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freschi pronti per l’uso,

- IV gamma, prodotti quindi ortaggi da insalata come cavoli, lattughe, cicorie,

radicchi, spinaci, valerianella, carote e pomodori; l’uso,

- V gamma, prodotti lessati grigliati o cucinati pronti per come bietola da orto, carciofo, fagiolo,

patata, spinacio, melanzana, peperone, ecc.

Comparto in forte espansione, la IV gamma rappresenta un modo per consumare più ortaggi. Inoltre,

racchiude due aspetti ritenuti importanti dal consumatore: quello salutistico (la confezione è garanzia di

salubrità) e quello del valore aggiunto dal servizio.

CLIMA E COLTURE PROTETTE

Indica le condizioni climatiche italiane. Tra quali isoele sono comprese le regioni che presentano le

condizioni più favorevoli allo sviluppo delle serre e delle colture protette in generale?

Le condizioni climatiche possono essere definite da vari fattori, quali temperatura, radiazione luminosa,

andamento della nebulosità, vento, umidità, pioggia, neve e grandine.

Per studiare l’andamento della temperatura, si tengono in considerazione i livelli medi delle temperature

numero dei giorni di gelo durante l’inverno

minime giornaliere del periodo più freddo (gennaio), il e la

media delle temperature massime nel mese più caldo (luglio).

Nel mese di gennaio il sistema alpino, la pianura padana adiacente e la zona assiale della penisola,

presentano temperature minime inferiori agli 0°C, fatta eccezione per le sponde dei laghi di Garda e

Maggiore e parte della pianura veneta. Lungo la costa tirrenica si hanno temperature fra 4 e 8°C. La

maggior parte del litorale adriatico (quindi anche la Puglia), presenta minime inferiori a 4°C.

numero di giorni di gelo durante l’inverno

Per quanto concerne il (con temperature sotto gli 0°C), sui

rilievi alpini si superano i 150 giorni annui, 100-150 sugli Appennini, 50-100 nella zona assiale

appenninica e in Pianura Padana. Sulle coste e su gran parte delle isole si hanno meno di 10 giorni.

Le temperature massime nel mese di luglio raggiungono i valori più alti nelle zone costiere e superano i

32°C nella fascia che va dal Tavoliere delle Puglie alla Calabria, nella maggior parte delle coste

meridionali della Sicilia e in Sardegna. Le temperature massime sono limitanti per le colture orticole

soprattutto in serra, considerando che internamente alle protezioni si raggiungono livelli termici più elevati

dell’esterno se non si ricorre a tecniche di ombreggiamento, areazione e umidificazione.

In definitiva si può dire che le zone con condizioni favorevoli alle colture protette durante l’inverno

presentano maggiori difficoltà durante il periodo estivo. Mentre le basse temperature possono affrontarsi con

protezioni e impianti termici di modeste entità, le elevate temperature richiedono impianti più impegnativi e

nei mesi più caldi avviene spesso l’interruzione dell’attività serricola.

è un altro fattore importante per l’impiego

La durata della radiazione luminosa delle protezioni. Varia con

latitudine e stagioni, ma può discostarsi da quella prevista da causa della nebulosità. Questo elemento è

importantissimo in inverno quando intensità e durata di illuminazione possono essere limitanti per

l’accrescimento delle colture.

Considerando il numero di ore di insolazione da ottobre a marzo, si vede che l’isoele 900 abbia un

andamento irregolare (curvo). Inoltre Nisen indica l’isoele 600 come condizione limite per una coltura di

serra intensiva. Quindi, nelle zone al nord di tale valore si devono ridurre al minimo le perdite di luce per

riflessione o assorbimento da parte del materiale di copertura o delle strutture di sostegno. Pertanto si

devono usare materiali più trasparenti con forma e orientamento della serra convenienti. Ciò vale anche per

le zone italiane caratterizzate da alta nebulosità nei mesi invernali.

Le regioni fra isoele 600 e 900 hanno le condizioni migliori per lo sviluppo delle serre e delle colture

protette. Le basse temperature invernali possono essere compensate con impianti di riscaldamento ed è più

diffuso l’uso di materiali plastici. L’aerazione delle protezioni è importante e le serre devono essere dotate di

adeguata finestratura.

A sud dell’isoele 900 le condizioni invernali sono favorevoli alle produzioni fuori stagione. Qui i problemi di

problema dell’aerazione,

mancanza di luce e temperatura sono facilmente risolvibili, mentre è impegnativo il

soprattutto nei mesi primaverili-estivi.

La nebulosità, in periodo autunno-invernale influisce sul passaggio delle radiazioni solari. I valori

massimi (oltre il 50%) si hanno in Valle Padana e nella zona assiale della penisola e in qualche tratto

della costa adriatica. Valori fra il 40 e il 45 % si hanno sulla riviera ligure di ponente, nelle zone dei

laghi e in gran parte delle coste centro-meridionali (Puglia compresa). Valori inferiori al 40% si

riscontrano a Sud-Ovest della Sicilia.

Il vento si considera sia per i danni meccanici alle piante e alle protezioni, che per le variazioni di umidità e

temperatura che provoca. Sul versante adriatico in inverno e primavera è temuta la bora, con velocità

superiore ai 50 Km/h e causa sbalzi di temperatura.

La Riviera può essere interessata dal Mistral proveniente dalla Francia. Il versante tirrenico è battuto dai

venti di N-NE e da quelli caldi di SO. Nella zona calabro-sicula prevalgono i venti da SE e SO; in Sardegna

sono dannosi i venti di NO che colpiscono la costa occidentale.

dell’aria e quantità massima di umidità che l’aria riesce ad assorbire a

Per indicare il rapporto fra umidità

una certa temperatura e pressione, si usa l’Umidità Relativa. Questa dipende quindi dalla temperatura

Maggiore è la temperatura, maggiore sarà la capacità di assorbire umidità. Superato il punto di

dell’aria.

saturazione avviene la condensazione e il vapore acqueo torna gradualmente alla forma liquida.

All’interno della protezione sono diverse rispetto all’esterno e

le condizioni di umidità relativa favoriscono

In genere l’UR aumenta di notte fino alla condensazione all’interno delle

lo sviluppo di molte fitopatie.

pareti e si abbassa di giorno a di sotto dei livelli che si hanno all’esterno. Le condizioni di UR in Italia sono

varie. Tende a diminuire man mano che ci si sposta a sud e ci si allontana dalle coste (inversamente alla

temperatura) e man mano che si passa dalle stagioni fredde a quelle calde.

In inverno i valori medi sono di 70-80%; in estate 45-60%.

L’Italia ha un clima più secco e caldo rispetto a zone più settentrionali ed è favorito l’impiego di protezioni in

plastica. Le condizioni di elevata umidità, infatti, accentuerebbero i difetti con queste protezioni

determinando forti condensazioni e gocciolamenti.

Le precipitazioni nella parte meridionale sono concentrate in inverno con estati asciutte. Al Nord, invece, le

stagioni piovose sono primavera e autunno. I valori medi di piovosità annua aumentano allontanandosi dalle

coste con andamenti diversi nei due versanti tirrenico (piovosità maggiore) e adriatico. I livelli più bassi si

hanno nelle coste meridionali (anche Puglia) e nelle isole. L’aridità deve collegarsi oltre che alla deficienza di

piogge, alla cattiva distribuzione di esse e all’alta temperatura che porta all’evaporazione.

Per quanto riguarda la grandine, le regioni più colpite sono quelle centro-meridionali e le isole in inverno. In

primavera sono colpite tutte le regioni ma senza frequenze che raggiungano quelle invernali del meridione.

è al Nord, specie in Valle Padana. Durante l’autunno si hanno

In estate la frequenza maggiore

manifestazioni minori al centro Italia.

La frequenza dlele nevi è influenzata da altitudine e latitudine e nelle zone montuose dall’esposizione del

versante. È bassa in Liguria, bassa in Toscana e Umbria, più rilevante sul versante adriatico, limitata in

Lazio e Campania, limitatissima in Sicilia escludendo le zone montuose interne.

La presenza di neve dipende dagli abbassamenti termici e interessa la robustezza delle strutture e

l’inclinazione delle falde in zone settentrionali. Le protezioni poste vicino le coste non presentano problemi.

Quali sono le specie da serra calda?

Le specie da serra possono suddividersi, in base alle temperature minime notturne richieste in:

- specie da serra fredda (2-10°C) come lattuga, indivie, cicoria, spinacio, sedano, bietola, fragola, asparago;

- specie da serra temperata (10-14°C) come cetriolo, melanzana, pomodoro, zucca da zucchini;

- specie da serra calda (16-20°C) come anguria, melone, peperone e basilico.

Quali sono gli ortaggi che richiedono il pieno sole come livello ottimale di illuminazione?

Per quanto riguarda il livello ottimale di illuminazione, melone, zucca, fagiolo, peperone, melanzana e fragola

richiedono il pieno sole. Per l’umidità relativa, quello che ne richiede di più è il cetriolo (70-90%).

Definisci il concetto di protezione, apprestamento di protezione e forzatura.

