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Parte I Introduzione

Cap.1 La globalizzazione

Caso di apertura: la globalizzazione della sanità

Quando si parla di globalizzazione della sanità intendiamo quelle opportunità che sono offerte oggi dall'abbassamento delle barriere tra gli stati e, nel caso dei radiologi indiani, le opportunità offerte dalle tecnologie moderne che annullano i secolari limiti di tempo e spazio. Per esempio, negli Stati Uniti c'è carenza di radiologi e allo stesso tempo la domanda per questo tipo di servizio cresce ad un tasso doppio rispetto al tasso con cui le scuole diplomano questi tecnici. Ora questo non è più un problema perché le immagini possono essere trasmesse attraverso Internet ai radiologi indiani, molto numerosi in questo stato, che interpretano le radiografie.

L'outsourcing di servizi sanitari non è limitato solo all'ambito della radiologia, ma si reca all'estero anche per avere degli interventi chirurgici a volte inesistenti o a volte troppo cari in altri stati. Se prima ogni azienda nazionale poteva considerarsi come un’entità a sé, ora invece rientra necessariamente all'interno di una rete commerciale mondiale.

Globalizzazione dei mercati e globalizzazione della produzione

Questo mondo della globalizzazione che stiamo vivendo è un mondo dove "il volume di beni, servizi e investimenti che attraversavano i confini nazionali è aumentato più velocemente della produzione mondiale per più di mezzo secolo", è un mondo dove i simboli della cultura materiale e popolare sono sempre più globali (Coca Cola, Starbucks, MTV, Nokia, Disney). I limiti di spazio e tempo, cancellati dalle nuove tecnologie, rendono il tutto ancora più semplice e veloce.

Per le imprese, questo processo offre loro tutta una serie di opportunità: possono vendere i loro prodotti dappertutto e possono ridurre i loro costi producendo in paesi con costi minori. Allo stesso tempo, la globalizzazione può rappresentare una minaccia: la concorrenza è aumentata per via dei nuovi paesi in via di sviluppo, facendo così diminuire i prezzi (nel 2007 la Toyota ha battuto la GM come prima casa automobilistica). Friedman sostiene che il mondo stia diventando piano.

Possiamo quindi definire la globalizzazione come uno spostamento verso un'economia mondiale più integrata e interdipendente e si può parlare di globalizzazione dei mercati e globalizzazione della produzione ma questo processo non è semplice come può sembrare: esistono ancora differenze significative tra i mercati nazionali e vi è quindi necessità di strategie di marketing specifiche nonché un mix di prodotti diversi.

Globalizzazione dei mercati

La globalizzazione dei mercati non fa riferimento ai prodotti di consumo: sono quelli per i beni industriali e per i materiali che rispondono a bisogni universali in tutto il mondo.

Globalizzazione della produzione

Quando parliamo invece di globalizzazione della produzione intendiamo l'approvvigionamento di beni e servizi da località in tutto il mondo per trarre vantaggio dalle differenze nel costo o nella qualità dei fattori di produzione. I costi che possono influire nella produzione e che possono essere trovati a minor costo nei paesi in via di sviluppo sono: lavoro, terra, capitale, tasse/incentivi statali.

Di norma eravamo abituati a sentire parlare di questo fenomeno per quanto riguarda le imprese manifatturiere, ma ora sempre di più le aziende sfruttano le moderne tecnologie di comunicazione, in particolare Internet, per esternalizzare le attività di servizi a produttori a basso costo in altri paesi. L'outsourcing di attività produttive a diversi fornitori genera la creazione di prodotti globali.

Tra gli ostacoli alla globalizzazione della produzione troviamo:

  • Barriere formali e informali al commercio internazionale
  • Barriere agli investimenti diretti esteri
  • Costi di trasporto
  • Problemi associati al rischio economico
  • Problemi associati al rischio politico

Nascono inoltre delle istituzioni che possano aiutare a gestire, disciplinare e a vigilare sul mercato globale:

  • GATT (accordo generale sui dazi e sul commercio che ha lavorato per la riduzione delle barriere)
  • OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio che si occupa della liberalizzazione della struttura del commercio e degli investimenti mondiali. Per facilitare questi processi, molti stati hanno rimosso progressivamente le restrizioni verso gli investimenti esteri e ciò rende possibile, per ogni impresa, vedere il mondo, piuttosto che un singolo paese, come il suo mercato).
  • FMI
  • Banca Mondiale
  • Nazioni Unite

I driver della globalizzazione

Sono essenzialmente due:

  1. La riduzione delle barriere ai flussi liberi di beni, servizi e capitali che si è verificato dopo la Seconda Guerra Mondiale: se questa condizione ha reso la globalizzazione possibile, la tecnologia l’ha resa realtà.
  2. Il cambiamento tecnologico, soprattutto quello della comunicazione, di elaborazione delle informazioni e dei trasporti.

