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RIASSUNTI DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE

Parte speciale. L’integrazione sociosanitaria

Testo: Laura Brizzi- Fiorella Cava, L'integrazione socio-sanitaria. Il ruolo dell’assistente

sociale, Carocci Faber Sommario

AREA MINORI.....................................................................................................................................3

AREA HANDICAP...............................................................................................................................8

AREA SENILITÀ................................................................................................................................11

AREA TOSSICODIPENDENZE.........................................................................................................14

AREA IGIENE MENTALE.................................................................................................................18

AREA IMMIGRAZIONE....................................................................................................................21

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I livelli dell’integrazione socio-sanitaria

Le prestazioni dell’area socio-sanitaria sono così classificate:

1. Prestazioni sanitarie a rilevanza sociale

Sono finalizzate alla promozione della salute, alla prevenzione, individuazione, rimozione e

contenimento di esiti degenerativi o invalidanti di patologie congenite o acquisite, contribuendo alla

partecipazione alla vita sociale e all’espressione personale. Sono prestazioni di competenza delle

Aziende Unità Sanitarie Locali e a carico delle stesse (per es. le campagne di prevenzione all’uso di

droghe e/o tabacco e/o alcool);

sono inserite in progetti personalizzati di durata mediolunga e sono erogate in regime ambulatoriale,

domiciliare o nell’ambito di strutture residenziali e semiresidenziali (per es. il sostegno di persone che

hanno subito dei tumori);

2. Prestazioni sociali a rilevanza sanitaria

Sono attività sociali finalizzate a supportare la persona in stato di bisogno, che presenta problemi di

disabilità o di emarginazione che possono condizionare il suo stato di salute. Sono di competenza dei

Comuni e prevedono la compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini (tramite certificazione ISEE)

e si realizzano attraverso:

- interventi di sostegno e promozione a favore dell’infanzia, dell’adolescenza e delle responsabilità

familiari (per es. il baby care);

- interventi di contrasto alla povertà (per es. RMI);

- interventi di sostegno e aiuto domestico per favorire l’autonomia e la permanenza a domicilio di

persone non autosufficienti (per es. assegni di cura);

- interventi di ospitalità alberghiera in strutture residenziali e semi-residenziali di adulti e anziani

limitati nell’autonomia, non assistibili a domicilio (per es. RSA);

- interventi finalizzati all’inserimento sociale di soggetti affetti da disabilità o patologia psicofisica e

da dipendenza (per es. inserimento lavorativo in cooperative di tipo B);

3. Prestazioni socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria

Si caratterizzano per l’inscindibilità degli apporti professionali sanitari e sociali, per l’indivisibilità

dell’impatto congiunto degli interventi sanitari e sociali sul risultato e per la preminenza dei fattori

produttivi sanitari. Sono di competenza e a carico del Servizio Sanitario Nazionale e vengono erogate

in regime ambulatoriale, domiciliare e in strutture residenziali e semiresidenziali, nelle fasi post-acute

(per es. ADI);

nei servizi delle aree materno-infantile, anziani, handicap, psichiatria, dipendenze, Hiv, patologie

terminali e cronico-degenerative, nelle fasi estensive e di lungo-assistenza (per es. terapia

antiretrovirale). 3

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Aree dell’integrazione socio-sanitaria come si rinviene nel DPCM 14 febbraio 2001:

 Area minori;

 Area handicap;

 Area senilità;

 Area dipendenze (droghe, alcool e farmaci);

 Area igiene mentale;

 Area immigrazione; AREA MINORI

Il quadro culturale

Il costume dell’esposizione fu largamente diffuso sia nelle Città–stato greche sia durante l’Impero

Romano.

I motivi dell’abbandono erano molteplici e svariati, e andavano dalle condizioni economiche alle

credenze religiose o, spesso, superstiziose. Nel sec. IV S.Basilio fondò in Cesarea di Cappadocia, in Asia

Minore, una «città assistenziale» dove, tra le tante attività, sorsero un “orfanotrophium” che accoglieva

gli orfani e un “befotrophium” che assisteva i bambini abbandonati. Le motivazioni della fondazione di

un ente assistenziale non si soffermavano solo a un mezzo per ottenere una ricompensa per un’eventuale

esistenza nell’aldilà, bensì si trattava anche di ottenere prestigio tramite le donazioni effettuate da laici o

membri dell’aristocrazia soprattutto quando nel XII sec. si incominciò a delineare una maggiore stabilità

politica nella penisola italiana.

