Organizzazione dei servizi sociali
Esame scritto con 5 domande aperte (da 0 a 6 punti), in 125 minuti e volendo si può alzare il voto di 4 voti facendo l'orale e portando all'orale la seconda parte del libro Dellavalle-Albano oppure scrivendo un breve articolo con proprie riflessioni. Una delle 5 domande è a scelta, su un argomento a piacere, una sarà sulle parole chiave: 6 parole chiave e bisogna sceglierne 2 o più di due, combinandole ad un ragionamento, le altre 3 domande sono formulate secondo le nostre preferenze.
Definizione di organizzazione
Il termine organizzazione è un termine polisemico, cioè ha più significati. L’organizzazione è un qualcosa che limita la nostra autonomia individuale, limita la spontaneità degli individui. Ci sottoponiamo a dei vincoli, a delle costrizioni di varia natura (psicologici, sociali, materiali). Le scienze sociali, tra cui la psicologia, si sono occupate di attività organizzative, ossia attività coordinate per raggiungere uno scopo comune.
Classi di definizione sull’organizzazione
Vi sono 3 fondamentali classi di definizione sull’organizzazione:
- Complesso strutturato di persone e di beni: organizzazione intesa come entità.
- Sottoparte di un’entità, di un insieme più ampio (es. organigramma).
- Intesa come forma di agire, come azione che organizza; l’agire può essere individuale o collettivo.
La teoria organizzativa si organizza in discipline (es. la sociologia, la psicologia, ecc.); ogni disciplina ha i suoi concetti e tende a darsi proprie definizioni per distinguersi dagli altri. All’interno delle discipline si formano le scuole, le correnti di pensiero. Vi sono però anche diverse visioni del mondo che definiscono le situazioni in maniera diversa (concezioni diverse della realtà organizzativa).
La sociologia fin dall’inizio si è occupata dell’organizzazione e ha una vocazione interdisciplinare fin dalla sua fondazione. L’interdisciplinarità non è semplicemente mettere in fila tanti punti di vista interdisciplinari, ma è invece un qualcosa che comporta ad esempio un lavoro comune di ricerca.
Concezione come visione del mondo
Vi sono 3 piani:
- Piano ontologico: si occupa della natura della realtà sociale.
- Piano epistemologico: si occupa di criterio generali su come è possibile la conoscenza scientifica.
- Piano metodologico: si occupa di modalità e tecniche di ricerca coerenti con elementi epistemologici.
Si hanno diverse alternative alle concezioni ontologiche del rapporto individuo-società (organizzazione come fenomeno umano, ossia rapporto tra individuo e società):
- Società come un sistema indipendente e costrittivo dagli individui; il suo modo di funzionare/la sua logica è predeterminata (ossia c’è, esiste) e necessaria, e viene prima delle logiche degli individui.
- Società ancora come un’entità presente nei vissuti degli individui, ma non è un qualcosa che viene prima, ma è presente nelle esperienze e nei vissuti soggettivi. Questa società emerge dalle loro interazioni, che si istituzionalizzano e diventano modelli d’azione.
- Società come:
- Processo strutturato (ha delle regole e ha un ordine).
- Un divenire (non solo evoluzione).
- Processo strutturante.
Gli esseri umani agiscono quasi sempre in una relazione sociale. Società ed individuo sono due facce della stessa medaglia, ossia non si possono separare, ma si devono pensare solo insieme. Queste tre concezioni sono in campo nelle scienze sociali e si contrappongono tra di loro da sempre. Dal XIX secolo ad oggi, troviamo in campo ben delineate queste concezioni.
Capitolo 4
Per mettere in opera, in modo efficace, l’aiuto competente, si richiede un incontro tra il servizio sociale e l’organizzazione. La sintesi tra servizio sociale e organizzazione serve ad elaborare strategie progettuali (serve a programmare il servizio sociale). Molte organizzazioni formali (pubbliche, private, ecc.) impiegano professionisti ed assistenti sociali per avvicinare i servizi alle persone (cioè individui che presentano bisogni, problematiche, domande diverse, ecc.) in modo tale che questi servizi diventino appropriati e fruibili.
