Capitolo 1: La valutazione del bambino
Eclettismo, tolleranza e scelta di campo
- Consapevolezza dei campi: conoscenza delle teorie sottostanti i vari metodi di valutazione del bambino del B.
- Scelta del campo: nella valutazione e nella diagnosi.
- Costruzione di ponti tra campi: cioè approfondire lo studio scientifico dei possibili legami, ponti e connessioni tra un modo di vedere lo sviluppo e l’altro.
Gli approcci allo sviluppo che prendono spunto dalla teoria biologica dell'intelligenza di Piaget, la cui evoluzione dalla nascita all’età adulta viene fondata sull’organizzazione e sull’adattamento (l’adattamento permette all’intelligenza di aumentare e crescere in base all’esperienza attraverso le funzioni dell’assimilazione e dell’accomodamento. L’organizzazione dà forma alle strutture mentali generate dall’adattamento – schemi. È l’interazione con l’ambiente che porterà il neonato e quindi il bambino a sviluppare strutture cognitive sempre più sofisticate), di Winnicott di madre sufficientemente buona che si adatta alle necessità del bambino permettendogli di diventare sempre più attivo nel processo di adattamento e di Darwin che parla di continuità dello sviluppo per riferirsi al fatto che lo sviluppo avviene gradualmente e ha uno scopo; ancora, con la sua idea di selezione naturale in cui se l’individuo ha le caratteristiche che rispondono alle richieste dell’ambiente, egli sopravvivrà con la probabilità di trasmettere le sue caratteristiche attraverso la riproduzione e la conseguente idea della sopravvivenza del più adatto in cui l’individuo che non avrà quelle determinate caratteristiche per adattarsi, morirà, sono: il meccanicistico, formista, organistico e contestuale.
L'approccio meccanicistico
Per quest’approccio, che riprende da Darwin la funzione selezionatrice dell’ambiente rispetto all’individuo, lo sviluppo e il cambiamento (quantitativo e additivo) sono continui. Ne deriva sul piano della ricerca, l’interesse sul funzionamento della macchina-mente, su cosa permette di realizzare una performance o un particolare comportamento. Grazie all’approccio meccanicistico, abbiamo a nostra disposizione da un lato molti test per la misurazione di vari aspetti del comportamento umano (approccio psicometrico) e dall’altro un insieme di conoscenze teoriche ed empiriche sul funzionamento cognitivo (approccio dell’elaborazione dell’informazione).
L'approccio formista
L’approccio formista fa riferimento al concetto di nicchia evolutiva di Super e Harkness secondo la quale la nicchia avvolge e circonda il bambino e si propone come mezzo di mediazione tra le caratteristiche personali e innate del bambino e il suo ambiente culturale. Essa si compone dei luoghi fisici in cui il bambino vive, delle caratteristiche psichiche di chi si prende cura di lui e delle usanze tipiche dell’ambiente sociale in cui il bambino è inserito. Al centro della nicchia c’è il singolo bambino. Questa teoria riconosce, come Darwin, che esistono caratteristiche preformate a base genetica che rendono gli individui molto diversi tra loro. L’approccio formista si ispira in particolare all’idea della bontà dell’adattamento: esistono individui costituzionalmente diversi e ambienti strutturalmente diversi; a volte l’incontro è felice e produttivo e a volte no. Quest’approccio si sforza di individuare quali siano le caratteristiche di base della personalità che rendono l’adattamento a un certo ambiente più o meno facile.
L'approccio organismico
L’approccio organistico allo sviluppo, illustrato da Piaget, afferma che lo sviluppo cognitivo è orientato teleologicamente, con un movimento graduale a cambiamento stadiale (qualitativo e organizzato). L’approccio psicoanalitico si differenzia dal pensiero piagetiano per la diversità del campo di studio (sviluppo affettivo e non cognitivo) ma condivide quasi tutte le idee implicite dell’approccio organistico tranne che lo sviluppo affettivo non è unidirezionale ma può fermarsi e regredire da uno stadio più avanzato ad uno più primitivo.
