Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

1

movimenti della faccia articolare del condilo.

La componente temporale dellATM è costituita posteriormente dalla cavità glenoide e dal condotto uditivo esterno e anteriormente dal

tubercolo zigomatico e dalla radice trasversa dellapofisi zigomatica. Questa cavità rappresenta anche una parte della fossa cranica media ed

è divisa in due parti dalla fessura timpano-squamosa o scissura di Glaser. Questa fessura è chiusa in vivo e rappresenta una zona di

debolezza della base cranica.

Le superfici ossee interessate ai movimenti di apertura e chiusura della bocca sono rappresentate dalla faccia anteriore del condilo e dalla

faccia posteriore del tubercolo zigomatico. Infatti, come è noto, il movimento di apertura della bocca presenta due fasi: la prima è di

rotazione della mandibola su un asse ideale passante per i due condili, la seconda è costituita da un movimento di scivolamento in avanti del

condilo sul tubercolo zigomatico. Questo movimento è consentito dal menisco articolare il quale è fissato al condilo mandibolare. Il condilo,

il menisco e la cavità glenoide sono racchiusi da una capsula articolare la cui struttura è completata da fibre profonde che sinseriscono sul

menisco e da fibre superficiali che costituiscono i legamenti collaterali. Le fibre profonde della capsula permettono al menisco di seguire i

movimenti del condilo entro i limiti fisiologici. Dalle fibre profonde originano:

- - il legamento freno temporo meniscale posteriore;

- - il legamento freno meniscale mascellare mediale;

- - il legamento freno meniscale mascellare laterale.

La lacerazione o la lassità di questi legamenti è una delle cause delle lussazioni del menisco articolare e più in generale delle

disfunzioni temporomandibolari.

La vascolarizzazione dellATM è sotto il controllo dei rami terminali della carotide esterna: arteria temporale superficiale ed arteria

mascellare interna.

Linnervazione dellATM è dipendente dal nervo trigemino ed in particolare dalla sua terza branca.

2. Emergenze in chirurgia

maxillofacciale

Le lesioni traumariche del massiccio facciale possono presentarsi isolate oppure associate a lesioni del neurocranio e/o di altri distretti.

Gli obiettivi da porsi in questi casi sono fondamentalmente tre:

1) il mantenimento delle funzioni vitali;

2) il recupero della funzionalità;

1) 1) il ripristino dellequilibrio morfostrutturale precedente allevento lesivo.

2.1 Trattamento durgenza nel traumatizzato maxillofacciale

I trattamenti durgenza per il mantenimento delle funzioni vitali vanno distinti in locali e generali.

Trattamento locale

Tra i trattamenti locali, di più stretta pertinenza del medico durgenza, due hanno un carattere preminente e sono:

a) a) leliminazione di qualsiasi ostacolo alla respirazione;

b) b) il controllo di eventuali emorragie.

file:///C|/Documents and Settings/Administrator/Desktop/maxillo.htm (5 of 17) [30/01/2003 9.25.02]

1

Di minore urgenza, anche se non meno importanti, sono:

c) c) la sutura di eventuali ferite preceduta da una accurata toilette chirurgica;

d) d) la prevenzione di possibili infezioni;

e) e) la sedazione del dolore.

Tra le evenienze che richiedono un trattamento tempestivo, lostruzione delle vie aeree superiori ricopre un carattere preminente. La gravità

di un tale evento, soprattutto nel paziente con perdita di coscienza (determinata da un trauma cerebrale), è legata allinstaurarsi dellipossia e

dellipercapnia; tale situazione, infatti, può provocare danni cerebrali diretti per sofferenza neuronale fino alla necrosi, ed indiretti per un

incremento degli sforzi respiratori che, causando un aumento della pressione venosa intracranica, insieme allipercapnia, possono provocare

edemi ed emorragie cerebrali. Le cause di ostruzione respiratoria alta da mettere in relazione con traumatismi maxillofacciali sono

essenzialmente:

· ostruzione orofaringea da parte di corpi estranei liquidi o solidi come sangue coagulato, vomito, protesi dentarie, etc.

