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Montale e gli "Ossi di seppia"

La vita

Periodo Ligure di Montale, Genova: nasce nel 1896 da una famiglia agiata e il padre era proprietario di una ditta di prodotti chimici (quando Montale conoscerà Svevo, saprà che lui e il padre avevano contatti di lavoro). Era l’ultimo di sei fratelli (uno morì in infanzia). I primi tre aiutavano il padre e Marianna, l’unica sorella e anche quella più vicina come età a Montale (1894), aveva intrapreso l’università e aveva trasmesso a Montale l’interesse per la cultura. Arrivò a un passo dalla laurea ma si sposò e abbandonò tutto. Lei fu la prima persona a intuire le qualità e i problemi di Montale che, nonostante fosse un ragazzo strano, avrebbe dato qualcosa di importante. Nel 2006 fu pubblicato un volume di lettere che Marianna scrive alle amiche, raccontando la sua vita e, in parte, quella del fratello (non falsificabile).

La famiglia aveva una villa al mare a Monterosso, sulla riviera di levante, alle 5 terre e gli Ossi, in gran parte, sono ambientati qui. Nella casa trascorrono le vacanze partire dal 1905. Riferimenti a Genova, negli Ossi, li possiamo trovare solo all’inizio e alla fine in quanto Montale non amava questa città e il rapporto era reciproco (basti pensare che non esiste nemmeno un titolo a suo nome). Per lui era la città del commercio, dei traffici, di persone impegnate sul lavoro, ovvero il contrario di ciò che gli piaceva e di conseguenza con connotazione negativa. Fin da piccolo vive questa dicotomia tra la vita urbana e quella che si vive in vacanza cioè la vita vera. Il Montale giovane, a differenza di quello adulto che era ateo, si interessò al “modernismo” (anche questo trasmesso da Marianna), cioè un movimento che cercò di svecchiare la chiesa cattolica e per questo fu condannato da papa Pio X. Nel 1938 muore la sorella e per Montale questo diventa un anno pieno di insidie: oltre alla sorella, perde il lavoro e la donna (lasciò l’Italia per l’America in quanto ebrea).

Montale era negato per la vita pratica ma aveva più che altro qualità interiori. Iniziò i suoi studi con la ragioneria in quanto pensavano che andasse a lavorare con il padre e leggeva molto nelle biblioteche, compiendo letture da autodidatta e lasciandoci il “Quaderno Genovese” (02/08/1917), una specie di diario letterario che rispecchiava i suoi interessi, pensieri e aspirazioni. Per lui era anche molto importante la musica, tanto che intraprese anche lezioni di canto lirico diventando poi critico per recensire le prime alla scala per il Corriere della Sera. La musica influisce anche sugli Ossi di Seppia.

Tutto si interrompe bruscamente nel ‘18 quando venne chiamato alle armi e frequentò un corso per allievi ufficiali a Parma (11 1917). Qui conosce Sergio Solmi, destinato a diventare un critico letterario, un traduttore dal francese e un poeta. Fu un’amicizia che durò tutta la vita nonostante la distanza (muoiono a un mese di distanza 09/10 ‘81). Viene mandato sul fronte trentino (all’epoca relativamente calmo quindi si sentiva “fortunato”). Nel ’19 torna a Genova dove cerca un lavoro ma i primi anni dopo la guerra portarono Montale alla frustrazione per la mancanza di un impiego. In questi anni viaggia per trovare lavori intellettuali ma inutilmente fino al ’27. Nel frattempo conosce Anna Degli Uberti, il primo amore di Montale, una ragazza di Roma che conobbe grazie al fatto che la sua famiglia frequentava Monterosso. Si frequentano per 4 anni in modo assolutamente casto. Negli Ossi c’è solo qualche accenno all’amore. Montale mentì dicendo che è morì giovane ma in realtà non fu così, questo perché voleva associarla alle donne degli altri poeti.

Giacomo Debenedetti era un critico molto importante e insieme a Solmi nel 1922 fondarono la rivista “Primo Tempo” nella quale Montale pubblica le sue prime poesie, ovvero “Riviere” e “Accordi”. Comincia così il suo tentativo di farsi conoscere. “Riviere” è uno dei testi più antichi degli Ossi, che però lui colloca alla fine, nonostante riflettendoci, perda il suo significato. “Accordi” sono una serie di 7 poesie ognuna dedicata a uno strumento musicale (violini, violoncelli, contrabbasso, flauti-fagotti, oboe, ottone) e ognuna cercava di imitare la musicalità dello strumento. Di 7 solo una entra a far parte degli Ossi mentre il resto entrarono a far parte delle poesie rifiutate. Montale cominciò poi il suo lavoro di critico letterario.