Tra gli esempi storici di fondazioni ad opera di laici si annovera la Real Casa dell’Annunziata di

Napoli.

Tuttavia a causa della cultura dominante dell’epoca, si considerava ancorano i bambini abbandonati

come “figli della colpa” e i processi di etichettamento continuavano anche una volta che il soggetto fosse

uscito dall’Istituto. Invece i maschi venivano dimessi già a otto anni e trasferiti al Real Albergo dei

Poveri. A partire dal XVIII sec emerge anche una nuova letteratura in tema di pedagogia e di nuovi

metodi educativi. Rousseau nel suo “Emile”, impronta una metodologia basata sull’esempio e

sull’imitazione. (l’Emile non è altro che un gioco di parole che in francese prende spunto dalla voce del

verbo “emulare”= imitare; dal francese “emule”).

La secolarizzazione dell’assistenza, ovvero il processo di trasformazione delle forme di attività

religiosa, fu accelerata con la soppressione degli ordini religiosi per opera prima di Murat e

successivamente, con l’unità d’Italia, dai Savoia. Si determina così il passaggio, ancora parziale, dalla

carità, ovvero il tentativo di porre dei rimedi senza occuparsi delle soluzioni, all’assistenza, intesa come

la capacità di coinvolgere la comunità sociale alle sorti dell’utente. L’abolizione delle ruote nel 1875 non

risolse il problema degli abbandoni perché i nuovi uffici, predisposti all’accoglienza dei neonati, non

garantivano l’anonimato alle madri che così preferirono la strada con la conseguenza dell’aumento del

tasso di mortalità infantile. Anche il governo di Giolitti si distinse per importanti provvedimenti quali il

divieto al lavoro per i minori di 12 anni e l’obbligo scolastico per quelli fino a otto anni.

Il primo strumento a tutela dei diritti dell’infanzia fu la “Convenzione sull’età minima” adottata dalla

Conferenza Internazionale del Lavoro nel 1919. Di particolare efficacia risultarono le politiche per

l’infanzia durante il fascismo: l’OMNI (opera nazionale maternità e infanzia) raccoglieva tutte le

competenze nel settore materno-minorile, gestiva consultori e reparti ostetrici e pediatrici e soccorreva

ragazze madri e bambini disabili, e l’ENAOLI (ente nazionale assistenza orfani lavoratori italiani). L’art.

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176 del RD 718/1926 affermava che i minori di dodici anni dovevano essere affidati presso famiglie,

possibilmente abitanti in campagna, mentre con il baliatico si provvedeva ai bambini lattanti. Alla fine

della Seconda guerra mondiale emerse, nei diversi Paesi europei, la domanda di assistenza e accoglienza

per gli orfani e i bambini abbandonati. In questo senso la Costituzione repubblicana tutela all’art. 31 la

protezione alla maternità e all’infanzia, all’art. 34 l’obbligatorietà dell’istruzione, all’art. 37 la tutela del

lavoro minorile.

Il quadro normativo

- L. 405/1975, Istituzione dei Consultori familiari a protezione della famiglia, procrea-zione cosciente

e responsabile tramite presta-zioni mediche, sociali, psicologiche e riabilitative per il minore;

- L. 151/1975, Riforma del Diritto di Famiglia – pari dignità alla donna nella famiglia. Potestà ad

entrambi i genitori;

- L. 194/1978, Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della

gravidanza - disciplina per l’interruzione della gravidanza e le prestazioni mediche, sociali,

psicologiche che pongono freni agli aborti clandestini, non più considerati delitti contro la specie;

- L. 184/1983, Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori – riconosce il diritto dei minori

a vivere nella propria famiglia e ad avere una famiglia, ponendo freni agli allontanamenti arbitrari dalla

stessa;

- L. 176/1991, Ratifica della Convenzione sui Diritti del Fanciullo (New York, 20 novembre 1989);

- L. 104/1992, Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone

handicappate

– indica le riforme da effettuare per i servizi a favore dei disabili; fornisce indicazioni circa la

prevenzione prenatale e neonatale, nonché circa le attività di cura e salvaguardia del diritto alla

socializzazione, istruzione, inserimento lavorativo e dignità del minore disabile;