Si dice protezione l’azione per difendere la coltura dagli effetti negativi dei fattori climatici (neve, pioggia,

vento) sulla produzione stagionale e extra-stagionale.

Si dice apprestamento di protezione quell’insieme di elementi che realizzano un ambiente confinato e

isolato, in cui vengono a determinarsi, soprattutto per l’apporto di energia solare, condizioni climatiche

favorevoli alla coltivazione delle piante.

Si dice forzatura l’azione per ottenere produzioni commerciali remunerative in periodi stagionali e/o regioni in

cui sarebbero naturalmente impossibili (colture anticipate o precoci, posticipate o tardive, fuori stagione).

Classifica i mezzi di protezione usati in orticoltura.

I mezzi di protezione utilizzati in orticoltura possono classificarsi come:

- mezzi di difesa, a loro volta distinguibili in quelli che proteggono la parte ipogea (pacciamatura e

solarizzazione) e quelli che proteggono la parte epigea (frangivento, ombreggiamento, mezzi antibrina

e antigelo, mezzi antigrandine);

- mezzi di semiforzatura solo per una parte del ciclo colturale, a loro volta distinguibili in con protezione

di piante singole (campane e cappucci), con protezioni non praticabili applicate a intere colture

(agrotessili, cassoni, tunnel), con protezioni praticabili stagionali applicate a intere colture (tettoie,

serre tunnel, serre stagionali);

- mezzi di forzatura estesi a tutto il ciclo colturale che sono le serre senza o con climatizzazione.

Perché si usa la pacciamatura? Quali sono i suoi effetti?

La pacciamatura si usa per proteggere la parte ipogea da basse temperature e impedire l’evaporazione. Si

realizza con:

- materiali naturali quali coperture vegetali viventi (inerbimento), coperture naturali inerti (residui vegetali,

paglia, letame paglioso, trucioli, sabbia, torba) che presentano problemi di approvigionamento e

distribuzione;

- materiali artificiali come carta catramata o incerata, nastri di alluminio, emulsioni bituminose e film plastici.

Si usano film di polietilene a bassa densità (PE) spessi 0,05-0,07 mm e larghi 1,2-1,3 m o più per la

pacciamatura totale in serra. Il PE più diffuso è quello nero che impedisce lo sviluppo delle infestanti, al pari

dei film bianchi e alluminati. Possono impiegarsi anche film trasparenti per avere maggiore precocità, o

colorati o grigio fumo per azioni intermedie. L’applicazione si effettua meccanicamente con macchine

aiuolatrici pacciamatrici. Il film dura un anno e va recuperato e smaltito in discarica a fine coltura.

La pacciamatura con materiale plastico ha effetti su:

umidità del suolo, con minori perdite evaporative, peggior distribuzione dell’acqua a causa

-

dell’impermeabilità;

- temperatura del suolo, con trasmissione del calore diretta o indiretta durante le ore di luce a seconda del

colore, minori perdite di calore per irraggiamento durante la notte, effetti su temperature massime e minime;

- struttura del suolo, con protezione dagli agenti atmosferici e possibilità di coltivare senza lavorare;

flora infestante, con l’arresto della fotosintesi con film non trasparenti;

-

- elementi nutritivi, con maggiore nitrificazione, minori perdite di N per dilavamento e maggiore disponibilità

di P assimilabile per le migliori condizioni termiche e idriche; tuttavia, con temperature superiori ai 35°C e UR

superiore all’80% della CIM si ha minore nitrificazione;

attività biotiche, con l’isolamento della pianta dal terreno, vantaggi

- fitosanitari, impedimento del passaggio

di spore, repulsione verso gli afidi, minore perdita di CO dal terreno.

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Pertanto, grazie alla pacciamatura si riducono le spese di irrigazione di circa 1/3, si risparmia sui costi di

sarchiatura, aumenta la produzione dal 25 fino addirittura al 200% e si può anticipare la raccolta fino a 3

settimane. L’apparato radicale si accresce maggiormente e più superficialmente dando fertilità maggiore al

terreno.

Cosa determina il riscaldamento del suolo sotto il materiale pacciamante?

L’azione della pacciamatura sulla temperatura del suolo può essere influenzata anche dalla parte

aerea della coltura pacciamata. Questa in certi casi può ricoprire interamente la superficie di suolo. In tali

condizioni, l’aumento di temperatura è inferiore e tende ad abbassarsi con lo sviluppo delle piante.

Quando la radiazione solare (RS) investe un materiale trasparente, questa viene in parte assorbita, in

parte riflessa e in parte trasmessa. Se il materiale è opaco viene assorbita e riflessa ma non trasmessa.

La trasmissione delle radiazioni solari, fra 300 e 2500 nm, da parte del materiale trasparente di copertura

corrisponde all’85-90% del flusso incidente (con superficie normale ai raggi).

Il riscaldamento del suolo al di sotto del film pacciamante nel caso di materiale trasparente è dovuto

all’azione diretta della RS; nel caso di materiale opaco scuro che assorbe la RS (film neri, bitume, ecc.)

è dovuto alla trasmissione del calore per irraggiamento dal materiale al suolo.

radiazione nell’infrarosso lungo.

Il terreno riscaldato di giorno, si raffredda di notte, emettendo Il materiale

di copertura, però, è in grado di arrestare le radiazioni calorifiche dell’infrarosso trattenendo il calore

accumulato durante il giorno. Anche con una copertura completamente opaca alle radiazioni infrarosse

lunghe, si hanno perdite di calore. Ciò perché questi materiali emettono necessariamente energia radiante,

per metà verso l’interno e per metà verso l’esterno. Dalla capacità di un materiale di essere trasparente alla

RS e opaco all’infrarosso dipende l’efficienza del riscaldamento dei corpi al di sotto di esso (effetto serra).

In caso di materiali opachi, la RS non giunge al suolo e i semi delle infestanti germinano ma le plantule

l’accrescimento.

non continuano In tal caso, dunque, la copertura ha anche funzione di controllo delle

infestanti. Al contrario, con un film trasparente è necessario prevedere diserbo chimico prima del

posizionamento del materiale.

Di recente si sono resi disponibili film biodegradabili, che si adattano alla durata delle diverse colture. I

residui vengono degradati dai microrganismi del terreno e il maggior costo iniziale viene quindi compensato

dall’assenza dei costi di recupero.

Quali mezzi possono essere utilizzati per il controllo dei patogeni terricoli?

I mezzi per controllare i patogeni terricoli sono:

- uso di cultivar resistenti;

- disinfestazione del terreno (fumigazioni e solarizzazione);

- innesto erbaceo;

- coltivazioni senza suolo.

Cosa è la solarizzazione? Indicane vantaggi e limiti. Qual è la temperatura minima efficace della

solarizzazione?

Tra le alternative fisiche all’utilizzo del bromuro di metile (fumigazione), è importante la solarizzazione. È un

metodo fisico di lotta a patogeni e infestanti. Consiste nel riscaldamento dello strato superficiale del

suolo umido mediante copertura con film plastico trasparente durante la stagione calda.

Prima della copertura, il terreno viene lavorato e irrigato fino alla CC. Durante la solarizzazione la serra resta

chiusa e senza ventilazione.

L’energia solare catturata fa aumentare la temperatura del suolo in misura tale da uccidere i parassiti

invertebrati, molti semi di infestanti e microbi. La solarizzazione non crea vuoti biologici e sembra stimolare

la crescita delle radici e la resa delle colture, senza lasciare residui tossici nel terreno.

Le temperature minime efficaci non sono facilmente definibili, anche perché legate strettamente ai patogeni

è di 45°C, con una persistenza d’azione del

da combattere. Secondo alcuni, la soglia media di efficienza

trattamento che potrebbe raggiungere un intero anno.

La RS in ambiente protetto è decisamente inferiore che in pieno campo. Nonostante ciò, la solarizzazione

può sfruttare la maggiore temperatura dell’aria e i fenomeni di scambio di radiazioni che sono più favorevoli.

In particolare, la presenza della copertura dell’apprestamento fa da barriera alle perdite di energia per

irraggiamento dei corpi sottostanti, che smaltiscono l’energia acquisita per radiazione solare aumentando la

propria temperatura.

Il vantaggio della solarizzazione sta nel fatto che si tratta di un metodo non chimico, semplice ed economico.

Per contro dipende dal clima e comporta l’occupazione del terreno per 3-6 settimane con la plastica.

Quali protezioni possono essere utilizzate per proteggere la parte epigea della pianta?

Per la protezione della parte epigea della pianta, possono utilizzarsi: frangivento, sistemazione a solchi,

orientamento dei solchi, rincalzatura, cladodi, tegole, triangoli di legno e stuoie.

Cos’è il tessuto non tessuto?

Gli agrotessili (come i tunnel) sono mezzi di protezione usati soprattutto in colture primaverili anticipate.

Consistono nella copertura temporanea della parte aerea con teli di tessuto non tessuto molto leggeri

(agrotessili) senza alcun sostegno.

Si usano teli a base di fibre pressate di poliestere o polipropilene in rotoli larghi da 4 a 8 m e lunghi fino

a 100 m. Vengono distesi sulle colture e fissati lateralmente mediante rincalzatura.