Nel 1923 conobbe Roberto Bazlen (Bobi) di origine Triestine, che per Montale fu importante perché lo aprì alla letteratura Europea (Italo Svevo con la “Coscienza di Zeno”). Solmi e Debenedetti lo introducono nelle edizioni di Piero Gobetti (uno dei principali antifascisti), che morì nel ’26 a Parigi in esilio. Prima di morire però pubblicò nel ’25 la prima edizione di Ossi di Seppia. La poesia politica di montale però nasce solo negli anni ’30 nelle “Occasioni”, poiché con le leggi fascistissime era proibito dichiararsi antifascista e tutto quello che poteva fare era nascondere le sue idee nel testo. Sulla copertina c’era addirittura un motto in greco che tradotto significava “Che ho io a che fare con i tiranni”. Per questo gli Ossi vengono definiti come poesia aliena. Recentemente è stata pubblicata una versione Anastatica degli Ossi del 25 (pagina per pagina), cosa che avviene solo per opere rare.

Nel ’25 Montale aderisce al manifesto pubblicato il primo maggio degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce che riprendeva il manifesto, pubblicato il 21 aprile, degli intellettuali fascisti di Gentile, Firmato da Ungaretti (amico di Mussolini) e Pirandello. Alla fine dell’anno in una rivista viene pubblicato il primo articolo di Montale su Svevo a cui da, come conseguenza, una notorietà nazionale. Con questo articolo, però, lascia indietro varie polemiche Riguardo all’articolo di Joyce che sarebbe uscito poco dopo (lo accusavano di aver captato in qualche modo o di aver conosciuto Joyce).

Firenze

Rappresenta la città della cultura, dell’umanesimo. Nelle “Occasioni” rappresenta la “cittadella assediata” dal fascismo e dal nazismo. Qui si trasferisce nel ‘27 e vi rimane per più di vent’ anni. È il periodo più intenso e proficuo sul piano letterario, tanto che venne sepolto qui insieme alla moglie. Inizia a lavorare nella casa editrice Bemporad e fu il suo primo lavoro stipendiato. Per lui fu, però, un lavoro deludente sia sul piano economico che culturale. Nel ’28 esce la seconda edizione degli Ossi.

Milano

Qui lavora al Corriere della Sera e muore nel 1959.

Poesia e struttura degli "Ossi di seppia"

(1) Poesia che fa parte degli Accordi del ’22. È composta da due strofe con rima ABBA. Le rime sono perfette e i versi passano a da corti a lunghi. Si riferisce ad una ragazza ed è la poesia più breve degli Accordi.

(2) Elenco delle poesie degli Ossi dedicate all’amico Adriano Grande.

Struttura di Ossi di seppia

All’interno del Paratesto (tutto ciò che è intorno al testo) dell’opera sono presenti dediche, commenti, interviste e lettere di Montale. Non sempre però possiamo definire le testimonianze dell’autore come attendibili in quanto si hanno le prove della non veridicità di alcune cose che scrive. Nonostante questo però, il fatto stesso che l’autore decida di dare qualche indicazione, anche se non vera, ha comunque un significato.

(3) Per gli Ossi di seppia ha molta importanza una “finta intervista” del 1946 in cui Montale si fa le domande e risponde da solo. Le domande dell’intervistatore non si vedono mai e al loro posto sono presenti punti di sospensione. L’intervistatore lo chiama Marforio riprendendo il nome di una delle due statue parlanti di Roma, chiamate così perché durante il dominio papale venivano usate come luogo di affissione di scritti contro la chiesa o il potere e avalla a sé stesso il ruolo di Pasquino. Montale approfitta di questa intervista per precisare quelle cose che per lui erano importanti ma che nell’opera non sono emerse o comunque non state scritte.

I poeti a cui si riferisce erano tutti suoi conterranei, della linea ligure, e più grandi. Sbarbaro è l’unico che Montale riesce a conoscere. Ceccardo non riesce a conoscerlo ma muore nel periodo in cui Montale scrive il Quaderno Genovese e lo registra al suo interno dicendo che fu una grave perdita, soprattutto per la Riviera ligure, ovvero la rivista dove Ceccardo scriveva (nasce come rivista pubblicitaria ma ha anche pubblicazioni letterarie).