gli eventuali corpi estranei devono essere, naturalmente, rimossi con la massima rapidità. Tra le cause più frequenti di ostacolo al normale

flusso aereo nel tratto compreso tra la cavità orale e la laringe ricordiamo la presenza di liquidi viscosi come sangue parzialmente coagulato,

secrezioni mucose o eventuale materiale di rigurgito emesso con il vomito. Tale situazione diventa particolarmente grave nei pazienti che

presentano unalterazione dello stato di coscienza, nei quali, per il mancato coordinamento dei movimenti di deglutizione, esiste la

possibilità di unostruzione acuta a livello laringeo o di un intasamento polmonare; in questi casi bisognerà far giacere il paziente su di un

fianco (in posizione semiprona), così da rendere possibile la fuoriuscita per gravità dei liquidi ristagnati in faringe o in trachea. La toilette

del cavo orale va possibilmente effettuata con strumenti adeguati come, ad esempio, pinze chirurgiche o un aspiratore chirurgico ma, in caso

di urgente necessità, si può ricorrere anche ad una sommaria asportazione manuale. Nel caso siano stati inalati corpi estranei di piccole

dimensioni, difficilmente rimovibili, si può procedere ad un lavaggio tracheobronchiale. Tale metodica si effettua instillando 50 ml di

soluzione fisiologica sterile, che viene eliminata in parte naturalmente con il riflesso della tosse ed in parte viene aspirata. Tale operazione

viene ripetuta quattro o cinque volte, intervallandola in periodi di attenta osservazione della respirazione del paziente e ricorrendo ad

eventuali insufflazioni con ossigeno al 100%.

· retropulsione del corpo linguale a causa del perduto ancoraggio anteriore, determinato da un frattura bifocale parasinfisaria della

mandibola con depiazzamento posteriore del mento

unaltra causa di ostruzione delle vie aeree superiori è locclusione della cavità faringea determinata da una retropulsione del corpo linguale,

causata da un ematoma del pavimento buccale, o da uno stato di incoscienza per il trauma cranico associato o dal perduto ancoraggio

anteriore dei muscoli genioglosso o genioioideo in pazienti con fratture bifocali della mandibola in sede parasinfisaria. Nei pazienti con

perdita di coscienza prolungata o coma, i riflessi responsabili della pervietà delle vie aeree sono frequentemente assenti; inoltre la perdita di

tono muscolare, associata allassenza del riflesso laringeo e faringeo determina, nel paziente supino, la caduta allindietro del corpo linguale

che, andando ad adagiarsi sulla parte posteriore dellipofaringe, occlude il vestibolo laringeo. In ambedue i casi lintervento medico deve

mirare al ripristino della pervietà delle vie aeree, risollevando la lingua e cercando di fissarla in maniera stabile. La trazione anteriore della

lingua può essere facilitata dalluso di una pinza ad anelli, mentre la successiva fissazione può essere effettuata passando un filo da sutura in

seta a tutto spessore nel corpo linguale ed assicurandone poi i capi ad un sicuro ancoraggio anteriore, inoltre si posiziona una cannula di

Mayo.

file:///C|/Documents and Settings/Administrator/Desktop/maxillo.htm (6 of 17) [30/01/2003 9.25.02]

1

· occlusione dellorofaringe da parte del palato molle per un depiazzamento posteriore dellosso mascellare;

unaltra causa di ostruzione delle vie aeree alte può essere dovuta al depiazzamento posteriore e verso il basso del terzo

medio del massiccio facciale conseguente ad una frattura tipo Le Fort I,II o III. In tal caso, infatti, il palato molle dislocato può giungere ad

interferire in basso con il dorso della lingua e, indietro, con la parete posteriore dellipofaringe , determinando così lostruzione dell

orofaringe. Il ripristino della pervietà delle vie aeree viene facilitato in questo caso con una riduzione forzata parziale della frattura. Tale

riduzione può essere effettuata durgenza, infilando il dito indice ed il medio di una mano allinterno della cavità orofaringea e spingendoli

posteriormente nelle due coane. Il pollice della stessa mano si ancora sullalveolo nella regione degli incisivi, mentre laltra mano sorregge la

fronte con funzione di stabilizzazione e di controresistenza. Viene quindi effettuata la manovra di riduzione in avanti e verso lalto del

mascellare superiore che, sebbene non assicuri un allineamento corretto dei segmenti fratturati, contribuisce al ripristino della pervietà delle

vie aeree. Tuttavia, quando nonostante le manovre mediche descritte non è possibile ripristinare una situazione stabile di pervietà delle vie

respiratorie, è necessario ricorrere allintubazione oronasotracheale, oppure alla tracheostomia. Tale esigenza è frequente soprattutto nei

gravi traumi maxillofacciali, in cui possono essere presenti edemi del palato molle e della laringe, che ostacolano il regolare flusso aereo. L

intubazione può essere condotta sia per via nasale che per via orale; tuttavia, poiché frequentemente sono presenti traumi della piramide

nasale, è più spesso utilizzata la via orale. Lintubazione tracheale, oltre ad assicurare la pervietà delle vie aeree, impedisce, cuffiando il

tubo, il passaggio di sangue e di secrezioni orali allinterno dellalbero tracheobronchiale. E necessario, tuttavia, aspirare con un catetere

sterile allinterno del tubo circa ogni ora per rimuovere le secrezioni bronchiali che vi ristagnano, non potendo essere eliminate tramite la

normale cinetica tracheale.

