Paleo d e l'archeologia del manoscritto
Interesse diretto già da eruditi del '700 come Montfaucon, lo studio scientifico del manoscritto come oggetto archeologico è un fenomeno recente. Ciò è dovuto alla ciecità provocata dall'apparenza banale: a differenza di scrittura e decorazioni, il manoscritto rivela a priori pochi elementi espliciti significativi per la ricostruzione storica intellettuale e delle vicende della tradizione manoscritta.
Subordinazione alla storia del testo
Il manoscritto è spesso subordinato alle esigenze della storia del testo, la ricerca di dettagli come tecniche, sistemi di foratura e rigatura è parte della codicologia, considerata scienza ausiliaria. L'osservazione delle caratteristiche del codice per desumerne elementi utili allo studio dei fondi, alla datazione e localizzazione di singoli volumi è stata a lungo prevalente nell'interesse storiografico ed oggi rischia di apparire puramente nominalistica.
Primi tentativi di studio
I primi tentativi di studio del libro autonomo da paleografia o filologia si collocano nella metà del secolo scorso, quando in Belgio si sviluppa la rivista Scriptorium. L'interesse principale consiste nel distinguere il campo specifico d'azione della codicologia, caratterizzata come archeologia del manoscritto. Essa è un insieme di competenze essenzialmente tecniche, da applicare all'indagine dei materiali e delle modalità di fabbricazione dei manoscritti.
Importanza dell'osservazione materiale
L'osservazione materiale del codice assume un'importanza sempre maggiore negli anni '60 e '70 del XX secolo, con l'emergere dell'informatica e la sua progressiva penetrazione anche nel campo della ricerca storica. Da un lato, la conoscenza delle proprietà strutturali del codice ha favorito lo sviluppo di una consapevolezza più concreta dei meccanismi della trasmissione testuale. Dall'altro, la ricostruzione della genesi e della storia dei singoli testi ha contribuito a trasformare uno schema astratto di relazioni tra varianti (stemma) in una trama di rapporti fra oggetti, che rimanda necessariamente alle relazioni intellettuali tra chi li ha commissionati, allestiti e trascritti, posseduti e/o consultati.
Archeologia del libro
L'archeologia del libro trova il suo padre fondatore in Leon Gilissen, studioso belga che opera negli anni '70. Per primo si pone espressamente il problema di sapere come veniva confezionato un codice. Per lui, la fabbricazione di un libro si riassume sostanzialmente in un complesso di operazioni tecniche (piegatura delle pelli, foratura, rigatura) da scomporre, analizzare e ricostruire nella corretta sequenza, come se l'artigiano del libro potesse essere osservato da dietro le spalle durante lo svolgimento del suo lavoro.
!!! Conoscere esattamente come è stato fatto un codice è la condizione necessaria per preservarne e rispettarne la struttura originaria, evitando di sottoporla a pratiche di restauro invasive.
In Italia, l'Istituto Centrale per la Patologia del Libro è particolarmente sensibile a questo rapporto tra conoscenza e conservazione. Tuttavia, esiste il rischio che il frazionamento sempre più spinto del campo di osservazione e la sua invasione da parte di specialisti del tutto estranei alle discipline del libro conduca ad impoverire l'approccio ai problemi e finisca con il far perdere di vista non solo la profonda utilità funzionale dell'oggetto, ma anche la coerenza del suo divenire nel tempo.
Sviluppo delle tecniche di laboratorio
L'applicazione delle tecniche di laboratorio alla storia del libro ha avuto tuttavia uno sviluppo inferiore alle potenzialità teoriche prevedibili. Ciò si spiega con il fatto che queste tecniche distruttive richiedono il prelievo di una frazione del materiale da analizzare. Le tecniche di laboratorio presentano altri svantaggi: costo, apparecchiature ingombranti, tempi lunghi per acquisire dati, campionati sempre troppo esigui che portano a un'interpretazione aleatoria dei dati.