Questa tecnica è più recente rispetto ai tunnel ma si è diffusa molto, soprattutto su colture primaverili da

sfoglia, soprattutto dopo semina (bietola, carota e spinacio) o trapianto (lattughe, indivie, cicorie e radicchi).

aria e acqua; crea un microclima che limita l’evaporazione

Questa tecnica non impedisce il passaggio di

dalla pianta e dal terreno; protegge le giovani piantine dagli abbassamenti termici eccessivi (vicini a 0°C) ed

esercita difesa contro gli insetti (afidi, cicaline, ecc.). Si ha anche una precocità di raccolta di 5-7 giorno con

prodotti qualitativamente e quantitativamente migliori.

Cosa sono i tunnel? Quando si utilizzano?

usati anch’essi nelle

I tunnel sono mezzi di protezione colture primaverili anticipate. Consistono nella

copertura temporanea della parte aerea, utilizzando film di plastica trasparente sostenuti da archetti.

Sono costituiti da archetti in metallo o in plastica, distanti 1-1,5m e alti 0,5-1,3m, su cui viene appoggiato un

telo di copertura. Questo viene fissato mediante interramento laterale dei bordi o con spaghi di plastica

ancorati a ganci alla base degli archetti. I materiali di copertura possono essere PE a bassa densità, PE

termico, EVA (etilenvinilacetato) e PVC. EVA e PVC danno miglior protezione termica e si usano se si vuole

anticipare maggiormente la raccolta evitando le gelate tardive.

Esistono tunnel piccoli, medi, grandi e grandi praticabili.

I tunnel piccoli sono alti e larghi 40-50 cm e si dispongono meccanicamente su colture di melone e

anguria pacciamante in file distanti 1,5-2m. Permangono per 40-60 giorni dalla semina o dal trapianto.

Non permettono l’areazione manuale e perciò si adattano a colture resistenti alle alte temperature. Alla

fioritura si praticano fori circolari sulle pareti laterali per consentire aerazione e ingresso degli

impollinatori. La copertura viene rimossa qualche settimana prima della raccolta.

I tunnel medi sono alti 70-80 cm e larghi 90 cm. Come i precedenti si fissano rincalzando alla base o

predisponendo un fissaggio che prevede il sollevamento laterale del telo. Si possono usare al posto dei

piccoli in anguria e melone e nel caso di fragola, si preferiscono tunnel apribili, in modo da regolare

l’aerazione, ottenibile con i teli non rincalzati, che possono scorrere fra archetto e spago.

I tunnel grandi (tunnelloni) sono alti 100-120 cm e larghi 140-160 cm. Si usano su colture molto

anticipate, garantendo maggior tenuta alle basse temperature. Si usano su melone, anguria e pomodoro

allevati a terra, per prolungare l’effetto della semiforzatura e anticipare la maturazione. Per arieggiare si può

ricorrere sempre alla foratura o al sollevamento delle pareti laterali.

I tunnel grandi praticabili, si usano per coltivazioni su terreno e senza suolo. In genere non sono riscaldati

in modo da consentire l’entrata dell’operatore per eseguire operazioni colturali.

e sono grandi

Cosa sono le serre e quali parametri del clima modificano?

Le serre sono protezioni praticabili di media o grande volumetria (da 2 a 5 mc per mq di superficie), con

strutture fisse o mobili e coperture flessibili o rigide, senza o con impianti di climatizzazione.

Normalmente si usano per tutto il ciclo colturale e consentono di realizzare una vera e propria forzatura. Si

ottengono così le produzioni fuori stagione e la produzione aumenta dal 40 al 100% a seconda della

specie, grazie alle migliori condizioni colturali e alla maggior durata del ciclo produttivo.

Le serre tunnel sono quelle con la struttura più semplice. Sono formate da archi metallici zincati larghi

da 4 a 8 m e alti al massimo 3,5 m.

Quando si hanno pareti laterali verticali si parla di serre vere e proprie e di diverse tipologie a seconda

dei materiali costruttivi impiegati (cemento, legno, metallo), del materiale di copertura (film plastici, lastre

di plastica, vetro), della forma del tetto (lineare o curvilinea), del numero di navate (singole o multiple),

della presenza o no di impianti di climatizzazione.

per l’acquisizione dell’energia solare.

Forma e orientamento del tetto sono importanti Un orientamento

dell’asse longitudinale della serra,

E-O consente la captazione di più energia fra il 21 settembre e il 21

marzo. Si ottengono i livelli maggiori in tetti con falde più inclinate o curvilinei. In entrambi i casi, però,

le file delle piante dovranno essere orientate in direzione N-S per evitare ombreggiamento reciproco.

In base al livello di tecnologia basato su caratteristiche quali investimenti in Euro/mq, influenza del

clima esterno, meccanizzazione, automazione, resa e qualità, si distinguono serre di tre livelli

tecnologici: low-tech, medium-tech e high-tech.

È importante la scelta del sito dove costruire una serra. È opportuno che si tenga conto di:

- condizioni pedoclimatiche che devono essere favorevoli (clima mite, zone poco ventose, terreni sciolti);

- vincoli urbanistici e ambientali;

- vicinanza ai mercati;

- presenza di infrastrutture quali strade e servizi;

- disponibilità di manodopera;

disponibilità d’acqua irrigua di buona qualità

- (30-50mila mc/ha con una EC<0,7mS/cm);

- disponibilità di energia elettrica (30-60 kW/ha e 300-1000 nel caso di illuminazione supplementare).

Cosa contraddistingue una serra mediterranea?

Una serra mediterranea è caratterizzata da:

- struttura povera (sostegno in legno o spesso serre autoportanti);

- ombreggiamento estivo (reti ombreggianti, pittura delle pareti con calce);

- copertura in materiale plastico;

- cubatura ridotta (volume/superficie < 3 mc/mq) con conseguente minore volano termico;

- luminosità ridotta (talvolta per invecchiamento della plastica di copertura);

- dotazione interna ridotta (impiantistica povera)

- scarsa ventilazione;

Qual è la diffusione delle colture protette nel mondo, in Europa e in Italia? Qual è la regione più

importante in Italia per diffusione delle serre? Quali sono le principali colture coltivate in serra in

Italia?

Le colture protette rappresentano un segmento consolidato, in molti casi a elevato contenuto

rispetto all’orticoltura di piena area. Tuttavia la

tecnologico e di entità limitata in termini di superfici PLV

importante per l’economia del settore ortofloricolo.

dovuta a questo tipo di colture è Le basi per la

moderna serricoltura sono state gettate subito dopo gli anni ’50, con un’improvvisa e rapida affermazione in

relazione al possibile utilizzo di plastica per gli apprestamenti protettivi.

Gli apprestamenti usati in orticoltura possono essere strutture semplici (serre fredde, tunnel da piccoli a

grandi, le più diffuse nell’ambiente mediterraneo) o serre ad alto contenuto tecnologico, con impianti di

condizionamento, usate per produzioni ad alto reddito e abbinate a innovative tecniche di coltivazione come

per le colture senza suolo. Il contributo delle produzioni serricole alla disponibilità complessiva di ortaggi in

Italia è notevolmente cresciuto negli anni.

Al mondo vi sono più di 3milioni di ha di colture protette. In Europa la superficie maggiore si registra in

seguita dall’Italia

Spagna con 66mila ha, con 35mila ha circa. Qui, per motivi di ordine climatico e

valorizzazione delle disponibilità energetiche naturali, la maggior parte di questo tipo di orticoltura è

concentrata al Sud (59%). La regione dove è affermata maggiormente è la Campania con oltre 10mila ha,

seguita da Sicilia e Lazio.

Fra le colture coltivate in serra in Italia, quelle maggiormente affermate sono pomodori (7mila ha e

530mila t), lattughe, zucchine, fragole, meloni, peperoni, cocomeri, melanzane, ecc.

SEMINA TRAPIANTO E IMPIANTO DELLE COLTURE ORTICOLE

Quali sistemi di propagazione possono essere usati in orticoltura?

In orticoltura si utilizzano sistemi di propagazione per: seme; tubero-seme (patata); carducci, ovoli e

parti di ceppaia (carciofo); stoloni (fragola); taleaggio e micropropagazione.

deriva dalla trasformazione dell’ovulo. La parte più importante è l’embrione,

Il seme che rappresenta una

piantina in miniatura, con gli abbozzi della radice (radichetta) e del fusto (piumetta). Le foglie embrionali

possono essere anche organi di riserva. Nel seme si trova un tessuto detto albume o endosperma

secondario, che si sviluppa quando i cotiledoni non lo sono.

l’embrione

Nel seme maturo è formato da: che si inseriscono sull’asse embrionale subito sotto

- una, due o più foglioline embrionali dette cotiledoni,

la piumetta;

- una porzione assile alle cui estremità si trovano due zone meristematiche, quella apicale del

germoglio (plumula o piumetta) e quella apicale della radice;

dell’asse immediatamente sottostante ai cotiledoni detta

- porzione ipocotile;

Dalla piumetta si origina la parte aerea della pianta, dalla radichetta l’apparato radicale.

