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Paletnologia - la storia del Trentino

Riassunto di Paletnologia sulla storia del Trentino per l'esame della professoressa Pedrotti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la teoria del diffusionismo, l'età del bronzo, la protostoria, il bronzo antico, l'economia, gli oggetti in metallo, il culto dei morti, le strutture sepolcrali, i modelli d'insediamento, l'industria metallurgica, i ripostigli, l'industria litica.

Esame di Paletnologia docente Prof. A. Pedrotti

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Bronzo antico terzo:

Dopo il bronzo antico secondo, nel periodo compreso tra il XVII e il XVII

secolo a.C si forma il bronzo antico terzo.

Esso coincide con lo sviluppo di un “entità prealpina” dell'età del bronzo

identificabile con con l'orizzonte culturale fiavé 3, scandito nei momenti

complementari Fiavè 3a e Fiavè 3b.

L'orizzonte culturale del fiavè 3 è testimonia una grande quantità di reperti

portati alla luce nei depositi connessi all'abitato palafitticolo sorto

nell'insenatura meridionale dell'antico lago della carera di fiavè (zone 2e 4).

oltre a fiavè questo nuovo aspetto culturale è attestato anche nelle palafitte di

ledro, dovo sono stati trovati materiali che trovano riscontri precisi nel fiavè 3.

(affinità stilistiche)

semplificando:

l'entità del bronzo antico terzo è rappresentato nelle espressioni del fiavè 3a e

fiavè 3b.

Gli aspetti distintivi del momento avanzato del bronzo antico fiavè 3a e fiavè

3b evidenziano la sua fisionomia unitaria e il carattere autonomo, localmente

circoscritto, che lo distinguono dai coevi gruppi presenti in stazioni di sito

umidodel basso garda (cavaion, cisano, solferino).

L'entità del bronzo antico terzo mostra una particolare prosperità evidenziata

dall'abitato permanente e dalla notevole quantità e quantità della cultura

materiale, che denotano un economia non solo di sussistenza dal particolare

stile ricercato che circonda la vasta gamma di suppellettili domestiche.

Tipologia strutturale sistema palafitticolo:

Dal fiavè 3 o bronzo antico terzo bisogna sottolineare la tipologia strutturale e

la metodologia costruttiva a palafitta eretta in specchio d'acqua, con moduli

abitativi singoli a solaio sostenuto dalla massa dei pali isolati (senza

controventatura), infissi profondamente nei limi del fondo lacustre.

Una parte dei pali doveva assolvere una funzione portante per frizione, mentri

altri dovevano essere piantati per consolidamento dei depositi dei limi di

fondo.

L'abitato di fiave 3 si sviluppa in parte lungo la sponda di una penisoletta e in

parte entro un insenatura dell'antico lago che accoglie la maggior estensione

dell'insediamento.

La costruzione di questo tipo di abitato palafitticolo comporta l'utilizzo di un

numero notevole di pali ed il loro adeguato approntamento con la

predisposizione di incavi ed incastri per reggere il solaio. La sua realizzazione

prevede specifiche cognizioni tecniche ed una notevole capacità organizzativa.

(non si sa ancora perché si siano costruite le palafitte, però si può supporre che

tali abitati siano un efficace risposta ai condizionamenti ambientali.

Alla stessa fase avanzata del bronzo antico terzo – fiavè 3 dovrebbbe risalire

parte dell'abitato palafitticolo di Ledro simile per tecnica costruttiva a fiavé

Vasti e potenti cumuli di scarico con rifiuti di vario genere (resti vegetali,

animali, suppellettili, casalinghe e attrezzi da lavoro) fanno pensare ad un

intensa attività umana, con un economia di autosufficenza.

La base economica del gruppo fiavè 3 – Bronzo antico terzo era incentrata

sull'allevamento e su una modesta attività agricola.

Allevamento: il numero di animali domestici:

capre

● pecore

● bovini

● maiali

Tenuti allo stato brado era regolato da una macelazzione selettiva, volta a

garantire un regolare approvigionamento di carni, il superamento dei lunghi e

rigidi inverni e il mantenimento dei capi idonei alla riproduzione.

Agricoltura: Piuttosto limitata a causa del clima montano, agricoltura rivolta

a coltivazione di cereali – frumento – orzo ed erbe commestibili a compensare

l'agricoltura c è ra poi la raccolta di frutti selvatici, abbondanti in zona,

primeggiano: nocciole, corniole, mele o pere e altri piccoli frutti(fragole more e

sambuco). Piccoli strumenti in legno come cavicchi, sarchi, tracciasolchi,

aratro in legno (di lavagnone).

La caccia: praticata marginalmente, prede= cervo, capriolo, cinghiale.

Autonomia economica palafitticola: forme di artigianato a carattere

prevalentemente casalingo, con qualche aspetto specialistico per le esigenze

dell'ambiente montano.

La produzione del legno: Il legno che nella zona fiavé come a ledro è una

risorsa molto comune è favorita da strumenti da taglio in bronzo – ascia e

Pugniale; raggiunge un notevole livello di conoscenza tecnica ed ad un buon

gusto le testimoniano gli innumerevoli prodotti finiti nonché gli scarti di

lavorazione in seguito a cadute o getti di rifiuti.

La qualità della produzione lignea è testimoniata Boccaletto a corpo globoso e

dallo scodellone e dai resti di immanicatura e da piccoli attrezzi.

L'alto livello raggiunto dagli intrecci di fibre vegetali è testimoniato dal “Casco

di fiavé” unico nel suo genere.

