Risposte aperte paniere di
IMPRESE E MERCATI
ECONOMIA
Docente: Iannaccone Guido
lOMoARcPSD|2343075
A quale strategia è simile la fissazione di un prezzo predatorio?
La fissazione di un prezzo predatorio mira a far uscire dal settore una o più imprese, con lo scopo di aumentare i prezzi
quando il mercato diventa più concentrato. Una strategia simile è quella di proliferazione delle marche: si occupa il
mercato con marche simili in modo da rendere molto difficile l’affermazione dei rivali. È una strategia di falsa
differenziazione del prodotto.
Che cos'è l'elasticità incrociata della domanda?
Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti, sulle dimensioni di queste, sulle barriere
all’entrata esistenti e sul grado di differenziazione del prodotto. Appartengono ad un medesimo settore produttivo tutti
i prodotti che soddisfano uno stesso bisogno. La sostituibilità è misurata attraverso l’elasticità incrociata della
domanda. Ad elevati valori di elasticità incrociata corrispondono bene strettamente sostituti.
Che cosa per interdipendenza strategica in caso di oligopolio?
L’oligopolio è caratterizzato dalla presenza di poche imprese dal lato dell’offerta, che realizzano un bene omogeneo o
differenziato, anche solo formalmente. Visto che le imprese presenti sul mercato sono poche, esiste una forte
interdipendenza strategica, che obbliga le imprese presenti ad effettuare le scelte strategiche sulla base delle
aspettative di reazione delle concorrenti.
Che differenza esiste tra cluster e distretto?
I settori a maggiore intensità di lavoro tendono a localizzarli nelle regioni dove il costo del lavoro più basso. Per questi
motivi emergono aggregazioni di imprese definite cluster dove le imprese collaborano tra loro. L’economia italiana si è
sviluppata sulla base di un determinato modello di cluster chiamato distretto industriale. La differenza tra cluster e
distretto consiste che il primo si presenta come una particolare forma di sviluppo locale con elevata specializzazione
delle imprese, mentre il secondo è un sistema dove le imprese sono radicati sul territorio.
Che differenza esiste tra innovazione e invenzione?
Schumpeter parte dall’idea che i sistemi economici non sono statici, come assume, invece, l’élite degli intellettuali
neoclassici, forti sostenitori della teoria dell’equilibrio economico generale. Egli interpreta l’arena economica come un
qualcosa di dinamico ed evolutivo e ritiene che per poter ben comprendere il fenomeno sia necessario analizzarlo in
relazione ad un altro concetto: l’Invenzione. In linea generale, l’Invenzione consiste nella realizzazione, ex novo, di
qualcosa che non esisteva già, frutto della forza creativa di uno o più individui, mentre, l’Innovazione si realizza
quando si fa qualcosa di nuovo nel sistema economico e, pertanto, è possibile anche quando non sia legata ad una
vera e propria invenzione.
Che effetto può avere la diffusione di internet sul fenomeno della dispersione?
La diffusione di internet ha sicuramente avuto effetto sulla dispersione dei prezzi: laddove sono presenti siti web
dedicati al confronto tra prezzi diversi, annullandosi o riducendosi fortemente i costi di reperimento d’informazioni, la
dispersione si è notevolmente ridotta, portando i consumatori ad orientarsi in modo più consapevole verso i fornitori
che praticano prezzi più bassi.
Che rapporto esiste tra incertezza e formazione di un cartello?
Molto spesso le imprese cooperano tra loro per ridurre il rischio d’impresa: innovare, differenziare, specializzarsi è
meno costoso se si opera in gruppo. L’incertezza, quindi, è uno dei fattori di maggior rilievo nella decisione di
colludere. La collusione spesso è indirizzata al miglioramento dell’informa- zione: tutte le imprese hanno necessità di
conoscere il mercato di riferimento, quindi hanno bisogno d’informazioni, che riescono ad ottenere più facilmente se
riunite in cartello. La forte tensione competitiva sfianca: produce scarsa redditività e alti costi di difesa delle posizioni,
che spingono le imprese a cercare di cooperare piuttosto che farsi guerra ad oltranza.
Che rapporto esiste, secondo Schumpeter, tra innovazione e forma di mercato?