EMOSTASI

Le emorragie di notevole entità si riscontrano raramente nei traumi maxillofacciali, e possono originare da arterie o vene presenti nei tessuti

molli o che decorrono allinterno di regioni anatomiche o canali delimitati da strutture ossee. Il controllo di unemorragia causata da una

ferita dei tessuti molli, interessante cute, muscoli e mucosa orale, lacerando uno o più vasi, non pone particolari difficoltà al medico che

presta il primo soccorso, poiché spesso è sufficiente unaccurata sutura della ferita per arrestare il sanguinamento.

Nei casi più gravi, può essere necessario effettuare la legatura dellarteria facciale per ottenere una valida emostasi. Più problematico è il

caso in cui lemorragia sia causata dalla lacerazione dei vasi passanti attraverso canali o cavità delle strutture ossee; tra le emorragie di vasi

difficilmente raggiungibili, una tra le evenienze più gravi è la rottura dellarteria mascellare interna, ramo terminale dellarteria carotide

esterna, che decorre nella fossa pterigopalatina, o di uno dei suoi rami collaterali. In questo caso, non potendo arrestare lemorragia in altra

maniera, è necessario raggiungere e legare larteria carotide esterna poco dopo la sua origine dallarteria carotide comune.

Se il sanguinamento si estrinseca a livello delle fosse nasali (epistassi), come frequentemente accade nelle fratture del terzo medio del

massiccio facciale e nei fracassi facciali, si dovrà procedere ad un tamponamento anteriore e, se necessario, posteriore delle fosse nasali.

Le epistassi possono essere anteriori o posteriori a seconda che si originino dalla mucosa del setto nasale dei turbinati o per lacerazione dell

arteria sfenopalatina. Le prime si verificano per traumi di modesta entità, mentre le seconde sono conseguenti a gravi traumatismi. Il

trattamento delle epistassi anteriori è abitualmente il tamponamento nasale anteriore; questo si effettua con una lunghetta di garza o con

una garza orlata e con lausilio di una pinza a baionetta e di uno speculo nasale tipo Killian a becchi lunghi. Uno dei capi della lunghetta,

afferrato con la pinza a baionetta viene portato, in rinoscopia anteriore, allinterno della fossa nasale dalla quale origina lepistassi, quanto

più posteriormente possibile in corrispondenza del pavimento, mantenendosi vicini alla base del setto, quindi si sfila al pinza ponendo

attenzione a non estrarre anche la garza, e una volta riafferrata questultima in corrispondenza della columella, viene introdotto un secondo

tratto della medesima lunghetta allinterno della stessa fossa nasale, disponendolo in senso verticale con il capo sempre in corrispondenza

del pavimento, ma in una posizione leggermente meno profonda della precedente; tale procedura viene ripetuta più volte fino ad obliterare

completamente la cavità nasale con le spire di garza. Una volta completata questa fase, vengono introdotti i due becchi dello speculo di

Killian, al di sotto della garza tra questa ed il pavimento della fossa nasale e, con una modica espansione, le spire di garza vengono

compresse verso lalto a tamponare la parte alta della fossa nasale. Lo spazio che si crea con tale espansione viene ulteriormente riempito

con altre tre o quattro spire di garza disposte, questa volta, in senso orizzontale

file:///C|/Documents and Settings/Administrator/Desktop/maxillo.htm (7 of 17) [30/01/2003 9.25.02]

1

.