Tutto questo ha creato anche dei problemi a livello di incremento della concorrenza: oltre alla domanda di liberalizzazione, infatti, c’è anche quella di protezione, da parte dello stato rivolta alle imprese che spesso vengono schiacciate da questa concorrenza sfrenata e falliscono. Il trasporto sta creando poi un villaggio globale: da un capo all’altro del mondo si beve la Coca Cola, si indossano i jeans, si ascolta l’iPod. Il tutto facilitato dalla crescita dirompente dell’uso del PC grazie all’avanzamento tecnologico dei microprocessori. Il loro costo inoltre, continua a ridursi mentre le prestazioni aumentano pertanto, come sostiene anche la legge di Moore, le prestazioni tecnologiche raddoppiano e il loro costo di produzione si riduce della metà ogni 18 mesi.

Anche la rapida crescita di internet e delle transazioni che si svolgono in rete contribuiscono a rendere concreto un mondo globale. Molte di queste non sono transazioni impresa-cliente (e-commerce) ma transazioni impresa-impresa (e-business) che sembrerebbero più redditizie.

La tecnologia di trasporto

Le ultime invenzioni che hanno reso più semplice il trasferimento di beni e servizi sono i jet commerciali e i container. Questi ultimi si diffondono tra gli anni '60 e '70 e hanno ridotto tantissimo i giorni e i costi necessari per il trasbordo dei beni. Come conseguenza, i costi di trasporto sono crollati rendendo più economico per tutti spedire le proprie merci in altri paesi. Anche i costi di transazione e di elaborazione delle informazioni si sono ridotti drasticamente e anche qui la legge di Moore può essere quasi confermata.

Le implicazioni per la globalizzazione dei mercati

Oltre a facilitare la globalizzazione della produzione come sopra descritto, le innovazioni tecnologiche hanno reso possibile anche la globalizzazione dei mercati (questo rende possibile vendere le rose dell’Ecuador a New York dopo due giorni quando sono ancora fresche). I trasporti aerei riducendo i loro costi hanno spinto la massa a muoversi molto spesso. I media stessi stanno creando una vera e propria cultura globale. Tutto mira a uniformarci, ma permangono comunque delle differenze difficili da sradicare, delle preferenze legate alla propria cultura di origine che spesso si scontrano con i gusti standard imposti da alcune imprese. Pertanto, le multinazionali devono sempre tener conto delle differenze specifiche che ogni paese ha rispetto a un altro e anche al suo stesso interno.

I cambiamenti nella demografia dell’economia globale

Fino agli anni '60 si poteva descrivere il quadro mondiale attraverso questi 4 elementi:

  • Supremazia degli USA nell’economia mondiale
  • Supremazia degli USA negli investimenti esteri
  • Multinazionali USA
  • Un quarto del globo era inaccessibile a queste imprese (le economie pianificate dei paesi comunisti).

Nel 2005 gli USA rappresentavano il 20% del PIL mondiale ma il suo declino, come quello di tutti i paesi industrializzati, è già scritto. Non si tratta di un declino assoluto ma di un declino relativo, legato alla crescita dei paesi in via di sviluppo che hanno ovviamente un boom in questi anni, mentre i paesi industrializzati si trovano ormai in una posizione più stabile. Anzi, il declino degli Stati Uniti (che è comunque molto lento e graduale) deve esser considerato in maniera positiva: esso riflette il crescere di tutte le altre economie.

Un altro cambiamento di natura demografica dovuto all'azione della globalizzazione riguarda gli investimenti diretti esteri: negli anni '60 il 66% di questi erano degli USA, ma negli anni successivi tutti i paesi, dopo aver aumentato la loro quota di produzione mondiale, iniziarono ad investire al di fuori dei loro confini. Toyota investì molto nei suoi impianti esteri perché i suoi dirigenti ritenevano che uno yen giapponese sempre più forte avrebbe reso troppo costose le esportazioni, pertanto investirono nel Nord America.