- L. 476/1998, Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in

materia di adozione internazionale – inquadra l’adozione come un diritto del bambino ad avere una

famiglia; pone limiti all’adozione internazionale come azione privata;

- L. 285/1997, Disposizioni per la promozione di diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza –

introduce il Fondo Nazionale per l’Infanzia; si propone di realizzare interventi che promuovano le

condizioni di vita dei minori;

- L. 451/1997, Istituzione della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Osservatorio Nazionale

per

l’Infanzia – introduce gli organismi aventi il compito di svolgere le attività di adeguamento delle

leggi e di

redigere i Piani di Azione e i rapporti da inviare al Comitato sui Diritti del Bambino;

- L. 269/1998, Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo

sessuale in danno dei minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù – identifica nuove forme di

reato a danno dei minori;

- Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 – individua le priorità di intervento nell’area materno-

infantile (percorso nascita, pediatria di libera scelta, promozione della salute in età evolutiva,

ospedalizzazione del bambino, assistenza del bambino con malattie croniche, malattie genetiche e rare,

assistenza

neuropsichiatrica in età evolutiva, ecc.);

Il quadro organizzativo 5

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CRITERI DI

FONTE FINANZIAMENTO

LEGISLATIVA (% di attribuzione della

Legge 29 Luglio

Assistenza di tipo spesa)

i975,

consultoriale n405

alla famiglia. alla comunità,

ai

minori attraverso ioo% a carico del

Legge 22 maggio

prestazioni SSN

i978,

mediche, sociali, n.igq

psicologiche,

riabilitative

Attività assistenziali ioo% a carico del SSN Le

Norme nazionali in

inerenti prestazioni medico

ma-

rinterruzione volontaria di specialistiche,

teria di diritto di

gra- psicoterapeutiche, di

famiglia, indagine

diagnostica sui minori e

Interventi di sostegno per Legge 28 agosto sulle

Le fa- i997, famiglie adottive e

miglie di minori in n.285 affidatarie

situazione PRESTAZIONI E ioo% a carico dei Comuni

FUNZIONI Le prestazioni di supporto

sociale ed economico alle

Leggi regionali

Interventi per i minori famiglie, di supporto

soggetti educativo domiciliare e

a provvedimenti penali, territoriale ai minori.

civili, Legge i5 febbraio i996,

compresa L'indagine

amministrativi n.

Interventi di prevenzione, 66; Legge 3 agosto

as- i998, 6

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L ’adozione, in particolare, rappresenta un rimedio estremo cui fare ricorso solo quando la famiglia

d’origine non possa offrire al minore nessun tipo di cure e di affetto indispensabili per il suo sviluppo.

La permanenza nella famiglia di origine, in verità, resta la soluzione preferita nel nostro ordinamento

giuridico.Gli incentivi,anche economici,previsti per nuclei familiari con redditi bassi, ragazze madri o

famiglie numerose, e le forme d ’assistenza sociale mirano ad eliminare i disagi che possono causare lo

stato d ’abbandono del minore. Difatti il numero dei bambini dichiarati adottabili e poi adottati negli

ultimi anni in Italia è sempre diminuito.

Un esempio di integrazione sociosanitaria nell’area minori

Uno degli obiettivi prioritari del Piano di Zona di Napoli 2002-2004, è stato il sostegno alle famiglie

con minori, emerso nel corso della concertazione cittadina, che ha trovato la sua realizzazione

organizzativa territoriale nelle dieci Unità Territoriali di Base di Napoli (UTB) con il coinvolgimento di

venticinque punti nascita, delle Unità Operative Materno–Infantili (UOMI), dei servizi Sociali

Territoriali del Comune, con il Progetto "Sostegno precoce alla genitorialità". Esso rappresenta la

necessaria integrazione socio-sanitaria tra i servizi sociali del Comune ed i servizi socio-sanitari

dell'ASL NA 1 secondo le indicazioni legislative della L. 285/97, d.lgs.229/99, L. 328/00. Obiettivi

principali sono il sostegno al ruolo genitoriale, la valorizzazione della relazione madre-bambino, lo

sviluppo delle responsabilità familiari, la promozione della salute globale del minore e della famiglia

fin dalla nascita, fornendo conoscenze, facilitando 1'emergere dei saperi innati, affiancandosi ai

genitori, sostenendoli, dove maggiore è il bisogno, nel determinare le condizioni ottimali per il

conseguimento del " benessere".

