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RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

compete la responsabilità delle attività di coordinamento della rete e dell’erogazione delle prestazioni

assistenziali.

Nell’ambito della rete dei servizi per gli anziani possono essere individuati tre livelli di intervento:

- prevenzione socio-sanitaria dell’invecchiamento patologico (centri diurni polifunzionali, centri

aperti al

territorio e alla diverse generazioni - laboratori teatrali o di antichi mestieri, attività di integrazione

sociale, corsi di attività motorie - soggiorni climatici, campagne di sensibilizzazione e informazione

circa la prevenzione dei rischi);

- prevenzione socio-sanitaria delle condizioni ad alto rischio di perdita di autonomia (Assistenza

domiciliare integrata, Case protette, Case albergo, Comunità alloggio);

- miglioramento della qualità della vita dell’anziano disabile (servizi di assistenza).

L’accesso ai servizi socio-sanitari può avvenire sia attraverso il contatto tra anziano (o familiare

dell’anziano) e Assistente Sociale del Comune di residenza, sia attraverso il contatto tra anziano e

Medico di Medicina Generale.

L’A.S. o il Medico presentano domanda al Distretto per la valutazione delle condizioni dell’anziano e

per la definizione dell’intervento; da qui l’attivazione di una équipe multiprofessionale, l’Unità

Valutativa Geriatrica (viene chiamata in maniera diversa nei diversi contesti regionali), composta da

diverse figure professionali (geriatra, fisiatra, infermiere professionale, medico di base ed assistente

sociale) che ha i compiti di:

- Valutare, in maniera integrata e multidimensionale, lo stato di autonomia della

persona anziana;

- definire gli obiettivi dell’intervento;

- redigere il piano di intervento personalizzato con la precisa indicazione degli obiettivi e

dei servizi da attivare;

- effettuare il monitoraggio dell’andamento del progetto individualizzato, con la verifica periodica dei

risultati raggiunti.

Alcuni esempi di integrazione sociosanitaria nell’area della senilità

1. Integrazione mediante accesso unico ai servizi – Progetto “Punto Unico per l’assistenza

domiciliare”. Si tratta di una sperimentazione realizzata in Toscana, nella ASL 11 di Empoli, e

consistente nella creazione di un punto unico di accesso alle prestazioni domiciliari. Esso raccoglie

tutte le richieste di assistenza domiciliare, comprese le dimissioni ospedaliere protette. L’Unità di

Valutazione Territoriale prende in carico le richieste e redige il Piano di Intervento; un programma

informatico registra le varie fasi del processo. Il progetto, promosso dal Dipartimento Cure Primarie

della ASL 11 di Empoli, coinvolge i 15 Comuni del territorio e i medici di medicina generale, nonché

gli Ospedali. Si sta lavorando per coinvolgere anche le associazioni di volontariato.

2. Integrazione mediante quality management – Progetto “La qualità dell’assistenza domiciliare”.

Siamo in Emilia-Romagna - una delle regioni italiane all’avanguardia nella realizzazione

dell’integrazione socio-sanitaria e nella articolazione dei servizi per gli anziani – precisamente a

Correggio (RE). L’ASL ha effettuato - tra il 1996 e il 2000 - la sperimentazione di un modello di

integrazione socio-sanitaria rivolto a persone anziane o non autosufficienti. La suddetta

sperimentazione ha consentito di introdurre le strategie innovative di seguito elencate:

- Orientamento alla qualità, in linea con le norme ISO 9000;

- Approccio globale all’assistenza sanitaria primaria, attraverso l’utilizzo dei servizi sanitari e sociali

distrettuali per assistere individuo e famiglia. 13

RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

La collaborazione si realizza attraverso accordi di programma e convenzioni tra istituzioni ed enti dei

comparti sociale e sanitario. Una delle priorità del progetto è l’individuazione di un approccio di

intervento condiviso da tutti gli operatori; di qui la particolare attenzione rivolta alla formazione degli

operatori e la successiva elaborazione di protocolli istituzionali tra servizi. La sperimentazione ha

condotto, inoltre, alla realizzazione di un manuale di qualità del servizio di assistenza domiciliare

integrata.