Un'altra conseguenza della globalizzazione è il cambiamento della natura dell’impresa multinazionale. Dagli anni '60 vi sono state in particolare due tendenze:

  • Aumento delle multinazionali non-statunitensi
  • La crescita di mini-multinazionali, imprese di medie e piccole dimensioni che grazie a Internet riescono a vendere in tutto il mondo con costi minimi.

Nel 2002 lo scenario è cambiato del tutto e le imprese statunitensi rappresentano solo il 23% delle principali multinazionali del mondo, seguiti da Francia, Inghilterra, Germania. Ora sono entrate nella lista ONU altre 3 nuove economie che non fanno parte delle economie già sviluppate: Hong Kong, Cina, Singapore, la Corea del Sud e Brasile.

Cambiamenti di ordine mondiale

I principali cambiamenti storici che hanno consentito la globalizzazione dei mercati e della produzione avvennero nel mondo comunista tra l’'89 e il '91: cadde il muro di Berlino e la Repubblica Sovietica si divide in 15 repubbliche indipendenti. La Ceco-Slovacchia si è divisa in due mentre la Jugoslavia in 5 stati distinti. Hanno avuto poi l’opportunità di aprirsi anche loro ai mercati internazionali offrendo tante possibilità di esportazione e investimento.

Oltre ai paesi dell’Est vi sono stati dei grossi cambiamenti politico-economici in Cina (con il suo 1,3 miliardo di persone è un mercato interessante ma è anche un ottimo concorrente) ma anche in America Latina dove importanti riforme democratiche volte alla liberalizzazione dei mercati hanno creato una tendenza positiva rispetto ai decenni di dittature che si sono vissute. Gli investimenti esteri son ben accetti e l’inflazione è abbastanza bassa ora, ma visti i precedenti non ci sono garanzie che questa tendenza duri a lungo, per cui c’è questa sorta di freno che non favorisce di certo lo sviluppo dei paesi dell’America Latina.

Il dibattito sulla globalizzazione

Si muove su due fronti anche perché il fenomeno stesso ha una doppia faccia: da un lato porta dei benefici, dall’altro crea dei problemi non indifferenti:

Fattori a favore Fattori contro
Riduzione dei prezzi di beni e servizi Distrugge posti di lavoro manifatturieri nei paesi ricchi e sviluppati
Stimolo alla crescita economica I salari dei lavoratori non qualificati nei paesi avanzati diminuiscono
Aumento del reddito dei consumatori Le imprese si trasferiscono in paesi con leggi a tutela del lavoro e dell’ambiente più deboli
Creazione di posti di lavoro Perdita di sovranità
I paesi si specializzano nella produzione dei beni e dei servizi che sono prodotti in modo più efficiente

Il problema principale è quello dei lavoratori non qualificati i cui salari bassi sono sempre più bassi. D’altro canto vi è un aumento della formazione pertanto molte persone qualificate non vogliono più fare dei lavori che non richiedono particolari competenze. Vi è quindi un gap maggiore tra ricchi e poveri.

Per quanto riguarda i problemi derivanti dall’inquinamento creato dalle emissioni di carbonio di cui molte multinazionali sono responsabili bisognerebbe che i paesi si accordassero su degli standard più restrittivi che siano in grado di preservare l’ambiente. La risposta da parte dei governi è stata che queste restrizioni rallenterebbero troppo la crescita, di conseguenza non hanno firmato alcun accordo. Sostengono anche che le imprese multinazionali non siano delle imprese amorali che vivono solo per creare dei profitti, e che non ha senso dire che queste spostano la loro produzione all’estero solo per inquinare come vogliono.

I fattori da considerare sono diversi e vi sono degli stati che impongono delle tassazioni troppo alte per essere considerati attraenti. Inoltre sostengono che è la produttività il fattore che influisce maggiormente sui costi: se questi si riducono si riducono anche i salari ma la produttività esiste nel momento in cui la forza lavoro viene trattata bene per cui la responsabilità dei bassi salari non dipende strettamente dall’impresa ma da tutti i meccanismi economici che entrano in gioco.