Il servizio sociale ha il compito di tradurre dei principi generali o valori assoluti di massima, in risultati concreti che possono anche essere misurati in senso generale, in quanto bisogna valutare dei risultati ottenuti rispetto agli obiettivi prefissati. L’organizzazione però non è solo un ambiente, un luogo più o meno formale, ma è anche un’attitudine, uno stile dell’esercizio della professione. Questa è una riflessione che nel servizio sociale italiano è presente dagli anni ’50 (dopo guerra, ossia quando in Italia arrivano le scuole sociali). In quegli anni vennero introdotti specifici insegnamenti dei programmi didattici nelle scuole.
L’importanza dell’organizzazione come attitudine diventa poi patrimonio diffuso tra tutti gli operatori sociali a partire dalle grandi riforme degli anni ’60-’70. Riforme caratterizzate dal decentramento, dalla chiusura dei manicomi, ecc.; si trattava quindi di attuare un cambiamento radicale, passando ad un sistema di welfare moderno: si chiedeva agli operatori di dare una svolta culturale al welfare, lavorando per l’integrazione dei servizi sanitari, servizi per la casa, per il lavoro, ecc.
La territorializzazione metteva bene in luce la connessione tra l’azione tecnico-professionale e l’azione organizzativa. La dimensione organizzativa pervade sistematicamente l’azione professionale dell’assistente sociale. La dimensione organizzativa, a sua volta, rappresenta il collante che permette di strutturare in modo efficace, che le azioni tecnico-professionali si strutturino in modo efficace. L’organizzazione è quindi un agire unitario professionale, ma nello stesso tempo è trifocale. Questi 3 fuochi sono:
- L’esperienza personale dell’individuo.
- L’intreccio relazionale nel contesto di vita delle persone, ossia il gruppo sociale.
- L’organizzazione dei sistemi sociali.
Domande fondamentali sui servizi sociali
Che cosa è l’organizzazione dei servizi sociali? Perché è necessaria un’organizzazione dei servizi sociali? Ci sono più modi per organizzare i servizi? Chi è che organizza i servizi sociali? Come si integrano le organizzazioni sociali e quelle sanitarie sul territorio?
Queste domande rimandano ad un livello più ampio e generale, ossia che tipo di sistema è l’organizzazione? L’organizzazione è un tipo di sistema sociale con cui gli individui sono costantemente in relazione.
Le tre concezioni/visioni della teoria del servizio sociale
1. Logica del sistema sociale totalmente predeterminata (ottica centrata sul sistema): gli individui che cambiano, entrano ed escono dal sistema, ma lasciano il sistema immutato. Vi è l’identità degli individui e l’identità del sistema: a questa visione della società è collegata l’idea dell’evoluzione; si pensa anche all’idea naturale di sistema sociale verso un particolare tipo di stato che poi si secolarizza e si trasforma in principi più astratti e si dice che vi sia qualche meccanismo, per esempio la mano invisibile di Adam Smith, che garantisce un ordine sociale e consente alla società di esistere. Altri ritengono invece che ci siano altri modi con cui si tiene la società: se il sistema è predeterminato, che ne è della libertà umana? In generale la libertà non è vista come attributo di un singolo individuo, ma è vista come la totalità sociale di cui noi facciamo parte; l’individuo è libero se è ben integrato nel sistema, altrimenti no.
2. Logica del sistema indeterminato (logica dell’attore): la realtà sociale è vista come una realtà socialmente costruita, cioè non abbiamo un sistema dotato di leggi proprie, astratte e universali, non è neppure il risultato di una progettazione intenzionale, ma piuttosto è un esito, non intenzionale, dell’incontro di tante strategie e motivazioni. Quindi il sistema è un fenomeno che emerge dopo, è a posteriori, ed è un’istituzionalizzazione delle interazioni sociali, è un esito inatteso, non programmato. Per tanto la realtà sociale sfugge ai tentativi di ingegneria sociale. Un altro aspetto importante è che gli elementi oggettivi di una certa situazione (cioè gli oggetti), non hanno la capacità di influenzare i comportamenti umani, ma diventano influenti solo nella misura in cui gli individui assegnano a quell’oggetto un significato. La realtà sociale, se esiste, esiste nella mente degli individui e quindi questo sistema avrà vita fino a quando gli individui continueranno a credere in quel sistema. Un principio che rappresenta in modo efficace questa concezione costruttivista è il teorema di THOMAS, enuncia che se le persone definiscono le situazioni come reali: queste situazioni sono reali nelle loro conseguenze (es. fallimento della banca). La libertà dell’essere umano, in questa visione, si concretizza nella capacità di individuare dei margini di manovra, non prescritti dal sistema (zone di ombra e zone di incertezza): l’individuo è libero quando sfrutta le zone d’ombra, ossia le tensioni strutturali, per realizzare la sua soggettività, il suo io autentico.
