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Ortopedia e traumatologia – Fratture femore Appunti scolastici Premium

Appunti di Ortopedia e traumatologia Fratture femore. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Fratture della estremita' superiore del femore, l'arteria circonflessa anteriore, l'arteria circonflessa posteriore, fratture mediali, ecc.

Esame di Ortopedia e Traumatologia docente Prof. G. Romeo

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FRATTURE DELLA ESTREMITA' SUPERIORE DEL FEMORE

Con questo termine intendiamo le fratture del collo del femore e

del massiccio trocanterico escludendo le fratture

sottotrocanteriche che tratteremo nel capitolo dedicato alle

fratture diafisarie del femore.

Sono fratture molto gravi perchè, come vedremo, sono quanto mai

sfavorevoli al processo di riparazione; possono colpire tutte le

età essendo però, maggiormente frequenti nell' età senile.

Per generarsi, nel giovane, richiedono traumi di notevole

intensità mentre nell'anziano, si verificano comunemente per

semplici cadute o comunque per l'azione di forze di scarsa

entità.

Ciò è determinato dalla particolare struttura anatomica del

collo del femore che qui di seguito ricordiamo; la struttura

costitutiva del collo del femore prevede una disposizione

trabecolare nella quale si possono distinguere essenzialmente

tre sistemi traiettoriali di resistenza importanti; compreso tra

questi sistemi si distingue una zona triangolare, detta zona di

Ward, nella quale l'impalcatura scheletrica risulta meno

resistente. Tale zona determina un "locus" di minore resistenza

ove può generarsi la frattura. La frattura risulta maggiore come

frequenza nell'anziano per la presenza concomitante di una

riduzione del tono calcaneare e del numero delle trabecole,

caratteristiche queste, dell'osteoporosi senile.

Per quel che riguarda la vascolarizzazione dell'epifisi è

necessario ricordare che essa deriva essenzialmente dalle

seguenti arterie:

- l'arteria circonflessa anteriore che irrora il gran trocantere

e manda un ramo alla testa femorale, essa decorre nella parte

anteroinferiore del collo;

- l'arteria circonflessa posteriore che dà un ramo all'epifisi

femorale oltre che per il grande trocantere;

- l'arteria del legamento rotondo, nutre la regione della fovea,

decorre nel legamento rotondo ed ha un ruolo secondario ai fini

della vascolarizzazione della testa. Questo vaso in età avanzata

è solitamente obliterato.

La frattura del collo determina inevitabilmente una lesione a

carico di questi rami, che decorrono lungo il collo, dalla base

trocanterica del collo alla testa interrompendo così la

circolazione ematica.

Volendo classificare le fratture del collo dobbiamo innanzitutto

dividere le:

- fratture mediali, interessano il collo fino alla sua base:

1) sottocapitata, al limite tra testa e collo e totalmente

intraarticolare

2) transcervicale o mediocervicale, parzialmente articolare

- fratture laterali

1) basicervicali (cioè alla base del collo)

2) pertrocanteriche, con rima che decorre dal piccolo al grande

trocantere

3) isolate dei trocanteri

Questa divisione corrisponde ad una diversa prognosi oltre che

ad un differente trattamento. Questo è legato al fatto che:

a) l'inserzione capsulare, è differente in quanto la capsula

copre una porzione del collo, perciò le fratture mediali saranno

quasi totalmente intracapsulari, quelle laterali del tutto

extracapsulari;

b) in base alla descrizione dell'irrorazione sanguigna possiamo

affermare che la regione della testa e del collo è supportata

solo dai rami circonflessi e quindi da una circolazione di tipo

terminale, mentre il trocantere è dotato di più sistemi; quindi

quest'ultimo è meno sensibile al danno provocato da una

eventuale frattura.

c) la muscolatura è altrettanto importante, di fatti nelle

fratture mediali manca un manicotto contentivo e protettivo

d) gli aspetti meccanici spiegano poi, come siano estremamente

rare le fratture della testa in quanto ben protetta

nell'acetabolo e siano più frequenti quelle del collo ove minore

è la protezione e maggiore la forza muscolare che agisce

determinando scomposizione dei monconi medesimi.