L'approccio contestuale
Se l’approccio formista ha come punto di riferimento le caratteristiche costituzionali del bambino, l’approccio contestuale ha come fuoco l’insieme del bambino con la sua nicchia evolutiva. Le idee fondamentali di quest’approccio sono che lo sviluppo è adattamento attivo alle richieste ambientali e l’adattamento è interazione bambino-contesto infatti l’organismo e l’ambiente interagiscono reciprocamente dagli inizi della vita umana. Quest’approccio considera l’adattamento come un prodotto interattivo delle risorse individuali e delle caratteristiche ambientali. Le risorse personali sono in parte ereditate biologicamente e in parte vengono costruite nell’interazione con un particolare ecotipo. Quindi si deduce che gli esseri umani possono adattarsi ad una grande varietà di richieste ambientali e quest’adattamento si apprende. Sameroff specifica che l’adattamento risulta regolato dalle interazioni tra genotipo (organizzazioni biologica specie-specifica, fenotipo (caratteristiche individuali) ed ecotipo (organizzazione ambientale, mediata socialmente, che regola il modo in cui gli individui entrano in contatto con la realtà. L’ecotipo degli esseri umani si trasmette da una generazione all’altra o in modo darwiniano e quindi modalità di comportamento selezionate nell’evoluzione della specie o in maniera lamarkiana in cui si trasmette prevalentemente per trasmissione di elementi culturali adattivi da una generazione all’altra (ad es. tramite il linguaggio).
Valutare il bambino
Valutare lo sviluppo di un bambino vuol dire misurare le sue abilità nelle diverse aree; verificare se il suo iter è nella norma o presenta delle difficoltà ed eventualmente predisporre interventi di supporto. La valutazione dello sviluppo si serve di strumenti per ottenere le informazioni su cui poi ricavare dei risultati. In psicologia dello sviluppo si usano:
- Osservazione
- Domande/test
- Sperimentazione
I punti per la corretta valutazione del bambino sono 3:
- Corretta selezione del test basandosi sulla revisione della letteratura disponibile previa definizione degli scopi e delle domande di ricerca. È fondamentale usare test o metodi per cui siano facilmente reperibili persone con la capacità e le conoscenze appropriate per la somministrazione e l’interpretazione dei risultati. È sempre molto utile, inoltre, raccogliere altre informazioni che possano rafforzare i risultati del test oppure interpretare con cautela;
- Interpretazione dei risultati della valutazione prendendo in considerazione ogni differenza significativa tra il comportamento osservato nel singolo bambino e la disturbazione del campione normativo. È importante anche, non usare la tecnica o il test per scopi diversi da quelli previsti dagli autori a meno che non ci sia estensibilità del test;
- Etica dell’applicazione della misura di valutazione. Considerazioni sulla comprensibilità del test e sull’appartenenza del bambino a particolari gruppi; a volte si può modificare leggermente la procedura e il linguaggio per andare incontro a persone particolari. Infine, è sempre molto importante dare al bambino e ai suoi genitori informazioni veritiere, accurate e chiare sulle procedure che si impiegheranno.
Capitolo 2: La valutazione neuropsicologica in età evolutiva
La neuropsicologia clinica si focalizza sullo studio dei meccanismi neuronali sottostanti il comportamento umano e si basa su un’analisi sistematica dei disturbi del comportamento a causa di alterazioni dell’attività normale dovuti a malattia, danno o modificazioni sperimentali. Per molti la sua data di nascita risale ad un convegno in cui ricercatori, psichiatri, neurologi e psicologi nel 1949 si incontrarono per discutere dei rapporti fra cervello e comportamento. Nel 1963 nacque la rivista Neuropsychologia. La neuropsicologia dello sviluppo nasce solo recentemente ed è quindi ancora dipendente dalle conoscenze della neuropsicologia dell’adulto. Secondo Davis e Barnes lo scopo fondamentale della neuropsicologia clinica dello sviluppo è la specificazione dei cambiamenti evolutivi in funzione delle modificazioni sia normali che patologiche del sistema nervoso centrale.
La valutazione neuropsicologica
Essa intende definire il funzionamento cerebrale di un individuo attraverso misure obiettive del comportamento evidenziando, quindi, gli effetti comportamentali del danno cerebrale. Negli anni successivi alla II G.M. e fino ai primi anni ’60, i test neuropsicologici venivano somministrati soprattutto per evidenziare segni di danno cerebrale discriminando con le prestazioni di soggetti normali. Alcuni test vengono definiti sulla base della localizzazione della lesione: si inizia a parlare di test “frontali”. Il WISCONSIN CARD SORTING TEST era considerato un test capace di individuare lesioni del lobo frontale perché i pazienti mostravano particolari difficoltà nello svolgere un determinato compito.