Lavorazione dell'osso: per la produzione di aghi, punteruoli, lesine, di varie

misure, per le impugniature e gli effetti personali era usato il corno di cervo.

Lavorazione della selce: Continua questa produzione ma molto ridottain

senso sia quantitativo che qualitativo, la produzione è infatti limitata a lame

bifacciali o a ritocco marginale, usate come tagliente, anche le cuspidi di

freccia sono poche e presentano una lavorazione scadente.

Concia delle pelli: Nel fiavè 3 era praticata anche la concia delle pelli con il

procedimento del “tannino” che richideva specifiche conoscenze tecniche

d'esperienza.

La produzione ceramica del Fiavè 3: attività fatta da un gruppo di persone di

buona esperienza operanti in zone dove la materia prima: l'argilla, pietre per lo

smagrante, legna, e fornaci erano frequenti.

Metallurgia: nel contesto del bronzo antico terzo fiavè 3a e3b si riconosce

l'opera altamente specializzata dei bronzisti, facenti parte ad un gruppo elitario

chiuso, in grado di spostarsi da un abitato all'altro a seconda della richiesta.

La loro presenza è testimoniata da: crogioli, cucchiaie e ugelli, abbandonati

dopo l'uso. Dai reperti ritrovati a Ledro e Fiavè si può supporre che membri

della stessa cerchia abbiano operato in entrambi gli abitati palafitticoli.

Quanto detto dimostra che il trentino non è territorio di attardamento culturale

come sostenuto da alcuni autori, quanto invece territorio di sviluppo di

elementi originali.

Nel contesto formativo del Bronzo antico terzo – fiavè 3a e 3b la tradizione

poladiana viene riportata con minor risalto rispetto alla fase classica.

La tradizione poladiana ripropone ancora l'uso generalizzato di recipienti:

Boccali, bicchieri e orci a corpo troncoconico secondo i vecchi modelli

compreso quello a fori passanti alla base dell'orlo. Tali recipienti sono

realizzati con gusto “baroccheggiante” che costituisce l'elemento distintivo del

superamento della tradizione poladiana, sino alla sua graduale scomparsa con il

Fiavè 3b. Fra gli elementi della cultura di polada è da segnalare Il fossile guida:

boccale a corpo globoso con ansa a gomito sull'orlo, testimoniato in maniera

limitata e con ansa diversa rispetto al tipo classico.

Il fatto innovativo, peculiare del fiavè 3 è (segna il distacco delle eperienze

subalpine di Polada) è rappresntato dall'introduzione del boccale a corpo

elissoidale verticale, oppire orizzontale, fino alla versione più raffinata che è

propria del fiavè 3b, sono da considerare anche le grosse olle a corpo

rotondeggiante, e collo che rientrano nell'aspetto originale dell'antica età del

bronzo dell'italia settentrionale costituito dall'entità prealpina del bronzo antico

terzo che ancora una volta corrisponde con il fiavè 3.

Spinta culturale dal bacino danubiano.

L'età del Bronzo Medio – fra XVI & XIV sec. a.C

L'età del bronzo medio coincide con una nuova entità culturale distinta da

quella del bronzo antico che ne costituisce il substrato.(anche questa visibile

negli orizzonti di Fiavè).

In trentino il bronzo medio si articola in tre sotto periodi:

1. Bronzo Medio primo – fiavè 4 processo formativo del Bronzo Medio

2. Bronzo medio secondo Fiavè 5-5b aspetto classico del bronzo medio

sudalpino

3. Bronzo Medio terzo – Fiavè 6 stdio avanzato bronzo Medio, arrichito da

espressioni locali che segnano la conclusione del ciclo.

Bronzo Medio Primo:

Si fa partire convenzionalmente il bronzo medio nel XVI sec a.C.

Il bronzo medio primo corrisponde all'orizzonte fiavè 4. Il bronzo medio primo

si distingue per gli abitati palafitticoli e i siti d'altura.

Se per il bronzo medio primo il sito palafitticolo più rappresentativo è fiavè

con l'orizzonte 4 quello d'altura più significativo per tale cronologia è il sito

d'altura a Montesei di Serso, testimoniato dai resti di una struttura abitativa di

tipologia nuova per il territorio regionale. Si tratta di una struttura ricavata

nell'incavo roccioso di un terrazzino posto sul versante soleggiato della collina,

munito di elementi quali buche di palo, linee di pietre per accogliere la parte

elevato in legno.(Montesei di serso come tipologia strutturale sembra non avere

seguito).

Nel Bronzo Medio primo fiavè 4 insiste nello stesso sito dell'abitato

palafitticolo di fiavè 3 riproponendone immutata la struttura come pure il

modello di vita e l'aspetto socio-economico. Tuttavia rispetto al precedente il

nuovo gruppo umano sembra subire una forma di recessione, consegunza di

una recessione demografica.

Come fiavè anche Ledro.

Le forme ceramiche cambiano nel bronzo medio primo fiavè 4 con espressioni

stilistiche nuove riguardo alle forme ceramiche della cultura materiale.

Scomparsi i boccali della tradizione Poladiana e quelli a collo del fiavè 3b si

impone la tazza a corpo carenato, compare la tazza a corpo dilatato, pareti

diritte e fondo concavo e quella di modello intermedio tra la forma

rotondeggiante e dilatato, bicchieri e boccali troncoconicidi fattura più sobria.

Fossile guida Bronzo medio primo- fiavè 4 uso generalizzato dell'ansa di tipo

“a dorso di profili asciforme” ricorre nei bicchieri, boccali, tazze e orci.