3. Integrazione mediante continuità assistenziale – l’Unità operativa di continuità assistenziale. Si

tratta di una esperienza veneta, realizzata nell’ULSS 4 dell’alto vicentino, nei primi anni 2000.

L’UOCA è una UVG attiva presso i presidi ospedalieri di Thiene e Schio e ha l’obiettivo di garantire le

dimissioni protette dell’anziano dall’ospedale, attraverso la presa in carico diretta e la fornitura di cure

domiciliari, in continuità con quelle ospedaliere. L’équipe dell’Unità operativa è composta dal Primario

del Reparto di Geriatria, da un infermiere professionale, da un fisioterapista e da un assistente sociale

dell’ospedale, che svolge il ruolo di case manager.

4. Oltre la RSA: un progetto per l’integrazione sociale di anziani non autosufficienti. Si tratta di un

progetto concernente un soggiorno di 4 giorni al mare, realizzato - nell’anno 2002 - nella Residenza

Sanitaria Assistenziale Boschi, collocata in un piccolo comune della provincia di Arezzo. Il progetto,

ideato dalla assistente sociale responsabile della struttura e approvato dal responsabile del Servizio

Sociale zonale e dal coordinatore sociale dell’Azienda Usl, aveva come obiettivo la sperimentazione di

attività fuori dagli spazi – mentali e fisici – conosciuti da alcuni anziani (8) residenti nella struttura. La

scommessa quella di tenere vive e potenziare le capacità residue dell’individuo, promuovendo

l’immagine positiva degli anziani, considerati non solo come bisognevoli di assistenza ma portatori di

volontà e capacità di vivere nel sociale. 14

RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

AREA TOSSICODIPENDENZE

Il quadro culturale

Possono essere individuate quattro fasi, che corrispondono ad altrettante concezioni del fenomeno:

- Anni ‘70: tossicodipendenza come tentativo di “trasgressione oppositiva al sistema”,

“ricerca di una contro cultura”.

- Anni ’80: È in questi anni che si sviluppa e concretizza l’idea di azioni di informazione-

prevenzione in ambito scolastico, essendo costante la preoccupazione che il fenomeno possa

ampliarsi.

- Anni ’90: la tossicodipendenza viene considerata una patologia cronica ad andamento

recidivante che richiede trattamenti specialistici.

- Anni 2000: presenza contemporanea di patologie psichiatriche associate all’uso, abuso o

dipendenza da sostanze; ciò che viene comunemente definito “doppia diagnosi”.

Il quadro normativo

- Legge 685/75 Legge 685/75: depenalizza l’uso personale di sostanze stupefacenti e istituisce i

Centri Medici e d’Assistenza Sociale assegnando ad essi compiti di prevenzione, cura e riabilitazione

degli stati di tossicodipendenza;

- Legge 162/90 e successivo DPR 309/90: pur riconoscendo alla tossicodipendenza lo status di

patologia, reintroducono il concetto di punibilità. Le revisioni successive della normativa vedono

decadere nuovamente il principio di punibilità, esaltano il mandato di controllo sociale (teoria della

riduzione del danno) e danno il via alla riorganizzazione dei servizi pubblici (Ser.T.) in senso

multispecialistico (DM 444/90 DM 444/90).

- Gennaio 1999 – Accordo Stato-Regioni: per la prima volta si fa la differenza fra uso, abuso e

dipendenza nei confronti delle sostanze e si sottolinea l’importanza degli interventi finalizzati al

contenimento della tossicodipendenza.

- Decreto 14/06/2002: stabilisce che il coordinamento dei SER.T deve essere effettuato attraverso uno

specifico Dipartimento per le Dipendenze Patologiche che deve essere organizzato con modalità di

integrazione interistituzionale e con la partecipazione - a livello operativo e decisionale - del privato

sociale accreditato o autorizzato.