3. Terza visione: il sistema sociale non è un’entità, ma è un processo. Si può parlare di incessante fluire di corsi di azioni intenzionati e reciprocamente orientati, diretti a scopi e valori. Questi corsi di azioni sono caratterizzati da cooperazione, concorrenza e conflitto. Così inteso il sistema non ha una dinamica, ma è una dinamica. Questo sistema non è né un corso totalmente predeterminato, né indeterminato, ma si riproduce e si modifica. Non prevale l’idea di necessità che caratterizza la prima concezione, ma interviene la categoria della possibilità: il mutamento sociale è un dato di fatto ed è determinato a certe condizioni. Questa concezione si affianca alle altre due, ma non è un’alternativa e sintetizza molto il concetto di agire sociale e azione sociale.
Come è possibile l’ordine sociale?
Come si tiene insieme una società? Le risposte sono numerose e anche qui sono molto dipendenti dalle concezioni viste precedentemente. Citiamo ad esempio Hobbes, il quale enuncia la sua teoria dell’ordine sociale, affermando che la società sta insieme perché vi è uno stato coercitivo che la tiene insieme. Un altro grande classico è Adam Smith il quale sostiene che la società si tiene insieme perché c’è uno scambio di utilità (es. mano invisibile).
Comte e Spencer, invece, sono due sociologi che dicono che le società si comportano come organismi genetici, cioè trasmettono i loro caratteri e se così non fossero perirebbero, ma l’evoluzione fa sì che i sistemi più adatti tendano ad essere selezionati. In particolare Comte sostiene che la società è un organismo che tiene uniti tanti organismi. Secondo Spencer invece, il motore del processo evolutivo è la competizione, che seleziona i migliori e genera funzioni che permettono un miglior adattamento del sistema all’ambiente.
Durkheim invece è sulla stessa strada di Comte, ma distingue da esso il fatto che la società non è un organismo biologico, ma è un sistema sui generis. I fatti sociali, secondo Durkheim, restano, ma gli esseri umani passano. I fatti sociali sono costrittivi e le norme sociali contenute nel diritto e nei costumi, evitano l’anarchia totale (gli individui devono incorporare ed attuare le regole). Parsons dà il contributo decisivo sulla base di quello che Durkheim aveva già preannunciato. Parsons parla dell’interiorizzazione che è fondamentale per garantire l’ordine sociale. Questa interiorizzazione dei valori comuni, porta alla coesione sociale. L’obiettivo di Parsons è subordinare l’individuo al sistema sociale.
Queste diverse visioni fanno riferimento:
- Alla coercizione (Hobbes).
- Allo scambio di utilità (Smith).
- Alla cogenza della norma (Durkheim, Spencer, Comte, Parsons).
La logica dell’attore e l’ordine sociale
Nella logica dell’attore come si risolve il problema dell’ordine sociale? Zaniesky parla del coefficiente umanistico, cioè l’attore quando raccoglie dati deve ricordare che quei dati appartengono a qualcuno. Mead invece, parla della costruzione dell’identità personale. Berger e Luckmann sono gli autori più importanti che parlano di realtà sociale come costruzione. Secondo loro le categorie mentali, quelle del senso comune, di cui noi ci serviamo per interpretare le relazioni umane, formano una rappresentazione della realtà sociale. I due autori riassumono il loro concetto in 3 fasi:
- Fase 1: la società è un prodotto umano.
- Fase 2: la società è una realtà oggettiva.
- Fase 3: l’uomo è un prodotto sociale.
