Organizzazione ed economia dello spettacolo
Appunti delle lezioni A.A. 2013/2014
3.02.2014 - Prima lezione. Introduzione generale al corso, dettagli d’esame, bibliografia e definizione stiracchiata di project management: “Gestione sistemica di un’attività complessa con fini o obiettivi predeterminati”.
4.02.2014 - Le opportunità sono difficili da riconoscere, le occasioni della vita ci passano davanti senza che ce ne accorgiamo. Bisogna stare molto attenti anche al contesto, e mettere a frutto i talenti che ci circondano. Riconoscere i talenti è importante e se non ci riusciamo da soli è bene ascoltare i pareri altrui. Il contesto ci insegna qualcosa, in generale tutto ciò che ci circonda ci dice qualcosa.
Con “lavorare per progetti” si intende suddividere il piano di lavoro in un insieme di progetti piccolissimi, in una sorta di puzzle: ogni pezzo si incastra perfettamente al successivo. Il progetto deve prendere piede da due elementi:
- Dove sono e cosa ho attorno (consapevolezza del contesto)
- Dove voglio arrivare (obiettivo)
Questi due punti indicano una direzione: l’obiettivo finale è segnato. Se, mentre sto lavorando al progetto, mi accorgo che qualcosa non va, posso comunque cambiarla in corso d’opera, senza pericolo di compromettere il raggiungimento dell’obiettivo. Tra i due poli sopra elencati prende piede la strategia, cioè la capacità che, sulla base di competenze tecniche, rende funzionale il passaggio tra il primo e il secondo polo. Una buona strategia non esiste, ma funziona da sponda. Non bisogna avere griglie di lavoro fisse, ma ogni strategia fa da sé, non è fissa.
Stabilire piccoli obiettivi ci consente di arrivare a stabilire un percorso, e l’esperienza passata ci guida al meglio in questo percorso: ogni attività infatti si lega in qualche modo alla nostra esperienza. Nell’acquisto o nella fruizione di un evento culturale sono fondamentali gli aspetti emotivi e il valore simbolico che una data situazione assume per noi.
Il teatro nell'antichità e nel Rinascimento
Nell’antica Grecia, l’arconte selezionava i coreghi che dovevano assumersi le spese della produzione delle grandi dionisie come vero e proprio dovere civico. Il teatro aveva una forte influenza civica, faceva parte della vita sociale. Il pubblico accedeva senza distinzioni per garantire a tutti la possibilità di assistere allo spettacolo. Pericle creò un fondo statale che consentiva ai ceti poveri di acquistare un biglietto per lo spettacolo teatrale pagato dallo stato. Una situazione simile la troviamo anche a Roma, lo stato metteva dei fondi, ma spesso i magistrati contribuivano ad accrescere il prestigio dell’organizzatore: la riuscita dell’evento infatti dipendeva molto dal prestigio dell’organizzatore. L’ingresso allo spettacolo era libero per tutti i cittadini.
Tra il XV e XVI secolo l’idea di teatro rinasce: nelle corti italiane il teatro diventa di nicchia, una cosa per pochi: il mecenate finanzia gli spettacoli, che non sono altro che un intrattenimento delle corti, finanziato dal signore di turno, tant’è che la rappresentazione stessa è finalizzata a glorificare il signore. Nascono i primi operatori dello spettacolo e a tal proposito è emblematico il caso veneziano della famiglia Tron. I Tron infatti istituiscono il primo teatro a pagamento, inteso come merce vendibile. Il teatro per la prima volta si presenta come prodotto, come merce vendibile: di conseguenza devono essere pagati.
L'evoluzione del teatro in Italia
In Italia, nell’arco di tempo che va dal 1795 al primo ‘900, i teatri si moltiplicano: passano dall’essere circa 200 a ben 3000. A cavallo tra ‘7/’800 il teatro è al suo apice, dunque si sente la necessità di codificare le cose. Le norme si moltiplicano, specie quelle legate a censura, diritto d’autore e finanziamenti da parte dello stato. Nella Repubblica Cisalpina nasce la commissione per il piano dell’economia dei teatri. Le riforme napoleoniche si applicano nel regno d’Italia con l’istituzione di compagnie stabili finanziate dallo stato; nascono infatti due tipi di teatro: quello privato e quello pubblico. Nasce dunque anche una prima distinzione tra il teatro didattico e quello commerciale.
L’idea di teatro in quanto merce tuttavia pone un problema: le sovvenzioni sono una forma di controllo o un modo offerto ai teatri per ottenere l’indipendenza dal punto di vista della creazione artistica?
L’idea di teatro nazionale mutuato dalla Francia diffonde l’idea che il teatro amministrato e sostenuto dalle istituzioni abbia dei fini e dei compiti educativi. Dopo l’esperienza napoleonica in Italia si ritorna a stati e staterelli e ognuno di essi legifera per conto proprio. L’unità d’Italia rappresenta il tentativo di creare un progetto per la costituzione di un sistema teatrale nazionale. Di fatto il progetto non decollò, ma l’idea era fondare cinque teatri statali principali in città che dovevano avere anche una scuola per attori, per drammaturghi e ovviamente dovevano possedere delle compagnie. Non solo il progetto non funzionò, ma si levò anche il finanziamento statale.
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