Le origini della letteratura comparata
Le origini e la definizione della disciplina
La letteratura comparata si occupa dei rapporti tra le varie letterature nazionali e gli studiosi della disciplina mettono a contatto le opere letterarie con le relative culture di appartenenza, attraverso processi translinguistici e pluridisciplinari. I primi studi nascono nel Settecento, ma solo nell’Ottocento in Francia, la disciplina si afferma come studio sovranazionale mettendo a confronto i caratteri specifici della letteratura. Ai suoi esordi, la letteratura comparata si presenta come storiografia, cioè storia delle letterature europee. L’illuminismo concesse che lo studio storico delle letterature nazionali sia affiancato da quello mondiale. Le cosiddette letterature nazionali si occupavano dell’accertamento filologico nei testi letterari di una nazione; nel caso delle letterature mondiali, si consideravano le differenze esistenti tra le varie culture nazionali e analizzavano i diversi modelli presenti.
Gli studi critici dell’Ottocento considerarono la letteratura come espressione della società: si ricordi l’opera di Madame de Stael che intese la letteratura europea come espressione delle facoltà spirituali di una comunità. Nell’Ottocento, in alcune università francesi viene istituita la disciplina di “storia letteraria comparata”, che mette in relazione le letterature europee medievali e moderne in una prospettiva storiografica. I primi studiosi ereditano dall’illuminismo lo spirito cosmopolita accogliendo il senso storico e l’idea di nazione.
Chi sono stati i pionieri della letteratura comparata?
In Francia, i pionieri della comparatistica sono Abel-François Villemain, Jean-Jacques Ampère, e Philarète Chasles, i quali mirano a ricostruire il sistema letterario mondiale mettendo a confronto le letterature europee e rilevando come una specifica letteratura nazionale sia stata influenzata da un’altra. Precedentemente, lo scrittore e drammaturgo tedesco Goethe aveva parlato di letteratura mondiale con il termine Weltliteratur, sottolineando che lo studio isolato delle letterature nazionali non aveva più molto senso dato le influenze reciproche causate dalla libera circolazione delle idee e la crescente interdipendenza tra le culture nazionali.
Quindi, Goethe può essere considerato come uno dei padri spirituali della letteratura comparata perché evidenzia l'universalità del fenomeno letterario riconoscendo il carattere sovranazionale e internazionale della letteratura. A partire dai primi decenni dell'Ottocento la letteratura comparata diviene una disciplina autonoma, e particolare rilievo assume il termine folklore con lo scopo di indicare un insieme di materiali della tradizione trasmessi oralmente (miti e leggende popolari, racconti, proverbi e indovinelli).
I fratelli Jacob e Wilhelm Grimm apportarono delle ricerche sul folklore e tra il 1812 e il 1819 pubblicarono le fiabe del focolare, una raccolta di fiabe popolari ricostruiti a partire dalle testimonianze orali del mondo contadino. Lo scopo del lavoro dei Grimm era raccogliere il materiale folclorico della propria terra per superare il senso di inferiorità che si aggirava. Nell'ambito della ricerca, dunque, le fiabe dei Grimm dimostrano che esiste un patrimonio culturale tedesco.
Negli anni Trenta e Quaranta del Novecento si afferma una nuova fase dello studio plurinazionale e gli studiosi indagano una cultura europea con un impegno comune. È questo il caso di Paul Hazard e Auerbach. Secondo Hazard, intorno alla metà del Seicento, a causa della comparsa del relativismo, entra in crisi la coscienza europea intesa come storia dell'uomo occidentale; un altro studioso fondamentale degli anni Quaranta del Novecento che indaga il nucleo comune della cultura europea è Ernst Robert Curtis che ricostruisce la struttura della letteratura europee, considerando le forme letterarie. Egli definisce lo studio della letteratura latina e del Medioevo un anello di congiunzione tra il mondo antico e quello moderno occidentale. Auerbach invece, con il testo Mimesis indaga il realismo all'interno della letteratura occidentale passando attraverso il medioevo cristiano e il Rinascimento, poi attraverso il Settecento e fino agli scrittori del Novecento.