A supporto della posizione schumpeteriana la realtà ci mostra come le imprese di grandi dimensioni sostengano
progetti di R&S, finanziati in parte con quell’extraprofitto che si realizza esercitando potere di mercato, e in parte con
finanziamenti esterni fondati, in larga misura, sulla percezione di solvibilità dei finanziatori. Nella letteratura economica
si parla di ipotesi schumpeteriana proprio con riferimento alla correlazione positiva tra potere di mercato e capacità di
sviluppare innovazione. Soltanto le imprese che godono di potere di mercato possono affrontare le incertezze, e
sostenere gli oneri, del processo di innovazione; e l’innovazione a sua volta genera potere di mercato.
Che relazione esiste tra diffusione della tecnologia e reddittività dell'innovazione?
Quando un’innovazione viene ad esistenza, essa è adottata da poche imprese, con una lenta diffusione. In questa fase
i costi sono molto elevati. Con il passare del tempo, e con la presa di coscienza delle reali possibilità d’applicazione,
aumenta la velocità di divulgazione. Studi empirici dimostrano che il tasso di diffusione è correlato positivamente con
la redditività media dell’innovazione e negativamente con l’investimento iniziale richiesto: in altre parole, tanto più è
alto il beneficio che si ritrae dall’innovazione, tanto maggiore sarà la velocità di diffusione. Tanto più è consistente
l’investimento da affrontare e tanto minore sarà la diffusione.
Che relazione esiste tra mark up ed elasticità della domanda?
In altre parole, il cost plus pricing è equivalente alla regola di massimizzazione del profitto solo se il costo medio è
costante e il mark up è posto uguale a 1/(ε-1). La regola del mark up produce valore positivo solo se il valore assoluto
Scaricato da Francesco Vasapollo (vasapollof@gmail.com)
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dell’elasticità della domanda rispetto al prezzo è maggiore dell’unità: quanto più è rigida rispetto al prezzo la domanda
dell’impresa, tanto maggiore sarà il mark up richiesto per la massimizzazione del profitto. In mercati fortemente
competitivi il valore dell’elasticità è alto, con un mark up relativamente contenuto
Che ruolo hanno le barriere all'entrata nella determinazione del livello di concentrazione di un settore?
Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti, sulle dimensioni di queste, sulle barriere
all’entrata esistenti e sul grado di differenziazione del prodotto. Appartengono ad un medesimo settore produttivo tutti
i prodotti che soddisfano uno stesso bisogno. Si parla di concentrazione settoriale con riferimento alla popolosità di
una determinata industria, situata in un’area geografica definita. Viene misurata con il rapporto di concentrazione
RCn= l’indice, anche se di semplice determinazione, presenta il limite di non tener conto della numerosità degli
ΣSi
operatori e della distribuzione dimensionale delle imprese non considerate.
Che tipo di discriminazione si opera con il peak load pricing?
Si tratta di un modello di discriminazione di prezzo basato sul momento del consumo del bene, o meglio del servizio. In
altri termini si praticano tariffe più elevate nei momenti di maggior congestione, per poi abbassarle nei momenti di
minor richiesta. Il peak load pricing è una forma di discriminazione intertemporale, che permette di differenziare i
prezzi sulla base delle disponibilità a pagare dei soggetti, espresse attraverso le preferenze in ordine al momento di
fruizione del servizio.
Come agiscono le imprese in relazione alle loro azioni nel modello di Cournot?
Nel modello individuiamo una sequenza di azioni:
A, che si trova inizialmente in una posizione di monopolio, fissa il prezzo, determinando così la quantità,
l’impresa
in corrispondenza dell’uguaglianza tra costo e ricavo marginale.
concorrente B entra nel mercato potendo servire la parte di domanda non soddisfatta da A. L’ingresso di
l’impresa
questa seconda impresa sul mercato provoca un abbassamento del prezzo.
A correggerà le sue azioni e al termine dei diversi aggiustamenti l’industria convergerà all’equilibrio
l’impresa
illustrato di seguito. È dimostrato che in un mercato oligopolistico la quantità venduta in condizioni di equilibrio
èpari ai due terzi di quella venduta in concorrenza perfetta.
Come cambiano le condizioni dell'equilibrio concorrenziale nel lungo periodo?