Con lo sviluppo delle tecniche radiologiche non invasive (tac, rfm, pet), si è reso il contributo della valutazione neuropsicologica meno fondamentale per la diagnosi e la localizzazione del danno. Gli scopi nuovi della valutazione sono infatti l’individuazione del funzionamento neuropsicologico per predire il possibile recupero definendo il trattamento e avendo a disposizione una baseline su cui confrontare gli effetti della riabilitazione. Spesso la valutazione neuropsicologica deve:
- Distinguere i disordini funzionali da quello organici;
- Formulare una diagnosi differenziale dei sottotipi di disordini;
- Documentare l’incidenza del danno neuropsicologico;
- Formulare una prognosi;
- Assistere nello sviluppo di programmi di riabilitazione e recupero evidenziando il potenziale presente per l’intervento;
- Monitorare le interazioni temporali fra danno neurologico, recupero o deterioramento delle funzioni cognitive, percettive e motorie.
Nel caso delle valutazioni neuropsicologiche condotte in età evolutiva si possono aggiungere:
- Documentare il cambiamento nello sviluppo dovuto ad alterazioni nel funzionamento del sistema nervoso centrale;
- Studiare l’impatto di stati neurologici alterati sullo sviluppo cognitivo e comportamentale.
Possono essere individuati 2 approcci fondamentali alla valutazione neuropsicologica.
L'approccio quantitativo
Sviluppato nell’America del nord, si fonda sulla psicometria e intende individuare misure comportamentali obiettive, valide, standardizzate (Per misurare si intende ogni tentativo di quantificare il comportamento degli individui associando dei numeri a degli aspetti specifici del comportamento osservabile. In psicologia si osservano costrutti e non variabili osservabili). È un approccio prevalentemente ateorico in cui le inferenze dai punteggi dei test si basano su risultati empirici e sul concetto statistico di normalità. I test vengono selezionati sulla base della loro adeguatezza psicometrica piuttosto che sulla base della loro relazione con una teoria funzionale del cervello, in cui l’adeguatezza di molte misure è stata valutata nella loro abilità a predire disordini neurologici quando le diagnosi sono ben definite e non ambigue. Una buona misurazione è quella che tra tutti gli eventi possibili osserva empiricamente quelli che si avvicinano al costrutto preso in esame. La misurazione è un processo selettivo in quanto quando si misura si sono selezionati alcuni aspetti della realtà e del comportamento e si è deciso di tralasciarne altri. L’approccio quantitativo sviluppò batterie neuropsicologiche di test permettendo una valutazione globale del funzionamento psicologico. Reitan et al. hanno messo a punto 2 batterie di test neuropsicologici per bambini come la Reitan-Indiana Neuropsychological Test Battery per bambini dai 5 agli 8 anni e la HRNTB-C per ragazzi dai 9 ai 14 anni che comprende test per valutare la percezione, il linguaggio, la sensazione, il pensiero astratto, l’integrazione senso motoria, la destrezza e la dominanza cerebrale. Si tratta di un adattamento della batteria sviluppata per adulti in cui i testi sono stati modificati per renderli più semplici, così come la LNNB-CR. La K-ABC è un’ampia batteria di test cognitivi che si basa sulla teoria funzionale del cervello proposta da Luria e permette di esaminare bambini dai 2 anni e mezzo ai 12 anni e mezzo. Rispetto alla WISC-R è meno indipendente dall’esperienza sociale.
L'approccio clinico e qualitativo
Esso sostiene che forti differenze individuali, anche relative al tipo e alla sede della lesione cerebrale, precludono lo sviluppo di norme accurate. A portare avanti questa teoria e a svilupparla, troviamo la neuropsicologia cognitiva in cui numerosi ricercatori utilizzano la metodologia sul caso singolo con la conseguente costruzione di test per la valutazione di un determinato paziente. È un approccio flessibile, basato soprattutto su una valutazione della qualità della prestazione. La neuropsicologia cognitiva ha come obiettivo quello di spiegare la prestazione cognitiva dei pazienti nei termini di danni a una o più componenti dei modelli del funzionamento cognitivo normale e di trarre conclusioni circa i processi cognitivi normali dalle abilità e disabilità trovate nei pazienti. L’analisi della prestazione effettuata dalla neuropsicologia cognitiva facilita una valutazione funzionale del bambino e quindi fornisce le informazioni necessarie per il trattamento e la riabilitazione.