La produzione lignea nel bronzo medio primo – fiavè 4 è quantitativamente

contenuta, ma cresce di qualità con recipienti che tendono ad imitare la

ceramiche.

Nel bronzo medio primo- fiavè 4 troviamo inoltre un numero limitato di

oggetti in metallo tra i quali: l'ascia di tipo “Sigriswil” e di tipo “langquaid” e

gli spilloni a gambo ritorto.

Anche in questo caso la fase metallurgica corre in parallelo a quella di ledro.

La fase del bronzo medio primo è presente con proprie espressioni autonome

messe in luce nell'area orientale veneta.

Bronzo medio Secondo

Il bronzo medio secondo si esprime intorno al XV secolo a.C.

Il bronzo medio secondo appare nel suo aspetto “classico”come tratto

caratterizzato della regione sud – alpina, dalle prealpi tridentine alla fascia

pedemontana dal brenta e oglio fino al po. In trentino il bronzo medio secondo

registra un aumento insediativo per quanto riguarda gli insediamenti umano

stabili. Tale evidenza è testimoniata da originali abitati su altura e su conoide

come testimonia romaniano loc e dossi di vigolo vattaro.

Il bronzo medio secondo corrisponde all'orizzonte Fiavè 5a & 5b

Per quanto riguarda il suddetto abitato (fiavè 5 – Bronzo medio secondo),

l'abitato è soggetto a ristrutturazioni e ampliamenti in conseguenza ad una

probabile espansione demografica.(fenomeno accertato dalla presenza di

maggiore cumulo di rifiuti).

L'economia di sussistenza del bronzo medio secondo ruota attrono all auto

sufficienza.

I fondamenti del vivere sono: l'agricoltura, la raccolta di frutti ed erbe selvatici

e in misura preponderante l'allevamento.

Nel abitato di fiavé:

Agricoltura legato all'ambiente di media montagna, cereali,

● leguminose(farro, frumento, orzo, spelta , miglio e piselli) Lavoro nei

campi – piccole attrezzature in legno, sarchi, tracciasolchi e pareggiatori,

ma anche sull, aratro a trazione di animali aggiogati. Per il raccolto delle

messi era utilizzato il falcetto a mandibola tipo “fiavè” con robusta

impugniatura modellata ad arco tagliente in lame di selce. Tale modello

agricolo è rappresentato anche ai dossi di vigolo vattaro.

La Raccolta: fragole, more, lamponi, sambuco, corniole forse usate per

● bevande o conserve, ma anche nocciole, ghiande. È infine da ricordare

che era praticato anche “linsilamento”(mettere nel silo) di foraggi per

l'alimentazione degli animali durante l'inverno.

L'allevamento: fonte di maggior sussistenza, costituiva l'attività più

● impegnativa dell'abitato.

Il bestiame era lasciato allo stato brado, primeggiavano capre e pecore,

quindi bovini e infine maiali. Macellazione selettiva.

Degli animali macellati veniva utilizzato tutto! Dalla pelle alle ossa dove

si potevano costruire piccole ma robuste attrezzature da lavoro come,

punteruoli, punte aghi e spatole ma anche attrezzature di uso quotidiano

come: placche, anelli, spatole, pettini e ganci.

La caccia: praticata marginalmente

Il Bronzo medio secondo – Fiavè 5a e 5b è caratterizzato dalle produzioni

ceramiche in “stile classico”

Tazze carenate di modulo appuntito classico(fossile guida) realizzati in

● ceramiche fine nera (o buccheroide) elegante stile e design.

Contenitori: a disegno classico con due nastri correnti lungo la parete,

● ciascuno di questi è costituito da questi ultimio è formato da tre linee

tracciate, oppure da tre fettucce applicate che iniziano ai lati dell'ansa , in

corrispondenza di gruppi di tre fori aperti nella parete oppure di grumi a

mastice. Contenitori usati forse ad uso rituale;

Boccali a corpo biconico, con pareti equilibrate e ansa a dorso asciforme,

● impostata sulla spalla sopra la carena, tutta la serie del vasellame

ceramico anche nelle forme tradizionali a corpo troncoconico – boccali,

brocche bi ansate e orci – è di buona fattura e di misura contenuta

Artigianato ligneo: sensibile incremento quantitativo e qualitativo(lo dimostra

il falcetto a mandibola e le ciotole ansate in legno che imitano le ceramiche)

Metallurgia: Pugnale multiuso a piccola lama e impugnatura in osso di corno e

cheratina.

Nel fiavè 5b si ha una regressione(produzione ceramica dimezzata),

introduzione di particlari decorativi nelle ceramiche.

Culto dei morti in trentino nel bronzo medio documentato dalla necropoli a

tumulo di stenico.

La comune impronta classica e la ripetitività dei modelli ceramici

empblematici di questa fase culturale, dimostrano che il basso garda e il

trentino, sono compartecipi a livello della formazione e dello sviluppo del

gruppo regionale del bronzo medio sudalpino centro orientale, che ha il fulcro

propulsivo proprio negli insediamenti di sito umido dei laghi prealpini.

Bronzo medio Terzo

Ultima fase del bronzo medio.

In trentino: maggiore espansione del bronzo medio si registra in questa fase. I

siti più rappresentativi sono Fiavè e Ledro.

Il Bronzo Medio Terzo si rifà all'orizzonte fiavè 6.

