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Ortopedia e traumatologia – Fratture piatto tibiale Appunti scolastici Premium

Appunti di Ortopedia e traumatologia Fratture piatto tibiale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Le fratture del piatto tibiale, Il meccanismo traumatico, L'emipiatto tibiale esterno, La fissurazione, La fissurazione-compressione, ecc.

Esame di Ortopedia e Traumatologia docente Prof. G. Romeo

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ESTRATTO DOCUMENTO

FRATTURE DEI MALLEOLI

Anche per le fratture malleolari il meccanismo tarumatico è

complesso.

E' determinato da tre principali meccanismi di frattura:

adduzione, abduzione e rotazione.

Considerando il meccanismo traumatico abbiamo quattro differenti

tipi di frattura:

- tipo I: si realizza per un meccanismo traumatico in adduzione

e comporta una frattura trasversale del perone sotto la

sindesmosi (che rimane intatta) e verticale della tibia.

- tipo II: il meccanismo di frattura è in abduzione e determina

frattura del perone sopra alla sindesmosi e frattura del

malleolo tibiale con dislocamento del frammento per azione del

L.L.I. che è spesso lesionato.

- tipo III: frattura per rotazione esterna con frattura obliqua

o spiroide del perone, lesione del legamento peroneo-tibiale

anteriore e frattura a rima trasversale della tibia con

possibile dislocamento del frammento per azione traente del

L.L.I.

- tipo IV: frattura del perone per rotazione esterna con rima

obliqua o spiroide alla sindesmosi, lesione del legamento

peroneo tibiale posteriore e rima di frattura trasversale alla

tibia.

Il tipo III e Il tipo IV rappresentano il 75% di tutte le

fratture, in particolare il tipo IV ne rappresenta da solo il

50%.

Esistono anche fratture monomalleolari interessanti il solo

malleolo interno o esterno e fratture trimalleolari che oltre ad

interessare i due malleoli coinvolge anche il margine posteriore

della tibia (frattura di Cotton).

CLINICA

L'esame obiettivo è di primaria importanza per diagnosticare la

frattura ed evidenziare le complicanze immediate. I segni e

sintomi sono quelli classici delle fratture.

Nelle fratture in abduzione il piede è solitamente atteggiato in

rotazione esterna, mentre è atteggiato in rotazione interna

nelle fratture per adduzione.

COMPLICANZE

Frequentemente ritroviamo segni del trauma nella regione

posteriore della caviglia sotto forma di ecchimosi e/o ematoma.

Raramente si hanno lacerazioni cutanee, lesioni vascolari e/o

nervose.

ESAMI RADIOLOGICI

In urgenza una Rxgrafia in proiezione antero-posteriore e

laterale sono le uniche realizzabili. Se la frattura è molto

scomposta sarà necessario ripetere l'indagine radiografica a

riduzione avvenuta (l'asse della tibia deve passare per il

centro dell'astragalo). E' importante osservare la larghezza

dell'interlinea articolare tibio-perone-astrogalica che deve

essere costante per escludere un infossamento del pilone tibiale.

L'indagine tomografica è riservata ai casi difficili.

TRATTAMENTO

Il trattamento può essere conservativo o chirurgico:

- il trattamento conservativo prevede, a riduzione avvenuta, il

confezionamento di un gesso femoro-podalico modellato con il

piede a 90° e il ginocchio a 20° per un periodo di 45 gg;

- il trattamento chirurgico prevede la riduzione e sintesi

della/e frattura/e mediante l'uso di placche metalliche e/o viti.

La riparazione chirurgica delle lesioni legamentose associate

non deve essere sistematica ma affidata alla gravità della

lesione.

Il trattamento chirurgico è preferito nei soggetti sportivi e si

impone nelle fratture di tipo I, tipo II e negli infossamenti

del pilone tibiale.

FRATTURE DI CALCAGNO

Le fratture di calcagno si presentano frequentemente complesse

ed il trattamento chirurgico è difficile. Sono le fratture più

frequenti del tarso.

