 unità. L'equilibrio E1 non è però un

equilibrio stabile. A partire dalla quantità qA pari a 2, l'impresa B modifica la quantità di

produzione qB da 10 a 6, spostando l'equilibrio da E1 a E2. L'equilibrio E2 non è però un

equilibrio stabile. A partire dalla quantitàqB pari a 6, l'impresa A modifica la quantità di

produzione qA da 2 a 4, spostando l'equilibrio da E2 a E3, e così via.

Definire il concetto di asimmetria informativa individuando le tipologie di fenomeno conosciute, inoltre indicare le

condizioni di funzionamento del mercato.

L’informazione posseduta da compratori e venditori può essere distribuita in maniera asimmetrica. È possibile, infatti, che

prima che avvenga una transazione il venditore sia meglio informato del compratore. Oppure è anche possibile che prima che

avvenga la transazione il compratore sia meglio informato del venditore. In questi casi diciamo che vi è un problema di

informazione nascosta. Possiamo pensare, però, a una situazione diversa, nella quale il venditore oppure il compratore non

conosce qualcosa che può accadere dopo che la transazione è stata effettuata e che può avere qualche conseguenza su ciò che

egli ottiene dalla transazione. In questo caso possiamo dire che siamo di fronte a un problema di azione nascosta. Quando i

compratori oppure i venditori non hanno le medesime informazioni su ciò che comprano e vendono parliamo di asimmetria

informativa, che è una delle cause del fallimento del mercato. In presenza di informazione asimmetrica tra parti con interessi

contrapposti possono emergere dei rischi di adverse selection o moral hazard.

Si ha un problema di adverse selection, selezione avversa, quando, prima del contratto, l’agente ha migliori informazioni

sulle proprie caratteristiche rispetto al principale. La variabile di interesse per il principale non è soggetta a modifiche da

parte degli agenti. I problemi sorgono poiché gli agenti appartenenti a una certa categoria tentano di farsi passare per qualche

altro tipo con caratteristiche migliori. Il problema economico per il principale è incentivare la parte che possiede

l’informazione privata a rivelarla; o trovare strumenti che consentano di avere quanta più informazione possibile. L’ipotesi

cruciale è che dai risultati della transazione non è possibile risalire alle azioni scelte dagli individui o alle loro caratteristiche,

poiché i risultati sono influenzati anche da fattori casuali al di fuori del controllo delle parti. L’incertezza permette agli

individui opportunisti di nascondere i propri comportamenti o le proprie informazioni. Due sono i motivi di fallimento del

mercato: il prezzo di scambio influenza la qualità degli agenti che partecipano allo scambio, nel senso che può condurre

all’uscita dal mercato dei soggetti di qualità migliore, oppure detto in termini di beni, il prezzo seleziona male la qualità del

prodotto, nel senso che incentiva un suo progressivo decadimento; può non esistere un prezzo al quale l’offerta del bene

“sottigliezza” del mercato, fino alla sua scomparsa, per cui si

eguagli la quantità domandata. Questi due punti portano alla

perdono opportunità di scambio e si verifica un indesiderabile peggioramento qualitativo del prodotto.

Il moral hazard, azzardo morale prevede che le parti interessate allo scambio abbiano a priori informazioni eguali circa ogni

aspetto rilevante ai fini del contratto, ma l’asimmetria informativa si manifesti successivamente alla definizione del contratto.

dall’altro contraente (hidden

La parte che deve agire in esecuzione del contratto è in grado di compiere azioni non osservabili

action) o dispone di informazioni cui l’altra parte non può accedere (hidden information). Nel caso di azzardo morale, il

problema economico per il principale è incentivare l’agente ad agire nel suo interesse; o riuscire a controllare il suo

comportamento. Il fallimento di mercato si concretizza sia in costi sociali legati all’esasperazione di situazioni di rischio o

all’assunzione di comportamenti opportunistici individuali. Per esempio, nel settore delle assicurazioni la copertura

assicurativa può rendere le persone meno attente a prendere le precauzioni necessarie a evitare un sinistro. Il comportamento

non accorto dell’individuo assicurato aumenta la probabilità sociale dei sinistri. Analogamente il comportamento

opportunistico del delegato produce inefficienza (per esempio il lavoratore non lavora) che si ritorce su tutta la collettività.

Definire il concetto di bene pubblico, portando degli esempi e motivando il fallimento del mercato di un economia con

beni pubblici.