L’organizzazione dei servizi

L’evoluzione della legislazione in tema di droga e tossicodipendenza così come descritta ha

contribuito a delineare un sistema di interventi di prevenzione, cura e riabilitazione delle

tossicodipendenze che non è più ancorato al binomio Servizio pubblico (Ser.t) - Servizi di privato-

sociale (Comunità terapeutiche e associazioni) bensì intorno a cinque pilastri (o aree d’intervento),

identificati a partire dai bisogni di cui sono portatori i tossicodipendenti:

1. Controllo e repressione dell’offerta di sostanze (forze di polizia, magistratura);

2. Terapia, cura e riabilitazione (Ser.t, comunità terapeutiche, servizi sociali e sanitari);

3. Inserimento lavorativo (agenzie del lavoro, cooperative sociali, imprese private, strutture

di accoglienza, gruppi di auto-aiutuo); 15

RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

4. Riduzione del danno (associazioni di volontariato, aree protette, unità mobili, centri di

mediazione);

5. Prevenzione (scuola, centri di sostegno, servizi sociali, servizi sanitari, associazioni,

mass media, parrocchie, ecc.).

Il progetto terapeutico è così organizzato:

Terapia farmacologia

1. Accettazione - Accoglienza

2. 1° Visita - Esame Obiettivo

3. Counseling farmacologico

4. Somministrazioni di farmaci

5. Controlli clinico tossicologici

BASSA EVOLUTIVITÁ

Si riferisce a utenti:

- In fase pre-contemplativa o contemplativa

- Con problemi psichiatrici associati tali da rendere non praticabile un percorso di

- cambiamento volontario

- Con problemi di personalità e/o sociali tali da rendere non praticabile un percorso di

cambiamento volontario

Obiettivo Risultato positivo Risultato negativo

Aumento qualità della vita Migliorate le condizioni di Assenza di indicatori positivi

disagio sociale

Riduzione attività illegali Riduzioni delle situazioni Assenza di indicatori positivi

favorenti

Riduzione rischio di Migliorato il controllo Assenza di indicatori positivi

overdose dell’uso di sostanze

Riduzione comportamenti a Segue le indicazioni del Assenza di indicatori positivi

rischio counseling sanitario

Aumento attività lavorativa Migliorato l’inserimento Assenza di indicatori positivi

lavorativo

ALTA EVOLUTIVITÁ

- Si riferisce a utenti per i quali è ipotizzabile un cambiamento volontario della condizione

tossicologica 16

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Obiettivo Risultato positivo Risultato negativo

Stabilizzazione del sintomo Riduzione uso almeno del Non mantiene costantemente

50% la riduzione dell’uso

Induzione del cambiamento Riduzione uso almeno del Riduzione uso almeno del

90% e inizio valutazione 90% e inizio valutazione

Gestione del cambiamento Condizione di drug free e Non utilizza le risorse

attivazione risorse necessarie individuate come necessarie

Gestione delle ricadute Evoluzione più rapida fasi Non evolve

precedenti

Un esempio di integrazione socio-sanitaria nell’area delle tossicodipendenze

Si tratta di una esperienza realizzata dal Dipartimento Farmacodipendenze della ASL Napoli 1 - in

particolare dagli operatori del Ser.T del distretto 49 - con altri servizi territoriali, nell’ambito del

Progetto CIC (Centri di informazione e consulenza rivolti agli studenti all’interno delle scuole

secondarie superiori) e consistente nella realizzazione di attività di prevenzione delle di prevenzione

delle farmacodipendenze, delle farmacodipendenze, dell’alcoolismo, dell’Aids e Aids e delle patologie

correlate delle patologie correlate, presso le scuole ubicate sul territorio di riferimento.

Prima fase:

- Sono stati realizzati incontri preparatori tra operatori del Ser.T., docenti referenti per

l’educazione alla salute e personale socio-sanitario coinvolto nei progetti. E’ stato preparato

e somministrato un questionario destinato agli studenti.

- E’ stato predisposto un calendario di consulenze di ascolto e counseling individuale nei

CIC.