In seguito a imbibizione, il seme, dopo qualche ora o qualche giorno, spacca il tegumento che lo avvolge e

da esso fuoriesce la radichetta che affonda nel terreno; successivamente fuoriesce la parte aerea. Tali

processi si ottengono sia per distensione delle cellule che per la formazione di nuove.

sviluppa notevolmente l’ipocotile

Nel caso di semi epigei, si che raggiunge lunghezze anche oltre i 30

cm. In tal modo le foglie cotiledonari escono dal terreno, diventano verdi e fotosintetizzanti.

Con l’allungamento dell’ipocotile si intensifica l’attività mitotica e si avvia la formazione del fusto vero e

proprio con le sue appendici laterali. La prima parte di questo è detta epicotile (di solito è piuttosto corto e

rappresenta il primo internodo del fusto).

l’ipocotile non si allunga molto

Nei semi ipogei, e i cotiledoni non vengono alla luce. In tal caso la

ed è l’epicotile (formatosi da essa) ad allungarsi e a fuoriuscire

plumula avvia precocemente la sua attività

dal terreno. Allungatosi l’epicotile, dall’apice del germoglio si formano il fusto e le sue appendici laterali.

Hanno germinazione ipogea l’asparago, il pisello e il mais.

Convenzionalmente vengono venduti come seme tutte le entità capaci di riprodurre una nuova pianta.

Alcune colture, oltre ai semi, formano organi di riproduzione agamica (o vegetativa). Il loro impiego è

molto utile, in quanto consente la moltiplicazione di materiale selezionato (es. nuove cultivar) ottenendo

piante geneticamente uniformi e conformi al materiale di partenza (cloni).

la propagazione è affidata all’impiego di tuberi-seme;

Per la patata, i semi si usano in programmi di

miglioramento genetico per la costituzione di nuove cultivar.

Per il carciofo, si ricorre alla moltiplicazione agamica per la semplicità ed economicità con cui si ottiene il

materiale di propagazione. Nelle cv rifiorenti, inoltre, questo sistema permette di mantenere nelle piante figlie

la precocità di produzione. Per le cultivar tardive è recente l’impiego di ibridi F1 provenienti da “seme”

(achenio), che garantiscono qualità e sanità delle semente ed è possibile rendere la coltura annuale.

Con la micropropagazione si ottengono piantine da trapianto di fragola, patata, carciofo e asparago.

Quali sono i limiti di disidratazione per conservare e fare germinare il seme? Per quanti anni

possono essere conservati i semi degli ortaggi?

Al momento dell’inizio della germinazione il seme è fortemente disidratato e ha notevole capacità di

assumere acqua per imbibizione. La disidratazione non può andare al di sotto di certi limiti, perché altrimenti

si manifesterebbero danni irreparabili. Il limite di disidratazione per la germinazione dei principali ortaggi è di

2,5% per le brassicacee, 3% per carota, pomodoro e melone, 4,5% per la lattuga, 5% per il fagiolo.

dei semi è importante l’umidità in rapporto alla temperatura. Quando supera il 18-20%

Per la conservazione

la respirazione è molto intensa, i microrganismi sono molto attivi e si verifica un rapido deterioramento del

seme che non può più germinare. Pertanto è indispensabile conservare e mantenere il seme a bassa

umidità e bassa temperatura.

Il seme da mettere nei contenitori deve essere ben secco. Nei contenitori sigillati la CO2 della respirazione

dei semi si accumula e uccide in breve tempo eventuali insetti presenti. a seconda dell’ortaggio: 1 per

I semi possono essere conservati per un periodo che va da 1 a 6 anni

cipolla e prezzemolo, 2 per lattuga, peperone, asparago e porro, 3 per fagiolo, carota, pisello, spinacio e

sedano, 4 per zucchino, cocomero, mais dolce, cavolo cappuccio, cavolo verza e cavolfiore, 5 per cetriolo,

melone e endivia, 6 per il pomodoro.

Anche sulla conservabilità hanno influenza umidità e temperatura. In generale ogni 1% di umidità del seme

in più, la durata della vita si dimezza e ogni 5°C in più del seme, la durata della vita si dimezza.

Quali sono i fattori che influenzano germinabilità e uniformità di emergenza delle piantine?

I fattori che influenzano germinabilità e uniformità di emergenza delle piantine sono: temperatura, umidità

del terreno, ossigeno e luce, profondità di semina, dimensioni del seme, età dei frutti, trattamenti

antiparassitari, vigore e dormienza.

La temperatura di aria e terreno è importante per la germinazione dei semi. A 5°C molte specie (carota,

cipolla, lattuga, spinacio, sedano) riescono a germinare in discreta percentuale anche se impiegano un

considerevole numero di giorni. Il cocomero, invece, necessita di temperature superiori ai 15°C e la rapa

mostra notevole adattamento alle alte temperature, riuscendo a germinare anche con 40°C.

Importante è l’umidità del terreno. Infatti anche in condizioni termiche ottimali, la germinazione non inizia se

non si ha imbibizione del seme. Pertanto il substrato di semina deve avere il giusto livello di umidità, che

varia a seconda della specie.

Per l’umidità del terreno bisogna tener conto di capacità di campo e punto di appassimento.

Considerando questi indici, le specie possono suddividersi in gruppi, da quelle che germinano con umidità al

disotto del punto di appassimento (cavolo cappuccio, ravanello, cocomero) a quelle che germinano

maggiormente alla capacità di campo e con acqua libera (sedano). In ogni caso, per germinare i semi non

devono trovarsi in acqua libera perché ciò riduce la disponibilità di ossigeno, essenziale per sostenere

l’alta attività respiratoria che caratterizza la germinazione.

il primo è essenziale nella fase di germinazione per l’attività

Per quanto riguarda ossigeno e luce,

respiratoria. La luce durante la germinazione è necessaria solo per sedano e lattuga.

L’emergenza dipende dalla profondità di semina, che deve essere proporzionata alla quantità di

sostanze di riserva accumulate nel seme e sufficienti a sostenere la crescita della pianta fino

all’emergenza. In genere la profondità è il doppio della dimensione del seme, ma dipende anche dalla

compattezza, tessitura e umidità del substrato, metodo irriguo. Aumentando la profondità, aumenta il

percorso per emergere e la plantula è sottoposta a maggiori ostacoli, parassitari e non. Più è profonda la

semina, più l’emergenza è ritardata. Una semina profonda in un terreno sabbioso e con irrigazione per

sommersione è palesemente negativa. In terreni molto argillosi, si può formare crosta dopo la semina, perciò

può essere utile la sarchiatura per agevolare l’emergenza, oppure frequenti adacquate con poca acqua.

influenza la velocità d’emergenza. I semi più grossi emergono prima. Aumentando

La dimensione del seme

il peso del seme, in alcune specie si ottiene una percentuale maggiore di prodotto alla prima raccolta (cavolo

esegue raccolta meccanica, l’uniformità di dimensione

broccolo e mais dolce). Per le colture in cui si

favorisce la contemporaneità di emergenza, accrescimento e maturazione. Per ottenere semi di dimensioni

uniformi si ricorre alla calibratura.

L’età del frutto influisce sulla germinazione ad esempio nel melone, in cui i semi dei frutti maturi germinano

di più. con fungicidi ai semi, spesso riducono l’incidenza di alcune malattie (es.

I trattamenti antiparassitari

Alternaria raphani nel ravanello). al genotipo ed è modificata dall’ambiente che

Il vigore è una proprietà fisiologica del seme. È dovuta

influisce sull’abilità del seme di produrre una piantina in situazioni diverse nel minor tempo possibile. In

pratica definisce la relazione fra germinazione di laboratorio e di campo. In laboratorio si ha una

germinabilità superiore del 5-10%.

I semi, pur essendo vitali, talvolta non germinano. Ciò può essere dovuto alla dormienza. Questa è

determinata da fattori:

- interni, connessi alla natura del seme; ad esempio la presenza di embrioni immaturi, fenoli, modificazioni

enzimatiche, membrane cellulari che modificano la loro selettività;

esterni, dovuti a UR dell’aria, umidità del seme, temperatura elevata, scarsezza di O2, elevata

-

concentrazione di CO2, mancanza o eccesso di luce e radiazioni ultraviolette.

Spesso questi fattori interagiscono. I semi di sedano ad esempio, se raccolti da poco, per germinare hanno

bisogno di luce e temperature non superiori a 15°C. I più vecchi, però, germinano anche a 25°C e non hanno

bisogno di luce.

Indica le tipologie di seme in commercio.

Le tipologie di seme in commercio sono:

- seme nudo, commercializzato a peso e destinato prevalentemente a semine in pieno campo;

- seme calibrato, sottoposto a operazioni di separazione e calibratura in funzione del peso specifico.

Solitamente è commercializzato a numero;

- seme confettato, rivestito con materiale inerte (bentonite, talco, argille, ecc.) allo scopo di migliorarne e

smussarne la forma facilitando l’operazione di semina. Il prodotto per la confettatura deve avere elevata

capacità di assorbimento di umidità perché deve frantumarsi prima della germinazione. Durante la

confettatura la germinabilità diminuisce leggermente, pertanto si consiglia soprattutto per materiali ad alta

germinabilità (95-98%). Si ricorre a questa generalmente per le composite (lattuga, cicoria, indivia);

- seme pellicolato, con superficie resa più regolare dalla pellicolatura e prodotti concianti incorporati utili a

prevenire infezioni fungine nella prima fase di sviluppo delle piante;

- seme pregerminato, in cui è stata avviata la fase di germinazione prima della commercializzazione. Ciò

permette di superare i problemi di emergenza tipici di alcune specie come finocchio e sedano.

