Paletnologia
Origini della paletnologia
La paletnologia è un’archeologia molto recente: nasce in Francia nella seconda metà dell’800, una nazione ricca di grotte che contengono incisioni e pitture, non riconosciute immediatamente come opera dell’uomo preistorico, ma, inizialmente, venivano attribuite ai Celti. Nel 1870 nacque ufficialmente l’archeologia preistorica. Ma cosa si intende per preistoria? Si voleva distinguere le civiltà munite di scrittura da quelle prive, ma in realtà la Storia è formata da tappe di cui la scrittura rappresenta un passaggio ben preciso (prima la comunicazione era affidata alla figurazione, quella che viene considerata arte).
Da disciplina di tipo umanistico si è passati ad un’impostazione più scientifica, perché l’archeologo, in particolare quello che si occupa della preistoria, ha il compito di studiare l’uomo e l’ambiente attorno ad esso. Dal 1986 in America parte l’etnoarcheologia, che nasce dalla necessità di darsi delle risposte in ogni caso, ma ci sono delle domande che sono destinate a rimanere senza risposta, e bisogna far parlare il documento, ricercando l’ipotesi più probabile. Erroneamente per avere delle risposte si vanno ad osservare i “primitivi” attuali, ma non si ha un grande riscontro, poiché l’uomo ha sempre risposto alle sollecitazioni ambientali.
Archeologia teorica e scientifica
È nata anche l’archeologia teorica, dove l’unico strumento per ottenere una spiegazione è il nostro cervello, e quindi, la teoria elaborata diventa fondamentale. La forma sicuramente più corretta è quella dell’archeologia la quale afferma che si possa dire solo ciò che è possibile dimostrare documentalmente, attraverso i documenti che si hanno a disposizione.
Fasi del lavoro archeologico
- Il primo passo è sicuramente lo scavo, uno strumento di acquisizione di dati. Si utilizza il metodo della quadrettatura per localizzare la posizione dei reperti, in modo tale da capirne il loro utilizzo.
- In seguito, c’è la fase della setacciatura.
- Tutti i dati raccolti ci permettono di affrontare diversi temi.
Discipline connesse all'archeologia
La sedimentologia studia l’origine dei sedimenti per ricostruire il processo e il momento di formazione. Infatti, quello che comanda non è tanto il reperto, ma lo strato, per questo motivo ci dev’essere una certa concordanza tra l’archeologia e la scienza della terra.
Geomorfologia: morfologia delle terre emerse con la scienza della terra. Durante le glaciazioni il fenomeno principale è l’abbassamento del livello del mare, e questo permette di dare delle spiegazioni di tipo storico; ad esempio, il mare adriatico era un’unica pianura, quindi in pochi giorni di cammino si poteva arrivare dalle attuali coste dell’Abruzzo a quelle dell’Albania, per questo motivo si riscontrano molti documenti simili.
La paleobotanica studia i carboni, i semi, i frutti. Sono stati ritrovati degli strati di carbone superiori a quelli che si potrebbero avere con un semplice fuoco, questo significa che un fuoco per motivi naturali, una volta acceso, viene tenuto costantemente acceso, perché non si aveva la capacità di riaccenderlo una volta spento. I pollini fossili sono quanto resta della popolazione vegetale, venivano trasportati da vari agenti, come il vento (infatti all’inizio delle caverne la quantità di pollini è più elevata), il bestiame e l’uomo. Una volta estratto il polline dal terreno, viene schiacciato tra due vetrini; il diagramma pollinico definisce un paesaggio.
L’archeozoologia si occupa dei resti fossili animali. La microfauna, composta da mammiferi di piccola taglia, è molto utile per la ricostruzione paleoambientale e per la cronologia, perché sono più sensibili alle variazioni climatiche. Mentre la macrofauna (es.: cavalli) dà solamente indicazioni paesaggistiche, essendo animali più resistenti alle variazioni climatiche.
Glaciazioni e adattamenti culturali
Le glaciazioni interessano la preistoria, consistono nell’abbassamento della temperatura e quindi la formazione continua di ghiacci. L’uomo è sopravvissuto grazie alla sapienza ambientale, ovvero la capacità di adattarsi alle condizioni climatiche più avverse e la capacità di utilizzare ciò che l’ambiente dà, non ciò che toglie. 20.000 anni fa si ha l’ultimo picco glaciale, la calotta artica si espande e ricopre tutta l’Europa settentrionale, l’arco alpino forma una sorta di barriera e lo stesso succede nei Pirenei, questi fenomeni determinano delle province culturali. Le glaciazioni WÜRM, RISS, MINDEL e GUNZ sono solamente dei momenti.