Seconda fase:

- Sono stati organizzati incontri seminariali (con i docenti delle classi destinatarie delle

attività; con

- gli studenti);

- Sono state effettuate consulenze individuali e di gruppo;

- Sono stati realizzati incontri (tra operatori Ser.T.,

Le richieste fatte dai ragazzi hanno fatto emergere il bisogno di essere accolti e ascoltati, sostenuti e

orientati. Le principali problematiche emerse ed affrontate sono state:

- relative ai comportamenti familiari e sociali (conflitti con i genitori e i fratelli, difficoltà di relazione

con gli insegnanti, incomprensioni, abbandoni, ecc.);

- relative ai comportamenti a rischio (uso di droghe, alcool, ecc.); 17

RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

- legate alla sessualità e/o alla vita di coppia (contraccezione e gravidanza, stupro, matrimonio di

minori, ecc.)

- connesse ai comportamenti scolastici (difficoltà di apprendimento, problemi relazionali

con insegnanti o compagni); 18

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AREA IGIENE MENTALE

Il quadro culturale

Il tema della salute mentale riveste notevole importanza sia per la rilevanza che il nostro ordinamento

attribuisce alla integrità psichica, sia perché si registra un trend in aumento dei problemi ad essa

connessa. La letteratura scientifica sembra indicare che nell’arco di periodi di tempo brevi il 20% circa

della popolazione adulta presenterà uno o più dei disturbi mentali elencati nella Classificazione

Internazionale delle Malattie (OMS). La preoccupazione per l’aumento delle suddette patologie è

elevata, perché ad esse si associano elevati carichi di disabilità, nonché costi economici e sociali, che

pesano sui malati, sui loro familiari e sulla collettività. Prima dell’emanazione della Legge Basaglia la

psichiatria aveva essenzialmente funzioni di custodia e cura in quanto le persone che presentavano

problemi di salute mentale erano considerate pericolose per sé e per gli altri. Le persone ricoverate

venivano condannate dall’Autorità Giudiziaria (con decreto penale e menzione sul casellario

giudiziario) e - quindi - private di ogni diritto civile.

Il quadro normativo

Il punto di svolta nella legislazione relativa alla salute mentale è la Legge 180/78 Legge 180/78

(Legge Basaglia), i cui postulati fondamentali possono essere così riassunti:

- intervento pubblico non più finalizzato al controllo sociale dei malati di mente ma diretto

alla promozione della salute e alla prevenzione dei disturbi di salute mentale;

- spostamento dell’asse portante delle istituzioni assistenziali dagli interventi fondati sul

ricovero ospedaliero a quelli incentrati sui servizi territoriali;

- programmazione di progetti terapeutici e di risocializzazione, con incremento di interventi

che coinvolgono le reti familiari e sociali.

Dopo la suddetta riforma, bisogna - però – aspettare gli anni ’90 per vedere approvato il primo

Progetto Obiettivo (“Tutela della salute mentale 1994-1996”) in cui si riconosce che la tutela dei

problemi di salute mentale non è affrontata con decisione e determinazione.

Successivamente, viene approvato un nuovo Progetto Obiettivo (“Tutela della salute mentale per gli

anni 1998-2000”), in cui si focalizza l’attenzione sul rischio connesso al mancato coordinamento tra le

varie figure professionali.

Nel documento dell’OMS, "La strategia della salute per tutti entro l’anno 2000", c’è il riferimento

alla "Riduzione dei disturbi mentali e dei suicidi“, può essere raggiunto - a parere dell’OMS -

attraverso le seguenti azioni:

1. alleviare e/o risolvere le situazioni che sono fonte di tensione sociale, interpersonale e personale

(l’attenzione è alla popolazione generale);

2. qualificare l’offerta di prestazioni ai soggetti affetti da disturbi mentali, ai loro familiari e a

quanti se ne prendono cura, grazie al rafforzamento dei Servizi di salute mentale radicati

territorialmente e alla creazione di sinergie diffuse con le risorse comunitarie (l’attenzione è agli utenti

dei servizi e ai loro familiari).