In questa ultima fase del bronzo medio non tutte le ceramiche che sono presenti

a Fiavè sono presenti anche a ledro, talvolta capita l'assenza di forme ledrensi

che invece sono peculiari a Fiavè.(nonostante la vicinanza territoriale).

La fisionomia del bronzo medio Terzo – fiavè 6 indica la presenza di un

dinamico e compatto gruppo autoctono, che ha lasciato una consistente

testimonianza nel coplesso di resti provenienti dall'abitato gravante sulla

penisoletta nella zona 1 della carera, esempio di abitato ad aspetto pre

ordinato, pianificato su fasce concentriche della penisoletta, con moduli

abitativi costanti, distribuiti a schiera, la cui tipologia e metodologia costruttiva

variano a seconda del tipo di suolo. Nell'area emergente interna all'asciutto la

costruzione del tipo spondale con impianto su solida base vegetale, isolante.

Sullo specchio d'acqua del lago e lungo l'arco di sponda la struttura risulta

invece del tipo palafitticolo in acqua, elevato su di una complessa fondazione,

in modo da distribuire uniformemente le spinte verticali. L'ampliamento

dell'abitato sullo specchio d'acqua era delimitato da una forte, compatta

palizzata eretta verso il lago a difesa della spinta della massa d'acqua.

(campagna di scavo 1969-76- messi in luce 11 focolari)

a ciascuna zona: (a,b,c) corrispondevano zone di getto rifiuti esterne al

perimetro di fonadzione. Il modello insediativo Bronzo medio terzo Fiavè 6

evidenzia a fiavè una solida metodologia costruttiva assieme ad un

organizzazione del gruppo forte, coordinata e pianificata ed un anotevole

efficienza operativa, nonche un alto livello raggiunto dalla carpenteria.

La massa di reperti relativi all'abitato – ceramche, manufatti in osso, legno,

industria litica, oggetti in metallo e gli abbondanti resti alimentari riflette un

notevole livello di prosperità e vitalità.

Economia:

Bronzo medio terzo – fiavè 6 = abbondanti resti di rifiuti alimentari, derrate

conservatesi nei depositi pregni d'acqua, scarti da lavoro e supellettili indicano

una fiorente attività economica, autosufficienza alimentare, agricoltura

allevamento, produzione artigianale.(arccolto effettuato con falcetto di tipo

fiavè), Economia analoga a quella del bronzo medio secondo- fiavè 5.

cultura materiale:

Tazza carenata, boccale biconico, olla a corpo biconico bicchiere ad ansa

mediana, (gusto per decorazioni”baroccheggianti”)olle e boccali a corpo

biconico, grandi scodelle a corpo carenato, bicchieri ansati

Artigianato del legno:

Nel bronzo medio terzo- fiavè 6 prodotti di accurata fattura:

Falcetto tipo “fiavè” con impugnatura anatomica

● Ciotola ad ansa lunata

● Immanicatura per ascia con opera ad incastro diretto trasversale

Industria litica: attrezzature da lavoro, (tagliente di falcetti, coltelli e rasciatoi),

Ripresa qualitativa con la produzione delle lame di raschiatoio elissoidali a fine

ritocco bifacciale, eleganti cuspidi di freccia

Uso dellosso per piccoli attrezzi da lavoro.

Oggetti in metallo:

Oggetti in bronzo, Oggetti in oro;

Ascia accostabile al tipo “Grenchen”, spilloni a disco forato, pendagli

imbutiformi, spiralette in filo di bronzo, e quelle in oro di fiavè e stenico.

Il complesso dei metalli attesta inoltre la considerevole apertura del bronzo

medio trentino a vivaci relazioni di scambio e l'accoglimento di esperienze e

consuetudini del territorio benaccense e dell'area transalpina.

A volte la ambre e l'oro di fiavè richiamano la cultura dei tumuli come si

verifica a Weinigen (Zurigo).

In concomitanza della floridezza economica del bronzo medio terzo – Fiavè &

un Furioso incendio distrusse l'intero abitato provocando la scomparsa del

gruppo umano cui si riferiscono le espressioni culturali del fiavè 6, quindi la

conclusione del ciclo del bronzo medio a Fiavè.

Dopo qualche tempo, infatti il sito venne occupato da una comunità, insediatasi

fra il dosso e la sponda. La quale apre il ciclo del bronzo recente trentino, ma

che non sembra avere legame diretto con quella precedente.( Analoga

situazione a Ledro e Stenico per quanto riguarda la necropoli più precisamente

la documentazione della tomba 6). La documentazione però non offre una

conoscenza esaustiva per comprendere la fine del suddetto periodo. Tuttavia si

nota che nel trentino la realtà del Bronzo medio si esaurisce e scompare senza

alcuna ragione comprensibile.

Il culto dei morti nell'antica età del Bronzo

Il maggior numero dei siti è concentrato in ambiente prealpino e alpino, sia su

versante che fondovalle, a quote comprese fra 200 e 800m circa, con

l'eccezione dell'arma della Gastea e della grotta del pertuso, in Liguria situate

rispettivamente a 1260 e 1330m.