I semi devono rispondere a requisiti di purezza e identità varietale, longevità e potere germinativo, sanità.

Quali sono i vantaggi del trapianto?

la semina non viene fatta in campo ma in vivaio. Per l’impianto delle colture orticole si

Con il trapianto,

propende per l’uso di piantine allevate su pane di terra, prodotte in vivaio. Ciò perché con la semina diretta,

si avrebbe un dispendio di risorse economiche (lavorazioni, irrigazione, controllo malerbe, quantità di seme)

e un impatto sul suolo (lavorazioni ristrutturanti, accumulo di erbicidi, occupazione prolungata) negativo con

incertezza dell’esito finale (numerose fallanze o necessità di diradamento).

Il trasferimento della produzione di piantine dal campo al vivaio, permette una serie di vantaggi di tipo

economico e agronomico. Fra questi:

- risparmio di semi; il numero di semi usati è prossimo alla densità finale di piante in campo. Ciò per

l’elevata percentuale di germinazione ed emergenza in vivaio e la scarsa incidenza delle fallanze dopo il

trapianto;

- migliore utilizzazione del terreno; ciò perché occupato per periodo più breve e lascia fra una coltura e

l’altra più tempo per la gestione di residui colturali e lavorazioni preparatorie; inoltre non necessita di

lavorazioni di preparazione del letto di semina che possono essere destrutturanti e accelerare la

mineralizzazione della s.o;

maggior efficienza d’uso di acqua e fertilizzanti,

- in quanto la nutrizione idrica e minerale della piantina è

gestita in maniera più efficace in vivaio rispetto al campo;

grazie all’inizio posticipato

- risparmio di acqua e fertilizzanti (di almeno 30-40 giorni) delle irrigazioni e

della concimazione;

- minore esposizione ad infestanti, patogeni e parassiti e quindi minor impiego di erbicidi e fitofarmaci;

- possibilità di ampliare i calendari di produzione, con impianti precoci e tardivi;

- superamento di condizioni climatiche avverse primaverili o della tarda estate;

con vantaggi in termini di uniformità e sviluppo della coltivazione, con l’intento di

- riduzione delle fallanze

favorire al massimo la programmazione della produzione, soprattutto con raccolta meccanizzata.

La possibilità di avviare la coltura con materiale di adeguata qualità agronomica e sanitaria è il presupposto

per raggiungere i suddetti vantaggi. I risultati più tangibili ottenuti con trapianto piuttosto che semina diretta

sono: uniformità e precocità di produzione, maggior possibilità di programmare e maggior produttività.

Quali requisiti deve possedere la piantina al momento in cui è posta a dimora per superare lo stress

da trapianto?

I requisiti che la piantina deve avere quando è messa a dimora sono:

- buona riserva di sostanze nutritive e tessuti poco acquosi e consistenti (s.s. intorno al 10%);

- apparato fogliare fotosinteticamente efficiente con foglie di colore uniforme verde intenso (alto

contenuto di clorofilla);

- apparato aereo resistente alle sollecitazioni meccaniche (trasporto, vento) con steli robusti e internodi

raccorciati;

- apparato radicale adeguatamente ampio in equilibrio con quello aereo e ben strutturato. Deve occupare

uniformemente il volume di substrato a disposizione;

- stadio giovanile. La fioritura precoce, prima che si sia formata la struttura vegetativa, penalizza la

produzione. Per alcune specie (pomodoro) si può constatare lo stadio giovanile dall’assenza di abbozzi di

infiorescenze. Per altre (cavolfiore) non è possibile, ma il passaggio alla fase riproduttiva si manifesta con la

formazione anticipata dell’infiorescenza che rimane ridotta e non commerciabile (bottonatura).

Quali sono i motivi alla base della diffusione dell’innesto in orticoltura?

I motivi alla base della diffusione dell’innesto in orticoltura sono:

risposta al problema della diffusione di malattie dell’apparato radicale;

-

- crescente attenzione verso le caratteristiche igienico-sanitarie dei prodotti e i problemi ambientali;

abolizione dell’uso del bromuro di metile

- come geodisinfestante alla fine del 2005;

- superamento di stress abiotici;

- aumento della vigoria delle piante;

aumento dell’efficienza d’uso dell’acqua e dei nutrienti.

-

La tecnica consiste nel produrre una piantina bimembre, il cui apparato radicale (portinnesto) ha origine

diversa dall’apparato aereo (nesto) a cui il produttore è interessato (cultivar commerciale).

L’obbiettivo è di sfruttare la resistenza a patogeni tellurici (funghi e nematodi) di piante che possono

Specie interessate dell’innesto sono le

avere scarso o nullo valore produttivo. cucurbitacee (melone,

cetriolo, anguria) per cui è molto praticato lo spacco in testa e le solanacee (pomodoro, melanzana e

peperone) per cui si usa soprattutto il taglio obliquo con mollette piccole o guaine di silicone trasparente

per favorire l’attecchimento.

Le piantine innestate possono registrare resistenza e tolleranza anche ad altri stress e maggiore vigoria. Per

contro, il portainnesto può peggiorare la qualità del prodotto (riduzione del contenuto zuccherino in melone e

pomodoro, retrogusto di zucca in frutti di melone innestato su questa specie).

Quante piantine innestate sono state commercializzate in Italia nel 2010?

Dal 1998 al 2010, la commercializzazione di piantine innestate in Italia è cresciuta di otto volte. Nel solo

biennio 2008-2010 si è avuto un incremento del 26% circa. Al 2010 si è arrivati a quasi 60mila piantine.

Per quali specie orticole si impiega l’innesto erbaceo?

orticole più interessate all’innesto sono

Le specie anguria, melone, pomodoro, melanzana e peperone.

CONCIMAZIONE

Cosa si intende per ammendamento e concimazione?

La fertilizzazione è una tecnica agronomica per migliorare la fertilità dei terreni agrari e comprende:

- ammendamento; impiego di materiali organici quali letame, torbe e compost, in quantità tali da migliorare

o conservare e caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del suolo;

- concimazione; applicazione di materiali organici e minerali per fornire elementi nutritivi alle piante;

- correttivi specifici, adottati in terreni con caratteristiche chimiche anomale (pH, salinità, tenore in Na).

Quali sono gli elementi essenziali per la crescita delle piante?

Gli elementi essenziali per la crescita delle piante possono essere:

- macronutrienti, necessari nei tessuti a concentrazioni di almeno 1 g/Kg di s.s. (N, P, K, Mg, S, Ca);

necessari a concentrazioni ≤

- micronutrienti, 100 mg/Kg di s.s. (Fe, Mn, Zn, Cu, B, Mo, Cl);

- essenziali ma non distribuiti come fertilizzanti (C, H, O).

Gli elementi chimici della fertilità si distinguono anche in:

- elementi nutritivi principali (macroelementi), N, P e K; sono i più assorbiti dalle piante e la loro

disponibilità del suolo può essere insufficiente limitando le produzioni.

- elementi nutritivi secondari (mesoelementi), Ca, Mg e S; anche questi sono molto assorbiti dalle piante

ma sono presenti abbondantemente nei terreni e non rappresentano fattore limitante.

- microelementi, che sono essenziali per la crescita delle piante in quantità esigue rispetto ai principali e

secondari.

Quali elementi differenziano gli ortaggi dalle altre colture ai fini della concimazione?

Negli ortaggi, la maturazione commerciale avviene prima rispetto a quella fisiologica, intesa come

maturazione dei semi o degli organi di moltiplicazione, ossia quando le piante sono a uno stadio

caratterizzato da altissima velocità di crescita e asportazione di elementi nutritivi e da valori molto bassi di

s.s., espressi in percentuale del peso verde.

Indica le concentrazioni medie di N,P e K negli ortaggi.

Negli ortaggi la composizione in s.s. varia in funzione di specie e parte di pianta. Considerando l’intera

pianta, i valori di N, P e K oscillano intorno a 2-4%, 0,0-0,5%, 3-6%. Sono in genere più alti dei valori

In particolare il K, per fenomeni di “consumo lussurioso” può

osservati in altre colture, ad esempio cereali.

normali, in conseguenza alla maggiore disponibilità, all’interazione e

più che raddoppiare rispetto ai valori

alla competizione con altri elementi.

Descrivi i sintomi di carenza ed eccesso di N, P e K negli ortaggi.

Sintomi tipici della carenza di N sono crescita lenta, pianta debole e rachitica, foglie verde sbiadito-

gialle a partire dalle più vecchie, frutti e foglie più piccoli, maggior contenuto in fibra e radici più

lunghe, maturazione precoce, s.s. e produzione di frutti ridotte. In definitiva si ha una diminuzione

della produttività con minore qualità ed effetti differenti a seconda del tipo di produzione (foglia, frutti,

tuberi, ecc.). Il livello critico è del 3% come N totale 100mg/Kg di N-NO nei piccioli.