Nelle emorragie posteriori si ricorre al tamponamento nasale posteriore. Questo precede sempre quello anteriore e viene effettuato passando

in rinoscopia anteriore un catetere di gomma soffice (sondino di Nelaton) allinterno della fossa nasale, dalla narice fino a farlo comparire in

orofaringe al di sotto del velo molle del palato, quindi afferrandolo con una pinza ed estraendolo dalla bocca; si lega a questa estremità un

filo di seta, a sua volta collegato con un tamponcino di garza della grandezza della falange distale del pollice del paziente, di forma

cilindrica, che viene legato nella sua parte media con filo di seta, lasciando i due capi molto lunghi. Estraendo la sonda di Nelaton dalla

fossa nasale, il tampone viene introdotto in bocca e fatto passare posteriormente al velopendulo. In tal modo il tampone si troverà impegnato

nello sbocco coanale e dalla narice emergerà il filo legato alla Nelaton. Si procede poi al tamponamento nasale anteriore bilaterale e, al

termine di questo, i due fili emergenti dalle narici vengono legati tra loro.

Le emorragie orali sono originate abitualmente da lesioni della lingua o da fratture esposte. La sutura delle ferite o lapplicazione di fibrina

artificiale è abitualmente sufficiente per dominare lemorragia. Anche nei casi di ferite cutanee la legatura dei vasi sezionati è sufficiente per

dominare lemorragia. Nel caso di ferite più profonde della regione cervicofacciale con conseguenti emorragie provenienti dallarteria

linguale, mascellare interna e facciale, può essere necessario ricorrere alla legatura della carotide esterna; questa può essere seguita senza

conseguenze di vascolarizzazione tissutale grazie alla ricca rete vascolare collaterale.

Trattamento generale

I pazienti di competenza maxillofacciale, spesso presentano un quadro clinico corrispondente a quello di un politraumatizzato, e ciò in

relazione alla maggior frequenza dei traumi secondari ad incidenti stradali. E bene sottolineare come, in presenza di lesioni traumatiche del

massiccio facciale, determinate da unazione locale del trauma, sia sempre necessario un controllo generale ed unosservazione chirurgica

specialmente per i traumi chiusi delladdome, in quanto non sempre è possibile escludere altre lesioni. Ciò in particolare si verifica negli

incidenti stradali, dove non si riesce a stabilire lesatta dinamica del meccanismo di lesione.

Il trattamento generale di cui il traumatizzato necessita più frequentemente, è la cura dello shock traumatico, che riguarda la reintegrazione

della volemia, la normalizzazione dellemodinamica arteriolo-capillare e il ripristino dellequilibrio acidobase ed elettrolitico; seguono il

controllo della funzione respiratoria, alterata per lesioni dirette del torace (fratture costali, pneumotorace), e il controllo dei traumi

addominali chiusi. Tra questi è da ricordare, perché più frequente, la rottura della milza che può verificarsi anche a distanza dal trauma, in

conclusione possiamo dire che il traumatizzato maxillofacciale, necessita di una particolare attenzione nelle fasi immediatamente seguenti al

trauma, per le funzioni vitali che possono essere compromesse, e nelle fasi successive per eventuali lesioni endocraniche o di altri apparati.

file:///C|/Documents and Settings/Administrator/Desktop/maxillo.htm (8 of 17) [30/01/2003 9.25.02]

1

3. Fratture del malare

Le fratture del malare sono relativamente frequenti nellambito di tutte le lesioni traumatiche che interessano lo scheletro maxillofacciale.

Dal punto di vista etiologico esse sono conseguenti a traumi localizzati e di relativa intensità, come ad esempio si può verificare in attività

sportive, risse, aggressioni. Nel caso di traumi di maggiore intensità le fratture del malare si trovano associate a lesioni traumatiche più

importanti, come fratture del mascellare o fratture craniche.

La diagnosi di una frattura del malare non sempre è facile, in quanto ledema dei tessuti molli della regione periorbitaria che frequentemente

accompagna tali lesioni può impedire un preciso esame obiettivo e nascondere i segni dellinterruzione ossea. Anche la diplopia, spesso

presente nelle fratture del malare, può non essere manifesta subito dopo il trauma, in quanto ledema periorbitario può per alcuni giorni

mantenere locchio in asse con locchio controlaterale. Per tali motivi nel sospetto di una frattura del malare si deve sempre eseguire un

accertamento radiografico accurato. La diagnosi di frattura, sia del malare che del solo pavimento orbitario deve essere tempestiva, per

consentire lintervento chirurgico entro le prime due settimane dal trauma e per impedire il consolidamento in posizione viziata dei

frammenti ossei e soprattutto la fibrosi dei muscoli estrinseci dellocchio, in particolare il muscolo retto inferiore ed il piccolo obliquo. L

ispezione del paziente subito dopo il trauma consente di rilevare il depiazzamento osseo con lo spostamento consensuale del canto esterno.