I beni pubblici sono beni economici caratterizzati dall'assenza di rivalità e da non escludibilità nel consumo. Tali beni sono

prodotti dallo Stato in quanto difficilmente potrebbero essere prodotti dalle imprese private in regime di mercato. I beni

economici possono avere natura privata o pubblica. I beni pubblici sono beni che non possono esistere senza un intervento

pubblico da parte dello Stato. Per la loro importanza sociale sono stati l'oggetto di studio fin dall'antichità. Secondo

bene pubblico deve la caratteristica dell’indivisibilità, ed i principi di non rivalità e di non esclusività. I beni

Samuelson un

pubblici rappresentano un esempio di fallimento. Con il termine fallimento del mercato si vuole individuare una situazione in

cui i mercati non sono in grado di organizzare la produzione in maniera efficiente, o non allocano efficientemente beni e

servizi ai consumatori. Quindi non si ha un ottimo paretiano. Si ha, dunque, un fallimento di mercato tutte le volte che o non

di mercato, oppure se non esiste un Pareto efficiente. Il free riding è l’elemento che provoca il fallimento

esiste un equilibrio

del mercato. I singoli soggetti hanno uno scarso interesse a rilevare le loro vere preferenze. Nel momento in cui si chiedesse

ad un soggetto quale valutazione marginale attribuisce al bene pubblico questo sarebbe tentato di fornire valutazioni inferiori

alla verità in quanto successivamente sarà chiamato a contribuire per finanziare la produzione per quanto ammesso essere

disposto a pagare. La caratteristica della non escludibilità tipica dei beni pubblici implica, infatti che una volta disponibile il

bene potrà essere goduto da tutti senza che chi ha provocato a sostenere i costi di produzione possa implementare un

meccanismo di esclusione di coloro che non hanno manifestato apertamente le loro preferenze, nonostante fossero interessati

alla produzione del bene. Per poter risolvere il problema del free riding, lo stato potrebbe disporre sia l’offerta che la

determinazione dei prezzi. Così facendo si potrà raggiungere un ottimo sociale. Una situazione molto difficile da realizzarsi,

infatti lo stato non possedendo tutte le informazioni utili non potrà far funzionare tale meccanismo.

Definire il concetto di costo totale, costo marginale, costo fisso, costo variabile. Rapprensentarli graficamente.

Il costo totale della produzione è determinato dalla somma dei costi di produzione. Il costo totale è il costo sostenuto

dall'impresa per acquistare i fattori produttivi e i beni strumentali come macchinari, impianti, uffici, ecc. Sul diagramma

cartesiano il costo totale è rappresentato come una retta di costo, determinata

dalla somma dei costi fissi e dei costi variabili per ogni livello della

produzione. Sull'asse delle ascisse è misurata la quantità di produzione

dell'impresa o dell'impianto, mentre sull'asse delle ordinate sono misurati i

costi economici sostenuti dall'impresa per la produzione.

Nel breve periodo le principali componenti del costo totale di produzione sono

i costi fissi e i costi variabili.

Il costo fisso è la componente del costo totale che non varia al variare della

produzione.

Associato spesso al costo di realizzazione degli impianti e alla capacità produttiva

degli stessi, i costi fissi sono gli impianti produttivi, i macchinari e le relative quote di

ammortamento, gli edifici. Entro certi limiti il costo fisso è indipendente dalla

quantità di produzione. Qualunque sia il livello di produzione dell'impresa, la

capacità produttiva dei suoi impianti resta la stessa e i costi degli impianti devono

essere comunque sostenuti dall'impresa. Per aumentare la produzione oltre la capacità

massima dell'impianto o di un macchinario, si è costretti ad aprire un altro impianto o

acquistare un altro macchinario. Nel seguente grafico i costi fissi sono rappresentati

dalla retta (CF). Essendo indipendente dal volume di produzione la retta dei costi fissi

si presenta come una retta orizzontale e parallela all'asse delle ascisse.

Il costo variabile è la componente del costo totale che varia al variare della quantità

di produzione. Spesso associati alla quantità di impiego dei fattori produttivi nel

breve periodo, sono il lavoro, la manodopera, le materie prime, l'energia. Nel

seguente diagramma cartesiano i costi variabili sono rappresentati tramite la retta

CV. La retta CV è in funzione crescente con il volume di produzione ed è nulla in

caso di produzione zero.

Il costo marginale è il costo aggiuntivo per incrementare la quantità di produzione. È

il costo dell'ultima unità prodotta. Il costo marginale esprime in maniera

infinitesimale la variazione dei costi della quantità aggiuntiva di prodotto. Dal punto di vista formale il costo marginale è

determinato dal rapporto tra la variazione del costo totale e la variazione infinitesimale della quantità di produzione: MC=

∆Q

TC/ La funzione del costo marginale CM può essere rappresentata sul diagramma cartesiano ponendo in relazione il

costo marginale CM con la quantità di produzione. Il costi marginali sono

costi che l’impresa può controllare in modo diretto e immediato. Nello

specifico MC è il costo complessivo che si sostiene per la produzione

dell’ultima unità realizzata, e, quindi, indica anche il costo che si può

risparmiare se questa ultima unità non si realizza. Le decisioni di un’impresa

in merito al livello produttivo sono prese spesso in funzione di variabili

marginali. La forma a "U" della curva è strettamente legata alla produttività

marginale dei fattori produttivi.

Definire il concetto di curva di indifferenza, rappresentarla graficamente insieme ad una mappa di curve e definirne

la pendenza

La curva di indifferenza è la rappresentazione sul piano cartesiano delle scelte di consumo che danno al consumatore la

medesima utilità. Dati due beni A e B, le quantità di questi u

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rafgio00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Laino Antonella.
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