3

Nel pomodoro si ha riduzione della pezzatura del frutto e degli zuccheri.

Nella patata si ha riduzione della pezzatura del tubero e del numero di tuberi commercializzabili.

diminuzione del β-carotene.

Nella lattuga si ha riduzione del peso dei cespi e

L’eccesso porta all’aumento del rapporto fra sostanze azotate e glucidi.

di N Ciò è causa di crescita

lussureggiante, piante verde scuro con fogliame succulento, formazione di tessuti poveri di s.s. e

fibra, minor resistenza a stress ambientali, maggior suscettibilità ad attacchi parassiti, scarsa

serbevolezza. Il ciclo vegetativo si allunga e si ha produzione ritardata con maturazione scalare e

difficoltà nella raccolta meccanica (es. pomodoro da industria). Il livello è eccessivo oltre il 5% come N

totale e oltre i 12000mg/Kg di N-NO nei piccioli.

3 β-carotene,

Nel pomodoro si ha inoltre aumento del marciume apicale dei frutti, diminuzione di s.s. e

consistenza dei frutti. Si ha infine produzione ridotta e di scarsa qualità.

si determina l’alterazione del

Nel cavolfiore e nel cavolo broccolo cuore cavo.

Nella lattuga è ostacolato il movimento del Ca, con maggior pericolo di necrosi marginale delle foglie e si

hanno: accumulo di nitrati nelle foglie, sapore amaro, diminuzione di vitamina B1 e B2.

Nella patata si ha diminuzione di s.s. e amido, aumento di zuccheri riduttori e solanina, maggior

imbrunimento dei tuberi, sapore attenuato e ridotta conservabilità.

Sintomi tipici di carenza di P sono crescita ridotta e lenta, formazione di pigmentazione porporea delle

foglie vecchie o colore delle foglie verde molto scuro. Il livello critico è dello 0,25% come P totale,

500mg/Kg di P nei piccioli.

Sintomi di eccesso di P sono crescita lenta, deficienza di microelementi come Zn, accrescimento

eccessivo oltre l’1% come P totale,

radicale maggiore rispetto a quello della parte aerea. Il livello è

3000 mg/Kg di P nei piccioli.

Sintomi tipici di carenza di K sono morte dei margini fogliari più vecchi durante la fase vegetativa,

produzione e qualità dei frutti ridotta. Il livello critico è del 2%.

Sintomi di eccesso di K sono carenza di Mg e Ca. Il livello è eccessivo oltre il 6%.

Descrivi gli andamenti dell’accumulo di sostanza secca e delle asportazioni di N, P e K in lattuga,

patata, carciofo, cavolo broccolo, melone e sedano.

In funzione della parte edule e dell’epoca di raccolta, l’accumulo di sostanza secca nelle diverse parti della

pianta, può prevedere modelli differenti. Ad esempio in patata, batata e carota è preponderante

l’accrescimento della parte ipogea; in spinacio, lattughe, cavoli cappuccio, ecc. ci si limita nella parte aerea,

alle sole foglie; ecc. l’asportazione

I ritmi di assorbimento degli elementi possono descriversi con curve che rappresentano

cumulata dell’elemento durante la coltivazione in Kg/ha, oppure con istogrammi indicanti il fabbisogni

giornaliero in Kg giorno/ha, nelle diverse fasi del ciclo colturale.

secondo l’epoca di impianto, può impiegare da 100 a 200 giorni per concludere il ciclo colturale.

La patata,

Nel primo mese il tubero-madre, deve germogliare e far emergere la pianta; nel secondo mese si accresce

rapidamente l’apparato fogliare e iniziano a formarsi i tuberi. In questo periodo, la pianta ha assorbito

appena il 10% degli elementi. Con l’accrescimento dei tuberi, l’assorbimento radicale aumenta notevolmente

e mobilità in meno di due mesi 50, 200 e 300 Kg/ha di P2O5, N e K2O. Pertanto questa fase diventa

piuttosto critica per la coltura, in quanto qualsiasi ostacolo all’assorbimento degli elementi (mancanza di

elementi disponibili, bassi livelli di umidità del terreno, temperature non idonee alla coltura, attacchi

parassitati, ecc.) provoca perdite di produzione sia per quantità che per qualità (tuberi piccoli o deformati).

asportato dalla coltura

Nei tuberi si accumula la maggior parte dell’azoto (70% circa). Il fabbisogno di azoto

risulta quindi relativamente modesto, sebbene non meno importante, nelle prime fasi della crescita (0,2-0,5

kg/ha/giorno) fino all’inizio della formazione dei tuberi, per poi raggiungere valori più elevati durante il loro

kg/ha/giorno). Quest’ultima fase è

ingrossamento (3-5 quella in cui eventuali fattori ambientali possono

interferire con l’assorbimento degli elementi minerali (carenze idriche e nutritive, stress termici, ecc.) e

compromettere maggiormente la produzione quanti-qualitativa dei tuberi.

D’altra parte, in questa fase sono da evitare anche eccessi di azoto, in quanto un antagonismo di questo

deposizione dell’amido, con

elemento nei confronti del K determinerebbe un rapporto sfavorevole alla

l’imbrunimento

formazione di sostanze (aminoacidi liberi) che favoriscono dei tuberi. In ogni caso la patata,

pur essendo una pianta potassofila (rapporto N:K2O pari a 1:1,5), risponde più alla concimazione azotata

potassica. È, infatti, soprattutto dall’assorbimento dell’N nelle prime

che a quella fasi della crescita che

dipende l’impostazione dell’apparato fogliare da cui verranno prodotti gli elaborati da trasferire

successivamente nei tuberi.

vi è parallelismo fra l’accumulo di s.s. e l’asportazione di N e K (250 Kg/ha e 350 Kg/ha). Anche

Nel carciofo

l’asportazione del P avviene proporzionalmente, ma in quantità minore (50 Kg/ha).

In questa coltura, nella fase iniziale vegetativa, l’asportazione degli elementi è modesta rispetto alla

successiva fase riproduttiva. In quest’ultima, le produzioni di s.s. e massa verde, aumentano notevolmente

nel giro di pochi giorni, elevando al contempo le asportazioni. Ne segue una fase caratterizzata ugualmente

dovute alla maturazione del prodotto. Il 50% dell’accrescimento e delle asportazioni

da elevate asportazioni

del carciofo, si realizza a metà ciclo colturale.

Nel cavolo broccolo le produzioni cumulate di massa verde e s.s. sono rappresentate da curve

a quelle dell’asportazione degli elementi nutritivi.

perfettamente parallele

Anche qui si ha una fase iniziale vegetativa con modeste asportazioni. Successivamente nella fase di

induzione a fiore, le produzioni di s.s e massa verde aumentano elevando le asportazioni di sostanze

nutritive. Segue una fase con elevate asportazioni dovute alla maturazione del prodotto. La durata delle

singole fasi dipende da precocità della cultivar e condizioni climatiche.

Il ritmo di assorbimento dell’N è molto basso nella prima fase (circa 2 mesi). Nella seconda fase, con le

piante in forte crescita, l’assorbimento aumenta rapidamente e nella terza fase si abbassa leggermente

risultando più regolare, fino alla raccolta dell’infiorescenza.

La formazione del corimbo principale e l’inizio dell’accrescimento delle inifiorescenze secondarie, richiede

elevate quantità di K, che raggiunge punte di circa 17 Kg/ha al giorno di K2O nelle settimane che precedono

la raccolta delle infiorescenze principali. Perciò si concentra la metà delle produzioni di massa verde e di s.s

e delle asportazioni di elementi, nella terza parte finale del ciclo colturale.

Buona parte dell’N assorbito si colloca nelle foglie con valori riscontrati del 67% nel cavolo broccolo, 69-74%

nel cavolfiore. Perciò le cultivar con più elevato sviluppo vegetativo richiedono maggiori quantità di elemento.

Con il miglioramento genetico si è tentato di ridurre lo sviluppo a vantaggio di quello dell’infiorescenza.

l’assorbimento degli elementi nutritivi è concentrato

Nella lattuga a cappuccio nelle ultime tre settimane di

raccolta. Tale andamento è valido per tutte le specie di cui si utilizzano le foglie prima degli steli fiorali

(spinacio, cavoli, finocchi, ecc.).

Nel melone, circa i 2/3 degli elementi nutritivi, si accumulano nelle ultime tre settimane del ciclo colturale,

che dura circa 100 giorni.

Nel sedano il ciclo culturale dura circa 150 giorni. In questa coltura solo il 2% della crescita e delle

asportazioni si osservano nella prima metà del ciclo. Circa la metà degli elementi è assorbita nelle ultime tre

settimane.

Cosa determina l’eccesso di concimazione azotata per gli ortaggi da foglia?

L’eccessivo impiego di concimi azotati (nitrici, in particolare) può anche comportare l’accumulo dell’anione

foglia, consumati crudi, contribuiscono, con l’acqua, all’assunzione di

nei tessuti vegetali. Gli ortaggi da

nitrato da parte dell’uomo.