Un esempio: la valutazione dell’attenzione in età evolutiva
Da un punto di vista cognitivo, sono state individuate: l’attenzione selettiva, l’attenzione sostenuta e le funzioni esecutive.
L’attenzione selettiva è la capacità di selezionare una o più fonti della stimolazione esterna o interna in presenza di informazioni in competizione. Ascoltiamo e comprendiamo quello che ci dice un amico anche se nella stanza ci sono altre persone che parlano. Siamo in grado di scegliere alcuni elementi rilevanti al raggiungimento dei nostri scopi e di ignorare entro certi limiti, quello che non è rilevante. L’attenzione selettiva può riguardare differenti fenomeni: si può prestare attenzione all’informazione presentata in una particolare modalità (visiva, acustica ecc.), all’informazione che origina da una particolare posizione nello spazio (attenzione spaziale), ad un particolare colore o forma, ad elementi che appartengono ad una particolare categoria. Questa capacità sembra dipendere da:
- Un meccanismo eccitatorio che opera, prima della selezione, sia sull’informazione rilevante che non rilevante;
- Un meccanismo di inibizione attiva della risposta per l’informazione non rilevante sopprimendo l’attività che deriva dall’informazione non rilevante.
Studi condotti con bambini hanno dimostrato che questa capacità inibitoria inizia a svilupparsi in età scolare e raggiunge i livelli dell’adulto solo durante l’adolescenza. Essa viene valutata con compiti che richiedono una veloce selezione degli stimoli bersaglio come ad esempio il test di Stroop che misura la capacità di inibire una risposta abituale a favore di una meno usuale. Sono previste tre condizioni:
- Il bambino deve leggere una lista di nomi di colori stampati in inchiostro nero;
- Il bambino deve denominare il colore di alcuni rettangoli colorati;
- Il bambino deve denominare il colore di parole scritte con inchiostro colorato. In questo caso la parola indica un colore che è incongruente con il colore con cui è scritta.
Viene registrato il tempo necessario per concludere la prova e il numero di risposte corrette prodotte. Alcuni studi condotti su soggetti in età evolutiva sostengono che questo test non sia un efficace indicatore di disfunzione cerebrale o di danno frontale in particolare.
Nel test di cancellazione i bambini devono esaminare serie di stimoli e individuarne e cancellarne alcuni: viene registrato il tempo necessario per svolgere il compito e gli eventuali errori di commissione e di omissione. Gli errori di commissione, cioè le risposte sbagliate, sono spesso considerate segni di impulsività mentre gli errori di omissione, le risposte non date, sono considerati segni di inattenzione.
L’attenzione sostenuta è la capacità di mantenere l’attenzione su un compito specifico per un tempo sufficientemente lungo e rende conto della variabilità nel tempo delle prestazioni attentive. Essa può essere esaminata tramite il Continuous Performance Task in cui vengono presentati stimoli visivi e il bambino deve rispondere, premendo un tasto, solo quando si verifica una condizione specifica ad esempio quando la lettera X segue la lettera A. nel valutare l’attenzione è importante misurare anche la quantità di informazione che si riesce a ricordare e riprodurre dopo una singola presentazione: lo span di cifre avanti e indietro del WISC-R possono essere delle prove utili.
Le funzioni esecutive consistono nel controllo volontario del comportamento cognitivo e motorio. Sono stati ipotizzati due modi di controllo: automatico e volontario.
- Quello automatico viene attivato in situazioni abituali quando il comportamento consiste in sequenze di azioni ben apprese.
- Quello volontario viene attivato in situazioni nuove o che richiedono azioni intenzionali.
Al fine di una valutazione neuropsicologica, le funzioni esecutive vengono generalmente definite nei termini di abilità di pianificazione, problem solving, pensiero astratto, flessibilità mentale. Deficit delle funzioni esecutive sono spesso associati a lesioni dei lobi frontali e soprattutto delle aree prefrontali. Studi evolutivi hanno evidenziato la nozione multidimensionale delle funzioni.
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