Vi è anche la concezione di processo. Qui citiamo Weber e Elias. Per Weber la vita sociale è un insieme eterogeneo di pratiche di conflitto e di lotte tra formazioni politiche, fra stati. Vi è una continua disputa sui valori; le società sono degli spazi di azione indeterminata, tuttavia il sociologo può individuare linee di tendenza di medio o lungo periodo. L’ordine sociale, economico, politico, ecc., in questa visione, è garantito per Weber, dagli ordinamenti sociali. Gli ordinamenti sociali sono spesso in conflitto tra loro e al loro interno; inoltre le istituzioni si generano e si modificano anche in modo non intenzionale, ma possono anche essere motivo di organizzazione politica.
Elias invece parte da una critica riguardo l’idea egocentrica che vede l’individuo assolutizzato, che esiste interamente e si contrappone alla società priva di struttura. Egli conia il concetto di figurazione sociale, per esempio la società di corte è una figurazione sociale. Attraverso il processo di figurazione, lui cerca di spiegare la dicotomia individuo-società. L’individuo agisce per fini propri ed è centrale l’idea della sopravvivenza, non solo in termini biologici, ma anche in termini di comunità, di usi e di costumi. Anche quello che può apparire come disordine, rappresenta un aspetto specifico dell’ordine sociale. La distinzione tra ordine e disordine è priva di significato, perché tra gli uomini non esiste il caos assoluto, così come nella natura.
Giddens invece, parte da Marx, ricordando una sua celebre frase “gli uomini, fanno la propria storia ma non la fanno in modo arbitrario in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti al sé, circostanze determinate dai fatti e dalle tradizioni’’. Giddens propone, nel rapporto tra l’azione attuale e il futuro della società, il realismo utopico: egli dice che la società parte da uno sviluppo prevedibile, ma non esatto per due motivi:
- Le conseguenze non volute dell’agire.
- La riflessività o circolarità del sapere sociale: tutto il nuovo sapere che noi produciamo sul funzionamento della società, non rende il mondo sociale più trasparente, ma anzi altera la natura, perché scopre nuovi orizzonti. Perciò anche se siamo noi a riprodurre le nostre azioni, non possiamo fino in fondo controllare la nostra vita sociale.
Giddens afferma che le vie che portano ai mutamenti sociali, hanno uno scarso impatto pratico, cioè saranno solo utopie, ma per avere una possibilità, queste vie devono essere legate a possibilità attuali. Giddens sostiene che la società che produciamo come soggetti-agenti non è un fatto indipendente dalle nostre volontà: questi soggetti agenti hanno una capacità trasformativa, ossia sono agenti riflessivi capaci di azioni intenzionali, volti a modificare la routine. La struttura organizzativa, ossia le regole e le risorse messe a disposizione dall’operatore, influisce molto sull’agire professionale e allo stesso tempo il lavoratore sociale mette in discussione quelle risorse e regole organizzative.
La ricerca sociale e le tre posture epistemologiche
Come conosciamo la realtà sociale? Vi è una tripartizione epistemologica: (il punto di riferimento è sempre la teoria sociale)
- Oggettivismo: è il termine che indica il positivismo.
Le caratteristiche dell’oggettivismo sono:
- Spiegazione deterministica di fatti oggettivi.
- Unitarietà del metodo scientifico.
L’oggettivismo parla di spiegazione nomologica, ossia la scoperta delle leggi generali che governano i fenomeni empirici (questi fenomeni possono riguardare la natura come il sistema solare, ma anche fenomeni come fatti sociali). Queste leggi, così intese, sono delle leggi quando esprimono rapporti necessari. L’oggettivismo considera la società come un sistema analogo al sistema naturale, fondando una scienza sociale che adotti gli stessi principi metodologici, su cui si fondano le scienze naturali. Tra i principali assunti epistemologici che caratterizzano l’oggettivismo troviamo:
- Il monismo metodologico: l’idea che il metodo scientifico sia uno, a prescindere dall’oggetto di ricerca; la scienza si basa sul metodo scientifico.
- Il carattere nomologico di ogni scienza: ossia una scienza si caratterizza per il fatto di produrre teorie intese come asserti/affermazioni che esprimono delle relazioni stabili e generalizzabili, anche prevedibili.
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Fondamenti e organizzazione del servizio sociale
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Domande Esame Organizzazione del servizio sociale
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Organizzazione sanitaria
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Appunti di Organizzazione del Servizio sociale