Nel PSN 2003-2005 è interessante osservare, innanzitutto, che il capitolo dedicato alla Salute

Mentale è stato incluso nella sezione “Salute e Sociale” e che, tra le aree critiche che si rilevano nella

tutela della salute mentale, vi sono, oltre alla disomogenea distribuzione dei servizi sul territorio

nazionale, la mancanza di coordinamento fra i servizi sociali e sanitari per l’età evolutiva, i servizi per

gli adulti ed i servizi per la popolazione anziana. 19

RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

L’organizzazione dei servizi

L'organizzazione dei servizi psichiatrici, nel nostro paese, in accordo con la normativa vigente,

prevede le seguenti tipologie di strutture, coordinate all'interno di un modello dipartimentale:

1. Centri di salute mentale Centri di salute mentale per interventi sul territorio;

2. Servizi psichiatrici di diagnosi e cura Servizi psichiatrici di diagnosi e cura per l'assistenza

ospedaliera;

3. Centri diurni Centri diurni e day hospital day hospital per attività riabilitative in regime semi-

residenziale;

4. Strutture per attività riabilitative in regime residenziale.

Tra queste strutture, quella maggiormente deputata a rispondere ai bisogni emergenti e a realizzare gli

obiettivi di cui sopra, risulterebbe essere il CSM, che non è solo la sede organizzativa dell’équipe

multidisciplinare ma rappresenta la sede coordinamento degli interventi di prevenzione, cura,

riabilitazione e reinserimento sociale del territorio competenza che è chiamato non solo a definire e ad

attuare programmi terapeutico-riabilitativi personalizzati ma anche a valutare le pratiche e le procedure

adottate.

Attualmente gli utenti ricoverati sono una minoranza: il ricovero in ospedale (in piccoli reparti

all’interno degli ospedali generali) è - generalmente - volontario e viene fatto solo in condizioni di

particolare gravità della malattia, indipendentemente dalla “pericolosità” del comportamento.

Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati -

generalmente - dai servizi e dai presidi territoriali extraospedalieri. Ciò fa sì che gli utenti della

psichiatria restino in possesso dei diritti civili e della capacità di autodeterminarsi.

Eventuali accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori possono essere disposti dall’autorità

sanitaria, nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici (compreso - se e in quanto

possibile - il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura). I suddetti accertamenti e i

trattamenti sanitari obbligatori devono essere accompagnati, quindi, da iniziative che assicurino il

consenso e la partecipazione della persona obbligata. I servizi operano con l’orientamento alla

riduzione del ricorso ai trattamenti sanitari obbligatori e allo sviluppo di iniziative di prevenzione e di

educazione sanitaria.

Appare chiaro che il settore di intervento in questione mostri un grado di complessità elevata, in

quanto richiede la gestione di problematiche multidimensionali e l’integrazione di approcci

sociopsicologici e sanitari. In un settore in cui l’unico ruolo ad identità solida appare essere quello dello

psichiatra, forti risultano essere i problemi forti risultano essere i problemi dell’assistente sociale e

delle altre figure professionali (infermiere, educatore, sociologo), che tendono a definirsi piuttosto per

differenza che per identità propria.

Un esempio di integrazione socio-sanitaria nell’area dell’igiene mentale

Si tratta dell’esperienza della Cooperativa “ “Fuoric’entro ” di Imola , in collaborazione con il DSM

dell’Ausl di Imola, che si esplicita nei progetti terapeutici individuali, per i quali è prevista la firma

congiunta (DSM e Fuoric’entro). Il Dipartimento accoglie gli utenti e - dopo aver effettuato la

valutazione dei bisogni - decide in che modo curarli (si può optare tra colloquio individuale,

inserimento in strutture

residenziali o semiresidenziali, ecc.). La titolarità complessiva del progetto è del Dipartimento di

Salute Dipartimento di Salute Mentale; lo sviluppo dei programmi individuali di attività, rinnovati

quadrimestralmente, è frutto - invece - del lavoro congiunto tra gli operatori delle cooperative ed il