Gli stadi isotopici sono delle fasi fredde o temperate che si possono osservare grazie agli isotopi dell’ossigeno, che si vanno a cercare nei fondali marini, in cui si formano degli stadi indisturbati. Si fanno dei carotaggi in cui si cercano i gusci dei molluschi (che contengono gli isotopi O16 oppure O18): durante i momenti freddi si sviluppa l’O18, mentre in quelli temperati l’O16, questo stabilisce gli stadi isotopici. Abbiamo 23 stadi in un milione di anni: i numeri dispari corrispondono a uno stadio temperato, quelli pari ad uno stadio freddo.
Sistemi di datazione
Il sistema con l’isotopo C14 (o radiocarbonio) permette di datare i reperti organici, è possibile datare fino a 40-45.000 anni fa, perché ogni tot. anni una parte dell’isotopo diminuisce. Un altro sistema di datazione è la dendrocronologia, che consiste nel conteggio dei cerchi in una sezione di tronco, e permette una datazione non maggiore di 6000 anni fa.
Caratteristiche del genere Homo
Ciò che distingue il genere homo dalle altre specie è la capacità di produrre manufatti: l’homo prima di fare qualcosa progetta una successione di gesti finalizzata alla realizzazione di un oggetto. Altri esseri viventi sono capaci di utilizzare elementi che si trovano in natura, ma non sono in grado di modificarli. Quella che viene chiamata intelligenza, che appartiene all’homo, non è altro, quindi, la capacità di modificare la materia.
Produzione su pietra e metallo
La produzione su pietra: selezionavano le rocce più compatte e più taglienti, il materiale più utilizzato era la selce, ricca di silicio e quindi molto tagliente, a cui davano una forma amigdolare. Venivano lavorate anche le materie dure animali, come l’osso, il corno e l’avorio, ma che in certe condizioni non si conservano. Un altro passo importante è la produzione di ceramica, molto più recente, con l’utilizzo del fuoco, era un manufatto che non si poteva rimodellare una volta cotto, se non frantumato.
La lavorazione del metallo segue vari stadi, inizialmente veniva trovato sotto forma di minerale, in seguito scaveranno delle vere e proprie miniere. Nell’età del bronzo l’uomo scopre che mescolando il rame e lo stagno si ottiene una lega, ovvero il bronzo; l’età del ferro è una cerniera tra storia e preistoria.
Archeologia sperimentale
L’archeologia sperimentale cerca di capire l’uso di uno specifico oggetto, appunto, sperimentandone gli utilizzi. Ogni uso danneggia l’oggetto, in maniera diversa, quindi, le tracce d’usura determinano l’uso. Pochissimi strumenti sono utilizzati per una sola funzione.
Periodizzazione archeologica
- Età del ferro
- Età del bronzo Sino al IX sec. a.C.
- Età del rame (o eneolitico) Sino a 3000 bp
- Neolitico Sino a 5500 bp
- Mesolitico Sino a 7500 bp
- Paleolitico Da >2,5/5 my a 10000 bp
Paleolitico
- Superiore Sino a 10000 anni fa, fine del pleistocene (homo sapiens)
- Medio 120000-40000 anni fa (homo neanderthalensis)
- Arcaico e inferiore Dalle origini a 120000 anni fa (homo habilis, ergaster, erectus, heidelbergensis)
Passaggio dalla natura alla cultura in Africa, > di 2 my. Popolamento stabile dell’Europa e dell’Asia a partire da 1 my. Passaggio dalla natura alla cultura significa trasformazione della materia, che avviene in Africa, dove sono avvenuti degli adattamenti che hanno riguardato alcuni esseri viventi presenti lì. L’homo habilis è la specie più antica, a questa specie sono attribuiti i primi manufatti, non pare aver avuto stimoli ad uscire dall’Africa.
Attorno a 1,7 my compare l’ergaster, di statura più elevata e per questo grande camminatore. A lui si devono le prime migrazioni, che hanno portato al popolamento dell’Asia e dell’Europa. Le prime tracce di questa specie le abbiamo in Palestina, in Israele e in Georgia. Quello in Georgia aveva dei caratteri intermedi tra habilis e ergaster e viene coniato un nuovo nome: l’homo georgicus. Assumono morfologie differenti: in Asia abbiamo l’homo erectus, in Europa l’heidelbergensis, in Africa Ergaster. Dall’heidelbergensis nasce il neanderthal, che è resistito ad avversità climatiche notevoli. È molto importante perché introduce la coscienza della morte, con la conservazione del cadavere, creando uno spazio di memoria. Inoltre, si cimenta in attività di grafica, si appropria di penne di uccelli per i gioielli (le ossa dei grandi uccelli hanno dei tagli finalizzati all’estrazione della penna), in più utilizza l’ocra, per le grotte e per le pitture corporali, di cui non resta alcuna traccia; si estingue attorno a 30000 anni fa, a causa di una competizione col sapiens che si affaccia in Europa. Per 10000 anni neanderthal e sapiens convivono, si hanno addirittura degli esempi di accoppiamenti con figli. Il sapiens ha un linguaggio più articolato, grazie all’abbassamento dell’apparato laringeo.