La scuola francese
A partire dalla metà dell’Ottocento, la letteratura comparata si afferma all'interno del sistema accademico francese. Le ricerche prodotte in questo periodo diventeranno importanti per la creazione di una metodologia che si diffonderà oltre i confini francesi. La nascente comparatistica ha l’obiettivo di dimostrare che la storia letteraria comparata vuole trasformarsi in una disciplina in grado di indagare in maniera asettica i rapporti tra le letterature, individuare le cause-effetti, analizzare le analogie riprendendo il metodo scientifico.
Uno dei principali esponenti della scuola francese è Texte e il suo successore sarà Fernand Baldensperger. Un altro esponente della stagione francese di letteratura comparata è Paul Van Tieghem; Anche il comparatista francese Jean-Marie Carré, come Van Tieghem, si interessa al contatto tra due culture, adotta cioè una prospettiva binaria, ma non si concentra sulle influenze letterarie, bensì sul modo in cui gli scrittori rappresentano un paese diverso dal loro e il suo popolo. Carré dimostra che la scuola francese di letteratura comparata, oltre ad essere influenzata dal Positivismo, si caratterizza anche per una forte attenzione al contesto storico.
La scuola americana
La letteratura comparata nasce e si sviluppa nelle università statunitensi, portata avanti da studiosi europei trasferitesi negli Stati Uniti per sfuggire ai regimi degli anni Trenta. La letteratura comparata americana è concentrata soprattutto sugli aspetti linguistici, sui contenuti tematici, sui movimenti e i generi letterari e sul confronto tra la letteratura e la cultura. Uno dei principali esponenti della scuola americana di letteratura comparata è lo studioso Wellek, docente di letteratura all'Università di Yale; un altro esponente della scuola americana è Levin, insegnante ad Harvard che si è occupato delle forme del contenuto tematico nelle opere di grandi autori come Shakespeare e Joyce; Altro esponente della scuola americana è il tedesco Remak secondo cui gli studi di comparatistica non devono riguardare solo la letteratura ma tutte le forme artistiche.
Infatti, l'opera letteraria rappresenta il soggetto di un film o di un quadro quindi, una forma artistica diversa dalla letteratura. Si pensi, ad esempio al film “Il Gattopardo di Visconti” tratto dall'omonimo romanzo di Tomasi di Lampedusa o al film “Il nome della rosa” tratto dal romanzo di Umberto Eco. Questo filo conduttore potrebbe essere indagato anche tra letteratura e arte; infatti, nell'opera “I dolori del giovane Werther” di Goethe, il protagonista è un pittore ma il personaggio dell'artista ricorre in molti romanzi.
Vi sono inoltre, numerose analogie formali tra la costruzione narrativa del romanzo “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust e le cattedrali gotiche del Medioevo: in questo caso i termini che vengono messi a confronto sono un'opera letteraria e uno stile architettonico. Le cattedrali gotiche medievali sono caratterizzate da un alto grado di ridondanza e questa stessa ridondanza può essere ritrovata nell'opera letteraria. Infine, lo studio comparato si interessa anche di artisti che si sono espressi attraverso più linguaggi, un esempio è Michelangelo Buonarroti: sculture, pittore, architetto e poeta che dunque, attraverso diversi linguaggi espressivi è riuscito a dar vita ad un ideale di bellezza perfetto.
Quali sono i caratteri principali del formalismo?
Il Formalismo nasce in Russia da due gruppi di studiosi, appartenenti al Circolo linguistico di Mosca, tra cui troviamo il linguista Roman Jakobson. I formalisti russi erano interessati a spiegare i processi di funzionamento di un testo perché prima di allora nessun filone critico aveva posto attenzione allo studio dei meccanismi tecnici alla base della costruzione di una narrazione. Il loro punto di vista è antistoricista poiché considerano l’opera nella sua dimensione di prodotto letterario. Essi indagano le caratteristiche critico-formali della prosa e della poesia, i criteri distintivi del linguaggio nei diversi generi letterari.
La differenza tra fabula e intreccio e la distinzione tra temi e motivi secondo i formalisti
Il filologo e critico letterario Boris Tomasevskij appartenente al circolo linguistico di Mosca distingue la fabula dall’intreccio. Tomasevskij spiega che il concetto di intreccio viene spesso confuso con la descrizione delle vicende, per questo propone di chiamare “fabula” il materiale per realizzare l’intreccio. La fabula è la storia raccontata, secondo l’ordine cronologico degli avvenimenti che costituiscono la trama di un testo narrativo. L'intreccio è, invece, la maniera in cui la fabula viene riorganizzata nell'opera letteraria.