Boine era il più anziano e anche lui non fa in tempo a conoscerlo. Di questo c’è la prova che non sta inventando, in quanto lo celebra in una poesia del ’23. Nella seconda parte passa dalla letteratura alla musica. Fa il nome di Debussy (1862-1918), poiché ci tiene a dire che la sua poesia ha a che fare con la sua musica, cioè con l’avanguardia della musica novecentesca. Cita la sua poesia “Musica sognata” (è presente nell’edizione del 25 ma non in quella del ’46), esclusa a partire dal ’28, ma reintegrata negli Ossi nel 1977 con il titolo “Ministral” per sottolineare il rapporto con Debussy.

Nella terza parte parla dei due filosofi francesi Bergson (1859-1941) e Boutroux (1841-1921). Bergson lo mette in prima fila. Dalla prima opera di Boutroux chiamata “Contingenza delle leggi della natura” (1874), Montale da il nome di Contingentismo alla filosofia che decide di seguire e che nasce in relazione al positivismo. Nasce negli anni ‘20 nel ‘900 e per Montale questa filosofia va contro la razionalità della storia e all’idealismo che a quel tempo andava per la maggioranza. Lui non crede nel progresso e sostiene che la storia non insegna nulla. Di conseguenza non crede in Hegel che predicava la razionalità nella storia e negli anni del dopoguerra è stato criticato proprio per questo.

Nella quarta parte non fa nomi ma allude a Artur Schopenhauer (1788-1860) e alla sua opera “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Allude anche al Velo di Maya, ovvero all’immagine che il filosofo inventa per rappresentare la filosofia indiana. Spezzare il velo di maya significava vedere il mondo così com’è.

Nella quinta parte si rende conto che la conclusione da lui scelta con “Riviere” è inadatta per gli Ossi in quanto è un lieto fine artificioso, ma sostituirlo avrebbe significato stravolgere l’armonia dell’intero libro.

Titolo

L’osso di Seppia si trova sulla spiaggia dopo una mareggiata, è leggero e ha vari usi (es. limare il becco degli uccellini). Si pensa che il titolo rimandi al canto degli uccellini ma esistono altre interpretazioni. L’osso di seppia è un referente naturale, è un oggetto in balia delle forze della natura che non ha una sua volontà. Nella prima raccolta, oltre a essere il titolo, si trova solo alla fine in “Riviere”.

Nelle carte autografe di Montale il termine “Ossi” compare per la prima volta nel luglio del ’23 e vengono pubblicate nel maggio del 1924. Chiama queste sue poesie appunto “Ossi di seppia”.

(4) Non è un titolo venuto di getto e per questo dobbiamo riferirci a due poesie di D’Annunzio dell’Alcyone in cui compaiono appunto gli ossi di seppia visti come oggetti di scarto della spiaggia. Insieme agli ossi si trovano altri oggetti di scarto. Le due poesie sono simili, hanno gli stessi contenuti ma, mentre Montale usa l’osso di seppia come oggetto di scarto come antonomasia, D’Annunzio lo usa nel solito modo ma con un linguaggio più nobile, con funzione appunto nobilitante (iri (arcobaleno che diventa..), alveoli, valva, vaque).

Il titolo di Montale ha a che fare con i poeti liguri a causa dei titoli delle loro prose liriche (Sbarbaro-Trucioli (1920) e Boime - Frantumi (1918)). Basti pensare che la prima pubblicazione di Montale fu una recensione sui “Trucioli” di Sbarbaro. Entrambi i titoli hanno la funzione di auto svalutare sé stessi e non hanno mai conosciuto la vita, a differenza degli ossi di seppia che invece hanno vissuto in passato.

Nel marzo del 1923 Montale, in una lettera ad un amico usa, il titolo “Rottami” per indicare alcuni dei suoi futuri ossi brevi. Questo termine è il perfetto intermedio tra le tre poesie dei poeti: da una parte c’è il mondo inorganico e dall’altro rifiuti organici, ovvero qualcosa di residuo di una vita che è ormai morta.

Interpretazioni

L’interpretazione classica e tradizionale riguardo al titolo, è che un tempo l’Io lirico aveva vissuto una vita a contatto con la natura in armonia con il mondo, mentre adesso è finita per sempre. Questa interpretazione trova vari riscontri, soprattutto nella terza sezione Mediterraneo e Fine dell’Infanzia. Da una parte ci sono gli slanci ottimistici, la fiducia di far rivivere il passato, e dall’altra la consapevolezza dell’inutilità di questo sforzo.