Cosa sono le zone vulnerabili da nitrati?

La perdita di N nell’ambiente causa, oltre all’aggravio economico per il produttore, inquinamento da nitrato

che sono la risorsa per il consumo umano. L’NO

dei corpi idrici sotterranei e superficiali, -, essendo

3

dannoso per la salute umana, non deve superare i 50 mg/l per la potabilità delle acque (Direttiva Nitrati

della Comunità Europea). In base a ciò si è redatto un Codice di Buona Pratica Agricola (CBPA), a cui

gli agricoltori possono attenersi e, a livello regionale, si sono individuate le Zone Vulnerabili da Nitrati di

origine agricola (ZVN). In Puglia la superficie ZVN è di 92000 ha, di cui il 90% nella provincia di FG. In

queste zone è obbligatorio osservare il Piano di Azione Obbligatorio, redatto sulla base del CBPA e

consistente in un insieme di regole in materia di fertilizzazione azotata.

Come si calcola un piano di concimazione?

Un importante strumento per aumentare l’efficienza della concimazione azotata, è la stesura del Piano di

Fertilizzazione Azotata, in base al quale si determinano quantità, tempi e modalità di distribuzione dei

fertilizzanti naturali e di sintesi. Il metodo più diffuso per definire un piano di concimazione è quello del

bilancio dei nutrienti. Questo si basa su due quantità fondamentali:

totale dell’elemento

- quantità asportato;

- quantità di questo elemento disponibile nel terreno.

Pertanto è indispensabile conoscere le esigenze nutritive della coltura, disponibili in letteratura.

Altro strumento per formulare un corretto piano di concimazione, sono le analisi del terreno, da realizzare

almeno ogni tre anni. l’N reso disponibile dai residui della coltura precedente. L’entità di

Nel bilancio dovrebbe considerarsi anche

tali residui nelle specie orticole è limitata, in quanto gran parte della biomassa prodotta viene raccolta.

Tuttavia in alcune colture, si possono considerare, in quanto il prodotto viene lavorato e confezionato in

campo, dove restano i residui colturali della lavorazione.

Qual è il rapporto N:P O :K O delle specie orticole? Da cosa dipende?

2 5 2

Il rapporto N:P O :K O fra i singoli elementi nutritivi nelle principali specie orticole in piena aria è di:

2 5 2

- 1:0,1:1,4 per cavolo broccolo;

- 1:0,2:1,3 per carciofo;

- 1:0,3:2,1 per lattuga;

- 1:0,3:1,5 patata;

- 1:0,4:1,2 melone;

- 1:0,2:1,6 pomodoro.

Il rapporto al fine dell’ottenimento di produzioni ottimali, deve essere, a seconda del tipo di produzione, di:

- 1:1:2 per colture da fiori;

- 1:1:1 per foglie e tuberi;

- 1:1,5:2 per bulbi;

- 1:2:2 per frutti;

- 0:1:2 per le leguminose.

Il rapporto fra i tre elementi dipende sempre dal bilancio di input-output. Questo dipende per la parte in

entrata da fertilizzazione organica e minerale, irrigazione, residui colturali, mineralizzazione della s.o.,

solubilizzazione delle componenti minerali e scambio ionico. Per la parte in uscita dipende da lisciviazione

ed erosione, volatilizzazione e assorbimento microbico (N), insolubilizzazione (P, Ca, microelementi).

IL CONTENUTO DI NITRATI NEGLI ORTAGGI

Perché i nitrati sono pericoli per l’uomo?

Cosa sono i nitrati? Quali sono i fattori che influenzano il

contenuto dei nitrati negli ortaggi?

L’assunzione di acqua e ortaggi con alta concentrazione di nitrati è da sempre ritenuta pericolosa per la

salute umana. Il nitrato tossicologicamente ha una tossicità acuta estremamente bassa. Tuttavia,

nell’uomo, il 5-10% di nitrato ingerito viene ridotto, nella saliva e nel tratto gastrointestinale, a nitrito ad opera

di enzimi batterici. Il nitrito e i composti N-nitroso che si originano dalla sua reazione con altre sostanze (es.

ammine rilasciate nella digestione proteica), possono dar luogo a patologie. Pertanto, la valutazione

tossicologica del nitrato non può prescindere da quella del nitrito e dei composti N-nitroso e la presenza di

nitrato in ortaggi, alimenti e acque potabili, è considerata un problema di salute pubblica.

confronto fra la tossicità di nitrato e nitrito per l’uomo e per il ratto, è evidente che il nitrito crea danni

Dal

simili, mentre per il nitrato sono da 10 a 100 volte meno sensibili i ratti perché non hanno il meccanismo di

conversione del nitrato a nitrito.

I fattori che influenzano il contenuto di nitrati negli ortaggi sono le caratteristiche genetiche, i fattori

ambientali (luce, temperatura, umidità relativa), tecnica colturale (concimazione N, densità di piante,

L’accumulo dei nitrati dipende inoltre dalla specie (e varia anche all’interno della specie e fra le

irrigazione).

cv), in quanto ogni specie ha una diversa localizzazione e attività delle Nitratoreduttasi (NR) e si ha un

rapporto non equilibrato fra assorbimento di NO3- e attività della NR. Inoltre si ha diversa capacità di

assorbimento, traslocazione e assimilazione del nitrato da parte della pianta.

Quali sono gli effetti dei nitriti sulla salute umana?

I nitriti possono provocare diversi effetti sulla salute umana:

Nell’adulto la

- metaemoglobinemia infantile. trasformazione di emoglobina in metaemoglobina è

invece, c’è

momentanea, in quanto si ha il ripristino della forma ridotta in breve tempo. Nei neonati,

incapacità metabolica alla rapida riconversione ad emoglobina, con conseguenze fisiche più o meno

il gruppo eme del Fe dell’emoglobina cambia

reversibili (cianosi, sintomi di soffocamento, convulsioni);

numero di ossidazione da 2+ a 3+ provocando la trasformazione dell’emoglobina in metaemoglobina.

- cancro. Il nitrito può reagire con ammine e ammidi e formare composti N-nitroso. Da esperienze in

laboratorio, si è visto che circa 300 composti N-nitroso sono cancerogeni in più 40 specie animali;

- ipertrofia della tiroide;

- ipertensione;

- diabete mellito; per limitare l’assunzione dei nitrati?

Quali norme sono state definite

A livello comunitario sono stati imposti i limiti massimi di 50 e 0,5 mg/l rispettivamente di NO e NO , per le

3 2

acque destinate al consumo umano e deve essere soddisfatta la seguente condizione:

/3)² ≤ 1

(NO /50) + (NO (mg/l).

3 2 Il comitato scientifico dell’alimentazione

Gli ortaggi sono la principale fonte di assunzione di nitrati.

umana (SCF) ha affermato che l’assunzione totale di nitrato è in genere al di sotto della Dose Giornaliera

Accettabile (DGA), pari a 3,65 mg/Kg di peso corporeo. Tuttavia sono raccomandati sforzi per ridurne

l’assunzione. L’ingestione di soli 100 g di insalata con concentrazioni di 2500 mg di NO3 per Kg di prodotto

significa eccedere l’ADI

fresco, porta una persona di 60 Kg ad assumere 250 mg di NO -. Questo

3

(Acceptable Daily Intake, assunzione giornaliera accettabile) del 14% solo con questo alimento.

Il contenuto massimo ammissibile di NO (mg/Kg di prodotto fresco) può variare anche a seconda della

3

dell’indivia, che ad esempio, in Austria

stagione. È il caso e Olanda ha in estate un limite di 2500 e in inverno

3500. In Belgio e Svizzera resta uguale fra le stagioni, rispettivamente 2000 e 2500. Per spinaci e lattughe,

la Comunità Europea prevede una regolamentazione basata sul periodo della raccolta e sul tipo di

coltivazione (piena aria o coperto).

Per quanto riguarda il nitrito, la SCF ha fissato la DGA di 0,06 mg/Kg di peso corporeo. Poiché almeno il 5%

del nitrato viene trasformato in nitrito, con 100 g di insalata a concentrazione di 2500 mg di NO3 per Kg di

prodotto fresco, si avrebbero 12,5 mg di NO2, superando l’ADI per il nitrito del 250%.

Cosa prevede la legge per la commercializzazione degli ortaggi?

L’N è il macroelemento più importante per la produzione di ortaggi, soprattutto quelli da foglia. È usato dalle

piante per sintetizzare amminoacidi e formare proteine, acidi nucleici, clorofilla, alcaloidi, basi degli

amminoacidi (purine e pirimidine), enzimi. L’N influisce sulla qualità degli ortaggi da foglia perché ne

determina: intensità del verde, contenuto in s.s., croccantezza e conservabilità post-raccolta.

Considerata l’importanza, i produttori tendono a sovraconcimare in N, con conseguenti effetti negativi. La

bassa efficienza d’uso dell’N determina:

dovuto alla lisciviazione dell’NO

- impatto ambientale - in falda. La direttiva nitrati 12 dicembre 1991

3

regolamenta la protezione dell’acqua da inquinamento provocato da nitrati provenienti da fonti agricole;

dovuto all’accumulo di NO3-

- impatto salutistico negli ortaggi. Esiste un regolamento UE 1258/2011;

dovuto all’aumento dei costi di produzione e al rischio di rifiuto del prodotto sui

- impatto economico

mercati.