All’interno di una narrazione la fabula è data dall’ordine dei fatti così come si succedono cronologicamente, l’intreccio si crea nel momento in cui l’autore decide di raccontare la stessa storia senza seguire in modo rigido l’ordine cronologico degli eventi. In sintesi, potremmo definire l’intreccio come il racconto vero e proprio; la fabula è caratterizzata da una disposizione naturale e logica degli elementi, mentre l'intreccio è la maniera in cui la fabula è organizzata nell'opera letteraria.
Un ulteriore distinzione è quella tra motivo e tema: Tomasevskij considera il “motivo” la parte più piccola dell'intreccio, inteso come una singola azione. Se il tema è ciò che rende omogeneo e unitario il materiale contenuto nell’opera letteraria (ad esempio la follia, il potere del destino, l’amore ecc.), i motivi sono unità minime non scomponibili dal tema. Vi sono due tipi di motivi: i “legati, e i “liberi”. I primi sono obbligatori, mentre i secondi non sono essenziali dal punto di vista della storia ma sono interessanti dal punto di vista letterario.
Il testo e i suoi lettori: la Scuola di Ginevra e il circolo ermeneutico
La Scuola di Ginevra unisce critici che negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta analizzano le opere letterarie a partire dal formalismo russo e dalla fenomenologia di Husserl. Il fondatore della scuola di Ginevra è Marcel Raymond secondo il quale la critica deve mettere da parte le introduzioni storiche e le teorie letterarie per dedicarsi a un'esperienza di lettura intesa come compartecipazione con un'altra coscienza.
Secondo il saggista Georges Poulet la lettura è l’incontro tra due coscienze: la coscienza soggettiva dell’autore e la coscienza critica. La figura più importante della Scuola di Ginevra è Jean Starobinski che si dichiara a favore di una critica per ricreare il mondo immaginario dell'opera tramite i meccanismi del «contatto» e della «coincidenza» e mantenere una distanza per scoprire l'ordine o il disordine interno ai testi, i simboli e le idee intorno ai quali si organizza il pensiero dell’autore.
L’ermeneutica assume un ruolo culturale prioritario soprattutto nel Medioevo, sviluppandosi come esegesi biblica. In epoca romantica, l’ermeneutica si occupa non solo dei testi sacri, ma di qualsiasi messaggio verbale, divenendo una disciplina universale. In particolar modo il teologo e filosofo D.E. Schleiermacher introduce la nozione di «circolo ermeneutico». La conoscenza ha struttura circolare in quanto si può conoscere solo ciò di cui si ha già un’idea. Anche il significato di un’opera letteraria può essere indagato a partire da una serie di circoli interpretativi.
Il fondatore dell’ermeneutica novecentesca è il filosofo Martin Heidegger secondo cui il testo non ha un nucleo di significato stabile, poiché ogni interpretazione si basa su una “pre-comprensione” che dipende dalle idee precostituite dell'interprete, idee condizionate dalla situazione storica che egli vive.
Lettura e interpretazione: l'ermeneutica del Novecento
L’ermeneutica del Novecento è la corrente filosofica che riflette sulla soggettività delle interpretazioni, considerando il cambiamento dell'orizzonte di ricezione dei testi da un punto di vista storico, o facendo previsioni sul modo in cui è condizionato dalle “istruzioni per l’uso” previste dal testo. La fenomenologia e l’ermeneutica del Novecento considerano l’interprete come il produttore del significato di un testo e per questo motivo ci si concentra sul momento della lettura interrogandosi sui processi di interpretazione.
Le questioni interpretative affrontate dalla critica a partire dalla seconda metà del Novecento sono legate a due approcci filosofici in particolare: la fenomenologia di Edmund Husserl e l’ermeneutica di Martin Heidegger.
La teoria della ricezione
A partire dagli anni Settanta, il dibattito sull’interpretazione e sul ruolo del lettore ha come protagonisti gli studiosi che fanno capo alla Scuola di Costanza, i quali elaborano la cosiddetta teoria della ricezione. Gli esponenti principali di questa Scuola sono Wolfang Iser e Hans Robert Jauss, che ereditano dal filosofo Gadamer l’idea in base alla quale un’opera prevede un lettore implicito che non coincide con quello reale.