La Liguria è la regione che ha restituito le testimonianze più ricche di tutta l'età

del Bronzo, in Liguria sono presenti grotticelle sepolcrali caratterizzate da rito

della deposizione collettiva.(diciotto individui nella grotta di pertuso)

In Trentino: Romagniano loc III e IV: necropoli- inumazioni singole –

● struttura sepolcrale delimitata da pietre e coperta da un piccolo tumulo-

ossa carbonizzate legate ad attività fusorie – assenza di corredi per gli

individui giovani solo denti forati e perline di madreperla)

Mezzocorona – Borgonuovo: necropoli età del bronzo, episodi

● insediativi. Mesolitico/neolitico, alcuni frammenti ossei risultano

combusti – riconoscite tre fasi di deposizione – vasi contenenti resti ossei

– rito funerario=prevede l'inumazione, la copertura con il tumulo e la

deposizione dei vasi

Riparo nogarole 3, anfratto”inghiottitoio”

● La vela Valbusa

Attraverso le testimonianze delle pratiche del culto dei defunti possiamo non

solo entrare in contatto con la concezione che l'uomo preistorico aveva della

morte e capire di conseguenza il suo rapporto con la vita (quindi il suo mondo

spirituale, religioso e simbolico) ma anche acquisire informazioni sulla

struttura fisica dei gruppi umani, sulle patologie che hanno lascito traccie sui

tessuti ossei, sul loro regime alimentare, su eventuali rapporti di parentela,

sullo sviluppo demografico della popolazione ecc. ricostruire quindi le

relazioni all interno dei gruppi della campagine sociale di appartenenza auto

rappresentazione funeraria, che dimostrano l'importanza della morte come

elemento di stabilità per la struttura sociale del gruppo.

Le strutture Sepolcrali:

si trovavano direttamente addossate alla base delle pareti rocciose oppure

inserite in anfratti o in ripari sotto roccia o in grotticelle.

I morti venivano deposti in fosse poco profonde o adagiati direttamente sulla

superficie del terreno e ricoperti da un piccolo tumulo di pietre. Solitamente

erano sepolture individuali ma per via del rimaneggiamento in tempi antichi

delle strutture sepolcrali, oggi vengono trovati più individui nella stessa tomba.

I morti venivano generalmente deposti sul fianco in posizione ritratta, anche se

non mancano deposizioni distese.

Prevalenza di deposizioni infantili e giovanili, pratica della sepoltura di

individui immaturi ovvero neonati o feti.

“Culto dei Crani” cioè asportazione del cranio dalla sepoltura

Presenza di fuochi legata alla metallurgia non tanto alla ritualità.

La presenza di oggetti di prestigio permette di riconoscere l'esistenza di

“elites” sociali legate con ogni probabilità al controllo delle fonti di

approvvigionamento di metallo e alla produzione metallurgica.

Il tumulo di Stenico evidenzia chiari influssi del mondo culturale nordalpino,

dove tale tipo di struttura funeraria è diffusamente documentata durante la

media ètà del bronzo, tanto da dare il nome alla relativa cultura delle tombe a

tumulo- Hugelgraberkultur.

L'età del Bronzo Recente e Finale

aspetti generali:

Il Bronzo Recente e Il Bronzo Finale si colloca nella cronologia relativa dal

1300 al 900 a.C. E dal 1365 al 1020 a.C (in base alla dendrocronologia.

Queste cronologie sono incentrate sulla collocazione della tarda civiltà

micenea, ai regni delle dinastie egizie per quanto riguarda il Bronzo recente.

Un ulteriore dato di riferimento è dato dalla fondazione delle colonie greche in

magna Grecia nell'immediatamente successiva Età del ferro, nella seconda

metà del VIII secolo a.C. (fonti scritte – Tucidide – Sicilia).

Con il termine Bronzo recente, talvolta sostituito da quello di bronzo Tardo,

alcuni autori comprendono un arco di tempo che comprende il XIII e il XII

secolo a.C.(sincronizzabili con il Miceneo III B-C1 e con il Bronzo D e

l'Hallstatt A1 della cronologia europea secondo Paul Reinecke).

Gli studi Dendrocronologici degli ultimo decenni delimitano il Bronzo Recente

fra la seconda metà del XIV e il XII secolo a.C.

La conclusione dell'età del Bronzo fra il XIII e il XII secolo a.C. Corrisponde

sia nel bacino mediterraneo, sia nei territori a nord delle Alpi ad un periodo di

profondi cambiamenti, identificabili archeologicamente dalle fonti scritte

greche e romane.

A Nord delle Alpi si afferma si afferma la “Cultura dei campi d'Urne”,

macroscopicamente contraddistinta da necropoli di incinerati, deposti entro

vasi. In ambito mediterraneo si conclude il percorso di due grandi civiltà: crolla

l'impero ittita e cessa lo sviluppo dei centri micenei, distrutti o in netto declino.

L'instabilità del Bacino del mediterraneo orientale e le rapide trasformazioni

della geografia politico-culturale di quest'area dovute agli scontri tra il faraone

Mernephate nel v sec a.C contro i “popoli del mare”. Tale instabilità viene

sentita anche nella nostra penisola, nel territorio alpino e quello del trentino

sono interassati con il Bronzo finale a partire dal XII sec. a.C. Da tale periodo

si susseguono importanti cambiamenti nelle diverse “facies” culturali, sia del

popolamento di alcune zone.

L'evidenza più profondo dell'italia settentrionale è l'abbandono degli

insediamenti palafitticoli e arginati, nel XII sec a.C, nel terriotorio compreso

fra: Adda, Panaro il mantovano e le falde appenniniche, degli abitati

terramaricoli, che sono villaggi di forma quadrangolare delimitati da un

terrapieno ed un fossato perimetrale in relazione con un corso d'acqua.

L'area padana che aveva visto nel Bronzo medio fino al Bronzo recente una

forte espansione demografica, a partire dal 1200 a.C. Risulta in particolare a

sud del Po, quasi spopolata. In area alpina centro-orientale invece, nella valle

tirolese dell'Inn e nella valle del Reno si registra un signifacicativo incremento

demografico, legato sicuramente ad un intensificazione estrattiva del rame.