Anche la rima palpebrale risulterà alterata e depiazzata nella stessa direzione dello spostamento osseo. Praticamente costante anche se

variabile come intensità è lemorragia sottosclerale. Ledema e le ecchimosi sono presenti ed interessano prevalentemente la regione

file:///C|/Documents and Settings/Administrator/Desktop/maxillo.htm (9 of 17) [30/01/2003 9.25.02]

1

palpebrale inferiore, estendendosi talvolta alla metà laterale della regione palpebrale superiore. E possibile osservare anche un enoftalmo,

conseguente al prolasso nel seno mascellare del contenuto orbitario; in tal caso i due globi oculari non si trovano più sullasse interpupillare.

Si osserva anche una falsa ptosi della palpebra superiore, conseguente unicamente allenoftalmo, la quale si risolverà spontaneamente con il

riposizionamento del globo oculare. Nei casi di frattura del malare con spostamento mediale e nelle fratture isolate dellarco zigomatico si

presenta anche una limitazione dellapertura della bocca per linterferenza che si viene a creare tra lapofisi coronoide della mandibola e la

faccia posteriore del corpo del malare durante la fase di traslazione del condilo sul tubercolo zigomatico del temporale.

La palpazione deve iniziare dallapofisi frontale lungo il margine periferico dellorbita fino alla sutura maxillomalare e alla branca montante

del mascellare. In tal modo sarà possibile apprezzare, specialmente nel caso di diastasi ossee di una certa importanza, la discontinuità del

margine orbitario. La palpazione dellarco zigomatico consentirà di valutarne leventuale depiazzamento e infossamento. Abitualmente non

si riscontra dolore spontaneo, che però può essere risvegliato con la pressione sui focolai di frattura. La diplopia è un sintomo spesso

presente, che può comparire anche a distanza di alcuni giorni dal trauma; si può rilevare con particolare evidenza invitando il paziente a

guardare verso lalto e lesterno omolateralmente al lato leso. La diagnosi di frattura del malare dovrà comunque essere confortata da un

esame radiografico del cranio.

Terapia delle fratture del malare

Ad eccezione dei casi di frattura senza spostamento, la terapia delle fratture del malare è chirurgica.

Fratture del pavimento orbitario

Le fratture del pavimento dellorbita rappresentano una variante delle fratture zigomatiche. Mentre in queste ultime si verifica un

interruzione ossea a carico della sutura frontomalare, maxillomalare, e temporozigomatica, le fratture del pavimento orbitario sono legate

allinterruzione ossea del solo pavimento orbitario.

Letiologia di queste fratture riconosce un agente traumatico limitato alla regione del globo oculare. Infatti, un trauma che si esercita

direttamente sul globo oculare trasmette la sua energia, attraverso di esso, alle pareti della cavità orbitaria; tra queste, la più fragile è

costituita dal pavimento dellorbita, il quale con relativa frequenza può fratturarsi e consentire lerniazione del contenuto orbitario nel seno

mascellare. Classico esempio del meccanismo patogenetico di tale frattura è la palla da tennis che colpisce il globo oculare.

Abitualmente le fratture del pavimento orbitario vengono distinte in fratture senza scoppio dellorbita e fratture con scoppio dellorbita.

Le prime si realizzano nel corso di una frattura del malare o del mascellare superiore; le seconde solamente per traumi isolati della regione

orbitaria.

La diagnosi delle fratture del pavimento dellorbita si basa su sintomi soggettivi ed obiettivi. I sintomi soggettivi sono la diplopia e l

anestesia della regione innervata dal nervo mascellare, quelli obbiettivi sono lenoftalmo, la ptosi palpebrale superiore, le ecchimosi

congiuntivali e palpebrali e la limitazione della motilità estrinseca del globo oculare.

La diplopia è presente in percentuale quasi costante ed è direttamente proporzionale alla gravità della frattura. Abitualmente i muscoli

coinvolti nella frattura sono il muscolo retto inferiore e piccolo obliquo, i quali, decorrendo a stretto contatto con il piano osseo, sono i primi

ad erniarsi al focolaio di rottura. Lincarceramento di tali muscoli determina pertanto la limitazione dellescursione normale del globo

oculare verso lalto, in basso ed allesterno.