Codicologia quantitativa
La codicologia quantitativa si basa sul fatto che i dati risultanti dall'osservazione dei codici, previamente quantificati in maniera il più possibile rigorosa e sistematica, vengono sottoposti ad elaborazione statistica e che i risultati sono presentati con il supporto di grafici e tabelle. La data di nascita ufficiale di questa disciplina coincide con la pubblicazione nel 1980 dei Trois Essais di Carla Bozzolo ed Ezio Ornato, dedicati alla produzione libraria della Francia meridionale, alla costruzione dei fascicoli in codici cartacei del XV secolo e all'impostazione del manoscritto.
- Perdita individualità libri
- Perdita singolarità dati osservati. Tende non a ricostruire la storia di singoli o insiemi di libri, ma ad evidenziare strutture e linee generali nell'evoluzione storica, culturale ed extraculturale (economica, tecnologica, artistica). Interessa sia sulla produzione che sui supporti e costruzione (anche mise en page)
Codicologia comparativa
L'utilità della codicologia comparativa è emersa con maggiore decisione negli ultimi anni in prospettiva funzionale per ricostruire la grammatica universale del codice. L'emergere di differenze è di stimolo al progresso delle conoscenze.
Manualistica incompleta
I manuali di codicologia sono incompleti, strumenti non pienamente adatti al loro scopo. Wattenbach, Deroche, Arie. Lemaire è più innovativo. In Italia, la scuola paleografica vaticana con Canart.
Terminologia e raccolte
Le raccolte ragionate di termini codicologici d'uso corrente, corredate da disegni e/o riproduzioni fotografiche, sono importanti. Nel 1958 è stato redatto il primo pionieristico vocabolario codicologico francese curato da Denis Murzelle.
Manoscritti su internet
I manoscritti su internet sono esposti al rischio di risultare rapidamente superati. I condizionamenti includono eterogeneità qualitativa, ridondanza e circolarità, assenza di coordinamento/dialogo (semplici link), deperibilità link, incompletezza e fluidità contenuti > materiali aperti e dinamici, errori di concezione e difetti di navigabilità, incerta normativa di controllo.
Siti di documentazione
Siti di documentazione, opac e biblioteche, periodici scientifici e pubblicazioni online (o affidati a edizioni a stampa o per pubblicazioni), atti di convegni, testi pre-stampa, testi con vincolo d'autore scaduto, cataloghi di manoscritti online e raccolte di immagini.
La problematica della fruibilità online si salda a quella della riproduzione parziale o integrale dei codici descritti, valutazione e scarico immagini, problemi economici/politici, bibliografici e repertori, musei e mostre (effettive o virtuali, comunque a livello generale), portali (investimento consistente e duraturo, es. tedeschi), siti didattici, sintesi materia (al momento non esistono specifiche della codicologia), argomenti specifici > siti tematici (es. storia della carta a mano...) siti con riproduzioni di manoscritti, forum e liste di discussione.
Papiro e pergamena
Papiro, uso strettamente legato al mondo egizio, ha radici dal III millennio a.C. Fondamentale per ricostruire la manifattura è un noto passo di Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XIII.
La pergamena dal II secolo a.C., grazie al DNA, permette di determinare la specie, con triplice finalità: definire diffusione specie manifattura codice, comprendere logiche scelta, desumere indicazioni utili per stimare dimensioni pelli e modalità confezione. Scalfi, zona di forma approssimativamente semiellittica corrispondente all'attaccatura delle zampe, porosità più evidente. Diminuzione spessore > cesura piuttosto netta fra alto e basso medioevo. Difetti lavorazione.
Carta
La carta ha origine nel I secolo d.C., la storia della carta a mano, notizie da archivi, affitto e compravendita, è problematica. La lacuna su informazioni di aspetti tecnici e materiali, arti meccaniche erano competenze tramandate oralmente. Tuttavia, numerosi fogli ancora osservabili permettono di studiare particolarità tecniche dal risultato, e posso scoprire anche origine. Il concetto di diffusione della carta non può esaurirsi comunque in una semplice mappa dello sviluppo progressivo dei centri di produzione.
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