Un’altra interpretazione è quella Metaletteraria, che ha a che fare con la letteratura piuttosto che con la vita. A essere morta è la vita vissuta che è stata tradotta in letteratura e cioè la cristallizzazione della vita. La poesia è la morte della vita. Questa interpretazione ha avuto una diffusione negli ultimi anni grazie a Cencetti che scrive due commenti parziali: uno alla seconda edizione degli Ossi nel 2006 e uno nel 2012 alla terza sezione in “Mediterraneo”. Constata che questa interpretazione ha una parentela con il filosofo Bergson, il quale sosteneva che la poesia è soltanto una esteriorizzazione della vita e non ha nulla a che fare con essa. Queste sono le due interpretazioni principali.

Struttura

Gli ossi si sviluppano in 4 sezioni, ognuna per conto proprio:

  • Movimenti: è la più eterogenea e comprende alcune poesie multiple (“Per Camillo Sbarbaro”, “Sarcofaghi” e “Altri versi” aggiunti nel 28). “In limine” è un testo a suo modo introduttivo. “I limoni” apre questa sezione e ha la caratteristica di essere un manifesto di intenti. Le poesie che rimangono hanno a che fare con la musica, il cosiddetto filo rosso che interessa le 4 poesie di questa sezione. Il termine “Movimenti”, come “quasi una Fantasia”, va inteso in senso tecnico, ovvero come le parti in cui è divisa una sinfonia. Il carattere musicale della prima sezione ha a che fare con la corrente poetica del Simbolismo, sviluppatasi in Francia di fine ‘800. Questa corrente ha l’idea romantica secondo cui esiste qualcosa al di là di ciò che si vede (Baudelaire, “Corrispondenze”). Il mondo è inconoscibile agli occhi umani e che deve essere guardato in modo diverso, oltre che con la ragione, in quanto esso è una foresta di simboli. Secondo i simbolisti, la parola deve essere il più vicino possibile alla musica. Un esempio di poesia simbolista sono “Gli accordi” di Montale, che però segue questa corrente per poco tempo.
  • Ossi Brevi: le poesie, essendo brevi, stanno in una pagina. Sono 22 poesie, nessuna provvista di un titolo (si identificano con l’inizio) e divise in strofe, quasi sempre quartine. Sono brevi, ma molto concentrate, tanto che alcuni pensano che sia la fase più alta di Montale.
  • Mediterraneo: Qui Montale si rivolge al Mare di Monterosso. È un unico poemetto diviso in 9 movimenti autonomi (nel senso che ognuno è analizzato di per se). È unitario con un andamento narrativo a differenza degli Ossi brevi. Parte con l’armonia, con il mare per poi arrivare a una disarmonia.
  • Meriggi e Ombre: suddivisa in tre sottosezioni numerate, di cui la seconda comprende un testo unico chiamato “Arsenio”, il capolavoro degli Ossi di seppia. Le altre poesie sono lunghe, discorsive (tranne “Vasca” con solo 14 versi anche se nella prima edizione del ‘25 era lunga 30 versi) e provviste di un titolo (esatto contrario degli Ossi) spesso breve e significativo (tranne “L’agave su lo scoglio” divisa in tre movimenti con i nomi dei tre tipi di venti).

"In limine"

È scritta in corsivo per distinguerla e in latino significa “sulla soglia”. È un titolo che allude alla sua funzione nel libro e leggendola può anche alludere al contenuto, ovvero allo sfuggire alla propria prigionia.

Metrica: usa la tradizione. È divisa in strofe di lunghezza alternate (ABAB). Le strofe pari hanno rime perfette, mentre nelle strofe di 5 versi le rime sono più confusionarie. Montale usa spesso la rima ipermetra (introdotta da Pascoli e dai Crepuscolari, Pascoli la usava in modo raffinato. Faceva in modo che il verso successivo avesse una sillaba in meno e se si legg evano i versi in continuazione l’ipermetria veniva attenuata).

(5) I primi recensori degli Ossi notavano una sorta di parentela tra questi ultimi e la poesia di Paul Valéry, ma Montale negava di averlo conosciuto prima della creazione della sua Opera. Questo rappresenta un caso controverso che la critica non è riuscita ancora a sciogliere; sono presenti alcuni elementi in comune tra le due opere, come per esempio l’immagine del vento. In “In Limine”, infatti, il vento che troviamo è un vento positivo, vivificante, ma altrove, per esempio in “Arsenio”, è presente un vento distruttore e devastante che distrugge la vita. “Il cimitero marino” si conclude con l’irruzione di un vento edificante proprio come il vento di Montale che irrompe nel frutteto. Questa irruzione è presentata come un’eventualità (“si felice se il vento en

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IIFrancyII di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pacca Vinicio.
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