È determinato dall'intersezione delle curve di mercato di lungo periodo di domanda e di offerta. Il profitto è nullo per
le imprese concorrenziali nel lungo periodo. Le imprese concorrenziali realizzano un profitto nullo nel lungo
periodo a prescindere dalla libertà di entrata.se alcune imprese del mercato realizzano un profitto economico di
breve periodo grazie all'utilizzo di un input scarso, le altre imprese del mercato si contenderanno tale input,
facendone aumentare il prezzo finché tutte le imprese realizzano un prodotto di lungo periodo nullo. In un
mercato di questo tipo la curva di offerta è piana perché tutte le imprese hanno lo stesso costo medio minimo
di lungo periodo. Quindi per sopravvivere in un mercato concorrenziale un'impresa deve massimizzare il proprio
profitto.
Come contribuiscono e a cosa servono i meccanismi di compensazione finanziaria?
L’impresa è governata da una serie di volontà, che esprimono interessi diversi, talvolta in conflitto tra loro: l’attività
più complessa del governo d’impresa è proprio quella di comporre i potenziali conflitti. Risulta, quindi, decisiva
l’opera di contrattazione tra le parti in causa. Spesso la risoluzione del conflitto tra gruppi di portatori d’interessi
si raggiunge con meccanismi di compensazione finanziaria. Le compensazioni che eccedono ciò che è
strettamente necessario al funzionamento, e alla sopravvivenza, dell’impresa sono indicative di debolezza
organizzativa.
Come può essere misurato il potere esercitato da un venditore sul mercato?
È possibile stimare il potere di mercato attraverso l’indice di Lerner. Questo è definito come media ponderata dei
margini di profitto di ciascuna impresa, dove i pesi sono rappresentati dalle rispettive quote di mercato: L= si
∑
(p-MC)/p dove s è la quota di mercato dell’impresa i. Ovviamente, se le imprese hanno gli stessi costi marginali
allora l’indice di Lerner si riduce al margine di profitto (uguale per tutti) delle imprese. L’indice è pari a zero
(P=MC) per le imprese di un’industria in concorrenza perfetta, ed è tanto più grande quanto più un’impresa
opera in condizioni lontane dalla concorrenza perfetta. In altre parole, maggiore è L maggiore è il potere di
mercato.
Come si misura la sostituibilità tra i prodotti?
Un settore produttivo si definisce sulla base del numero di imprese presenti, sulle dimensioni diqueste, sulle barriere
all’entrata esistenti e sul grado di differenziazione del prodotto. Appartengono ad un medesimo settore
produttivo tutti i prodotti che soddisfano uno stesso bisogno. La sostituibilità è misurata attraverso l’elasticità
incrociata della domanda. Ad elevati valori di elasticità incrociata corrispondono bene strettamente sostituti.
Per misurare il grado di concentrazione di un mercato è spesso utilizzato il test SSNIP, secondo cui se un unico
venditore ha convenienza ad aumentare il prezzo entro un range dal 5 al 10% il bene non ha sostituti prossimi.
Come si comporta il potenziale entrante nel caso di pratica del prezzo limite?
Nel caso di pratica di prezzo limite in presenza di economie di scala il potenziale entrante dovrebbe praticare un
prezzo non più profittevole: questo lo spinge a credere che non sia possibile entrare nel mercato a meno di
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sopportare ingenti perdite. LRATC è la funzione di costo medio dell’incumbent e dell’entrante. Il primo può
impedire l’ingresso operando con un prezzo p*, producendo una quantità q*.La funzione di domanda residuale
si colloca al di sotto di LRATC per qualunque livello di produzione. Se il concorrente potenziale provasse ad
entrare realizzando una quantità ridotta non godrebbe delle economie di scala; se realizzasse una produzione
più vasta produrrebbe una diminuzione del prezzo, fino ad un livello che non è più profittevole. Per questo
motivo il potenziale entrante giunge alla conclusione che è impossibile realizzare un profitto normale a
qualunque livello di produzione.
Come si ottiene la minimizzazione del costo totale nel cartello?
La minimizzazione del costo totale si ottiene assegnando le quote di produzione in modo tale che i costi marginali di
ogni impresa siano uguali tra loro. All’impresa meno efficiente viene assegnata una quota di produzione molto
contenuta. Si noti, inoltre, che, definendo le quote di produzione, e quindi la ripartizione dei profitti nel modo
suggerito, ogni impresa ottiene un risultato diverso: le imprese con profitto più basso potrebbero non essere
d’accordo, a meno di prevedere meccanismi di compensazione.