Chi non è d’accordo sulla globalizzazione teme che il potere sulle decisioni economiche che possono influenzare l’operato di imprese multinazionali venga spostato verso istituzioni internazionali come l’ONU o l’OMC poiché questo diminuirebbe il potere nazionale di controllare il proprio ambito economico. L’OMC è il bersaglio principale di queste persone poiché esso ha il potere di decidere sui dazi di uno stato (se un paese va contro le regole stabilite dal GATT l’OMC può autorizzare gli altri stati ad alzare i dazi verso di lui).

La globalizzazione e i poveri nel mondo

Vi sono meno poveri grazie allo sviluppo di Cina e India, ma molti paesi, per cause diverse (governi totalitari, economie distruttive, corruzione endemica), non sono riusciti ancora a migliorare il loro destino economico. Più di 40 sono i paesi con cospicui oneri di debito pubblico e ovviamente questi non riescono a investire in alcun modo i loro guadagni. Bisognerebbe cancellare questi debiti per togliere da questo ciclo di povertà questi paesi e costruire in essi delle infrastrutture che supportino questa crescita economica (soprattutto strutture dedicate all'istruzione) e negli anni '90 nasce un movimento, capitanato da Bono, papa Giovanni Paolo II, Dalai Lama e da altre istituzioni per la cancellazione del debito pubblico e anche la Banca Mondiale si sta attivando per una cancellazione sistematica del debito. Inoltre sarebbe opportuno che anche i paesi sviluppati dovrebbero abbassare i loro dazi e dar spazio ai paesi meno sviluppati.

Anche il lavoro del manager è cambiato diventando più complesso: deve apprendere sempre nuove competenze e deve aggiornare le proprie conoscenze. Inoltre, essendosi ampliato lo spettro di mercato su cui si può operare, si deve avere una buona conoscenza dei diversi sistemi di commercio e di investimento. Si devono conoscere le principali valute e in sintesi la gestione aziendale rispetto ad un'azienda che opera solo a livello nazionale è molto diversa per 4 ragioni:

  • I paesi sono diversi
  • La gamma di problematiche è più ampia
  • Bisogna sottostare ai limiti imposti dai provvedimenti governativi del posto
  • Ogni transazione implica il cambio di valuta della moneta, che può essere vantaggioso o meno.

Parte II Differenze tra paesi

Cap. 2 Le differenze nazionali nell'economia politica

Caso introduttivo: Indonesia, il gigante instabile

Col termine economia politica, si indicano i sistemi politici, economici e legali dei diversi paesi come interdipendenti: questi interagiscono e influenzano il benessere economico a vicenda.

Sistema politico

Per sistema politico intendiamo il sistema di governo di un dato paese e questo può essere valutato su due dimensioni: da un lato occorre considerare quanto prediligono il collettivismo dall'individualismo, dall'altro se il loro sistema è più vicino alla democrazia o al totalitarismo. Le comunità che tendono al collettivismo tendono al totalitarismo, mentre i paesi che enfatizzano l'individualismo tendono verso forme democratiche, pertanto queste due dimensioni sono strettamente collegate.

Collettivismo Individualismo
Gli obiettivi collettivi sono più importanti di quelli individuali È l'opposto del collettivismo
Si sacrificano i diritti individuali per il bene della maggioranza Il concetto fondamentale è che le libertà economiche e politiche individuali sono le regole di base su cui si fonda la società
Nel mondo moderno il collettivismo si esprime attraverso il socialismo

Democrazia e totalitarismo

Democrazia Totalitarismo
Il governo è formato dai cittadini, direttamente o attraverso rappresentanti eletti (democrazia rappresentativa) Una persona/un partito esercita il controllo assoluto su tutte le sfere della vita umana (sono proibiti partiti avversari)
I rappresentanti eletti rimangono responsabili per le loro azioni attraverso alcune tutele Totalitarismo comunista
Totalitarismo teocratico
Totalitarismo tribale (di stati come Zimbabwe, Uganda, Kenya e in ogni stato vi sono diverse tribù. Può accadere che una di queste prenda il potere sulle altre)
Totalitarismo di destra (permette alcune libertà individuali ma ne nega altre politiche comuni fino agli anni '80 in tutta l'America Latina)

Il comunismo è ormai in declino in tutto il mondo e gli unici stati rimasti sono Cina, Vietnam, Laos, Corea del Nord e Cuba, nonostante alcuni di essi abbraccino delle economie volte al libero mercato.

I sistemi economici

Economia di mercato: tuttavia, ...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia.furcas.1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Nacamulli Raoul Claudio.
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