Importante è anche analizzare lo spostamento dei monconi,

infatti nelle fratture mediali abbiamo che:

- la testa resta fissa

- il moncone prossimale soggiace all'azione del carico che tende

a:

a) spostarlo in basso se la rima è trasversa (valgo)

b) compattarlo se la rima è orizzontale (varo)

- il moncone distale soggiace alle forze muscolari che tendono a:

a) a far risalire il frammento distale

b) a farlo ruotare all'esterno

Detto questo si può concludere che le fratture mediali hanno

cattiva prognosi e lunghi tempi di consolidazione anche in

considerazione dell'età del paziente.

Le manifestazioni cliniche sono caratterizzate da:

- dolore: all'anca, alla coscia ed eventualmente al ginocchio,

non di rado esso è limitato o addirittura assente

- atteggiamento dell'arto: accorciato ed extraruotato;

l'extraruotazione è tipica delle fratture della base del collo

in quanto in quelle più prossimali, cioè capulari, la presenza

di quest'ultima agisce da freno all'extrarotazione che non

supera di norma i 60 ø

- impotenza funzionale: impossibilità a sollevare attivamente

l'arto dal piano del letto

- ematoma, tardivo

La diagnosi oltre che alla clinica è affidata alla radiologia

convenzionale che attraverso la proiezione panoramica del bacino

ed una proiezione assiale rende la diagnosi sicura.

Per quel che riguarda la terapia vari sono i parametri di cui

tenere conto: il tipo di frattura, ovvero se mediale o laterale,

le caratteristiche meccaniche e biologiche della frattura e

l'età del paziente.

Per quel che riguarda le fratture mediali dobbiamo partire dalla

valutazione dell'età del paziente considerando che tanto più

avanzata è, tanto minore dovrà essere il tempo di

immobilizzazione del paziente al letto, evitando così tutte

quelle complicanze tipiche della lunga degenza; il trattamento

sarà, quindi, mirato a sostituire la testa del femore con una

protesi (endoprotesi).

Per quel che riguarda poi la tipologia della frattura dobbiamo

ricordare che una frattura mediale interrompe l'irrorazione

ematica alla testa e che tale interruzione sarà tanto maggiore

quanto più la frattura sarà vicina all'epifisi e tanto maggiore

sarà lo spostamento relativo dei monconi; le fratture

sottocapitate e gravemente scomposte saranno quelle a peggiore

prognosi mentre quelle basicervicali e composte avranno migliore

prognosi. Quindi nelle fratture biologicamente più sfavorevoli

si preferirà un trattamento che prevenga il rischio di

pseudoartrosi e necrosi sostituendo la testa del femore con una

protesi (endoprotesi).

L'osteosintesi, cioè l'immobilizzazione della frattura mediante

viti o chiodi previa riduzione, ha il vantaggio di essere meno

invasiva rispetto alla protesi e di consentire una precoce

mobilizzazione senza però consentire una rapida ripresa del

carico. Sarà da utilizzare quindi nei soggetti giovani e che

presentano fratture laterali (basicervicali o pertrocanetriche)

o comunque ben ingranate.

E' necessario comunque fare riferimento anche all'eventuale

trattamento mediante trazione ed immobilizzazione (incruento) da

riservarsi a casi di fratture incomplete e ben ingranate o a

casi non operabili.

Le fratture della testa del femore presentano spesso

complicazioni; esse sono sia di ordine generale, in riferimento

all'età del paziente ed alla prolugata immobilizzazione, sia di

ordine locale, quasi esclusivamente a carico delle fratture

mediali e che sono la pseudoartrosi e la necrosi epifisaria.

FRATTURE DIAFISI FEMORALE

Sono fratture frequenti, soprattutto nei giovani, sono

determinate da traumi semplici o di notevole intensità e possono

essere di vario genere.

Per la lunghezza della leva scheletrica spesso sono multiple

anche a più livelli potendo così essere responsabili di una

intensa sintomatologia dolorosa.


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ortopedia e Traumatologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Romeo Giovanni.

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