Nel Bronzo recente (seconda metà del XIV – XIII sec.) troviamo il diffondersi

delle stesse tiplogie o fogge similari di oggetti in Bronzo, ricondotti alla

cosiddetta Koinè metallurgica, anche nelle vorme dei vasi: dove iniziano delle

forme con orlo a tesa e alla diffusione delle anse con appendici a corna,

variamente conformate in relazione alle diverse aree culturali.

Le espressioni della Koinè metallurgica (armi vasellame di prestigio, spilloni e

fibule) non si limitano alla nostra penisola, ma coinvolgono anche una larga

parte delle regioni transalpine e del mediterraneo fino alle coste siriane.

Nel Bronzo recente in italia sono documentate diverse facies culturali, tra cui:

Isole Eolie= cultura di ausonio I o Subappenninica, in sicilia la cultura di

Thapsos avanzata e quella iniziale di pantalica Nord, pinura padana=abitati

terramaricoli, italia nord-occidentale = culrura di scamozzina Monza e di

canegrate. Modelli di insediamento e strutture d'abitato

Nel Bronzo recente e finale la scelta del sito ricade sul tipo di ambiente, anche

se statisticamente risultano più numerosi gli isediamenti su dosso.

Gli insediamenti del bronzo recente e sono infatti no sono insediamenti

soltanto su alture, ma anche su terrazzi e conoidi ai lati del fondovalle, e in

ripari sotto roccia, nel caso per ora isolato dell'insediamento di Nomi Cef, in

fondovalle sulle sabbie limose dell'Adige, bonificate con la creazione di

piattaforme di pietrame.

Come si è già avuto modo di osservare, il nostro territorio montano, a causa

della sua conformazione accidentata e per la particolarità del clima, condiziona

le attività economiche ed al contempo limita lo spazio disponibile per i

processi insediativi, costringendo a scelte quasi obbligate, lo dimostra la

persistenza ( o l'insistenza) della maggior parte degli abitati pre-protostorici

trentini in uno stesso sito.

Come già accennato prima, il Bronzo recente vede il declino degli abitati

palafitticoli, infatti a Molina di Ledro mancano convicenti testimonianze di una

prosecuzione di vita nel XIII sec. a.C. Sebbene oggetti sporadici come una

spada ed unascia ad alette terminali.

Divesro è il caso di Fiavè, si assiste qui infatti il tramonto del precedente

modello insediativo perilacustre su palafitta entro l'alveo del lago e sulla

sponda – Fiavè 6 a favore di un niovo abitato su dosso Fiavè 7 posto al

margine destro lacustre.

In tale quadro resta oscuro il significato di un imponente massicciata sostenuta

da tronchi disposti ortonogalmente lungo le sponde di una penisola sui resti

dell'abitato con fondazione a platea reticolata della fine del Bronzo medio

Fiavè 6 distrutto da un incendio.

È un mistero ancora per quale motivo siano cessati gli insediamenti

palafittivoli? Forse per cause ambientali....

Proseguono invece alcuni abitati e la frequentazione dei luoghi di culto e delle

aree fusoree, come nel caso di: Montesei di Serso, Romagniano-Loc, Fai della

Paganella-Doss Castel, luoghi di culto Mechel val di non. La quantità davvero

limitata dei siti difesi naturalmente e la contemporanea esistenza di

insediamenti in posizioni facilmente accessibili, esclude però che siano esistiti

siti egemoni, anche se è comunque logico ipotizzare che i siti nelle vicinanze

delle zone di estrazione e quelli nei pressi dei nodi di viabilità, avessere un

ruolo sociale economico nella gestione di tali territori.

Per le strutture in abitato si denota una certa omogeneità nella tecnica

costruttiva, la consuetudine edilizia prevede di realizzare costruzioni

rettangolari in legno entro terrazzi artificiali protetti a monte da muretti a secco

con funzione di contenimento e di drenaggio ( e in caso di Fai della Paganella

dalla roccia).

I muretti a secco sui pendii sono esclusivamente del Bronzo recente.

Il terrazzo ghiaioso offriva una solida base di appoggio alla costruzione

rettangolare realizzata in legno, con pareti tamponate in argilla e con il

pavimento formato da assi sostenute da un telaio di spessi travetti disposti

ortogonalmente fra loro e ad allineamenti di pietre , per le derrate alimentari

erano sfruttati gli angoli per mezzo di contenitori in ceramica, uno dei quali

fissato al suolo con un parziale interramento.

I dati più consistenti dell'allevamento del Bronzo finale – Luco A vengono

dall'abitato di Appiano/Eppan-Gamberoni. Vi sono rappresentati

esclusivamente animali domestici, con una prevalenza di bue seguito da

pecora, da rare capre e dal maiale.

Si può supporre che fossero utilizzati stagionalmente i pascoli alpini(pratica

dell'alpeggio desunta attraverso “i reperti pollinici di piantaggine, Plantago

lanceolata). Aspetti della cultura materiale

Produzione ceramica:

Assenza in area alpina orientale delle tazze con ansa a cilindro-retta di

derivazione sub-appenninica, la loro diffusione non oltrepassa le prealpi

venete.

L'elemento distintivo più ricorrente è costituito da contenitori troncoconici con

orlo esoverso con piegatura interna arrotondata che, in qualche caso, possono

presentare il bordo esterno arrotondato ispessito. Alla base dell'orlo in genere si

trova un cordone plastico. Analoga foggia ricorre nella cultura Luco A del

bronzo Finale (XII sec a.C). Utilizzo ricorrente di cordoni Plastici disposti a

festone.