Genere Homo e adattamenti
A partire da 30000 anni il sapiens è l’unico rappresentante del genere homo. Il sapiens introduce un elemento nuovo al rito funerario: il corredo, che comprendeva offerte ma anche abbellimenti del corpo, ed era strettamente legato all’identità del defunto, per questo motivo non si trova un corredo uguale ad un altro.
Il mesolitico è un periodo di profonda trasformazione: la deglaciazione, ma la cultura è ancora quella paleolitica: in 3500 anni l’uomo si adatta ai cambiamenti climatici. Vengono addomesticati gli animali, nasce l’allevamento e l’agricoltura. In più si inserisce la lavorazione della ceramica, e si navigava senza una rotta ben precisa.
Transizione culturale
Durante l’eneolitico si ha uno stoccaggio del patrimonio; il minerale diventa una riserva del capitale (capitale marxista). Inizia anche una differenziazione di classi sociali, infatti, nasce la figura del guerriero per proteggere il capitale, conservato in “ripostigli”.
Processo di ominazione
- 2 milioni di anni fa Genere homo
- 4 milioni di anni fa Primi ominidi
- 20 milioni di anni fa Scimmie antropomorfe
- 70 milioni di anni fa Primati – ordine dei mammiferi comprendente l’uomo
Dobbiamo partire dal purgatorius, un mammifero, da cui partiranno delle trasformazioni, negli arti e nel cranio. Poi si passa all’aegyptopithecus, 31 my, in breve una scimmia, e da questo parte un processo che vede due filoni principali: la capacità cranica e la stazione eretta (quindi, non più su 4 arti, ma su 2). Tra i caratteri del genere homo c’è la presa di precisione, che manca nelle scimmie, che hanno la presa di forza. L’oreopithecus per caso presenta la presa di precisione, per questo motivo fu inserito tra i nostri progenitori.
Speciazione e adattamenti morfologici
Separazione attorno 6 my: scimmie antropomorfe e altri generi (→genere homo). La morfologia del cranio nell’uomo anatomicamente moderno: appiattimento del volto, raddrizzamento dell’osso frontale, prognatismo ridotto, cranio più rotondo, la trasformazione della morfologia delle orbite, la protuberanza del naso, che nasce da una capacità di adattarsi al raffreddamento dell’aria durante la respirazione. La morfologia dell’arto inferiore: lo scimpanzé ha il femore perfettamente verticalizzato. Stazione eretta: punto di innesto della colonna vertebrale nel foro ocipitale del cranio. L’arcata dentale diventa protagonista di un processo di gracilizzazione: si passa da un’arcata a U a quella a V. il bacino si allarga, le ali iliache si riducono.
Il processo più che da un albero viene descritto da un cespuglio: c’è la compresenza di più generi e specie nello stesso momento e nella stessa zona. 7 my: gorilla; 6 my: scimpanzé. In questo momento si ha un fiorire di denominazioni. Appare il dimorfismo sessuale e le specie hanno una variabilità legata al clima.
Specie umane antiche
L’orrorin tugenensis (millennium man), è poco conosciuto, saltuariamente camminava su due arti, non è più una scimmia ma non è catalogabile nel genere homo. Dagli australopitechi parte il gruppo dei parantropi, sicché si arriva al genere homo.
Teorie di evoluzione
Secondo la teoria avanzata da Y. Coppens si spiega come mai i resti fossili si trovano tutti in Africa meridionale, tranne alcuni casi in Africa centro-orientale: alcuni eventi sismici di 8-7 my dovuti a movimenti della crosta terrestre, con un avvicinamento tra il Corno d’Africa alla zona occidentale del continente. Questo scontro ha portato a una formazione di vulcani, questa cresta ha creato dei freddi umidi: questi cambiamenti hanno portato alla scomparsa della foresta e alla nascita della savana, con foreste a galleria lungo i grandi fiumi, ed è qui che si svilupperanno le specie (momento della presenza di due specie).