IRRIGAZIONE DELLE COLTURE ORTIVE

Che percentuale dell’acqua prelevata in Italia è destinata all’agricoltura?

60% dell’acqua prelevata in Italia è destinata all’agricoltura. Nel

Il bacino idrografico del Po, il 95% dei

prelievi superficiali viene finalizzato all’irrigazione. Il nostro, è il terzo Paese europeo per percentuale di

dell’acqua in

uso agricoltura, preceduto da Grecia (80%) e Spagna (72%), e seguito dal Portogallo (59%).

Cosa si intende per acqua virtuale?

Per acqua virtuale si intende il volume di acqua che un qualunque bene (o servizio) ha richiesto per la

che la grande maggioranza dell’acqua utilizzata

sua produzione. Il termine virtuale si riferisce al fatto

per realizzare il prodotto, non è contenuta fisicamente nello stesso, ma è stata consumata durante le

diverse fasi della sua produzione, dal campo fino alla tavola.

particolare, i prodotti dell’allevamento (carne, uova, latte e derivati), presentano un contenuto di acqua

In

virtuale molto elevato, perché gli animali allevati si alimentano con enormi quantità di prodotti coltivati (in

aggiunta al consumo diretto di acqua per abbeveraggio ed altre operazioni) nei diversi anni tra la nascita e il

momento in cui essi stessi vengono trasformati in alimenti.

L’impatto ambientale, in termini di consumo di acqua, è maggiore per ortaggi o per la carne?

la piramide ambientale, che l’impatto ambientale è più basso per gli ortaggi e va

Si può rilevare, osservando

via via aumentando passando per: patate, frutta, biscotti, riso, pasta, latte, pane, uova, yogurt, dolci, legumi,

carne bianca, olio, pesce, formaggio e carne rossa.

Quanta acqua contiene un ortaggio? in relazione all’ortaggio.

Il contenuto di acqua varia molto(25-85%)

Normalmente una perdita del 3-5% si rende visibile con i primi segni di avvizzimento.

Fra le pratiche agronomiche, l’irrigazione è quella che condiziona di più la produzione e la qualità delle

colture, specie per quelle da consumo fresco come gli ortaggi. Le ortive hanno un valore economico e

produttività per unità di acqua più alto rispetto alle erbacee da pieno campo.

Cosa prevede il metodo del bilancio idrico?

Il bilancio idrico prevede la determinazione di una serie di parametri legati alle caratteristiche della coltura,

del terreno, dell’impianto irriguo utilizzato e dalle condizioni climatiche del periodo considerato.

Il volume di adacquamento effettivo (VA) dipende dalle caratteristiche idrogeologiche del terreno e dalla

risposta della coltura al contenuto idrico del suolo. La frequenza o turno irriguo (TI) invece dipende dalle

esigenze idriche della coltura rappresentate dall’acqua traspirata, dalle piante coltivate e dalle eventuali

infestanti, e da quella che evapora direttamente dal terreno.

Il fabbisogno idrico di una coltura coincide in definitiva, con l’evapotraspirazione effettiva (ETE) della coltura.

Per stimare l’evapotraspirazione dell’ambiente, si determina l’evapotraspirazione potenziale (ETP), riferita ad

una coltura standard di una superficie estesa di prato in fase attiva di accrescimento, senza problemi

fitopatologici, ben fornita di acqua e ben concimata.

L’ETP può stimarsi anche sulla base dell’acqua evaporata da una vasca di dimensioni standard

(evaporimetro), o attraverso formule matematiche più o meno complesse, che tengono conto di parametri

ambientali.

Moltiplicando la ETP di una zona per i coefficienti colturali Kc) specifici della coltura e per le varie fasi del

suo ciclo, si può ricavare l’ETE. I fabbisogni irrigui sono dati dalla differenza fra ETE e gli apporti naturali,

costituiti da piogge utili, risalita capillare da falde superficiali e riserve idriche del terreno.

Il VA si esprime per unità di superficie: m3/ha, L/m2 o in mm di altezza.

Si ricordi che un mm di pioggia = 1L/m2 =10 m3/ha.

Il VA è definito in base alle caratteristiche del terreno legate alla tessitura.

La capacità di campo (CC) è la quantità di acqua trattenuta dal terreno dopo la percolazione libera per

gravità dell’acqua di percolazione. Occupa i cosiddetti micropori.

Punto di appassimento permanente (PA) è il contenuto di acqua nel suolo sotto il quale le piante non sono in

grado di assorbire acqua in quantità sufficienti per cui appassiscono.

Acqua disponibile (AD) è la quantità d’acqua compresa fra la CC e il PA.

In generale, cosa determinano le condizioni di carenza idrica o eccessi di apporto idrico?

Condizioni di carenza idrica provocano riduzioni di produzioni e peggioramenti della qualità dei prodotti in

misura variabile a seconda della specie e della fase del ciclo colturale in cui si verifica lo stress idrico.

Gli eccessi di apporto idrico, frequenti nelle colture irrigue, possono determinare ristagni idrici e/o eccessiva

idratazione delle piante, condizioni favorevoli allo sviluppo di molte malattie, specie della radice e del

colletto. Cos’è il marciume apicale e

Indica alcune fisiopatie collegate a squilibri idrici. cosa lo favorisce?

sono all’origine di disordini fisiologici come il marciume apicale dei frutti di pomodoro e

Gli squilibri idrici

peperone. Tale fisiopatia è la conseguenza di una carenza di calcio localizzata (cioè a carico solo di una

porzione dei frutti), non dovuta ad una carenza di calcio nel terreno o ad un suo ridotto assorbimento da

parte delle radici. Esso è provocato dalle repentine variazioni idriche del terreno dovute a irrigazioni

abbondanti, ma poco frequenti, o all’uso di acque saline.

Il marciume apicale è un disordine fisiologico causato da deficienza di calcio nel frutto. Il calcio è asportato e

trasportato attraverso il flusso di massa nello xilema sotto la guida della traspirazione.

La maggior parte del calcio si accumula nelle foglie e solo una piccola parte è disponibile per il frutto.

In condizioni che annullano la traspirazione, il flusso xilematico al frutto è soppresso e quindi il flusso di

calcio al frutto è ridotto.

A causa della minore densità e del minor numero di vasi xilematici, la deficienza di calcio avviene nella parte

distale del tessuto.

Fattori che predispongono al marciume sono:

- insufficienza di calcio durante la formazione dei frutti;

- eccesso di azoto;

- rapida crescita della pianta;

drastiche oscillazioni del contenuto d’acqua nel terreno.

-

Condizioni che aumentano la suscettibilità della coltura alla fisiopatia sono:

- variazioni del contenuto idrico del terreno e dello stato idrico della pianta;

valori elevati della temperatura e dell’umidità dell’aria;

-

- ridotta densità colturale;

- cultivar a frutto grosso;

- abbondanti irrigazioni e concimazioni;

- valori ridotti di EC della soluzione nutritiva (nel caso di fertirrigazione e colture fuori suolo).

Sono maggiori i consumi idrici in serra o in piena area?

non irrigua (es. colture “seccagne” di melone invernale e

A meno di qualche eccezione di orticoltura ricorrono all’irrigazione per

pomodoro al sud), le colture ortive, almeno quelle a ciclo primaverile-estivo,

integrare gli apporti dovuti alle piogge.

In pien’aria, i volumi irrigui stagionali variano fra 2.000 e 5.000 m3/ha in funzione della specie, dell’ambiente

pedo-climatico, e della tecnica irrigua.

Ovviamente, l’irrigazione è assolutamente indispensabile nelle colture in serra. Qui si può arrivare anche a

di colture vigorose come il pomodoro e cetriolo condotte per l’intero anno o in

6.000-10.000 m3/ha, nel caso

idroponica. Nella pianificazione irrigua quindi è importante valutare la disponibilità quanti-qualitativa

dell’acqua, considerando l’influenza che le caratteristiche chimico-fisiche di essa, hanno sulla produzione e

sulla qualità degli ortaggi.

Cos’è l’efficienza d’uso dell’acqua? Quali sono i fattori che definiscono la qualità dell’acqua irrigua?

Per efficienza d’uso dell’acqua irrigua si intende il rapporto fra l’incremento di resa e il quantitativo di acqua

qualità dell’acqua irrigua

distribuita nel periodo considerato. La è definita da fattori chimici : pH, CE

(conducibilità elettrica, ossigeno, elementi essenziali, Na+, HCO3-, CO3^2-); fattori fisici (temperatura,

impurità solide); fattori biologici (alghe, funghi, batteri).

Numerosi sono i fattori fisici, chimici e microbiologici da considerare quando si deve valutare un’acqua per

Ad esempio, l’assenza di microrganismi patogeni e/o composti tossici è un requisito

uso irriguo.

indispensabile per la sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti.


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MarcoP87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie agrarie
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarcoP87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Coltivazioni Erbacee e Orticoltura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Santamaria Pietro.

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