Gli orli estroflessi di rado sono decorati con sottili solchi trasversali a

disposizione metopale, ricollegabili come reminescenza a quelli solitamente

più larghi dei biconici del Bronzo medio avanzato.

Anse Lunate.

*Le fasi della cultura “Luco”, detta anche di Luco-Meluno, sono nominate in

modo diverso da vari autori: R Perini ha introdotto la definizione di Luco A, B,

C che ha in contrato una certa fortuna, mentre R Luntz utilizza la dizione di

ceramica tipo “Luco”, “Meluno”e, per la scansione in fasi dell'età del ferro II,

III.

Alla prima fase detta Luco A corrisponde al Bronzo Finale, si riferisce il

boccale a corpo globoso con fondo appiedato, con robusta ansa a bastoncello

spesso decorata a tortiglione, sull orlo estroflesso si elevano due sporgenze

plastiche a rostro e un beccuccio triangolare. Il corpo presenta superiormente

una decorazionbe plastica a cordoni con solcature che si dispongono a

ghirlanda al di sotto di due sporgenze plastiche, considerate da alcuni autori

come un richiamo ai seni femminili.

Repertorio decorativo: motivi a spina di pesce, a tacche e a finta fune. La

cultura Luco A – Bronzo finale (XII-X sec. a.C) coinvolge oltre al trentino,

l'alto adige, il tirolo, orientale e la bassa Engadina. (anche in svizzera siti

perilacustri, e alta valle del reno).

R. Perini sostiene: che le caramiche presentano, elementi comuni, come

l'impasto fine (prevale smagrante di calcare), l'ottima fattura, l'accurata

lucidatura,(a volte le pareti sono dipinte in nero), i vari tipo di orlo, i motivi

decorativi, e in genere la tecnica di esecuzione, per cui è da ritenere che siano

state prodotte da artigiani in possesso di comuni tecniche di lavorazione.

L'industria metallurgica:

Fra la metà del XIV-XIII secolo a.C. Nel bronzo recente si avvia l'intenso

sfruttamento delle risorse minerarie cuprifere (calcopirite) nei comprensori

montuosi attorno alla Valsugana, a quote inferiori ai 1000 m. Attività che

presuppone manodopera altamente specializzata, rigida organizzaione del

lavoro, stgionalità lavorativa, tale sistema raggiunge il suo apice con la

successiva cultura Luco A del XII-XI secolo a.C.

A tutt oggi sono note un centinaio di aree fusoree, distribuite anche a poca

distanza l'una dall'altra. Nelle aree fusoree il minerale estratto veniva

sottoposto a trattamenti di “raffinazione” con l'utilizzo del fuoco, acceso entro

forni costituiti dalla sovrapposizione regolare di blocchi litici.

Le aree fusoree riconoscibili dalla presenza di estese discariche di scorie

grossolane o piatte, in genere associate a livelli del terreno carbonioso e. più

raramente dei resti dei forni.

I forni sono realizzati in Batteria a intervalli regolari entro una solida struttura

in muratura a secco, elevata verso monte a chiusura di un terrazzo artificiale

ricavato come area di lavoro.

Il metallo di prima fusione è rarissimo rispetto alle scorie. Di Norma i depositi

di scorie si trovano lungo pendii ghiaiosi e sabbiosi, in corrispondenza di

risorse idriche, corsi d'acqua, utilizzati per lavaggi del minerale frantumato o

delle scorie. La scelte delle aree fusoree coincide con la disponibilità del

materiale più o meno nelle immediate vicinanze. Tale attività è condotta su

larga scala con l'impiego di lavoratori specializzati, il lavoro avveniva in più

fasi come già analizzato all'inizio. Nei pressi delle fonderie c'erano addetti al

sostentamento della comunità che si dedicavano al pascolo.

*Il metallurgo=addetto al lavoro del metallo, figura magica e mitica, era spesso

connotato da caratteristiche fisiche come la cecità, la monoftalmia, trioftalmia,

che conferiscono a tale individuo particolari poteri magici, è una figura

distaccata rispetto al resto del gruppo.

La Produzione del rame implica una rigida e complessa organizzazione e un

forte controllo delle risorse sul territorio, e infine dei meccanismi di scambio.

La spada:

Simbolo di Potere!

ritrovamenti di spade in depositi fluvio-lacustri fanno pensare ad offerte alle

divinità delle acque, ma secondo una consuetudine comune in tutta l'Europa a

partire dal bronzo medio, indica la presenza di una componente guerriera.(es.

Spade ritrovate nel letto del fiume Sarca, Nel Noce a Mezzolombardo, a nord

di Bolzano Nel fiume Adige) - (Tecchiati chiama queste ripostigli metallici

“Passfund” per indicare un ripostiglio in termini votivi).

(Koinè metallurgica).

(“Pugniali tipo peschiera”

Non è affatto casuale che proprio nel momento di massimo sviluppo della

produzione del rame, agli inizi del Bronzo Finale verso il XII secolo a.C, con la

cultura Luco A compaiono in trentino i ripostgli (tragno-Crosano,

Mezzocorona, Borgo-S pietro, Passo Vazzena) All interno dei ripostigli

troviamo generalmente tesoretti, o stipi sacre di oggetti metallici sia integri sia

rotti, nel caso di Mezzocorona, anche pannelle in Rame, (il peso degli oggetti

del ripostiglio di Mezzocorona supera gli 11 kg).