Lenoftalmo è conseguente al prolasso del contenuto orbitario nel seno mascellare. La ptosi della palpebra superiore è una falsa ptosi, in

quanto non esistono lesioni del muscolo elevatore della palpebra né del nervo oculomotore comune. La caduta della palpebra superiore è

conseguente esclusivamente allenoftalmo e regredisce immediatamente con il riposizionamento del globo oculare.

Come sempre la diagnosi clinica deve essere confermata da quella radiologica.

Il trattamento delle fratture del pavimento dellorbita è esclusivamente chirurgico e deve essere attuato entro quindici giorni dal trauma.

4. Fratture del mascellare superiore

Le fratture del mascellare superiore sono meno frequenti di quelle della mandibola e del malare. Questa minore incidenza è giustificata in

quanto il mascellare superiore, sia per la sua posizione topografica che per le sue connessioni ossee con il resto del cranio, risulta meno

esposto agli insulti traumatici. Le fratture del mascellare superiore si realizzano solo per traumi di particolare intensità e che si esercitano

prevalentemente in senso anteroposteriore. Sono ben note infatti le esperienze di Le Fort, le quali hanno messo in evidenza lesistenza di tre

file:///C|/Documents and Settings/Administrator/Desktop/maxillo.htm (10 of 17) [30/01/2003 9.25.02]

1

pilastri di resistenza del mascellare superiore.

Il pilastro anteriore si estende dalla regione del canino alla parete laterale della fossa nasale, alla branca montante del mascellare fino all

apofisi orbitaria interna del frontale.

Il pilastro medio si estende dalla regione del primo molare allapofisi piramidale del mascellare; qui si divide proseguendo in alto lungo il

processo orbitario del malare e del frontale e orizzontalmente lungo tutto larco zigomatico.

Il pilastro posteriore si estende dalla regione del secondo molare fino allincisura pterigoide.

Dallidentificazione di queste zone di resistenza consegue che le zone di debolezza del mascellare superiore seguono un decorso più o meno

orizzontale. Raramente tuttavia si possono osservare anche linee di frattura verticali e pertanto una classificazione completa delle fratture del

mascellare deve considerare fratture orizzontali, verticali e miste. Infine merita di essere sottolineato il ruolo svolto dal mascellare superiore

in difesa del cranio durante i traumi craniofacciali.

In pratica lenergia traumatica trasmessa dal mascellare si esaurisce nelle rime di frattura con salvaguardia delle regioni craniche.

Fratture orizzontali

Le fratture orizzontali si distinguono in tre tipi: Le Fort I, Le Fort II, Le Fort III.

La frattura tipo LeFort I o di Guerin si verifica quando limpatto traumatico si esercita al di sotto della spina nasale anteriore; in tal caso la

linea di frattura decorre orizzontalmente dalla spina nasale anteriore al margine inferiore dellapertura piriforme, al pavimento del seno

mascellare, al piede dellapofisi piramidale e termina in corrispondenza della tuberosità del mascellare e a volte della parte inferiore dell

apofisi pterigoide. In tal modo si verifica il distacco dellinfrastruttura dal resto dello scheletro maxillofacciale.

FRATTURA Le Fort I

La frattura tipo Le Fort II si verifica per impatti traumatici più violenti secondo una direzione esercitata in senso anteroposteriore e dallalto

in basso. La linea di frattura in questo caso parte dalla sutura fronto-nasale e si dirige in basso interessando la doccia lacrimale e la parte più

esterna della metà mediale del pavimento orbitario; prosegue in corrispondenza della sutura maxillomalare e dellapofisi piramidale per

terminare posteriormente in corrispondenza della tuberosità del mascellare e a volte dellapofisi pterigoide dello sfenoide.

Frattura Le Fort II

file:///C|/Documents and Settings/Administrator/Desktop/maxillo.htm (11 of 17) [30/01/2003 9.25.02]


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

17

PESO

262.20 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Otorinolaringoiatria e odontostomatologia Trauma maxillofacciale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: 1. Anatomia maxillofacciale, Lo scheletro maxillofacciale, Anatomia del mascellare superiore, Anatomia della mandibola, Anatomia del malare, Anatomia dell'articolazione temporomandibolare, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Otorinolaringoiatria e Odontostomatologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Colamatteo Francesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Otorinolaringoiatria e odontostomatologia

Otorinolaringoiatria e odontostomatologia – Malattie orecchio, naso e laringe
Appunto
Otorinolaringoiatria e odontostomatologia
Appunto
Oftalmologia – Strabismo
Appunto
Scienze pediatriche mediche e chirurgiche - Pubertà
Appunto