Dipartimento, cioè dell’équipe. Gli strumenti attraverso cui questa collaborazione si è resa possibile

sono stati, dapprima la gara di appalto e, attualmente, il contratto a retta che, sebbene rinnovato ogni

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RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

anno, non offre le garanzie di una gara di appalto. Proprio per questo motivo le Istituzioni (Ausl,

Comuni, ecc.) si sono impegnate a garantire a Fuoric’entro e alle altre cooperative che gestiscono

comunità il supporto necessario affinché le stesse, qualora dovesse presentarsi la necessità di una

riconversione delle attività, continuino - attraverso la definizione partecipata di nuovi progetti - ad

offrire la loro collaborazione. Si tratta di un impegno non solo materiale, ma soprattutto culturale; non

adoperarsi per il sostegno delle imprese sociali in un eventuale processo di conversione delle attività

significherebbe depauperare un patrimonio culturale e privarsi della possibilità di fruire di una valida

base operativa per l’attivazione di servizi volti a soddisfare i bisogni emergenti.

Fuoric’entro si configura - quindi - come una cooperativa a scopo plurimo: gestione dei servizi socio-

sanitari ed educativi a favore di chi soffre condizioni di disagio psichico e sociale; avviamento al lavoro

di soggetti svantaggiati, essendo i percorsi socio-riabilitativi e di inclusione sociale articolati in

interventi integrati e complementari che vanno dalla prevenzione alla cura e riabilitazione.

Essa può progettare, realizzare e gestire attività quali:

- assistenza domiciliare;

- strutture di accoglienza;

- centri diurni;

- centri occupazionali;

- centri residenziali;

- laboratori protetti;

- centri di orientamento e formazione professionale;

- punti vendita di prodotti artigianali;

- iniziative di animazione e attività di sensibilizzazione e

promozione culturale;

- produzione e distribuzione di materiale illustrativo.

Nell’ambito dei servizi residenziali attualmente Fuoric’entro gestisce due Comunità (“La Pascola” e

“Casa Primo Vanni”) e tre Gruppi appartamento (“Pambera”, “Cavour” e “La Soffitta”);

fornisce - inoltre - assistenza di base alla Comunità “Cà del Vento”. Per ciò che attiene ai servizi

semi-residenziali si occupa di formazione, avviamento e transizione al lavoro di formazione,

avviamento e transizione al lavoro di persone che hanno intrapreso un percorso di riabilitazione

persone che hanno intrapreso un percorso di riabilitazione: si pensi alle attività di formazione al lavoro

promosse e gestite nell’ambito del Consorzio Sol.co e all’esperienza “La Bottega del C’entro”.

Per quanto concerne le attività di prevenzione, promozione e consulenza, sono da segnalare le attività

à di educazione alla di educazione alla Salute Mentale Salute Mentale (incontri seminariali nelle scuole

superiori in cui si affrontano i temi del disagio psichico) e il “Progetto Mondi Solidali”. L’ambito

territoriale di riferimento è prevalentemente quello di Imola e circondario, anche se non mancano

attività di collaborazione con alcune realtà del ravennate.

Fuoric’entro fa parte del Consorzio Ippogrifo, che riunisce le cooperative del territorio imolese che si

occupano di Salute Mentale. Esso fu istituito nel 1994 – dai rappresentanti delle coop SEACOOP e

A.TL.AS. - con la finalità di portare a compimento il processo di de-istituzionalizzazione e di creare

strategie unitarie che consentissero di erogare interventi di rete in grado di rispondere ai bisogni della

comunità. 21

RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

AREA IMMIGRAZIONE

Quadro culturale

Negli ultimi anni in Italia si è verificato un incremento notevole della presenza di immigrati che,

però, si sta assestando verso una fase di stabilità sempre maggiore e, considerando il primo periodo

migratorio connotato dalla precarietà economica e residenziale,sta lasciando lentamente posto verso

una fase intermedia caratterizzata da una maggiore incidenza dei ricongiungimenti familiari e degli

inserimenti lavorativi attraverso cui cresce di riflesso anche la richiesta di servizi. Per affrontare le

nuove sfide dell’integrazione occorre tener conto del rapporto tra il lavoro sociale attivato

dall’operatore e le politiche sociali proposte dalle istituzioni. All’uopo gli operatori devono coordinare

le risorse sul campo e devono farsi mediatori tra l ’utente e l ’ente pianificatore; ecco perché

un’adeguata pianificazione sociale ha bisogno della partecipazione delle associazioni d’immigrati e del

riconoscimento dei diritti politici come già a iene nei principali paesi europei.