I ripostigli:

Secondo R. Peroni.

Si tratta di nascondigli per seppellimento per ragioni di sicurezza o rituale

deposizione di offerte alle divinità, risultato di un processo di accumulazione a

carattere di vera e propria tesaurizzazione di una riserva di ricchezza il cui

titolare difficilmente potrà essere un singolo individuo o un piccolo gruppo, ma

piuttosto la comunità considerata nel suo insieme ( nell'orizzonte di peschiera

potrebbero quindi essere riserve collettive di materia prima).

(roncole documentate nel ripostigli di mezzocorona) - (Coltelli tipo “Matrei”)

- (fibule ad arco di violino dai Campi neri di Cles)

Oggetti d'ornamento del Bronzo finale del XI-X secolo a.C. = spilloni tipo

“Marco”

L'influenza reciproca delle officine metallurgiche poste in entrambi i versanti

dello spartiacque alpino è stata riconosciuta da R. Lunz per quanto riguarda la

Produzione di “tardi coltelli tipo Matrei” e a lingua da presa di tipo “Vadena”.

Tale produzione sarebbe avvenuta dopo quella dei coltelli a lama serpeggiante

di tipo “fontanella”(Besenello).

Fra i materiali metallici del Bronzo Finale vanno infine citate le spade

provenienti da villa agnedo in Valsugana (spada a manico pieno a pomo

discoidale collocata fra l'Hallastadt A 1-2, XII-XI secolo a.C. E dalla torbiera

del pudro di vigalzano presso pergine Valsugana(tipo con coppia manico

ascritto X sec a.C., questo esemplare esposto al calore e frammentato con ogni

probabilità intenzionale, è un oggetto di prestigio che reca inciso il motivo

degli oggetti acquatici, un tema cultuale diffuso in tutta Europa fra il Bronzo

recente e il primo Ferro, con sopravvivenze in area alpina fino al secondo ferro.

Si considerano anche i quattro schineri in lamina di Bronzo del X sec. a.C

scoperti a Masetti di pergine in valsugana, Anche questi elementi di protezione

delle gambe propri della panoplia e ideologia dei campi d'Urne transalpina,

presentano motivo stilizzato di uccelli acquatici , realizzato a sbalzo. Gli

esemplari di Masetti di Pergine, sono oggetti di prestigio e di “status siymbol”

sono stati avvvicinati ai gruppi umani dell area danubiano-Balcanica.

Un altro tipo pettinente al bronzo è lo scalpello a forma “ di lancetta” utilizzato

per la lavorazione del bronzo, documentato a segozano in val di Cembra.

Questi materiali indicano che nel bronzo finale l'area culturale luco e Quella

dei campi d'urne transalpina siano state in relazione grazie al passo del

Brennero/Brennerpass.

L'industria litica:

Piuttosto scarsa, per il motivo di intensificazione della produzione metallurgica

alla conclusione dell'età del bronzo.

Nei livelli del Bronzo recente – Fiavè 7 troviamo rasciatoi multipli bifacciali a

corpo arcuato, elemento in falcetto.

L'industria litica in trentino manifesta lo stesso fenomeno di contrazione della

produzione di manufatti in selce riscontrabili in modo generalizzato nell'italia

nord-orientale. Si è verificata quindi una crisi nelle zone di estrazione della

selce ed un collaterale sviluppo della produzione del rame.

Manifestazione di Culto:

Il trentino vede durante il Bronzo recente depositi intenzionali, come si è già

visto di spade nei corsi d'acqua o di asce, spilloni, lance collocati in siti d'alta

quota, si presume intenzionalmente.

Nell'area alpina centro-orientale, si afferma il fenomeno di lunga durata dei

roghi votivi, i cosiddetti Brandopferplatze. Si tratta di zone di culto

contraddistinte dalla presenza di terreno carbonioso, ossa calcinate con ceneri e

offerte consistenti in primo luogo in contenitori ceramici, si presume

frantumati intenzionalmente, e in qualche caso oggetto d'ornamento,

soprattutto spilloni e fibule(culto agreste della fertilità della montagna).

I roghi votivi secondo R. Peroni vanno intesi come: “ rovesciamento del dono

di sacrificio” ovvero distruzione violenta e comunque cruenta dell'offerta.

Sempre secondo peroni: “ un singolo oggetto di prestigio in un dato luogo

sacrale, può essere letta come riflesso speculare nella sfera fra uomo e divinità,

di ciò che la sfera delle relazioni sociali umane è il dono fatto da un capo ad un

altro capo.

Importante concludendo, il “parallelismo” fra l'affermarsi del rito della

cremazione dei roghi votivi con la frammentazione di offerte, consenta

secondo R. Peroni di ritenere che il rito funebre “ è concepito come una sorta

di offerta sarificale alla divinità, avente per oggetto il defunto e tutto ciò che lo

accompagnia. Ma dal momento che il defunto stesso, proprio in quanto vittima

sacrificale, viene ad essere proiettato nella sfera immateriale nella quale ha

sede la sua divinità, permane di esso un'essenza che non può estinguersi, e che

presso la divinità ha la sua dimora.

La prima età del ferro:

aspetti generali:

secondo la cronologia relativa la prima età del ferro la si fa partire agli inizi del

XI secolo a.C., per la cronologi assoluta, usando il metodo dendrocronolocico

sulle palafitte in svizzera, il limete fra età del bronzo ed età del ferro


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summerit

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Paletnologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Pedrotti Annaluisa.

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