Si realizzano principalmente per cadute dall'alto sui talloni,

più raramente per traumatismi diretti o per importanti

contrazioni del tricipite della sura (frattura della grande

tuberosità).

FISIOPATOLOGIA

Il calcagno è soggetto a due forze parallele dirette in senso

opposto; Il peso del corpo trasmesso dall'astragalo alla parte

antero-interna e la resistenza del suolo trasmessa sul tubercolo

posteriore.

La posizione del piede e la direzione della risultante delle

forze determinerà il tipo di frattura che potrà essere:

- fratture isolate delle apofisi (extratalamiche)

- fratture isolate del corpo: talamica, pretalamica e

retrotalamiche

- fratture pluriframmentarie

- lussazione

CLINICA

All'esame obiettivo comparato si osserva ecchimosi e

abbassamento apparente dei melleoli. Il paziente lamenterà

impotenza funzionale.

Il tendine di Achille deteso deve far sospettare una frattura

dell'angolo postero-superiore o una frattura della grande

tuberosità.

ESAMI STRUMENTALI

I rapporti articolari che calcagno e astragalo contraggono

normalmente sono radiograficamente definiti dall'angolo di

Bohler dato dall'incrocio di due rette, una tangente al punto

più elevato del talamo e al punto più prominente della grande

apofisi e l'altra tangente al punto più alto del talamo e al

punto più prominente della grossa tuberosità. In condizioni

fisiologiche questo angolo è compreso tra i 25° e i 40°.

La misurazione radiografica dell'angolo di Bohler consente di

classificare le fratture secondo tre differenti stadi di gravità:

- Stadio I: angolo a 10-15°

- Stadio II: annullamento dell'angolo

- Stadio III: inversione dell'angolo.

TRATTAMENTO

Può essere conservativo o chirurgico.

La consolidazione è buona grazie alla valida vascolarizzazione

ed avviene in 6-8 settimane tuttavia tra le complicazioni

tardive menzionamo i vizzi di consolidazione soprattutto sotto

il malleolo esterno e sulla tibio-tarsica che sono responsabili

di conflitto doloroso e/o di limitazione funzionale, l'artrosi

post-traumatica (che trova all'esame obiettivo un punto doloroso

elettivo sotto il malleolo esterno) e l'osteoporosi.

FRATTURE DEL TRASO, METATARSO E DELLE DITA

I traumatismi all'avanti piede sono frequenti e si realizzano

principalmente per traumi diretti. La sintomatologia è

caratterizzata da dolore, ematoma, tumefazione in regione

dorsale e da limitazione funzionale.

ESAMI STRUMENTALI

L'Rxgrafia deve eseguirsi in proiezione antero-posteriore,

laterale e dorso-plantare. Se dovessero persistere dei dubbi

potrà ripetersi la proiezione di profilo variando la prono-

supinazione del piede ed eseguirsi un a Rxgrafia comparata.

FRATTURE DEL TARSO ANTERIORE

Le fratture isolate di scafoide, cuboide e cuneiforme sono

solitamente secondarie a un traumatismo indiretto (Caduta sul

piede atteggiato in flessione plantare). I traumi diretti

provocano fratture multiple e lesioni cutanee.

La contrazione dei muscoli della gamba e l'atteggiamento del

piede condizionano il tipo di frattura.

FRATTURE DI SCAFOIDE

Si distinguono 4 tipi di fratture:

- frattura del tubercolo interno;

- frattura superficiale dorsale;

- frattura totale di scafoide: la rima di frattura può essere

verticale, ad Y, comminuta ma abitualmente la rima è

orizzontale. Soventemente è instabile e richiede stabilizzazione

con filo percutaneo;

- lussazione di scafoide: è fequentemente associata a lussazione

medio-tarsica.

All'esame obiettivo può risultare cavismo plantare o sporgenza

dell'osso sul dorso del piede

FRATTURA CUBOIDE

Sono rare e secondarie a un trauma diretto sulla faccia esterna

del dorso del piede.


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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ortopedia e Traumatologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Romeo Giovanni.

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