In questi anni di politica sociale in Italia l’attività dei governi si è scontrata con la discrasia degli

orientamenti politici, che anzi, hanno contribuito a procrastinare il problema attraverso dei tentativi

legislativi che da una parte hanno introdotto nuove e pericolose forme di custodialismo (per es. i CTP)

e d ’altra parte hanno finito per prediligere i procedimenti di espulsione coatta. Se si tiene conto di tutto

ciò bisogna accettare che per quanto occorre rispettare il diritto della comunità autoctona alla

protezione contro le forze assimilatrici trasnazionali, occorre anche rispettare il desiderio degli

immigrati volto a perseguire una libera scelta.Uno degli assunti di Bauman è che non può esistere il

riconoscimento culturale senza un ’adeguata politica redistributiva la sicurezza è la condizione

necessaria per il dialogo tra le culture, senza di essa non ci saranno più possibilità di migliorare l

’umanità in vista di una futura integrazione.

Sussistono vari motivi che rendono peculiare il processo migratorio in Italia:

1) la naturale incidenza dell’immigrazione stagionale, che non è percepita come emergenza

problematica dalla popolazione autoctona e allo stesso tempo determina l’incremento delle relazioni tra

il paese d’origine e quello destinatario

2) il fenomeno delle rimesse, cioè l’attività economica intrapresa in favore della famiglia d’origine

che permette sia di mantenere i contatti con il nucleo allargato sia di investire i propri risparmi altrove

(per es. la proliferazione in Trentino di agenzie di trasferimento valuta).

3) la domanda crescente di manodopera femminile a basso costo per l’attività di badanti, colf o lavori

domestici che vede le donne straniere impegnate nel doppio ruolo di cura e di sussistenza.

4) l’iniziativa economica, costituita per lo più dal commercio di prodotti alimentari (per es. market

esotici), di piccoli elettrodomestici (per es. lampadine, ventilatori, etc.), di servizi per il collegamento

(per es. internet point, telefoni satellitari etc.) e da botteghe di sartoria (per es. abiti da lavoro).

Quadro normativo

Il quadro degli interventi in favore degli immigrati è riassumibile in quattro punti:

1) L. 943/86 (legge Foschi), che permise di applicare i principi della Convenzione di Oil per

combattere l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento del lavoro. Per tali scopi, la manodopera

doveva essere filtrata attraverso le commissioni regionali per l’impiego che, tramite apposite

graduatorie stilate all’estero, avrebbero dovuto fungere da mediatori tra i lavoratori migranti e le

imprese che a quel punto erano limitate a richieste quantitative.

2) L. 39/90 (legge Martelli), tramite la quale fu ammessa per la prima volta la programmazione

annuale dei flussi da attuare con decreto interministeriale; fu introdotto il diritto di asilo per tutti gli

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RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

stranieri; si decise per una politica delle espulsioni “deboli” per gli irregolari che dovevano essere

avvisati tramite notifica ed essere eseguite entro 15giorni, l’espulsione coatta era ammessa solo su

decreto del Ministero dell’Interno per motivi di sicurezza e ordine pubblico (l’espulsione con

accompagnamento alla frontiera era una norma presente anche nello Statuto Albertino).