La teoria della ricezione permette di analizzare il testo letterario anche da un punto di vista storico-sociale e mettendo in risalto la figura del lettore. Secondo lo studioso tedesco Jauss, l’arte non deve essere ridotta a qualcosa di astratto ed è importante la prospettiva del lettore in quanto le sue aspettative possono determinare il successo o l’insuccesso dell’opera. Jauss introduce anche il concetto di “efficacia” dell’opera, ovvero la sua capacità di farsi apprezzare dal pubblico al di là del gusto dominante.
Quest’aspetto dipende dall’“orizzonte d’attesa”: il rapporto fra opera e lettore è condizionato da ciò che il lettore si aspetta sulla base delle opere del passato e dei generi letterari.
La Scuola di Costanza: studiosi e caratteri principali
Gli esponenti principali della Scuola di Costanza sono Wolfang Iser e Hans Robert Jauss che elaborano la cosiddetta teoria della ricezione. Secondo lo studioso tedesco Jauss, l’arte non deve essere ridotta a qualcosa di astratto ed è importante la prospettiva del lettore in quanto le sue aspettative possono determinare il successo o l’insuccesso dell’opera. Jauss introduce anche il concetto di “efficacia” dell’opera, ovvero la sua capacità di farsi apprezzare dal pubblico al di là del gusto dominante. Quest’aspetto dipende dall’“orizzonte d’attesa”: il rapporto fra opera e lettore è condizionato da ciò che il lettore si aspetta sulla base delle opere del passato e dei generi letterari.
L’altro nome importante della Scuola di Costanza che con Jauss contribuisce a teorizzare l’“estetica della ricezione” è Wolfang Iser che si interessa della “risposta” del lettore. Il testo, secondo Iser, fornisce degli stimoli a cui il lettore è chiamato a rispondere. L’intervento del lettore è fondamentale per mettere in atto le potenzialità del testo, poiché nessuna descrizione (di un fatto, di un personaggio, di un ambiente) può essere così dettagliata da non richiedere l’intervento della nostra immaginazione. L’interazione tra il testo e il lettore è fondamentale, poiché il processo della lettura fa emergere nuovi significati.
L'interpretazione testuale secondo Jauss e Iser
Secondo Jauss la scrittura e la lettura si condizionano a vicenda: la lettura cerca di trasferire il testo dal suo passato al presente determinato dei lettori. Questo potere di trasformazione dipende dal piacere di leggere che scaturisce dalla compartecipazione con i personaggi, dal grado e dal tipo di identificazione con essi.
Jauss sostiene che l’esperienza estetica ha la capacità di liberare l’uomo dai propri vincoli quotidiani e individua tre fasi nella lettura di un testo: il primo è quello della “comprensione estetica” che riguarda la percezione del testo; il secondo è quello dell’“interpretazione”, cioè la riflessione sul senso complessivo del testo ai fini di un’interpretazione globale; il terzo è quello della “applicazione” che corrisponde allo studio della ricezione dell’opera rispetto ai lettori e alle diverse epoche storiche.
L’altro nome importante della Scuola di Costanza che con Jauss contribuisce a teorizzare l’“estetica della ricezione” è Wolfang Iser che si interessa della “risposta” del lettore. Il testo, secondo Iser, fornisce degli stimoli a cui il lettore è chiamato a rispondere. L’intervento del lettore è fondamentale per mettere in atto le potenzialità del testo, poiché nessuna descrizione (di un fatto, di un personaggio, di un ambiente) può essere così dettagliata da non richiedere l’intervento della nostra immaginazione. L’interazione tra il testo e il lettore è fondamentale, poiché il processo della lettura fa emergere nuovi significati.
Letteratura comparata e teoria della ricezione
La teoria della ricezione ha avuto una notevole influenza sugli studi di letteratura comparata. Lo studioso tedesco Hans Robert Jauss è interessato all’aspetto sociale della fruizione della letteratura e a tale proposito parla di «orizzonte di attesa sociale», riferendosi alla disposizione d’animo e al codice estetico dei lettori che condizionano la ricezione. Lo studioso spiega che il...
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