Australopitechi
Gli australopiteci vivono in Africa tra 4 my e 2.5. Il primo genere è sicuramente bipede, era un individuo molto robusto, con una muscolatura potente nelle braccia. 4 specie:
- (3,7-3 my) Afarensis
- (3-2 my) Africanus
- (2-1 my) Robustus
- (2,5-1 my) Boisei
Erano caratterizzati dalla cresta saggitale, il toro sopraorbitario, il prognatismo, con incisivi a paletta, una volta molto bassa, una capacità cranica di 400-550 cc, mancava il naso.
Il bambino di Taung: inutile perché immaturo, morto attaccato da un’aquila (africanus). Lucy: rappresentata dall’assemblaggio di più frammenti scheletrici (afarensis). Il loro regime non era di caccia, ma di sciacallaggio, predatore che si ciba di ciò che gli altri abbandonano. L’australopiteco e l’habilis si sovrappongono e questo ha portato al ritrovamento di resti fossili di una specie e dell’altra.
La camminata di Laetoli si è formata dopo un’eruzione intorno a 3 my, che ha sparso nel territorio le ceneri vulcaniche, si è formato un fango e qui son rimaste delle impronte. L’homo habilis ha le braccia e le mani lunghe, muso prognato, e ha un incremento della capacità cranica (700 cc). L’homo erectus (1100 cc), assenza di mento, comparsa del naso esterno con le narici dirette verso il basso. Primo abbassamento della laringe, con una fonazione maggiore.
Specie umane e migrazioni
Nariokotome: 1,6 my, maschio immaturo (12 anni ca), altezza 163 cm, altezza presunta età adulta 183 cm. Intorno a 20.000 anni fa lo Stretto di Bering forma un ponte continuo tra Asia e Africa. Ordine out of Africa: Africa-Europa-Asia-Australia-America. Gli out of Africa ci indicano delle fuoriuscite, ma non tutte hanno portato a degli insediamenti stabili. Molte migrazioni sono risultate sterili.
Uomo di Neanderthal (1856): individuato robusto, alto, con torace a barile, specie europea. Tuberosità occipitale (chignon), brevità degli arti. Donna neanderthaliana: possibilità di apertura dell’osso al momento del parto, canale più largo rispetto a quello della donna sapiens, causa di una gestazione più lunga, per una protezione del feto durante la gestazione. Il rito funerario mediante inumazione.
Manipolazione della materia
L’homo habilis è il primo che manipola la materia, più precisamente la pietra. Ci sono dei fossili guida che ci parlano di un determinato periodo e di una determinata specie. L’uomo riesce a creare manufatti utili attraverso un filo tagliente, col sistema della percussione si plasmavano i ciottoli (si usava un ciottolo, che poi veniva trasformato, e un ciottolo percussore), più colpi vengono dati più schegge vengono asportate, le schegge sono visibili sul ciottolo grazie ai negativi.
Il ciottolo è formato dal cortice, che è la parte lasciata “integra” e il filo tagliente. Ci son due tipi di lavorazione: unifacciale e bifacciale, a seconda del filo che si voleva ottenere. Gli inglesi parlano di chopper per un ciottolo con distacchi unifacciali e di chopping tool per un ciottolo a lavorazione bifacciale. In genere il filo tagliente interessa il lato più corto, con una lavorazione trasversale; ci sarà anche la tendenza a lavorare il ciottolo anche lateralmente, come per creare una punta. L’evoluzione a due fili taglienti bifacciali laterali dimostra il passaggio allo stato ergaster (per l’Africa).
La produzione su ciottolo emigra in Europa ed Asia: ma non si parlerà più di olduvaiano (lavorazione del ciottolo in Africa), ma di cultura del ciottolo, con caratteristiche diverse. Negli stadi più antichi dell’Olduvai la caccia è individuale, non di gruppo, e questo si può affermare grazie alle piccole taglie degli animali cacciati. Vivevano vicino a fonti di pietra o nei punti di migrazione delle faune. Le case erano formate da un piano drenante in pietra regolare, coperto da legna e paglia, all’esterno si ritrovavano resti faunistici.
L’acheulano (1,8 my-300.000, riferito all’Africa): realizzazione di amigdale o bifacciali con una forte simmetria, quasi vetrose. Si utilizzavano pietre più compatte. È lo stadio più lungo di tutta la preistoria, estremamente lento, caratterizzato da produzioni litiche di lunga durata. Si attua la caccia di gruppo, l’uomo è più integrato nel territorio. Per la rifinitura delle amigdale non si percuote, ma si ha la pressione, facilitata dal preriscaldamento della selce. Con un distacco di una scheggia mediante percussione si avrà un angolo di 45°, mentre con la pressione si ha un ritocco piatto.
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