Il percorso prevede il coinvolgimento attivo degli operatori dei punti nascita che hanno il compito

delicato di relazionarsi con tutte le partorienti e puerpere e di individuare, fra queste, quelle

potenzialmente a rischio, compilando una scheda da trasmettere alla UOMI di residenza materna, entro

pochi giorni dalla nascita. Le unità operative territoriali sanitarie e sociali (UOMI, SST ) - costituenti 1'

Equipe Integrata - hanno il compito di mettere a punto i "progetti personalizzati" di presa in carico,

laddove le problematiche emergenti dalla scheda informativa, dal contatto telefonico e dalla visita

domiciliare lo richiedano.

Uno degli strumenti strategici del programma è la visita domiciliare, di cui gli operatori socio-sanitari

dei Consultori Familiari si sono riappropriati, nella maggior parte dei casi in un'ottica di integrazione

degli interventi territoriali. Nell'ultimo decennio si è verificato un calo demografico in tutte le aree

cittadine, fatta eccezione per i quartieri di Pianura (UTB 46) e la periferia nord (UTB 48), grazie

all'espansione di Scampia e al vertiginoso aumento di Chiaiano. In particolare le nascite a Napoli, tra

marzo 2003 e febbraio 2004 sono state 10.916. Il numero atteso di primogeniti (calcolato sul 46,9% dei

nati) è stato di 5.130. Delle 1.317 segnalazioni pervenute, 506 riguardavano famiglie con uno o più

indicatori di rischio e 81 riguardavano famiglie in cui non si evidenziavano segnalazioni di rischio.

Nell'UTB 48 il numero di famiglie a rischio sociale si attesta su un valore medio, in contrasto con il

Profilo di Comunità che evidenzia in questo territorio un numero elevato di indicatori di svantaggio. Si

può ipotizzare che, per questa UTB, il numero di famiglie a rischio sociale siano in. numero ridotto a

causa del bassissimo invio di segnalazioni (solo 5) da parte della clinica S. Patrizia che rappresenta

1'unico punto nascita a nord di Napoli a cui, per altro, afferisce un'alta percentuale di donne di

estrazione sociale disagiata. 7

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Il numero di visite domiciliari non sempre è stato direttamente proporzionale al numero di progetti

personalizzati di presa in carico attuati: per esempio, nella UTB 48, in cui le visite domiciliari sono

state le più numerose, i progetti personalizzati realizzati sono stati solo 16. Tale apparente

incongruenza è da addebitarsi sia all'elevato numero di visite domiciliari che ha saturato il tempo

disponibile per ulteriori interventi, sia alla problematicità di alcune famiglie che rendevano difficoltose

le possibilità di intervento degli operatori, ma soprattutto al significato di sostegno che di per sé ha

assunto la visita domiciliare. Infatti, la valenza terapeutica della visita domiciliare è stata evidenziata

dagli operatori, nel corso degli incontri di formazione e di confronto tenutisi per tutta la durata del

progetto. Essi hanno potuto constatare come, soprattutto nelle famiglie in cui erano presenti fattori

protettivi, non si rendeva necessaria la formulazione di un progetto personalizzato in senso stretto,

poiché la sola visita domiciliare assumeva già di per sé una valenza di sostegno e di guida all'utilizzo

delle strutture sociali e sociosanitarie del territorio e, quindi, garantiva, nella maggior parte dei casi, un

percorso di "accoglienza sociale e socio-sanitaria". Nell'UTB 49 (Sanità) dove sono state segnalate 49

famiglie a rischio sociale (va ricordato che in questa UTB risiedono un gran numero di extracomunitari

soprattutto di nazionalità ucraina), sono stati realizzati 28 progetti personalizzati di presa in carico. Gli

indicatori di rischio riscontrati sul territorio riguardano molto spesso le condizioni abitative delle

famiglie che restano ancora lontane da quelle raggiunte nel resto del paese, alta è infatti 1'incidenza di

coabitazione e precarietà delle abit

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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