Come vengono definite le quote di produzione delle diverse imprese aderenti al cartello?
La minimizzazione del costo totale si ottiene assegnando le quote di produzione in modo tale che i costi marginali di
ogni impresa siano uguali tra loro. All’impresa meno efficiente viene assegnata una quota di produzione molto
contenuta. Si noti, inoltre, che, definendo le quote di produzione, e quindi la ripartizione dei profitti nel modo
suggerito, ogni impresa ottiene un risultato diverso: le imprese con profitto più basso potrebbero non essere
d’accordo, a meno di prevedere meccanismi di compensazione. Un altro modello di massimizzazione congiunta del
profitto considera l’esistenza di due gruppi d’imprese: un primo gruppo che aderisce al cartel- lo e un secondo gruppo
che rimane indipendente. Ipotizziamo che le imprese che non aderiscono al cartello accettino il prezzo definito da
questo. Tralasciando per semplicità la dimostrazione grafica, confrontando i profitti di un’impresa che aderisce al
cartello e di una che rimane estranea all’accordo, si è rilevato che la prima realizza un profitto inferiore alla seconda.
Com’è possibile l'opportunismo nel caso di cartello con imprese che realizzano profitti diversi?
In una configurazione collusiva, la minimizzazione del costo totale si ottiene suddividendo la produzione totale tra le
imprese aderenti al cartello in modo che i costi marginali di ogni impresa si eguaglino. In altri termini all’impresa più
efficiente sarà assegnata una quota maggiore rispetto alle altre. In questo modo, pur aderendo all’accordo, ogni
impresa realizza un profitto diverso, con il rischio che proprio questa differenza inneschi opportunismo e defezione dal
cartello.
Com’è possibile controllare l'operato dei manager nelle grandi imprese con capitale frammentato?
Nel caso di aumento delle dimensioni aziendali il proprietario può assumere un manager che lo aiuti a gestire
l’impresa, ma il controllo resta in capo al proprietario, per cui anche in questo caso il conflitto non emerge. Con la
crescita sostenuta delle dimensioni aziendali, i proprietari però non sono più in grado di finanziare autonomamente
l’impresa e quindi cercano nuovi soci, attuando così un progressivo frazionamento del capitale. L’impresa si trasforma
da società di persone a società di capitali, con alcuni vantaggi (la possibilità dei proprietari di diversificare il portafoglio
e la responsabilità limitata al patrimonio netto investito), ma anche con uno svantaggio rilevante: la necessità di dover
ricorrere a un manager con capacità imprenditoriali che governi l’impresa al loro posto e che quindi prenda le decisioni
in modo autonomo. Di conseguenza, nell’impresa manageriale la proprietà è separata dal controllo, in quanto la
parcellizzazione del capitale fra tanti azionisti impedisce a costoro di esercitarlo. Emerge quindi un conflitto di obiettivi:
quelli del management (o del gruppo di controllo che lo esprime) in contrapposizione a quelli dei proprietari, i quali
devono utilizzare strumenti volti ad allineare gli obiettivi a loro vantaggio.
Come si presenta l'elasticità della domanda in concorrenza monopolistica?
Nel mercato di concorrenza monopolistica le imprese offrono un prodotto non omogeneo e differenziato
(differenziazione). La differenziazione di prodotto determina un cambiamento nelle preferenze dei consumatori in
quanto, pur essendo simili, i prodotti delle imprese non sono considerati dagli acquirenti come beni sostituti. Ogni
singolo prodotto di impresa è distinto dagli altri da piccole differenze materiali (caratteristiche tecniche, qualità
oggettiva, ecc.) o immateriali (reputazione del brand, qualità percepita, pubblicità, ecc.). Quanto più un prodotto è
percepito differente dagli acquirenti, tanto meno è elastica la curva di domanda del prodotto, e viceversa.
Come si spiega il fenomeno della dispersione?
L’esistenza di costi di ricerca, e di consumatori eterogenei, fornisce una spiegazione del fenomeno della dispersione
dei prezzi. In altre parole, l’esistenza di switching costs determina l’insorgere di costi di transazione, e
d’apprendimento, che comportano una percezione di differenziazione del prodotto che altrimenti non ci sarebbe.
Maggiore è il livello di switching costs
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