3) L. 286/98 (legge Turco-Napolitano), che introdusse i permessi flessibili (per es. per studenti-

1

lavoratori fino a 20 ore); fu attribuita all’immigrato la facoltà di convertire il titolo di soggiorno in

permesso di lavoro entro 12 mesi se il datore di lavoro avesse garantito la sua sussistenza; furono

introdotti i Centri Territoriali per l’Immigrazione che prevedevano la partecipazione delle associazioni

d’immigrati alle Istituzioni locali. Inoltre, per permettere alla PS (Polizia di Stato) di identificare i

2

soggetti privi di documenti, furono istituiti dei centri di detenzione coatta non penitenziari: i CPT

3

diventati “tristemente famosi” in seguito al reportage dell’inviato di Repubblica Fabrizio Gatti che

spacciandosi per immigrato denunciò gli abusi perpetrati nel centro di Lampedusa (AG).

4

4) L. 189/02 (legge Bossi-Fini), che riformò il Foglio di via , inoltre si decise di applicare

l’espulsione solo al secondo ingresso clandestino, mentre un terzo fermo avrebbe fatto comminare una

pena detentiva. Fu istituito lo sportello unico presso le Prefetture; fu abolito il permesso di soggiorno

per motivi di lavoro e sostituito con un meccanismo che sosteneva il principio di preferenza

comunitaria.

L’organizzazione dei servizi

Gli obiettivi delle politiche comunali sulle tematiche dell’immigrazione sono rivolte alla promozione

ed attuazione del principio delle pari opportunità di accesso degli stranieri ai servizi, al fine di rendere

effettivo l’esercizio dei diritti di cittadinanza. In tale contesto appare quanto mai efficace la diffusione

della conoscenza del fenomeno migratorio attraverso l’informazione e la sensibilizzazione degli

operatori e della

popolazione sui diversi aspetti connessi all’immigrazione mirando, parallelamente, alla conservazione e

valorizzazione delle identità e specificità culturali della comunità di appartenenza. In tal senso i servizi

che rientrano in questa tipologia sono raggruppabili in due aree distinte: i servizi rivolti alla

popolazione immigrata e i servizi rivolti agli operatori del settore.

Il sistema di interventi e servizi demandati ai Comuni sono così descritti:

Pronto intervento

L’Unità mobile per immigrati si occupa, di effettuare e gestire i primi contatti con gli utenti, di offrire

aiuto e sostegno venendo incontro alle diverse esigenze di questi ultimi che possono andare dal solo

accompagnamento per esigenze personali e/o sanitarie, alla richiesta di beni di prima necessità, posto

per dormire e/o effettuare la pulizia personale e dei propri indumenti o consumare i pasti, e dove ve ne

sia la

1 permette si soggiornare fino a 90 giorni e si ottiene dopo l’ingresso

2 CPT (Centro di permanenza temporanea): istituiti nel 1998 per il trattenimento in attesa dell’identificazione in

vista dell’espulsione, non hanno nulla a che vedere con i Cpa istituiti nel 1990 dalla Legge Martelli per

permettere alle Regioni e ai Comuni di fornire sostegno, alloggio e assistenza senza alcun scopo repressivo e

che continuano a esistere in parallelo ai Cpt. Altra cosa sono i Cdi, introdotti nel 2002 dalla Legge Bossi-Fini

destinati ai richiedenti asilo e che sono considerati una sorta di sintesi tra i centri di tipo aperto e quelli di tipo

chiuso.

3 L’Espresso – n° 40, anno LI, 13 ottobre 2005, pagg. 36-50 – “Io, clandestino a Lampedusa”

4 Il Foglio di via viene rilasciato alla persona, sorpresa come clandestino, e consiste in un intimazione a lasciare

il paese entro cinque giorni. Se allo scadere del termine l'individuo è fermato nuovamente, viene arrestato e

giudicato presso l'autorità giudiziaria. Il ciclo “arresto - rilascio - decorrenza dei termini” (simile a un cane che si

morde la coda) procede all'infinito così come stabilito dalla legge Bossi-Fini


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto della parte speciale sulle aree dell'integrazione sociosanitaria del servizio sociale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i livelli dell’integrazione socio-sanitaria, area minori, area handicap, area senilità, area dipendenze (droghe, alcool e farmaci), area igiene mentale, area immigrazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale
SSD:
A.A.: 2005-2006

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